NAVI DA GUERRA AMERICANE NEL MAR ROSSO

Le tensioni internazionali di questi giorni stanno prendendo una bruttissima piega!

Roma, 18 giu. (Apcom)Israele ha chiesto all’Egitto di impedire alle navi iraniane dirette verso la Striscia di Gaza con aiuti umanitari a bordo di raggiungere il territorio palestinese attraverso il Canale di Suez. Lo ha scritto oggi il quotidiano egiziano A-Dar, secondo quanto riporta il sito web del quotidiano israeliano Jerusalem Post. Le autorità egiziane hanno però respinto la richiesta, ha precisato A-Dar, poiché a loro giudizio il diritto internazionale non gli consente di vietare il passaggio a qualsiasi imbarcazione attraverso il canale.

Nel fine settimana una seconda nave iraniana carica con aiuti per la popolazione di Gaza potrebbe salpare dal porto di Bandar-Abbas, nel sud dell’Iran, secondo quanto ha annunciato nei giorni scorsi sul suo sito web la Mezzaluna rossa iraniana. Una prima nave sarebbe già salpata e dovrebbe arrivare a Gaza attraverso il Mar Rosso.

Israele ha imposto un blocco alla Striscia di Gaza nel 2007 dopo che il gruppo integralista Hamas ha preso il controllo del territorio con la forza, estromettendo l’Autorità Palestinese. Il 31 maggio scorso le forze israeliane hanno assaltato una flottiglia navale, organizzata da una Ong turca accusata da Israele di essere vicina ad Hamas, e negli scontri scoppiati a bordo di una nave del convoglio sono rimasti uccisi nove attivisti turchi. Dopo questo episodio l’Iran ha annunciato che avrebbe inviato nella Striscia altre navi umanitarie per infrangere il blocco.

Roma, 19 giu. (Apcom)Più di dodici navi della marina Usa e una nave israeliana sono entrate ieri nel Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Lo ha riportato oggi il quotidiano arabo in lingua inglese Al Quds al Arabi, secondo quanto scrive il sito web di Haaretz. Migliaia di soldati egiziani sono stati dispiegati lungo il canale, durante il passaggio delle navi, tra le quali c’era anche una portaerei Usa.

Le forze di opposizione egiziane hanno criticato duramente il governo per la sua collaborazione con le forze militari di Stati Uniti e Israele, e per aver permesso il passaggio delle navi in acque territoriali egiziane.

A questi si deve aggiungere quanto pubblicato sul sito de Il Giornale domenica scorsa:

Fonti americane nel Golfo: l’Arabia Saudita è pronta a garantire un corridoio aereo verso Teheran in caso di attacco alle installazioni nucleari degli ayatollah. Anche Giordania ed Egitto preoccupate dei piani atomici di Ahmadinejad

