PER ADDETTI AI LAVORI ED APPASSIONATI

Fonte: archeomatica.it

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Recentemente è stato lanciato e messo in orbita l’ultimo satellite della costellazione Cosmo Sky-Med che si avvale di sensori attivi ad alta risoluzione, in grado di misurare la radiazione riflessa da loro stessi emessa, a differenza di quelli passivi che registrano invece la radiazione emessa dal sole. Questa modalità consente ad esempio di continuare a monitorare la zona di destinazione in qualsiasi condizione (giorno, notte o con qualsiasi copertura nuvolosa). I satelliti Cosmo Sky-Med progettati e finanziati dall’Italia, sono principalmente rivolti ad osservare l’area del Mediterraneo (“Med” in realtà è sinonimo di “Mediterraneo”), dove si trova la più alta densità di siti archeologici del mondo.

Tramite questi satelliti è possibile effettuare monitoraggio automatico e l’identificazione di siti archeologici perduti o ancora da scoprire. Il metodo già sviluppato nell’ambito del progetto HORUS (Heritage Observation and Retrieval Under Sand ), finanziato dall’ESA,  utilizza tecniche di rilevazione di forma su immagini satellitari confrontate in un ambiente GIS. Per una specifica zona di interesse si pre-trattano i dati disponibili da vari satelliti dopo aver ricavato la forma della struttura di interesse archeologico da mappe anche storiche. Un algoritmo di rilevamento di forme, viene applicato all’immagine satellitare per produrre una detection image atta ad identificare l’ubicazione più probabile della struttura archeologica di interesse. Il prodotto finale è un set di dati GIS assemblati su differenti layers trasformati in uno stesso sistema geografico di riferimento.
A seguito delle missioni satellitari ad alta risoluzione come il radar TerraSAR-X e Cosmo SkyMed lanciati dal 2007, si dispone di immagini radar (Sinthetic Aperture Radar) prese dalla spazio che possono raggiungere risoluzioni spaziali inferiori al metro. L’analisi visiva delle caratteristiche che mostrano tali immagini è ancora molto difficile e poco esplorata. Un dato certo però deriva dal fatto che al fine di individuare i siti archeologici uno strato radar può essere aggiunto a quello ottico. Questo nuovo strato può aggiungere, a causa della coerenza della sorgente che illumina la scena, almeno tre diversi contributi.
• Una migliore penetrabilità del radar sul suolo, soprattutto su terreni secchi (circa 3-10 cm in banda X a seconda dell’umidità del suolo).
• La generazione di una mappa di umidità del terreno.
• La ricostruzione simulata di quale possa essere la scena descritta con analisi di correlazione di essa o parte di essa sulla scena reale.
Quindi, per l’interpretazione geometrica di immagini spaziali SAR viene generata una immagine simulata che sia in grado di approssimare le riflessioni che apparirebbero sugli oggetti a terra. La conoscenza dell’orbita del satellite viene utilizzata per approssimare la geometria del processo di generazione dell’immagine che fornisce i dati accessoria alla scena radar reale.
Gli esperimenti di utilizzazione del metodo sono stati effettuati in diversi scenari in cui erano note le posizioni più o meno approssimate di siti archeologici descritti da planimetrie storiche con vari gradi di precisione, tenendo anche presente che la pratica archeologica si avvale di informazioni raccolte sulla presenza probabile di strutture presenti in una determinata regione. Un area geografica rappresentativa per tale sperimentazione è stata il sito di Saqqara, situato a circa 25 km a sud-ovest del Cairo in Egitto e il  sito di Medinet Madi nella regione del Fayoum, entrambi in Egitto.

GLI EGIZIANI ERANO DEI PARRUCCONI!

Gli Egiziani, nel corso della loro storia millenaria, riservarono sempre grandi attenzioni e cure all’aspetto fisico, con particolare riguardo ai capelli e alle acconciature

L’uso delle parrucche fu sempre molto diffuso; spesso i capelli naturali venivano rasati e sostituiti da quelli posticci, lavorati in modo abbastanza ricco e articolato.

Per aiutare i capelli a tenere la piega, si faceva un grande uso di oli e cere, che aiutavano a tenerli a posto a lungo come fa una moderna lacca o un gel.

Di solito, le parrucche venivano realizzate con capelli umani misti a fibre vegetali o lana, capace di garantire maggiore volume e migliore consistenza al prodotto.

