PER CAPIRE QUALCOSA DEI DISORDINI IN EGITTO

Arabi invisibili

Catalogo ragionato degli arabi che non conosciamo. Quelli che non fanno i terroristi
Autore: Paola Caridi

Contributi: ‘Ala  Al-Aswani
Collana: Serie Bianca
Pagine: 176
Prezzo: Euro 14,00

Premio Capalbio 2008

È probabile che George W. Bush non abbia mai bevuto una limonata alla menta. È probabile, dunque, che Bush così come la maggior parte di chi decide delle sorti del Medio Oriente e del Nord Africa non sia mai entrato attraverso la grande porta della cultura araba. Eppure quella che è una delle bevande tradizionali del mondo arabo è il sunto di una civiltà – a noi legata da intrecci invisibili lanciati lungo il Mediterraneo – che ha nel suo Dna raffinatezze e profondità dimenticate dall’Occidente.
Il mondo arabo continua anche oggi a vivere, oltre il velo dei nostri pregiudizi. In una fascia cangiante che va da Casablanca a Ryiadh si muovono milioni di arabi invisibili, schiacciati dal peso di uno stereotipo ormai imperante in Occidente, per il quale tutti coloro che hanno un passaporto mediorientale o nordafricano sono potenziali terroristi, kamikaze, seguaci di Osama bin Laden.
Il catalogo odierno degli arabi invisibili, invece, è lungo, variegato, sorprendente. Ne fanno parte ragazzi che usano Internet, professionisti educati nelle nostre università, cineasti e fior di scrittori. Se la lista degli arabi che non conosciamo fosse solo questa, però, saremmo al semplice elenco di quelli bravi, buoni e simpatici. Bisogna, invece, superare il muro, e osservare quella lunga teoria di uomini e donne a cui l’Occidente non riconosce volto e fattezze: quelli che si fanno in quattro per mandare i figli a scuola, che inondano la regione delle rimesse del loro lavoro, che fanno cultura tra le maglie della censura e opposizione tra le costrizioni dei regimi.
L’homo arabicus del Terzo Millennio compare, così, in tutta la sua complessità. I seguaci dell’islam politico – ormai la maggioranza degli elettori – chiedono democrazia e diritti civili, appoggiati dai settori laici e liberali. Le femministe più preparate indossano il velo, mentre la cultura pop dei videoclip e dei film incide sui cambiamenti sociali. I nuovi imprenditori non sono più gli sceicchi del petrolio, ma governano telefonini e tv. Finita, dunque, l’era delle odalische, dei beduini, quello che si apre a un occhio attento è un mondo ricco, alla ricerca di un nuovo rinascimento considerato imperativo. Che rifiuta con stizza lezioni di democrazia e civiltà dall’Occidente.

NON CI SONO PIU’ LE MEZZE STAGIONI!!!!

Tra il weekend e l’inizio di questa settimana fenomeni estremi hanno interessato alcune aree del nostro pianeta, tra cui California ed Egitto, ove si sono verificate piogge intense accompagnate da raffiche di vento, alluvioni lampo e purtroppo anche qualche vittima. L’origine di queste fenomeni è da ricercarsi nell’influenza di alcuni dei principali “attori” che influenzano il nostro clima, e in particolare del “bambinello cattivo” (El nino) per quanto riguarda le tempeste sulle zone occidentali degli States, e dell’Orso delle steppe russe (ovvero l’anticiclone russo-siberiano) per le alluvioni egiziane.
Durante lo scorso fine settima un’intensa perturbazione ha raggiunto latitudini insolitamente meridionali, recando una severa fase di maltempo tra Egitto ed Israele, zone solitamente aride e desertiche anche nei mesi invernali. Qui i danni provocati dalle forte precipitazioni sono risultati ingenti poiché queste regioni sono caratterizzate da suoli aridi e impermeabili e quindi poco capaci di assorbire l’acqua piovana. Sono oltre 200 i millimetri caduti nel giro di 24 ore a Nekhel, nel Sinai; le piogge hanno interessato anche la nota località turistica di Sharm-el-Sheik dove avrebbero danneggiato l’aeroporto e provocato una vittima, e si sono spinte fin in pieno deserto (3 mm a Hurgada e 2 a Luxor). Anche in Israele piogge abbondanti, fino a 60-80 mm, si sono abbattute sul deserto del Negev. La Giordania è stata coinvolta da allagamenti, in particolare nel sud del paese con 202 mm cumulati ad Al-Aqabah. Questa situazione è figlia di depressioni mediterranee che sono obbligate a transitare a latitudini molto basse in seguito alla forza e all’estensione dell’anticiclone Russo, seguendo una “Storm track” che va dalla Sicilia/Mar Libico, attraverso l’Egeo, fino al bacino orientale del Mediterraneo. In questo caso la fenomenologia è stata anche esaltata da una goccia fredda di -25°C a 500 hPa, che si è posizionata davanti alle coste egiziane, favorendo una situazione di spiccata instabilità atmosferica, dato l’intenso gradiente termico alle varie quote. Fenomeni alluvionali hanno interessato e stanno coinvolgendo tuttora California, Nevada e Messico settentrionale, in seguito a un vortice collegato al ciclone delle Aleutine che si è spinto fino a latitudini molto basse. Questa situazione non è inusuale durante gli eventi intensi de “Il Nino”, cioè l’anomalo riscaldamento delle acque superficiali delle coste sudamericane del pacifico, come quello che è in corso durante quest’Inverno. Durante tali eventi le precipitazioni cumulate sulle coste sudoccidentali degli U.S.A. superano di oltre il 100% la media. In questo frangente piogge alluvionali hanno interessato Los Angeles, San Diego e San Francisco con oltre 50 mm in poche ore e raffiche di vento fino a 80/100 Km/h, senza contare gli oltre 50 cm di neve caduti sulle montagne. La “città degli angeli” è stata interessata anche da un tornado che ha provocato una vittima, danni ingenti e oltre 800 abitazioni evacuate. Qui l’allerta rimane sempre elevata poiché un’ulteriore intensa perturbazione è attesa dalla mattinata di giovedì su zone già provate da quattro giorni di forte maltempo.

QUALCUNO STA PROVANDO A CAMBIARE LE COSE – 2

Mai sentito parlare del Sahara Forest Project? Se la risposta è no, sarà bene raccogliere qualche informazione, poiché Norvegia e Giordania hanno recentemente firmato un accordo per trasformare lo spazio arido del deserto sahariano in un’oasi verde. 

Il progetto, sviluppato grazie alla collaborazione di alcune società londinesi (Max Fordham Consulting Engineers, Seawater Greenhouse, Exploration Architecture) e della norvegese Belona Foundation, mira infatti alla costruzione di una serra pilota ad Aqaba, in Giordania, poco distante dal Mar Rosso. Duecentomila metri quadrati di verde a partire dal 2012: ma come?

Sfruttando tutto quello che c’è per natura: le inesauribili fonti del sole, l’acqua di mare, l’aria e le biomasse. In cambio, cibo, acqua e nuova energia, pulita.

Sole e acqua. Il progetto prevede l’utilizzo di tecnologie CSP (Concentrated solar power), un innovativo sistema di lenti e specchi che, disposti su un’ampia superficie come quella in questione, sono in grado di canalizzare le grandi quantità di energia termica prodotta dalla luce solare verso un’area precisa e mirata. In questo caso, l’area è ‘occupata’ da una serie di tubi d’acqua; grazie al calore l’acqua si trasforma in una massiva quantità di vapore e quel vapore è poi spinto verso una turbina, a sua volta connessa ad un tradizionale generatore elettrico.

Acqua e aria. Anche l’aria calda del deserto, che notoriamente si presta poco al ‘giardinaggio’, viene aspirata attraverso i filtri insieme all’acqua di mare. E all’interno dei tubi il tutto, depurato da polveri, insetti e impurità, subisce una serie di sbalzi di temperatura (parliamo degli stessi tubi che ricevono il calore solare) che ne garantiscono la condensazione e la desalinizzazione fino alla definitiva trasformazione in acqua dolce e utilizzabile per le colture.

Biomasse. Sembra che le alghe siano il composto ideale per produrre energia con le biomasse: ben trenta volte superiori alle risorse tradizionalmente usate come legno, spazzatura o combutibili a base di alcol. Il Sahara Forest Project conta perciò di coltivarne in quantità all’interno di specifiche vasche di acqua marina (fotobioreattori): con l’aumentare del fabbisogno energetico, quelle alghe saranno un combustibile prezioso per ovviare alla dipendenza da carbone, petrolio o metano.

Il risultato. L’entusiasmo degli sviluppatori del progetto è giustificato: se tutto procedesse come sperato, il Sahara avrebbe presto una serra di immense proporzioni, totalmente autosufficiente e in perfetta armonia con l’ambiente. E ‘scusate se è poco’, in un arido angolo del deserto più grande del mondo.

LEGGI L’ARTICOLO: QUALCUNO STA PROVANDO A CAMBIARE LE COSE 1

LUCI E MONGOLFIERE A LUXOR

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Un pallone aerostatico sorvola il tempio di Ramses II
Luxor tra luci e mongolfiere. Egizi in salsa tecno.
Un effetto ancor più drammaticamente bello, grazie un nuovo sistema di illuminazione con ben 922 “unità luminose” a mettere in mostra il tempio di Luxor, forse la massima espressione di sé che i faraoni, e nello specifico il Faraone, Ramses II, del Regno di Mezzo, ha lasciato ai posteri. Le luci sono progettate per sopportare temperature elevate, siccità e per non nuocere ai gioielli che ora potranno essere visitati per 13 ore al giorno, dalle 7 alle 20 (magari dopo un sorvolo in mongolfiera. L’impianto è una delle tappe che porteranno a trasformare l’intera Luxor in un parco all’aperto. Tra l’altro, arriveranno un nuovo sistema di illuminazione nella Valle dei Re, un nuovo visitor center a Deir Al-Bahari, il restauro della moschea Youssef Abul-Haggag e della casa di Howard Carter, l’archeologo che tanto ha dato alla valle.

QUESTO WEEKEND SE NON VIENI A SHARM VAI A DUSSELDORF!!

Chi storce il naso al pensiero di associare Düsseldorf all’immagine del mare si dovrà ricredere. La città tedesca, nata come villaggio di pescatori fluviali, si affaccia sul Reno ed è nota come un importante polo fieristico. In questi giorni è in corso Boot, il salone nautico europeo più prestigioso, che si concluderà domenica 30 gennaio. 14 stand, 1600 espositori da tutto il mondo, quasi 2000 imbarcazioni esposte, l’acqua declinata in tutti i modi possibili; dalla nautica alla subaquea, dalla fotografia alla pesca, dai motoscafi off-shore alla conservazione ambientale.

Il padiglione 3 è dedicato alla subacquea!!

