UNA STORIA DA PELLE D’OCA SULLA VICENDA DELLO SQUALO DI SHARM

Finalmente il comunicato stampa tanto atteso è uscito!

Finalmente posso raccontare a tutti quello che sapevo da qualche giorno!

Ma prima un paio di sassolini che mi devo assolutamente togliere dalle scarpe:
come si legge nel comunicato ufficiale, il problema degli squali di Sharm è stato creato dall’abbandono di carcasse di pecora in mare senza che ne venissero assolutamente calcolate le conseguenze. Questa ipotesi cominciò a farsi largo nei primi giorni successivi all’attacco degli squali. La feci immediatamente mia da buon Mr Nessuno che valuta le cose con la sua testa. Più di uno mi diede del cretino e oggi si ha riscontro diretto e ufficiale.
La storia dell’ammoniaca: anche li appoggiai la tesi dell’ammoniaca contenuta nell’urina dei bagnanti e anche li venni preso per sprovveduto da chi si ritiene esperto di squali solo perchè in qualche immersione ha avuto la fortuna di incrociarne qualcuno.
Ho la fortuna di abitare a Sharm, di conoscere quattro persone, di aver parlato un pochino in giro e aver sentito varie campane. Gente che vive da anni in questa località, gente che col mare e i diving ci lavora da 15 anni ne sapeva meno di chi nel salotto di Milano o Napoli si considera un esperto sub per avere 100 immersioni registrate sul logbook. Strana faccenda no??
E tra le tante persone con cui ho parlato in questi giorni c’è anche il mio amico PierPaolo, che facendomi giurare di non parlarne immediatamente mi ha raccontato una storia da fare accapponare la pelle.

Si tratta di una storia di amore per il mare.
Di amore per la sua vita.
Di un imprenditore che con i diving ha fatto i soldi a Sharm a cominciare da quando Sharm in Italia nessuno sapeva cosa e dove fosse.
Di un imprenditore, che essendo imprenditore, ha forse anche visto la possibilità di fare del business facendo del bene a questo meraviglioso mare, e che male c’è??
Di un imprenditore che a sue spese, ha contattato un esperto italiano di segnali elettrici capaci di allontanare gli squali.
Sempre a sue spese l’ha fatto venire in Mar Rosso, l’ha portato a Ras Mohammed e insieme si sono messi ad attirare squali per testare la validità del dispositivo. Un dispositivo che impedisce allo squalo di avvicinarsi a meno di 20 metri dalla fonte dell’impulso elettrico.
E qui entra in scena un altro personaggio: un ragazzo, che ama il mare, il suo mare dato che è egiziano. Tamer (questo il suo nome) ha avuto il coraggio di buttarsi a più riprese nell’acqua dove erano stati attirati gli squali. Tamer brandeva in una mano un pezzo di carne sanguinolenta e nell’altra mano una telecamera. Tamer era protetto solo dalla sua muta, dal suo immenso coraggio e dal dispositivo IN FASE DI TEST.
Il coraggio di Tamer va di pari passo con il suo amore per il Mar Rosso!

So che le giornate in barca sono state parecchie, insieme all’imprenditore, all’esperto e a Tamer, sulla barca c’era un importante funzionario egiziano che seguiva con attenzione tutte le fasi dell’esperimento.

A quanto pare il governo del Sinai ha commissionato a questi uomini una fitta rete di dispositivi antisqualo, capaci di tenere lontani gli squali senza danneggiarli ea preservare la vita di snorkelisti e di sub

Nelle prossime settimane la rete di disturbatori verrà approntata, il mare di Sharm tornerà ad essere il più bel mare del mondo e tutto grazie all’iniziativa di un grande imprenditore al quale auguro di ricavare il giusto compenso alle sue fatiche, alla capacità di un esperto italiano e al coraggio di un ragazzo egiziano che spero tragga da tutta questa allucinate storia, fame e gloria in misura adeguata!

COMUNICATO STAMPA SUGLI SQUALI A SHARM!! DIFFONDERE!!

COMUNICATO STAMPA SUGLI AVVENIMENTI IN MAR ROSSO A SHARM EL SHEIKH

di riccardo sturla avogadri rientrato da Sharm El Sheikh

Inizio questo comunicato stampa indirizzato a tutti i media e operatori del settore subaqueo e turistico, autorizzandovi sin da ora a rilanciarlo su tutti i motori di ricerca, siti, radio, etc.

Dopo 27 anni di duro lavoro nel campo squali iniziando principalmente con lo studio dei dispositivi antisqualo a onde elettriche e della messa a punto di una tecnica che mi permetteva di addormentarli con la quale poi ho iniziato a marcarli per sapere i loro spostamenti è finalmente arrivato il giusto riconoscimento. Ringrazio principalmente tutte le persone che in questi anni hanno aiutato la Shark Academy Onlus che dal 1 di gennaio apre le iscrizioni a tutti potendo così avere diritto di voto. Come tutti sanno in mar rosso per la festa del sacrificio erano previste migliaia di pecore da sacrificare… Un mese prima dell’evento è esploso un condotto di gas sotto una collina uccidendone molte migliaia, questo ha reso necessario integrare quelle mancanti facendo arrivare via mare due navi dalla Somalia ed Ethiopia circa 70 mila pecore. Durante il tragitto ne sono morte 4200 che sono state buttate in mare pensando andassero sul fondo, invece si sono gonfiate, tornate in superficie e trasportate dalle correnti sulle coste di Sharm El Sheikh portandosi dietro centinaia di squali di ogni specie, specialmente quelli oceanici (Longimanus e Mako). Questi squali si sono nutriti delle carcasse in decomposizione che hanno creato ammoniaca, l’ammoniaca infatti è usata per attirare gli squali in quando fa credere al pesce che ci sia un corpo morto in acqua di cui nutrirsi. I bagnanti in acqua spesso fanno urea che diventa ammoniaca, questo fa si che gli squali vanno a mordere le persone. Dopo vari tentativi di capire cosa sia successo in Egitto e dopo la chiusura, apertura e richiusura delle spiagge sono stati interpellati da tutto il mondo diversi esperti, nessuno è stato in grado di trovare una spiegazione certa dell’accaduto e nessuno ha trovato una soluzione al problema. Un gruppo di diving, operatori del settore nautico e direttori di alberghi hanno a questo punto iniziato a cercare qualcuno che potesse risolvere questo problema. E’ saltato fuori il nome della Shark Academy Onlus che al momento e’ presente nei primi 10 siti di tutti i motori di ricerca digitando la parola shark facendo registrare dai 2000 ai 3000 contatti giornalieri. Sono stato quindi convocato in qualità di presidente e fondatore della S.A. da questo gruppo di operatori del settore capeggiati da Gualtiero Camerini (wally) manager del sharm coast & sheikh coast diving il quale mi ha organizzato una conferenza presso l’hotel Savoy a Sharm El Sheikh con il Governatore del Sinai il 20 dicembre 2010. Alla conferenza erano presenti circa 30 dirigenti del settore turistico del mar rosso. La mattina avevamo fatto un sopraluogo nei posti degli attacchi equipaggiato di apparecchiatura PCE molto sofisticata per misurare i valori dell’acqua (ph, ossigeno, salinità, conduttività, microvolts, ammoniaca, nitrati, nitriti etc.). Abbiamo testato un dispositivo di nuova concezione che tiene lontani squali e razze ma che fa passare tutti gli altri animali marini. Durante la conferenza ho fatto una presentazione della Shark Academy Onlus e dei risultati ottenuti in questi anni. E poi illustrato il progetto di protezione delle coste. Il progetto consiste in una barriera ad onde elettromagnetiche creata attraverso degli elettrodi disposti di fronte le spiagge che faranno da filtro solo per gli squali e le razze non per gli altri pesci. In questo modo potrò evitare di far mettere le reti che ucciderebbero milioni di pesci, oltretutto molti di questi pesci rimasti incastrati nelle maglie delle reti attirerebbero altri squali che mordendo il pesce potrebbe rompere la rete e fare dei buchi per poi entrare comunque al suo interno! Questo tipo di tecnologia esiste già per difese personali ma nel mondo non è mai stata usata per proteggere una intera area. Il progetto è piaciuto molto e il giorno dopo siamo stati autorizzati a recarci in mare aperto al limite del parco marino per attirare dei Longimanus. Il Governatore ha anche richiesto al parco marino di collaborare con noi. Equipaggiato di ogni tipo di dispositivo preso dal museo/centro ricerca Shark Academy presente nella mostra squali di Jesolo lido Shark Expo e grazie ad apparecchiature scientifiche messe a disposizione direttamente dalla Shark Expo di Jesolo, siamo andati in acqua simulando le stesse condizioni degli attacchi, provvisti solo del dispositivo antisqualo ad onde elettriche. I risultati delle ricerche verranno esposti durante una conferenza stampa che stiamo preparando nel centro ricerca squali a Jesolo Lido. Al momento abbiamo ricevuto l’incarico di costruire 13 barriere di 100 mt per i principali hotel di Sharm El Sheikh. Il giorno 28 dicembre sono state riaperte le spiagge ma non sta comunque entrando quasi nessuno in acqua in quanto non è ancora stata fatta nessuna barriera di protezione e la paura di essere attaccati accidentalmente da uno squalo è ancora grandissima e non andrà mai via finchè non si vedrà qualcosa di materiale. Circa il 60% di cancellazioni di prenotazioni stanno mettendo in crisi molti operatori del settore turistico. Da un momento all’altro mi sono trovato ad essere un esperto in un campo che non pensavo sarebbe mai servito per la protezione delle spiagge, nel 1996 (ben 14 anni fa ero diventato l’importatore ufficiale per tutto il Sud Europa della prima versione di questo dispositivo chiamato P.O.D. protective oceanic device che ho poi modificato e che usavo come sicurezza per immergermi con squali bianchi, tigre zamebsi etc.), tutti sanno che gli squali non sono pericolosi per l’uomo, purtroppo aver alterato le condizioni naturali delle acque ora ha realmente creato un alto rischio per l’uomo di essere confuso per una potenziale preda. La prima barriera elettromagnetica sarà pronta entro un mese da ora, avrà una estensione dalla spiaggia di 50 mt x 100 mt fino a una profondità di circa 16 metri. I bagnanti potranno quindi riprendere le loro normali operazioni di snorkeling, nuoto, etc. CON UNA SICUREZZA DEL 99% solo all’interno di queste barriere. Sul sito http://www.facebook.com/l/97adeW3G1MwlzGjUfx1SIBWM9Og;www.sharkacademy.it saranno visibili le foto delle barriere anche in tempo reale grazie a telecamere subacquee che ne mostreranno il funzionamento. Mi dispiace solo che il governo Italiano, regioni comuni e politicanti sappiano solo fare un sacco di chiacchere e come al solito pensano solo ad arricchirsi alla faccia di molti come il sottoscritto che a proprie spese è andato in ferie a cercare di risolvere un problema di carattere mondiale, sono arrivati più riconoscimenti da altri paesi piuttosto che dal paese per cui lavoro e al quale pago le tasse… scrivetemi a info@sharkacademy.com

LA TERAPIA DEL DESERTO

Se lo stress del lavoro e della vita frenetica in città diventa insostenibile e senti il bisogno di staccare la spina per qualche giorno, una soluzione potrebbe essere la Desert Therapy. La ‘terapia del deserto‘ è l’ultima tendenza del relax che è più un pellegrinaggio nell’anima per liberare la mente e ricaricare le batterie.

Dimenticare lo stress per qualche giorno forse diventa possibile tra leggere dune di sabbie e passeggiate sul dorso di un cammello. E’ un viaggio ideale per chi cerca relax e tranquillità totale in un ambiente senza rumori. Carla Perrotti, Signora dei Deserti, che ha percorso chilometri di sabbia attraversando i deserti dei cinque continenti, vorrebbe far vivere la sua stessa esperienza ad altri viaggiatori e ha ideato questo tipo di viaggio, definito più un cammino dell’anima: “Tra le dune la solitudine è così profonda che si è costretti a fare i conti con se stessi. Più che un viaggio è un itinerario dell’anima da cui si esce rigenerati“.

Ciascuno lo declina secondo le proprie inclinazioni e può scegliere la meta e il percorso che preferisce. Per un assaggio soft del deserto si può iniziare con il tour del Sahara: l’Egitto, con le sue oasi, ricche di fascino per il loro isolamento, per la presenza di monumenti storici e per gli spettacolari ambienti naturali.

Per chi non vuole allontanarsi troppo dall’Italia ecco il deserto delle Agriate (in francese désert des Agriates) ubicato nella Corsica settentrionale, una zona ostile e misteriosa, un luogo silenzioso che impone una sosta contemplativa. Molti appassionati di trekking lo percorrono come tappa per escursioni e arrampicate.

UNA FOTO AL GIORNO: OASI DI FARAFRA

Da Farafra si può visitare il Deserto Bianco, a 40 km da El-Farafra sulla strada per Bahariya. Il deserto prende il nome dalle formazioni rocciose di gesso bianco crema, nate a seguito di tempeste di sabbia che lo rendono simile a un inquietante paesaggio lunare


I SEGRETI DEL MAR ROSSO

Mar Rosso, 1914. Henry de Monfreid, arriva a Gibuti dove diviene commerciante di cuoio e di caffè. Abbandona presto questa vita per dedicarsi prima alla pesca delle perle e poi al contrabbando delle armi, riuscendo a carpire i segreti degli scaltri mercanti locali. A bordo del suo sambuco e circondato da un fedele equipaggio indigeno si avventura tra le isole più remote e selvagge del Mar Rosso, da Dahlak, isola delle perle, a Kor Omeira, costa delle armi. Tra arresti e fughe notturne, scontri con i meschini funzionari delle colonie, attacchi dei pirati zaranig, incontri con personaggi fuori dal comune, in una natura selvaggia e primitiva, de Monfreid restituisce al lettore l’atmosfera, i profumi e i sapori della vita e della mentalità coloniale dell’inizio del secolo scorso.

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I segreti del Mar Rosso

Monfreid Henry de

Prezzo € 14,00
Editore Addictions-Magenes Editoriale
Anno pubblicazione 2007
Numero pagine 277
ISBN 9788887913927
Collana Maree. Storie del mare
Stato Disponibile in 3-5 giorni lavorativi a partire dal 4 Gennaio

 

LE ULTIME SCOPERTE SUL FARAONE TUT

Un bellissimo e lucidissimo articolo di Zahi Hawass per il National Geografic. La storia del leggendario faraone Tutankhamon attraverso le testimonianze della scienza, i resoconti delle TAC e delle analisi del DNA svela, una volta per tutte, la vera storia di uno dei faraoni meno amati in vita e probabilmente per questo motivo arrivato intatto fino a noi. Tut ha veramente raggiunto l’immortalità diventando il faraone più conosciuto e studiato dell’intera storia

di Zahi Hawass

Le mummie ci turbano e ci affascinano. Ricche di segreti e magia, un tempo erano persone che vivevano e amavano, proprio come noi. Credo che dovremmo rendere onore a questi antichi defunti e lasciarli riposare in pace.

Tuttavia, alcuni segreti riguardanti i faraoni  possono essere svelati solo studiandone le mummie. Nel 2005, grazie a una serie di TAC della mummia di Tutankhamon siamo riusciti a dimostrare che il sovrano egizio non morì per un colpo alla testa come credevano in molti. Dai nostri esami è emerso che la parte posteriore del suo cranio era stata forata durante il processo di mummificazione; lo studio dimostra inoltre che Tutankhamon morì ad appena 19 anni, forse poco dopo aver subito la frattura della gamba sinistra.
Il personaggio è circondato da misteri che neppure una TAC può risolvere. Ma ora siamo in grado di fare straordinarie rivelazioni sulla sua vita, la sua nascita e la sua morte.

Per me la storia di Tutankhamon (oggi chiamato anche “Tut”) è come un dramma di cui si sta ancora scrivendo il finale. Il primo atto ha inizio intorno al 1390 a.C., varie decine d’anni prima della sua nascita, quando sale al trono d’Egitto il grande faraone Amenhotep III. Questo sovrano della XVIII dinastia, il cui impero si estende per 1.900 chilometri, dall’Eufrate, a nord, alla Quarta Cataratta del Nilo, a sud, vanta ricchezze inimmaginabili. Al fianco della potente regina Tiye, Amenhotep III regna per 37 anni onorando le divinità dei suoi avi, primo fra tutti Amon, mentre il popolo prospera e le casse del regno si riempiono grazie ai possedimenti oltreconfine.

I resti mummificati del sovrano erano custoditi in questo sarcofago d’oro massiccio di circa 110 chili. (Clicca per ingrandire)

Se il primo atto parla di tradizione e stabilità, nel secondo si racconta una rivoluzione. Alla morte di Amenhotep III gli succede il suo secondogenito, Amenhotep IV, personaggio singolare e sognatore, che abbandona il culto di Amon e delle altre divinità del pantheon ufficiale per abbracciare quello di un dio unico: l’Aton, ovvero il disco solare. Nel quinto anno del suo regno il sovrano ha già cambiato nome ed è diventato Akhenaton, “colui che è utile all’Aton”. Si erge a dio vivente e lascia Tebe, la capitale religiosa della tradizione, per andare a costruire una grande città di culto 290 chilometri più a nord, in una località oggi chiamata Amarna. Qui vive con la sposa, la grande e bellissima Nefertiti, e con lei assolve il ruolo di sommo sacerdote dell’Aton, assistito dalle sei figlie dilette. La classe sacerdotale devota ad Amon viene privata di ogni potere e ricchezza e l’Aton regna supremo. L’arte di questo periodo è pervasa da un naturalismo nuovo e rivoluzionario: il faraone non si fa ritrarre con un volto idealizzato e un fisico giovane e muscoloso come i suoi predecessori, ma ha un aspetto stranamente effeminato, la pancetta e un viso lungo dalle labbra carnose.

La fine del regno di Akhenaton è avvolta nell’incertezza; è una scena recitata a sipario calato. Per un breve periodo il potere è in mano a uno o forse a due sovrani, che regnano insieme ad Akhenaton oppure dopo la sua morte, o entrambe le cose. Come molti altri egittologi, anch’io sono convinto che il primo di questi “re” sia Nefertiti. Il secondo è invece un personaggio misterioso chiamato Smenkhkara, di cui non si sa quasi nulla. Quel che si sa per certo invece è che quando si riapre il sipario al terzo atto, sul trono c’è un bambino di nove anni: Tutankhaton (“l’immagine vivente dell’Aton”). Nei primi due anni di regno, il sovrano e la sua sposa Ankhesenpaaton (figlia di Akhenaton e Nefertiti) lasciano Amarna e tornano a Tebe, dove riaprono i templi, ai quali restituiscono gloria e ricchezza. I reali consorti cambiano nome e diventano Tutankhamon e Ankhesenamon, ripudiano l’eresia di Akhenaton e rinnovano la propria fedeltà al culto di Amon.

SOPRA: L’archeologo egiziano Zahi Hawass (a destra), discute con due esperti di DNA dopo il prelievo di tessuto osseo da una delle mummie scoperte nella tomba KV35 della Valle dei Re.

