UNA FOTO AL GIORNO: SNORKELING CON IL BURKA

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  3. Jacques-Davide Cousteau says:

    La prima volta che ho visto una ragazza islamica fare immersione, sono rimasto esterefatto.
    Dai cinghiaggi dell’imbragatura che alloggiavano la bombola e fra i tubi degli erogatori d’aria, scaturivano i veli del suo costume da bagno che, fluttuando nell’acqua blu, le conferivano un aspetto da cestide pelagico. Ero a pochi metri di profondità, in tappa di decompressione, e la mia attenzione era tutta rivolta a quel fenomeno “marino” che non avevo mai visto. Era sicuramente alla sua prima immersione di corso e l’assistevano, da un lato il marito (per ragioni “emotive”e vestito con abiti terricoli) e dall’altro l’istruttore, anch’esso imbragato dall’attrezzatura, quanto lei,,, e me. Teneva saldamente stretta fra le mani la scaletta di poppa dell’imbarcazione d’appoggio e doveva per forza subire le ingiurie del beccheggio che la sbatteva su e giù fra le onde. Potevo vedere le loro figure tagliate dalla superficie del mare soltanto dalle ascelle in giù, ma anche da quell’angolazione si capiva benissimo che aveva una fifa della madonna e che sarebbe stato un problema farle mollare la scaletta per tentare d’immergerla. Sembrava una ragazza di Vicenza, di Parma, di dove vuoi,,, la paura del mare la rendeva uguale a mia moglie, a mia figlia o a qualsiasi altro allievo avessi già tentato di condurre in mare. La mia ignoranza mi spingeva a credere che il desiderio compulsivo di esplorare il mondo sommerso, fosse esclusivo appannaggio di noi occidentali, ma la presenza di quella donna, adornata di veli, in mare, stava via via sgretolando questa convinzione idiota.
    Se non sei avvezzo alla barca e non molli entro un tempo ragionevole la scaletta, il mare non ti perdona. Vidi così la chiazza oleosa del vomito della fanciulla, distendersi placida sulla superficie delle onde, per la gioia di una miriade di pesciolini che accorsero fulminei, mentre la mano dell’istruttore tentava di sciacquare e diluire il tutto. Terminati i miei obblighi decompressivi e riguadagnai la nostra barca. La ragazza era scoppiata in un pianto liberatorio, in seguito al quale, di solito, l’allievo, rinuncia oppure vince la paura. Mi resi conto in quel momento che, senza i suoi veli, la giovane mussulmana non avrebbe mai trovato la forza per varcare il confine che separa il mondo della terra da quello del mare. I veli non le davano fastidio come credevo io,,, le erano necessari. Nessuna didattica subacquea accetterebbe, di per se, un “costume da bagno” simile nel condurre in immersione un neofita. Solo un istruttore egiziano poteva comprenderne l’importanza.
    Credimi, il confine dei due mondi è sottilissimo, quasi impercettibile ma, è netto e spietato.
    Per varcarlo la prima volta devi essere motivato,,, interiormente motivato, non credere alle fandonie che parlano di curiosità o di sport. La sotto ci vuoi andare perche,,, in aqua veritas.
    le voci spariscono e i pensieri se ne vanno con loro, una volta “infranta” la superficie dell’acqua anche una parte di te ti abbandona e rimane a galleggiare con il resto del mondo fuori. Il fragoroso silenzio del mare s’impossessa di te, le tue pupille si dilatano per carpire questa nuova e flebile luce, la tua mente si placa e si acumina, i tuoi sensi si accendono… sei nel mare.
    Ovviamente non ho afferrato il senso di una sola parola, delle tante che la giovane sposa starnazzò a fine immersione, ma ti posso garantire che l’espressione di gioia del suo volto, bagnato di mare e di lacrime di emozione, parlava chiarissimo.
    Vista dal ponte della barca, con i suoi veli bianchi e viola che l’avvolgevano, era bella e radiosa quanto una medusa.
    Jacques-Davide Cousteau

  4. marco63 says:

    Ho approvato questo commento di Jaques Davide per due motivi:
    primo per la sua fantastica descrizione delle sensazioni che si provano immergendosi. La prima volta e tutte le successive per quanto mi riguarda.
    La seconda per la sua umanità e desiderio di comprendere una enorme differenza culturale tra noi cristiani occidentali e i musulmani. Lo ammiro per questa sua determinazione, anche se io fatico a capire certe regole che a me sanno di imposizione! Vedere una donna col burka stesa a prendere il sole, o buttarsi in piscina, beh, lo trovo ridicolo, illogico! Ma pur non riuscendo a capire rispetto la loro scelta!

    Sono contento di aver trovato un nuovo lettore attento e sensibile, spero continui a seguire il blog e a commentare i post con il suo acume e la sua ironia!
    Benvenuto Jaques Davide!

  5. Kicca says:

    Quello e’ semplicemente un costume , chiamarlo burka e’ sbagliato e fuorviante.
    Il Burka e’ un indumento che copre integralmente la donna tipico esclusivamente della zona dell’Afganistan, in Egitto c’e’ l’equivalente che si chiama Nikab, che a differenza del Burka in prevalenza grigio , e’ nero e lascia vedete gli occhi, mentre il Burka li copre con una retina.
    Il costume che si vede nella foto lascia scoperto il viso e va considerato come un costume che rispetta le regole dell’ Hijab.
    Bello il commento di Jacques-Davide Cousteau che infatti non parla ne di Burka ne di Nikab ma di costume islamico.
    Cmq questo Blog e’ molto interessante

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