VACANZA A TABA?? PROVA CON CLUB MED

Il Mar Rosso si fa più grande. Non solo le località di Sharm el Sheik, Marsa Alam e Hurghada, adesso è Taba, nel nord della penisola del Sinai, la nuova meta per chi cerca il Red Sea elegante ed esclusivo di 20 anni fa. Situata tra Egitto, Israele, Giordania e Arabia Saudita, Taba offre un’acqua cristallina incastonata in una cornice di montagne di roccia rossa e d’oro e di sabbia del deserto. Qui hanno aperto alcuni resort internazionali, ancora pochi, si contano sulle dita di una mano, e in una baia protetta sul Golfo di Aqaba, Club Med ha inaugurato il Sinai Bay, un nuovo quattro tridenti di 27 ettari e 550 metri di spiaggia privata, con lo spazio L’Oasis a cinque tridenti. In una corte interna infatti si affacciano 14 suite per chi cerca più privacy, con una piscina riservata, accesso diretto alla spiaggia e servizi personalizzati. Oltre alle suite la struttura, dal design minimal e ricercato, integrato nella natura, ha 371 camere tra Club e Deluxe per tutte le esigenze, quattro piscine, un campo pratica da golf, due ristoranti e tre bar. La formula soggiorno è la All Inclusive di Club Med. Il Sinai Bay ha una spa firmata Cinq Mondes, 1500 mq di trattamenti e massaggi che usano prodotti naturali, magari da abbinare a un rilassante hammam. Chi ama la vacanza attiva può approfittare delle attività sportive in acqua e fuori proposte dal Club Med. Design studiatissimo anche per il punto di forza del gruppo francese, il Miniclub per i più piccoli, dai 4 mesi fino ai 17 anni: dalle docce a pioggia ad altezza bambino ai tavolini per mangiare e alle aree gioco. Taba è la località ideale anche per chi non vuole solo rilassarsi dentro il resort. Data la sua posizione, in giornata si possono fare escursioni nelle classiche mete del Sinai come il monastero di Santa Caterina ma anche arrivare fino alla splendida antica città di Petra, in Giordania, attraversando in barca il Mar Rosso. Oltre al deserto egiziano si può esplorare in un giorno il Wadi Rum, area naturale di roccia e dune nel sud del territorio giordano. Per gli appassionati sub c’è una barca per immergersi ogni giorno. Con un supplemento è anche possibile abbinare 7 giorni al resort e 4 giorni da Luxor al Cairo. Una settimana soggiorno e volo con partenza il lunedì da Milano Orio al Serio da 1.180 euro a persona a febbraio in doppia, a marzo da 1.310 euro, ad aprile da 1.370 euro. Gratis per i piccoli di meno di due anni. Info: tel. 848800826, http://www.clubmed.it

IL PARCO MARINO DI RAS MOHAMMED SU RAI 1

Questa notte, dalle 3,45 alle 4,30, su Rai 1
un bellissimo documentario sul Parco marino di Ras Mohammed.

Progmmate il vostro videoregistratore!!!

Venerdì 28 gennaio ore 3,45 Rai 1

EGIZIANO, 93 ANNI, IN TESTA ALLA CLASSIFICA DEI BESTSELLER!!

Eric Hobsbawm

In testa alla classifica dei bestseller a 93 anni: l’onore è toccato a uno dei maggiori storici contemporanei, Eric Hobsbawm, con il suo nuovo libro: “Come Cambiare il mondo”. La classifica è quella della libreria del “Guardian”, un luogo che lo stesso quotidiano definisce “selettivo” quanto a provenienza degli acquirenti. Il volume è una raccolta di saggi sul marxismo. Eric Hobsbawm, nato a Alessandra d’Egitto nel 1917 in una famiglia ebraica di origini austriache, è uno storico di formazione marxista che ha dedicato molte delle proprie ricerche alla classe operaia inglese ed al proletariato internazionale

Ci sono anche delle pagine inedite sul pensiero di Antonio Gramsci nel nuovo libro dello storico inglese Eric Hobsbawm.
Il volume, intitolato How to Change the World Little, Brown & Company, pp. 480 raccoglie alcuni saggi già pubblicati su Karl Marx e il marxismo, più altri scritti nuovi riguardanti l’ attualità del filosofo tedesco rispetto alla crisi che ha investito l’ economia mondiale. E il titolo, «Come cambiare il mondo», rende subito l’ idea della posizione di Hobsbawm, icona della sinistra anglosassone, convinto che «il superamento del capitalismo» resti tuttora una prospettiva «plausibile».

NOVITA’ STREPITOSE ALL’EGITTIAMO CAFFE’

Venti di cambiamenti soffiano su Egittiamo caffè, il locale che gestisco in prima persona a Naama Bay!

E’ solo di ieri la notizia che finalmente, dopo 40 giorni di attesa, possiamo offrire ai nostri clienti la connessione wifi gratis!
E pensare che ero convinto di riuscire ad averla per Natale!

Da questo pomeriggio a vostra disposizione non ci sarà solo la connessione, ma metteremo addirittura un pc per poter scaricare la posta e connettersi a Facebook!!! WoW, non male vero??
Potrete lasciare il vostro pc a casa e essere sicuri di non rimanere in crisi di astinenza!

Tante altre novità in pentola. Due sono praticamente operative, ma ve le dirò domani e dopodomani, altrimenti la suspense dov’è???

Come trovarci: siamo a Naama Bay, nella piazzetta che c’è dietro l’edificio che ospita il supermercato Carrefour.
Per trovarci fai anche così: percorri la main street di Naama, la grossa strada pedonale. Dopo circa 100-150 metri, sulla sommità di un edificio alla tua destra vedrai ad angolo un’enorme insegna della Vodafone. Entra nella stradina sotto quell’edificio e sbuchi in una piazzetta dove siamo noi!!! Ti aspettiamo!!!

PARTNERSHIP TRA GOVERNO EGIZIANO E PRIVATI

Il governo egiziano ha annunciato che verranno messi a disposizione 5 miliardi di dollari per finanziare progetti di partenariato con il settore privato. “Il fondo è stato istituito per garantire prestiti di nungo termine e depositi a tempo” ha dichiarato Rania Zayed, direttrice dell’Unità centrale del Ministero delle Finanze per il partenariato pubblico-privato.

Ha inoltre sottolinenato che il governo ha già scelto sei progetti finanziari nel settore dei trasporti, energia ed infrastruttutre. “il Primo, per la produzione di energia elettrica dal riciclaggio dei rifiuti solidi nel quartiere di Helwan, inizierà a febbraio” ha detto. Zayed ha ribadito che sia la Banca Mondiale, sia quella Islamica per lo sviluppo, che quella Africana, sono invitate a contribuire al fondo.

COMMERCIO EQUOSOLIDALE EGIZIANO A RAVENNA: GIOVEDI’

La Cooperativa Sociale Villaggio Globale organizza un aperitivo dedicato alla conoscenza dell’Egitto che si terrà giovedì 27 gennaio alle ore 19, presso CittA@ttiva in via Carducci 14.
Si parlerà in particolare dell’esperienza del commercio equo e solidale grazie alla presenza di Mona El-Sayed, giovane direttrice di Fair Trade Egypt www.fairtradeegypt.org, un’organizzazione di commercio equo e solidale che si occupa di sostenere gruppi di artigiani che lavorano soprattutto al Cairo, ma non solo.

Mona El-Sayed racconterà la sua esperienza di donna nel commercio equo e solidale e ci parlerà anche di come quest’ultimo sia un’opportunità per le donne del suo paese.
“Discuteremo con Mona delle tematiche del commercio equo e solidale a livello internazionale e più specificatamente nell’aerea mediorientale” racconta Federica Arceri di Villaggio Globale. “Mona ci racconterà anche della sua associazione e del progetto di coordinamento dei produttori del Nord Africa. Il commercio equo e solidale da diversi decenni si sta dimostrando una forma di partnership commerciale capace di promuovere i diritti umani, condizioni di vita dignitose e il lavoro nei paesi più poveri del mondo”.

L’iniziativa si inserisce all’interno di “CIBOPERTUTTI, la fame non è nella natura”, una campagna nazionale, coordinata da CTM Altromercato che intende promuovere il tema della sovranità alimentare attraverso momenti di formazione e sensibilizzazione principalmente destinati ai giovani. Nel corso del 2011 il Villaggio Globale, che aderisce a questa campagna come organizzazione del commercio equo referente per il centro Italia, organizzerà a Ravenna laboratori artistici, eventi culturali, seminari formativi, spettacoli teatrali e musicali.

L’incontro è organizzato presso la sede di CittA@ttiva, il centro del Comune di Ravenna di cittadinanza attiva e mediazione sociale.
“L’incontro con una giovane manager egiziana, Mona El-Sayed, sarà l’occasione per conoscere l’Egitto in maniera inusuale ed interessante” affermano Andrea Caccìa e Stefania Pelloni di CittA@ttiva. “Ad organizzare la serata ci aiuta anche Wafaa Gaber, nostra volontaria egiziana, che preparerà qualche assaggio di piatti tipici del suo paese”.

NELL’OASI DI SIWA UN PARADISO ECOSOSTENIBILE

Dopo l’articolo pubblicato ieri sul deserto egiziano, visto il successo riscosso, credo opportuno ripubblicare un vecchio post per riproporvi questa affascinante struttura!!!

L’Ecolodge Adrere Amellal gode di una suggestiva quanto insolita posizione; infatti è situato ai piedi di uno spuntone di calcare bianco, a 16 km circa dal centro dell’oasi. In lingua siwi il suo nome significa infatti “Montagna Bianca”, da questa posizione è possibile ammirare bellissimi panorami e scorci del Lago di Siwa e del “grande mare di sabbia”. Il proprietario, l’ambientalista Mounir Naemetalla, ha realizzato questo resort nel 1997 nel pieno rispetto dell’ambiente circostante e lo ha reso un vero e proprio ritiro nel deserto, senza elettricità e senza telefono, un luogo ideale per evadere completamente dalla frenesia della moderna vita quotidiana ed apprezzare pienamente la magica atmosfera dell’oasi e del deserto circostante. A disposizione degli ospiti 39 camere arredate semplicemente ma con gusto ed eleganza in stile berbero, fedele alle antiche tradizione di Siwa. Il cibo è costituito da piatti di haute cuisine ed è preparato quasi esclusivamente con i prodotti dell’orto biologico del resort e spesso le cene vengono servite nel deserto sotto le stelle. L’ecolodge inoltre organizza per i propri ospiti escursioni giornaliere guidate nel deserto e nei dintorni dell’oasi. Grazie alla sua collocazione, alla semplice eleganza dei suoi arredi ed al benessere derivante dal suo lusso ecologicamente sano, Adrere Amellal è stato citato su numerose riviste di viaggi e di stile ed è una delle migliori strutture ricettive del Paese.

Quella sopra riportata è la descrizione di questo incredibile ecolodge tratta dal sito di Rallo Viaggi

Personalmente posso solo consigliarti di visitare direttamente il sito di questa struttura sospesa tra il fantastico e l’incredibile! Non ho indagato per scoprire i costi, lascio a te il piacere di farlo!! Difficilmente credo siano alla portata di tutti, ma potendoselo permettere rinunciarci sarebbe un sacrilegio!!! Ti lascio con alcune incredibili immagini di questa struttura. In fondo all’articolo il link al sito diretto. Entraci e lascia che le immagini delle varie pagine scorrano lentamente! Uno spettacolo! Buona visione!

ed ecco il link al sito di questa incredibile struttura!

