PRIMA DELLA PILLOLA: DA CLEOPATRA IN POI

Se presso alcune antiche Civiltà i metodi di contraccezione (da parte della donna)  furono alquanto ben caratterizzati (ad esempio al tempo di Cleopatra si usavano in Egitto pessari fatti con feci di coccodrillo), presso ogni altra popolazione furono sempre escogitati mezzi e pratiche più o meno efficaci per evitare gravidanze indesiderate. Tra tutti primeggiavano i pesssari (con foglie di papiro in Egitto, fecola di patata in Bolivia, di papaia in India), che esplicavano quindi un’azione anticoncezionale http://www.facebook.com/pages/GLI-Sfigati-Della-Sprintours/118698278184476?v=info#!/pages/GLI-Sfigati-Della-Sprintours/118698278184476?v=wallquasi esclusivamente meccanica. Ma si ricorreva anche ad altri ingredienti, come la cera d’api (che non fonde alla temperatura endovaginale), il grano contaminato dalla segale cornuta o il fungo Fusarinum, che oggi si sa contenere micotossine con proprietà estrogeniche, oppure piante della famiglia delle Dioscoree con le loro note proprietà progestiniche.

Esisteva inoltre un numero infinito di preparati a base di erbe, da assumere in vario modo. Ad esempio, le donne indiane Cherockee del Nord-America ricorrevano alla cicuta in piccolissime dosi, mentre le Navajo usavano un infuso di Battia dissecta, le Shoshoni del Nevada un infuso del litospermo (Lithospermum ruderale) e le Hopi una polvere fatta con la radice essiccata dell’Arisaema triphillum (tulipano indiano), che oggi gli americani indicano con il curioso nomignolo di “Jack-in-the-pulpit”. Nelle foreste centrali del Paraguay la Stevia revaudiana, essiccata, ridotta in polvere e bollita in acqua, avrebbe “assicurato” la sterilità assoluta. Tale proprietà è stata confermata sperimentalmente di recente.

Del resto, molte pratiche empiriche hanno rivelato i loro fondamenti alla luce della moderna sperimentazione farmacologica, come piante ricche di tannino (notoriamente dotato di azione spermicida) usate sin dall’antichità dalle donne di Sumatra. E i primi esperimenti sulla pillola furono eseguiti sul progesterone vegetale contenuto nella pianta messicana Cabeza de negro.Largo uso si faceva anche di pozioni a base di ruggine di ferro, polvere di terracotta, timo, lavanda, prezzemolo, asparagi, foglie di salice e numerosi altri ingredienti.

Ma per impedire il concepimento si ricorreva anche ad altri mezzi, ad esempio alle docce endovaginali, oppure -nella Guyana e nella Martinica, all’applicazione locale di un liquido a base di succo di agrumi e un’essenza estratta dalla corteccia del mogano.

Innumerevoli erano poi le pratiche magiche, gli esorcismi, gli amuleti, per non parlare della contraccezione maschile.

Pur non conoscendosi sin quasi al XIX secolo della nostra èra i reali meccanismi alla base del concepimento, è stata da sempre esperienza comune che l’astinenza dal rapporto sessuale è sistematicamente connessa alla non gravidanza. Ed era proprio questo un metodo praticamente infallibile per evitare gravidanze indesiderate, che i vari popoli seguivano in funzione di eventi naturali come il ciclo lunare, le stagioni, il fiorire di determinate piante, il periodo delle semine, ecc. Per di più,  venivano sfruttati quei naturali “periodi fecondi e infecondi” della donna emersi dall’esperienza popolare, che soltanto negli anni 1930 il giapponese Kjusaku Ogino e l’austriaco Hermann Knaus avrebbero poi codificato su basi scientifiche.

