SUI DELFINI NON MOLLIAMO!!!

Fonte: Il Mattino.it

HURGHADA, Egitto (24 settembre) – A vedere il filmato si stenta a crederci. Quattro delfini adulti sono attualmente detenuti in una piccola piscina casalinga di Hurghada, sulla costa egiziana del mar Rosso. L’acqua è fetida e gli animali devono patire non solo le sofferenza della cattività concentrata quasi in un bicchier d’acqua, ma finanche i 47 gradi all’ombra che in questi giorni si sono registrati sul posto.

Tutto quello che le autorità egiziane hanno saputo dire è che i delfini provengono dal Giappone e che sarebbero forse destinati ad un delfinario in costruzione nella regione. Si sconosce se i delfini siano nati già prigionieri o catturati in mare, cosa probabile soprattutto se il paese di provenienza è il Giappone.

Nel paese del sol levante, infatti, i delfini vengono catturati per essere destinati all’industria della carne così come ai delfinari. Recentemente Richard O’Barry, ex addestratore di delfini che ha dedicato ora la sua vita alla salvaguardia dei cetacei, ha documentato il tristissimo destino dei delfini dei mari giapponesi. Se non uccisi per essere macellati, vengono destinati ai delfinari di mezzo mondo. Il problema principale dell’industria della cattività acquatica, infatti, è l’elevata mortalità in vasca e dei cuccioli in particolare.

Il film The Cove ha avuto un successo di pubblico mondiale. Uniche eccezioni delle quali si è avuta notizia, i pareri di talune autorità giapponesi e del delfinario italiano di Oltremare (RN) i cui responsabili durante la visione del film avvenuta nel corso del premio Ilaria Alpi (vedi articolo GeaPress) hanno bollato come “mucchio di falsità” il documento shock di O’Barry.

VERGOGNA MASSIMA PER IL DELFINARIO DI RIMINI!
VOGLIAMO VEDERE CHIUDERE I DELFINARI!!!
NON ANDATE A VEDERE QUESTI SPETTACOLI,
NE A SHARM NE A RIMINI NE IN ALTRI POSTI!

Pare che la situazione si stia risolvendo,
ma fino a che non ho notizia certa su questo argomento non mollo!!!

LO SFRUTTAMENTO DELLE ACQUE DEL NILO: UN PROBLEMA A NOI QUASI SCONOSCIUTO

I paesi che si affacciano sulle sponde del Nilo sono da anni in conflitto tra di loro. Nonostante sia un problema estremamente serio e annoso, in Italia non ne ho mai sentito parlare. Spesso i nostri giornalisti si dilungano troppo su quello cha la Canalis fa con Clooney, con quello che Lele Mora ha fatto con Corona e stupidaggini del genere. E noi italiani siamo tra le nazioni meno informate d’Europa, nonostante la tanto sbandierata libertà di stampa!
Ecco quindi un articolo molto ben fatto che spiega il problema del Nilo e delle sue acque.
Se desiderate approfondire, nell’articolo originale sono presenti vari link! Buona lettura.

La lotta per il controllo del Nilo, una questione geopolitica che va avanti da centinaia di anni, si sta scaldando sempre di più negli ultimi mesi e diversi analisti non escludono la possibilità che prima o poi rischi di sfociare in una guerra vera, scrive il New York Times. Sette nazioni che si affacciano sul fiume più lungo del pianeta si contendono l’uso del bacino, i cui terreni sono posseduti all’80 per cento da Egitto e Sudan in seguito a un trattato del 1929 siglato dalla Gran Bretagna, al tempo colonizzatrice dei due paesi.

Il trattato, riconfermato nel 1959, dà a Egitto e Sudan il diritto di veto sui progetti idroelettrici e di irrigazione degli stati più a monte del corso del Nilo – Etiopia, Uganda, Tanzania, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Burundi e Rwanda – che quindi considerano gli accordi attuali un’ingiusta eredità del colonialismo. Egitto e Sudan difendono quel trattato, indicando come giustificazione la maggiore aridità delle proprie terre.

