NUOVA DATAZIONE DELL’EPOCA DEI FARAONI

La storia dell’antico Egitto è conosciuta piuttosto bene: non mancano infatti i documenti scritti né i manufatti archeologici da studiare. Grazie all’enorme messe di dati raccolti, è stato possibile costruire una cronologia delle dinastie dei Faraoni: prima questo, dopo quello, poi quell’altro ancora. Ma è una cronologia relativa: si sa chi veniva prima e chi dopo, ma non si sa esattamente quando questo accadeva. Non ci sono insomma date precise e sicure alle quali ancorarsi. Ci si può avvicinare alla datazione assoluta grazie ai riferimenti ad alcuni fenomeni astronomici, per i quali oggi si può risalire, se non al momento esatto, almeno a un intervallo di tempo non troppo ampio. Ma finora l’errore era di uno o due secoli: ancora troppo per le ambizioni degli archeologi. Adesso però un team internazionale guidato da un fisico inglese ha spinto oltre la precisione grazie al metodo del radiocarbonio.
Il radiocarbonio, o carbonio-14, è un isotopo radioattivo del carbonio che viene prodotto nell’alta atmosfera dai raggi cosmici e poi entra in ogni organismo vivente. La sua concentrazione è nota e rimane stabile finché l’organismo è vivo. Quando muore, l’organismo smette di scambiare carbonio con l’ambiente, il radiocarbonio comincia a decadere e la sua quantità diminuisce. Così, se noi oggi misuriamo il carbonio-14 presente in un tessuto o un osso o un frammento di legno, possiamo risalire al momento in cui è morto l’organismo dal quale è stato prelevato. E quindi a datare il manufatto. Perché non si è fatto questo anche con i manufatti egizi? In realtà, questo metodo è stato usato. Però in Egitto mancano le apparecchiature più sofisticate e precise. E gli Egiziani moderni sono molto restii a lasciar uscire dai confini nazionali i reperti archeologici dei loro antenati.
Perciò i ricercatori guidati da Christopher Bronk Ramsey, dell’Oxford Radiocarbon Accelerator Unit, in Inghilterra, hanno lavorato con 211 campioni prelevati da musei europei e statunitensi e rinvenuti in tombe facilmente associabili ai regni dei diversi Faraoni. Per assicurarsi che i campioni organici risalissero davvero alla stessa epoca dei manufatti studiati, i ricercatori hanno evitato il legno e l’osso e si sono concentrati invece sulle ceste, sui tessuti e sui cibi. Poi hanno applicato una tecnica chiamata “inferenza statistica bayesiana” per trovare la migliore correlazione possibile fra la datazione ricavata con il radiocarbonio e le epoche dei regni faraonici. In questo modo sono arrivati a una precisione di 76, 53 e 24 anni rispettivamente per l’Antico, il Medio e il Nuovo Regno, ossia i tre grandi periodi storici dell’antico Egitto fra il 2650 e il 1100 a.C., ciascuno con molte dinastie. Il risultato, pubblicato pochi giorni fa su “Science”, è una cronologia non solo internamente coerente, come quella relativa già nota, ma molto più vicina a quella assoluta.
Questo risultato consentirà di risolvere alcune dispute fra gli archeologi. Per esempio, quando iniziò il Nuovo Regno, che vide il dominio di Faraoni famosi come Akhenaton, Tutankhamen e Ramses II? Nel 1550 oppure nel 1539 a.C.? Ed ecco la risposta: fra il 1570 e il 1544. E l’Antico Regno? Fra il 2691 e il 2625 a.C. e non fra il 2667 e il 2592 a.C. Non sono correzioni grandissime: una prova che la cronologia tradizionale non era poi troppo lontana dalla verità. Però la maggiore precisione raggiunta consentirà di comprendere meglio le interazioni fra la civiltà egizia e le altre grandi culture del Mediterraneo orientale. Anche attraverso evento precisi e importanti per le loro conseguenze, come l’esplosione vulcanica dell’isola di Thera (oggi conosciuta come Santorini), che devastò l’area e influenzò la civiltà egizia. E, si scopre ora, avvenne prima dell’inizio del Nuovo Regno, non dopo.

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