Eppure già Ippocrate (V secolo a.C.), nel suo De mortiis mulierum tentò di precisare quali fossero i giorni infecondi, facendoli coincidere con il momento immediatamente successivo alla mestruazione; mentre Sorano di Efeso (II secolo d.C.) considerava “pericoloso” il periodo immediatamente precedente e seguente la mestruazione, e “sicuro” quello intermedio. Concetto questo che avrebbe tenuto banco per circa altri duemila anni.

Tanti altri metodi, popolari e non, sono stati escogitati nel tempo nel tentativo di attuare una contraccezione per quanto possibile sicura. Soltanto agli inizi degli anni 1960 il biologo statunitense Gregory Pincus riuscirà a realizzare la prima pillola anticoncezionale veramente efficace combinando un estrogeno con un progestinico (progesterone di sintesi). Da allora, con vari miglioramenti la contraccezione è divenuta un metodo efficace e sicuro. Decisamente meno precario dei pessari a base di feci di coccodrillo usati al tempo di Cleopatra…

A cura di:

Luciano Sterpellone
– Patologo clinico e storico della medicina

GRANE IN VISTA PER LA SPRINTOURS????

Senza voler entrare nel merito, mi limito a segnalare che su Facebook c’è questa pagina che parla di problemi che alcuni turisti hanno con questo tour operator

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EGITTO MAI VISTO A FORLI’ FINO AL 9 GENNAIO

Quattromila anni ci separano dalle «dimore eterne» splendidamente conservate per secoli nei deserti di Assiut e Gebelein, nel Medio Egitto; cent’anni, invece, sono passati dai rinvenimenti della Missione Archeologica Italiana condotta da Ernesto Schiaparelli (1856-1928), longevo direttore del Museo Egizio di Torino. Le magnifiche necropoli, che raccontano la vita nella terra dei faraoni tra il 2100 e il 1900 a.C., hanno un grande fascino e soddisfano la curiosità. Anche nei visitatori della mostra Egitto mai visto in corso fino al 9 gennaio ai Musei di San Domenico a Forlì.
L’esposizione raccoglie oltre 400 reperti di un’epoca storica poco approfondita, la fine del primo Periodo Intermedio, una sorta di medioevo egiziano a cavallo tra il III millennio a.C., l’età gloriosa della costruzione delle piramidi di Giza e Saqqara (Antico Regno), e il II millennio a.C., dove ci fu una generale rinascita politica ed economica (Medio Regno). (clicca sulla foto qui sotto per ingrandirla)
Nelle due località periferiche di Assiut e Gebelein, non lontane dalla grande Tebe e dalla regione della Nubia, si sono conservati per secoli importanti corredi funerari, a testimonianza di una vitalità artigianale e commerciale, trasferitasi in quell’epoca dai grandi centri alle province. Archi e frecce, cassette decorate, vasellame, barche con equipaggi, modellini di animali, sandali, specchi, poggiatesta, attrezzi per lavori manuali, oggetti raffinati in legno: copioso è il materiale estratto dalle sepolture, con la sorpresa di alcuni sarcofagi che conservano intatta la mummia, a riprova della perfetta capacità degli egiziani nell’inumazione.
Queste scoperte risalgono al 1908-’20, quanto l’egittologo Schiaparelli, nome italiano di fama internazionale, s’impegnò in un’indagine più profonda della vita in Egitto, percorrendo sentieri non calcati dagli studiosi precedenti. Ecco quindi che, se la storia ufficiale ha dichiarato il primo Periodo Intermedio una parentesi di crisi politica del potere centralizzato dello Stato faraonico, il tessuto vitale delle province con le piccole attività artigianali ha fatto ridimensionare il giudizio di un’epoca buia e infelice. Anzi, proprio nelle autonomie locali e nei legami commerciali di alleanza tra piccoli centri, l’Egitto ha mostrato una coesione significativa di popoli nel segno dell’unità. Ma il sogno di Schiaparelli di «mostrare e pubblicare» l’ingente lavoro svolto da quella missione è rimasto per lungo tempo insoddisfatto: per quasi un secolo, infatti, questi reperti sono rimasti sepolti nei caveau del più rinomato museo egiziano d’Italia, pur non abbandonando gli studi, ultimamente svolti con perizia certosina. Ora finalmente si è potuta creare una mostra itinerante, in grado di rappresentare un evento irrinunciabile per gli appassionati di storia antica. L’emozione è già scenografica: passato un tunnel con le pareti di sarcofago, il visitatore viene idealmente accolto nella falesia del deserto di Assiut, dove vennero alla luce quattromila anni fa splendide tombe rupestri.
Seguendo poi il corso del Nilo lungo il corridoio centrale, si entra nelle camere funerarie con statue dei «signori di Assiut», dignitari con scettri e bastoni, insegne del potere locale. Nella «sala delle stele» si illustra il significato dei simboli legati all’autorità; nelle cosiddette «case dell’anima» sono esposte tavole in argilla che riproducono le abitazioni con le offerte alimentari; nelle sale delle sepolture private femminili risalta il sarcofago di Nebetemkhis con la mummia avvolta nelle bende di lino e accompagnata da un cofanetto per la toeletta; nell’ultima sala ci sono due maschere funerarie e tre sarcofagi antropomorfi del 700 a.C. e d’epoca romana.
Non mancano varie stele da poco restaurate, due rotoli di papiro ben conservati con alcuni capitoli del Libro dei Morti in ieratico, e i geroglifici incisi e dipinti che testimoniano la varietà del politeismo egiziano.