L’economia di Egitto e Sudan ruota soprattutto intorno ai campi agricoli sulle rive del fiume, e il timore è che le dighe costruite dalle nazioni che si trovano più vicine alla sorgente diminuiscano eccessivamente il volume d’acqua del fiume. Il numero di cittadini egiziani sta aumentando velocemente e, anche a causa dei molti sprechi, secondo il ministero dell’irrigazione entro il 2017 le acque del Nilo potrebbero non soddisfare più le necessità del paese.

Dopo il rifiuto di Egitto e Sudan di concedere altri territori, lo scorso maggio le sette nazioni a monte del Nilo si sono riunite per raggiungere un accordo che permetta loro di costruire dighe senza la necessità dell’autorizzazione dei due paesi. Finora Etiopia, Uganda, Tanzania, Kenya e Rwanda hanno firmato l’accordo, Congo e Burundi non hanno ancora deciso che parte prendere. Se entro il 2011 Egitto e Sudan non riprenderanno le negoziazioni, gli altri paesi ratificheranno il trattato.

La scorsa primavera l’Etiopia ha inaugurato una diga idroelettrica da quasi 400 milioni di euro finanziata dalla Banca europea degli investimenti, dall’Italia e dalla stessa Etiopia. Altre nazioni alla sorgente del fiume, come l’Uganda, hanno in programma progetti simili. In merito alla questione, le autorità egiziane hanno ammesso che se l’acqua venisse immessa nelle riserve lentamente, in un arco tra i cinque e i quindici anni, le centrali idroelettriche non dovrebbero danneggiare eccessivamente l’Egitto. Ma la speranza è comunque che la Banca Mondiale, spesso finanziatrice di questi progetti, non approvi i piani delle nazioni alla sorgente. A preoccupare Egitto e Sudan ci sono inoltre gli investitori cinesi e arabi, che stanno riflettendo su enormi progetti agricoli in Uganda ed Etiopia, in cui vedono la possibilità di profitti altissimi.

Seguiremo ancora questo tema attualmente caldissimo!

NOTIZIE IN PILLOLE

Storica qualificazione dell’Egitto alla seconda fase dei mondiali di pallavolo

Il tecnico della squadra egiziana, l’italiano Giacobbe commenta così «Per noi è una qualificazione storica. Quella di oggi è stata una sconfitta indolore visto che alla fine non ha compromesso la qualificazione» ha concluso il coach
Qualificata anche l’Italia!

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Alla ricerca del Van Gogh rubato

IL CAIRO, 26 settembre 2010 – A oltre un mese dal misterioso furto dei ‘papaveri’ di Van Gogh dal museo egiziano Mahmud Khalil, il ministro dell’Interno del Cairo rivela che nel furto del quadro è implicato un dipendente del museo. “Diverse dettagli circa il furto indicano che un dipendente del museo ha partecipato al crimine, o ha trafugato la tela lui stesso – ha affermato il ministro – E’ stata una dura lezione”, aggiunge riferendosi alle responsabilità riguardo alle misure di sicurezza.

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L’Egitto entra a far parte dei nuovi BRIC

Un tempo erano solo 4 (Brasile, Russia, India e Cina) mentre ora spuntano i Next 11, un gruppo di mercati emergenti che secondo Goldman Sachs rispondono la meglio all’esigenza degli investitori di di trovare nuove aree di sviluppo per diversificare i propri investimenti.
Così la nuova frontiera è rappresentata da Vietnam, Messico, Pakistan, Egitto, Corea, Nigeria, Turchia, Filippine, Indonesia, Bangladesh e Iran.

IL MINISTRO MARA CARFAGNA E’ IN EGITTO

Non più tardi di un paio di giorni fa il Ministro Carfagna è stata segnalata in questo blog come promotrice del movimento contro le mutilazioni genitali femminili di cui ho parlato e continuerò a parlare.
Oggi una nuova notizia che riguarda il più bel Ministro del mondo (mio parere personale!)

