UN LIBRO SOTTO L’OMBRELLONE: LA LISTA DEL CONSOLE

Estate, tempo di svago, tempo di lettura.
C’è chi preferisce letture leggere e chi predilige qualcosa di più impegnativo.
Sebbene di solito suggerisco libri che in un modo o nell’altro ruotano attorno all’Egitto, oggi mi permetto di segnalarvi un libro diverso. Ambientato comunque in Africa.
Ma il vero motivo per cui ve lo consiglio non è la sua ambientazione, ma la descrizione di una storia terribile, reale, terribilmente reale, un genocidio!

Qualcuno ricorda il massacro dei Tusti in guerra con gli Utu. Frammenti. Immagini da telegiornali che riemergono a fatica. Si risale a una quindicina di anni fa. Molti forse non hanno mai realizzato che in quell’occasione si parlò di un milione di morti in soli tre mesi. Ho detto un milione! Una cifra non immaginabile. Poco meno dell’intera popolazione di una città come Milano!

Ebbene, ammetto la mia totale ignoranza sull’argomento. L’altra sera ho visto DossierTg1 dove si raccontava la storia di Pierantonio Costa, console in Ruanda. La storia mi ha molto toccato, assolutamente allucinante. La crudeltà umana come sempre è insuperabile.

In questo libro la vicenda umana del nostro console e della sua lotta per salvare un gruppo di 600 bambini. Ricorda molto La lista di Scindler, e infatti il libro si intitola La lista del Console.
Pierantonio Costa è stato insignito di un albero e di un cippo nel Giardino dei Giusti di Milano ed è candidato come Premio Nobel per la Pace per l’anno 2011. Credo sia opportuno che noi italiani prendiamo conoscenza della vicenda di un nostro connazionale candidato a un premio così importante! Sono occasioni così rare!!!!!

Descrizione

Era il 6 aprile 1994 quando in Ruanda si scatenò l’inferno. In tre mesi un milione di morti, massacri e violenze di ogni genere. Uno dei capitoli più terribili del ventesimo secolo. In quei 100 giorni di follia collettiva, una storia italiana. Pierantonio Costa, alle spalle una famiglia con cento anni di emigrazione nel continente nero, imprenditore di successo e console italiano a Kigali (la capitale ruandese), opera “controcorrente”. Mentre intorno a lui c’è sofferenza e morte, comincia a girare il piccolo Paese per mettere in salvo il maggior numero di persone possibile. Prima gli italiani, poi tutti gli altri: ruandesi, molti dei quali tutsi ma anche belgi, spagnoli, burundesi, francesi. E mentre lui viaggia la sua famiglia nasconde in casa una quindicina di tutsi. Tre mesi di missioni avventurose, con tanti episodi di altruismo ma anche con un obiettivo: portare in salvo due grossi gruppi di bambini: 600 si trovano nell’orfanotrofio di Nyanza, custoditi dai padri rogazionisti; altri 750 sono in un campo di raccolta della Croce Rossa a Butare. L’ultimo mese è una lotta contro il tempo, con la guerra che arriva e i permessi difficili da ottenere e con i bambini sempre più in pericolo.

…. e ancora!!

In mezzo a tanta violenza e sofferenza qualcosa avevo fatto. Solo questo. Questo, e niente di più.” Sono le parole di Pierantonio Costa, console italiano in Ruanda durante il genocidio, che mettendosi in gioco in prima persona e utilizzando i suoi soldi e le sue conoscenze, ha salvato la vita a circa duemila persone, occidentali e ruandesi, adulti e bambini. Ha viaggiato dentro e fuori il Paese, ha passato innumerevoli volte i posti blocco, con tutti gli inevitabili rischi per la sua vita. Si è fermato solo quando, passando per ancora una volta il confine tra Ruanda e Burundi, gli è stato consigliato vivamente di non tornare indietro, di restare a Bujumbura (capitale del Burundi): sapeva che quella frase significava che, in caso contrario, sarebbe stato ucciso. In quell’ultimo viaggio aveva salvato 375 bambini. Tutto inizia il 7 aprile del 1994 quando all’indomani dell’attentato che costerà la vita al presidente ruandese Juvenal Habyarimana, iniziano i massacri il cui bilancio conterà più di ottocentomila vittime, in maggioranza appartenenti all’etnia tusti.  Tutto è durato circa cento giorni. Nel novembre dello stesso anno l’Onu istituirà il tribunale penale internazionale per il Rwanda.
Quindici anni dopo quei terribili giorni che hanno portato la morte a quasi un milione di persone, ripercorriamo la storia di quei momenti attraverso le parole di Pierantonio, di suo figlio e della sua famiglia. Una storia di coraggio e di giustizia, ritornando sui luoghi, e incontrando coloro che devono la vita ad un uomo che ha saputo essere coraggioso in mezzo al terrore. Cercheremo di capire, 15 anni dopo, il Rwanda e tutta la regione dei grandi laghi e come si è saputo potuto e dovuto superare quella tragedia con le testimonianze dei protagonisti di allora e di oggi e con l’aiuto di chi ha provato a capire per non dimenticare una tragedia che ha creato decine di migliaia di orfani e per raccontare un paese bello e straordinario nel cuore dell’Africa. Dice Pierantonio Costa: “Le cicatrici dei sopravvissuti hanno colpito l’immaginazione del mondo intero. Ma a Kigali non aiutano la memoria. Qui se porti addosso i segni del genocidio la gente pensa che tu sia stato semplicemente fortunato. Perché sei ancora vivo

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