Sotto: il particolare da cui è stato ricavato il logo della mostra

Abbiamo parlato della mostra di Forlì anche qui e qui!

CONTINUI INVESTIMENTI EGIZIANI IN ENERGIE RINNOVABILI

(AGIAFRO) – Il Cairo, 27 dic. – Due localita’ egiziane situate in pieno deserto nei pressi dell’oasi di Siwa – Umm Al-Saghir e Ain Zahra – riceveranno il fabbisogno di energia elettrica da una centrale termosolare (Specchi che concentrano l’energia del sole ndr). Lo ha riferito il ministro dell’Energia, Hassan Younes, il quale ha precisato che l’elettricita’ prodotta dal solare servira’ ad alimentare abitazioni private, ospedali, scuole e moschee. Il ministro ha aggiunto che il progetto fa parte di un programma che ha l’obiettivo di portare l’elettricita’ ricavata dal solare nei centri abitati non ancora collegati alla rete nazionale.

INFO MINIME SU HURGHADA

Hurghada si trova a 370 km a sud-est del Cairo sulla costa del Mar Rosso ed è stata la prima località balneare dell’Egitto. E’ stata, infatti, apprezzata fin dall’epoca dei faraoni per le sue spiagge bianche e il mare cristallino. Oggi Hurghada è diventata una delle destinazioni più conosciute, ambite e frequentate dell’Egitto anche grazie ai suoi prezzi scontati. Hurghada è un luogo di contrasti: l’aridità del deserto si scontra con gli splendidi fondali colorati, i modesti alberghi con i lussuosi villaggi, la storia con la tecnologia.

Hurghada è suddivisa in 3 località principali: Downtown (El Dahar), la parte più vecchia con i caratteristici bazar, Sekalla, più moderna e fornita di hotel di categoria intermedia, ed El Korra Road, la zona più recente, dotata di ufficio postale e stazione bus.

MARE, SPIAGGE E SPORT
I villaggi sono ormai attrezzati per ogni tipo di sport acquatico: diving, windsurf, vela, pesca d’altura e nuoto. Verso sud alcune baie sono perfette per lo snorkeling: nella baia di Hasheesh c’è il sito di immersioni di Ras Disha, più a sud si trovano lo splendido sito di Makadi Bay e le zone sperdute di Soma Bay e Sharm el Naga.