Particolarmente elaborate erano le acconciature femminili, quasi sempre abbellite e rese più scenografiche dall’aggiunta di treccine sottili, ciocche posticce e altre decorazioni (nastri, pietre, fili, gioielli,) (nella foto Elizabeth Taylor sfoggia nel film “Cleopatra” una tipica pettinatura dell’epoca).

Spesso, nell’antico Egitto, l’uso di una determinata parrucca piuttosto che un’altra, era connesso a particolari rituali religiosi.

SETTIMANA DELLA CULTURA EGIZIANA IN CALABRIA

Cosenza – Dal 5 all’11 dicembre partirà ufficialmente in Calabria “La Settimana della Cultura Egiziana”, manifestazione che ha l’obiettivo di favorire l’integrazione e il confronto tra i popoli.

L’importante iniziativa è organizzata dall’Istituto Superiore Calabrese di Politiche Internazionali (ISCaPI), l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata d’Egitto, il Comune di Vibo Valentia – Assessorato agli Affari Istituzionali in collaborazione con l’Assessorato al Turismo e Cultura, insieme alla Camera di Commercio di Vibo Valentia i comuni di Pizzo (VV) e Spilinga (VV).

L’iniziativa, patrocinata dagli Assessorati regionali all’Emigrazione, Cultura e Agricoltura, prevede alcuni appuntamenti a Fuscaldo (CS) e a Cosenza grazie al contributo dell’ Amministrazione Comunale del Borgo del tirreno consetino e la Presidenza del Consiglio dell’Amministrazione comunale di Cosenza.

Gli sponsor ufficiali della manifestazione sono l’Hotel 501 di Vibo Valentia e il Gruppo Aceto Automobili di Rende.

Giungeranno in Calabria importanti autorità politiche e istituzionali egiziane e un nutrito gruppo di artisti che animerà l’evento di fascino e magiche suggestioni.

I comuni calabresi che ospiteranno la settimana culturale (dal 5 al 9 a Vibo Valentia, giorno 10 a Reggio Calabria e Fuscaldo, l’11 a Cosenza) saranno l’ epicentro di una sette giorni che porterà nella nostra regione le affascinanti atmosfere della terra d’Egitto.

Le attività proposte saranno tante e di grande interesse, una vera e propria full immersion nella storia, nell’arte, nella letteratura e nella Cultura egiziana.

Nell’arco dell’intera settimana, infatti, verranno organizzate mostre d’arte; giornate dedicate alla cucina Egiziana; mostre di artigianato manuale, tradizionale e artistico Egiziano; mostre di Calligrafia, serate e pomeriggi di intrattenimento, spettacoli e stage di musica egiziana, e cene di Gala a tema. Ed ancora convegni, giornate dedicate al folklore, al cinema e alla fotografia.

La convinzione dei promotori di questo straordinario evento è che gli interscambi culturali sono la base da cui partire per promuovere il territorio calabrese in Europa e all’estero e allo stesso tempo aprire le porte a culture e tradizioni differenti.

Nell’ambito della Settimana della Cultura Egiziana saranno avanzate proposte concrete finalizzate alla realizzazione di progetti di cooperazione tra l’Egitto e le provincie Calabresi, attraverso la stipula di protocolli d’intesa tra tutte le parti coinvolte. Faranno parte della illustre delegazione alcuni Direttori/Vice Direttori delle più importanti testate giornalistiche egiziane che seguiranno la manifestazione.

FINALMENTE LA VERITA’ SULLO SQUALO COMINCIA A SALTARE FUORI!!!

Da buon Mr Nessuno non posso far altro che pubblicare con soddisfazione l’articolo apparso su Yahoo in merito alla vicenda dello squalo di Sharm. Almeno una parte della terribile verità è emersa.
Le mie considerazioni e i miei consigli da Mr Nessuno alla fine dell’articolo.

Dall’inizio dell’anno nel mondo gli attacchi degli squali contro le persone sono stati in tutto 90. In 13 casi i pescecani si sono limitati a infastidire i bagnanti, per ben 57 volte li hanno feriti arrivando addirittura a uccidere dieci esseri umani. Nell’ordine, le coste più a rischio per gli attacchi degli squali sono quelle statunitensi, australiane e sudafricane.

