I LIBRI DEI MORTI – BRITISH MUSEUM 4 novembre – 6 marzo


Nakht e sua moglie adorano il dio Osiride- Dettaglio del libro dei morti

Londra – British Museum – 4 novembre 2010 -> 6 marzo 2011

Il viaggio nell’aldilà secondo gli antichi Egizi. Si annuncia come una delle mostre più affascinanti dell’anno ed è pronta a svelare i segreti del misterioso mondo ultraterreno di una delle civiltà più importanti dell’antichità. Ieri al British Museum di Londra è stata inaugurata l’esposizione Viaggio nell’aldilà: il Libro dei morti nell’antico Egitto: gli appassionati di egittologia oltre a contemplare splendidi sarcofagi, antiche statue e inimitabili gioielli, possono ammirare per la prima volta decine di inediti papiri che raccontano il percorso che secondo la religione egiziana ogni defunto doveva compiere per guadagnarsi l’immortalità. Non è una «copia unica». Un analogo libro dei morti, infatti, è esposto al Museo Egizio di Torino ed è una delle attrattive più importanti del museo italiano. E’ tuttavia la prima volta che il «libro» in possesso del British Museum viene messo a disposizione del pubblico.

La grande cupola del British Museum é stata trasformata in un luogo magico, un percorso concentrico dalla morte alla vita eterna, la porta di ingresso verso l’aldilá. Gli Egizi davano grande importanza alla vita dopo la morte e una grande mostra su «I Libri dei morti dell’antico Egitto» rivela i brillanti colori e le forti emozioni del viaggio, irto di pericoli e di avventure, ma anche ricco di gioia, dell’uomo dalla morte terrena verso la vita eterna.

I Libri dei Morti, per anni erroneamente considerati una sorta di Bibbia egizia, sono in realtà una raccolta di testi funerari, formule magiche, inni e preghiere con lo scopo di proteggere il morto nel suo viaggio verso l’aldilá. I primi erano scritti sulle bende utilizzate per avvolgere il corpo del defunto o incisi direttamente sul legno del sarcofago o sulle maschere posate sul volto. La maggior parte peró sono papiri ricoperti di geroglifici e immagini, che venivano arrotolati e messi nella tomba o nel sarcofago del morto per accompagnarlo nel suo viaggio, assieme a gioielli, maschere, tesori, amuleti e suppellettili utili nel percorso dopo la vita terrena.

«Gli Egizi non erano ossessionati dalla morte, come dicono alcuni, – spiega John Taylor, direttore della mostra, – erano ossessionati dalla vita e volevano che continuasse anche dopo la morte.» Ogni libro dei morti è unico, creato ad hoc per la persona di alto rango che lo richiedeva, con suoi ritratti e una scelta personalizzata di immagini e di formule. Le immagini che illustrano i papiri sono spesso di uomini con teste di animale, perché i morti potevano proseguire il viaggio sotto qualsiasi forma, trasformandosi in uccello, serpente o anche fiore di loto.

L’alto rango di Anhai, una sacerdotessa morta nel 1100 AC, è dimostrato dal fatto che è stata seppellita con una statua di Osiride e un prezioso papiro di grandi dimensioni e decorato in oro che la ritrae mentre, presa per il polso dal dio falco Horus, si avvia verso l’aldilá. Il piú spettacolare dei papiri è il Libro di Nesitanebisheru (Greenfield Papyrus), il piú lungo mai esistito, che ha una lunghezza di 37 metri e viene mostrato al pubblico per la prima volta. Nesitanebisheru era la figlia del sommo sacerdote di Amon a Tebe, morta nel 930AC, e il suo papiro contiene formule e incantesimi che non si trovano in alcuno degli altri 200 Libri dei morti e che quindi con ogni probabilità erano state richieste dalla stessa committente.

Il percorso inizia con la mummificazione del corpo, che serviva a purificare il morto rendendolo piú simile a Osiride, dio dell’aldilá, e finisce con la Sala del giudizio. Qui il cuore del defunto – considerato centro della vita e sede della mente – viene pesato da Anubi, signore degli inferi, sotto lo sguardo di Osiride. Un cuore pesante è segnale di peccato e viene dato in pasto al «divoratore», una creatura con testa di coccodrillo, corpo di leone e zampe posteriori di ippopotamo. Questa è la vera morte.