 

 

LA META IDEALE PER I SINGLE?? OVVIAMENTE SHARM

news viaggi

Chi è in cerca di vacanze per single conosce sicuramente Speed Vacanze, un portale specializzato nell’offrire proposte di viaggi per tutte quelle persone che sono a caccia dell’anima gemella o che semplicemente vogliono divertirsi conoscendo nuovi amici. Da un recente sondaggio promosso da questo sito sono emerse le mete di viaggio più gettonate e amate dai single nel 2010. La singletudine pare porti verso il “caldo e così in testa ci sono le località esotiche: Sharm el Sheik è in testa con il 31% delle preferenze. E oltre ai last minute per San Valentino, si può già prenotare la vacanza di Pasqua! www.speedvacanze.it
Subito dopo, anche per le offerte, troviamo le crociere e i viaggi in Kenia, meta scelta dal 19% dei partecipanti al sondaggio. Proprio il Kenia è una delle destinazione sempre in crescita, grazie ai paesaggi naturali e alle nuove offerte turistiche locali.
Resta meta gradita dei single anche lavacanza alle Maldive, isole molto amate per via del loro caratteristico mare cristallino e delle spiagge di sabbia bianca, ideali per chi cerca un soggiorno di completo relax senza rinunciare ai comfort e al lusso.
Per i “soli” e con poca disponibilità economica, ha scelto Bercellona, unica città europea a meritarsi un posto in clasifica . Amata perché facilmente raggiungibile dal nostro Paese, ma anche per il clima festaiolo che caratterizza la città spagnola.
Un buon 6% però è rimasto in Italia, trascorrendo le vacanze al mare, soprattutto in Puglia e Calabria, o nell’entroterra toscano.

NOVITA’ STREPITOSE ALL’EGITTIAMO CAFFE’!

Venti di cambiamenti soffiano su Egittiamo caffè, il locale che gestisco in prima persona a Naama Bay!

E’ solo di ieri la notizia che finalmente, dopo 40 giorni di attesa, possiamo offrire ai nostri clienti la connessione wifi gratis!
E pensare che ero convinto di riuscire ad averla per Natale!

Da questo pomeriggio a vostra disposizione non ci sarà solo la connessione, ma metteremo addirittura un pc per poter scaricare la posta e connettersi a Facebook!!! WoW, non male vero??
Potrete lasciare il vostro pc a casa e essere sicuri di non rimanere in crisi di astinenza!

Tante altre novità in pentola. Due sono praticamente operative, ma ve le dirò domani e dopodomani, altrimenti la suspense dov’è???

Come trovarci: siamo a Naama Bay, nella piazzetta che c’è dietro l’edificio che ospita il supermercato Carrefour.
Per trovarci fai anche così: percorri la main street di Naama, la grossa strada pedonale. Dopo circa 100-150 metri, sulla sommità di un edificio alla tua destra vedrai ad angolo un’enorme insegna della Vodafone. Entra nella stradina sotto quell’edificio e sbuchi in una piazzetta dove siamo noi!!! Ti aspettiamo!!!

LE OASI DEL SAHARA EGIZIANO

Un bellissimo articolo che descrive le meravigliose oasi del deserto egiziano. Pubblicato da Michele su: http://viaggievita.blogspot.com/2011/01/egitto-le-leggende-del-deserto-bianco.html

Eserciti scomparsi tra le tempeste, cimiteri di cetacei immersi nelle sabbie, oasi fortificate, città intitolate al dio coccodrillo. Da Siwa a Kharga, alla scoperta del Sahara egiziano. Tra sculture di gesso e antiche pietre color giada

Candido. Come nessuno immagina il Sahara. Il suo fascino sta tutto qui. Nell’apparire all’improvviso, dopo infiniti banchi di sabbia color ocra e nere rocce vulcaniche. Un miracolo geologico fatto di pilastri calcarei e monoliti gessosi che, grazie al lavorìo del vento, prende forme di uomini, animali, funghi, fiori.

Una spettacolare immagine del Deserto Bianco

Difficile descrivere il Deserto Bianco, immensa fetta di Sahara egiziano che si estende tra le oasi di Bahariya e Farafra, fino a lambire Siwa a nord e il territorio libico a ovest, collegando le brulle lande del Deserto Occidentale con il Grande Mare di Sabbia. Le sue dune sono interrotte da placche bianchissime formatesi dopo il ritiro di laghi e di paludi che, fino a 5mila anni fa, bagnavano questa regione. Sì perché qui c’era la savana, si cacciavano le gazzelle e vivevano i leoni. Oggi la sabbia copre una civiltà primordiale scivolata nell’oblio attraverso i secoli. E nelle valli, in passato letto di enormi fiumi, il terreno è disseminato ora da miliardi di pietre scavate dal vento e da conchiglie fossili.

Il Monte dei Morti all'oasi di Siwa

Ma il Deserto Bianco nasconde molte altre storie. Come non ricordare l’epopea delle spedizioni del passato: le fatiche di esploratori come Gerhard Rohlfs, salvato nel 1874 da due giorni di pioggia mentre cercava di raggiungere Siwa, e del conte ungherese László Ede Almásy, il Paziente inglese cinematografico che, dal 1929 al 1941, scorrazzò tra queste dune. Entrambi alla ricerca, sempre vana, dell’oasi scomparsa di Zarzora. Da qui ha preso le mosse la civiltà egizia, fiorita poi lungo le rive del Nilo. E da qui è passato Alessandro il Grande, dopo aver conquistato l’Egitto (331 a.C.) e fondato Alessandria. La sua meta era Siwa, dove consultò l’oracolo di Amon, il Dio della Vita: gli disse che egli era figlio di Zeus e che avrebbe dominato il mondo. Dopo di lui arrivò la regina Cleopatra. Forse veniva da Tebe, e chissà se il suo Antonio la aspettava proprio a Siwa, quando l’oasi era ricca e potente. Già inclusa nel regno di Ramesse III (1184-1153 a.C.) fu per secoli capoluogo del deserto, un’ultima frontiera faraonica.

SIWA Piscina di Cleopatra

Oggi, assediata dal Grande Mare di Sabbia, mostra l’ombra dei fasti del passato. Costruita in una depressione 12 metri sotto il livello del mare, si allunga per 80 chilometri e conta 300 sorgenti sotterranee. L’acqua, linfa vitale dell’oasi, scorre lungo una rete di canali che irrigano più di 300 mila palme da dattero e 70 mila ulivi. Da vedere nell’oasi, il qasr del XIII secolo, ancora abitato, ma ormai un cumulo di macerie rosse, il Monte dei Morti, con numerose tombe faraoniche della XXVI dinastia, i resti del Tempio di Amon, edificato tra il 663 e il 525 a.C., e la Piscina di Cleopatra, sorgente citata da Erodoto, dove nuotò la regina egiziana. Osate pure un bagno: l’acqua è limpidissima e il fondo è verde smeraldo.

TRA LE OASI DEL DESERTO OCCIDENTALE

Una delle mummie della valle delle mummie d'oro

L’intero Deserto Occidentale è caratterizzato da enormi depressioni, fondi di antichi mari che, intercettando vene superficiali d’acqua, hanno reso possibile, in uno dei deserti più inospitali del mondo, sia la presenza umana sia la coltivazione e l’allevamento, dando vita a una serie di oasi: oltre a Siwa, El Fayoum, Bahariya, Farafra, Dakhla e Kharga, snodi fondamentali del commercio transahariano. Immerse in panorami mozzafiato e ricche di monumenti storici, sono facilmente raggiungibili e ben collegate tra di loro. Come Bahariya, dove, nel 1996, un distratto custode sprofondò nel terreno di un cantiere alla periferia dell’oasi. Certo, non pensava di aver scoperto una delle più grandi necropoli egizie mai ritrovate, ribattezzata poi Valle delle Mummie d’Oro: all’inizio si parlò di 105 mummie, poi di 250. Oggi si contano 10mila sepolture, ricche di ornamenti di nobili e dignitari vissuti tra il IV e il I secolo a.C. Qui si visitano il museo, con alcune mummie dorate del periodo greco-romano, mentre nella necropoli di Ayn Al Muftillah si vedono tombe di notevoli proporzioni, con sale a pilastri o a colonne e con decorazioni raffiguranti scene religiose, divinità e il re Amasis.

Oasi di Farafra

L’oasi di Farafra racconta invece una storia fatta di scambi e incontri. Nelle vene dei suoi abitanti scorre infatti sangue libico, o meglio, dei Senussi della Cirenaica. Qui, le donne non portano il velo e guardano in faccia lo straniero. Qui, non c’è archeologia, ma solo semplici abitazioni i cui muri sono abbelliti da variopinti disegni che ricordano l’hajj, il pellegrinaggio a La Mecca: rappresentazioni naïf di navi e aerei, e poi ancora falchi, uccelli, gazzelle, cavalli.

Il tempio Deir al-Hagar (clicca x ingrandire)

Dakhla, ricchissima d’acqua (vanta ben 520 sorgenti), si allunga per decine di chilometri a ridosso di una montagna rosa-ocra che chiude l’orizzonte come una quinta teatrale. I verdi campi coltivati a riso sembrano uno sberleffo alle sabbie gialle che li assediano. E, proprio su una collina lungo questo confine, si erge il Deir al-Hagar, tempio romano del I secolo d.C., che conserva preziosi altorilievi raffiguranti le principali divinità egizie. A due passi, il qasr, antico abitato aggrappato alle pendici di una montagna, che appare come una cartolina uscita intatta dalla storia. Le case, a quattro o cinque piani, sono in mattoni di fango scuro, hanno facciate ornate da disegni geometrici e stipiti realizzati con travi finemente intagliate.

Mausoleo di Pasha Hindi (clicca)

Puntando verso oriente si arriva a Bashindi, antico villaggio che la tradizione vuole simile a quelli di epoca faraonica. Qui si trovano invece solo muri intonacati e levigati, linee curve, scale sinuose, porte e finestre che preferiscono il concetto di ovale e rotondo. Dominano i colori pastello, che sembrano stemperarsi nel deserto e nella grande duna che avanza minacciosa alle porte settentrionali del villaggio. Non lontano, si erge il mausoleo del Pasha Hindi. La cupola è islamica, ma l’impianto sottostante è di epoca romana. Tutt’intorno, mezzo ricoperte dalla sabbia, resistono altre otto tombe romane. I sarcofagi sono stati profanati nel corso dei secoli e rimangono spalancati, come occhi vuoti che guardano il cielo. Da un vicolo si accede alla tomba litica di Kitines, riccamente decorata con motivi risalenti al II secolo. E proprio lì, dove ora si distinguono le sagome delle divinità egizie, c’erano i giacigli dei soldati senussi: combattevano contro l’esercito fascista di Rodolfo Graziani, che aveva invaso la loro terra e giustiziato il loro re, Omar al-Mukhtar. Erano fuggiti dai fucili italiani nella libica Kufra attraversando per 680 chilometri il Grande Mare di Sabbia e solo in 300, grazie all’aiuto inglese, arrivarono vivi a Dakhla. Morirono a centinaia. E anche le loro ossa sono ormai sotto la sabbia come quelle dei fanti di Cambise, scomparsi 2500 anni fa, anelli della storia di questo deserto.

