BENVENUTO SUL BLOG A JACQUES-DAVIDE COUSTEAU!!!

Incomincia oggi la collaborazione con Jacques-Davide Cousteau,  un nuovo amico del blog. L’idea è quella di farci mandare 4 o 5 suoi pezzi in modo da farvi apprezzare e conoscere il suo stile. JDC (chiamiamolo così va!!) ha da poco mandato alle stampe un libro nel quale parla e descrive immersioni e racconti di mare. A fine settembre o inizi ottobre il libro sarà nelle librerie e potremo informarvi su dove, come e a che prezzo potrete acquistarlo, magari per metterlo sotto l’albero come regalo a un amico con la passione del mare!


Nel frattempo godetevi questo primo pezzo di JDC


ELPHISTONE

Salpiamo da Port Galib alle 7,45. Il mare stamattina pare voler concedere una tregua, tanto attesa da sembrarci doverosa. Il rollio della nostra Venice (tipico nome “da figa” per una barca che nemmeno per scherzo varcherà mai le porte del Canale di Suez) e’ ben tollerabile e ci concede di armeggiare piuttosto agevolmente con le nostre attrezzature. Pochi minuti dopo l’uscita dal porto, il Rais orienta la prua sui 130 gradi, facendo rotta a sud-est. Siamo diretti al reef di Elphistone. Un nome, un mito.
Dopo una settimana di marse e di pianori del cazzo in compagnia di subacquei, più improbabili di un branco di scimpanzé, stiamo finalmente navigando verso un sito da immersioni definito a pieno titolo, uno fra i più belli al mondo,,, nella “top ten” praticamente. Due ore di navigazione in mare aperto ci separano dal nostro ambizioso obbiettivo.

Per fortuna il pozzetto della Venice oggi, e’ ben più praticabile che nei giorni passati, durante i quali ero costretto a condividere il misero spazio sopra il mio box, con le imponenti mammelle di una tedesca da un quintale e mezzo, delle quali era seriamente problematico evitare ogni accidentale sfioramento.
Inoltre, l’assenza degli ormai consueti e spaventati “Open water” mette decisamente di buon umore tutti i subacquei a bordo, tracotantemente esperti.
Elphistone (per gli arabi: Saab Hamra) e’ una di quelle immersioni in piena corrente che, se le prendi per il verso giusto, si rivelano un autentico viaggio da favola,,, ma se per caso ti sbagli nel valutarne la direzione, possono trasformarsi anche in una infernale tragedia.
Non e’ che sto esagerando tanto per romanzare, parlo di autentiche tragedie, di cui danno esaustiva testimonianza anche alcune lapidi al ricordo, collocate sulle propaggini superficiali del reef.
Gli esemplari più ambiti per gli avvistamenti in questo sito, appartengono infatti alla famiglia dei carcarinidi e sono meglio noti, ai più, con i nomi volgari di: squalo tigre e squalo longimano.
Questo tanto per chiarire almeno l’aspetto faunistico. Per il resto può bastare il mare da solo, con onde alte tre metri e correnti che variano repentinamente d’intensità e direzione, a far fuori per annegamento qualsiasi subacqueo spompato o disperso.

Si, si, hai nasato giusto,,, pur senza il tragico epilogo e’ proprio quello che sta per capitare a noi questa mattina. Il mare ha cambiato idea ed e’ tornato a sbattere come un forsennato.
Sulla piattaforma di poppa sembriamo dei dannati, aggrediti alle spalle dalle nostre stesse attrezzature, che tentano di abbarbicarsi all’aria, nella vana ricerca di un appiglio.
La prima guida si tuffa per il check corrent e quando riemerge, sentenzia che non c’è corrente. Ad un ad uno ruzzoliamo fuori bordo come in una serie di sketch tragicomici stile Paperissima e, miracolosamente illesi, iniziamo subito la discesa senza perdere tempo nel farci schiaffeggiare dai marosi.

