LA CONDIZIONE DELLA DONNA IN EGITTO

(Cairo) Hoda Gameel, 22 anni, è una delle tante donne egiziane spinte nel mondo del lavoro dal bisogno e dalle circostanze. Se in passato lasciare le mura domestiche può aver reso alcune donne libere, oggi le donne egiziane non ricevono la giusta considerazione e, al contrario, tornano a rifugiarsi nella tradizione.

“Ero ambiziosa e avevo sogni. Ora voglio solo sposarmi e stare in casa”, ha dichiarato Gameel. “La mia sola speranza è quella di potermi riposare, quando mi sposerò”.

Gameel si sveglia alle 7, prepara la colazione ai due fratelli minori, li accompagna a scuola, torna a casa a stirare e poi va al lavoro – vende foulard copricapo nello stand di uno sfarzoso centro commerciale. La sera, dopo aver affrontato 90 minuti di traversata nel traffico del Cairo su un autobus malridotto, cena, studia e finalmente riposa.

È una sfacchinata che frutta a malapena 100 dollari il mese, con tutti gli straordinari. Una storia tristemente ordinaria nei paesi dove la tradizione ancora priva la maggior parte delle donne di opportunità e l’unica possibilità sono lavori mal pagati e poco soddisfacenti.

Gameel ha il peso ma non i vantaggi dei suoi coetanei. “Mi sento un uomo. Gli uomini sono quelli che in teoria dovrebbero lottare e sostenere il peso della famiglia. Una donna dovrebbe invece offrire amore, affetto ed essere protetta. Non dovrebbe essere impegnata fuori casa tutto il tempo”.

La maggiore di quattro figli, al quarto anno di studi di ragioneria, Gameel ha dovuto rimboccarsi le maniche, quando il padre, operaio analfabeta, si è ritirato dal lavoro a 51 anni a causa di una grave forma di asma. Contemporaneamente, sua madre ha dovuto lasciare il posto nella fabbrica dove cuciva vestiti per meno di 50 dollari il mese perché troppo soprappeso.

Quando aveva 19 anni, Gameel lavorava come segretaria in una piccola compagnia che vende condizionatori d’aria. Il lavoro d’ufficio le piaceva e il suo salario era il doppio di quello attuale. Ma il suo capo era un po’ troppo premuroso, “continuava a far cadere cose di proposito perché mi chinassi per raccoglierle”. Quando Gameel si lamentò con i colleghi, la voce arrivò al capo che la licenziò.

Da una recente ricerca condotta dal Pew Research Center di Washington in collaborazione con l’International Herald Tribune è emerso che l’Egitto è uno dei paesi in cui le donne che lavorano sono maggiormente svantaggiate e i pari diritti sono un obiettivo più che una realtà. Il 61% degli intervistati ha detto che le donne dovrebbero poter lavorare fuori casa. Ma il 75% ha aggiunto che in tempi di scarsità di lavoro, gli uomini dovrebbero avere la precedenza.

L’Egitto è al 120° posto su 128 paesi in quanto a uguaglianza di genere secondo il Global Gender Gap Report del World Economic Forum, che mette l’accento sulla scarsa performance del paese in quanto a empowerment politico e opportunità economiche concrete per le donne. E le cose potrebbero peggiorare ulteriormente per le donne. Mentre il settore pubblico è stato tradizionalmente più ospitale nei confronti delle donne, l’apertura dell’economia al settore privato le sta penalizzando. Secondo il rapporto 2010 del Population Council, il tasso di disoccupazione tra le giovani tra i 15 e i 29 è al 32% circa, più del doppio del 12% tra i giovani della stessa fascia di età.

Le donne in Egitto occupano solo 8 dei 454 seggi del Parlamento e 5 parlamentari sono state nominate direttamente dal presidente. Ci sono solo 3 ministre e nessuna donna tra i 29 governatori.

Quando le donne hanno chiesto di diventare giudici del Consiglio di Stato, il tribunale amministrativo più alto, l’assemblea generale del Consiglio ha votato contro, argomentando che l’emotività e i doveri genitoriali delle donne non le renderebbero adatte a tale compito. La decisione è stata ribaltata a marzo in seguito al ricorso presentato alla corte costituzionale dal Primo Ministro Ahmed Nazif ma, di fatto, nessuna donna è entrata a far parte del Consiglio.

Analogamente, il Parlamento ha approvato lo scorso anno un testo di legge che riserva alle donne una quota di 64 seggi alla camera dei deputati nei prossimi due mandati quinquennali, a partire dalle prossime elezioni che si terranno in autunno.

Solo le donne influenti “possono permettersi delle ambizioni,” mentre la maggior parte delle donne appartiene alla classe medio-bassa. Inoltre, l’analfabetismo femminile rimane alto: il 47% delle donne rurali e il 23% di quelle urbane non sono in grado di leggere o scrivere.

La ragazza prosegue caparbiamente i suoi studi e frequenta corsi d’Inglese l’estate. Vuole un lavoro in banca, per l’orario (il lavoro finisce alle 2), un tipo di lavoro che vede come l’unica possibilità di avere una carriera dignitosa e un matrimonio felice.

“Lavoro come una macchina,” ha detto. “Non ci sono promozioni, lo stipendio non ha aumenti e non c’è pietà. Dov’è il senso di realizzazione in tutto ciò?”

Sono le 11:00, Gameel fa i conti della giornata, chiama il proprietario e chiude lo stand. Porta a casa okra surgelati che la madre cucinerà per cena. Si trascina sull’autobus. Guarda fuori del finestrino. E solo a metà del tragitto, finalmente dice: “Anche solo questo viaggio accidentato finirà con l’uccidermi”. (fonte: New York Times) (Tratto da http://www.deltanews.net)

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3 Responses to LA CONDIZIONE DELLA DONNA IN EGITTO

  1. Alessandra says:

    Ciao, bella scoperta questo blog!

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