Avvicinandosi al Nilo si arriva all’oasi di Kharga. Luxor è a due ore di strada. Capoluogo della regione chiamata El Wadi El Jedid, la città è al centro di un articolato piano di sviluppo economico che punta a decongestionare la sovrappopolata valle del Nilo. Anche se l’antica seduzione è andata persa, rimangono alcuni siti archeologici significativi: il tempio di Hibis del VI secolo a.C., la necropoli cristiano-copta di El Bagawat, un complesso di tombe eretto tra il IV e il VI secolo d.C., con i resti di circa 260 cappelle funerarie dalle cupole affrescate. E se ancora non siete sazi, dirigetevi verso sud in direzione di El Deir, uno dei forti romani meglio conservati della zona. La fortezza quadrata, con un lato di 73 metri, mostra mura altre quattro metri semisepolte dalla sabbia, possenti torri erose dal vento, il pozzo che serviva per l’approvvigionamento dell’acqua, i ricoveri costruiti dai soldati inglesi durante la Grande Guerra. E, forse, tutt’intorno, scorgerete cocci di anfore e di vasi, ombre di quelle carovane di cammelli che passavano di qui fin dai tempi di Diocleziano: è come sfogliare un album di foto dimenticate, che la sabbia ripropone dopo averle inghiottite per chissà quanto tempo.

LE BALENE FOSSILI DI WADI HEITAN
Ancora poco conosciuta, e frequentata, è la zona della depressione di El Fayoum, dove un braccio del Nilo alimenta il lago Birket Qarun, che, visto da lontano, sembra un mare in mezzo al deserto. Gli strati di roccia dal colori psichedelici e dalle forme curiose hanno restituito importanti fossili marini e terresti risalenti a 30-40 milioni di anni fa: siamo nel Jebel Qatrani, considerato oggi il maggiore giacimento di fossili al mondo. Qui si trovano montagne di conchiglie, una riserva che protegge una foresta pietrificata con alberi alti fino a 20 metri, una strada romana lastricata con frammenti di tronchi fossili. Per il suo clima mite, l’oasi di El Fayoum fu utilizzata come territorio di caccia reale già nell’Antico Regno, poi i faraoni della XII dinastia vi trasferirono la loro capitale, Krokodilopolis. Innumerevoli i resti di epoca egizia: da non perdere il tempio-fortezza di Qasr es-Sagha, dell’Antico Regno, dedicato al dio coccodrillo Sobek, e la città fortificata tolemaica di Dimeh, racchiusa entro mura alte 9 metri. Ma il vero pezzo forte si chiama Wadi Heitan, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. In pieno deserto, è il più ricco e importante giacimento al mondo di balene e cetacei fossili, vecchio di 40 milioni di anni, epoca in cui le balene passarono da mammiferi terrestri a marini. Costeggiando poi per un tratto Ghurd Abu Muharrik, una catena di dune lunga 500 chilometri, si raggiunge Djara Cave, una delle rarissime grotte carsiche sahariane, adorna di enormi concrezioni alabastrine e di incisioni preistoriche.

Particolare della grotta dei nuotatori

Particolare della grotta Foggini

LA CAPPELLA SISTINA DEL SAHARA
Infine, il deserto importante, quello riservato a quanti amano il Sahara più lontano. Un luogo perduto nel Sud egiziano, talmente poco esplorato che, fino a pochi anni fa, non era nemmeno segnato sulle carte e che, oggi, si raggiunge solo con una spedizione perfettamente organizzata di almeno due settimane. Si va dai rilievi del Gilf Kebir, con le ripide pareti di roccia nera a fare da grandioso sbarramento alle dune, alla montagna del Jebel Uwainat, dal Baz Krater, depressione scavata dalla caduta di un meteorite, dove si trovano molti manufatti preistorici– amigdale, punteruoli, coltelli, seghetti, freccette, asce, pestelli –, fino alle grotte: quella dei Nuotatori e la Foggini, vera Cappella Sistina del deserto, in cui l’arte rupestre si mostra in tutte le sue ere, dove si muovono danzatori, suonatori, cacciatori, tuffatori, gazzelle, giraffe, misteriosi animali acefali e un’insolita quantità d’impronte di mani e di piedi. Per finire, un altro miraggio, verde questa volta: la Silica Glass, una valle tempestata di pietre color giada, dall’origine misteriosa.

Particolare della Grotta Foggini

La pietra denominata Silica Glass

NAGHIB MANFUZ: L’UNICO NOBEL ALLA LETTERATURA DEL MONDO ARABO

LA TRILOGIA DEL CAIRO
(Tra i due palazzi- Il palazzo del desiderio- La via dello zucchero)

di Naghib Mahfuz
Vol I: tradotto da Clelia Sarnelli Cerqua (pagg 653; prezzo: euro 16,50)
Vol II: tradotto da Bartolomeo Pirone (pagg 598 ; prezzo: euro 14,00)
Vol III: tradotto da Clelia Sarnelli Cerqua (pagg 456; prezzo : eruo 14,00 )
Casa editrice: Tullio Pironti editore


E’ molto difficile recensire l’opera dell’unico premio Nobel per la letteratura di tutto il mondo arabo.I libri sono imponenti (in totale più di 1500 pagine), ma, come tutte le saghe, non vi accorgerete neanche di essere arrivati all’ultima pagina e aver vissuto mezzo secolo in compagnia di una famiglia egiziana e aver assistito al riscatto di un paese dall’occupazione inglese.

LUCA CAMPIGOTTO: LE PIETRE DE IL CAIRO

Il Cairo, città misteriosa che racchiude in sé l’enigma delle Piramidi, un grande scenario della storia di grande forza evocativa. Fotografie affascinati e suggestive, realizzate da Luca Campigotto nel 1995 e 1996 che catturano una città molto forte e di straordinaria stratificazione architettonica: dalla piana delle Grandi Piramidi di Giza fino al dedalo del Bazar di Khan El-Khalili nel cuore della Cairo Islamica passando per la Città dei Morti e le monumentali tombe dei Mammelucchi, scorrono scenari intrappolati nel tempo, fotografati spesso di notte quando l’irregolarità dell’illuminazione notturna trasforma la città in una gigantesca scenografia. Il Cairo, luogo caotico, ricco di mille suggestioni dove si avverte il senso e il profumo della storia. Una città millenaria, uno degli snodi cruciali del mondo, la punta d’oriente in Africa da sempre crocevia di viaggiatori, mercanti e soldati d’occidente, una megalopoli moderna che nel proprio cuore vecchio conserva un teatro del tempo. Questo libro dà l’opportunità di viaggiare con la fotografia indietro nei secoli celebrando per immagini luoghi di fascino inesauribile.

Il Cairo che Luca Campigotto ricostruisce con le sue fotografie in bianconero di grandi dimensioni è una sorta di percorso nei labirinti della Storia.
Dalle piramidi di Gizah e Saqquara al “cuore islamico” della città: la Cittadella, La Città dei Morti, le tombe dei Mamelucchi, il bazar di Khan el-Khalili, la moschea di Ibn Toloumn… In queste immagini notturne e diurne viene svelandosi una megalopoli dai tratti antichi, e spesso quasi surreali.
Le grandi piramidi a volte sembrano uscire da una stampa d’epoca, altre volte appaiono come astronavi primordiali atterrate nel deserto; mentre le architetture della Città Islamica si affastellano, sovrapponendosi in un caos scenico straordinario.Le immagini sono dense di materia e di dettagli; lo sguardo indugia sulle cose con insistenza, quasi cercando l’odore dei secoli.

Dopo essersi fatto genius loci della sua Venezia, Campigotto si muove anche al Cairo come all’interno di una macchina del tempo fitta di visioni. Un’altra tappa di quel viaggio a ritroso nel tempo – tra monumenti mitici e inediti scorci visivi spesso illuminati da luci teatrali – che lo ha già portato in luoghi d’immenso fascino come Sana’a nello Yemen, Angkor in Cambogia e l’Isola di Pasqua.

Luca Campigotto (Venezia 1962) ha esposto tra gli altri al Mois de la Photo, Parigi; 47ma Biennale di Venezia; MAXXI, Roma; MEP, Parigi; IVAM, Valencia; Galleria Gottardo, Lugano; The Art Museum, Florida; C.C.A., Montreal. A FotoGrafia Festival Internazionale di Roma era presente lo scorso anno con ‘Teatri di Guerra’. Le sue opere fan parte di collezioni private e pubbliche. Ha pubblicato: Venicexposed (Contrasto/Thames&Hudson 2006); Sguardi gardesani, Nicolodi 2004; L’Arsenale di Venezia, Marsilio 2000; Fuori di casa, 1998; Molino Stucky, Marsilio 1998; Venetia Obscura, Peliti 1995. Coltiva da sempre l’interesse per la scrittura. Nel 2005 la rivista Nuovi Argomenti ha pubblicato una selezione di sue immagini e poesie. Il Museo di Roma ha ospitato, nell’ambito del Festival – FotoGrafia 2007, “Le pietre del Cairo” di Luca Campigotto.

Autore:  Campigotto Luca

Editore:  Peliti Associati

Genere:  fotografia

Argomento:  cairo (il)

ISBN: 8889412143

ISBN-13: 9788889412145

Data pubbl.: 2007

EL ESRAA ALLA RICERCA DI COLLABORAZIONI IN EUROPA

El Esraa è un’azienda egiziana fondata nel 1997. Inizialmente distribuiva erbe mediche, spezie e semi nel mercato locale. 

Dal 2000 al 2009, in seguito all’enorme successo riscosso, ha cominciato ad ampliare il proprio business, incrementando la varietà dei prodotti e rifornendo il mercato dell’export egiziano con diversi tipi di spezie e semi. Dalla fine del 2009, El Esraa ha avviato il commercio internazionale nel sud-est Asiatico e nei paesi arabi.

Ahmed Hossny, rappresentante in Europa dell’azienda egiziana, racconta: “Passo dopo passo, abbiamo conquistato la fiducia dei nostri clienti, grazie ai prezzi competitivi, l’alta qualità dei prodotti e i ristretti tempi di consegna. Abbiamo inoltre aggiunto al nostro assortimento frutta fresca e verdura. Il nostro obiettivo è la piena soddisfazione dei nostri clienti”.

“Recentemente – prosegue Ahmed – abbiamo preso contatti con alcune aziende italiane, con le quali cominceremo a collaborare prestissimo. Per quanto riguarda il mercato europeo, abbiamo la possibilità di esportare verso qualsiasi paese”.

Contatti:
Ahmed Hossny – EU Rapresentative
El Esraa
Cell.: +39 331 8362716
E-mail: ahmedhossny@elesrafarms.com
Web: http://www.elesrafarms.com

EGITTO CONTRO GERMANIA PER IL BUSTO DI NEFERTITI

(ANSA) – ROMA, 24 GEN – L’Egitto torna a chiedere formalmente a Berlino la restituzione del busto della regina Nefertiti, star del neo restaurato Neues Museum. Il busto e’ in Germania dal 1913 e da tempo l’Egitto conduce una battaglia per riportarlo in patria, giudicando poco chiare le circostanze che portarono l’opera d’arte in Germania, dopo il suo ritrovamento da parte dell’archeologo tedesco Ludwig Borchardt nel 1912.

