IL SOGNO DELLA PACE IN MEDIO ORIENTE

Non ho mai parlato di politica in questo blog. Ne credo lo farò in quanto non credo sia questo il motivo per cui i miei lettori mi seguono. Questo è e credo resterà un blog di informazione turistica. Tuttavia il prossimo 2 settembre, a Washington, alla presenza di Barak Obama, si tenteranno di riprendere i colloqui di pace Isarelo-Palestinesi, colloqui in cui Mubarak e l’Egitto, hanno un ruolo determinante. Avendo trovato un articoletto in cui senza prendere parte per nessuno, vengono riepilogati i precedenti tentavi di risolvere l’annosa questione, ve lo posto, certo che nella maggior parte di noi l’argomento sia quanto meno fumoso anche se tutti sono convinti di saperne qualcosa. L’imparzialità dell’articolo mi ha convinto a postarlo sebbene il tema riguardi solo marginalmente l’Egitto e sebbene mi sia riproposto di non parlare di politica. Questa non è politca, è già storia!!!

È una storia di accordi rimasti sulla carta e di speranze deluse quella che racconta i tentativi di pacificazione fra israeliani e palestinesi. Una storia di fallimenti alla quale il presidente Usa Barack Obama vorrebbe porre fine, con un piano di pace cui si attribuisce l’obiettivo di un accordo definitivo sui “due Stati” entro un tempo definito e di una parallela normalizzazione dei rapporti fra Israele e l’insieme dei Paesi arabi.

Ecco una cronologia delle intese degli ultimi 17 anni.

OSLO
Dopo contatti segreti con la mediazione del ministro degli esteri norvegese Holst e un’ipotesi di accordo raggiunta a Oslo, è una storica stretta di mano a suggellare alla Casa Bianca l’intesa del 13 settembre 1993: quella fra l’allora premier israeliano, Yitzhak Rabin, e il leader dell’Olp, Yasser Arafat. Una stretta di mano che accompagna la firma, davanti al presidente Bill Clinton, di una ’dichiarazione di principì sulla prospettiva di un’autonomia dei Territori occupati. L’accordo dà al mondo l’illusione di una soluzione ormai vicina del conflitto e vale ai protagonisti il Nobel per la pace. Ma si rivela presto di difficile consolidamento. A seppellirlo saranno da un lato il terrorismo dei radicali palestinesi e dall’altro il fanatismo di un giovane ebreo dell’ultra-destra nazionalista che, nel 1995 a Tel Aviv, assassina Rabin.

WYE PLANTATION
Cinque anni più tardi Clinton ci riprova a Wye Plantation (Maryland) di fronte allo stesso Arafat e a un esordiente Benyamin Netanyahu, premier all’epoca per la prima volta e già coriaceo portabandiera di un governo di destra. È il 23 ottobre 1998: con la mediazione americana e quella di re Hussein di Giordania, si giunge a un accordo che prevede, tra l’altro, il ritiro delle truppe israeliane da una parte della Cisgiordania. Ma l’attuazione delle intese si blocca di nuovo quasi subito, in un clima di sfiducia e violenze. A settembre dell’anno dopo, a Sharm el Sheikh, in Egitto, Arafat trova un nuovo interlocutore israeliano, il laburista Ehud Barak, e firma con lui un documento denominato “Wye-2”: che modifica in parte quello del ’98 ma finisce per avere anch’esso vita breve.

CAMP DAVID
L’ultimo tentativo di mediazione in grande stile di Bill Clinton data luglio 2000 (se si esclude l’effimera coda di un altro incontro a Sharm el Sheik, tre mesi dopo). Nella residenza di Camp David, di nuovo Barak e Arafat con l’obiettivo, stavolta, di trovare un accordo di pace complessivo. Ma dopo 15 giorni di liti, discussioni e vani sforzi di ricucitura il vertice fallisce: in Israele si sostiene che Barak sia arrivato a offrire oltre il 90% del territorio rivendicato dai palestinesi e che questi abbiano perso un’occasione storica; nell’entourage del rais si denunciano al contrario rigidità israeliane che avrebbero reso la prospettiva d’uno Stato palestinese poco più di una finzione costruita su un territorio spezzettato. Fatto sta che, due mesi dopo, esplode la seconda Intifada e si riaccende la violenza.

ROAD MAP
– Sulla cosiddetta Road Map, il piano per la pace tra Israeliani e palestinesi concordato nel 2002 dal Quartetto (Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Onu) non vi è mai stata neppure un’intesa tra le parti. Nè tanto meno vi sono stati passi attuativi. E ciò a dispetto dell’annuncio, nel 2003, da parte dell’allora presidente Usa, George W. Bush, del fatto che il Tracciato della Road Map era ormai pronto, con una serie di scadenze che avrebbero dovuto portare entro il 2005 alla creazione di uno Stato palestinese accanto a Israele.

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3 Responses to IL SOGNO DELLA PACE IN MEDIO ORIENTE

  1. E’ proprio una speranza di pace per tutti!

    Il Gen Rosso International Performing Arts Group,
    è un gruppo di ragazzi che attraverso la musica, i messaggi di pace e fratellanza universale e concorrere così alla realizzazione di un mondo più unito. Diversi anni fa hanno scritto una canzone “Hopes of peace” in varie lingue, anche quella araba!
    ….

    Sì, nascerà il mondo della pace,
    di guerra non si parlerà mai più.
    La pace è un dono che la vita ci darà,
    un sogno che si avvererà.

    نعم ، سوف يولد السلام العالمي ،
    الحرب لن نتحدث بعد الآن عن.
    السلام هو هبة الحياة التي تعطينا ،
    حلم تحقق.

    Open wide the vision of your world,
    feel the love that reigns in everything;
    now is your chance to start again,
    breathe in hopes of peace, of light, of love.

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