E qui cala il sipario. Dieci anni dopo l’ascesa al trono, Tutankhamon è già defunto e non lascia eredi. Viene sepolto frettolosamente in una piccola tomba progettata in origine non per un sovrano, ma per un privato. E per reazione all’eresia di Akhenaton, i suoi successori riescono a cancellare dalla storia quasi ogni traccia dei sovrani di Amarna, Tutankhamon compreso.

Per ironia della sorte, questo tentativo di cancellare la sua memoria ha fatto sì che Tutankhamon arrivasse fino a noi. Meno di un secolo dopo la sua morte nessuno ricordava più dove fosse la sua tomba. Nascosta ai saccheggiatori dalle strutture costruite sopra, la tomba è rimasta praticamente intatta fino alla sua scoperta, nel 1922. All’interno sono stati ritrovati più di 5.000 manufatti. Ma finora i reperti archeologici non erano riusciti a fare luce sui rapporti familiari più intimi del giovane monarca. Chi erano i suoi genitori? Che fine fece la vedova Ankhesenamon? I due feti mummificati che sono stati rinvenuti nella tomba sono figli mai nati del re oppure simboli di purezza che dovevano accompagnarlo nell’aldilà?

Per rispondere a questi interrogativi abbiamo deciso di analizzare il DNA di Tutankhamon insieme a quello di altre dieci mummie sospettate di far parte della cerchia più ristretta dei suoi familiari. In passato sono stato contrario a condurre studi genetici sulle mummie reali; ritenevo che le probabilità di ottenere campioni utili evitando di contaminare i reperti con Dna moderno fossero troppo ridotte per giustificare la manipolazione di quei sacri resti. Ma nel 2008 vari genetisti mi hanno convinto che nel settore erano stati fatti progressi tali da lasciar sperare in risultati fruttuosi. Perciò abbiamo allestito due laboratori all’avanguardia per il sequenziamento del Dna, uno nei sotterranei del Museo Egizio del Cairo, l’altro presso la Facoltà di Medicina dell’Università del Cairo. Le ricerche sono state dirette da due studiosi egiziani: Yehia Gad e Somaia Ismail del Centro Nazionale di Ricerca egiziano. Abbiamo anche deciso di sottoporre tutte le mummie a tomografia computerizzata sotto la guida di Ashraf Selim e Sahar Saleem della suddetta Facoltà di Medicina. L’équipe si è avvalsa della consulenza di tre esperti internazionali: Carsten Pusch dell’Università Eberhard Karls di Tubinga, Albert Zink dell’Istituto per le Mummie e l’Iceman dell’Eurac di Bolzano, e Paul Gostner, dell’Ospedale Centrale di Bolzano.

SOPRA: Il corpo di Amenhotep III venne ritrovato nel 1898 nella tomba KV35, dov’era sepolto il nonno Amenhotep II, nascosto insieme a una decina e più di altri membri della famiglia reale.

Conoscevamo l’identità di quattro mummie: quella di Tutankhamon, ancora nella Valle dei Re, e quella delle tre mummie esposte al Museo Egizio: Amenhotep III, Yuya e Tuyu, genitori della regina Tiye consorte di Amenhotep III. Tra le mummie non identificate c’era quella di un maschio scoperto in una misteriosa tomba della Valle dei Re denominata KV55; a giudicare dalle testimonianze archeologiche e testuali sembrava molto probabile che fosse la mummia di Akhenaton o di Smenkhkara.

La ricerca della madre e della sposa di Tutankhamon si è concentrata su quattro mummie femminili non identificate. Due di queste, soprannominate “la Vecchia Signora” e “la Giovane Signora”, erano state scoperte nel 1898 in una camera laterale della tomba di Amenhotep II (KV35), sbendate e abbandonate sul pavimento; forse alcuni sacerdoti le avevano nascoste lì dopo la fine del Nuovo Regno, intorno al 1000 a.C. Le altre due mummie provenivano da una piccola tomba della Valle dei Re (KV21) che sembra risalire alla XVIII dinastia; tenevano entrambe il pugno sinistro sul petto, in una posa generalmente considerata caratteristica di una sovrana.

Infine, volevamo tentare di prelevare un campione di DNA dai feti rinvenuti nella tomba di Tutankhamon, impresa non facile date le cattive condizioni delle mummie. Ma se ci fossimo riusciti, forse avremmo trovato i pezzi mancanti di un puzzle che comprendeva cinque generazioni.

Per disporre di materiale analizzabile i genetisti hanno prelevato dei campioni di tessuto da vari punti di ogni mummia e sempre dalla parte più interna dell’osso, dov’era impossibile che il campione fosse stato contaminato dal Dna degli archeologi precedenti o dei sacerdoti egizi che si erano occupati della mummificazione. L’équipe è stata anche particolarmente attenta a evitare qualsiasi rischio di contaminazione da parte dei ricercatori. Una volta prelevati i campioni occorreva separare il DNA da sostanze come gli unguenti e le resine usati dai sacerdoti per conservare le salme. Dal momento che le sostanze impiegate per l’imbalsamazione erano diverse per ogni mummia, si è dovuto variare il procedimento necessario a purificarne il Dna. E in ogni caso c’era sempre il pericolo di danneggiare il delicatissimo materiale.

Lo studio si è incentrato proprio sulla mummia di Tutankhamon. Nel momento in cui fossimo riusciti a prelevare e isolare il suo DNA, l’avremmo immerso in una soluzione liquida trasparente per analizzarlo. Purtroppo siamo rimasti costernati vedendo che le prime soluzioni diventavano scure e torbide.

SOPRA: Fra i resti custoditi nella tomba KV35 c’era una mummia non identificata, nota fino a ieri come la Vecchia Signora. L’analisi del DNA ha accertato che questa mummia, che ancora conserva segni di una antica bellezza, era Tiye, sposa di Amenhotep III e figlia di Yuya e Tuyu, una coppia di coniugi non appartenenti alla famiglia reale, scoperti nel 1905 nella loro tomba intatta, la KV46.

Ci sono voluti sei mesi di lavoro intenso per capire come eliminare il contaminante (un prodotto per la mummificazione ancora ignoto) e ottenere un campione che si potesse amplificare e sequenziare. Una volta prelevato anche il DNA delle altre tre mummie maschili analizzate – Yuya, Amenhotep III e il misterioso KV55 – ci siamo messi all’opera per far luce sull’identità del padre di Tutankhamon. Le testimonianze archeologiche riguardanti questa questione cruciale erano ambigue. In varie iscrizioni risalenti all’epoca del suo regno, Tutankhamon parla di Amenhotep III definendolo suo padre; ma ciò non basta a sciogliere il dubbio, perché il termine usato ha anche il significato di “nonno” o “avo”. Inoltre, stando alla cronologia comunemente accettata, Amenhotep III morì circa dieci anni prima della nascita di Tutankhamon.

Molti studiosi ritengono invece che il padre fosse Akhenaton. Questa tesi è confortata dalle iscrizioni di un blocco spaccato di calcare rinvenuto vicino ad Amarna in cui sia Tutankhaton che Ankhesenpaaton vengono definiti figli amati del sovrano. Poiché sappiamo per certo che Ankhesenpaaton era figlia di Akhenaton, ne consegue che anche Tutankhaton (divenuto poi Tutankhamon) era suo figlio. Ma non tutti gli studiosi giudicano convincente questa testimonianza e alcuni hanno affermato che il padre di Tutankhamon fosse invece il misterioso Smenkhkara. Per parte mia avevo sempre sostenuto la teoria di Akhenaton; ma si trattava appunto di una semplice teoria.

Una volta isolato il DNA delle mummie è stato abbastanza facile confrontare i cromosomi Y di Amenhotep III, KV55 e Tutankhamon per vedere se fossero effettivamente legati da parentela (i cromosomi Y dei maschi imparentati fra di loro presentano lo stesso schema di Dna perché quella parte del genoma maschile si eredita direttamente dal padre). Per precisare i termini del rapporto, tuttavia, era necessaria un’analisi genetica più sofisticata. Sui cromosomi presenti nei nostri genomi vi sono alcune regioni specifiche in cui lo schema delle lettere del Dna (le A, le T, le G e le C che compongono il nostro codice genetico) varia moltissimo da una persona all’altra. Queste variazioni corrispondono a numeri diversi di sequenze delle stesse lettere ripetute. Per esempio, mentre una persona può avere una sequenza di lettere ripetuta dieci volte, un’altra persona, non imparentata con la prima, potrebbe avere la stessa sequenza ripetuta 15 volte, una terza persona 20 volte e così via. Per l’FBI la coincidenza di dieci di queste regioni assai variabili basta per concludere che il DNA rimasto sulla scena di un delitto può essere quello di un indiziato sottoposto al test.

Riunire i membri di una famiglia di 3.300 anni  fa richiede una procedura un po’ meno rigorosa rispetto ai parametri necessari per far luce su un delitto. Confrontando fra loro otto di queste regioni variabili la nostra équipe è riuscita a stabilire con una percentuale di probabilità superiore al 99,99 per cento che Amenhotep III era il padre dell’individuo sepolto nella tomba KV55, e che questo era a sua volta il padre di Tutankhamon.

SOPRA: Dalle analisi del DNA risulta che questa mummia, nota come la Giovane Signora, è sia sorella germana della mummia KV55 (probabilmente Akhenaton) sia la madre di suo figlio Tutankhamon (fra i reali d’Egitto i rapporti incestuosi non erano insoliti). La storia testimonia che Akhenaton sposò sia la famosa Nefertiti sia una donna di nome Kiya, ma di nessuna delle due era mai stato detto che fosse sorella del faraone. La Giovane Signora è probabilmente una delle cinque figlie note di Amenhotep III e Tiye.

A questo punto sapevamo dunque di avere il corpo del padre di Tutankhamon, ma non sapevamo ancora per certo chi fosse. I nostri sospetti si concentravano soprattutto su Akhenaton e Smenkhkara. La tomba KV55 ospitava infatti un deposito di materiale che si riteneva fosse stato preso da Tutankhamon ad Amarna, dove era stato sepolto Akhenaton (e forse Smenkhkara), e da lì portato a Tebe. Benché i cartigli (ovali contenenti i nomi del faraone) fossero stati cancellati dal sarcofago, questo recava alcuni epiteti associati esclusivamente ad Akhenaton. Ma non tutte le prove raccolte rimandavano a lui. La maggior parte delle analisi aveva stabilito che il corpo contenuto al suo interno era quello di un uomo di non più di 25 anni, cioè troppo giovane per poter essere Akhenaton, che sembra abbia procreato due figlie prima di inaugurare i suoi 17 anni di regno. Molti studiosi ipotizzavano che la mummia fosse piuttosto quella del misterioso faraone Smenkhkara.

Ora, però, si poteva chiamare un nuovo testimone per risolvere il mistero. La mummia della cosiddetta Vecchia Signora (KV35EL), con la sua chioma lunga e rossiccia che le cade sulle spalle, è bella anche nella morte. In passato era stata accertata la coincidenza morfologica fra un capello di questa chioma e una ciocca di capelli sepolta all’interno di un insieme di sarcofagi in miniatura scoperti nella tomba di Tutankhamon, sul quale era inciso il nome della regina Tiye, consorte di Amenhotep III e madre di Akhenaton.

Confrontando il Dna della Vecchia Signora con quello delle mummie di Yuya e Tuyu, i genitori noti di Tiye, abbiamo potuto confermare che la Vecchia Signora era proprio Tiye. Adesso Tiye poteva dimostrare se la mummia KV55 era o meno quella di suo figlio. Con nostra grande gioia, il confronto del Dna dei due ha attestato la loro parentela. Da nuove tomografie computerizzate della mummia KV55 è emersa anche una degenerazione della colonna vertebrale dovuta all’età e una osteoartrite alle ginocchia e alle gambe. A differenza di quanto si pensava in precedenza, l’uomo alla sua morte era più vicino ai 40 anni che ai 25. Risolta dunque la discrepanza sull’età abbiamo potuto concludere che KV55, mummia del figlio di Amenhotep III e di Tiye nonché padre di Tutankhamon, è quasi certamente Akhenaton (anche se sapendo così poco di lui non possiamo escludere del tutto che non si tratti invece di Smenkhkara).

Le nuove TAC delle mummie hanno anche smentito l’idea che la famiglia soffrisse di una malattia congenita come la sindrome di Marfan, che avrebbe potuto spiegare la lunghezza dei visi e l’aspetto femmineo delle raffigurazioni del periodo di Amarna. Non si sono riscontrate patologie del genere. I tratti di Akhenaton sembrerebbero piuttosto un riflesso stilistico della sua identificazione con l’Aton, che era una divinità sia maschile che femminile e dunque fonte di tutta la vita.

E che dire della madre di Tutankhamon? Con nostra sorpresa, il DNA della cosiddetta Giovane Signora (KV35YL), scoperta accanto a Tiye nella camera laterale di KV35, era correlato a quello del giovanissimo sovrano. Ancora più stupefacente è il fatto che grazie al suo DNA si è dimostrato che anche la Giovane Signora era figlia di Amenhotep III e di Tiye come Akhenaton. Quest’ultimo aveva dunque concepito un figlio con sua sorella. Il bambino sarebbe stato chiamato Tutankhamon.

SOPRA: Nella tomba del faraone sono stati scoperti anche un feto mummificato giunto almeno al settimo mese di gestazione (nella foto) e un altro feto più piccolo e gracile. Forse, in un caso o in entrambi, si trattava di una figlia del faraone.

Grazie a questa scoperta oggi sappiamo che è improbabile che Tutankhamon fosse figlio di una delle mogli conosciute di Akhenaton, cioè Nefertiti o una seconda consorte di nome Kiya: nulla prova che una delle due fosse sua sorella. Conosciamo i nomi di cinque figlie di Amenhotep III e Tiye, ma forse non sapremo mai quale delle sue sorelle diede un erede ad Akhenaton. Per me, tuttavia, più del nome è importante conoscere il rapporto che ebbe col fratello. Fra i reali dell’antico Egitto l’incesto non era una pratica insolita. Ma in questo caso ritengo che proprio l’incesto determinò la morte prematura di loro figlio.

I risultati dell’analisi del DNA da noi condotta, pubblicati a febbraio dal Journal of the American Medical Association, mi hanno convinto che la genetica può fornire uno strumento validissimo per migliorare la nostra comprensione della storia egizia, specie se accompagnata dagli studi radiologici delle mummie e dalle deduzioni a cui ci portano le testimonianze archeologiche.

Ciò risulta particolarmente evidente dal nostro tentativo di capire le cause della morte di Tutankhamon. Quando abbiamo avviato questo nuovo studio, Ashraf Selim e i suoi colleghi hanno scoperto nelle immagini tomografiche della mummia un dettaglio che era passato inosservato: Tutankhamon era affetto da equinismo del piede sinistro, a un dito del piede mancava un osso e le ossa di una parte del piede erano andate distrutte per necrosi. Tanto il piede equino quanto la malattia ossea gli impedirono senz’altro di camminare agevolmente. Alcuni studiosi avevano già rilevato che nella sua tomba erano stati rinvenuti 130 bastoni da passeggio integri o parziali, alcuni dei quali mostrano chiare tracce di usura.

C’è chi sostiene che questi bastoni fossero un comune simbolo di potere e che il danno al piede di Tutankhamon possa essersi prodotto durante la mummificazione. Ma l’analisi ha mostrato una ricrescita ossea per reazione alla necrosi, provando che la malattia si era manifestata mentre il faraone era in vita. E di tutti i faraoni solo Tutankhamon viene raffigurato seduto mentre esegue attività come scoccare una freccia con l’arco o scagliare un bastone da lancio. Questo non è un sovrano che tiene in mano un bastone solo in quanto simbolo di potere: è un giovane che aveva bisogno di un bastone per camminare.

Tutankhamon era afflitto da una malattia ossea invalidante, ma non fatale di per sé. Per indagare ulteriormente sulle possibili cause della sua morte abbiamo analizzato la mummia cercando tracce genetiche di varie malattie infettive. A giudicare dalla presenza di DNA proveniente da vari ceppi di un parassita denominato Plasmodium falciparum è risultato evidente che Tutankhamon era affetto da malaria, anzi, che aveva contratto più volte la forma più grave di questa malattia.

SOPRA: Su un cofanetto d’avorio trovato nella probabile tomba di Ankhesenamon, figlia di Akhenaton e unica moglie nota di Tutankhamon, il faraone è raffigurato con l’amata regina e con in mano un bastone; oggi sappiamo che  probabilmente gli serviva da stampella.

Che sia stata la malaria a ucciderlo? Forse. Questa malattia può scatenare nel corpo una risposta immunitaria micidiale, causare uno choc circolatorio e provocare emorragie, convulsioni, coma e il decesso. Come hanno sottolineato altri studiosi, però, è probabile che all’epoca in quella regione la malaria fosse diffusa e che Tutankhamon fosse diventato parzialmente immune alla malattia.
A mio parere, però, la salute di Tutankhamon era già compromessa fin da quando fu concepito. I suoi genitori erano fratelli. Quella dell’Egitto faraonico non è stata a l’unica società della storia a istituzionalizzare l’incesto tra componenti della famiglia reale, che dal punto di vista politico può avere dei vantaggi. Ma le conseguenze possono essere pericolose. Il matrimonio tra fratelli aumenta le probabilità di tramandare ai figli coppie gemelle di geni nocivi, che li rendono soggetti a un assortimento di difetti genetici. Può darsi che il piede deforme di Tutankhamon fosse un difetto di questo genere. Sospettiamo anche che il faraone soffrisse di un altro difetto congenito, una parziale malformazione del palato. Forse lottò contro altre anomalie finché un attacco di malaria o la gamba fratturata in un incidente non sottoposero a uno sforzo eccessivo il suo fisico già compromesso.

La tomba di Tutankhamon potrebbe celare un’altra testimonianza del regale incesto. Benché i dati siano ancora incompleti, il nostro studio suggerisce che uno dei feti mummificati scoperti nella tomba sia quello di una figlia mai nata del faraone e che l’altro feto sia anch’esso figlio suo. Finora siamo riusciti a ricavare solo alcuni dati parziali riguardanti le due mummie femminili di KV21. Una delle due, KV21A, potrebbe essere benissimo la madre dei due piccoli, cioè Ankhesenamon, consorte di Tutankhamon. La storia ci insegna che era figlia di Akhenaton e Nefertiti, quindi è probabile che fosse sorellastra del marito. Altra conseguenza dell’accoppiamento fra consanguinei è la procreazione di figli con difetti genetici che impediscono di portare a termine la gravidanza.

Forse è qui che, almeno per ora, finisce il dramma: davanti a un giovane re e alla sua regina che tentano invano di mettere al mondo un erede al trono d’Egitto. Fra i tanti splendidi oggetti sepolti con Tutankhamon c’è un cofanetto rivestito d’avorio intarsiato che raffigura il faraone con la regale consorte: Tutankhamon si appoggia al bastone mentre la sua sposa gli porge un mazzo di fiori; in questa come in altre raffigurazioni la coppia appare serena e innamorata. Il fatto che quell’amore non riuscì a dare frutti pose fine non solo a una famiglia, ma anche a una dinastia. Sappiamo che dopo la morte di Tutankhamon una regina egizia, probabilmente Ankhesenamon, si appella al re degli Ittiti, i più grandi nemici dell’Egitto, chiedendo di mandarle un principe che la sposi perché “mio marito è morto e non ho figli maschi”. Alla fine il re ittita invia uno dei suoi figli, che però muore prima di arrivare in Egitto. Ritengo che quest’ultimo sia stato ucciso da Horemheb, comandante in capo dell’esercito di Tutankhamon, che in seguito conquistò il trono. Ma anche Horemheb morì senza eredi, lasciando il trono a un altro comandante dell’esercito.