Berlino, 24 gen. – (Adnkronos/Dpa) – La Germania ha respinto la richiesta egiziana di restituzione del busto di Nefertiti, affermando che la domanda non e’ firmata da nessun ministro e non ha quindi carattere governativo. Un portavoce del ministero della Cultura tedesco, Hagen Philipp Wolf, ha dichiarato che la richiesta e’ firmata da Zahi Hawas, capo del Supremo Consiglio delle Antichita’, che e’ solo vice ministro della Cultura. Il ministero tedesco ribadisce inoltre che la scultura e’ legalmente di proprieta’ della Germania.

ALADIN CASINO’: UN TORNEO DI TEXAS AL CORAL BAY

Il primo torneo di cash game a Sharm El Sheik con Snai e Italian Rounders

Si chiamerà High Stakes Cash Tournament e si terrà dal 6 al 13 marzo nella cornice da favola dell’Aladin Casinò grazie allo sponsor principale che ha sposato l’evento e che è Snai Poker&Games affidandone l’organizzazione tecnica a Italian Rounders.

Si tratta del primo torneo di cash game nel quale si sfideranno i migliori players italiani che già conoscono questa modalità particolare del poker vicina al lancio anche nella sua versione online. Una grande novità perchè si è abituati ai tornei con uno stack iniziale e non a tornei cash game nei quali sarà possibile anche fare cash out perdendo, però, l’opportunità di vincere anche la fase tournament. C’è, infatti, un montepremi a se e con una classifica calcolata proprio sulle prestazioni dei players nella modalità cash. Una formula che ha subito attratto e convinto i migliori giocatori italiani. Le prenotazioni volano anche per vivere una settimana da sogno presso la struttura Coral Bay del Gruppo Domina e di gioco presso l’ Aladin Casinò.

Ad arricchire il tutto le telecamere di 2Bcom che produrranno un reportage per alcune puntate che verranno poi trasmesse su Pokeritalia24, la tv del poker 24 ore su 24.

CLEOPATRA, IL DESTINO DI UNA REGINA

L’avventura punta&clicca Cleopatra: il destino di una Regina di Colandia è ora disponibile su Mac App Store. Nei panni di un giovane astronomo di corte possiamo immergerci nella storia e nei paesaggi fedelmente ricostruiti dell’antico Egitto. Su Mac App Store a 9,99 euro.

Cleopatra: il destino di una Regina è una delle più recenti avventure punta&clicca rilasciate da Colandia: ora questo titolo è disponibile su Mac App Store ad un prezzo appetibile. Le vicende si svolgono nell’antico Egitto devastato dalla guerra civile tra i sostenitori di Cleopatra e il partito avverso che sostiene il marito e il fratello della Regina. 

Nel gioco siamo chiamati a vestire i panni di un Thomas, giovane apprendista astronomo e astrologo che deve ritrovare il suo maestro e la figlia di cui è innamorato. Nelle ricerche il giocatore è immerso nell’Egitto dei Faraoni del 48 Avanti Cristo, in esplorazioni che coinvolgono anche i mitici palazzi della Biblioteca di Alessandria e del Faro che i programmatori di Colandia hanno ricostruito, così come ogni altro dettaglio, basandosi si di una fedele ricostruzione storica. Per ritrovare l’amata e il maestro, l’apprendista Thomas dovrà recuperare le tavole desiderate da Cleopatra per le sue divinazioni, in questo modo guadagnerà l’aiuto della regina e delle sue guardie.

In questa nuova avventura punta e clicca sono contenuti numerosi puzzle ed enigmi da risolvere basati sul reale destino di Cleopatra e sull’Antico Egitto. Il giocatore dispone di una mappa interattiva, combinazioni di inventario dinamiche, inoltre l’immersione nelle vicende è supportata da grafica e audio realizzati con cura. Cleopatra: il destino di una Regina è disponibile su Mac App Store a 9,99 euro.

VIAGGIO NEL MUSEO EGIZIO DE IL CAIRO

da wikipedia

Il Museo di antichità egiziane comunemente conosciuto come Museo egizio del Cairo ospita la più completa collezione di reperti archeologici dell’antico Egitto del mondo. Gli oggetti in mostra sono 136.000 e molte altre centinaia di migliaia sono conservate nei magazzini.

Il museo è un’emanazione del servizio egiziano delle antichità costituito dal governo nel 1835 nel tentativo di fermare l’esportazione selvaggia di reperti e manufatti.

Il museo aprì nel 1858 con le collezioni raccolte da Auguste Mariette, archeologo francese al servizio di Isma’il Pasha. Nel 1880 venne spostato all’interno del palazzo di Isma’il Pasha a Giza. Nel 1900 il museo raggiunse l’attuale sede, un edificio in stile neoclassico, appositamente costruito in Piazza Tahrir, nel centro del Cairo. Al contrario della sua grande fama, il museo egizio del Cairo non è molto esteso come superficie. Consta di due piani, entrambi di forme rettangolare, con una serie di stanze disposte a attorno ad un atrio centrale e collegate da un corridoio. Gli oggetti esposti al piano terreno sono raggruppati per ordine cronologico. Appena entrati, a sinistra sono disposte le sale dell’Antico Regno. Continuando in senso orario si trovano le sale del Medio e Nuovo Regno ed infine quelle dell’età Greco-Romana. Salendo lo scalone si arriva al primo piano, organizzato in aree tematiche.

I pezzi di maggior pregio sono rappresentati dalla collezione dei reperti trovati nella tomba di Tutankhamon, rinvenuta intatta nella Valle dei Re, dall’archeologo inglese Howard Carter nel 1923.

La “sala delle mummie” che contiene 27 mummie reali di epoca antica, fu chiusa al pubblico, nel 1981, per ordine del presidente egiziano Anwar Sadat. Nel 1985 è stata riaperta al pubblico una selezione di mummie di re e regine del Nuovo Regno di cui è visibile solamente il volto.

Una veloce visita di dieci minuti
per ammirare opere d’arte realizzate 3000 anni fa!

UN LIBRO IN SPIAGGIA: ALTRE NOTTI

Definirei questo libro breve ma intenso.La protagonista è quanto di più lontano si possa immaginare pensando ad una donna egiziana.A dir poco disinibita, Yasmine ci racconta il suo matrimonio fittizio, il rapporto morboso coi fratelli e i suoi incontri occasionali con uomini molto diversi tra loro, con un’unica cosa ad accomunarli:vengono barbaramente uccisi dopo averla incontrata.

ALTRE NOTTI
di Muhammad al-Busati
tradotto da Patrizia Zanelli
Casa editrice: Jouvence
164 pagg
prezzo: euro 15,00

UNA FOTO AL GIORNO: C’E’ POSTA PER TE!!!

IL DRAMMA DI IPAZIA OGGI AL PAOLO GRASSI DI VARESE



IPAZIA in un dipinto di Raffaello

Il dramma di Ipazia rivive al Paolo Grassi . Lunedì 24 Gennaio 2011 (CineTeatro P.GRASSI) il Gruppo Astronomico Tradatese dà inizio al 37° anno di attività pubblica con una serata speciale, dove la scienza astronomica si intreccia intimamente con uno degli episodi più drammatici della storia antica. Giuseppe Palumbo, da ormai 10 anni socio del GAT e grande esperto di cinematografia scientifica, presenterà infatti una serie di documenti sul tema: “Il dramma di Ipazia”.
Verrà presentata la celebre figura della massima astronoma al femminile dell’antichità, ossia di Ipazia, filosofa neoplatonica, matematica, scienziata, erede della Scuola alessandrina ed antesignana della scienza sperimentale. Nata ad Alessandria d’Egitto intorno al 370 d.C., venne fatta uccidere nel marzo del 415 d.C. da chi, propugnando il fondamentalismo religioso, intendeva eliminare la libertà di pensiero e la voglia di sapere. L’omicidio di Ipazia, poiché di assassinio si tratta, è stato un atroce e vergognoso episodio ai danni di una scienziata che ragionava con il proprio cervello e che nutriva un amore assoluto per la verità, la ragione e la scienza.

La morte violenta di Ipazia ha rappresentato un atto perverso che, oltre a segnare il tramonto della scienza, ha tentato di soffocare la ragione umana, ha cercato di uccidere la speranza nel progresso umano ed ha arrecato un danno incalcolabile all’intera umanità. Ci si potrà chiedere per quale ragione il GAT ha deciso di aprire il 2011 con questo dramma filosofico-astronomico. La risposta è sorprendente e logica al tempo stesso: «I recenti gravissimi episodi di intolleranza religiosa avvenuti proprio ad Alessandria d’Egitto nelle scorse settimane – dice Palumbo – ci hanno convinto che questo era il momento giusto per presentare in maniera critica la tremenda storia di Ipazia, verificatasi sempre ad Alessandria d’Egitto 1500 anni fa».

Al tempo di Ipazia, Alessandria d’Egitto, fino a quel momento città-simbolo della tolleranza tra le varie culture e religioni, viene improvvisamente spazzata dal fiume in piena dell’intolleranza. Lo scontro tra Religione e Ragione produsse un fanatismo irragionevole, fonte di morte e distruzione: sono trascorsi 15 secoli ed Alessandria è ricaduta nello stesso “buco nero”. Ma l’orribile uccisione di Ipazia, a distanza di tempo, ha avuto l’effetto contrario di quello sperato dai suoi assassini, poiché la Ragione non è stata eliminata dal fanatismo religioso, e Ipazia è diventata Martire della Ragione e Simbolo della Libertà di Pensiero.

LA MAGIA DEL MAR ROSSO

Il protagonista di questo volume è il Mar Rosso, con i suoi fondali e con le terre che lo circondano, con i loro paesaggi abbacinanti e con le tradizioni dei popoli che le abitano, una cornice perfetta per tante meraviglie sommerse. Questo volume, introdotto da una sezione in cui antiche tavole e vecchie fotografie accompagnano un agile compendio storico, si propone come un catalogo delle ricchezze artistiche e naturali del Mar Rosso, con un occhio di riguardo per il suo patrimonio subacqueo, unico e superbo per ricchezza di specie e colori. Un contributo completo, quindi, alla conoscenza non superficiale di un parco archeologico e sottomarino senza eguali al mondo e, al tempo stesso, un appassionato invito a scoprire quell’autentico Eden pelagico conosciuto con il nome di Mar Rosso.

LA MAGIA DEL MAR ROSSO
Coralli e Deserto
Testi GIANNI GUADALUPI – GIORGIO MESTURINI
Collana I segreti del mare
Argomenti Mare, Mondo sommerso e Immersioni
Formato CM 27,5 X 30,5
Pagine 240 PAGINE A COLORI
Edizione 2011 – Italiano
ISBN 978-88-540-1591-3
Marchio Edizioni White Star®
NOVITA’ 2011
CARTONATO CON SOVRACCOPERTA
PREZZO 34,90

IL LUSSO IN CROCIERA SUL NILO

In pochi luoghi al mondo come l’Egitto si uniscono bellezze naturalistiche incantevoli e siti ricchi di storia. Il Nilo ha rappresentato per secoli la fonte di vita per gli abitanti della regione e una importantissima via di comunicazione, restando sempre uno dei fiumi più affascinanti del pianeta. Proprio la crociera su questo grande corso d’acqua è il modo migliore e più rilassante per visitare il Paese, tra Luxor e Aswan.