ALLARME A SHARM EL-SHEIKH – Anche se l’ultimo episodio in ordine di tempo si è verificato a Sharm el-Sheikh, in Egitto. Una bagnante tedesca è stata uccisa da uno squalo nel golfo di Neema sul Mar Rosso. Tutte le spiagge di Sharm sono state chiuse e i bagni in mare proibiti dalle autorità locali. Al momento non si conosce ancora il nome della vittima, della quale è stata resa nota soltanto l’età: 70 anni. Per Sharm el-Sheikh è il quinto attacco di squali in sei giorni. Poche ore dopo la riapertura delle spiagge, il nuovo attacco contro la 70enne tedesca. L’aggressione è avvenuta a pochi metri dalla spiaggia del lussuoso Hyatt Regency. L’anziana tedesca, con maschera e pinne, stava facendo snorkeling sui fondali corallini. Lo squalo l’ha assalita da destra, azzannandole un braccio e una coscia, e facendola morire dissanguata.

ATTACCHI A RAFFICA – Subito le autorità locali hanno iniziato a richiamare a riva tutti i bagnanti per fare in modo che nessuno rimanesse in acqua. E nessuno ormai si fida più a tuffarsi nelle acque del mar Rosso, in quanto il panico si sta diffondendo tra i turisti. L’ambasciata italiana in Egitto hanno diramato un avviso a tutti i tour operator che lavorano a Sharm el-Sheik e nel vicino parco marino di Ras Mohamed, sollecitandoli a invitare personalmente tutti i turisti italiani a non andare in acqua.

FESTA DEL SACRIFICIO – Secondo alcuni ricercatori, riferisce l’agenzia Reuters, l’avvicinamento anomalo alla costa dei predatori del mare può essere legato all’impoverimento della fauna marina, dovuta anche alla pesca clandestina, o al fatto che a novembre, nei giorni che hanno preceduto la festa del Sacrificio musulmana, sono state gettate in mare centinaia di carcasse di ovini. Come spiega a Ilsussidiario.net l’islamologo Paolo Branca, si tratta di un rito cruento nel corso del quale i poveri animali sono lasciati morire dissanguati.

Ma ecco la parte sconvolgente della faccenda!!!!

Ogni anno, durante la festa del Sacrificio, sono macellati circa 300 milioni di ovini nel mondo e scorrono 1 miliardo e 800 milioni di litri di sangue. E proprio il fatto di avere gettato in mare carcasse degli animali, destinati alla festa del Sacrificio e morti durante il viaggio, avrebbero spinto gli squali ad avvicinarsi alle coste egiziane. Come spiega a Ilsussidiario.net l’islamologo dell’Università Cattolica, Paolo Branca, «per ricordare il sacrificio di Abramo, che invece del figlio immola un agnello, ciascuna famiglia musulmana ogni anno uccide un ovino. E il rito islamico prevede una particolare modalità di macellazione. Pecore e capre sono infatti sgozzati e lasciati morire dissanguati, poi la loro carne è spartita tra i membri della famiglia. Questo comporta diversi problemi pratici».
Come sottolinea sempre Branca, «i 2-3 milioni di pellegrini che raggiungono contemporaneamente La Mecca compiendo il rito del sacrificio arrivavano negli anni scorsi a inondare la città santa di sangue, finché le autorità saudite hanno stabilito che tutte le macellazioni dovevano avvenire nel macello centrale». E aggiunge il professor Branca: «Alla Mecca e in altre capitali arrivano navi cariche di ovini da Australia e Nuova Zelanda. Il lungo viaggio per mare comporta diversi disagi per le povere bestie, che secondo il rito islamico devono arrivare vive. Per non parlare delle condizioni igieniche precarie, in particolare nelle grandi città, dove gli animali sono lasciati a gocciolare sangue lungo le strade finché non muoiono dissanguati».