ESCURSIONI
A Hurghada sono presenti 50 diversi siti ideali per sub e appassionati di snorkeling. Hurghada è rinomata per la sua barriera corallina lontana dalla costa con spazi molto grandi per le immersioni: questi punti sono facilmente raggiungibili con pochi minuti di barca. Le uscite giornaliere nel vasto arcipelago di Hurgada, comprendono escursioni al parco Nazionale dell’Isola di Giftun, Abu Hashish, Abu Ramada, Magawish, Umm Gamar ed altri reef affioranti. Le uscite di uno o più giorni si spingono fino allo stretto di Gobal, famoso per i numerosi relitti, molti dei quali visitabili in immersione.
Imperdibili anche le escursioni nel deserto in moto o con le jeep. Sulla strada nord, a circa 5 Km da Hurgada, si trova il piccolo Museo oceanografico. Poco lontano dalla città, nella valle del Meleha si trova l’Oasi Salata punto di ritrovo dei beduini; per arrivarvi bisogna superare le alte cime del canyon Wadi Billy, fra rocce che incombono a picco sul paesaggio.

SERA
A Hurgada negozi, bazar e botteghe di antiquariato offrono una miriade di prodotti d’artigianato: tuniche ricamate, oggetti in terracotta, gioielli, pietre dure. I prezzi migliori si ottengono sempre dopo una paziente contrattazione. Hurghada è una città che non dorme di notte: è ricca di discoteche, nightclub e ristoranti in particolare a El Dahar. Si trovano numerosi fast food e soluzioni economiche anche per budget limitati.

L’isola di Giftun è situata nel Mar Rosso nei pressi della celebre meta turistica di Hurghada e attorniata da alcuni isolotti minori. L’isola di Giftun è suddivisa in due isolotti Giftun El Saghier e Giftun El khebier

UNA FOTO AL GIORNO: HURGHADA

giftun island

 

Hurghada
L’isola di Giftun è situata nel Mar Rosso nei pressi della celebre meta turistica di Hurghada e attorniata da alcuni isolotti minori. L’isola di Giftun è suddivisa in due isolotti Giftun El Saghier e Giftun El khebier

Curiosità
Le isole di Giftun fanno parte delle isole dichiarate parco marino nel 1955. Le isole di Giftun sono circondate da numerosi banchi di corallo abitati da pesci di ogni genere ed offrono 14 punti di immersioni considerati tra i più belli di Hurghada

ENNESIMO SUCCESSO DI ARCHEOLOGI ITALIANI

Il Cairo, 27 dic. – (Adnkronos) – Eccezionale scoperta in Egitto ad opera di un gruppo di archeologi italiani, che hanno portato alla luce una piccola stele di epoca romana con un’iscrizione greca e 150 vasi all’interno di un grande recinto sacro dove sorgeva un tempio dedicato al dio Soknopaios e costruito in epoca tolemaica. La notizia e’ stata resa nota con un comunicato dal Consiglio Supremo delle Antichita’ Egizie, precisando che lo scavo e’ in corso a Dime es-Seba, a circa 80 chilometri a sud-est del Cairo, vicino al al lago Qarun, nell’oasi del Fayum, celebre enclave grecoromana. La missione italiana e’ diretta da Mario Capasso e Paola Davoli del Centro di Studi Papirologici dell’Universita’ del Salento. Nel corso degli scavi e’ riemerso il lato esterno orientale del tempio (13 x 5,50 m). Il paramento esterno del santuario fu realizzato a bugnato decorativo, come la facciata dello stesso edificio. Alla base del muro est venne addossato un rivestimento alquanto insolito, costituito da sei corsi di blocchi di calcare grigio-violaceo, la cui faccia a vista e’ ben levigata e rastremante verso l’alto. Questo rivestimento aveva certamente una funzione decorativa ma anche probabilmente protettiva della parte bassa dei muri soggetti ad erosione.

Nella foto: una stele funeraria romana conservata a Modena