LO SCANDALO DELLE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI: INFIBULAZIONE, CLITORDECTOMIA

(ANSA) -IL CAIRO, 20 AGO- Aveva solo 13 anni e, in Egitto, e’ stata l’ultima vittima delle mutilazioni genitali femminili.

Arrestata la dottoressa che l’ha eseguita.La polizia e’ stata informata della morte della bambina, sepolta in grande fretta per celare il crimine, con una chiamata anonima a una linea telefonica dedicata, creata dal governo egiziano per denunciare casi di mutilazioni femminili. Secondo una ricerca del governo, circa il 95% delle egiziane, cristiane o musulmane che fossero, ha subito questa pratica.

ALLIBITO DI FRONTE A QUESTE NOTIZIE , PURTROPPO NON POSSO FARE ALTRO CHE RIPROPORRE L’ARTICOLO CHE SCRISSI TEMPO FA SU QUESTO BLOG INERENTE QUESTO DRAMMA

L’infibulazione femminile è a tutt’oggi molto praticata in molti paesi, in particolare nell’Africa sub-sahariana. Una pratica barbarica, ancora lontana dall’essere debellata. Nel mondo si contano tra i due e i tre milioni di donne che la subiscono ogni anno. Dopo aver trattato il dramma dei “Bambini al rogo” , Sabrina Avakian dedica a questo tema il suo prossimo libro, che si intitolerà “Donne cucite”. Ne pubblichiamo una piccola anticipazione.

A tutt’oggi praticata in molti paesi dell’Africa sub-sahariana, la mutilazione genitale femminile è una forma di violenza sulle donne ancora poco conosciuta: in Uganda si pratica alle adolescenti, nel sud della Nigeria alle neonate, in Somalia invece alle bambine. Sono pochi i paesi che considerano questa pratica barbarica un crimine, condannando i trasgressori con multe considerevoli o con l’incarcerazione in base alla gravità del reato.

Il fenomeno è ancora fortemente presente in Egitto, dove oggi la percentuale delle donne che hanno subito la mutilazione genitale varia tra l’85% e il 95%.

La Mutilazione Genitale Femminile affligge le donne che la subiscono con gravissimi effetti collaterali. Oltre a perdere completamente la possibilità di provare piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride, i rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. Inoltre ulteriori danni si hanno al momento del parto: il feto deve attraversare una massa di tessuto cicatrizzato e non elastico reso tale dal taglio, pertanto il protrarsi della nascita toglie ossigeno al cervello, rischiando di causare danni neurologici. E’ frequente la rottura dell’utero durante il parto, con conseguente morte della madre e del bambino.

Nonostante tutto questo, nel mondo si contano tra i 2 ed i 3 milioni le donne che subiscono simili mutilazioni ogni anno. Tale pratica non riguarda solamente i paesi africani, ma anche alcune zone dell’India, dell’Iraq e dell’Arabia Saudita. In relazione a questa atroce pratica, l’Italia ha fatto grandi passi in avanti con la legge n. 7 del 9 gennaio 2006,

Da un punto di vista legislativo, per mutilazione si intende, oltre all’infibulazione, anche la clitoridectomia, l’escissione, nonché qualsiasi altra pratica che cagioni i medesimi effetti. Non dimentichiamo, inoltre, che molti genitori italiani che adottano bambine da paesi, come la Somalia, dove l’infibulazione è praticata, riescono solo con grandi difficoltà a comprendere da cosa dipendono i dolori ed il malessere, ad esempio mestruale, della bambina.

Il trauma è quasi sempre superabile poiché si tratta di situazioni dove è possibile intervenire chirurgicamente per de-infibulare, eliminare queste forme di cicatrizzazioni e ricostruire con la chirurgia plastica, tenendo conto dell’età, poiché se sussiste un’ulteriore fase di sviluppo è necessario rioperare in un secondo tempo.

Molte sono le scuse utilizzate per giustificare la mutilazione: per essere accettate dall’altro sesso e sposarsi; per andare incontro ai desideri dell’uomo, che preferisce come moglie una ragazza vergine; per tenere sotto controllo il desiderio sessuale della ragazza ed impedire che possa mettere in pericolo l’onore della famiglia; per “pulire” una parte del corpo della donna considerata impura e sporca; per rendere la donna più bella; per rimuovere una parte maschile del corpo, il clitoride, impropriamente posta sul corpo femminile, e far diventare la bambina una vera donna; il terrore che il clitoride possa crescere e diventare un pene.