Il reef di Elphistone e’ una gigantesca “pinna dorsale” che si staglia sulla schiena degli abissi, innalzandosi fino alla superficie del mare.
Orientata sull’asse nord sud, espone i due versanti più ampi e verticali, rispettivamente a oriente e a occidente, ed e’ lungo queste due pareti che, normalmente e a favore di corrente, si svolgono le immersioni.
Evidentemente siamo un gruppo che ispira una certa fiducia, in quanto la nostra guida decide subito di condurci oltre l’estremità nord, nell’etereo blu, alla ricerca dei mitici squali di questo luogo.
Inizio a preoccuparmi subito, in quanto questa scappatella un po’ fuori dalle righe, non sta avvenendo contro corrente come dovrebbe, ma in pieno favore, e non ci vuole un oceanografo, uno stratega della marina militare per capire che, finita la “puntatina” ce la dobbiamo smazzare tutta al contrario per riguadagnare il reef… Ormai e’ fatta, e’ evidente che la corrente (c’è eccome) proviene da sud e che ci siamo tuffati quindi nel posto sbagliato. L’immersione sarà soltanto una lotta per tornare al reef e non farsi portare via.

Comincio a “slumare” i miei compagni, cercando di capire come andrà a finire.
Riccardo, con i suoi 24 anni e la chioma rasta che fluttua come un octopode a mezz’acqua, e’ quello che preoccupa meno. Fisico atletico, baldanza da vendere, un brevetto da assistente bagnante,,, Cazzo vuoi di più dalla vita. Speriamo solo che non faccia il coglione.
Robertone, suo papa’, 110 chili di istruttore federale, un cuore d’oro sempre pronto ad aiutare qualsiasi compagno in difficoltà come fosse un allievo, anzi, per lui chiunque gli stia di fianco, e’ un suo allievo. In acqua la sua presenza e’ una certezza, un segno, una traccia di solidarietà singolarmente umana, che nell’ambiente sottomarino e’ piuttosto atipica (e non alludo solo alla fauna ittica). Purtroppo e’ fornito anche di una coppia di polmoni in grado di ventilare in breve tempo un’intera bombola, intesa nella sua “totalità”, cioè, contenuto e contenitore metallico pure.

Siamo già di “bolina” da un po’ e, a poca distanza da me, tentano di contrastare la corrente i coniugi Marzoli, fedelmente accoppiati anche a 37 metri di profondità. Lui e’ un neopromosso istruttore fias, lei un sub di terzo grado della medesima scuola. Abbiamo fatto poche immersioni insieme, ma soprattutto, non li ho mai visti affrontare situazioni di difficoltà,…oggi, purtroppo, vedrò come se la cavano…
Il mio buddy e’, come ormai consuetudine in queste vacanze egiziane, il mio carissimo amico Paolo, al quale Iddio onnipotente ha fatto dono di una grande testa, mettendogliela tutta sulle spalle, dimenticandosi però di fornirgli anche quella del femore, in entrambe le gambe. Questa condizione lo colloca normalmente quasi più a suo agio in acqua che sulla terra ferma, ma se si tratta di pinneggiare sul serio,,, sono cazzi amari più per lui che per chiunque altro.

Il rumore delle bolle in eccesso e il sibilo forzato degli erogatori, disintegra ogni emozione possibile, lasciando spazio solo all’affanno e alla conseguente ansia. La CO2 aumenta nel nostro sangue e inizia inesorabilmente ad avvelenarci il corpo e la mente. Perché io continuo a pensare a come stanno gli altri? Mi sento vecchio e fisicamente “passatello” nell’affrontare queste situazioni, eppure, continuo a guardare i miei compagni d’immersione quasi fossero l’unica mia preoccupazione.
Mi riesce difficile credere che si tratti di una sorta di “sindrome” del buon samaritano, e’ qualcos’altro che mi spinge a preoccuparmi di loro. In fondo son ben consapevole che, di per me stesso, raggiungerei il reef e di seguito la superficie su di esso senza grossi problemi, quindi il dilemma… e’ tutto umano e non semplicemente “pratico”

Se il mio compagno scoppiasse e si lasciasse inghiottire dal mare, lo abbandonerei al suo destino, magari subendo il tormento dei rimorsi, pensando soltanto a salvare il mio culo,,, oppure, rischierei anche la mia pelle pur di non lasciarlo solo?

