PERCHE’ IL MONDO ISLAMICO E’ COME E’

Gianni Pardo sul quotidiano online Il Legno Storto pubblica un interessante post sulle motivazioni odierne dell’Islam. Lo riporto integralmente e ti invito a leggere altri interessanti articoli pubblicati sullo stesso quotidiano. Generalmente non tratto questioni religiose o politiche, ma questo articolo mi è sembrato molto lucido e non fazioso!

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Perchè il mondo islamico è come è

1. Le dicotomie.
L’Islàm, anche se molto conservatore, ed anche se  molto più vicino alle origini rispetto ad altre religioni (come il Cristianesimo) che se ne sono molto discostate, non è rimasto fermo nel corso dei secoli. Questo dà luogo ad una serie di dicotomie.
Un tempo l’Islàm fu caratterizzato da una relativa tolleranza, certo maggiore di quella dei cristiani. I dhimmi dovevano pagare una tassa, per rimanere non musulmani in un Paese musulmano, e subivano qualche discriminazione, ma per gli standard del tempo gli arabi erano notevolmente tolleranti. Quando furono scacciati dalla Spagna, nel 1492, gli ebrei (sefarditi) non si rifugiarono in Francia o in Italia, ma nei Paesi sottoposti al potere della Sublime Porta. Viceversa l’Islàm attuale è caratterizzato da una crescente intolleranza: in alcuni Paesi si rischia la vita solo ad essere trovati in possesso di una Bibbia. Addirittura, gli integralisti sono mortalmente ostili ai governi dei loro Paesi di provenienza solo perché vagamente laici e sensibili alle esigenze della geopolitica. Come in occasione delle due Guerre del Golfo.
Una seconda differenza, fra passato e presente, è culturale. Al suo sorgere, il mondo Islamico ebbe una fioritura intellettuale che in qualche campo era ben più avanzata di quella europea. In seguito al contrario si è avuta una stasi, tanto che oggi l’incultura è divenuta una caratteristica dei musulmani. Non solo essi sono analfabeti in grande misura, ma sono inesistenti nel campo del progresso scientifico e sociale.
Vi è poi la differenza militare. Appena nata, questa religione fu guerriera e conquistatrice, fino a toccare Poitiers, nell’Ottavo Secolo, e fino ad avere sufficiente spinta propulsiva per attaccare Vienna ancora nel Diciassettesimo Secolo. In seguito invece le nazioni Islàmiche sono divenute “territorio di conquista” e gli arabi, dal punto di vista militare, hanno inanellato una serie di rovesci. Anche quando sono stati molti milioni, su milioni di chilometri, coalizzati contro un territorio e un popolo microscopici come quelli di Israele (1967), la loro sconfitta ha toccato le vette del ridicolo. L’Islàm guerriero è divenuto l’Islàm imbelle.
Queste dicotomie non sono confinate nelle riflessioni dei sociologi e dei politologi. Il confuso sentimento di esse è largamente diffuso. L’Islàm del passato è stato orgoglioso e vincente, quello del presente è rancoroso e perdente. È rancoroso anche perché, allevato nella convinzione della propria superiorità sugli infedeli, non si capacita del successo di costoro: quasi che Dio, dimostrandosi ingiusto, li favorisse rispetto al suo proprio popolo.

2. La politica.
La teoria politica dell’Islàm è caratterizzata dall’unificazione teorica – e dovuta – del potere politico col potere religioso. Il buon musulmano non distingue l’ambito laico dall’ambito confessionale. Il Corano è la regola universale e il governo ideale è il califfato: il capo dei credenti deve anche essere il capo dello Stato. Come avviene del resto, ancora oggi, nella teocrazia iraniana e nella monarchia del Marocco. Anche se quest’ultimo non è certo il più oppressivo dei Paesi musulmani.
L’ortodossia musulmana ha avuto la sua massima smentita e contraddizione col kemalismo. Atatürk è riuscito per quasi un secolo a dar vita ad un Paese, la Turchia, nettamente laico, anche se in esso la libertà religiosa (non solo musulmana) è stata totale. Ma col tempo, e soprattutto negli anni recenti, quella nazione ha subito e subisce una deriva religiosa che potrebbe far finire per sempre un meraviglioso tentativo di modernizzazione: ciò però meriterebbe un discorso a parte.
Per quanto riguarda gli altri Paesi, l’unificazione dei due poteri, religioso e laico, si realizza più o meno compiutamente ed esistono parecchie vie di mezzo: si passa dalla medievale oppressione teologica saudita al sostanziale laicismo di Paesi come l’Egitto o il Libano.

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2 Responses to PERCHE’ IL MONDO ISLAMICO E’ COME E’

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