E ora da perfetto Mr Nessuno, mi permetto di fare alcune semplicissime considerazioni personali, che sicuramente qualche signor Sotuttoio si affretterà a confutare dandomi dell’ignorante.
Il problema e il motivo per cui fino ad ora non ne ho parlato è duplice. Da un lato c’è il business del turismo, che va perentoriamente salvaguardato. Dall’altro lato c’è un serio problema religioso.
La combinazione di questi due fatti, vivendo io in Egitto, mi ha fatto rallentare un attimo, certo del fatto che i miei lettori più intelligenti capiranno e che dei cretini sinceramente non me ne occupo.
Il fatto che da una nave siano state scaricate in mare selvaggiamente pecore morte, il cui sangue ha attirato squali di ogni risma è molto probabile. Nei prossimi anni sicuramente motovedette egiziane e magari anche Nato, seguiranno da vicino le navi adibite a questo trasporto e il problema non si ripresenterà più. Business is business e sicuramente questi tasporti saranno controllati come i trasporti dei furgoni della zecca. Qualcuno mi ha anche obbiettato (in privato) che la festa si fa tutti glia nni e non è mai successo nulla. Alle coincidenze per carattere credo poco. Potrebbe essere che quest’anno la nave abbia scaricato il suo carico di morte 10 ore dopo, a 20 miglia più a nord, o che la corrente puntasse direttamente Sharm mentre di solito puntava verso il largo!!
Il problema di fondo però a mio avviso è un altro: lo squalo responsabile delle aggressioni non mi risulta sia stato ancora catturato. Questo particolare esemplare ha sviluppato un senso di caccia diverso dalle sue normali abitudini alimentari. Ha scoperto che la carne dell’uomo gli piace. Va quindi assolutamente catturato, o ucciso con buona pace degli animalisti – ambientalisti – comunquisti. Dispiace comunque uccidere un animale, ma se ne va della vita delle persone…. beh, non mi pare ci sia molto da discutere.
Il vero problema non è a mio avviso uccidere uno squalo. Ne uccidono a centinaia ogni giorno in giappone per fare le zuppette, non siamo ipocriti! Amici ….isti, rivolgete altrove la vostra attenzione! Il problema è se il nostro pesciolone per caso avesse deciso di andare a fare il weekend in Sudan. Non avendo il GPS a bordo, nessuno potrebbe saperlo e tutti resteremmo qui a cercarlo mentre lui si sta facendo servire un Napoleone crudo 100 miglia a sud di Marsa Alam.

Il secondo problema è dovuto al metodo con cui lo squalo viene attirato per essere ucciso (o catturato che dir si voglia!).
In mare vengono gettate centinaia di chili di carne sanguinolenta e puzzolente. Gli squali arrivano e mangiano, cadono nella trappola e vengono catturati. Ma dopo quanto tempo dalla fine dell’operazione pastura sarà saggio entrare in acqua?? Ossia, dopo quanto tempo uno squalo decide di abbandonare un territorio a lui non congeniale?
Il problema è serio: nel senso che gli squali normalmente disertano la costa prospiciente Sharm non tanto perchè non offre adeguato nutrimento. Lo squalo evita il rumore, lo infastidisce. Migliaia di persone che zompettano sull’acqua creano un sottofondo che lo disturba, probabilmente non percepisce bene i suoni che invece gli indicano le prede. E allora se ne sono andati da Sharm. Ma se le spiagge vengono chiuse e i turisti si riversano nelle piscine, il rumore di sottofondo sparisce e magari gli squali scoprono che il Mare di Sharm interessa anche a loro!!! E come la mettiamo??
Una soluzione ci sarebbe: fare in modo che le barche (ce ne sono più di 300 a Sharm!!) invadano la costa col loro rumore, creando disagio agli squali che non apprezzerebbero più tanto la costa di Sharm. Ma chi pagherebbe le giornate di lavoro e il carburante delle barche?? Gli amici -isti si adireranno all’idea di centinaia di motori che girano perdipiù a vuoto, ma la cosa potrebbe anche funzionare.
A conclusione di tutto sto pistolotto, io, da perfetto Mr Nessuno, ho deciso che per almeno 15 giorni dalla fine dell’operazione pastura non entrerò in acqua. Mi sembra abbastanza idiota fare il bagnetto in una zona in cui fino a qualche giorno prima il mare veniva trattato come un sontuoso banchetto in grado di attirare gli squali! Siccome di pelle ne ho una sola, preferisco darci un minimo di importanza e non entrerò in quell’acqua esattamente come non entrerò in una gabbia dei leoni anche se mi dicono che sono mansueti.

Spero di non avervi annoiato con le mie teorie balzane! Sono solo Mr Nessuno, che ascolta quello che riesce ad ascoltare e pensa con la sua testa senza dar troppo retta a espertoni e scienziati.
Aspetto i vostri commenti, li pubblicherò se non offensivi e troppo filoanimalisti. Mi scuso in anticipo, ma il discorso animalista nei confronti di un animale che uccide e rischia di mandare sul lastrico migliaia di lavoratori, lo metto in centotrentottesimo posto. Abbiate pazienza! E’ solo un pesce, la sua scomparsa certamente non pregiudicherà la sopravvivenza della specie! Che si debba educare la massa all’uso del bene Mar Rosso sono perfettamente d’accordo, ma al momento si deve risolvere la crisi acuta. Non vorrei che per salvare un pesce morissero altre persone!
Vi aspetto per approfondire come sempre ad Egittiamo caffè! Una bella pastasciutta mette d’accordo tutti!!!! Un abbraccio da Mr Nessuno