Il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, è arrivata in Egitto, dove parteciperà, a Il Cairo, alla Conferenza internazionale sul diritto all’identità.

Sarà proprio il Ministro Carfagna, insieme al ministro della famiglia egiziano, Muchira Khattab, ad aprire i lavori dell’iniziativa, che vede riuniti esponenti di governi africani, asiatici e della regione, esperti e rappresentanti di associazioni e organizzazioni non governative. Verranno illustrati i risultati del progetto realizzato dal Consiglio egiziano per l’infanzia, con la Cooperazione italiana e la Banca mondiale, con l’obiettivo di consentire la registrazione e l’assegnazione di documenti di identità, soprattutto a donne e bambine residenti nelle regioni dell’Alto Egitto.

Avviato nel 2007 e concluso a luglio 2010, ha permesso di rilasciare oltre 66.500 carte d’identità, più di 45.600 certificati di nascita e circa 16.500 documenti a persone non registrate all’anagrafe,consentendo loro di avere accesso a servizi pubblici di base come la sanità e la scuola. Anche se non ci sono statistiche precise, il fenomeno della mancata registrazione alla nascita soprattutto di bambine in Egitto è diffuso in particolar modo nelle zone più povere, complice l’analfabetismo, le difficoltà burocratiche e la scarsa consapevolezza del diritto all’identità.

NEWS TRATTA DAL SITO MARACARFAGNA

Ma quanto è bella Mara Carfagna!!!!!

UN BEL POST SU MARSA ALAM

Tratto da Mondoviaggi Blog

La meta più ambita per chi ama il mare, il mondo subacqueo e le bellezze naturali quasi selvagge che questa località offre, l’ideale per chi vuole godere del privilegio di acque limpide e incontaminate a breve distanza dall’Italia. Marsa Alam è una località dell’Egitto, situata in prossimità del Tropico del Cancro, circondata dal Mar Rosso, il vero protagonista di questo posto spettacolare.

L’evoluzione:una ricchezza incompresa
In origine era un piccolo villaggio di pescatori e di minatori che lavoravano nelle antiche miniere di marmo e fosfati che si trovavano in prossimità del deserto del Sahara.
La nascita di Marsa Alam risale infatti al tempo dei faraoni e successivamente dei romani, periodi nei quali il deserto circostante era ricco di miniere d’oro, smeraldi e pietre preziose, fino a quando un’operazione urbanistica e un’enorme campagna pubblicitaria non decise di aprire le porte di queste terre preziose al turismo internazionale facendola diventare una delle località turistiche più conosciute del Mar Rosso.

Al Ba Abda & Al Basharya:
Impronte decisive sulle origini sono rimaste presenti a lungo come anche la popolazione locale,inizialmente costituita da due tribù beduine gli Al Ba Abda e la tribù degli Al Basharya.
Tali tribù, col tempo, si mescolarono alla civiltà araba al punto che venne inculcata loro la religione islamica.
La vera natura di questa gente è da sempre la caccia e i loro rifugi chiamati Khisha venivano costruiti su vari livelli per ripararsi dalle piogge.
Oggi il governo egiziano ha avviato un progetto per la costruzione di abitazioni, servizi sociali, ospedali e scuole per queste persone che improvvisamente sono state sbalzate dalla loro piccola comunità beduina per trovarsi immersi in una realtà che non gli appartiene.
L’odierna Marsa Alam infatti è oggi un susseguirsi di hotels che stanno piano piano invadendo tutta la costa, scarseggiando invece di locali e ristoranti per turisti.
Questo perché il turismo di massa ruota intorno alle maestose infrastrutture e ai villaggi che forniscono ogni tipo di svago e di necessità, data la natura selvaggia e la prevalenza del deserto al di fuori di esse.

Infatti la spettacolarità di Marsa Alam sta proprio nella naturalezza dei posti e nel lusso che scaturisce da un mare meraviglioso come il Mar Rosso, ricco di ogni specie di pesci per via della presenza della barriera corallina.