Per un viaggio all’insegna di lusso e magia, ecco Farah il cui nome significa felicità e gioia.  La motonave di 72 metri rappresenta un unicum del mercato egiziano. Nata dal desiderio di eccellere, la nave non offre solo un’alta qualità di servizio, ma si distacca dalle altre proposte, a partire dal design particolare dei suoi interni e dei suoi ponti. La nave vi porterà a scoprire luoghi come la Valle dei Templi e Luxor, immersi nel comfort e nella bellezza dei suoi spazi.

Ripensando alle emozioni forti, ma anche delicate che le acque del Nilo suscitarono ai primi viaggiatori che le navigarono alla scoperta della grande civiltà faraonica, è stato studiato uno stile semplice, moderno, ricercato nella sua essenzialità, che gioca sui colori tipici del sud dell’Egitto: lo scuro del legno e il bianco del cotone e del lino di questo grande Paese. Tutto ciò per offrire una crociera indimenticabile, fatta di comfort e di attenzione ad ogni piccolo dettaglio.

60 le cabine di 22 metri quadrati ciascuna, mentre chi ha in mente un viaggio speciale può prenotare una delle due lussuose Royal Suites di 40 metri quadrati. Ogni cabina dispone di finestre panoramiche con doppi vetri apribili ed è equipaggiata con aria condizionata a controllo individuale, servizi privati con vasca da bagno ed asciugacapelli, TV LCD satellitare, cassetta di sicurezza, telefono, minibar, connessione internet gratuita via cavo.

Farah offre numerosi servizi ai suoi passeggeri. Al ponte inferiore uno spazioso ristorante fornisce colazione e pranzo a buffet e cena à la carte, mettendo a disposizione anche menu vegetariani. Un vasto e moderno lounge bar al piano della reception è equipaggiato con TV LCD a largo schermo collegabili a PC.
Una volta a crociera è organizzato un barbecue sul ponte sole, mentre nella sala da ballo è previsto un programma di  intrattenimento giornaliero. C’è la possibilità di seguire lezioni di cucina egiziana, con diploma rilasciato dallo chef. Tra le altre cose, un’ampia piscina e bar che al tramonto servirà tè e pasticcini, un telescopio a disposizione dei clienti, un centro benessere con piccola palestra, bagno turco, sauna e massaggi, negozi di souvenir, parrucchiere, boutique e una libreria dedicata alle opere di Paolo Coelhio. E ancora, uno speciale menù del caffè, menù dei cuscini, connessione internet Wi-fi gratuita in tutte le aree comuni, incluso il ponte sole, e servizio lavanderia.

Perché non regalare al proprio partner una crociera sul Nilo proprio per il prossimo San Valentino? Farah regala a tutti gli innamorati un romantico giro in feluca coccolati dalle acque del fiume e una bottiglia di vino locale con fondue di cioccolato e frutta di stagione.

Ho trovato questa notizia navigando nel web.
Ovviamente l’autore del blog non risponde della qualità del servizio non avendolo testato direttamente

Link diretto per info

UN LIBRO IN SPIAGGIA: PALAZZO YACOUBIAN

In breve

La saga degli abitanti di un palazzo costruito al Cairo negli anni trenta. Storie parallele, vite che scorrono una accanto all’altra senza mai incrociarsi. Un palazzo che contiene in sé tutto ciò che l’Egitto era ed è diventato. La comédie humaine dell’Egitto contemporaneo.

Il libro

Palazzo Yacoubian è la saga non di una famiglia, ma degli abitanti di un palazzo costruito al Cairo negli anni trenta da un miliardario armeno. Storie parallele, vite che scorrono una accanto all’altra senza mai incrociarsi. Un palazzo che contiene in sé tutto ciò che l’Egitto era ed è diventato da quando l’edificio è sorto in uno dei viali del centro. Dal devoto e ortodosso figlio del portiere che vuole entrare in polizia ma che finirà invece per immolarsi nel nome di Allah, alla sua fidanzata, vittima delle angherie dei suoi padroni; dai poveri che vivono sul tetto dell’edificio e sognano una vita più agiata, al signore aristocratico poco timorato di Dio e nostalgico dei tempi di re Faruk che indulge in piaceri assolutamente terreni; dall’intellettuale gay con la passione per gli uomini nubiani che vive i suoi amori proibiti, neanche così clandestinamente, all’uomo d’affari senza scrupoli del pianterreno che vuole entrare in politica. Ciascuno di questi personaggi si ritroverà a fare delle scelte che, alla fine, porteranno alla rovina o alla redenzione. Quale sia l’esito, sarà il lettore a deciderlo. Ogni personaggio interpreta una sfaccettatura del moderno Egitto dove la corruzione politica, una certa ricchezza di dubbia origine e l’ipocrisia religiosa sono alleati naturali dell’arroganza dei potenti, dove l’idealismo giovanile si trasforma troppo rapidamente in estremismo e dove ancora prevale un’immagine antiquata della società. Oltre ai numerosi protagonisti, in questo romanzo campeggia la denuncia della società, della politica egiziana e dei movimenti islamisti, una denuncia particolarmente cara ad al-Aswani che oggi è uno degli esponenti di punta del movimento di opposizione egiziano Kifaya. Non a caso, un fervente sostenitore del libro è stato Saad ed-Din Ibrahim, celebre attivista egiziano per i diritti umani. Al-Aswani racconta magistralmente le piccole storie private, le tragedie e le gioie dell’Egitto che meno conosciamo, un Egitto plurale, un Egitto fatto di persone che si divertono, che vivono e che vanno ben al di là dell’immagine stereotipata che abbiamo dell’altra sponda del Mediterraneo.

Approfondimento

“Una critica alla società coraggiosa e schietta. Palazzo Yacoubian è il Cairo riprodotto in un microcosmo: arena, prigione, labirinto; un naufragio da cui l’umanità si salva a stento.”
Maria Golla, “Times Literary Supplement”

‘Ala Al-Aswani con il suo attuale e pungente romanzo dà vita a una narrazione complessa della vita nell’Egitto contemporaneo.
Kaelen Wilson-Goldie, “The Daily Star”

“Una provocatoria indagine della pressione politica e sociale nell’Egitto contemporaneo, pressione che porta molti egiziani a guardare con nostalgia al passato. Arricchito dalla grande complessità dei suoi personaggi.”
Donna Bryson, “Associated Press”

“Una delle offerte più forti dalla letteratura mediorientale per il 2006. Un melodramma politico molto ambizioso ambientato al Cairo, bestseller assoluto nel mondo arabo fin dalla sua prima edizione nel 2002.”
Michelle Pauli, “The Guardian”

“Scava in un misto di potere, corruzione, sesso, sfruttamento, povertà ed estremismo, catturando in modo lucido i diversi aspetti della vita egiziana: etero, gay, ricco, povero, influente, impotente.”
Abdalah, “Egypt Today”

 

Scheda

 

Palazzo Yacoubian

Traduzione: Bianca  Longhi
Collana: I Narratori –  Feltrinelli
Pagine: 216
Prezzo: Euro 16,00



UNA FOTO AL GIORNO: LA CAROVANA NEL DESERTO

La carovana nel deserto

L’EGITTO SARA’ IL PAESE GUIDA PER LE RINNOVABILI

Il Nord Africa si mette in rete. E Il Cairo vuole fare da traino, a partire dalle fonti rinnovabili. Uno dei pochi paesi arabi quasi senza petrolio, l’Egitto ha tali risorse di energia pulita da potersi candidare a diventare l’Arabia Saudita del futuro. Con 5mila ore di vento all’anno sulla costa occidentale del Golfo di Suez e anche un po’ più giù, lungo le pianure costiere del Mar Rosso (contro 1.800-1.900 ore dei siti migliori in Italia), gli egiziani potrebbero mandare avanti tutta la loro economia attingendo solo a questo enorme “giacimento”.

Pale eoliche a Zafarana

Tra Suez e Hurghada, i venti soffiano in media a una velocità costante di 9 metri al secondo, comparabile alle potenze del Mare del Nord, mentre il ghibli dell’Alta Valle del Nilo soffia attorno ai 7 metri al secondo. Chi va sul Mar Rosso per fare windsurf o kitesurf, lo sa: nella zona di Zafarana, centinaia e centinaia di pale eoliche si estendono per chilometri, rivelando una delle meraviglie tecnologiche del Nord Africa.

La domanda energetica del paese più popoloso del mondo arabo, con quasi 80 milioni di abitanti, cresce del 6% all’anno. E dagli estesi blackout di quest’estate si è capito che il sistema attuale, basato soprattutto sugli idrocarburi, non ce la fa. Sfruttare anche le risorse rinnovabili sta diventando una necessità. Prima di tutto per soddisfare il fabbisogno interno, ma in prospettiva anche per esportarle verso la sponda nord del Mediterraneo. Le autorità del Cairo puntano allo stesso target indicato dall’Unione Europea: entro il 2020, il 20% della domanda elettrica dovrà essere coperta da fonti pulite. L’obiettivo sarà soddisfatto per oltre metà dall’eolico, che dovrà arrivare a 7.200 megawatt installati. Poi c’è il sole del Sahara, che occupa oltre il 90% del territorio egiziano, e l’idroelettrico sul Nilo.

Per un paese che oggi non arriva a 500 megawatt di pale operative, si tratta di un obiettivo ambizioso. Di conseguenza, la New and Renewable Energy Agency sta procedendo a tappe forzate verso lo sviluppo di nuovi impianti. Per colpire nel segno, però, c’è bisogno di investimenti esteri. Su questo sta lavorando il ministro Rashid Mohamed Rashid, il primo imprenditore a entrare nel governo egiziano, tra l’altro con due ministeri: quello agli Investimenti e quello al Commercio e industria. Rashid, che ha costruito un impero alimentare per poi venderlo a Unilever, di cui ha guidato per anni la divisione dedicata al Nord Africa e Medio Oriente, è il promotore della liberalizzazione nel mercato egiziano.

«Per far arrivare gli investimenti dall’estero – spiega Rashid – dobbiamo aprire le porte ai privati». E così sta facendo, insieme alla General Authority for Investment and Free Zones (Gafi), dove gli imprenditori stranieri sono accolti a braccia aperte. Non ci sono più restrizioni alla proprietà privata degli stranieri in Egitto e non ci sono più requisiti minimi di capitale, anche se restano alte le barriere in un mercato, come quello dell’energia, ancora completamente statalizzato e con forti sussidi agli idrocarburi, ma non alle fonti rinnovabili, per tenere artificialmente basse le bollette dei cittadini.

«Con le condizioni offerte dal vento egiziano, gli incentivi non servono», spiega Giuseppe De Beni, numero uno di Italgen, la società energetica di Italcementi, che sta realizzando il primo campo eolico completamente privato dell’Egitto, da 120 megawatt, a Gebel el-Zeit. «Con cinquemila ore di vento all’anno un campo eolico nel Golfo di Suez ha una redditività vicina a un impianto a ciclo combinato a gas», precisa De Beni.

Resta il fatto che l’energia prodotta nel campo di Gebel el-Zeit non potrà essere venduta alla rete come si fa comunemente in Europa, ma dovrà essere consumata dalla stessa Italcementi, con uno scambio sul posto, nei suoi stabilimenti produttivi. Per Italcementi niente di male: in Egitto è il primo player e consuma talmente tanta energia che potrebbe raddoppiare l’investimento (per ora a 150 milioni di euro) senza aver ancora soddisfatto completamente il suo fabbisogno. Per gli altri investitori privati, però, questo è uno dei principali ostacoli.