Tanto tempo fa mi sono trovato nella situazione di dover scegliere. Avevo poco più di vent’anni: io ero riuscito a raggiunge la riva,,, il mio amico Francois no… Stava decisamente annegando. Non ci pensai neanche un secondo e mi rituffai nella corrente per andarlo ad acciuffare.
Appena lo raggiunsi aveva ancora un minimo di forze e cercò subito di attaccarmisi alle braccia. Gli dovetti strappare le mani di forza per evitare che facesse annegare anche me. Ricorderò per sempre il suo sguardo, in quel preciso istante, lo sguardo di disperazione di un giovane che stava per morire e che non si spiegava come mai fossi arrivato fino a lui per poi rifiutargli l’appiglio.
Dovetti aspettare che perdesse i sensi, per riuscire in qualche modo a sospingerlo lungo il traverso della corrente. Le sue braccia smisero di agitarsi, la sua bocca cessò di ansimare e di ingurgitare acqua, smise di tossire, di guardare, di esistere. Era diventato pesante, tendeva ad affondare.
Ricordo che mentre lo spingevo o lo trascinavo, cercavo di parlargli, di confortarlo, ma lui era completamente esanime. Non aveva potuto far altro che lasciare il suo destino nelle mie mani. Avevo l’adrenalina a centomila, sapevo che mi restava solo qualche minuto prima di ritrovarmi a trascinare un cadavere e dovevano saperlo anche i coccodrilli che abitavano le sponde del fiume, di cui sentivo gli occhi sempre più puntati addosso. Il pensiero che un paio di fauci, in pochi secondi, avrebbero potuto porre fine alle nostre esistenze mi faceva infuriare.
Quando raggiunsi la riva mi scoprii feroce e sbraitante come un babbuino, incazzato nero, avrei preso a morsi anche un caimano pur di non subire un attacco, ma dovevo pensare a rianimare Francois, che in fondo, era la preda più facile. Aveva la bava degli annegati attaccata al collo, fino al petto. Gli praticai in qualche modo un’empirica manovra di rianimazione cardiopolmonare e, quando Dio lo volle (non certo per merito di quella manovra), tornò timidamente a muovere le palpebre. Continuavo ad urlare, dicendo un mucchio di cazzate, quando la voce del mio esile amico balbettò:”Aza matahotra Davida! Velona aho” (Non temere Davide! Sono vivo).
Certo che mi ributterei nella corrente, anche adesso! Il problema semmai…e’ che non c’ho mica più vent’anni…

Raggiunto finalmente il reef, cominciamo a risalirne le pendici, sbuffanti e ansimanti come cardiopatici, e con una lentezza estenuante, quasi fossimo nudibranchi, guadagniamo la sommità settentrionale che si trova a 4 metri di profondità.
Diamo inizio alla sosta di decompressione che, più che a una sosta, somiglia a un giro in toboga da parco acquatico americano. Il moto ondoso e’ talmente massiccio e violento che rende impossibile mantenere la posizione.
Paolo tenta di stare attaccato a un corallo, ma sventola inesorabile avanti e indietro con la risacca, facendo perno su di esso. Roberto deve aver vuotato la bombola e sicuramente ansima ancora parecchio perché sta lottando, col culo per aria, nel tentativo di non farsi risucchiare verso l’alto dall’ultimo metro d’acqua che lo separa dalla superficie.
Riccardo sembra un personaggio dei fumetti della Marvell, e col suo groviglio di serpenti infuriati sulla testa, assume posizioni che ricordano i supereroi, mentre si guardano intorno a scatti per valutare la direzione dalla quale proviene il nemico. Dall’erogatore del dott. Marzoli escono copiose nubi di bolle argentee, mentre lui, prono e attanagliato ai coralli, non accenna nemmeno ad alzare lo sguardo per dare un’occhiata intorno. Inizierà a imprecare e bestemmiare come un manovale che s’è piantato una mazzata s’un piede, appena sbucato in superficie, perdendo l’aplomb e lo humor che, almeno fino a ieri sera, lo avevano contraddistinto.

Quando tutte le nostre testoline spuntano finalmente dall’acqua, il mare e’ cupo e violento come l’undicesima piaga d’Egitto, nel cavo delle onde sembra di essere dentro al cratere di un vulcano blu scuro, tendente al piombo. Sulla cresta invece, si riesce a lanciare, per almeno un quarto di giro, lo sguardo verso l’orizzonte. Puttana Eva!!! L’orizzonte,,, cazzo! E’ proprio sulla linea di questo che e’ finita la nostra barca. Piccoliiiissima! Figa s’e’ piiiccola!!! Sembra un chicco di riso in bianco che galleggia ai bordi di un idromassaggio. Quando finalmente ci avvistano (e c’impiegano un po’), fanno partire il gommone per venirci a recuperare.

