LA FERRARI DI TUTHANKAMON: IL FARAONE MORI’ A CAUSA DI UN INCIDENTE??

Gli americani impazziscono in fila per vedere il cocchio di Tutankamon, appena sbarcato dall’Egitto. Ho già parlato nei giorni scorsi della mostra in pieno svolgimento a New York “Tuthankhamon e l’età d’oro dei faraoni” già ribattezzata dagli americani semplicemente TUT!
Certo, l’entusiasmo americano a volte imbarazza, soprattutto confrontato con l’indifferenza che generalmente abbiamo noi italiani nei confronti delle antichità. Arrivano da tutto il mondo per vedere i nostri capolavori e noi ci passiamo accanto quotidianamente strombazzando senza degnarli di uno sguardo. Se gli americani avessero un centesimo delle opere che abbiamo in Italia riuscirebbero a basare la loro economia sul turismo!!!!
Io per primo mi vergogno di ammettere di essere un milanese che mai ha trovato mezza giornata per ammirare L’Ultima Cena di Leonardo! E quando saltuariamente leggo di Giapponesi, di Australiani e di Americani che attraversano il mondo per poter ammirare ciò che io ho a disposizione tutti i giorni mi vergogno un po! 😦
In Italia abbiamo il 60% del patrimonio artistico mondiale, potremmo veramente campare tutti quanti con una sana politica turistica! Ma siamo italiani, quindi non lamentiamoci, si dice che ogni popolo ha il governo che si merita! E sono d’accordo su questa affermazione, purtroppo per noi verissima!

Ma non volevo tediarvi con le mie opinioni personali!

Volevo raccontarvi ancora del carro di Thuatankamon, attorno al quale ruota la mostra di New York!

Tutankhamon, il faraone che governò brevemente l’Egitto circa 3300 anni fa, percorreva il suo regno a bordo di un carro ad alta tecnologia, considerato la “Formula Uno” dell’antichità. Scoperto da Howard Carter tra il tesoro del faraone nel 1922, il carro fa parte di una coppia di carri ritrovati assieme ad altri tre, più leggeri e di uso quotidiano, e ad un sesto più piccolo, riccamente decorato.

“Erano le Ferrari dell’antichità” spiega Alberto Rovetta, professore di ingegneria robotica al Politecnico di Milano. “Avevano un design elegante ed una sorprendente moderna ed estremamente sofisticata tecnologia”.

Dei sei carri ritrovati, uno sta viaggiando per il mondo per l’esibizione “Tutankhamon and the Golden Age of the Pharaohs”, e si trova ora a New York, alla Discovery Times Square Exposition.

“La mia sensazione è che questo sia il carro di cui il re si servì per andare in guerra e a caccia. E’ più piccolo, più leggero, più veloce e privo di decorazioni. Una delle ruote è logora, l’altra più nuova. Non si sostituiscono dei pezzi se non si ha intenzione di riutilizzarli” spiega David Silverman, curatore dell’esibizione.

Il carro è normalmente esposto al museo di Luxor, e rappresenta il top raggiunto dai costruttori di carri egiziani al tempo di Tutankhamon. “Questi veicoli sembrano essere stati i primi sistemi meccanici a combinare l’uso della cinematica, della dinamica e della lubrificazione” spiega Rovetta.

Alcuni studi realizzati al Museo Egiziano hanno infatti dimostrato il legame tra forma e funzionalità del carri di Tutankhamon, analizzando il design di ruote, assi e giogo. “Le ruote sembrano dei pneumatici, realizzate con fasci di legno flessibile, che si adatta alle irregolarità del terreno. I sei raggi sono anch’essi in legno elastico, per assorbire uniformemente il carico trasmesso dalle irregolarità del suolo, in modo tale che le vibrazioni siano smorzate dalla ruota stessa, come delle sospensioni intelligenti” dice Rovetta.

Il risultato è un livello di comfort e “morbidezza” estremamente elevato. Anche a velocità di 40 km/h su terreno irregolare, il carro è efficiente e piacevole da guidare.
“I cuscinetti sono costruiti sfruttando il principio di materiale duro contro materiale morbido, e applicando grasso animale sulle superfici. Il grasso riduce la frizione, ed aumenta la durata” conclude Rovetta.

In uno studio sulla struttura dei carri, Bela Sandor, professore emerito di ingegneria fisica dell’ Università del Wisconsin, ha concluso che il veicolo era una macchina ad alte prestazioni, completa di sospensioni e assorbitori d’urto. Questa tecnologia potrebbe gettare luce sulla frattura alla gamba di Tutankhamon, che sembrerebbe essersi verificata poche ore prima la sua morte proprio per la caduta da un carro in corsa.

Tutankhamon infatti era affetto da malaria e da una malformazione al piede. “Se avesse guidato il carro con questi problemi, potrebbe non essere stato in grado di mantenersi stabile, e potrebbe essere caduto. Non fu un problema del carro. Di certo, la storia diventa affascinante quando si pensa che il carro fu introdotto in Egitto dagli Hyksos. Non ci volle molto perchè in Egitto, dopo due generazioni, si ottenessero i migliori carri del mondo” conclude Silverman.

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