IL QUARTIERE COPTO DE IL CAIRO

Il quartiere copto è collocato in un’area della città, chiamata Cairo Vecchio, dove sorgono gli edifici più antichi collegabili ai primi insediamenti urbani. Tutta la zona è circondata dalle possenti mura del primo nucleo romano chiamato forte di Babilonia.

A differenza di altre città del mondo musulmano, come Damasco, il quartiere non è un ghetto: all’interno vive unicamente la comunità cristiana d’Egitto; i Copti, infatti, sono sparsi per tutto il Cairo e sono presenti, in base alla loro condizione economica, in ogni zona della città.

Arrivando in taxi in quell’area, superata la prima fase di circospezione legata alle strade bloccate e ai molti militari presenti, si intuisce subito che si sta entrando in un alto mondo, un luogo dove il Cristianesimo è declinato in modo assolutamente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati in Europa.

Si incontra una spiritualità vissuta in maniera molto diversa, con un risalto esteriore che a noi può risultare eccessivo e a volte pacchiano; eppure si respira tra i fedeli un senso della fede molto forte, l’idea della religione come legame indissolubile di una comunità.

Si entra nel quartiere scendendo una scala sovrastata da una grande Madonna con il Bambino Gesù al neon; da quel punto il percorso si snoda attraverso una serie di piccole stradine dove le chiese si alternano alle abitazioni delle gente comune.

A un primo sguardo di scontrano il sacro, rappresentato dal passeggiare lento e compito di preti e suore, con il profano, simboleggiato dai turisti in calzoncini e dalle bancarelle di libri e oggetti religiosi.

Appena entrati, sulla sinistra, si accede al Convento di San Giorgio, tuttora abitato da una trentina di monache; è consentito l’accesso solo alla cappella più antica dato che il resto del complesso è in fase di restauro.

Andando nella cappella si impara una prima regola dei luoghi sacri: quando si entra in un luogo che conserva le reliquie di un santo è necessario togliersi le scarpe, camminando sui grandi tappeti posti a terra. Inevitabile il pensiero corre al rituale dell’ingresso in una moschea.

Anche all’interno della Cappella di San Giorgio si incontra quel misto di spiritualità ed eccentricità: accanto a una rappresentazione in movimento del santo che uccide il drago, di gusto decisamente orribile, si osserva la preghiera intensa di una giovane che, segnandosi con le catene del santo, ondeggia avanti e indietro facendosi molte volte il segno della croce.

A custodia di questo luogo santo c’è una suora; è molto vecchia e quasi incassata nella sua sedia di vimini. Ogni fedele che entra si inginocchia presso di lei, le parla per qualche minuto e alla fine tutti chiedono, e ricevono, la sua benedizione.

Perdendosi tra i cunicoli, passando attraverso una stradina la cui porta d’entrata obbliga a doversi abbassare si arriva, senza rendersene conto in quanto non si distingue dall’ingresso delle case comuni, alla chiesa di San Giorgio. Si tratta di uno dei luoghi più sacri per la comunità copta e per tutta la cristianità del mondo, dato che al suo interno si trova la cripta dove, secondo la tradizione, si sarebbe rifugiata la Sacra Famiglia durante la sua fuga in Egitto.

Purtroppo la cripta non è accessibile, bisogna accontentarsi delle foto che una ragazza li accanto tenta, in maniera insistente, di venderti. All’interno della chiesa si sta svolgendo un funerale; gli uomini da un lato e le donne dall’altro, come nella tradizione copta, sono impegnati nella preghiera; la liturgia professata in lingua araba accresce il senso di sacro del luogo in cui ci si trova.

Affascinanti dal punto di vista artistico le decorazioni lignee presenti alle pareti della chiesa. Non si può non rimanere a bocca aperta nel contemplare una Via Crucis interamente scolpita e dipinta in legno lungo le pareti.

In tutta l’arte copta, inclusi i famosi e rinomati tappeti, le figure e le rappresentazioni richiamano l’arte bizantina, in un legame indissolubile con le raffigurazioni greco-bizantine tipiche della produzione artistica dell’Impero Romano d’Oriente.

Il centro della presenza copta nel Cairo islamico è simboleggiato dalla chiesa di El Muallaqa, la chiesa sospesa, che prende il nome dal fatto di essere stata costruita sopra dei tronchi di palme tra le due torri romane che compongono il Forte di Babilonia. La visita è resa più piacevole grazie alla presenza di alcuni ragazzi, una di questa parlava addirittura l’italiano, che si offrono volontariamente come guide, spiegando con passione la lunga storia dell’edificio.

Tutto l’edificio è legato alla tradizione cristiana. Si viene così a scoprire che la struttura a navate coperte da volte a botte in legno si riferisce simbolicamente all’arca di Noè, che le quindici colonne del pulpito rappresentano Gesù, gli apostoli e gli evangelisti Paolo e Luca, con le due colonne nere a simboleggiare Giuda e Tommaso.

Anche dietro alle decorazioni artistiche della chiesa esiste un collegamento con la storie del Cristianesimo, come il caso della Croce Copta che rappresenta i quattro evangelisti e i dodici apostoli, grazie alla cui iniziativa la religione di Cristo si è diffusa nel mondo antico.

All’interno del quartiere copto sono presenti anche il Monastero ortodosso di San Giorgio, che ospita il Patriarcato, e la Sinagoga di Bin Ezra, l’unico monumento ebraico del Cairo.

La sinagoga è da poco stata restaurata, è così possibile ammirare i meravigliosi stucchi di legno e madreperla, oltre al grande altare in marmo, al di sopra del quale troneggia il libro della Torah; il luogo in cui sorge la sinagoga è, secondo la tradizione, dove si fermò Mosè a pregare all’inizio dell’Esodo verso la Terra Santa.

Visitare il Cairo copto è un’esperienza unica, si entra in contatto con un Cristianesimo di altri tempi, forse il più vicino a quello dei tempi di Gesù. Allo stesso tempo, tuttavia, si capisce chiaramente come il forte legame con la religione e le sue espressioni esteriori siano, allo stesso tempo, state influenzate dal contatto con l’Islam ed un modo per controbilanciare la forte caratterizzazione islamica di cui è pervasa l’attuale società egiziana.

In mille e cinquecento anni di convivenza con l’Islam, infatti, il Cristianesimo d’Egitto ha assunto una decisa caratterizzazione araba pur senza trascurare, nell’antica lingua copta e nelle rappresentazioni sacre, quel carattere greco-bizantino che ne ha segnato la nascita due mila anni fa.

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3 Responses to IL QUARTIERE COPTO DE IL CAIRO

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  3. Vincenzo says:

    Ci sono stato una decina di anni fà è veramente molto bello,attorno alla chiesa ci sarebbe da visitare anche il cimitero molto antico con l’ossuario…da non perdere…

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