L’ANTICO CIELO DEGLI EGIZIANI

L’astronomia nell’antico Egitto era molto importante perché strettamente connessa con ogni attività della vita quotidiana e dei riti religiosi. Detto questo è necessario precisare che, nonostante l’Egitto sia sempre stato caratterizzato da una lunga continuità culturale, favorita dall’elemento unificante del Nilo, tale unità non era così rigida da impedire l’emergere di abitudini, riti e culti locali. Così i miti sono molteplici E le divinità sono complesse.

Partendo dalla cosmogonia possiamo dire che all’inizio vi era solo in Nun, l’oceano primordiale che si estendeva infinito e permeava tutto l’universo. Poi sorse Ra, il Sole e generò le prime divinità: Tefnut, il Vuoto e Shu, l’Aria. Shu e Tefnut si unirono dando origine a Geb, la Terra e a Nut, la Volta Celeste. A loro volta Geb e Nut generarono quattro divinità: Osiride, Seth e le rispettive spose, Iside e Nefti.

Osiride fissò le Leggi e regolò le piene del Nilo e in ogni luogo, in senso di gratitudine e riconoscenza, gli vennero innalzati monumenti e templi. Questo accese l’invidia del fratello Seth che uccise Osiride, disperdendone il corpo, diviso in 14 parti, su tutto l’Egitto. Iside e Nefti, sconvolta dal gesto del marito, si misero alla ricerca di Osiride. Ne ricomposero il corpo, pezzo a pezzo, poi Iside, con un incantesimo, diede al marito nuovamente la vita, ma solo per una notte. Tanto bastò per generare Horo, il quale crescerà e vendicherà il padre, affrontando Seth in un mitico duello. Questa era l’idea dell’origine del cosmo, secondo i sacerdoti di Eliopoli.

Comunque sono molti i modelli di universo più antichi che mostrano il dio Geb, sdraiato, che rappresenta la Terra, sopra al quale si trova Nut, inarcata, che impersonifica la volta celeste; il corpo di Nut, sul quale gli astri si muovevano in barca, è sostenuto dall’aria, Shu. (papiro di Greenfield, British Museum).

Secondo il modello cosmologico egiziano più diffuso, l’universo presentava la forma di un parallelepipedo; il fondo di tale figura solida non era piatto, ma era caratterizzato da una concavità dove si situava l’Egitto. Tutta la Terra era circondata da una corona di alte montagne. Quattro picchi che si ergevano su tutte le altre vette, in corrispondenza dei punti cardinali, avevano la funzione di sostenere la volta celeste. Questa era rigida, secondo alcune tradizioni in bronzo e tutta traforata. Da ogni foro pendeva una stella che rimaneva accesa di notte e si spegneva di giorno; anche il geroglifico che significa stella lo ricorda: infatti stella si indica con un asterismo appeso ad un filo.

Le montagne erano, a loro volta, circondate da un fiume smisurato, di cui il Nilo era un ramo, mentre il ramo celeste era rappresentato dalla Via Lattea. Tutti gli astri, che erano contemporaneamente divinità, percorrevano il cielo utilizzando il mezzo di trasporto più diffuso in Egitto: la barca. Il Sole percorreva il ramo terrestre durante il giorno, e quindi era visibile, mentre, durante la notte, navigava sul ramo celato dalle alte montagne, diventando invisibile.

Gli Egizi avevano notato che vi era una vera e propria gerarchia di stelle; prima di tutto una stella principale che non si spostava mai, poi vi erano delle stelle che le ruotavano intorno senza mai sorgere o tramontare, ma percorrendo cerchi stretti attorno ad essa. A queste stelle essi imposero il nome di stelle imperiture. Infine le altre stelle sorgevano e tramontavano; tra queste ultime avevano individuato 36 stelle brillanti.

