LA LEGGENDARIA MENFI

Per oltre millenni Menfi è stata una delle più importanti città dell’Egitto: “La bilancia dei due paesi” sulla linea di demarcazione tra l’Alto ed il Basso Egitto. Le sue origini risalgono al 3000 a.C. quando fu fondata da Menes, il leggendario primo re della prima dinastia, ma il periodo di massimo splendore di Menfi risale all’Antico Regno, anche se i re della IV e V dinastia risiedevano presso le loro piramidi nei palazzi delle città di Giza e Abu sir.

In seguito ai disordini del primo periodo intermedio, Menfi perse il suo ruolo di capitale. Ma grazie al suo passato di tradizione, invece di decadere divenne una città prospera, centro amministrativo dell’Egitto e raggiunse un livello di splendore pari a quello della sua città gemella del sud: Tebe. Solo Babilonia poteva competere con la notorietà della Menfi di quei tempi. Più tardi, dopo la fondazione di Alessandria, Menfi andò declinandosi e col rafforzarsi del cristianesimo infine, la metropoli pagana perse del tutto importanza e la fondazione di Fostat comportò lo smantellamento dei suoi edifici per trarne materiale da costruzione.

Diverse cronache medievali tramandano che, ancora alla fine del XII secolo, le imponenti rovine della città accendevano la fantasia dei viaggiatori e degli storici arabi. Ma i secoli d’abbandono e le acque del Nilo, che in seguito alla rottura delle dighe, la inondava annualmente, fecero sparire la città un tempo fiorente e meravigliosa. La distruzione dei resti della città è anche dovuta ad una serie d’eventi storici. Ad esempio nell’anno 350 a.C. l’imperatore romano Teodosio ordinò la devastazione di tutti i templi antichi della città e i successivi conquistatori musulmani demolirono le altre antiche strutture per ricavare le pietre con cui costruire moschee e palazzi.

Oggi non resta molto a testimoniare la grandezza del passato; le antiche pietre sono sparse tra i campi coltivati e le piantagioni di palme. Menfi è rimasta poco più di un’enorme piana desertica con ammassi di macerie. Alcune delle opere più belle ed interessanti sono però esposte in un piccolo “museo” all’aperto. Si tratta delle rovine più accessibili del centro urbano e si trovano nei pressi della strada per Badrashayan. A destra dell’ingresso giace il “Colosso di Ramses II, una statua di calcare alta 13,5 m che mostra il faraone nell’uniforme da re, sul quale si erge un possente ureo di pietra, il serpente sacro, “per distruggere i nemici del re con il suo alito infuocato”. Il corpo del faraone era completamente rasato e depilato.

Due dei cinque nomi del faraone sono circondati dall’ovale del cartoccio la cui forma risale ad un amuleto antimalefico a forma di nodo. Un secondo “Colosso di Ramses” in granito rosa, è stato trasportato alla piazza della Stazione del Cairo. Un terzo colosso di granito domina in maniera imponente tutta l’area; Si tratta della “Sfinge d’alabastro”. Poco oltre il Giardino delle sculture si trova un altro gruppo di rovine che comprende i resti dell’antico “palazzo di merenptah” e la “casa del Toro di Api”, dove si vedono ancora i muri maestri delle camere d’imbalsamazione dei tori consacrati ad Api.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: