FORZE DI SICUREZZA EGIZIANE ATTACCANO IL MONASTERO DI SAN MACARIO

Cairo (AsiaNews/Agenzie) – Centinaia di agenti delle forze di sicurezza egiziane, a bordo di veicoli e mezzi militari, hanno attaccato il monastero di San Macario di Alessandria a Wadi El-Rayan, nella provincia di Fayoum, circa 150 a sud della capitale. Il fatto è avvenuto alle 8 di sera del 7 settembre, ma solo negli ultimi giorni è emersa la notizia. Durante l’assalto, cui hanno partecipato oltre 300 persone, sono stati sparati gas lacrimogeni, lanciati bastoni e sassi all’ indirizzo dei religiosi, tre dei quali hanno riportato gravi ferite. Secondo quanto riferisce l’agenzia Aina, le forze di sicurezza hanno impedito la consegna di mattoni all’interno dell’antico monastero, necessari per la costruzione di nuove celle da destinare ai religiosi. Gli assalitori hanno anche cercato di confiscare il materiale già consegnato, ma i monaci vi si sono seduti sopra opponendo un fermo rifiuto. Al centro della vicenda sembra vi siano questioni legate al possesso dell’area e all’uso cui andrebbe destinata, che vede opposti i monaci e le autorità. Questi ultimi affermano che Wadi El-Rayan sia una sorta di “area protetta” e intoccabile. I religiosi ribattono che è necessaria la costruzione di nuove celle all’interno del monastero, costruito ben prima che l’area venisse dichiarata dedita alla “conservazione”. Alle 12 del 7 settembre le forze hanno circondato il monastero, mantenendolo in stato d’assedio sino alla stessa ora del giorno successivo. P. Boulos el Makkary, uno degli 85 monaci presenti nella struttura, spiega che gli assalitori hanno rinunciato “dopo aver visto l’insistenza dei monaci, nel rivendicare i loro diritti”, ma hanno anche aggiunto che “presto” sarebbero tornati. I monaci ritengono che il governo voglia impedire la costruzione di nuove celle, per frenare la crescita del monastero e del numero di ospiti. Al momento gruppi di 5 o anche 8 religiosi devono condividere celle che riescono a contenere una sola persona. Il monastero di San Macario – detto anche il “Monastero sepolto”, perché molte delle celle sono grotte nella montagna – rimasto a lungo deserto, per la mancanza di luce e acqua. Tuttavia, dal 1996 i monaci hanno ottenuto il permesso di soggiorno e, nel tempo, ne hanno fissato una dimora “permanente”, ottenendo il relativo permesso dal Ministero dell’ambiente.

Tratto dal sito della Diocesi di Torino

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