Il nuovo faraone si chiamava Ramses I. Con lui ha inizio un’altra dinastia, una dinastia che sotto la guida di suo nipote Ramses il Grande portò a nuove vette l’Egitto e il potere imperiale. Questo grande sovrano si impegnò più di chiunque altro per cancellare dalla storia ogni traccia di Akhenaton, di Tutankhamon e degli altri “eretici” di Amarna. Con le nostre indagini cerchiamo di rendere omaggio a tutti loro e di mantenerne vivo il ricordo.

SOPRA: Quali che fossero i difetti congeniti di Tut in vita, di certo ha lasciato ai posteri un’immagine di sé di luminosa perfezione rappresentata nella sfarzosa maschera funebre in oro, che per gli antichi Egizi era la sostanza di cui erano fatti gli dei.

PRIMA DELLA PILLOLA: DA CLEOPATRA IN POI

Se presso alcune antiche Civiltà i metodi di contraccezione (da parte della donna)  furono alquanto ben caratterizzati (ad esempio al tempo di Cleopatra si usavano in Egitto pessari fatti con feci di coccodrillo), presso ogni altra popolazione furono sempre escogitati mezzi e pratiche più o meno efficaci per evitare gravidanze indesiderate. Tra tutti primeggiavano i pesssari (con foglie di papiro in Egitto, fecola di patata in Bolivia, di papaia in India), che esplicavano quindi un’azione anticoncezionale http://www.facebook.com/pages/GLI-Sfigati-Della-Sprintours/118698278184476?v=info#!/pages/GLI-Sfigati-Della-Sprintours/118698278184476?v=wallquasi esclusivamente meccanica. Ma si ricorreva anche ad altri ingredienti, come la cera d’api (che non fonde alla temperatura endovaginale), il grano contaminato dalla segale cornuta o il fungo Fusarinum, che oggi si sa contenere micotossine con proprietà estrogeniche, oppure piante della famiglia delle Dioscoree con le loro note proprietà progestiniche.

Esisteva inoltre un numero infinito di preparati a base di erbe, da assumere in vario modo. Ad esempio, le donne indiane Cherockee del Nord-America ricorrevano alla cicuta in piccolissime dosi, mentre le Navajo usavano un infuso di Battia dissecta, le Shoshoni del Nevada un infuso del litospermo (Lithospermum ruderale) e le Hopi una polvere fatta con la radice essiccata dell’Arisaema triphillum (tulipano indiano), che oggi gli americani indicano con il curioso nomignolo di “Jack-in-the-pulpit”. Nelle foreste centrali del Paraguay la Stevia revaudiana, essiccata, ridotta in polvere e bollita in acqua, avrebbe “assicurato” la sterilità assoluta. Tale proprietà è stata confermata sperimentalmente di recente.

Del resto, molte pratiche empiriche hanno rivelato i loro fondamenti alla luce della moderna sperimentazione farmacologica, come piante ricche di tannino (notoriamente dotato di azione spermicida) usate sin dall’antichità dalle donne di Sumatra. E i primi esperimenti sulla pillola furono eseguiti sul progesterone vegetale contenuto nella pianta messicana Cabeza de negro.Largo uso si faceva anche di pozioni a base di ruggine di ferro, polvere di terracotta, timo, lavanda, prezzemolo, asparagi, foglie di salice e numerosi altri ingredienti.

Ma per impedire il concepimento si ricorreva anche ad altri mezzi, ad esempio alle docce endovaginali, oppure -nella Guyana e nella Martinica, all’applicazione locale di un liquido a base di succo di agrumi e un’essenza estratta dalla corteccia del mogano.

Innumerevoli erano poi le pratiche magiche, gli esorcismi, gli amuleti, per non parlare della contraccezione maschile.

Pur non conoscendosi sin quasi al XIX secolo della nostra èra i reali meccanismi alla base del concepimento, è stata da sempre esperienza comune che l’astinenza dal rapporto sessuale è sistematicamente connessa alla non gravidanza. Ed era proprio questo un metodo praticamente infallibile per evitare gravidanze indesiderate, che i vari popoli seguivano in funzione di eventi naturali come il ciclo lunare, le stagioni, il fiorire di determinate piante, il periodo delle semine, ecc. Per di più,  venivano sfruttati quei naturali “periodi fecondi e infecondi” della donna emersi dall’esperienza popolare, che soltanto negli anni 1930 il giapponese Kjusaku Ogino e l’austriaco Hermann Knaus avrebbero poi codificato su basi scientifiche.

Eppure già Ippocrate (V secolo a.C.), nel suo De mortiis mulierum tentò di precisare quali fossero i giorni infecondi, facendoli coincidere con il momento immediatamente successivo alla mestruazione; mentre Sorano di Efeso (II secolo d.C.) considerava “pericoloso” il periodo immediatamente precedente e seguente la mestruazione, e “sicuro” quello intermedio. Concetto questo che avrebbe tenuto banco per circa altri duemila anni.

Tanti altri metodi, popolari e non, sono stati escogitati nel tempo nel tentativo di attuare una contraccezione per quanto possibile sicura. Soltanto agli inizi degli anni 1960 il biologo statunitense Gregory Pincus riuscirà a realizzare la prima pillola anticoncezionale veramente efficace combinando un estrogeno con un progestinico (progesterone di sintesi). Da allora, con vari miglioramenti la contraccezione è divenuta un metodo efficace e sicuro. Decisamente meno precario dei pessari a base di feci di coccodrillo usati al tempo di Cleopatra…

A cura di:

Luciano Sterpellone
– Patologo clinico e storico della medicina

GRANE IN VISTA PER LA SPRINTOURS????

Senza voler entrare nel merito, mi limito a segnalare che su Facebook c’è questa pagina che parla di problemi che alcuni turisti hanno con questo tour operator

Clicca qui

 

EGITTO MAI VISTO A FORLI’ FINO AL 9 GENNAIO

Quattromila anni ci separano dalle «dimore eterne» splendidamente conservate per secoli nei deserti di Assiut e Gebelein, nel Medio Egitto; cent’anni, invece, sono passati dai rinvenimenti della Missione Archeologica Italiana condotta da Ernesto Schiaparelli (1856-1928), longevo direttore del Museo Egizio di Torino. Le magnifiche necropoli, che raccontano la vita nella terra dei faraoni tra il 2100 e il 1900 a.C., hanno un grande fascino e soddisfano la curiosità. Anche nei visitatori della mostra Egitto mai visto in corso fino al 9 gennaio ai Musei di San Domenico a Forlì.
L’esposizione raccoglie oltre 400 reperti di un’epoca storica poco approfondita, la fine del primo Periodo Intermedio, una sorta di medioevo egiziano a cavallo tra il III millennio a.C., l’età gloriosa della costruzione delle piramidi di Giza e Saqqara (Antico Regno), e il II millennio a.C., dove ci fu una generale rinascita politica ed economica (Medio Regno). (clicca sulla foto qui sotto per ingrandirla)
Nelle due località periferiche di Assiut e Gebelein, non lontane dalla grande Tebe e dalla regione della Nubia, si sono conservati per secoli importanti corredi funerari, a testimonianza di una vitalità artigianale e commerciale, trasferitasi in quell’epoca dai grandi centri alle province. Archi e frecce, cassette decorate, vasellame, barche con equipaggi, modellini di animali, sandali, specchi, poggiatesta, attrezzi per lavori manuali, oggetti raffinati in legno: copioso è il materiale estratto dalle sepolture, con la sorpresa di alcuni sarcofagi che conservano intatta la mummia, a riprova della perfetta capacità degli egiziani nell’inumazione.
Queste scoperte risalgono al 1908-’20, quanto l’egittologo Schiaparelli, nome italiano di fama internazionale, s’impegnò in un’indagine più profonda della vita in Egitto, percorrendo sentieri non calcati dagli studiosi precedenti. Ecco quindi che, se la storia ufficiale ha dichiarato il primo Periodo Intermedio una parentesi di crisi politica del potere centralizzato dello Stato faraonico, il tessuto vitale delle province con le piccole attività artigianali ha fatto ridimensionare il giudizio di un’epoca buia e infelice. Anzi, proprio nelle autonomie locali e nei legami commerciali di alleanza tra piccoli centri, l’Egitto ha mostrato una coesione significativa di popoli nel segno dell’unità. Ma il sogno di Schiaparelli di «mostrare e pubblicare» l’ingente lavoro svolto da quella missione è rimasto per lungo tempo insoddisfatto: per quasi un secolo, infatti, questi reperti sono rimasti sepolti nei caveau del più rinomato museo egiziano d’Italia, pur non abbandonando gli studi, ultimamente svolti con perizia certosina. Ora finalmente si è potuta creare una mostra itinerante, in grado di rappresentare un evento irrinunciabile per gli appassionati di storia antica. L’emozione è già scenografica: passato un tunnel con le pareti di sarcofago, il visitatore viene idealmente accolto nella falesia del deserto di Assiut, dove vennero alla luce quattromila anni fa splendide tombe rupestri.
Seguendo poi il corso del Nilo lungo il corridoio centrale, si entra nelle camere funerarie con statue dei «signori di Assiut», dignitari con scettri e bastoni, insegne del potere locale. Nella «sala delle stele» si illustra il significato dei simboli legati all’autorità; nelle cosiddette «case dell’anima» sono esposte tavole in argilla che riproducono le abitazioni con le offerte alimentari; nelle sale delle sepolture private femminili risalta il sarcofago di Nebetemkhis con la mummia avvolta nelle bende di lino e accompagnata da un cofanetto per la toeletta; nell’ultima sala ci sono due maschere funerarie e tre sarcofagi antropomorfi del 700 a.C. e d’epoca romana.
Non mancano varie stele da poco restaurate, due rotoli di papiro ben conservati con alcuni capitoli del Libro dei Morti in ieratico, e i geroglifici incisi e dipinti che testimoniano la varietà del politeismo egiziano.

Sotto: il particolare da cui è stato ricavato il logo della mostra

Abbiamo parlato della mostra di Forlì anche qui e qui!

CONTINUI INVESTIMENTI EGIZIANI IN ENERGIE RINNOVABILI

(AGIAFRO) – Il Cairo, 27 dic. – Due localita’ egiziane situate in pieno deserto nei pressi dell’oasi di Siwa – Umm Al-Saghir e Ain Zahra – riceveranno il fabbisogno di energia elettrica da una centrale termosolare (Specchi che concentrano l’energia del sole ndr). Lo ha riferito il ministro dell’Energia, Hassan Younes, il quale ha precisato che l’elettricita’ prodotta dal solare servira’ ad alimentare abitazioni private, ospedali, scuole e moschee. Il ministro ha aggiunto che il progetto fa parte di un programma che ha l’obiettivo di portare l’elettricita’ ricavata dal solare nei centri abitati non ancora collegati alla rete nazionale.

INFO MINIME SU HURGHADA

Hurghada si trova a 370 km a sud-est del Cairo sulla costa del Mar Rosso ed è stata la prima località balneare dell’Egitto. E’ stata, infatti, apprezzata fin dall’epoca dei faraoni per le sue spiagge bianche e il mare cristallino. Oggi Hurghada è diventata una delle destinazioni più conosciute, ambite e frequentate dell’Egitto anche grazie ai suoi prezzi scontati. Hurghada è un luogo di contrasti: l’aridità del deserto si scontra con gli splendidi fondali colorati, i modesti alberghi con i lussuosi villaggi, la storia con la tecnologia.

Hurghada è suddivisa in 3 località principali: Downtown (El Dahar), la parte più vecchia con i caratteristici bazar, Sekalla, più moderna e fornita di hotel di categoria intermedia, ed El Korra Road, la zona più recente, dotata di ufficio postale e stazione bus.

MARE, SPIAGGE E SPORT
I villaggi sono ormai attrezzati per ogni tipo di sport acquatico: diving, windsurf, vela, pesca d’altura e nuoto. Verso sud alcune baie sono perfette per lo snorkeling: nella baia di Hasheesh c’è il sito di immersioni di Ras Disha, più a sud si trovano lo splendido sito di Makadi Bay e le zone sperdute di Soma Bay e Sharm el Naga.

ESCURSIONI
A Hurghada sono presenti 50 diversi siti ideali per sub e appassionati di snorkeling. Hurghada è rinomata per la sua barriera corallina lontana dalla costa con spazi molto grandi per le immersioni: questi punti sono facilmente raggiungibili con pochi minuti di barca. Le uscite giornaliere nel vasto arcipelago di Hurgada, comprendono escursioni al parco Nazionale dell’Isola di Giftun, Abu Hashish, Abu Ramada, Magawish, Umm Gamar ed altri reef affioranti. Le uscite di uno o più giorni si spingono fino allo stretto di Gobal, famoso per i numerosi relitti, molti dei quali visitabili in immersione.
Imperdibili anche le escursioni nel deserto in moto o con le jeep. Sulla strada nord, a circa 5 Km da Hurgada, si trova il piccolo Museo oceanografico. Poco lontano dalla città, nella valle del Meleha si trova l’Oasi Salata punto di ritrovo dei beduini; per arrivarvi bisogna superare le alte cime del canyon Wadi Billy, fra rocce che incombono a picco sul paesaggio.

SERA
A Hurgada negozi, bazar e botteghe di antiquariato offrono una miriade di prodotti d’artigianato: tuniche ricamate, oggetti in terracotta, gioielli, pietre dure. I prezzi migliori si ottengono sempre dopo una paziente contrattazione. Hurghada è una città che non dorme di notte: è ricca di discoteche, nightclub e ristoranti in particolare a El Dahar. Si trovano numerosi fast food e soluzioni economiche anche per budget limitati.

L’isola di Giftun è situata nel Mar Rosso nei pressi della celebre meta turistica di Hurghada e attorniata da alcuni isolotti minori. L’isola di Giftun è suddivisa in due isolotti Giftun El Saghier e Giftun El khebier

UNA FOTO AL GIORNO: HURGHADA

giftun island

 

Hurghada
L’isola di Giftun è situata nel Mar Rosso nei pressi della celebre meta turistica di Hurghada e attorniata da alcuni isolotti minori. L’isola di Giftun è suddivisa in due isolotti Giftun El Saghier e Giftun El khebier

Curiosità
Le isole di Giftun fanno parte delle isole dichiarate parco marino nel 1955. Le isole di Giftun sono circondate da numerosi banchi di corallo abitati da pesci di ogni genere ed offrono 14 punti di immersioni considerati tra i più belli di Hurghada

ENNESIMO SUCCESSO DI ARCHEOLOGI ITALIANI

Il Cairo, 27 dic. – (Adnkronos) – Eccezionale scoperta in Egitto ad opera di un gruppo di archeologi italiani, che hanno portato alla luce una piccola stele di epoca romana con un’iscrizione greca e 150 vasi all’interno di un grande recinto sacro dove sorgeva un tempio dedicato al dio Soknopaios e costruito in epoca tolemaica. La notizia e’ stata resa nota con un comunicato dal Consiglio Supremo delle Antichita’ Egizie, precisando che lo scavo e’ in corso a Dime es-Seba, a circa 80 chilometri a sud-est del Cairo, vicino al al lago Qarun, nell’oasi del Fayum, celebre enclave grecoromana. La missione italiana e’ diretta da Mario Capasso e Paola Davoli del Centro di Studi Papirologici dell’Universita’ del Salento. Nel corso degli scavi e’ riemerso il lato esterno orientale del tempio (13 x 5,50 m). Il paramento esterno del santuario fu realizzato a bugnato decorativo, come la facciata dello stesso edificio. Alla base del muro est venne addossato un rivestimento alquanto insolito, costituito da sei corsi di blocchi di calcare grigio-violaceo, la cui faccia a vista e’ ben levigata e rastremante verso l’alto. Questo rivestimento aveva certamente una funzione decorativa ma anche probabilmente protettiva della parte bassa dei muri soggetti ad erosione.

Nella foto: una stele funeraria romana conservata a Modena

LIBRI: FIGLI DI UNA SHAMANDURA

FIGLI DI UNA SHAMANDURA
peccati e segreti di Sharm El-Sheikh

di Claudio Di Manao
Forse una scusa per fuggire dal mondo reale, forse un amore per il mare e le sue creature al di là di ogni futuro preconfezionato, o forse solo malati della “sindrome di Peter Pan”. Tra barche, coralli e bar, i personaggi di Figli di una shamandura vivono e lavorano dimenticando la loro età anagrafica, sullo sfondo di un Egitto surreale e inedito, popolato da turisti che lo sono ancora di più, e di un mare splendido. Un libro dedicato a quelli che “se ne sono andati” con una sacca da sub in spalla, per esplorare la propria vera vita in un posto dove splende sempre il sole, tra gaffe, situazioni assurde, rischi del mestiere, cinismo e incongruenze, ma con addosso l’innocenza di chi guarda il mondo con occhi che hanno già scartato il conosciuto, la sicurezza e il banale. Il mare e la vita brada come stile irrinunciabile per migliaia d’istruttori e guide subacquee, lungo percorsi spesso funambolici, a volte struggenti, più spesso paradossali, itinerari umani descritti brillantemente in pagine che si fanno leggere in un fiato.

Libro difficilino da trovare. Per info: 0735.62020 (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18)

UNA FOTO AL GIORNO: MARSA MATRUH

Ageeba Beach splendida spiaggia a una ventina di chilometri a ovest di Marsa Matruh

 

CHE C’AZZECCA IL MITICO VASCO COL CORAL BAY?

L’album “Buoni o cattivi” di Vasco Rossi in buona parte è stato girato al Domina Coral Bay Resort & Casino di Sharm el Sheikh, gioiello del Gruppo Domina.
Attraverso i video delle canzoni dell’album, il film racconta di una fan di Vasco (la splendida modella slovacca Andrea Lehotska) disposta a tutto pur di avere il suo idolo tutto per se.
Al Domina Coral Bay sono stati girati i video dei due singoli estratti dall’album: “E…” e “Señorita”; se nel primo si capisce chiaramente di essere a Sharm el Sheikh (non fosse altro per il fatto che ad un certo punto del video compare come in un sogno il famoso portale del Domina Coral Bay e nelle inquadrature sullo sfondo appare l’isola di Tiran), nel secondo caso il Resort è diventato un vero e proprio set cinematografico. Nel video Vasco passa con una splendida auto cabriolet rossa originale americana degli anni ‘50 attraverso le vie del Domina Coral Bay, ma sembra di essere in una Miami perfettamente ricostruita, tra ragazze in abiti succinti, insegne al neon e fast food americani. Per non parlare poi di una parte del video girata direttamente nella villa del Sig. Ernesto Preatoni, Presidente del Gruppo Domina Vacanze, dove il Domina Coral Bay appare in tutto il suo fascino notturno con splendide ragazze che ballano ai bordi della piscina.
Il Domina Coral Bay Resort & Casino ha ancora una volta dimostrato di essere un luogo estremamente affascinante e contemporaneamente modulabile ad ogni esigenza, e per dirla come direbbe Vasco “Si distingue dal luogo comune”.