Non a caso Marsa Alam è la meta più ambita per gli appassionati d’immersione; le baie sicuramente più belle sono Marsa Shagra e Marsa Abu Dabbab (la baia del dugongo).

Marsa Shagra
il fondo è di sabbia corallina, se ci dirigiamo a nord troviamo una barriera molto viva e ricca di pesci ,andando avanti passiamo sotto un enorme ventaglio di corallo che indica la fine della baia e si esce in mare aperto.la profondità massima qui raggiungibile è 25 metri.

Marsa Abu Dabbab
E’ la baia più famosa di Marsa Alam perché ogni tanto è frequentata dal dugongo.( un mammifero dell’ordine dei Sirenii,oggi a rischio di estinzione.)
L’immersione più gettonata è quella sul lato sud dove è possibile incontrare le tartarughe verdi, gli squali chitarra, razze e qualche calamaro.
Esiste anche un’altra peculiarità che rende Marsa Alam la meta ideale per una certa tipologia di turisti, ed è il vento che spesso batte le sue coste ed attira ogni anno tantissimi surfisti appassionati di kitesurf e windsurf.
Un’altra particolarità di questa zona sono le sue spiagge, che a differenza di quelle di Sharm offrono la possibilità di passeggiare e balneare a riva senza il rischio di danneggiare la barriera corallina. Per questo motivo, Marsa Alam è forse la località più consigliata per famiglie con bambini e per tutti coloro che amano stare in spiaggia.

Lo sapevate che….
Marsa Alam in arabo significa letteralmente “Porto della Bandiera”.
Nata come agglomerato di beduini pescatori, la cittadina vedeva parecchi pescatori avventurarsi in mare per battute di pesca e vi era la necessità di capire subito quale fosse l’approdo per il ritorno.
Non avendo disponibilità di fari o segnalazioni luminose l’unica alternativa era mettere delle bandiere sulle sponde delle spiagge.

UNA FOTO AL GIORNO: INCONTRO CON L’AQUILA DI MARE

Debitamente stuzzicato su FB, Mister Pierluigi Baldazzi, universalmente noto come PL, ha deciso di regalare una bellissima foto al nostro blog!

Conoscendo la paranoia che ha PL per i credits e la citazione delle fonti, mi tocca dilungarmi un attimo!

La fotografia è stata scattata da Helen Cowie, al tempo della foto istruttrice allo Sharm Scuba Diving
Potete chiedere la sua amicizia su Facebook a questo indirizzo:
http://www.facebook.com/profile.php?id=521435195&ref=ts

Il soggetto che ha il fortunato incontro con l’aquila di mare è Andrea Basilio, Manager del Diving, pure lui contattabile su FB al seguente indirizzo: http://www.facebook.com/andrea.basilio?ref=ts

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Come detto prima la foto è stata gentilmente offerta da PL Pierluigi Baldazzi, che aspetta con ansia migliaia di richieste di amicizia sulla sua pagina di Facebook:
http://www.facebook.com/andrea.basilio?ref=ts#!/profile.php?id=696194594
Non è certo una bellezza, ma è simpatico, anche se un pochino paranoico su certe cose!!!! E’ l’ideatore e protagonista del matrimonio bufala di cui vi ho parlato in questo blog qualche settimana fa!

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Fortunatamente l’Aquila di mare non è stata meglio identificata! Di lei sappiamo solo che:

La forma del disco è rombica col diametro orizzontale molto più largo di quello verticale. Al disco segue una coda a frustino lunga almeno il doppio e munita di una spina nel suo lato dorsale. La pelle è liscia e ricoperta di muco scivoloso. La testa, sporgente sul piano del dorso, sporge anche col muso, che ha il bordo anteriore semicircolare, sull’asse centrale del disco. Gli occhi sono in posizione laterale e sono seguiti dagli spiracoli. Il disco formato dalle pinne cefalico-pettorali è largo quasi il doppio dell’altezza e ha margini anteriori convessi mentre quelli posteriori sono concavi cosicché le pinne assumono un aspetto di ali falcate. Le aperture nasali sono in posizione ventrale e collegate alla bocca da due solchi laterali. Nelle mascelle esistono delle piastre dentarie formate da denti poligonali appiattiti e disposti in serie. Le pinne pelviche sono quadrangolari col margine posteriore rettilineo. Esiste una sola pinna dorsale che è inserita sulla coda, assai indietro alle pettorali e poco prima dell’aculeo, che è robusto e coi margini seghettati.