Il planisfero di Dendera (Tentyra), rinvenuto nel soffitto di un sacello nei pressi delle rovine del tempio di Iside, è un bassorilievo che rappresenta il cielo e le costellazioni degli Egiziani di età ellenistica. Esso riporta le costellazioni circumpolari, con l’Orsa Maggiore sostituita dalla Gamba di Bue, l’Orsa Minore sostituita dallo Sciacallo sacro e Seth e il Dragone sostituito da un Ippopotamo sulla sua schiena era adagiato un coccodrillo. Intorno alle costellazioni circumpolari sul disco sono rappresentate le 12 costellazioni zodiacali, analoghe alle babilonesi. Più esternamente ancora si collocano i paranatellonta, cioè quelle costellazioni che sono sullo stesso circolo orario di quelle zodiacali ma non si trovano sull’eclittica. Una fascia ancora più esterna riporta i 36 Decani. Tutte queste figure sono inserite nel disco il quale è sostenuto da quattro coppie di figure inginocchiate che rappresentano i punti cardinali e da altre quattro figure erette. Nel totale quindi sono presenti 12 figure esterne al disco che rappresentano i mesi del calendario egiziano. Vi sono altri modelli di cieli egiziani, ma nessuno può competere per completezza e bellezza con il planisfero di Dendera.

L’orientamento dei luoghi sacri ha sempre risentito moltissimo dell’astronomia. La piramide a gradoni di Saqqarah, che venne fatta costruire intorno al 2750 a.C. venne orientata, anche se con uno scarto di quasi 4°, sui punti cardinali. La piramide di Cheope, alta 137 metri, venne orientata con una precisione di gran lunga maggiore. Nella piramide di Cheope si individuano un corridoio discendente ed uno ascendente. Questo porta ad una prima camera, sopra la quale si trova una galleria che conduce alla camera principale, talvolta chiamata anche Camera del Re. Qui vi sono due stretti condotti che si aprono sull’esterno, che presentano un chiaro significato astronomico. Il primo era diretto verso Thuban la stella più luminosa del Dragone che allora, per la precisione era la Polare, il secondo era orientato verso la Cintura di Orione. Forse l’oggetto su cui era diretto l’orientamento era Alnilam. Però, siccome le tre stelle della Cintura (Alnilam, Alnitak e Mintaka), hanno una declinazione simile, è difficile capire se il condotto fosse orientato su una delle tre stelle o se la mira fosse genericamente sulla Cintura.

L’altro corridoio è inclinato di un numero di gradi tale da risultare parallelo all’asse di rotazione della Terra ed è difficile ritenerlo un fatto casuale.

Più difficile dimostrare se le tre piramidi principali di Giza, quelle di Cheope, Kephren e Micerino, siano disposte in modo tale da riprodurre la Cintura di Orione.

Numerose erano le divinità solari egiziane inserite in una simbologia complessa. Il Sole per eccellenza era Ra, però le varianti dedicate alla nostra stella erano numerose e notevoli. In ogni modo Ra rappresentava il Sole alto nel cielo, mentre il Sole del tramonto veniva identificato con Atum. Ancora diversa era la visione del Sole dell’alba: osservando lo scarabeo stercorario, pensarono che un gigantesco scarabeo sacro Kephri, sollevasse il Sole nel cielo dell’alba accompagnandolo fino alle parti più alte del cielo. Durante la notte il Soleassumeva ancora un altro aspetto e veniva assimilato ad Osiride che passava sotto la Terra navigando sulla sua barca attraverso percorsi molto pericolosi, descritti dettagliatamente dai testi religiosi. Vi erano 12 regioni che corrispondevano alle 12 ore nelle quali era divisa la notte separate da passaggi difesi da mostri spaventosi. Anche in questo caso comunque vi sono molte tradizioni. In alcuni casi il Sole passa sotto la Terra in altri è ingoiato da Nut al tramonto e quotidianamente partorito all’alba successiva, passando all’interno del corpo di Nut; il cammino era infido e il Sole doveva varcare porte e caverne.

Infine ricordiamo che il primo tentativo di introdurre una religione monoteista ad opera di Amenophis IV (1372 – 1355 a.C.) avvenne proprio individuando nel Sole l’unico Dio. Infatti Amenophis IV introdusse il culto di Aton, il Disco Solare, e per meglio testimoniare la sua fede si cambiò il nome in Akhnaton.

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3 Responses to L’ANTICO CIELO DEGLI EGIZIANI

  1. Shahrazad says:

    Interessantissime notizie!

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