Dalla nostra angolazione il piccolo battello pneumatico e’ visibile solo a intermittenza (più no che sì), appare e scompare di continuo e non infonde quella fiducia che molti di noi vorrebbero trovarvi. Infatti, appena giunto sul gruppo, e’ evidente a tutti che la manovra di abbordaggio sarà difficoltosa e non priva di rischi.
Marzoli incrementa la dose d’imprecazioni, come fossero giaculatorie atte a propiziarsi la benevolenza di Nettuno. Riccardo, appena riesce a consegnare al soccorritore la cintura di piombi e liberarsi dal gav, vola per primo come un salmone a bordo dello zodiac, quasi ruzzolando fuori dalla parte opposta. Suo padre tira un invisibile ma palpabile sospiro di sollievo.

Intanto il gommone continua ad impennarsi, a salire e sobbalzare sulle nostre teste, concedendo brevissimi spiragli di possibilità d’aggrappo, solo l’espressione dell’egiziano che lo governa, lascia capire che finirà tutto bene. Spezzo una lancia, anzi una fiocina, in favore dei marinai egiziani.
Gli uomini di mare è come se non avessero nazionalità,,, sono di mare, come se questo fosse un paese, una grande nazione senza confini, dove le leggi non le ha fatte l’uomo, le ha solo dovute imparare. Quando a venirti a salvare il culo in alto mare, c’è un marinaio vero, sai di essere già salvo. Lo riconosci da come ti guarda, da come si muove, sul quel guscio di noce nel quale tu stesso,,, siederai con lui.

Eppure mi capita praticamente sempre, tutte le volte che partecipo a una Gita in barca qui in mar rosso [(dove per gita non intendo un’uscita a scopo d’immersione subacquea, ma una vera e propria gita) quella che se cambi la G con una C, viene fuori il nome della scimmia di Tarzan], di sentire epiteti all’indirizzo del Comandante (il Rais), lanciati da qualche italica fanciulla o da qualche suo connazionale di sesso opposto:
Ma la sa “guidare” la barca sto stronzo?”
Mi sta facendo venire il mal di mare il marocchino!! Non può prendere le onde per un altro verso? Ma dove l’ha imparà a giudar ‘sto beduino de l’ostia… ”

Un commento di questo spessore presuppone, di solito, un’esperienza di navigazione quantificabile in una traghettata sul lago di Garda o in un giretto da Santa Margherita Ligure a Portofino, durante una giornata di bonaccia schifa, dove anche i gabbiani, appollaiati agli scogli, ce n’hanno visibilmente due balle così di aspettare che si alzi un refolo d’aria.
La signorina di solito non demorde e, convinta che l’egiziano al timone stia all’origine dei suoi problemi gastrici, rincara la dose rivolgendosi alla guida turistica, smarronandola il più possibile al fine di spedirla “dall’autista” a reclamare uno stile di guida più consono alle sue esigenze,,, quasi fosse l’armatrice.

Paolo, che normalmente fa già fatica a risalire da una tranquilla scaletta di poppa, e’ quello che mi preoccupa di più, ma perlomeno ha il buon senso di tacere e risparmiare il fiato per il balzo. Una volta liberatosi da zavorra e attrezzatura verrà salpato brutalmente come un tonno da una tonnara nel canale di Sardegna. Uno alla volta, pian pianino, saliamo tutti a bordo del gommone e vi “prendiamo posto” come una catasta di rifiuti difficoltosa da ammonticchiare.
La prima cosa da fare al sub recuperato dal mare e trascinato in questo pseudo spazio e’ quella di cavargli le pinne dai piedi, per consentirgli di assumere una qualsivoglia posizione possibile, di suo “gradimento”, compatibilmente allo stato di groviglio umano in cui si trova ad “accomodarsi”. In queste condizioni infatti, e’ assolutamente inopportuno togliersi le pinne prima di salire a bordo, come invece conviene fare in altre situazioni, poiché sono proprio le pinne, l’unico attrezzo disponibile in grado di aiutarci nello spingerci, autonomamente, fuori dall’acqua verso il bordo dell’imbarcazione.
Una volta saliti tutti, il gommone inizia ad arrancare tra i flutti scendendo agevolmente dalle creste, ma risalendo a fatica dalle cave. La nostra guida non ha nulla da dire, fa un timido tentativo per discolparsi, ricordando ai superstiti che il check corrent non lo aveva fatto lui. Fra di noi nessuno ha il cattivo gusto di rinfacciargli qualcosa.