Vasco Rossi – E… EMI Italy (P) 2005 The copyright in this audiovisual recording is owned by EMI Music Italy SpA

4° CLASSIFICATO: IL TRAMONTO DALLA PIANA DI GIZA

Rientra nella classifica dei 10 tramonti più belli del mondo
quello visibile dalla piana di Giza!

Il tramonto egiziano si è classificato al quarto posto, battuto nell’ordine da Santorini, Taj Mahal e Parco del Serengheti.
Se vuoi vedere i 10 tramonti più belli, clicca qui

LO SQUALO UCCISO CON UNA TESTATA!

Nonostante passi parecchio tempo sul web a caccia di notizie da inserire nel blog, questa mi era sfuggita! Lo squalo ucciso a capocciate! Ma la cosa pazzesca è che questa enorme str…ata ha perfino avuto un discreto credito. Dopo il tentativo di far passare lo squalo come una mossa dei servizi segreti israeliani per far scappare il turismo dal Mar Rosso, questa mi sembra talmente incredibile che non avei neppure pensato di leggerla!!! Ma mi sembra giusto regalare anche a voi un sorriso!!!

In poche ore è diventato un eroe internazionale e per il suo intrepido coraggio è stato subito ribattezzato “Shark-el-Sheikh”. Peccato che l’incredibile impresa portata a termine da Dragan Stevic, giovane serbo in vacanza a Sharm el Sheikh che, con una testata, avrebbe ucciso lo squalo bianco che da diverse settimane semina il panico tra i turisti in vacanza nella località sul mar Rosso, sia una bufala ideata da qualche ingegnoso burlone su internet. Numerosi siti d’informazione e famosi tabloid tra cui il New York Post hanno ripreso la notizia come se fosse vera e hanno pubblicato senza troppe remore quest’improbabile storia diventata velocemente una hit sul web.

LA FALSA CRONACA – Tutto è iniziato lo scorso 16 dicembre quando l’agenzia macedone Mina racconta la storia di questo ragazzo serbo che in evidente stato di ubriachezza avrebbe deciso di tuffarsi in mare e si sarebbe trovato faccia a faccia con il predatore che nei giorni scorsi ha ucciso una turista tedesca e ferito 4 bagnanti russi. Senza pensarci due volte Dragan – rivela l’agenzia macedone – avrebbe dato una testata sul volto dello squalo, uccidendolo sul colpo. L’agenzia riferisce anche che, essendo troppo ubriaco, Dragan non ricorda nulla, ma Milovan Ubirapa, un’amica del giovane serbo, presente durante l’incidente, avrebbe raccontato ai media l’incredibile storia. Secondo il resoconto della ragazza, Dragan si sarebbe ferito a una caviglia durante lo scontro e più tardi sarebbe stato ricoverato in ospedale per intossicazione da alcol. A testimoniare la morte del predatore che supererebbe i due metri e mezzo, ci sarebbe anche una foto, scattata il giorno dopo l’incidente. Si vede sulla riva di una spiaggia un grosso squalo senza vita, mentre alle sue spalle passeggia un turista che lo guarda con curiosità.

LINK ALLA PAGINA DEL NEW YORK POST

INVESTIRE IN EGITTO

Una ricerca della Gallup International misura le aspettative economiche dei cittadini di 53 nazioni .
I più pessimisti? Quelli del G7

MATTIA BERNARDO BAGNOLI

LONDRA
Il 2011 è alle porte, la prima decade del XXI secolo è ormai trascorsa: dieci anni sono un buon lasso di tempo per iniziare a stilare qualche bilancio. Gli anni zero, battezzati in inglese «naughties», ovvero «birichini», di marachelle e sconvolgimenti ne hanno portati in effetti parecchi: gli attacchi alle Torri Gemelle di New York, le guerre in Iraq e Afghanistan, l’inarrestabile avanzata di Internet (con annessi social network, iPad e smartphone), il più grande crac finanziario a partire dagli Anni 30, quindi la Grande Crisi, ora il terremoto Wikileaks. Eppure l’evento forse più gravido di conseguenze inizia a manifestarsi appieno proprio ora: la migrazione della ricchezza da Occidente a Oriente. Un processo che, per quanto graduale, già si può misurare nell’umore delle persone. I Paesi ricchi, infatti, pur essendo ancora ricchi sono depressi e vedono nero; quelli emergenti – molto più poveri, a conti fatti – sentono invece che il loro momento sta per venire e guardano all’anno nuovo con speranza. Il futuro non è davvero più quello di una volta. Per nessuno.

Ad aver fatto accomodare il mondo sul lettino di Freud è una équipe di ricercatori coordinati dalla Gallup International – che dal 1977 tiene sott’occhio «l’umore del pianeta». Il risultato è il Global Barometer of Hope and Despair, il «barometro globale della speranza e della disperazione». I ricercatori della Gallup hanno intervistato, tra ottobre e novembre, 64 mila persone sparse in 53 nazioni del mondo chiedendo loro un pronostico sul 2011. Come andrà l’economia nell’anno nuovo? Ci sarà più lavoro o più disoccupazione? Le cose andranno meglio o peggio?

Le risposte dei Paesi del G7 – Canada, Stati Uniti, Giappone, Francia, Italia, Germania, Regno Unito – non potrebbero essere più diverse da quelli del Bric – Brasile, Russia, India e Cina, il blocco di nazioni emergenti. All’interno del G7, infatti, solo il 17% degli intervistati vede il 2011 come un anno di «prosperità economica»; la maggioranza – il 41% – crede che sarà «come il 2010», mentre il 36% prevede «un periodo di difficoltà». Tutt’altra musica nel blocco emergente e nei paesi che aspirano ad entrare nel BRIC tra cui l’Egitto!

TRIATHLETI VERONESI SUL MAR ROSSO A MARZO!!!

L’Associazione Sportiva TriathlonTravel nasce nel 1999. 

E’ un’associazione che propone viaggi in collaborazione con l’agenzia viaggi Expressiontravel di Verona. Alcune delle vacanze di carattere sportivo altre sono rivolte a tutti coloro che vogliono vivere un’esperienza di viaggio sportivo, dinamico, originale ed in compagnia…

Sono disponibili i dettagli dei pacchetti viaggio in Egitto per il prossimo marzo.
Potrai prendere parte al viaggio Sharm Sport  13-20 marzo (tredicesima edizione) o al viaggio Sinai Sport 20-27 marzo (seconda edizione) e se vuoi preparare al meglio la tua stagione di gare, la possibilità di aderire ad entrambe le proposte.
Vedi i programmi 

Sharm Sport

Sinai Sport

Le iscrizioni chiuderanno il 15 gennaio Sinai Sport mentre il 31 gennaio il viaggio Sharm Sport. Affrettati !
Iscriviti entro il 31 dicembre e risparmierai il costo del trasporto bici in aereo !

Associazione Sportiva
TriathlonTravel
tel/fax 045.8011743
info@triathlontravel.com

PS Il blog Egittiamo, come sempre, svolge la funzione di segnalare iniziative di cui è venuto a conoscenza nel web. Non si assume alcuna responsabilità diretta o indiretta

IN EGITTO PRESTO ARRIVERA’ L’EOLICO

Il progetto, ufficializzato dal ministro per l’energia Hassan Younes, prevede di assegnare i lavori per 1.000MW in due fasi distinte: la prima, appunto a gennaio e l’altra a luglio. Con importanti ambizioni per il 2020

L’Egitto punta sull’energia da fonte eolica. Partirà a gennaio la gara per la scelta delle imprese a cui verrà affidata la costruzione, lungo la costa del Mar Rosso, di centrali eoliche per circa 1.000MW. L’annuncio è stato fatto oggi dal ministro egiziano per l’Energia, Hassan Younes, che ha illustrato le due fasi distinte sui cui si fonderà la gara: prima, a gennaio, appunto, verranno assegnati i lavori per i primi 500 MW, dopo di che, nel mese di luglio, verranno assegnati gli incarichi per  i rimanenti 500 MW.

Secondo le indicazioni fornite dal ministro, la compagnia elettrica nazionale acquisterà per 20 anni, come da contratto, l’energia prodotta dalle nuove centrali e la distribuirà ai consumatori sulla base di prezzi stabiliti dal governo. Attualmente l’Egitto è in grado di generare dalle fonti rinnovabili 25.000 MW e l’intenzione del governo è quella di raggiungere e sfondare quota 58.000 MW entro il 2027, mobilitando investimenti per 110 miliardi di dollari. Nello specifico, entro il 2020, il Governo egiziano prevede di ricavare dalle fonti rinnovabili, e in particolare dall’eolico e dal solare, il 20% dell’energia necessaria a coprire il fabbisogno del Paese.

NOTIZIE IN PILLOLE

LA VALERIONA A SHARM

Breve sosta in Egitto per Valeria Marini. La showgirl si è recata a Sharm El Sheikh perché ospite d’onore e giurata di un concorso di bellezza e “Top” l’ha paparazzata “a mollo” nel Mar Rosso. Incurante degli attacchi degli squali la Marini ha sfoggiato, come al solito, un look perfetto. Arrivata in spiaggia con un abito turchese ha poi optato per un bikini ridottissimo ed una cintura in strass che non hanno mancato di mettere “in vista” le sue popolari forme

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INVESTITORI KUWAITIANI PER L’EGITTO

Si è aperta ieri sera a Kuwait City l’expo immobiliare egiziana, nata per presentare agli investitori dell’emirato le opportunità offerte dal settore lungo il Nilo.Secondo il suo curatore, Majdi Al-Hawari, l’organizzazione di un evento dedicato al real estate in Egitto dimostra la credibilità e la profittabilità della proposta commerciale del Cairo. Tra le 42 compagnie giunte in Kuwait per l’esposizione, 6 varcano per la prima volta i confini dell’Emirato. La strategia di espansione delle imprese immobiliari egiziane punta sulla affidabilità e il rispetto delle scadenze di consegna. All’inaugurazione dell’esposizione era presente l’ambasciatore del Cairo a Kuwait City, Taher Farahat, il quale in una dichiarazione ha sottolineato l’interesse del suo paese nel rafforzamento dei legami economici con lo Stato del Golfo. Secondo il diplomatico la volontà di saldare il legame esistente tra i due paesi è stata confermata anche nella riunione dell’Alto Comitato Kuwait-Egitto, riunitosi in città lunedì scorso.

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ITALFER SI AGGIUDICA UN IMPORTANTE APPALTO

(ASCA) – Roma, 23 dic – Italferr, societa’ del Gruppo FS, si e’ aggiudicata l’Arab Network Railway Study in Associazione Temporanea di Imprese (ATI) con la Dar Al Omran, societa’ di consulenza ingegneristica giordana, a conclusione della gara internazionale, lanciata dall’Arab Fund, alla quale hanno partecipato 10 fra le piu’ grandi societa’ mondiali di ingegneria (tra queste Systra, Louis Berger, Hill International e Movares).

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CERCASI ANIMATORI

Life Tourism & Consulting è una società europea con uffici in Svizzera italiana e in Germania. E’ specializzata nella selezione, formazione e gestione di personale italiano, svizzero, tedesco, olandese e francese.
L’agenzia seleziona animatori max 30 anni anche senza esperienza per la stagione invernale 2010/2011.
Posizioni aperte nelle seguenti destinazioni: Messico, Egitto, Zanzibar, Maldive, Kenya, Tunisia.
Figure ricercate: miniclub, sportivi, ballerine, coreografe, dj, capisport, costumiste, scenografi.
Preferibile conoscenza di una lingua straniera (inglese, russo, tedesco, francese).
Per informazioni e candidature inviare una e-mail con CV e lettera di presentazione all’indirizzo: info@animazionelife.ch

LINK DIRETTO

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PROBLEMI PER EDISON

ROMA (MF-DJ)–Il nuovo guaio per Edison viene dall’Egitto. In questi giorni, scrive oggi la Repubblica, i legali del secondo operatore elettrico nazionale sono al lavoro con i rappresentanti del Governo del
Cairo, per ottenere una revisione degli accordi economici firmati due anni fa, che hanno consentito a Edison di mettere le mani su una concessione per l’estrazione di idrocarburi nella baia di Abukir, al largo di Alessandria. Le attivita’ di esplorazione e di ricerca, infatti, non stanno dando i risultati sperati. Il gruppo guidato da Umberto Quadrino ha chiesto ufficialmente al Governo egiziano di rivedere tutta l’architettura del contratto alla luce di quanto sta accadendo sotto le piattaforme esplorative. Nella relazione all’ultima trimestrale Edison aveva gia’ detto che “e’ stata effettuata una svalutazione pari a 8 milioni relativa a un pozzo di perforazione situato in Egitto che ha dato esito negativo”.

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LA PATATA EGIZIANA TIRA!!!

L’Egitto ha invitato l’Unione Europea a riaprire in modo permanente alle esportazioni di patate egiziane.

Il problema che a prima vista potrebbe sembrare “banale”, in realtà non lo è affatto perché ogni anno ingenti quantitativi di patate invadono i mercati europei per far fronte alle richieste di consumo, nell’arco dell’intero anno, che la produzione locale non è in grado di soddisfare.

Attraverso il porto di Trieste, ad esempio, e destinate al mercato Europeo, arrivano ogni anno circa 80.000 tonnellate di patate, più o meno il 40% della produzione egiziana, destinate all’UE.

Di conseguenza, il problema è fondamentalmente “economico”.

Le leggi fitosanitarie vigenti non consentono l’ingresso nella Comunità Europea di patate provenienti da Paesi Terzi in quanto i tuberi potrebbero essere infetti da un organismo nocivo, in particolare, dal batterio “Ralstonia solanacearum”, meglio noto con il nome di “marciume bruno” che causa l’avvizzimento del tubero e che potrebbe a sua volta contaminare e danneggiare seriamente, in caso di diffusione, le produzioni locali.

Gli ispettori fitosanitari controllano le patate a campione (campione costituito da 200 tuberi ogni 25 tonnellate di patate importate), sia con ispezioni visive che con analisi di laboratorio.

Pertanto, è anche una questione sanitaria, oltre che occupazionale.

Per questo motivo l’importazione dall’Egitto era ferma da 12 anni, anche se in deroga a tali divieti vengono emanate ogni anno disposizioni (sia comunitarie che ministeriali) che consentono l’importazione, a patto che si osservino scrupolose e attente regole per prevenire la possibile diffusione del patogeno, tanto nella fase di coltivazione in Egitto che al momento dell’importazione in Europa.

Per la stagione 2010-2011, l’Unione Europea ha già deciso di riaprire le porte all’importazione della patata egiziana, ma l’Egitto preme affinché l’apertura sia permanente.

La richiesta nasce dalla considerazione che l’Egitto ha adottato da anni procedure tecniche ed una linea dura per debellare il “marciume bruno”. Lo ha affermato il dottor Salah Youssef, capo dei servizi agricoli del Ministero dell’Agricoltura e Direttore del Progetto “marciume bruno”, durante un incontro con gli esportatori di patate egiziane, avvenuto in occasione della riunione preliminare relativa alla raccolta del prossimo ciclo estivo. Le esportazioni di questo ciclo prevedono circa il 20% del raccolto totale, mentre il resto viene immesso sul mercato egiziano.

L’Egitto ha, inoltre, ottenuto un prestito dalla UE di 10 milioni di Euro per assistenza ai piccoli agricoltori. Oltre alle esportazioni delle patate prodotte durante l’inverno, l’Unione Europea importerà, secondo Safwat Al Haddad, Sottosegretario Egiziano all’Agricoltura, l’intera produzione estiva.

 

PS scusate per il titolo ambiguo, ma diciamocelo chiaramente, chi se lo sarebbe letto un articolo sulla produzione di patate??? eheheheheh

UNA FOTO AL GIORNO: ISOLA DI TIRAN

DOMANI IN EDICOLA!!!! NON PERDETELO!!

CAPOLAVORI DELLE GRANDI CIVILTA’

Un’imperdibile raccolta di dvd, un viaggio nella storia alla scoperta delle più incredibili opere costruite dall’uomo. Immagini spettacolari, percorsi segreti, storie dimenticate e aneddoti, per tutta la famiglia. Da domani Il Corriere della Sera e Piero Angela presentano una nuova bellissima raccolta in DVD incentrata sulle più affascinanti costruzioni fatte dall’uomo!
Domani il primo DVD, sulla costruzione delle piramidi, al prezzo promozionale di solo 1 €uro!!

Sicuramente la qualità del prodotto sarà come sempre all’altezza dei bellissimi filmati presentati da Piero Angela, lo storico divulgatore scientifico della televisione italiana!

NON PERDETELO!!!

8.000 POSTI DI LAVORI PER GLI EGIZIANI

Ieri il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto di programmazione delle quote di ingresso per lavoratori extracomunitari (c.d. flussi 2011), che entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, non prima di febbraio 2011.

Dei 98.080 posti disponibili di autorizzazione al lavoro non stagionale di cittadini extracomunitari, 8.000 sono stati assegnati ai cittadini Egiziani.

La notizia è stata riportata in Egitto, con giustificata soddisfazione, dall’Ambasciatore Mohamed Abdel-Hakim, Assistente del Ministro degli Esteri per gli affari consolari, egiziani all’estero, immigrazione e rifugiati.

Infatti, grazie agli sforzi intrapresi dal Ministero e dall’Ambasciata Egiziana a Roma e nel quadro degli stretti rapporti tra Egitto e Italia, il governo Italiano ha concordato di assegnare ai cittadini Egiziani un maggior numero di visti di lavoro rispetto al numero previsto per altri Stati.

L’accordo è il frutto di un’intensa attività diplomatica tesa a sviluppare una maggiore cooperazione con i paesi della Comunità Europea in materia di immigrazione legale che ponga fine a quella clandestina e fornisca agli egiziani opportunità di lavoro all’estero.

Esso, quindi, s’inserisce nel quadro degli scambi culturali e di relazioni che sono poi sfociate in numerosi progetti di cooperazione. In tale ambito, di rilievo fu la conferenza, organizzata al Cairo nel 2007 dall’Ambasciata d’Italia dal titolo: “Il modello di cooperazione italo – egiziano per la gestione dei flussi migratori: le attività di contrasto della migrazione irregolare e l’attuazione di sistemi operativi per la mobilità lavorativa”.

La conferenza puntò ad una più efficace azione di contrasto dei traffici di esseri umani, e quindi contro l’immigrazione clandestina, ma anche nella formazione di manodopera specializzata, per dare risposte concrete all’occupazione giovanile, sia in Egitto, nei programmi di joint-venture di imprese italo-egiziane, sia in Italia, per inserirsi in modo positivo nella società Italiana.