Nel compleanno delle sanguinose elezioni iraniane, il Times di Londra ha impacchettato un bel regalo per Mahmoud Ahmadinejad: è la notizia che l’Arabia Saudita avrebbe compiuto test significativi nel campo aeronautico e della difesa missilistica. Avrebbe sperimentato la disattivazione dei sistemi di scrambling, ovvero di messa in avaria di meccanismi utili a chi viola il suo spazio, e quella dei sistemi missilistici destinati a colpire qualsiasi velivolo si azzardi a sorvolare il regno sunnita. Lo scopo è evidente: consentire a Israele di utilizzare lo spazio aereo dell’Arabia Saudita, paese che non riconosce Israele, aprendo una scorciatoia verso il bombardamento delle strutture atomiche iraniane. Sarebbe stato anche previsto il rifornimento in volo dei jet. In caso di attacco israeliano alle installazioni nucleari iraniane, infatti, gli obiettivi distano circa 2.250 chilometri, un’immensità se non si accorcia la strada passando per il Nord dell’Arabia saudita.
Secondo fonti del Golfo, i sauditi potrebbero aprire uno stretto corridoio e spegnere i sistemi di difesa. Ma è chiaro che passerebbero svariate ondate di bombardieri che dovrebbero sorvolare anche Giordania e Egitto, due Paesi in pace, sia pure con controversie continue, con Israele. Due Paesi sunniti come l’Arabia Saudita, in genetica contrapposizione con lo sciismo estremista e conquistatore di Ahmadinejad.
Anche il cielo dell’Irak non potrebbe restare vergine, ma gli americani da quelle parti contano per qualcosa. E secondo fonti del Dipartimento di Stato non hanno mai mosso obiezioni definitive a questa opzione. Israele, che ha mosso almeno un sottomarino atomico attraverso il Canale di Suez per piazzarlo nel Mar Rosso, con l’accordo saudita vedrebbe molto accresciute le sue possibilità di fermare il nemico che ha espresso l’intenzione di distruggerlo. Ma Israele è circondato da chi, come i sauditi, è in costante aggressiva polemica con Gerusalemme. Tuttavia, fu con l’uso dei cieli turchi, nel 2007, che colpì le strutture nucleari siriane di Dar Alzour. Gli aerei israeliani potrebbero cercare di colpire le centrali di arricchimento dell’uranio di Natanz e Qom, il deposito di gas di Isfahan, i reattori ad acqua pesante e leggera di Arak e Bushehr. Alcuni di questi obiettivi sono sotto terra o dentro le montagne.
Come si sa che esiste questo accordo? Lo si sussurrava da tempo: Meir Dagan, capo del Mossad, ha incontrato da poco i suoi omologhi sauditi, ed Ehud Olmert, quando era premier, ha incontrato i governanti sauditi; di certo, la cosa è finita per una sigla ideale sul tavolo del Dipartimento di Stato americano.
Insomma, anche se Barack Obama è intento in questi giorni a vantare il risultato diplomatico ottenuto nel portare tutti i membri del Consiglio di Sicurezza fuorché la Turchia e il Brasile (amici dell’Iran che si erano offerti di prendersi cura dell’uranio), sembra che il mondo non si fidi granché delle sanzioni. È opinione generale che all’unanimità, ovvero all’assenso di Cina e Russa, sia stato sacrificato l’elemento che avrebbe davvero messo l’Iran in ginocchio: la proibizione di esportare nel paese prodotti di petrolio raffinato, perché Teheran è ricca di petrolio, ma la benzina non la può raffinare, e quindi dipende dal supporto straniero.
Ahmadinejad ha detto che le sanzioni sono come un fazzoletto usato da buttare, e saranno svelate nuove strutture atomiche. Che le sanzioni siano un’opzione incerta sembra dimostrato dal fatto che Usa, Francia e Inghilterra abbiano simulato il 9 giugno l’attacco a obiettivi su terra dalla nave Henry Truman, dalla Charles De Gaulle e da una base britannica: il campo militare di Canjuers vicino a Tolone simulava un obiettivo iraniano. Israele non si sbilancia. Ma due cose sono certe: la prima che, come dice il generale Aharon Zevi Farkash, «Riad è più impaurito di Israele dell’eventuale capacità nucleare iraniana». E con essa, l’Egitto e la Giordania. La seconda che o il lavoro sporco sarà fatto da Israele con l’aiuto segreto di questi Paesi, oppure il medio oriente sarà disseminato di centrali nucleari.

Nonostante navigando nel web alla ricerca di notizie da pubblicare sul blog, mi sia sempre imbattuto in notizie riguardanti problemi politici interni e non, ho sempre mantenuto fede al mio proposito di non permettere alla politica di entrare tra le notizie che pubblicavo. Il motivo fondamentale per cui ho fatto questa scelta è che i problemi interni egiziani fino ad oggi non avrebbero potuto turbare le vacanze dei turisti diretti a Sharm o sul Mar Rosso.

Tuttavia oggi la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro, anzi, a mio avviso sta già precipitando.
In un momento in cui le tensioni politiche interne in Egitto non sono da sottovalutare, un intervento militare americano e israeliano nei confronti dell’Iran potrebbe scatenare scenari politici e militari fino a qualche settimana fa impensabili.
Mi auguro come tutti che la diplomazia e la politica possano scongiurare una guerra al cui confronto quella contro l’Irak di Saddam Hussein potrebbe impallidire.
Pertanto, ritengo mio preciso dovere informare i miei lettori sulla situazione e mi scuso per aver infranto i miei propositi iniziali di non trattare argomenti politici.

Preciso che quanto sopra riportato è stato fedelmente copiato da notizie tratte da Apcom  e dal sito de Il Giornale. Ho solo messo in neretto le parti più rilevanti.

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