Chi ha il cuore leggero invece puó entrare nel «campo di canne», il nostro Paradiso, che altro non è che una versione idealizzata dell’Egitto, terra fertile e ricca di acqua, dove la vita scorre uguale ma senza problemi, senza malattie e dolori e naturalmente senza lo spettro della morte. Tracciando passo passo il cammino del defunto dopo la morte, i Libri hanno lo scopo di perpetuare la vita rendendola eterna. Per questo la ricchissima mostra del British Museum dedicata ai morti si rivela essere una trionfale celebrazione della vita.

Immagine 1) Il sarcofago di Hunefer e la preghiera a Osiride

Il Libro dei morti non era un testo unico, ma una raccolta di opere diverse su papiro e lino che avevano lo scopo di guidare il defunto nell’oltretomba. Alcune di queste illustrazioni furono usate per oltre mille anni e le più antiche risalgono a oltre 3.500 anni fa. Attraverso suggerimenti e ammonimenti, le illustrazioni e i geroglifici presenti sui rotoli raccontano i pericoli del mondo dei morti. Molti papiri furono acquistati dal British Museum alla fine del XIX secolo, ma sono stati per molti anni custoditi in diversi caveau perché ritenuti troppo fragili. Tuttavia grazie alle nuove scoperte scientifiche e alle più moderne tecniche di conservazione adesso gli esperti del British Museum assicurano che i preziosi documenti non rischiano più di essere danneggiati e finalmente hanno deciso di presentarli al grande pubblico. Tra i documenti più famosi in mostra c’è anche Il Libro di Hunefer, un papiro del XIII secolo a. C. che racconta il viaggio nell’oltretomba del potente scriba Hunefer vissuto a Tebe durante la diciannovesima dinastia. Lo scriba sarebbe stato al servizio del faraone Seti I e avrebbe goduto di grande rispetto e stima.

Immagine 2) La pesata del cuore: sull’altro piatto della bilancia una piuma

IL VIAGGIO DELLO SCRIBA – Il papiro di Hunefer, celebre per i suoi incredibili colori e per la sua chiarezza, misura 5,50 metri. In una delle prime illustrazioni si può ammirare, accanto al sarcofago che conserva il corpo dello scriba, una stele funeraria su cui è impresso il nome del defunto e una preghiera a Osiride, dio della morte e dell’oltretomba (immagine 1).
Nella preghiera si chiede che l’anima dello scriba possa raggiungere l’aldilà. Dopo aver illustrato i tanti sacrifici offerti agli dei per ottenere l’immortalità, arriva la prova della psicostasia: la cerimonia della pesatura del cuore nella «stanza delle due verità» alla quale ogni defunto doveva sottoporsi per poter accedere all’aldilà. Secondo gli egiziani essa serviva a stabilire la purezza d’animo del defunto: il cuore di Hunefer è posto su un piatto di una bilancia da Anubi, il dio dell’imbalsamazione. Sull’altro piatto vi è una piuma che rappresenta Maat, simbolo dell’ordine cosmico e della giustizia. Se il cuore del defunto risulta più pesante della piuma, sarà dato in pasto ad Ammit, il mostro che si trova ai piedi della bilancia e che racchiude in sé gli animali più pericolosi dell’Egitto: il coccodrillo, il leone e l’ippopotamo. (Immagine 2)
Ma come mostrano le successive illustrazioni, il cuore dello scriba è più leggero della piuma e supera la prova. L’ultima scena del papiro mostra un trionfante Hunefer pronto ad accedere all’Aaru, il Paradiso degli antichi egizi. (Immagine 3)

Immagine 3) Superate le prove Hunefer accede all’Aaru, il paradiso degli antichi egizi

Collegamento al sito del British Museum

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2 Responses to I LIBRI DEI MORTI – BRITISH MUSEUM 4 novembre – 6 marzo

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