SITUAZIONE SQUALO A SHARM

La caccia allo squalo continua.
Voci non ufficiali parlano addirittura di una trentina di squali uccisi nel nome della tranquillità dei turisti sulle spiagge del Mar Rosso. Animali assolutamente estranei alle aggressioni tra cui pare anche dei rarissimi squali leopardo.
Non commento più di tanto questa notizia, ma voglio solo fare una piccola riflessione:
che ne sarà dell’equilibrio biomarino di questa zona?
Anni fa, i beduini del deserto erano soliti cibarsi con una particolare conchiglia. Questa conchiglia a sua volta si cibava di uan specie di stella marina che a sua volta si cibava di corallo. La pesca incontrollata della conchiglia, in poco tempo causò seri danni alla barriera corallina. Noi sub eravamo invitati a segnalare le stelle amrine alla guida che provedeva a catturarle per evitare il deterioramento della barriera. Il problema venne compreso, fu spiegato ai beduini che smisero di cibarsi di quella conchiglia e in poco tempo la situazione tornò alla normalità. Se si è creato un problema così importante sottraendo all’ambiente una conchiglia, che succederà adesso che l’ambiente è stato privato di così tanti squali, al vertice della catena alimentare?? Chi beneficerà della scomparsa dello squalo da questa zona del Mar Rosso? E che danni ci saranno per questo comportamento indiscriminato e stupido?

Buone notizie: purtroppo mi hanno costretto a mantenere il silenzio, ma posso anticiparvi che un team italiano, autofinanziato, costantemente seguito dal Governatore del Sinai, sta sperimantando un nuovo apparecchio che sarà in grado di salvare capra e cavolo, dove le capre sono i turisti (mai paragone fu più azzeccato) e il cavolo gli squali!
Spero di avere quanto prima l’autorizzazione a parlare della cosa, che vi assicuro fa venire la pelle d’oca per i dettagli con cui si sta svolgendo! Forza italiani, dateci dentro, fama e ricchezza  sono giustamente dietro l’angolo! Siamo con voi!!

GLI AUGURI DI NATALE DI GOOOOOOOGLE

In occasione del Natale 2010, Google ha voluto fare gli auguri a tutti con un logotipo speciale. Il Google Doodle è composta da 17 fotografie che rimandano a luoghi sparsi nel mondo. Dunque un modo speciale per festeggiare le feste di Natale da parte del colosso di Mountain View. Una di queste immagini richiama il Deserto del Sahara.

In Africa si trova il deserto più grande al mondo, meta ogni anno di turisti. Il Deserto del Sahara si trova nelle regioni settentrionali dell’Africa coprendo gran parete di Algeria, Tunisia, Marocco, Sahara Occidentale, Mauritania, Mali, Niger, Libia, Ciad, Egitto e Sudan. Famoso anche per la durissima Parigi-Dakar, il Deserto del Sahara è stato anche protagonista in molti film e libri. Ogni anno è mete di turisti che vogliono ammirare più da vicino l’immensità di questo luogo. Dunque Google ha voluto omaggiare il Deserto del Sahara per le feste di Natale.

UNA DONNA VELATA PARLA DI SESSO ALLA TV EGIZIANA

Domenica 26 dicembre ore 11:20 Rai3: Mediterraneo

Una donna velata parla di sesso alla televisione egiziana adoperando termini competenti e toni misurati. Si chiama Heba Kotb. Si è laureata all’Università del Cairo e ha conseguito la sua specializzazione negli Stati Uniti. Poi ha consacrato la sua carriera a gettare un ponte fra la scienza e le prescrizioni del Corano in tema di sesso. Una rivoluzione. Si aprirà con questo reportage “Mediterraneo”, il settimanale della TGR proposto da Giancarlo Licata, realizzato a Palermo da Rai e France 3 con la Entv di Algeri, in onda domenica alle 11.20 su Rai3.

IMMERSIONE A ELPHINSTONE

Pubblicato da divemania su divemania.it guarda il bel video sul sito divemania.it (consigliata la visione a pieno schermo!!)

l reef di Elphinstone è come un sigaro appuntito lungo oltre 300 metri, ubicato nella regione del Mar Rosso Meridionale e conosciuto come uno dei migliori punti d’immersione d’Egitto.

L’ormeggio notturno delle barche da crociera, il reef di Elphinstone si presenta come un atollo corallino di forma allungata esposto in direzione Nord-Sud per oltre un miglio. La piccola e stretta punta posta a Sud è anche l’unico ridosso disponibile per le imbarcazioni che raggiungono straordinario sito per fare immersioni.

Capita in alcune giornate di trovare numerose imbarcazioni concentrate in questo piccolo spazio ma purtroppo è anche l’unico ridosso disponibile per fronteggiare il vento proveniente da Nord. Sono molte le barche che mollano gli ormeggi da Marsa Abu Dabbab ancora prima che sorga il sole per raggiungere Elphistone per primi ed ormeggiare a ridosso del Reef, quella dell’ormeggio è diventata una vera e propria gara col tempo nel quale il primo che arriva usufruisce dei privilegi di avere la propria imbarcazione in prima fila.
Quella di Elphinstone Sud, è un’immersione unica nel suo genere per le sue caratteristiche morfologiche e per la presenza di un enorme arco naturale dalle dimensioni eccezionali che s’innalza per diversi metri dal fondo.

A VERONA UN LIBRO REGALATO A OBAMA, MUBARAK E BERLUSCONI

Volumi preziosi prodotti con sete di Como, stampati su carta italiana di Fedrigoni o delle Cartiere del Garda, realizzati con la più innovativa tecnologia (una stampa digitale che garantisce la precisione più assoluta) e naturalmente rilegati a mano. Sono queste le «chicche» che il presidente della società editrice EBS Fabio Bortolazzi ha donato alla Biblioteca Civica: un omaggio alla città, costituito per ora da 10 volumi, ma che intende essere solo un primo atto in vista di altre, future donazioni.
«Un grande regalo che arricchisce il patrimonio della nostra Biblioteca civica e di tutta la città, con volumi di grande valore conosciuti in tutto il mondo», ha commentato l’assessore alla Cultura Erminia Perbellini, intervenuta ieri alla presentazione dei volumi nella Sala Nervi della Civica, insieme al presidente Bortolazzi e al responsabile della biblioteca Agostino Contò. I dieci volumi resteranno esposti negli spazi della biblioteca durante le festività, per rimanere poi a disposizione degli utenti.
«Si tratta di riproduzioni di libri illustrati d’arte e di architettura, realizzati con carta di pregio e con tecniche ad alta definizione», ha spiegato Bortolazzi. «La nostra società, le edizioni EBS, nate nel 1953 come piccola tipografia artigiana, è conosciuta a livello internazionale come uno tra i più prestigiosi produttori di libri fotografici di alto pregio, in grandi formati e di elevata qualità tecnica. Il piacere che il frutto del nostro lavoro possa essere conosciuto anche dai veronesi mi ha spinto a donare alcuni esemplari alla Civica».
Tra i libri che fanno parte della donazione, «The Trevelyon Miscellany of 1608. A facsimiled Folger Shakespeare Library», edito in occasione della celebrazione del 75° anniversario della Folger Shakespeare Library in Washington D.C.: riproduzione in facsimile di un manoscritto che contiene materiali relativi a vita, costume, cultura al tempo di Shakespeare; «Histoire naturelle des oiseau illustré par 1008 gravures de François Nicolas Martinet», un’ edizione tratta dai 10 volumi dedicati agli uccelli della «Histoire Naturelle générale et particulière avec la description du cabinet du Roy» di George Louis Leclerc, conte di Buffon, uno dei monumenti scientifico-letterari del XVIII secolo, edita a partire dal 1749. E anche «Zahs Harvass, A secret voyage. Love, magic and mysteries in the realm of the pharaohs», photograph Sandro Vannini, Slough – Berkshire, 2009, uno straordinario percorso nel mondo dell’antico Egitto, illustrato da immagini di altissima qualità. «Proprio questo libro è stato consegnato come omaggio al presidente Obama e al presidente Mubarak», ha spiegato Bortlazzi. «E il nostro presidente Berlusconi me ne ha fatto richiesta dopo averlo visto: naturalmente l’abbiamo inviato anche a lui»

Il volume ha un prezzo di copertina di soli 2.900 €uro, ed è editato in sole 750 copie numerate e autografate da Zahs Harvass. Chi avesse ancora qualche spicciolo per i regalini dell’ultimo minuto, può contattare l’editore sul sito

DA VERONA A IL CAIRO E LUXOR: A FEBBRAIO SI RIPARTE!

Riparte dal 21 febbraio il volo speciale settimanale da Verona per Cairo e Luxor con cui Metamondo accresce e diversifica le proposte dedicate ai safari archelogici in Egitto. Accanto ai tour Horus e Hatchepsut di 8 giorni/7 notti con crociera sul Nilo, l’operatore propone per la nuova stagione il safari archeologico che parte da Il Cairo e esplora le aree di El Fayoum, El Minia, Abidos, Dendera, il safari delle oasi, che si concentra sulla parte naturalistica del Paese, il safari del Mediterraneo, alla scoperta della costa Nord e di Alessandria e il safari Gioielli del Deserto, che collega archeologia e natura.

ATTENZIONE: la redazione di questo blog intende esclusivamente segnalare attività, progetti e opportunità individuate nel web. Non si tratta di pubblicità e non intendiamo assolutamente garantire le proposte fatte da terzi anche se da noi segnalate!

IL RAGAZZO CHE SFIDO’ RAMSES IL GRANDE – di CHRISTIAN JACQ

Nell’anno 1250 a.C., il Faraone Ramses Il regnava su un Egitto prospero. Esercitava il suo potere con un’autorità che nessuno osava mettere in dubbio… Ma quando la casa e le terre di Kamosè e dei suoi genitori, conquistate poco alla volta, rese fertili dal loro lavoro, vengono consegnate a Setek, uomo rude e crudele, che vuole ridurre gli antichi proprietari in suoi schiavi, il giovane decide di ribellarsi. Non può tollerare una tale ingiustizia. Ma solo un uomo può cambiare le cose: l’uomo più potente e venerato di tutto l’Egitto, Ramses. Lì diventa uno tra i migliori artigiani del tempo. Ma non è abbastanza. L’unica speranza di riuscire ad avvicinare il Faraone è quella di intraprendere la strada che lo porterà a essere scriba.

Autore:  Jacq Christian
Editore:  Piemme
Genere:  letteratura per ragazzi
Collana:  Piemme pocket
Traduttore: Finassi Parolo M.
Pagine: 245
ISBN: 883848340X
ISBN-13: 9788838483400
Data pubbl.: 2005
Prezzo: 10,50 €
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IL QUARTIERE COPTO DE IL CAIRO

Il quartiere copto è collocato in un’area della città, chiamata Cairo Vecchio, dove sorgono gli edifici più antichi collegabili ai primi insediamenti urbani. Tutta la zona è circondata dalle possenti mura del primo nucleo romano chiamato forte di Babilonia.

A differenza di altre città del mondo musulmano, come Damasco, il quartiere non è un ghetto: all’interno vive unicamente la comunità cristiana d’Egitto; i Copti, infatti, sono sparsi per tutto il Cairo e sono presenti, in base alla loro condizione economica, in ogni zona della città.

Arrivando in taxi in quell’area, superata la prima fase di circospezione legata alle strade bloccate e ai molti militari presenti, si intuisce subito che si sta entrando in un alto mondo, un luogo dove il Cristianesimo è declinato in modo assolutamente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati in Europa.

Si incontra una spiritualità vissuta in maniera molto diversa, con un risalto esteriore che a noi può risultare eccessivo e a volte pacchiano; eppure si respira tra i fedeli un senso della fede molto forte, l’idea della religione come legame indissolubile di una comunità.

Si entra nel quartiere scendendo una scala sovrastata da una grande Madonna con il Bambino Gesù al neon; da quel punto il percorso si snoda attraverso una serie di piccole stradine dove le chiese si alternano alle abitazioni delle gente comune.

A un primo sguardo di scontrano il sacro, rappresentato dal passeggiare lento e compito di preti e suore, con il profano, simboleggiato dai turisti in calzoncini e dalle bancarelle di libri e oggetti religiosi.

Appena entrati, sulla sinistra, si accede al Convento di San Giorgio, tuttora abitato da una trentina di monache; è consentito l’accesso solo alla cappella più antica dato che il resto del complesso è in fase di restauro.

Andando nella cappella si impara una prima regola dei luoghi sacri: quando si entra in un luogo che conserva le reliquie di un santo è necessario togliersi le scarpe, camminando sui grandi tappeti posti a terra. Inevitabile il pensiero corre al rituale dell’ingresso in una moschea.

Anche all’interno della Cappella di San Giorgio si incontra quel misto di spiritualità ed eccentricità: accanto a una rappresentazione in movimento del santo che uccide il drago, di gusto decisamente orribile, si osserva la preghiera intensa di una giovane che, segnandosi con le catene del santo, ondeggia avanti e indietro facendosi molte volte il segno della croce.

A custodia di questo luogo santo c’è una suora; è molto vecchia e quasi incassata nella sua sedia di vimini. Ogni fedele che entra si inginocchia presso di lei, le parla per qualche minuto e alla fine tutti chiedono, e ricevono, la sua benedizione.

Perdendosi tra i cunicoli, passando attraverso una stradina la cui porta d’entrata obbliga a doversi abbassare si arriva, senza rendersene conto in quanto non si distingue dall’ingresso delle case comuni, alla chiesa di San Giorgio. Si tratta di uno dei luoghi più sacri per la comunità copta e per tutta la cristianità del mondo, dato che al suo interno si trova la cripta dove, secondo la tradizione, si sarebbe rifugiata la Sacra Famiglia durante la sua fuga in Egitto.

Purtroppo la cripta non è accessibile, bisogna accontentarsi delle foto che una ragazza li accanto tenta, in maniera insistente, di venderti. All’interno della chiesa si sta svolgendo un funerale; gli uomini da un lato e le donne dall’altro, come nella tradizione copta, sono impegnati nella preghiera; la liturgia professata in lingua araba accresce il senso di sacro del luogo in cui ci si trova.

Affascinanti dal punto di vista artistico le decorazioni lignee presenti alle pareti della chiesa. Non si può non rimanere a bocca aperta nel contemplare una Via Crucis interamente scolpita e dipinta in legno lungo le pareti.

In tutta l’arte copta, inclusi i famosi e rinomati tappeti, le figure e le rappresentazioni richiamano l’arte bizantina, in un legame indissolubile con le raffigurazioni greco-bizantine tipiche della produzione artistica dell’Impero Romano d’Oriente.

Il centro della presenza copta nel Cairo islamico è simboleggiato dalla chiesa di El Muallaqa, la chiesa sospesa, che prende il nome dal fatto di essere stata costruita sopra dei tronchi di palme tra le due torri romane che compongono il Forte di Babilonia. La visita è resa più piacevole grazie alla presenza di alcuni ragazzi, una di questa parlava addirittura l’italiano, che si offrono volontariamente come guide, spiegando con passione la lunga storia dell’edificio.

Tutto l’edificio è legato alla tradizione cristiana. Si viene così a scoprire che la struttura a navate coperte da volte a botte in legno si riferisce simbolicamente all’arca di Noè, che le quindici colonne del pulpito rappresentano Gesù, gli apostoli e gli evangelisti Paolo e Luca, con le due colonne nere a simboleggiare Giuda e Tommaso.

Anche dietro alle decorazioni artistiche della chiesa esiste un collegamento con la storie del Cristianesimo, come il caso della Croce Copta che rappresenta i quattro evangelisti e i dodici apostoli, grazie alla cui iniziativa la religione di Cristo si è diffusa nel mondo antico.

All’interno del quartiere copto sono presenti anche il Monastero ortodosso di San Giorgio, che ospita il Patriarcato, e la Sinagoga di Bin Ezra, l’unico monumento ebraico del Cairo.

La sinagoga è da poco stata restaurata, è così possibile ammirare i meravigliosi stucchi di legno e madreperla, oltre al grande altare in marmo, al di sopra del quale troneggia il libro della Torah; il luogo in cui sorge la sinagoga è, secondo la tradizione, dove si fermò Mosè a pregare all’inizio dell’Esodo verso la Terra Santa.

Visitare il Cairo copto è un’esperienza unica, si entra in contatto con un Cristianesimo di altri tempi, forse il più vicino a quello dei tempi di Gesù. Allo stesso tempo, tuttavia, si capisce chiaramente come il forte legame con la religione e le sue espressioni esteriori siano, allo stesso tempo, state influenzate dal contatto con l’Islam ed un modo per controbilanciare la forte caratterizzazione islamica di cui è pervasa l’attuale società egiziana.

In mille e cinquecento anni di convivenza con l’Islam, infatti, il Cristianesimo d’Egitto ha assunto una decisa caratterizzazione araba pur senza trascurare, nell’antica lingua copta e nelle rappresentazioni sacre, quel carattere greco-bizantino che ne ha segnato la nascita due mila anni fa.

IL CAIRO COPTO

Dopo il declino dell’antico culto faraonico e prima dell’introduzione della religione musulmana, l’Egitto fu un paese prevalentemente cristiano. La capitale in questo periodo era Alessandria, Cairo doveva ancora nascere. Nell’area dell’attuale Cairo, nel VI secolo d.C. l’insediamento urbano consisteva soltanto in una fortezza romana ubicata sul Nilo, a guardia di un crocevia lungo la strada tra le antiche città egiziane di Eliopoli e Menfi.

Quando il generale arabo Amr Ibn al-Aas si accampò nei pressi della fortezza, furono poste le basi per la futura fondazione del Cairo. Conosciuta oggi come Il Cairo antico (Misr al-Qadima), questa vecchia zona della città regge un baluardo della cristianità egiziana, cioè Il Cairo copto, con le sue storiche chiese.

L’area del Cairo antico include anche l’estremità meridionale dell’isola di Roda, dove si trova il Nilometro, usato fin dai tempi dei faraoni per misurare il livello del fiume e prevedere le inondazioni delle sue sponde.

Per visitare il Cairo antico è comodo prendere la metropolitana; la stazione di Mar Girgis si trova quattro fermate a sud di Midan Tahrir, la piazza centrale (stazione Sadat Metro). Se volete fare un viaggio meno monotono, potete optare anche per i vaporetti, che per questa zona partono da sotto la Comiche, di fronte al palazzo della TV araba. Dopo pochi minuti di cammino dal molo si arriva la Cairo copto, la parte più vecchia dell’attuale Cairo.

Il termine “copto” è il nome moderno con cui si indica la parte più antica della città. L’area di questa zona è racchiusa all’interno delle mura della fortezza romana di Babilonia, del terzo secolo d.C., ed è un’area di tranquilli vicoli e di antichi luoghi sacri.

Tra gli edifici più interessanti di questa zona sono da visitare la Chiesa greco ortodossa di San Giorgio, a pianta circolare. Al Cairo la devozione al santo è molto più antica e nel quartiere copto gli fu consacrata una chiesa nel X secolo; l’attuale basilica circolare data invece all’inizio del XX secolo.