Il ministro Rashid assicura che è in dirittura d’arrivo in Parlamento e sarà operativa entro l’anno prossimo una nuova normativa per aprire la generazione elettrica anche ai privati e un’altra per ridurre i sussidi agli idrocarburi, rendendo competitiva la vendita di energia pulita. Ma per adesso tutte le installazioni eoliche del paese, concentrate a Zafarana, sono di proprietà del governo.

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Se leggi questo blog ami l’Egitto
Se ami l’Egitto non perdere il numero di Fosus Storia Collection che trovi in edicola. Il titolo dello speciale è EGITTO: Nel regno dei faraoni.
Come vivevano, cosa mangiavano, come si truccavano, che lavori svolgevano e poi la religione, l’aldilà, i misteri delle piramidi e le “riforme” dei faraoni più rivoluzionari.
Curiosità, informazioni e le ultime scoperte storiche su una delle civiltà più affascinanti di tutti i tempi: gli Egizi.

A questo link puoi dare una sfogliata alla rivista per vedere solo una parte degli articoli

A questo link, cliccando su AVANTI, puoi vedere la ricostruzione di una antica dimora egizia

A questo link puoi divertirti costruendo una piramide!

Ecco invece il sommario completo della rivista:

«ATTENTI A I LUOGHI COMUNI»

Gli schiavi? Erano pagati. L’indole guerriera? Fandonie. I miti sfatati dall’egittologia.

L’EGITTO IN VOLO

Piramidi, statue grandiose, templi e paesaggi: le meraviglie della terra dei faraoni da un insolito punto di vista.

LA CIVILTÀ DEGLI IDRAULICI

I primi Egizi erano immigrati africani in fuga dalla siccità. Diventava “re” chi sapeva regolare le piene del Nilo e garantire così la fertilità dei campi.

REPORTAGE DAL KEMET

Come si viveva nella “Terra nera” dei faraoni, l’Egitto di 3 mila anni fa? Ce lo raccontano i suoi abitanti di allora.

QUI C’È IL TRUCCO

Amanti delle parrucche e dei cosmetici, gli Egizi li usavano non soltanto a scopo estetico ma anche curativo.

A PANE E BIRRA

Così “andavano” i meno ricchi. Dei piatti più elaborati, invece, conosciamo gli ingredienti ma non le ricette.

POCHI NEMICI TANTO ONORE

Gli Egizi combattevano poco volentieri, e perlopiù per difendere i confini. Ma si fecero valere anche in guerra.

PIRAMIDI E ALTRI MISTERI

Come venivano costruite? Ecco gli enigmi svelati, i quesiti ancora aperti e le bizzarre teorie “extraterrestri”.

GRANDI SOVRANI

In tutto i faraoni furono oltre 200. Eccone tre “speciali”: Hatshepsut, Akhenaton e Ramses II.

LA BIBBIA NON AVEVA RAGIONE

Gli Ebrei erano davvero schiavi in Egitto? L’Esodo c’è stato? E Mosè era proprio un trovatello?

ALLA CORTE DEL FARAONE

Politica, affari, tasse: la vita pubblica dell’Egitto si decideva a palazzo.

IL PESO DELL’ANIMA

La religione era presente in ogni aspetto della vita, per potersi guadagnare da morto l’accesso all’aldilà.

L’EGITTO RINASCE IN 3D

La tecnologia ricostruisce in digitale una civiltà e i suoi monumenti, ideati da chi vedeva il mondo in grande.

MAESTRI NELLA MEDICINA E NELLE SCIENZE

L’interesse degli Egizi per il sapere aveva unicamente uno scopo pratico. Così raggiunsero la perfezione nel mummificare i loro morti.

DIETRO LA MASCHERA

Dall’esame del Dna sulla mummia di Tutankhamon la risposta ai misteri della sua morte e delle sue parentele.

SANSONE DELLE SABBIE

Da “uomo più forte del mondo” ad archeologo per caso. La strana storia di Giovanni Belzoni, avventuriero padovano nell’Egitto dell’800.

ORO, ELETTRO E LAPISLAZZULI

I gioielli dei ricchi Egizi conservano intatto il loro splendore, che cela spesso un significato simbolico.

SESSO SENZA TABÙ

Miscugli afrodisiaci, contraccettivi, spogliarelli… Il sesso al tempo dei faraoni era libero e disinibito.

UN ALFABETO A FUMETTI

Forse hanno inventato loro la scrittura. Ma per millenni la lingua degli Egizi è rimasta per noi “muta”. Fino a quando una pietra…

LA RIVINCITA DEI FARAONI NERI

Una stirpe di sovrani dalla pelle scura risollevò per breve tempo le sorti di un Egitto ormai in decadenza.

IL TRACOLLO DI UNA CIVILTÀ MILLENARIA

Invasioni e divisioni interne portarono alla fine di un’esperienza culturale che non ebbe uguali, per durata, in Occidente.

CLEOPATRA L’ULTIMA REGINA

Non era la donna fatale che si racconta. Parlava otto lingue, era intelligente, spiritosa e
forse non fu neanche uccisa da un serpente.

LI DOBBIAMO A LORO

Parole, usanze e oggetti ereditati dalla scomparsa civiltà egizia.

SE AMATE IL MAR ROSSO, NON DATE DA MANGIARE AI PESCI!!!

Molto interessante questo articolo (che risale addirittura al 2003!!!) in cui viene condannata la pratica del fish-feeding (alimentare i pesci)

Le immersioni dedicate a nutrire i pesci, specialmente gli squali, sono diventate un mega-trend del turismo sub degli ultimi anni, ma dietro alle spettacolari “esperienze con gli squali” ed alle imprese che li organizzano sorgono serie preoccupazioni sia per le persone che per gli animali marini coinvolti.

Dopo tutto, abbiamo smesso di nutrire gli orsi, ed a buona ragione.

Nutrire gli animali selvaggi ha inevitabilmente condotto, in tutti i contesti e gli ambienti, a:

  • seri problemi di salute degli animali e aumento del rischio di attacco alle persone da parte degli animali, inclusi i mammiferi marini e specialmente i delfini.

Nutrire gli animali selvatici altera i comportamenti nutritivi dell’animale e può condurre ad una diminuita abilità nel cacciare o procurarsi il cibo autonomamente.

Può anche generare una durevole dipendenza dalle persone
.
Gli animali vengono sovente nutriti con cibi che non sono in grado di digerire o metabolizzare.
Inoltre, gli animali nutriti dall’uomo tendono a perdere la naturale attenzione sospettosa verso l’uomo ed i suoi congegni.
Questo pone l’animale a maggior rischio di investimento da automobili, barche, eliche, di intrappolamento in reti o strumenti da pesca e li rende più facili prede del bracconaggio e della caccia.


Il nutrimento costante di animali selvatici in una determinata area ha ramificazioni ambientali che si estendono ben oltre la diretta minaccia all’animale nutrito: cambiamenti delle abitudini alimentari e della distribuzione locale dei pesci di reef nelle zone dove il nutrimento artificiale è praticato con regolarità sono stati documentati scientificamente nelle Hawaii, così come sono state documentate alterazioni comportamentali e degli schemi di movimento degli squali nutriti a mano dall’uomo. 

Questo implica che, cambiando il tipo di cibo, il tempo ed il luogo della normale alimentazione in una particolare zona, si alterano le vie naturali di nutrimento ed il flusso di energia nella comunità ittica che la abita.

Inoltre è stato stabilito che il nutrimento di animali selvatici comporta frequentemente un maggior rischio di attacco contro le persone coinvolte.

Centinaia di persone sono ferite ogni anno in questo modo, ed alcuni vengono uccisi.

Nell’ambiente marino, sono state riportate dozzine di morsi da delfini nutriti, da quando, alcuni anni fa, nel Golfo del Messico sono iniziate le “Dolphin Feeding Cruises”.
Le lesioni più comuni includono lacerazioni del volto, delle mani, braccia e torso e la perdita di dita.

Fra i pesci, quelli coinvolti più frequentemente sono gli squali, le murene, le cernie ed i barracuda.

Particolarmente preoccupanti sono, oggi, i casi in cui sub principianti hanno perso parti della mano od hanno subiti altre gravi lesioni, cercando di emulare le prestazioni di divemasters ben più esperti e “stagionati”.

Le operazioni di nutrimento a mano degli squali sono particolarmente preoccupanti, non solo per i sub circostanti, ma virtualmente per chiunque si trovi in acqua nelle vicinanze del luogo di “nutrimento”, inclusi i bagnanti di spiagge vicine.
Questo accade perché, contrariamente alla maggioranza dei pesci di reef, gli squali hanno un “territorio personale” molto vasto e coprono grandi distanze nella loro quotidiana ricerca di cibo.


Nel corso di una recente udienza a Fort Lauderdale, Florida, molti sub hanno riferito di essere stati frequentemente molestati da squali dal comportamento molto aggressivo, in zone dove, da anni, erano abituati ad immergersi senza alcun problema, prima che iniziasse la pratica di nutrimento artificiale degli squali da parte di altri sub. 

Il solo caso conosciuto di morte di un sub, attribuita al nutrimento artificiale di pesci in libertà, è avvenuto in Australia.
Un apneista è annegato dopo l’attacco di un grosso “Sea Bass” (specie simile al branzino) in una località dove veniva praticato il “Fish Feeding”.
Dai reperti autoptici il medico legale concluse che l’apneista era stato colpito e poi afferrato dal pesce ( con la bocca), fino a farlo annegare.

Una delle maggiori obiezioni al “fish feeding” è che questa pratica, se continuata per un certo tempo in una zona, compromette la qualità dell’immersione di altri sub, non interessati a nutrire i pesci.
Si osservano cambiamenti distinti nel comportamento di molti pesci di reef, con pesci normalmente timidi che si precipitano fuori dalle tane quando i sub entrano in acqua e si avvicinano aggressivamente a loro in cerca di cibo.
Simili sciami di Snapper dalla coda gialla e di Sergenti Maggiori, in cerca di cibo artificiale, sono diventati assai comuni nelle Florida Keys e sono, frequentemente, causa di morsi dolorosi ed, in alcuni casi, di piccole lesioni ai lobi delle orecchie dei sub.

ARTICOLO DAN EUROPE, Bill Alevizon, Ph. D.

per gentile concessione DAN Europe

Sulla scorta di questo articolo, la tesi de Il Corriere Ticino, seconda la quale gli attacchi dello squalo di Sharm possono derivare da questa assurda e ridicola prassi!!