Per tutti quelli che con pazienza e dedizione son arrivati a leggere fino a qui, è doveroso a questo punto pubblicare la fotografia!

GRAZIE A PL PER AVERLA MANDATA,
A HELEN PER AVERLA SCATTATA,
A ANDREA PER AVERLA RESA UNICA!
E SOPRATTUTTO GRAZIE A VOI LETTORI CHE MI SOPPORTATE!

IL SITO ARCHEOLOGICO DI ABU MENA

Il sito archeologico di Abu Mena (chiamata anche Abu Mina) si trova nel deserto Maryout a 45 km da Alessandria d’Egitto. Si tratta di una città, di un complesso di monasteri e di un luogo di pellegrinaggio dell’antico Egitto. Dal 1979 è inserito nei Siti patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Pochi edifici sono oggi in piedi, essi si riconoscono dalle fondamenta.

Abu Mena è il luogo dove fu sepolto San Menna d’Egitto (deceduto, secondo alcuni, nel 296 d.c.). Esistono diverse versioni in merito alla sua sepoltura e sull’edificazione del santuario a lui dedicato. Ben presto Abu Mena divenne un luogo di pellegrinaggio e restò tale fino al VII sec., quando la città fu distrutta dagli Arabi. Ancora oggi è uno dei santi più venerati in Egitto.
Gli scavi che riportarono alla luce la Basilica furono fatti tra il 1905 e il 1908. Fino al 1998 gli scavi sono stati continuati dai tedeschi.
Dal 2001 Abu Mena è inserito nei siti patrimonio dell’umanità in pericolo, a causa dello sfruttamento agricolo dell’area che ha innalzato la falda freatica che a sua volta ha provocato il crollo di alcuni edifici.

Monastero (a sinistra) e Cattedrale (a destra) di St. Mina

SAKINEH CONDANNATA ALL’IMPICCAGIONE

Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione con l’accusa di adulterio, sara’ impiccata. Lo riferisce il Teheran Daily News, citando le parole del Procuratore Generale Gholam-Hossein Mohseni-Ejei.

”Secondo la sentenza del tribunale, Sakineh e’ colpevole di omicidio, e l’esecuzione della sentenza di morte ha la priorita’ sulla sua punizione”, ha dichiarato il Procuratore di Teheran. Cio’ significa che la Ashtiani non sara’ lapidata per adulterio perche’ verra’ prima impiccata per omicidio.

”La questione non deve essere politicizzata. I giudici non saranno influenzati dalla campagna di propaganda lanciata dai media occidentali”, ha aggiunto, riferendosi alla mobilitazione internazionale per fermare la sentenza contro la donna.

Difficile commentare la notizia: ma ci provo, conscio del fatto che molti mi daranno addosso.
A mio parere l’occidente è riuscito ad ottenere un grosso risultato. Ha impedito che Sakineh sia condannata alla lapidazione per adulterio.
Obiettivamente non credo si potesse ottenere di più. La donna è stata ritenuta colpevole di omicidio del marito. In molti paesi sarebbe stata condannata a morte, persino in molti stati americani.
Non era neppure immaginabile che da un regime come quello iraniano, si potesse ottenere di più!
La pressione mediatica ha ottenuto un successo a mio parere addirittura insperato. Ma salvare la vita di Sakineh non era possibile. Siamo riusciti a fermare la lapidazione, di più non si poteva fare.

UNA FOTO AL GIORNO: TRIGONE