Attraversando un giardino ombreggiato da chioschi si accede al Museo Copto, Fondato nel 1908, il Museo ospita un’importante raccolta di reperti che illustrano un periodo di grande modifica nella storia culturale mondiale, quando nell’intero bacino mediterraneo le antiche divinità pagane – greche, romane ed egizie furono soppiantate dal credo e dalle immagini sacre del cristianesimo. L’ala vecchia del museo fu danneggiato dal terremoto del 1992, ed è stata chiusa per oltre un decennio per restauri. Vista la sua recente agibilità cogliete l’opportunità di visitare l’area sottostante chiusa dalla Porta sull’Acqua, altro portale a due torri della fortezza romana, cui dà accesso la scala situata sul lato meridionale del giardino.

Costruita proprio a cavallo della Porta sull’Acqua, la meravigliosa Chiesa della Vergine Maria, comunemente chiamata chiesa “La Sospesa” (EI-Moallaqa, in arabo) poiché sembra letteralmente poggiare sulle due torri romane.

Probabilmente fu eretta nel IX secolo, quindi non è la più antica del gruppo di chiese che accoglie il Cairo copto, ma è senza dubbio la più bella.

Uscendo dalla chiesa, riprendendo la via principale verso nord, lungo la linea della metropolitana, fino a una scalinata che consente di scendere, attraverso una breve galleria, e tornare nel quartiere copto. Oltre il portale, sulla sinistra, si apre un vicolo tra alte mura che conduce al Convento di San Giorgio, chiuso al pubblico eccetto la sala principale e la cappella. Scendendo oltre diversi ampi empori di “oggetti antichi’: sull’angolo sorge la Chiesa di San Sergio, in arabo Abu Serga. Dovete scendere un’ altra gradinata, che indica l’età degli edifici circostanti: più il livello è basso, più antichi sono i monumenti. Gli storici dibattono circa la fondazione di questa chiesa, ma nel consenso generale essa risale al V secolo. La tradizione vuole che sia stata innalzata sopra una cripta nella quale la Sacra Famiglia avrebbe trovato rifugio durante la Fuga in Egitto.

All’ estremità dello stesso vicolo, troverete a sinistra la Chiesa di Santa Barbara dell’XI secolo e a destra, oltrepassato un piccolo cancello, la Sinagoga di Ben Ezra. Venerata come la più antica sinagoga del Cairo, è per tradizione associata al profeta Geremia, il cui tempio si ritiene sorgesse sull’ area.

Non lontano, verso nord delle mura del quartiere copto, si trova la Moschea di Amr, che prende nome dal suo costruttore, il generale arabo Amr ibn el-As il quale conquistò il Cairo nel 640 e diffuse l’Islam in Egitto. Sebbene il suo aspetto attuale sia il risultato di tante modifiche e restauri, la moschea occupa tuttora un posto di rilievo nella storia del Cairo in quanto primo luogo di insegnamento dell’Islam nel Paese. Dal quartiere copto, una brevissima camminata vi porterà al Nilometro: attraversate, grazie alla passerella, la linea della metropolitana e raggiungete il fiume, dove un piccolo ponte vi condurrà all’isola di er- Roda.

SQUALI NEL MAR ROSSO?? MA VA’??

Un bellissimo filmato che ci deve far riflettere sulla bellezza di questo animale!!

IMMERSIONE A RAS MOHAMMED

Ras MohammedUn’immersione al Parco Marino di Ras Mohammed vale da sola la fatica del viaggio! Ras Mohammed è situato all’estremità meridionale della penisola del Sinai dove si incontrano le correnti provenienti dal golfo di Suez e dal golfo di Aqaba. Si deve a questa circostanza l’abbondanza di vita che vi si può ammirare. Qui ogni tipo di incontro è possibile, grandi pelagici come Squali Pinna Bianca, Pinna Nera, Grigi, Mante. Enormi branchi di Barracuda, Platax, Carangidi e Azzannatori che stazionano in acqua libera. Non mi stancherò mai di immergermi in questo paradiso! Ma immergersi a Ras Mohammed vuol dire anche enormi ventagli di gorgonie, Pesci Napoleone, Cernie giganti, Murene tropicali, Pesci coccodrillo, Trigoni maculati ed altro ancora. Non mancano gli episodi curiosi, l’ultima volta che ci siamo immersi abbiamo potuto osservare in pochi metri di acqua una Murena tropicale ed un giovane Napoleone che “flirtavano” sotto gli occhi di tre Cernie giganti che li attorniavano, il tutto nella più totale indifferenza per la presenza di noi subacquei.

Provenendo in barca da Sharm El Sheikh si incontra per primo Shark Reef e subito dopo Jolanda Reef, due pinnacoli distanti poche decine di metri dalla costa che si innalzano dalle profondità abissali (-200 mt il primo scalino) fino a pochi centimetri dal pelo dell’acqua. Normalmente le barche dei diving fanno scendere i subacquei leggermente sotto costa, in prossimità di Shark reef, da dove comincia la nostra immersione. Appena scendiamo veniamo colpiti dallo spettacolo di una parete mozzafiato sulla nostra destra che sprofonda nel blu cupo dell’abisso. Non ci soffermiamo ad ammirare gli alcionari e le formazioni madreporiche che la formano, non siamo qui per questo.

Scendiamo ancora un pochino e guardiamo nel blu, qui quasi sempre stazionano enormi branchi di pesce, ma non scordiamo di buttare un’occhiata anche un po’ più in basso, non è raro avvistare qualche squalo nuotare tranquillo e noncurante della nostra presenza, ma non esageriamo con la profondità, la limpidezza dell’acqua non deve farci dimenticare che siamo subacquei ricreativi, e comunque sia in tutta la zona sono severamente proibite immersioni più profonde di 30 metri.
Risaliamo un poco, sempre procedendo verso ovest, tenendo la parete alla nostra destra, dovremmo trovarci ora sulla “sella” che separa i due pinnacoli, qui possiamo ammirare diverse murene tropicali nelle loro tane tra gli alcionari gonfi dalla corrente, Pesci pagliaccio, Cernie tropicali, Balestra (occhio a questi, i loro dentini sono fin troppo robusti). Giunti a Jolanda reef, restiamo ancora un poco in acqua libera, leggermente distanti dal reef, anche qui normalmente stazionano grossi branchi di pesce, godiamoci lo spettacolo e dirigiamoci verso il reef.

Ras MohammedJolanda nella sua parte più ad ovest, a differenza del vicino Shark Reef presenta un fondale degradante, con profondità che varia dai -7 ai -15 metri, prima di sprofondare nell’abisso, e sul quale si trovano i resti del carico di un relitto trasportante containers carichi di sanitari destinati al mercato locale.
E’ proprio a questo relitto che Jolanda deve il suo nome. Terminiamo la nostra immersione e l’aria della nostra bombola, “passeggiando” tra lo scheletro di un container e i resti del suo contenuto, qui si incontrano sempre cernie tropicali multicolori, grossi Balestra Titano, Pesci Palla e, adagiati sul fondale splendidi esemplari di trigoni maculati, in compagnia di buffi Pesci Coccodrillo e grossi scorpenidi.
Terminiamo qui la nostra immersione risaliamo tristi, con ancora in mente lo spettacolo appena visto, e l’unica parola che riusciamo a pronunciare è… ancora!

IL NATALE COPTO

Il Natale è una festa particolarmente sentita in Egitto, nonostante la maggior parte della popolazione egiziana sia si fede musulmana. In particolare, il 10% degli egiziani sono cristiani copti, ossia seguaci della Chiesa Copta, che riconosce un Papa proprio, distinto da quello dei cattolici, e che considera San Marco come il proprio primo Papa, avendo introdotto il Cristianesimo in Egitto. La cattedrale dedicata a San Marco si trova oggi al Cairo, e durante il periodo natalizio diventa la meta prediletta dei cristiani d’Egitto. Il Natale è particolarmente importante in questa terra in predominanza musulmana perché fu proprio in Egitto che Gesù trascorse parte della sua infanzia. La ricorrenza viene festeggiata con molto entusiasmo, soprattutto dopo che il Presidente Hosni Mubarak, nel 2002, proclamò il Natale festa nazionale, e quindi non propria solo di una piccola minoranza.

Il Natale copto, pur avendo dei tratti in comune con il Natale festeggiato in Occidente, presenta delle peculiarità proprie. Innanzitutto, la data in cui viene festeggiato: non si tratta infatti del 25 dicembre, ma del 7 gennaio (che è considerato il giorno in cui nacque Gesù anche dai cristiani ortodossi), che corrisponde al 29° giorno del mese di “kiahk” e che segna la fine di un periodo di digiuno lungo più di 40 giorni, durante il quale i fedeli evitano di magiare carne e prodotti di provenienza animale come uova e formaggi. Con questo periodo di digiuno si vogliono ricordare i quaranta giorni passati da Mosè sul Monte Sinai per ricevere le tavole dei Dieci Comandamenti.

Anche se il Natale in Egitto viene festeggiato il 7 gennaio, le celebrazioni e i festeggiamenti durano da dicembre a gennaio, e sono caratterizzati da vari riti e usanze che rendono l’Egitto, e Il Cairo in particolare, una meta particolarmente attraente durante questo periodo dell’anno. In questo periodo non è difficile imbattersi in concerti di canti natalizi e di musica copta. Anche se in Egitto il Natale non è ancora diventato una festa commerciale come accade in Occidente, sarà comunque possibile acquistare doni nei moltissimi bazar natalizi. Se volete poi assaggiare un cibo tipico di questo periodo,assaggiate  dei “lib”, ossia dei semi secchi che sono diventati quasi un simbolo di questo periodo di festa.

Il Natale in Egitto rimane però essenzialmente una festa religiosa, che si passa in famiglia e nelle guest house del Cairo ed ha il suo fulcro nella messa di mezzanotte, che sancisce la fine del periodo di digiuno. La celebrazione vede la partecipazione, nella cattedrale di San Marco, di personaggi eminenti, ed è seguita dai tradizionali incontri familiari durante i quali i bambini ricevono doni, qualche soldo e vestiti nuovi, e tutta la famiglia consuma insieme il pasto di Natale, chiamato “fatta”, un piatto a base di pane, riso, aglio e carne bollita. Al mattino poi si è soliti fare visita ad amici e parenti portando in dono il “kaik”, ossia un particolare tipo di biscotto, per continuare a festeggiate questo giorno in compagnia.

Il Cairo, e l’Egitto in generale, è un posto magico e affascinante, che stupisce ogni visitatore. Se vuoi vivere un’esperienza particolare, e festeggiare un Natale diverso da quello cui sei abituato, prenota subito uno dei tantissimi alberghi al Cairo!

Una delle attrazioni turistiche del quartiere copto è la chiesa ortodossa costruita in cima ad una torre che, anticamente, faceva parte delle mura che circondavano la città. E’ una struttura molto curiosa: passeggiando all’interno della chiesa forse non ci si rende conto, ma, se si osservano alcuni dettagli, si può notare come effettivamente stia sospesa su di una torre di difesa.
Non è una delle visite obbligate del Cairo, ma se vi trovate nel quartiere copto, non potete non fermarvici.

VACANZA ROVINATA? ECCO COSA SI PUO’ FARE!

Sono particolarmente contento di poter pubblicare questo post. Tempo fa, attraverso questo blog, avevo lanciato un appello per trovare un legale competente in materia, da consigliare a tutti i lettori del blog in caso di problemi relativi alle vacanze rovinate. Con mio immenso piacere, abbiamo avuto la risposta. La pubblico ovviamente senza modificare una riga, e aggiungendo solo qualche immagine per rendere meno monotono il testo. Ringrazio calorosamente l’Avv. Fabio Collavini per il preziosissimo contributo che ha voluto offrirci. Tra l’altro mi scuso con lui per non aver pubblicato prima il post, ma in questi giorni purtroppo, preso dall’inaugurazione di Egittiamo Caffè non ho potuto aggiornare il blog. Potete consultare il sito dello studio legale su www.salvaviaggio.com o inviare una mail a info@salvaviaggio.com Particolare non da poco: viene offerta assistenza legale GRATUITA

Questo post era stato pubblicato agli inizi di novembre. Credo che nell’imminenza delle festività natalizie e di fine anno, sia utile riproporlo!

