TABA, UNA PERLA POCO CONOSCIUTA

Immersioni, spiagge di sabbia a due passi dalla barriera corallina, un clima ideale e la lussuosa bellezza del mar Rosso: è il momento perfetto per partire verso l’assolata quiete di una location ancora poco conosciuta, ma in grado di offrire grandi sorprese. A due passi dalle più belle escursioni del Sinai e di una indimenticabile Giordania

Montagne color cannella che si colorano di rosso e brillano all’alba, per poi allungarsi in un mare azzurro e corallino. L a meta egiziana ancora tutta da scoprire si chiama Taba. Sulla cartina non è altro che una catena montuosa, accoccolata tra Africa e Asia, in fondo al Golfo di Aqaba, sul Mar Rosso. Una porzione di Sinai che dista circa 200 chilometri da Sharm e 20 da Eilat, così da affacciarsi direttamente su Israele, Giordania e Arabia Saudita

Ma questa location nasconde la lussuosa Taba Heights, una stazione balneare a sud di questa lingua di terra, con le sue spiagge sabbiose, le più tipiche barriere coralline, la tranquillità di una meta ancora non presa d’assalto dal turismo di massa. E un clima perfetto, in questa stagione e per la gran parte dell’anno, per una parentesi di caldo relax, grazie alla temperatura sempre mite, che in questo periodo è particolarmente piacevole. A quattro ore di ore di volo dall’Italia.

Un’ottima opportunità per gli appassionati di immersioni e per i sub principianti, dato che tra i vari biotipi marini che conta l’area non ci sono, fortunatamente, i feroci predatori marini. Non a caso sono diversi gli operatori a puntare su Taba: ultimo in ordine di arrivo in questa costa mozzafiato della penisola egiziana, il Sinai Bay ClubMed, resort posizionato in una piccola baia chiusa tra le sommità rosate, che scivolano lentamente nel mare azzurro.

ALLA SCOPERTA DEL CANYON COLORATO
I colori di Taba li si riconosce dall’alto, atterrando all’ex aeroporto militare che sorge tra le alture, a circa 45 minuti di pullman da Taba Heights. Per potersi godere ogni sfumatura è necessario puntare verso sudovest, per una passeggiata di un paio di ore nel dedalo di arenaria multicolore che compone il Canyon Colorato. Un letto di torrenti in secca, dove fossili ed erosione delle rocce sono il segno di un passato marino che si è trasformato in forme ondulate dai toni malva, giallo, ora e rosa.

Nel tornare verso i complessi alberghieri, tra gli altopiani, si incontra la vera anima di questo deserto policromo, i beduini che con i loro accampamenti perpetuano una tradizione di nomadismo che dura da diversi secoli. Si contano in totale circa 70 mila beduini, divisi in una trentina di tribù, dedite principalmente all’allevamento e al commercio. Nel rispetto delle loro usanze ancor oggi vivono senza acqua corrente, elettricità o telefono, senza televisione.

SANTA CATERINA, AVVENTURA E TRADIZIONE
Chi ama crogiolarsi al sole ma di tanto in tanto non disdegna un po’ di avventura può dedicare una mezza giornata a una escursione indimenticabile. Siamo infatti sul Sinai: la terra, secondo la tradizione, dell’avventura biblica dell’Esodo, nonché il sito in cui Mosè ricevette i dieci comandamenti. Il Monte Santa Caterina (Gebel Caterina) ed il Monte di Mosè (Gebel Musa), che occupano la parte centro-meridionale della penisola, si trovano proprio a ridosso del celebre Monastero greco-ortodosso di Santa Caterina (Deir Sant Katreen). Si tratta del più antico monastero cristiano al mondo, costruito dall’imperatore Giustiniano sui resti di una cappella eretta dall’imperatrice Elena (madre dell’imperatore Costantino) nel 337 d.C proprio dove secondo la tradizione Mosè avrebbe visto il roveto ardente. Oggi è intitolato alla santa che morì ad Alessandria nel IV secolo quando, secondo la leggenda, fu torturata sulla ruota, decapitata e portata via dagli angeli. Il monastero ha preso il suo nome quasi seicento anni dopo, quando dei monaci affermarono di aver trovato il suo corpo intatto sulla più alta montagna dell’Egitto (2642 m).