La Venice e’ ormeggiata in Shamandura all’estremità sud occidentale del grande reef e, messa li, e’ bella riparata da queste onde del cazzo. Marzoli, neanche a meta’ transfer, declama ufficialmente fra una Madonna e l’altra che prenderà tutta la sua roba (alludendo all’attrezzatura sub) e la caccerà definitivamente nel rudo (pattume / monnezza),,, per non tuffarsi mai più.

60 minuti dopo aver riguadagnato la poppa della Venice, siamo tutti (e dico tutti) nuovamente allineati per il passo del gigante della seconda immersione su Elphistone, con partenza (stavolta) dall’estremità sud. Il check corrent direi che lo abbiamo già fatto in maniera estremamente approfondita nell’immersione di poco fa…
Saremo fantastici!

Jacques-Davide Cousteau.

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Full immersion nel senso di immersioni subacquee!!!

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Vi aspettiamo numerosi!!!!

IL TESORO DI TUTANKHAMON: USATO E DI SECONDA SCELTA!!!!

Perché il rito funebre e la sepoltura di Tutankhamon avvennero in modo frettoloso? E’ il quesito posto dal documentario di National Geographic in onda su Sky Canale 402.

La mummificazione di Tutankhamon è avvenuta in fretta perché la sua morte imprevista gettò l’Egitto in una grande crisi. Il  suo regno è senza eredi e reduce da una recente sconfitta con gli Ittiti che hanno mire di conquista sull’antico Egitto.

E’  lotta per la successione. Un gruppo di egittologi sostiene che alcuni personaggi importanti avevano fretta di prendere il suo posto.  La tradizione vuole che chiunque seppellisca il re ne diviene suo successore e tre sono i candidati che mirano al trono.

Sua moglie e sorellastra Ankhesenamon, ha poche probabilità, è una donna e nel passato recente ci sono già state due donne faraone, inoltre per accedere al trono ha bisogno urgente di un marito.

Il comandante militare Horemheb, insignito di titoli onorifici è il successore ufficiale ma al momento della morte del faraone è lontano,  in guerra,

Ay, ambizioso primo ministro e tutore del faraone, ingaggia una spregiudicata guerra per il potere nell’Antico Egitto, decidendo di seppellire Tutankhamon nella sua tomba e diventare il faraone legittimo.

I giochi si fanno intricati mentre Ay allestisce i preparativi per la mummificazione e il rito della sepoltura, Ankhesenamon, scrive al re degli Ittiti per chiedere uno dei suoi figli come marito. E’ una mossa azzardata e rischiosa, gli Ittiti sono gli attuali nemici del popolo egizio, ma il tempo stringe e Ay prosegue il suo piano.

La tradizione vuole che la tomba del re sia inserita in un altro sarcofago, il tempo è poco, la mummificazione richiede 40 giorni e poi altri 30 perché il re sia pronto per il viaggio finale. Tutto deve essere fatto in quel lasso di tempo.  Urge anche preparare il corredo funerario, i gioielli devono essere di ottima qualità, se si vuole assicurare il suo posto regale nell’aldilà.

La mummificazione viene completata, la salma viene deposta in un bara d’oro massiccio dentro ad altre tre bare poste in un sarcofago di pietra.  Nel 1450 a.c. i sarcofagi erano scolpiti da abili artigiani che preparavano le loro opere in anticipo. Questa è una situazione di emergenza che richiede soluzioni immediate.

Gli intagli frontali sono tutti minuziosamente  perfetti, scolpiti con rilievi di una bellezza straordinaria, ma sul lato posteriore abbiamo dettagli dipinti con la pittura, segno evidente di  un’esecuzione frettolosa. Si stima che per fare un sarcofago seguendo tutti i criteri della tradizione ci vogliano almeno 18 mesi di lavoro durissimo, qui il tempo a disposizione è di soli 70 giorni.

Quindi Tutankhamon viene messo in una tomba, diciamo di seconda mano e gli artigiani devono affrettare il lavoro decorativo e preparatorio al viaggio.

Un fatto imprevisto getta ulteriore scompiglio: il principe sposo in viaggio verso l’Egitto viene ucciso, il padre sospetta un tradimento e vuole vendetta. Senza volerlo Ankhesenamon invece di un matrimonio, scatena una  guerra.

Horemheb, viene immediatamente impiegato nel conflitto e Ay ha campo libero per guidare nell’aldilà il faraone e prenderne il posto.

