VIAGGIO NEL SINAI DA GERUSALEMME A ELIAT

Volete percorrere l´autostrada della preistoria? Le montagne russe del mito? È semplice. Andate da Gerusalemme a Eilat, sul Mar Rosso. La distanza da un punto all´altro è di 350 chilometri, quattro ore di macchina, più o meno, ma lo spazio temporale che abbraccia il tragitto è di migliaia, forse milioni di anni, quanti ce ne sono voluti perché si formasse la scena straordinaria e sempre sorprendente che incornicia il percorso. I geologhi ci dicono che questa è la sezione settentrionale della Rift Valley, il punto di sutura tra l´Africa e l´Asia, dove la Terra sprofonda al di sotto del livello del mare e ben tre deserti si susseguono a formare una delle regioni più aride del mondo. Ma anche per questo, forse, il luogo della sfida ancestrale tra l´uomo e la potenza della natura. 

Appena lasciata Gerusalemme diretti ad Oriente, quasi alle porte della città, è il deserto della Giudea a venirci incontro. Quella verso il Mar Morto è una ripida discesa agli inferi, costellata di dune, gole, strapiombi modellati su una pietra arenaria che la luce del sole rende abbagliante. Adagiate sulle pareti delle colline o ancorate sul fondo delle valli, le tende squadrate degli ultimi beduini della tribù Jahalin che da sempre percorrevano questa fetta di Palestina, finché non sono stati in gran parte sgomberati dalle autorità israeliane per far posto a nuovi insediamenti. Qui, sull´antica strada tracciata dai romani che congiungeva Gerusalemme a Gerico, la prima sorpresa.

Miracolosamente in bilico sulle pareti di una gola scoscesa, all´ombra della roccia bagnata da una sorgente, ecco spiccare le cupole azzurre del monastero greco-ortodosso di San Giorgio, creato nel IV secolo dopo Cristo da eremiti desiderosi di imitare le vite dei profeti. È stato ricostruito a metà dell´Ottocento. Ci s´arriva attraverso un ripido sentiero al termine del quale il tè offerto dai monaci greci ridà coraggio e restituisce le forze. Ancora una decina di chilometri di strada, giusto il tempo di arrivare a 200 metri sotto il livello del mare, ed ecco sulla destra adagiarsi la moschea-santuario-caravanserraglio di Nebi Moussa dove, secondo la tradizione islamica, venne sepolto Mosè. Seppure qui sia la culla delle tre religioni monoteiste, quando si scende nel dettaglio difficilmente le varie narrative coincidono. Per i cristiani, la tomba di Mosè è sul Monte Nebo, in Giordania.

Ma, il pregio di Nebi Moussa è che lo splendido panorama a 180 gradi che si gode dalle sue finestre e terrazze si incentra proprio sul Monte Nebo, che si erge all´orizzonte, al di là della depressione del Mar Morto. Siamo ormai sulle rive del lago più salato della terra. A 422 metri sotto il livello del mare, l´aria è talmente secca, la temperatura così calda, la pioggia così rada da non permettere forme di vita. Eppure qua e là sulla grande spianata desertica crescono palmeti e aranceti e persino vigneti, frutto della scienza dell´irrigazione israeliana e, se andiamo verso Gerico, frutto della generosità delle acque che si nascondono in una delle oasi più ricche del mondo. Ma andiamo in direzione opposta, verso le spiagge dove il sale si solidifica sulle rive, il fondo è una melma di benefico fango e l´acqua ha una temperatura media di 30 gradi, per godere di un bagno, dove l´alta salinità garantisce uno spontaneo galleggiamento anche delle persone più pesanti.

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