Al monastero si arriva passando per una porta del muro che si trova sul lato nordorientale, unica via d’accesso da quando, nel Medioevo, la porta principale fu bloccata per tenere lontani i saccheggiatori. Tutt’ora ci vivono una ventina di religiosi, motivo per cui gran parte del monastero non può essere visitato dal pubblico: l’unico edificio sempre aperto è la Chiesa di Santa Caterina, detta anche Basilica della Trasfigurazione. Stile bizantino, tre imponenti navate, ecco il regno delle immagini sacre, con i loro colori caldi e i tratti orientali: qui vi si trova la più grande collezione di icone bizantine al mondo, alle quali è dedicata un’intera galleria (non visibile). Oltrepassato l’altare, si trova la Cappella del roveto ardente, il luogo più sacro del monastero. La biblioteca, per importanza seconda solo a quella del Vaticano, conserva oltre 3000 manoscritti antichi in greco, latino e altre lingue. Nel Museo si trovano icone bizantine dal valore inestimabile, porte meravigliosamente intagliate, bellissimi affreschi e altre decorazioni religiose in oro e pietre preziose.

PETRA E WADI RUM, IL FASCINO GIORDANO
Uno dei grandi vantaggi di Taba, senza dubbio, è la sua posizione. Permette di raggiungere in poche ore Israele (ma per passare il confine bisogna mettere in conto lunghe ore di coda) e, con un’ora di catamarano o di nave veloce, la Giordania. Aggiungete un paio di ore di autobus e, partendo di buon mattino, l’occasione è quella di fare una gita nella bellissima città troglodita di Petra. Arrivati ad Aqaba, non resta che gustare il passaggio per Wadi Rum e, durante le soste, sgranchirsi le gambe nella “Valle della luna“, proprio lì dove il Principe Faisal Bin Hussein e Lawrence D’Arabia insediarono il loro quartier generale durante la Rivolta Araba contro gli Ottomani durante la Prima guerra mondiale. Storia a parte, partendo da Taba alle prime ore del mattino si arriva all’ora perfetta per godersi questo dedalo di rocce monolitiche che si innalza per centinaia di metri, tra canyon e pozzi d’acqua.

Un modo per preparare gli occhi al grandioso spettacolo di Petra, una delle meraviglie del mondo antico, nonché il tesoro più prezioso della Giordania. Una città vastissima, costruita dai Nabatei oltre 2000 anni fa, che la ricavarono dalla nuda roccia e la trasformarono in uno snodo cruciale per le rotte commerciali della seta e delle spezie. C’è solo una lunga strada per accedervi: il Siq, una gola lunga più di un chilometro, stretta tra ripide pareti rocciose alte oltre 80 metri. Ancora una volta, sono i colori a impressionare, con i pendii che cambiano sfumature con il volgere della luce giorno, che colpisce le rocce donando riflessi diversi a secondo dei minerali di cui sono composte: dal rosso intenso al giallo paglierino, dal rosa tenue al più cupo dei marroni. Si cammina lentamente, affiancati di tanto in tanto dai carretti trainati da muli e cavalli (al sito non possono arrivare altri mezzi ti trasporto). E finalmente, dopo una brusca svolta, la parete si apre rivelando la fine del Siq e il Khazneh (il Tesoro). Una location “ad effetto”, famosa per essere lo sfondo ripreso per la sequenza finale di Indiana Jones e l’Ultima Crociata.

Non resta quindi che passare di fronte all’imponente facciata di nuda roccia dai toni caldi, larga 30 metri e alta 43 (detta Tesoro ma, nei fatti, è la tomba di un importante re nabateo) e lasciarsi condurre dal proprio istinto, o dai consigli della propria guida: per visitare l’intero sito servono almeno quattro o cinque giorni, ma per chi si accontentasse, anche un’intera giornata riserva indimenticabili sorprese. Centinaia le tombe scavate nella roccia con intricate incisioni, e poi obelischi, templi, altari sacrificali, il teatro romano, la strada colonnata, la vallata l’imponente Monastero di al Deir: per visitarlo bisogna salire una scalinata di 800 gradini scavati nella roccia. Chi fosse stanco di camminare si diriga invece al Museo archeologico o al Museo nabateo di Petra. L’importate è prendere la via del ritorno nel pomeriggio, quando il sole si trova nella posizione migliore per illuminare e far risaltare i colori naturali di queste rocce senza tempo.

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