Anche per il tesoro non c’è il tempo necessario e quindi si ricorre all’uso di gioielli di seconda mano, compresa la famosissima maschera funeraria che in realtà non è stata scolpita per Tutankhamamon. Mettendo insieme tutti gli indizi si arriva alla conclusione che l’80% del tesoro apparteneva ad altre persone, non solo, il lavoro di sepoltura, è stato fatto da operai e artigiani che hanno dovuto lavorare in condizioni decisamente difficili. Per Ay il trono diventa vicinissimo, il tesoro è stato rimediato, le cappelle ultimate, i tempi rispettati, mancano solo le decorazioni alle pareti che accompagnano il viaggio e descrivono la vita del re. Per questo le figure delineate in fretta sono mediocri, ma poco importa, Aj è riuscito ad aprire la bocca al faraone.

E’ una dichiarazione di legittimità, il faraone bambino viene inviato nell’aldilà e Ay può regnare per 4 anni sull’Egitto.

Possiamo concludere che Tutankhamon è diventato famosissimo proprio grazie al ritrovamento pressoché intatto della sua tomba e se tutto il tesoro in essa contenuto è stato racchiuso nelle tomba con molta fretta, possiamo solo immaginare il grandissimo e unico splendore  delle altre tombe se fossero giunte a noi intatte.

Tratto da italianotizie

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ECCO COSA FANNO LE BESTIE, ESSERI INFERIORI AGLI ANIMALI

A volte posto articoli che nulla hanno a che vedere con l’Egitto

E’ raro, ma lo faccio!

Questa volta denuncio un fatto atroce. Successo tempo fa ma che solo ora sta emergendo con forza!

Il filmato di Dua Khalil, colpevole di essere innamorata di un coetaneo di religione diversa, massacrata, su pubblica strada, da un branco di cittadini, che mentre la ammazzavano a sassate e a calci, filmavano col cellulare la loro vigliaccata!

Il filmato è sconvolgente, scioccante. Chi si impressiona nel vedere un leone che cattura una gazzella non lo dovrebbe guardare! Ma il leone è un animale che deve mangiare! Attacca la gazzella e in pochi secondi la soffoca! Non ha scelta!

Questi sono peggio degli animali! La furia del branco si accanisce su una ragazza inerme. Lei tenta di ripararsi come può, ma decine e decine di persone (?) la prendono a calci, le schiacciano la testa contro l’asfalto, lasciano cadere pesanti mattoni di cemento sulla sua testa. Probabilmente la ragazza sviene prima di morire! E’ piena di lividi enormi in tutto il corpo, e mentre decine di cellulari si fanno largo per filmare, la sua fine viene annunciata da una larga pozza di sangue che si allarga dal suo cranio. I poliziotti li vicino si guardano bene da intervenire. L’aggressione è durata mezz’ora!!!!!!!!!

Dua Khalil è stata ammazzata nel modo più barbaro e schifoso immaginabile! In mezzo alla strada, calpestata fino alla morte! Solo per aver amato un ragazzo di religione diversa dalla sua!

Guarda questo filmato, ti schioccherà, resterà indelebile nella tua mente!

Ricordatene quando sentirai di notizie provenienti dall’Iran o dall’Iraq.
Il governo condanna alla lapidazione. E i cittadini eseguono filmando col cellulare! Mentre la polizia non fa nulla! Come possiamo considerare un popolo capace di fare queste cose un popolo umano? Sono uomini?? No, non credo!

Non invoco bombe atomiche o guerre, non invoco distruzioni di massa!
Vorrei però che le nazioni civili smettessero ogni tipo di commercio e di aiuti economici ed umanitari a simili bestie.
Basta! Lasciamoli nel loro brodo, isolati dal mondo! Che coltivino i loro orti vivendo di agricoltura e caccia, senza aiuti, senza prodotti occidentali, senza nessuno che dia loro armi o telefonini, isolati nelle loro nazioni! Vorrei che nessun governo del mondo accettasse profughi o rifugiati da questi paesi. Che risolvano le loro questioni tra di loro! Non vengano ad ammorbare col loro fetore le nostre strade! Un popolo i cui cittadini si diverte ad ammazzare in questo modo una ragazza, filmando il tutto per postare su youtube non ha dignità umana. Impediamo loro di entrare in Europa, diffondendo la loro religione!
AGIAMO SUBITO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!!! ISOLIAMOLI!!!

Mi scuso per aver urtato la tua coscienza. Per averti mostrato quelle che credo siano le immagini peggiori che abbia mai visto nella mia vita. Ma ci indigniamo per i maltrattamenti a un cane, non possiamo chiudere gli occhi e fingere di non vedere, di non sapere! Questo è quello che le bestie fanno in nome della religione! Impuniti e impunibili, anzi, spalleggiati dalle loro barbare leggi!