Non è così semplice ottenere il risarcimento del danno da vacanza rovinata.
Bisogna affidarsi a professionisti estremamente competenti e a strutture specializzate. La http://www.salvaviaggio.com è attualmente la più consolidata iniziativa di professionist che operano da anni in tale settore tanto da essere leader e studiosi di tale materia.
Adiconsum ha infatti illustrato nell’articolo molti comportamenti cui il passeggero/turista deve tenere, ma non è così semplice poi ottenere un giusto risarcimento.
Affidatevi dunque alla Salvaviaggio.com per non incorrere in cattive sorprese. Ci sono infatti nel web alcune iniziative con nomi molto caratteristici che tuttavia non sono in grado di assistere correttamente il passeggero/turista.
Il danno da vacanza rovinata è il pregiudizio subito dal turista per non aver goduto pienamente della vacanza a causa di difformità, rispetto a quanto organizzato prima della partenza.
Il turista si trova così in una condizione di disagio e sofferenza per non aver potuto usufruire in modo completo di un´occasione di svago, riposo e piacere.
Il danno di cui si discute può essere determinato da varie cause come, ad esempio, la categoria inferiore dell´alloggio, la mancanza dei servizi accessori, le caratteristiche dei luoghi difformi rispetto a quanto prenotato, l´impraticabilità del mare, i ritardi dei mezzi di trasporto, la perdita dei bagagli o la ritardata consegna degli stessi.
Si tratta di condizioni che possono determinare una pretesa risarcitoria per il danno subito dal turista coinvolgendo, a seconda dei casi, il tour operator, l´intermediario-venditore e il fornitore di servizi turistici (come il vettore incaricato del trasporto o l´albergatore).
In particolare, l´art. 93 Cod. Cons. prevede che, in caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita di un pacchetto turistico (in cui sono combinati almeno due dei seguenti elementi: trasporto, alloggio, altri servizi turistici), l´organizzatore e il venditore sono tenuti al risarcimento del danno, secondo le rispettive responsabilità, salva la prova dell´impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile. La stessa disposizione specifica, inoltre, che l´organizzatore o il venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è, comunque, soggetto all´obbligo di risarcire il danno, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti.
Al riguardo, la giurisprudenza di merito ha recentemente affermato la possibilità per il tour operator di agire in rivalsa nei confronti del terzo prestatore di servizi di cui si sia avvalso nell´organizzazione del pacchetto turistico (cfr. Trib. Pesaro 10 settembre 2006, n. 524
10 Settembre 2006I disagi sopportati dal turista a causa dell´inadempimento di obblighi contrattuali del “tour operator” configurano un danno di c.d. vacanza rovinata, inteso quale danno morale, consistente nello stress e nel minor godimento della vacanza, fermo restando la possibilità per il “tour operator” di agire in rivalsa nei confronti del terzo prestatore di servizi di cui si sia avvalso nell´organizzazione del pacchetto turistico.
(Il Civilista 2009 n. 6, 52).
Gli aspetti maggiormente problematici inerenti al danno da vacanza rovinata riguardano la sua natura patrimoniale o non patrimoniale e il suo inserimento nell´ambito di una responsabilità contrattuale o extracontrattuale.
In relazione alla questione cruciale del limite, al quale l´art. 2059 c.c. assoggetta il risarcimento del danno non patrimoniale mediante la riserva di legge (originariamente esplicata dal solo art. 185 c.p.), deve escludersi, allorquando vengano in considerazione valori personali di rilievo costituzionale, che il risarcimento del danno non patrimoniale, che ne consegua, sia soggetto al limite derivante dalla riserva di legge correlata all´art. 185 c.p.: ciò che rileva, ai fini dell´ammissione a risarcimento, in riferimento all´art. 2059 c.c., è l´ingiusta lesione di un interesse alla persona, dal quale conseguano pregiudizi non suscettibili di valutazione economica.
In particolare, una lettura della norma costituzionalmente orientata impone di ritenere inoperante il detto limite, se la lesione ha riguardato valori della persona costituzionalmente garantiti.
La natura del danno da vacanza rovinata (Il Civilista 2009 n. 6, 531)
Una parte della dottrina, riferendosi al carattere economico della pretesa del tour operator, ritiene che il danno da vacanza rovinata avrebbe natura patrimoniale (v., Z. Zencovich, Il danno da vacanza rovinata: questioni pratiche e prassi applicative, in “Nuova giur. civ. comm.” 1997, I, 880).
Tuttavia, occorre tener conto di alcuni aspetti della liquidazione del danno che, nel caso di specie, appaiono contrastanti con la ricostruzione del danno da vacanza rovinata come danno patrimoniale.
Quand´anche si dovesse ravvisare nella vacanza un bene suscettibile di valutazione economica, non sarebbe corretto sostenere che la sua lesione determini inevitabilmente un danno patrimoniale, dal momento che ogni danno, per poter essere risarcito, è comunque soggetto ad una valutazione di carattere economico.
Inoltre, il riferimento al carattere economico della pretesa del tour operator avrebbe come conseguenza un semplice automatismo nella liquidazione del danno subito dal turista, in quanto tale danno verrebbe necessariamente rapportato all´ammontare della richiesta pecuniaria che lo stesso tour operator aveva avanzato per l´organizzazione della vacanza.
Pertanto, risulta condivisibile l´orientamento maggioritario in dottrina (v. M. Lazzara, Danno da vacanza rovinata e quantificazione del risarcimento, in “Dir. Tur.” 2005, 233; T. Serra, Inadempimento del contratto di viaggio e danno da vacanza rovinata, in “Giust. Civ.” 2000, I, 1207) e in giurisprudenza (Giudice di Pace Osimo 19 settembre 2007 ).
Nel caso di perdita di bagaglio durante un trasporto aereo inserito in un pacchetto turistico, deve essere riconosciuto il risarcimento del danno non patrimoniale da vacanza rovinata, consistente nel non aver potuto pienamente godere la vacanza come occasione di riposo e di divertimento per migliorare le proprie potenzialità e condizioni di vita.
(Il Civilista 2009 n. 6, 52; Giudice di Pace Bari, Sez. VI, 2 aprile 2007
2 Aprile 2007).
È risarcibile il danno non patrimoniale di tipo esistenziale richiesto in via equitativa dal viaggiatore in quanto, pur considerando le differenti sensibilità dei singoli, si ritiene oggettivamente giustificabile il suo riconoscimento a titolo di ristoro del danno da vacanza rovinata, riconoscibile anche in mancanza di un´ipotesi di reato, per l´indubbio pregiudizio e disagio sopportato dal medesimo viaggiatore conseguente alla forzata rinuncia al viaggio programmato, e quindi, all´occasione di svago e divertimento, a cui deve aggiungersi il ristoro del fastidio e del malumore procuratogli dall´interruzione del viaggio e dalle ore di attesa in aerostazione senza informazioni certe.
(Il Civilista 2009 n. 6, 53; Trib. Milano 28 settembre 2006)
Posto che il danno non patrimoniale da vacanza rovinata è risarcibile anche nell´ipotesi in cui il legale rappresentante dell´agenzia di viaggi, resosi irreperibile, sia venuto meno agli obblighi assunti nei confronti di quanti per suo tramite avevano acquistato biglietti di viaggio, non consegnando loro i documenti necessari alla partenza, sì da precludere ad alcuni dei consumatori di fruire della vacanza e provocando comunque disagi, sussistono i presupposti per concedere, sino alla concorrenza degli importi in cui è quantificabile il pregiudizio complessivo subito da ciascuno dei contraenti (comprensivo del danno da vacanza rovinata e della perdita patrimoniale corrispondente alle somme anticipate per i biglietti), il sequestro conservativo dei beni appartenenti alla società che gestisce l´agenzia e ai suoi soci.
(Il Civilista 2009 n. 6, 53; Giudice Pace di Benevento 9 luglio 2003).
Il c.d. danno da vacanza rovinata, derivante dall´inadempimento dell´organizzatore a quanto da lui promesso nelle proprie locandine e con un contratto stipulato dal turista per trascorrere un periodo volto al superare e scaricare le tensioni del vivere quotidiano, va qualificato come danno non patrimoniale da risarcire integralmente con valutazione equitativa ex art. 1226 c.c.
Il Civilista 2009 n. 6, 53) che individua nel danno da vacanza rovinata una natura non patrimoniale.
Tale qualificazione comporta, quindi, la necessità di valutare il risarcimento del danno da vacanza rovinata in base al disposto dell´art. 2059 c.c., che limita la risarcibilità del danno non patrimoniale ai soli casi determinati dalla legge. Tali casi, secondo l´orientamento dominante, venivano individuati, in base all´art. 185 c.p., nelle sole ipotesi di reato.
Secondo la Suprema Corte, il danno non patrimoniale comprende tanto il danno biologico, quanto il danno morale, quanto, ancora, il danno esistenziale.
(Cass. civ., Sez. Un., 24 marzo 2006, n. 6572).
Il danno non patrimoniale include in sé tanto il danno biologico quanto il danno morale, quanto, ancora, il danno esistenziale (…), il danno non patrimoniale è, comunque, risarcibile qualora vengano in rilievo valori personali costituzionalmente garantiti, con conseguente esclusione della riserva di legge di cui all´art. 2059 c.c. (Cass. 31 maggio 2003, n. 8828).
Pertanto, il pregiudizio subito dal turista è riconducibile al danno non patrimoniale, quantificabile ex art. 1226 c.c., il riferimento normativo che ne giustifica la risarcibilità ai sensi dell´art. 2059 c.c. è individuabile nell´art. 2 Cost.
Nell´ambito del danno non patrimoniale, la giurisprudenza maggioritaria ha ricondotto il danno da vacanza rovinata al danno morale (Giudice di Pace Roma 12 dicembre 2007
12 Dicembre 2007In caso di smarrimento del bagaglio durante un trasporto aereo, il danno da vacanza rovinata non può sussumersi nel danno esistenziale, posto che lo smarrimento del bagaglio non concreta una permanente alterazione delle abitudini e degli interessi di relazione del soggetto leso. Si tratta invece di danno morale, risarcibile nella specie in quanto arrecato in violazione del diritto costituzionalmente garantito (art. 2 Cost.) a esplicare la propria personalità anche in vacanza.
(Il Civilista 2009 n. 6, 52; Trib. Marsala 14 aprile 2007).
Il danno da vacanza rovinata non può sussumersi nella specie del danno esistenziale, ma è un vero e proprio danno morale, che può essere risarcito in quanto trattasi di danno arrecato in violazione del diritto costituzionalmente garantito (ai sensi dell´art. 2 Cost.) a esplicare la propria personalità anche in vacanza.
Il Civilista 2009 n. 6, 53; Trib. Pesaro 10 settembre 2006; Trib. Monza 6 settembre 2005
Il consumatore-viaggiatore che nel corso della vacanza non ha trovato dei servizi confacenti col proprio stato di handicappato, secondo le condizioni pattuite, ha diritto ad essere risarcito per il disagio provato nel corso del viaggio. Si tratta del cosiddetto danno morale da “vacanza rovinata”.
Il Civilista 2009 n. 6, 53; Trib. Roma 26 novembre 2003; Trib. Roma 19 maggio 2003; Giudice di Pace Lecco 13 marzo 2002; C. Giust. CE, Sez. VI, 12 marzo 2002
12 Marzo 2002.
L´art. 5 della direttiva n. 90/314/CEE, relativa ai viaggi, vacanze e circuiti “tutto compreso”, dev´essere interpretato nel senso che in linea di principio il consumatore ha diritto al risarcimento del danno morale derivante dall´inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in occasione di un viaggio “tutto compreso”.
(Il Civilista 2009 n. 6, 53).
Tuttavia, non mancano pronunce che si riferiscono al danno esistenziale (Trib. Bologna, Sez. II, 7 giugno 2007; Giudice di Pace Bari, Sez. VI, 2 aprile 2007, n. 2937; Giudice di Pace Casoria 7 settembre 2005) o al danno biologico (Giudice di Pace Siracusa 26 marzo 1999
26 Marzo 1999Nel caso di inadempimento del contratto di viaggio da parte dell´organizzatore di viaggio che abbia comportato il mancato godimento delle utilità promesse è risarcibile anche il danno da vacanza rovinata, che costituisce un danno non patrimoniale assimilabile al danno biologico e va inteso come pregiudizio subito dalla salute dell´individuo, avuto riguardo alla proiezione negativa nel suo futuro esistenziale delle conseguenze dell´evento dannoso.
Il Civilista 2009 n. 6, 53).
Il regime di responsabilità in cui si inserisce il danno da vacanza rovinata
Secondo la distinzione tradizionale, la responsabilità è contrattuale se le parti sono unite da un rapporto obbligatorio (precedente al verificarsi del danno) e una di esse risulta inadempiente, mentre è extracontrattuale se i soggetti sono fra loro estranei, quindi non sono legati da alcun rapporto obbligatorio.
Il danno da vacanza rovinata è riconducibile nell´ambito della responsabilità contrattuale, in quanto è determinato dall´inadempimento di una delle prestazioni a carico del tour operator, o dell´intermediario-venditore, o del fornitore di servizi turistici. È, quindi, ravvisabile un rapporto obbligatorio antecedente al verificarsi del danno.
In tal senso è orientata la giurisprudenza maggioritaria che individua nel danno da vacanza rovinata un danno da inadempimento contrattuale (Trib. Saluzzo 25 febbraio 2009
25 Febbraio 2009Il danno da vacanza rovinata trova il suo fondamento normativo nell´art. 95 del Codice del consumo, dal quale si trae la regola della risarcibilità di ogni pregiudizio diverso dal danno alla persona derivante dall´inadempimento delle obbligazioni contrattuali gravanti sull´operatore turistico.
(Il Civilista 2009 n. 6, 54; Trib. Pesaro 10 settembre 2006)
I disagi sopportati dal turista a causa dell´inadempimento di obblighi contrattuali del “tour operator” configurano un danno di c.d. vacanza rovinata, inteso quale danno morale, consistente nello stress e nel minor godimento della vacanza, fermo restando la possibilità per il “tour operator” di agire in rivalsa nei confronti del terzo prestatore di servizi di cui si sia avvalso nell´organizzazione del pacchetto turistico.
Il Civilista 2009 n. 6, 52; Trib. Napoli 26 febbraio 2003
È risarcibile, costituendo il c.d. danno contrattuale da vacanza rovinata, il pregiudizio subito da coloro che, nel corso di una crociera su una nave turistica, sono alloggiati in cabina il cui impianto di aerazione è mal funzionante.
(Il Civilista 2009 n. 6, 54; Giudice di Pace Ravenna 20 maggio 2002).
Inoltre, è stata affermata la risarcibilità del danno non patrimoniale derivante da inadempimento contrattuale (Trib. Bologna, Sez. II, 7 giugno 2007)
Il danno da vacanza rovinata, è danno esistenziale: si tratta di un pregiudizio al benessere psicologico che ogni persona ricerca nell´intraprendere un periodo di vacanza, pregiudizio che si aggiunge ai patimenti direttamente legati all´infortunio subito e che ha impedito all´attrice di conseguire quegli obiettivi di svago e riposo che si era prefissata al momento dell´acquisto del pacchetto turistico. Dunque si tratta di un pregiudizio al benessere “che si aggiunge ai patimenti direttamente legati all´infortunio” e che in concreto consiste nel non aver ottenuto dalla vacanza l´obiettivo prefissato: ovvero, non si tratta tanto di una sofferenza subita, bensì piuttosto di un “mancato guadagno” sul piano del benessere e della qualità della vita, cioè la mancata acquisizione degli effetti di qualità della vita che avrebbe dovuto apportare la vacanza.
(Il Civilista 2009 n. 6, 53; Trib. Verbania 23 aprile 2002), Consentendo così di concludere che, in ambito contrattuale, non sono risarcibili solo i danni patrimoniali. Al riguardo, deve anche considerarsi che tale conclusione trova una conferma nell´art. 1174 c.c., secondo cui la prestazione che forma oggetto dell´obbligazione può realizzare anche interessi non patrimoniali, purché suscettibili di valutazione economica.

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VIAGGIO ORGANIZZATO: TOUR OPERATOR RESPONSABILE PER IL RITARDO AEREO
Da Milano a Roma, da Napoli a Catania si susseguono le sentenze sul danno da vacanza rovinata correlato ad un ritardo aereo.
Le sentenze dei giudici di pace italiani, le cui pubblicazioni rimangono tuttavia isolate, centrano in modo sempre più costante il principio eliminando i precedenti errori nell´argomentazione giuridica e logico – interpretativa;
Una corretta disamina del codice del consumo (Dlgs. 206/05) che, come noto, disciplina i pacchetti turistici ha infatti chiarito definitivamente la legittimazione passiva del tour operator, in caso di controversia determinata dall´inadempimento dei fornitori dei servizi “assemblati” da tale organizzatore di viaggi. Vengono pertanto destituite di fondamento tutte le difese strumentali degli organizzatori dei viaggi sul loro difetto di legittimazione.
Pertanto nel caso il fornitore del servizio inadempiente sia il vettore aereo che, partendo in ritardo, ha determinato la perdita di un giorno di vacanza, correttamente si dovrà chiamare in causa l´organizzatore del viaggio, con possibilità dello stesso di rivalersi nei confronti del vettore aereo inadempiente.
“L´art. 942 del codice della navigazione e l´art. 19 della Convenzione di Montreal (che disciplina i trasporti internazionali) statuiscono che il vettore è responsabile per danno da ritardo.
L´onere della prova circa l´assenza di responsabilità grava sul vettore ed è particolarmente oneroso, giacché anche in caso di guasto tecnico o mancata partenza a causa di condizioni atmosferiche avverse, può sussistere una colpa della compagnia aerea come confermato dalla oramai nota sentenza della Corte giustizia CE sez. IV – N 402/09 : si pensi ad un guasto correlato alla mancata corretta verifica da parte del personale di manutenzione o anche ad un pilota che, per eccessiva prudenza, decida di non partire in condizioni meteorologiche che avevano permesso il decollo di aerei dello stesso tipo”.
Tuttavia, nonostante questo quadro normativo e giurisprudenziale, i turisti/passeggeri stentano ad instaurare azioni giudiziarie dirette ad ottenere il risarcimento del danno, forse a causa di una carente informazione e a costi eccessivamente onerosi di assistenza turistica.
Se hai avuto problematiche relative il trasporto aereo o il tuo viaggio organizzato, contattaci senza alcuna esitazione.
Avv. Fabio Collavini

DEMI MOORE E ASTHON KUTCHER IN EGITTO

Demi Moore e Ashton Kutcher 'twittano' dall'Egitto

Ritrovata la retta via all’interno del rapporto di coppia, Demi Moore e Ashton Kutcher sono volati in Egitto, per quello che si preannuncia un Natale decisamente anomalo per la celebre coppia hollywoodiana. Twitter/dipendenti, i due hanno ovviamente pubblicato immediatamente una loro foto davanti alle Piramidi, saltando felici dinanzi allo scatto del fotografo, da ‘cinguettare’ immediatamente per i tantissimi fan che li seguono costantemente. Ma quanto sono carini insieme Demi ed Ashton?

INIZIATIVE DEL MUSEO ARCHEOLGICO DI BOLOGNA

L’Egitto da sempre richiama alla mente un mondo fatto di faraoni, piramidi e multiformi divinità: ma cosa succede quando nella valle del Nilo arriva, da conquistatrice, Roma? Quali cambiamenti investono la civiltà millenaria dei faraoni? E soprattutto quale influenza avranno la civiltà, la religione, la società egizie nel mondo romano?
Sarà l’egittologa Anna Morini a spiegare tutto questo nel Museo Archeologico di Bologna, con l’ausilio di una proiezione multimediale e con un percorso che porterà i visitatori sulle tracce della civiltà del Nilo disseminate qua e là all’interno del Museo. L’appuntamento è per domenica 19 dicembre alle ore 16. (ndr: Purtroppo abbiamo scoperto tardi la notizia!!)
L’incontro, a cura di GABO, è a pagamento (4 euro a persona). Ingresso fino a esaurimento posti disponibili.
Ma il museo archeologico di Bologna per tutto il periodo natalizio offre tante altre opportunità di svago, divertimento ed apprendimento, anche per i più giovani. Non tutti possono andare in vacanza e in questo periodo di crisi molte famiglie sono costrette a trascorrere i periodi di ferie nelle proprie città. Ecco allora che sono lodevoli tutte le iniziative che offrono ai residenti la possibilità di trascorrere qualche ora in spensieratezza. Di seguito alcuni appuntamenti dei prossimi giorni. Mercoledì 22 dicembre il Coro Athena presenterà, sempre all’interno del Museo, uno splendido concerto di Natale, il cui ricavato andrà a Telethon. Domenica 26 Barbara Faenza e Anna Morini riporteranno i visitatori nella preistoria bolognese e nella collezione egiziana. Domenica 2 gennaio 2011 sarà la volta della Magia bianca e della Magia nera dell’antico Egitto.
Barbara Bentini nel pomeriggio del 6 gennaio porterà i bambini dai 6 agli 11 anni a scoprire la moneta. Alle ore 18 “Il prosciutto di Nerone”, spettacolo di burattini a cura del Gruppo Burattini Esagono. Infine domenica 9 gennaio si scoprirà come giocavano i bambini nei tempi antichi. Cristina Servadei condurrà i bambini dai 4 ai 7 anni in una visita ricca di sorprese e giochi…di una volta.
Un programma dunque nutrito ed interessante e che sicuramente non annoierà famiglie e bambini. Da non perdere.

MATTANZA DI SQUALI A SHARM?

Fonte Corriere del Ticino 19 dicembre 2010

La balneabilità è stata ripristinata. Gli sport acquatici, però, restano per il momento vietati e la sera, mentre i turisti sono impegnati a divertirsi, dalle spiagge di Sharm el Sheik si staccano piccoli pescherecci con un unico obiettivo: uccidere il maggior numero di squali possibile.

È questo il metodo che le autorità del Sud del Sinai hanno escogitato per evitare che gli attacchi anomali sferrati da alcuni squali negli scorsi giorni a Sharm el Sheik possano mettere ulteriormente a repentaglio la stagione turistica che, nel periodo Natale-Capodanno, conosce il picco massimo. E non importa se così facendo viene violata la legge egiziana che dal 2006 proibisce l’uccisione e il commercio di squali. Non importa neppure se così facendo – come fa notare l’Hurghada Environmental Protection and Conservation Association (HEPCA) – si perpetra l’ennesimo attacco a un ecosistema – quello del Mar Rosso – già gravemente compromesso. Uccidere lo squalo cattivo, poter annunciare al mondo che nel Mar Rosso non ci sono più squali che, “stupidamente”, non riescono a distinguere gli umani dai resti di pesce che vengono loro serviti per far sì che i turisti li possano “vedere da vicino”, è l’obiettivo.

Stando a quanto riferisce Ahram, il principale quotidiano del Cairo, la polemica sta montando. Gli ambienti ecologisti egiziani e internazionali hanno già lanciato una petizione in difesa degli squali del Mar Rosso. “Cancellare la popolazione degli squali del Mar Rosso – osserva l’HEPCA – è la risposta peggiore si possa dare a un fenomeno non ancora compiutamente spiegato, ma al quale sicuramente l’uomo non è estraneo”. Istituto marino e oceanografico di Alessandria e Autorità del Parco marino nazionale di Ras Mohammed sono invitate ad intervenire con urgenza.

E… in attesa degli interventi del Governo, ma soprattutto dei turisti, la mattanza continua.

Matilde Casasopra

SQUALO NEWS

Tratto da Sinaicity

Pubblico anche se non condivido pienamente. Mr Nessuno è convinto che si sia trattato di un episodio causato dall’irresponsabile scarico in mare di carcasse di capre morte. Questo fatto ha stimolato gli squali a venire vicino al reef.
Da fonti certe da me riportate, gli squali responsabili degli attacchi erano due e non solo uno.

Il siparietto televisivo non l’ho visto e non commento

In merito alla faciloneria….. era facile prevederlo e purtroppo drammaticamente vero.

Mr Nessuno pensa che la natura segua la sua strada, lo squalo ha banchettato ed ora se ne è tornato a casina sua, che magari è a due passi da casina nostra. Passata la festa gabbato lu santo. Con buona pace delle vittime inconsapevoli e a cui continua ad andare tutto il nostro profondo rammarico per le loro vite spezzate o gravemente compromesse!


Tratto da Sinaicity

Dopo oltre due settimane dall’inizio dell’emergenza squalo, le uniche notizie provenienti dalle fonti ufficiali sono le ripetute proroghe del divieto di balneazione nella zona di Sharm el Sheikh.

Se sei interessato a leggere l’articolo completo clicca sul link alla parola Sinaicity qui sopra

TABA, UNA PERLA POCO CONOSCIUTA

Immersioni, spiagge di sabbia a due passi dalla barriera corallina, un clima ideale e la lussuosa bellezza del mar Rosso: è il momento perfetto per partire verso l’assolata quiete di una location ancora poco conosciuta, ma in grado di offrire grandi sorprese. A due passi dalle più belle escursioni del Sinai e di una indimenticabile Giordania

Montagne color cannella che si colorano di rosso e brillano all’alba, per poi allungarsi in un mare azzurro e corallino. L a meta egiziana ancora tutta da scoprire si chiama Taba. Sulla cartina non è altro che una catena montuosa, accoccolata tra Africa e Asia, in fondo al Golfo di Aqaba, sul Mar Rosso. Una porzione di Sinai che dista circa 200 chilometri da Sharm e 20 da Eilat, così da affacciarsi direttamente su Israele, Giordania e Arabia Saudita

Ma questa location nasconde la lussuosa Taba Heights, una stazione balneare a sud di questa lingua di terra, con le sue spiagge sabbiose, le più tipiche barriere coralline, la tranquillità di una meta ancora non presa d’assalto dal turismo di massa. E un clima perfetto, in questa stagione e per la gran parte dell’anno, per una parentesi di caldo relax, grazie alla temperatura sempre mite, che in questo periodo è particolarmente piacevole. A quattro ore di ore di volo dall’Italia.

Un’ottima opportunità per gli appassionati di immersioni e per i sub principianti, dato che tra i vari biotipi marini che conta l’area non ci sono, fortunatamente, i feroci predatori marini. Non a caso sono diversi gli operatori a puntare su Taba: ultimo in ordine di arrivo in questa costa mozzafiato della penisola egiziana, il Sinai Bay ClubMed, resort posizionato in una piccola baia chiusa tra le sommità rosate, che scivolano lentamente nel mare azzurro.