È storia nota: le bambine vengono mutilate per non essere rifiutate dalla famiglia o dalla comunità ma soprattutto dai loro futuri mariti. Sono le stesse donne che non si ribellano alle regole culturali imposte dalla comunità per poi imporle a loro volta. Bambine sane, belle, creative ed entusiaste di vivere vengono sottoposte a questa pratica barbarica che invade la loro profonda intimità. Nella maggior parte dei casi le famiglie, di solito le nonne anche contro la volontà delle mamme, accompagnano le bambine alla mutilazione genitale. Le bambine vengono portate dalle mammane dell’infibulazione in una stanza buia e lugubre e sottoposte ad una sorte spaventosa: la mutilazione. Subito dopo vengono legate con delle corde per settimane intere. A volte vengono lasciate morire dissanguate per via delle emorragie e abbandonate a loro stesse. Vengono prese con l’inganno, a loro insaputa, ignare delle conseguenze.

Il termine “infibulazione” rende bene la violenza di questa pratica. Deriva dal latino “fibula”, che significa spilla. La vagina, che è il fulcro della sessualità ed il contenitore delle passioni, viene chiusa parzialmente circa all’altezza della metà delle grandi labbra attraverso una sutura che lascia solo un piccolo passaggio per l’urina e il sangue mestruale. A discrezione delle mammane dell’ infibulazione, la rimozione del clitoride può essere inclusa o meno. La sola descrizione di questa pratica fa rabbrividire.

Vi sono specifici tipi di mutilazioni dei genitali femminili nelle diverse aree culturali: la sunnah, più lieve, che incide solo su una parte del clitoride; l’escissione, che comporta una clitoridectomia totale. Questa pratica è presente almeno in quaranta paesi. In Italia vivono alcune decine di migliaia di donne infibulate e, ogni anno, numerose bambine ,figlie di genitori provenienti soprattutto dai paesi dell’Africa sub-sahariana, rischiano di essere sottoposte alla pratica. La sunnah è la meno ‘’traumatizzante’’ e conserva un suo significato rituale quasi simbolico. L’ escissione o clitoridectomia, in arabo classico chiamata khefad, che significa “riduzione”, o tahara, cioè “purificazione” è molto usata nei paesi islamici. E’interessante ricordare che la mutilazione genitale femminile non sia un fatto religioso poiché colpisce donne di diverse religioni. (nella cartina sopra in grigio escissione e in nero infibulazione)

Questo libro, metaforicamente insanguinato, cercherà di dare voce alle vittime di ogni tipo di mutilazione. Non possiamo chiudere gli occhi. Il nostro ruolo, come donne e ancor più come donne africane, è di proteggere le altre donne e guidarle verso la consapevolezza ed il rispetto del loro corpo e della loro psiche.

Qui finisce la presentazione del libro “Donne cucite” di prossima uscita
Di seguito riporto la voce di Wikipedia
Le immagini sono state inserite da me secondo il concetto che un’immagine vale più di 1000 parole! Scandalizzare aiuta a far ricordare e a far riflettere!
Mi scuso per il post un po’ pesante, ma se dovesse servire a far prendere coscienza di un fenomeno diffuso in Egitto al 95% ben venga! Spero di essere riuscito ad informare qualcuno e a far riflettere molti!

Infibulazione

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’infibulazione (dal latino fibula, spilla) è una mutilazione genitale femminile. Consiste nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.
Ha nascita esclusivamente culturale, ma oggi è adottata e praticata soprattutto in molte società in Africa, nella penisola araba e nel sud-est asiatico

Le origini delle mutilazioni sessuali femminili sono legate a tradizioni dell’antico Egitto (da qui il nome di infibulazione faraonica). Si calcola che in Egitto, nonostante la pratica sia vietata, ancora oggi tra l’85% e il 95% delle donne abbia subito l’infibulazione

L’infibulazione e l’escissione del clitoride non sono menzionate dal Corano: non è dunque islamicamente lecita alcuna forma di manipolazione dei genitali (tra cui l’infibulazione) che rechi danno fisico alla donna. Né è considerato accettabile nell’Islam che sia limitato il piacere sessuale della donna. Di qui il fatto che la giurisprudenza coranica ammette, fra le cause di divorzio, difetti fisici della sposa, come ad esempio una circoncisione mal riuscita.


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