ERA SOLO UNA RAGAZZINA DI 17 ANNI

COLPEVOLE SOLTANTO DI AMARE

UN RAGAZZO DI UNA RELIGIONE DIVERSA!!!


PERCHE’??? PERCHE’??????

Guarda l’articolo originale

Il servizio realizzato dalla CNN

Solo immagini e non filmato

EGITTO MAI VISTO APPRODA A FORLI’ DALL’11 SETTEMBRE

Dopo aver toccato nei mesi scorsi il Castello del Buonconsiglio (Trento) ed essere approdata a Reggio Calabria, arriva a Forlì, presso il Complesso San Domenico, l’esposizione dei 400 straordinari reperti datati intorno al 2000 a.C. e scoperti dal grande egittologo Ernesto Schiaparelli nelle necropoli di Assiut e Gebelein, conservati per un secolo nei depositi del Museo Egizio di Torino.

La mostra Egitto mai visto sarà visitabile dal 11 settembre 2010 al 9 gennaio 2011

Oggi, a distanza di quasi 100 anni, dopo un accurato lavoro di studio e di restauro, è finalmente possibile per tutti rivivere l’esperienza e le emozioni di quelle straordinarie scoperte, effettuate fra il 1908 e il 1920 dalla Missione Archeologica Italiana.

L’esposizione ruota intorno ad uno straordinario nucleo di dodici sarcofagi a cassa in legno stuccato e dipinto con iscrizioni che tramandano formule d’offerta e rituali funerari magico-religiosi. In molti casi, grazie alla lettura dei geroglifici, è possibile svelare i nomi di questi uomini e donne appartenuti alla classe media, amministratori e piccoli proprietari terrieri, vissuti nel Medio Egitto intorno al 2000 a.C.

I sarcofagi, alcuni dei quali contengono ancora la mummia, sono arricchiti da tutti gli elementi del corredo funerario che accompagnavano il defunto e attraverso i quali oggi possiamo ricostruire le loro storie e quelle delle loro famiglie.

In questo blog abbiamo già parlato di questa mostra: se ti sei perso il post clicca qui

Oggi mi piace aggiungere delle informazioni aggiuntive nel caso tu decidessi di andare a visitare questa mostra.

Per prima cosa una curiosità: ecco da dove è stato ricavato il logo della mostra!!

Poi ti segnalo una soluzione particolare per il soggiorno.
Per gli ultimi scampoli di vacanza attorno a Forlì, il Grand Hotel Terme della Fratta rilancia le proposte benessere e di cure termali. Per un fine settimana lungo, di due notti e tre giorni, la struttura a cinque stelle del comune di Bertinoro ha ideato una proposta che si lega alla mostra “Egitto mai visto”, in programma dall’11 settembre ai musei di San Domenico di Forlì. Con una cifra di circa 299 euro si potrà visitare la rassegna, originale perché espone 400 reperti del 2000 avanti Cristo, custoditi dal museo di Torino, per diversi anni in un deposito, e risalenti alle ricerche di Ernesto Schiaparelli dei primi anni del Novecento. A conciliare cultura e benessere, il viaggio comprende la mostra e i trattamenti al Grand Hotel Terme della Fratta ispirati all’Oriente, con bagno romano, massaggi purificanti e inoltre saune, cascata di ghiaccio, piscine termali.

Infine ti segnalo che la zona del forlivese è ricca di spunti culturali.
Vale la pena di fare una gita nel forlivese anche per il richiamo della storia. Numerosi i ritrovamenti e le testimonianze delle popolazioni che hanno vissuto qui da 800 mila anni fa ai nostri giorni. Per gli amanti dell’archeologia viva, fra Tredozio e Rocca San Casciano, l’antica chiesa di Santa Maria in Castello conserva nel museo parrocchiale reperti ceramici dell’età del Bronzo. Nei pressi di Galeata, a Saetta, gli scavi hanno portato alla luce i resti di quella che si pensa essere la prestigiosa villa tardo-romana del re goto Teoderico, mentre nel borgo di Pianetto si trova il museo civico Mons. D. Mambrini che raccoglie testimonianze dall’età del bronzo al medioevo. Proprio in quella zona sono stati rinvenuti resti della città romana di Mevaniola. Scendendo più a valle, non dimentichiamo di far visita al Museo Civico Archeologico ospitato nella Rocca di Forlimpopoli.