ALLA SCOPERTA DEL CANYON COLORATO
I colori di Taba li si riconosce dall’alto, atterrando all’ex aeroporto militare che sorge tra le alture, a circa 45 minuti di pullman da Taba Heights. Per potersi godere ogni sfumatura è necessario puntare verso sudovest, per una passeggiata di un paio di ore nel dedalo di arenaria multicolore che compone il Canyon Colorato. Un letto di torrenti in secca, dove fossili ed erosione delle rocce sono il segno di un passato marino che si è trasformato in forme ondulate dai toni malva, giallo, ora e rosa.

Nel tornare verso i complessi alberghieri, tra gli altopiani, si incontra la vera anima di questo deserto policromo, i beduini che con i loro accampamenti perpetuano una tradizione di nomadismo che dura da diversi secoli. Si contano in totale circa 70 mila beduini, divisi in una trentina di tribù, dedite principalmente all’allevamento e al commercio. Nel rispetto delle loro usanze ancor oggi vivono senza acqua corrente, elettricità o telefono, senza televisione.

SANTA CATERINA, AVVENTURA E TRADIZIONE
Chi ama crogiolarsi al sole ma di tanto in tanto non disdegna un po’ di avventura può dedicare una mezza giornata a una escursione indimenticabile. Siamo infatti sul Sinai: la terra, secondo la tradizione, dell’avventura biblica dell’Esodo, nonché il sito in cui Mosè ricevette i dieci comandamenti. Il Monte Santa Caterina (Gebel Caterina) ed il Monte di Mosè (Gebel Musa), che occupano la parte centro-meridionale della penisola, si trovano proprio a ridosso del celebre Monastero greco-ortodosso di Santa Caterina (Deir Sant Katreen). Si tratta del più antico monastero cristiano al mondo, costruito dall’imperatore Giustiniano sui resti di una cappella eretta dall’imperatrice Elena (madre dell’imperatore Costantino) nel 337 d.C proprio dove secondo la tradizione Mosè avrebbe visto il roveto ardente. Oggi è intitolato alla santa che morì ad Alessandria nel IV secolo quando, secondo la leggenda, fu torturata sulla ruota, decapitata e portata via dagli angeli. Il monastero ha preso il suo nome quasi seicento anni dopo, quando dei monaci affermarono di aver trovato il suo corpo intatto sulla più alta montagna dell’Egitto (2642 m).

Al monastero si arriva passando per una porta del muro che si trova sul lato nordorientale, unica via d’accesso da quando, nel Medioevo, la porta principale fu bloccata per tenere lontani i saccheggiatori. Tutt’ora ci vivono una ventina di religiosi, motivo per cui gran parte del monastero non può essere visitato dal pubblico: l’unico edificio sempre aperto è la Chiesa di Santa Caterina, detta anche Basilica della Trasfigurazione. Stile bizantino, tre imponenti navate, ecco il regno delle immagini sacre, con i loro colori caldi e i tratti orientali: qui vi si trova la più grande collezione di icone bizantine al mondo, alle quali è dedicata un’intera galleria (non visibile). Oltrepassato l’altare, si trova la Cappella del roveto ardente, il luogo più sacro del monastero. La biblioteca, per importanza seconda solo a quella del Vaticano, conserva oltre 3000 manoscritti antichi in greco, latino e altre lingue. Nel Museo si trovano icone bizantine dal valore inestimabile, porte meravigliosamente intagliate, bellissimi affreschi e altre decorazioni religiose in oro e pietre preziose.

PETRA E WADI RUM, IL FASCINO GIORDANO
Uno dei grandi vantaggi di Taba, senza dubbio, è la sua posizione. Permette di raggiungere in poche ore Israele (ma per passare il confine bisogna mettere in conto lunghe ore di coda) e, con un’ora di catamarano o di nave veloce, la Giordania. Aggiungete un paio di ore di autobus e, partendo di buon mattino, l’occasione è quella di fare una gita nella bellissima città troglodita di Petra. Arrivati ad Aqaba, non resta che gustare il passaggio per Wadi Rum e, durante le soste, sgranchirsi le gambe nella “Valle della luna“, proprio lì dove il Principe Faisal Bin Hussein e Lawrence D’Arabia insediarono il loro quartier generale durante la Rivolta Araba contro gli Ottomani durante la Prima guerra mondiale. Storia a parte, partendo da Taba alle prime ore del mattino si arriva all’ora perfetta per godersi questo dedalo di rocce monolitiche che si innalza per centinaia di metri, tra canyon e pozzi d’acqua.

Un modo per preparare gli occhi al grandioso spettacolo di Petra, una delle meraviglie del mondo antico, nonché il tesoro più prezioso della Giordania. Una città vastissima, costruita dai Nabatei oltre 2000 anni fa, che la ricavarono dalla nuda roccia e la trasformarono in uno snodo cruciale per le rotte commerciali della seta e delle spezie. C’è solo una lunga strada per accedervi: il Siq, una gola lunga più di un chilometro, stretta tra ripide pareti rocciose alte oltre 80 metri. Ancora una volta, sono i colori a impressionare, con i pendii che cambiano sfumature con il volgere della luce giorno, che colpisce le rocce donando riflessi diversi a secondo dei minerali di cui sono composte: dal rosso intenso al giallo paglierino, dal rosa tenue al più cupo dei marroni. Si cammina lentamente, affiancati di tanto in tanto dai carretti trainati da muli e cavalli (al sito non possono arrivare altri mezzi ti trasporto). E finalmente, dopo una brusca svolta, la parete si apre rivelando la fine del Siq e il Khazneh (il Tesoro). Una location “ad effetto”, famosa per essere lo sfondo ripreso per la sequenza finale di Indiana Jones e l’Ultima Crociata.

Non resta quindi che passare di fronte all’imponente facciata di nuda roccia dai toni caldi, larga 30 metri e alta 43 (detta Tesoro ma, nei fatti, è la tomba di un importante re nabateo) e lasciarsi condurre dal proprio istinto, o dai consigli della propria guida: per visitare l’intero sito servono almeno quattro o cinque giorni, ma per chi si accontentasse, anche un’intera giornata riserva indimenticabili sorprese. Centinaia le tombe scavate nella roccia con intricate incisioni, e poi obelischi, templi, altari sacrificali, il teatro romano, la strada colonnata, la vallata l’imponente Monastero di al Deir: per visitarlo bisogna salire una scalinata di 800 gradini scavati nella roccia. Chi fosse stanco di camminare si diriga invece al Museo archeologico o al Museo nabateo di Petra. L’importate è prendere la via del ritorno nel pomeriggio, quando il sole si trova nella posizione migliore per illuminare e far risaltare i colori naturali di queste rocce senza tempo.

PER SDRAMMATIZZARE UN PO’

DISPOSIZIONI ANTI SQUALO: AGGIORNAMENTO ODIERNO

Queste le ultime disposizioni del Governatorato del Sinai in merito al pericolo squali nella zona di Sharm.
Essendo il mio inglese zoppicante le pubblico in inglese prima di prendere fischi per fiaschi
Se c’è un’anima buona che ha il tempo e la voglia di tradurre farà una cortesia soprattutto a chi non conosce l’inglese
In sintesi: sub con più di 50 immersioni possono immergersi
Sub con meno di 50 immersioni possono immergersi eccetto Naama Bay e ras Nasrani
Snorkeling vietato eccetto che a Tiran
Attività sportive di superficie (banana, sci d’acqua ecc) vietate
Il provvedimento ha validità fino al 21 dicembre! Ancora una settimana di sofferenza quindi!
L’unica cosa che non capisco bene è chi spiega allo squalo che i sub con più di 50 immersioni non si possono toccare! MAH!!

CDWS member update: 15 December 2010

22:00

On 14 December 2010 CDWS received Governor decree # 357 for year 2010 relating to the opening of some beaches and the restart of some marine excursions in Sharm el Sheikh.

This decree caused a lot of confusion and as a result, chairman of CDWS Mr Hesham Gabr, requested a meeting this evening with the Governor of South Sinai and the Egyptian coast guard in a bid to gain some clarification for CDWS members on which activities are allowed and which are not.

As a result of this meeting, CDWS can now confirm that the governor has ruled upon the following:

A: for certified divers with 50 dives or more:

  • Diving is allowed in all sites including shore sites.

B: for certified divers with less than 50 dives:

  • Diving is allowed where there are mooring lines only.

  • No drift dives are allowed.

  • The area north of Naama Bay to Ras Nasrasni remains closed to this category of diver – this applies until 21.12.2010

C: for beginners courses & intro dive activities:

Diving is allowed only in the following areas (this applies until 21.12.2010)

  • Sharm El Maya

  • Naama Bay

  • Sharks Bay (from the shore only)

  • South & North Lagoona in Tiran

  • Nabq Bay

D: other divers

  • For advanced training of divers with 50 dives or more, the same rules as category A applies.

  • For advanced training of divers with less than 50 dives, the same rules as category B applies.

  • Rescue training is temporarily not allowed for the following reasons :

  1. to avoid prolonged time spent on the surface performing skills.

  2. to avoid causing panic to tourists due to the simulated behaviour of the diver playing the role of a victim.

E: Snorkelling

  • Snorkelling excursions by boats are allowed in all areas of Tiran only.

  • No drift snorkelling is allowed.

  • Other areas remain banned – this applies until 21.12.2010

F: Glass bottom boats and semi-subs

  • Glass bottom boats & semi subs are working as usual.

G: Banana, tube and water ski

  • Activities of banana, tube and water ski remain banned until further notice.

A copy of the decree will be sent by email as soon as our office receives it tomorrow, Thursday 16 December.

CDWS will keep members informed as soon as we receive further updates from the Governor’s office

IL NILO: FONTE DI ACQUA O DI GROSSI PROBLEMI??

La prima guerra dell’acqua è già cominciata. Per ora la si combatte a suon di firme, boicottaggi, minacce, ritorsioni. Ma presto la contesa potrebbe tradursi in scontro sul campo, perché la posta in gioco è di quelle cui non si può rinunciare: ottantaquattro miliardi di metri cubi di acqua. Il Nilo, oggetto della contesa, dalle sorgenti al delta, attraversa sei stati dell’Africa dell’Est: Burundi, Ruanda, Tanzania, Uganda, Sudan ed Egitto, ma il suo bacino idrografico include porzioni della Repubblica Democratica del Congo, Kenia, Etiopia ed Eritrea.
Dieci anni di trattative non hanno ancora portato questi Paesi a un accordo condiviso per una spartizione equa delle risorse del Nilo. Accordo che tarda ad arrivare soprattutto per via della posizione assunta dall’Egitto che, da sempre, si aggrappa irremovibilmente ad un vecchio accordo coloniale, siglato nel 1929 con l’Inghilterra (emendato nel 1959). Allora crocevia dell’impero britannico e della rotta per l’India, l’Egitto si vide garantiti 55,5 miliardi di metri cubi di acqua, mentre al Sudan ne toccarono 18,5, e ancora oggi in virtù di quell’emendamento, i due Stati africani si accaparrano in totale circa l’87 per cento delle acque del fiume “eterno”. Situazione che i restanti paesi dell’Africa dell’Est non possono più accettare, soprattutto se si pensa che il Nilo, in Egitto ci arriva per ultimo.
Riuniti ad Entebbe  in Uganda, lo scorso maggio, Etiopia, Uganda, Tanzania e Ruanda, quattro tra le nazioni situate a monte del Nilo, hanno firmato il nuovo Nile River Cooperative Framework Agreement (Accordo quadro di cooperazione del Nilo). Un testo redatto da una commissione incaricata di gestire i progetti per la realizzazione di impianti di irrigazione lungo tutto il corso del fiume e subentrare all’Egitto che detiene il monopolio dal 1929. Il trattato riserva inoltre all’Egitto il diritto di veto su tutti i lavori a monte, suscettibili di ridurre la portata del fiume, che fornisce al Paese il 90 per cento del suo fabbisogno di acqua. “Il diritto storico del nostro Paese resta inalienabile” ha dichiarato il ministro degli affari esteri egiziano Ahmed Abdul Gheit rispondendo alle contestazioni in merito all’assenza dell’Egitto all’incontro di Entebbe, sottolineando le intenzioni del governo di ricorrere a qualunque mezzo pur di difenderlo.
La scorsa settimana  il primo ministro etiope, Meles Zenawi, ha lanciato durissime accuse all’Egitto reo, secondo l’Etiopia, di armare e finanziare i ribelli etiopi legati al nemico giurato eritreo. Il motivo sarebbe proprio il controllo del flusso delle acque del Nilo, ridotto moltissimo negli ultimi anni e indispensabile per l’economia egiziana.
La questione del controllo dei flussi delle acque del Nilo, per lo più trascurata dalla comunità internazionale, rischia invece di accendere le polveri in un’area molto vasta dell’Africa sub-sahariana. Il Sudan si è già schierato con l’Egitto mentre i cugini Sud Sudanesi sono a fianco di Etiopia e Uganda.
La questione non è di secondaria importanza alla vigilia di un referendum come quello che a gennaio 2011 vedrà il popolo del Sudan Meridionale decidere se attuare o meno la secessione da Khartoum. Un referendum dal risultato scontato, sempre che venga fatto. Il governo di Karthoum, infatti, cercherà in ogni modo di ostacolarlo; ma anche l’Egitto, per voce del suo ministro degli Esteri, Ahmed Abdul Gheit, ha già fatto sapere che “faremo tutto quanto in nostro potere per preservare l’unità del Sudan”. La secessione del Sud, infatti, oltre a creare un pericoloso precedente per l’Africa, significherebbe rimettere ulteriormente in discussione la distribuzione delle quote-acqua del Nilo.
di Mafalda Insigne
fonte Al-Ahram

MENU’ IDEALE IN TEMPI DI CRISI

Se volete fare colpo sui commensali il giorno di Natale, ecco una strepitosa idea direttamente dall’estero, cioè quella di aggiungere alle pietanze un tocco di oro 24 carati.

Secondo degli studiosi, già nell’antico Egitto le focacce dei faraoni erano impastate con polvere d’oro, che serviva per arricchire la conoscenza, inoltre anche durante le cene degli Sforza, il risotto allo milanese era servito non solo con zafferano, ma anche con polvere di oro.

Chi aveva i soldi nel periodo rinascimentale in Italia, poteva usufruire dell’oro 24 carati sui piatti che erano simbolo di benestare, di ricchezza e cultura.

Oramai l’oro commestibile, che sia in foglie, pagliuzze o fiocchi, è un condimento utilizzato dai migliori ristoranti e chef al mondo ed aggiunge del lusso alla tavola senza alterare il gusto della pietanza, ed sicuro tanto che sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea ne hanno autorizzato il consumo se accompagnato dall’additivo colorante E-175.

Come già detto in precedenza, utilizzare l’oro come decorazione si sta ampliando in tutta Europa, ed i migliori ristoranti la utilizzano per impreziosire ogni piatto che vada dal risotto, ai cocktail e dessert.

IL MAL TEMPO DEI GIORNI SCORSI AD ALESSANDRIA

Vedere per credere!!!
Il maltempo e le piogge dei giorni scorsi si sono abbattute su Alessandria di Egitto, città non strutturata e progettata per far fronte a simili eventi climatici!
Purtroppo si sono registrati parecchi morti, tra i quali 14 operai di una fabbrica di abbigliamento!!!

Ma siamo sicuri che a livello mondiale il clima non stia preparando strani scherzi???

 

NOTIZIE IN PILLOLE

Un fumetto censurato in Egitto sbarca in Europa

In questi giorni il fumettista egiziano Magdy El Shafee è a Roma per presentare la sua graphic novel Metro. L’opera, ritirata dalla distribuzione in Egitto per via di alcune scene di sesso ritenute troppo esplicite, ma soprattutto per via della feroce critica al regime di Mubarak che ne emerge, è stata recentemente tradotta in italiano e pubblicata dalla casa editrice Il Sirente.

Nel corso della presentazione al Caffè Letterario, l’autore, oltre a raccontare la storia di Metro, ha spaziato sui temi della libertà di espressione, ribadendo la propria critica al regime e raccontando le difficoltà vissute da artisti e giornalisti in Egitto.

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Hilton continua ad investire in Egitto

Hilton Worldwide ha siglato un accordo di management con Afak Co. for Touristic Development Co. per gestire il nuovo Hilton Makadi Resort, 676 camere, il quarto hotel Hilton nell’area di Hurghada, in Egitto. La struttura, che ha una spiaggi aprivata di 400 metri,  dovrebbe aprire i battenti nel secondo trimestre del 2012 ed è situata 30 km a Sud di Hurghada e a 35 km di distanza dall’aeroporto internazionale. “Una new entry importante per il nostro portfolio egiziano, soprattutto per la qualità dei servizi che la contraddistinguerà – commenta Dave Horton, global head del brand Hilton Hotels & Resorts -. L’Hilton Makadi Resort avrà due sale meeting, tre lounge, due ristoranti, tre piscine, un health club, una spa e un diving center, oltre alla spiaggia privata”. Si tratta della 17esima proprietà Hilton in terra egiziana.

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Crolla fabbrica abigliamento ad Alessandria: 14 morti

Si è aggravato il bilancio del crollo di una fabbrica di abbigliamento in Egitto, nella parte settentrionale della città di Alessandria e i morti sono almeno 14. Lo ha riferito oggi l’agenzia di stampa di stato egiziana. Dieci i feriti nel crollo, avvenuto domenica, le cui cause sono indicate nelle forti piogge, secondo quanto riferito dalla Middle East News Agency. Crolli e incidenti stradali causati da tempeste di sabbia e piogge hanno provocato in Egitto questa settimana decine di morti, hanno detto i media di stato.

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Le offerte last minute per l’Egitto spopolano

Se credete che sia troppo tardi per prenotare la vostra vacanza in Egitto, siete in errore: infatti navigando sul web, vi accorgerete in fretta dell’opportunità di poter prenotare facilmente da casa il vostro viaggio alla scoperta del Medio Oriente. Le offerte last minute per Natale 2010, che propongono i tour operator e i siti delle agenzie di viaggio, prevedono un prezzo che oscilla intorno agli 800/900 euro a persona per 7 notti. Le partenze sono previste da tutti gli aeroporti italiani, mentre per le crociere sul Nilo l’atterraggio avverrà a Luxor. Da questa località egiziana prenderà poi il via la crociera Nilo vera e propria, inframezzata da suggestive escursioni nel deserto e da visite guidate presso le maggiori città dell’Egitto, prima tra tutte Il Cairo. Anche Sharm el Sheikh offre pacchetti all-inclusive molto interessanti!

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Tutti salvi i membri dell’equipaggio italiano

Sono in albergo ad Alessandria d’Egitto in attesa di tornare a casa in aereo i 21 membri dell’equipaggio della Jolly Amaranto della compagnia Messina, incagliata nel canale d’accesso del porto egiziano. Intanto sono in corso le valutazioni per stabilire causa e dinamica dell’incidente. La Messina sta definendo l’incarico al gruppo Smit, specializzato in soccorso marino, per il recupero della nave, in collaborazione con le autorita’ egiziane.

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