IL MEDITERRANEO STA DIVENTANDO UNA BOMBA A OROLOGERIA!!

Nuovi accordi stabiliti nei giorni scorsi tra la Libia di Gheddafi e la BP (la compagnia responsabile della marea nera del Golfo del Messico.
Il Mar Mediterraneo è dal punto di vista dell’inquinamento petrolifero il mare più inquinato al mondo. E’ un mare chiuso e un disastro ecologico non potrebbe essere smaltito!
Il petrolio scarseggia, le trivellazioni sono sempre più profonde e il rischio aumenta! Cosa succederebbe al Mediterraneo se si verificasse un episodio come quello appena successo in Messico? Se una marea nera arrivasse sulle coste italiane chi pagherebbe i danni alle popolazioni locali? Chi risarcirebbe i pescatori? In USA sono stati risarciti, ma da noi succederebbe? E chi pagherebbe i danni alle coste? E la perdita di turismo?? RISPOSTA: NESSUNO! Nessuno pagherebbe, le coste sarebbero rovinate per decine di anni con buona pace della BP
Ma il governo italiano e i governi dei paesi del Mediterraneo non possono fare nulla? Possibile che una società come la BP possa trivellare in acque libiche senza che nessuno possa opporsi??
Come è possibile che da una parte il governo italiano spenda miliardi di euro per costruire un’autostrada il Libia e dall’altra non abbia voce in capitolo??
POSSIBILE CHE NOI PICCOLI GRANELLI DI SABBIA NON RIUSCIAMO AD IMPEDIRE UNA COSA DEL GENERE? E SE MILIONI DI CONSUMATORI DISERTASSERO DI COLPO I DISTRIBUTORI DI BENZINA DELLA BP, SICURI CHE NON RIUSCIREMMO AD OTTENERE QUALCOSA???

Ecco di seguito l’intervista che Giorgia Monti ha concesso alla giornalista Rachele Gonnetti

Cinque pozzi Bp in 50mila chilometri quadrati potrebbero tradursi in cinque maree nere nel Mediterraneo. Greenpeace non è preoccupata?
«Siamo in allarme – risponde Giorgia Monti, responsabile Mare di Greenpeace Italia – da quando due settimane fa abbiamo ricevuto le prime indiscrezioni su questo nuovo progetto di ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo. Il disastro nel Golfo del Messico dimostra che la trivellazione in acque profonde resta estremamente rischiosa. Nel Mediterraneo, che è già uno dei mari più inquinati del Pianeta e soprattutto è un mare chiuso, senza forti correnti, un disastro di quel genere avrebbe conseguenze senz’altro peggiori. Si tratta di una bomba ad orologeria».

Però non ci sono solo le esplorazioni in Libia. La Bp ha firmato pochi giorni fa anche un accordo per impianti offshore in Egitto…
«Ciò che inquieta di più è che le compagnie stanno concentrando la loro attività nel bacino orientale del Mediterraneo: non c’è solo la Libia e l’Egitto ma la Tunisia, Cipro, la Croazia, Malta. Non si tratta di grandi stati federali e democratici come l’America, con opinioni pubbliche capaci di reagire, fare resistenza, chiedere risarcimenti, come è già più possibile nei Paesi che si affacciano sul lato occidentale del Mediterraneo. Invece è proprio là che i petrolieri hanno stabilito la loro nuova Frontiera, dove ritagliare i propri investimenti».

Quale rischio corrono le nostre spiagge?
«Il nostro è un mare che subisce già una fortissima pressione antropica perché le zone costiere sono ovunque fortemente popolate, oltretutto con scarsi impianti di depurazione delle acque reflue. Non solo. Si stima che il 30 percento di tutto il traffico di idrocarburi del mondo passi dal Mediterraneo. Si sa che ci sono molte micro perdite nelle attività di scarico e carico nei porti, attività illegali come il lavaggio a mare di cisterne. Essendo un mare chiuso, con poca ossigenazione dagli oceani, disastri come l’affondamento della petroliera Haven fuori dal porto di Genova che è l’incidente più grave mai accaduto e risale al 1991 non è ancora smaltito. Il fondale marino è ancora contaminato dal catrame, residuo dello sversamento di oltre 140 mila tonnellate di greggio. Si può capire come possano allarmare tutti questi nuovi pozzi di ricerca che stanno sorgendo come funghi».

Se ci fosse una perdita negli impianti Bp in Libia sarebbe indennizzato solo Gheddafi. Come potrebbero tutelarsi gli altri Paesi rivieraschi come l’Italia?
«Certo, non avrebbe nessun tipo di responsabilità legale nei confronti dei Paesi limitrofi, non esistendo alcuna norma internazionale di reato ambientale e quindi neanche di risarcimento danni. È sempre difficile quantificare i danni all’ambiente, ancor più ottenere dei risarcimenti corposi come ha dimostrato il caso della Exxon in Alaska. In questo caso poi sarebbe solo Gheddafi a stabilire il danno, come pure i controlli di sicurezza da garantire».

Come si potrebbe aumentare i controlli?
«In Brasile e in Norvegia ad esempio esistono leggi che prescrivono come obbligatori sistemi di blocco automatico dei pozzi e comandi a distanza nelle piattaforme offshore. Negli Usa invece la lobby petrolifera negli anni scorsi è riuscita a bloccare una normativa analoga con la scusa che questi sistemi sarebbero stati onerosi. In realtà scongiurare il disastro della Deepwater Horizon sarebbe costato quanto il canone d’affitto di un giorno della stessa piattaforma».

Per salvare il mare cosa si dovrebbe fare?
«Deve essere chiaro che investire sul petrolio è una follia. La risorsa sta finendo e si stanno cercando giacimenti in zone sempre più incontaminate e irraggiungibili. Nel mare più in profondità si va e più siamo di fronte ad ecosistemi estremamente fragili, neanche del tutto studiati, com’è per le montagne nel Canale di Sicilia. Quando anche i giacimenti più estremi saranno esauriti, cosa faremo? e in quale ambiente contaminato ci troveremo? È chiaro che la strada è un’altra, è quella ad esempio dell’efficienza energetica. E intanto si deve creare una rete di riserve marine inviolabili, protette da regole nazionali e internazionali».

Fin qui l’articolo-intervista. I giornali di questi giorni sono pieni di voci angosciate che strillano contro la catastrofe annunciata. Prima o poi succederà! Prima o poi il mediterraneo potrebbe ricevere un colpo che solo con i tempi lunghissimi della natura riuscirebbe a riparare. Prima o poi succederà anche nel Mar Rosso! Perché in Svezia e Norvegia riescono a imporsi? Perché permettiamo ai nostri governanti di arricchirsi a scapito della nostra salute? della salute del nostro mare? Ma potete immaginare cosa sarebbe l’Italia senza il mediterraneo??
Ma possibile che mezzo miliardo di individui (stima delle popolazioni che vivono in stati che affacciano sul mediterraneo) debbano tacere di fronte agli interessi di una compagnia petrolifera? Mezzo miliardo di persone possono accettare di vedere sconvolte le loro vite per permettere a un pugno di affaristi di arricchirsi? Dall’America sono dovuti scappare di corsa, perchè ora li lasciamo venire qui???

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