Area archeologica: Galeata – Villa di Teoderico

Area archeologica: Pianetto di Galeata – Città romana di Mevaniola

Museo archeologico: Galeata – Museo Civico ‘Mons. Domenico Mambrini’

Museo archeologico: Forlimpopoli – Museo archeologico della Rocca

Museo archeologico: Santa Maria in Castello di Tredozio – Museo parrocchiale

PESCI DEL MAR ROSSO: LO SQUALO MARTELLO

Un impressionante essere marino che potreste incrociare a Sharm è lo squalo martello: questa famiglia è notoriamente caratterizzata proprio dalla particolare forma a “martello” della testa, che è il risultato di un ampliamento dei vertici laterali del cranio dove alloggiano i bulbi oculari. Anche lo squalo martello è purtroppo sotto osservazione per la riduzione di molti esemplari in diverse zone del mondo, ed è stato infatti dichiarato oggetto di minaccia globale d’estinzione dal World Conservation Union (IUCN). Le specie di squalo martello sono nove. Tra Maggio e Settembre a Sharm, e tra Maggio a Luglio a Hurgada, potreste avere fortuna ed incontrare nel corso della vostra immersione un gruppo di squali martello festonati (Sphyrna lewini). Questa specie vive in branchi di più di quaranta individui, in acque generalmente profonde, ed ha una lunghezza di 2-4 m. A detta dei sub, uno degli spettacoli più emozionanti da vivere in immersione è rappresentato proprio dall’avvistamento di queste insolite aggregazioni…

NOTIZIE IN PILLOLE

Le compagnie aeree mediorientali offrono cellulare e internet a bordo

Egypt Air si allinea col resto delle compagnie aeree mediorientali e offre connessione per cellulari a bordo. La compagnia di bandiera dell’Egitto ha aggiornato i suoi A330-300 con la tecnologia che permetterà ai suoi passeggeri di usare GSM, SMS e GPRS a bordo dai loro provider abituali. I passeggeri avranno inoltre a disposizione una connessione wifi per tutto il volo, grazie a un accordo con OnAir che introdurrà il sistema in tutta la flotta.

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Compra un last minute ma trova l’hotel in costruzione

«Ho comprato un last minute per i primi quindici giorni di agosto e non è la prima volta che faccio acquisti di voli aerei e viaggi organizzati online e finora non avevo mai avuto problemi. Sono una buona viaggiatrice senza puzza sotto al naso e quindi non mi sono preoccupata quando l’aereo è atterrato a Hurghada, in Egitto, alle 3 del mattino e nessun autobus è venuto a prenderci». «Essendo in tanti, abbiamo aspettato e dopo un paio d’ore il pullman è arrivato. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Dico solo che l’albergo era ancora in costruzione e che abbiamo scoperto poi che sarà inaugurato il prossimo 20 ottobre. Per cui abbiamo convissuto con impalcature, pavimenti mancanti, piastrelle inesistenti, zero acqua calda e, soprattutto, l’assenza di aria condizionata nelle camere da letto». Ad agosto sulle coste desertiche del Mar Rosso le temperature di giorno sfiorano i 40-45 gradi, la notte fa più fresco ma il caldo torrido è comunque insopportabile. «E non solo: le stanze non avevano la serratura e gli operai egiziani entravano in qualunque momento senza neppure bussare. Ovviamente quando hanno capito che eravamo due ragazze sole in viaggio, le visite per fare lavori nel nostro bagno si sono moltiplicate, nonostante le nostre proteste alla direzione, le telefonate in Italia e la minaccia di chiamare la polizia». È vero che il pacchetto turistico era a buon prezzo, però questo non giustifica il fatto che la discoteca fosse solo alle fondamenta e mancassero persino le pareti, mentre la piscina era piena di acqua torbida, senza alcuna manutenzione, dove galleggiavano dentro insetti di ogni dimensione». La giovane si è già rivolta al tour operator per richiedere un rimborso e attende una risposta a giorni

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Hosni Mubarak a Washington con al seguito il figlio Gamal

Secondo Haaretz, il presidente egiziano Hosni Mubarak si presenterà al vertice di Washington, in cui si aprono i negoziati diretti tra l’Anp e Israele, con al fianco il figlio Gamal Mubarak, indicato da anni come il più probabile successore alla presidenza egiziana.

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