L’avevamo anticipato all’indomani del secondo attacco degli squali a Sharm el Sheik (vd suggeriti): dietro alla morte della turista tedesca assalita e uccisa il 5 dicembre, poteva esserci un abuso consistente della pratica del “feeding” – letteralmente: che alimenta – nelle spiagge antistanti la località balneare egiziana. Adesso, dopo lo smacco di un’alta stagione (quella delle feste di Natale e Capodanno) che ha visto pressoché dimezzati presenze e introiti, quella che pareva un’ipotesi si sta rivelando una certezza. Delle questioni legate ai mancati guadagni e alla pessima gestione del caso da parte delle autorità locali e del Ministero del Turismo si è fatto interprete un parlamentare che con un’interrogazione ha portato in aula il dibattito (vd link). Del “feeding” si stanno invece occupando, additandolo come causa prima, gli esperti della Florida convocati in tutta urgenza a Sharm el Sheik dalla CDWS, l’associazione degli operatori locali di subacquea e sport acquatici.

Insomma, dicono in sostanza gli esperti, dietro gli attacchi degli squali a Sharm el Sheik ci sono un “fish-feeding” e uno “shark-feeding” spinti spinti all’accesso in nome di un beneficio turistico mal interpretato. Non c’entrano dunque nè il depauperamento della fauna ittica nè il riscaldamento delle acque del Mar Rosso nè, tanto meno, il lancio in mare di carcasse di ovini da parte di un cargo diretto in Giordania. Il dito è puntato sul “feeding”, una  pratica che inizia alle Bahamas alla fine degli anni ’80 (patrocinata dalla UNEXSO, Underwater Explorer Society) con lo scopo di attirare gli squali in una determinata zona per poterli osservare da vicino e che si trasforma velocemente in un business molto redditizio. Le conseguenze, ora, sono mondialmente note.

Fonte CdT web del 20.1.2011

L’ANTICO EGITTO A CUNEO

21 e 28 gennaio h. 17:00

Venerdì 21 gennaio, alle ore 17, presso la Fondazione Casa Delfino, in corso Nizza, 2, a Cuneo, gli autori Natale Barca, Alberto Elli e Gianluca Franchino dialogheranno sui temi a loro più cari inerenti l’Antico Egitto. Gli argomenti trattati spazieranno dalle origini della Civiltà Egizia, alla Stele di Rosetta, all’arte della mummificazione. Una tavola rotonda che vuole unire il fascino indiscutibile dell’Egitto, che anima una passione condivisa da molti, e la grande competenza e conoscenza degli interlocutori che da anni si interessano e studiano questi temi con grande dovizia e cura del dettaglio storico.

L’incontro sarà ripetuto venerdì 28 gennaio, con la partecipazione di altri autori della Casa Editrice Ananke. Moderatore e presentatore della serata sarà Sandro Trucco.

“EGITTO MAI VISTO” UN GRANDISSIMO SUCCESSO A FORLI’

Domenica 9 gennaio si è conclusa la mostra Egitto mai visto, allestita nel complesso museale di San Domenico a Forlì, con un notevole riscontro di pubblico che ha portato in mostra ben 35.000 visitatori (quasi 5.000 solo nell’ultima settimana) e una presenza notevole delle scuole (10.000 ragazzi hanno visitato la mostra e partecipato alle attività didattiche).
Ha così trovato positivo riscontro la nuova proposta culturale, voluta dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e dall’Amministrazione Comunale e organizzata da Civita con la collaborazione di Start, finalizzata ad ampliare la stagione espositiva dei Musei San Domenico: una mostra d’autunno su grandi temi della cultura e della civiltà artistica, un percorso ulteriore rispetto alle grandi mostre organizzate ormai tradizionalmente nella stagione invernale e primaverile, come quella su Melozzo da Forlì per cui fervono i preparativi.

Terza ed ultima sede di un tour iniziato a Trento e proseguito a Reggio Calabria, la mostra ha presentato a Forlì 400 straordinari reperti datati intorno al 2000 a.C. scoperti dal grande egittologo Ernesto Schiaparelli nella valle nel Nilo e in particolare nelle necropoli di Assiut e Gebelein e premurosamente conservati per un secolo nei depositi del Museo Egizio di Torino. A distanza di quasi 100 anni, dopo un accurato lavoro di studio e di restauro, grazie alla Soprintendenza Archeologica del Piemonte e delle Antichità Egizie, quei reperti sono stati esposti per la prima volta ed è stato finalmente possibile per tutti rivivere l’esperienza e le emozioni di quelle straordinarie scoperte, effettuate fra il 1908 e il 1920 dalla Missione Archeologica Italiana. I materiali archeologici esposti al pubblico torneranno ora a far parte dell’immenso patrimonio del Museo Egizio di Torino.

GENONI IN APNEA NEL BLUE HOLE DI DAHAB! A MAGGIO

EGITTO, DAHAB BLUE HOLE, 8-15 MAGGIO 2010

Gianluca Genoni

Progetto di sensibilizzazione alla tutela delle coste del Blue Hole di Dahab rivolto ad apneisti e subacquei.
Mission: promuovere un sistema strutturato di sensibilizzazione alla tutela dell’ ecosistema del Blue Hole di Dahab all’ interno di un contest di apnea.
Special Guest: GIANLUCA GENONI – pluricampione mondiale di apnea profonda.
Un contest creato per un duplice obiettivo:
–   ripulire la costa intorno al Blue Hole dai rifiuti abbandonati dai numerosi turisti, costituiti soprattutto da bottiglie di plastica, e lasciare un sistema strutturato di  sensibilizzazione alla raccolta dei propri rifiuti per i fruitori del luogo
–  riunire apneisti e appassionati del mare da tutta Italia per una settimana di allenamenti e confronti tecnico sportivi sulla disciplina dell’ apnea e sul suo possibile coinvolgimento nelle tematiche della tutela ambientale marina
Tutti gli apneisti che lo desiderano potranno essere monitorati nei loro parametri vitali dai ricercatori del Dan prima e dopo gli allenamenti
L’invito, quindi, a partecipare è per tutti, indifferentemente dal livello delle proprie capacità sportive perché la manifestazione sarà un happening per gli appassionati di apnea e i circoli subacquei di tutta Italia.
La settimana prevede allenamenti quotidiani in assetto costante, lungo un cavo di discesa, con shooting fotografico a cura di Alberto Balbi.
PER INFORMAZIONI:
GIANLUCA GENONI
info@genoni.com
tel. 348/7158881

Tratto da: http://www.ilmare24ore.com/it/subacquea-apnea/post.asp?id=apnea-ambiente_32570

“IL FASCINO DELL’EGITTO” A ORVIETO

Sarcofago antropomorfo

Una grande mostra sull’Egitto sarà allestita dal 12 marzo al 2 ottobre a Orvieto. La organizzano e propongono congiuntamente la Fondazione per il Museo “Claudio Faina” e la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto nelle loro due sedi, una affacciata e l’altra in prossimità della piazza che accoglie il celebre Duomo della città umbra.

Va subito chiarito che non si tratta di una ulteriore tappa di una “mostra di giro”. Questa, coordinata da Giuseppe M. Della Fina, direttore scientifico della Fondazione per il Museo “C.Faina”, e curata dalle egittologhe Elvira D’Amicone della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo di Antichità Egizie di Torino e da Massimiliana Pozzi (Società Cooperativa Archeologica), è una mostra originale, studiata appositamente per Orvieto. Riunirà circa 250 reperti – molti davvero di grande importanza – concessi da una quindicina di musei e istituzioni culturali italiane.

Il sottotitolo evidenzia chiaramente il taglio che gli studiosi hanno voluto imprimere a questa ampia, importante rassegna: “Il ruolo dell’Italia pre e post-unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto”, ovvero ciò che gli egittologi partiti dal nostro Paese hanno saputo fare intorno alle sponde del Nilo, lì attratti dallo spirito d’avventura, talvolta dalla sete di facili guadagni, molte altre dall’obiettivo di approfondire le conoscenze sull’antica Terra dei Faraoni.

“Il fascino dell’Egitto”, richiamato dal titolo della mostra, attraversa almeno tremila anni di storia dell’umanità. Dalla terra d’Egitto vennero tratte idee culturali, culti, divinità, usi e costumi; poi, quasi a voler catturare il senso di mistero e di eternità di quella magica civiltà, vennero asportate le testimonianze materiali: fossero i grandi obelischi che raggiunsero Roma, o ciò che veniva trafugato dalle tombe. Un fascino che dall’antichità contagiò il Medio Evo e incantò il Rinascimento quando principi e intellettuali si contendevano reperti considerati molto più che semplici curiosità archeologiche.

Statua Di Ptahmose, Museo Egizio di Firenze Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III. Collezioni Granducali

Ma è alla fine del Settecento e soprattutto durante l’Ottocento che oasi e sabbie d’Egitto vengono battute palmo a palmo da europei, e tra loro molti gli italiani, alla ricerca di quanto sopravviveva di una epoca trascurata dalla dominazione turca.
L’egittologia moderna ha una precisa data di nascita, l’anno 1822, quando Jean-François Champollion decifra, grazie alla stele di Rosetta, la scrittura geroglifica. Con lui, in una spedizione congiunta franco-toscana che percorse l’Egitto (1828-1829), c’era l’italiano Ippolito Rossellini.

In realtà, come la mostra documenta, protagonisti di una “corsa all’Egitto” furono uomini che al fascino dei Faraoni univano spesso quello del commercio antiquario. Due di loro hanno creato le basi per altrettanti musei. Giovanni Battista Belzoni, padovano, il primo ad entrare nella piramide di Chefren e nel tempio rupestre di Ramesse II ad Abu Simbel, trovò l’ingresso di sontuose tombe nella Valle dei Re e mise insieme, per il suo committente Henry Salt, il nucleo fondante della collezione egizia del British Museum, senza dimenticare la sua città cui legò alcuni importanti reperti. Il secondo, Bernardino Drovetti, piemontese, console di Francia in Egitto, riunì una collezione non meno vasta che venduta ai Savoia, è oggi il nucleo fondante di un altro museo, l’Egizio di Torino.

 

Orvieto, Museo “Claudio Faina” (piazza del Duomo, 19) e Palazzo Coelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto (Piazza Febei, 3)
12 marzo – 2 ottobre 2011
Orario: 9,30 – 18.
Informazioni e prenotazioni: tel. 0763-341511 e 0763-393835

QUALCUNO STA PROVANDO A CAMBIARE LE COSE – 1

Desertec

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
 

Mappa della possibile infrastruttura per il rifornimento energetico sostenibile per l’Europa, il Nord-Africa e il Medio Oriente (EU-MENA) (La super rete europea con connessione EU-MENA proposta da TREC)

Desertec è un progetto di una rete di centrali elettriche e infrastrutture per la trasmissione di energia elettrica a lunga distanza finalizzate alla distribuzione in Europa di energia prodotta da fonti rinnovabili (in particolare energia solare dai deserti del Sahara e del Medio Oriente tramite la tecnologia del solare termodinamico ed energia eolica prodotta sulle coste atlantiche), proposto dalla Desertec Foundation.

Il progetto verrà portato avanti dal consorzio DII GmbH/Desertec Industrial Initiative (composto da un gruppo di imprese europee e dalla Fondazione Desertec. Desertec è nato sotto gli auspici del Club di Roma e della tedesca Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation (TREC)).

Il 22 marzo 2010 è stato annunciato che anche Enel Green Power, insieme ad altre aziende di Spagna, Francia e Marocco, è entrata nella joint venture[1][2].

Il 30 settembre 2010 Terna come gestore nazionale della rete di trasmissione elettrica nazionale entra a far parte in quota paritetica del Desertec Industrial Initiative.[3][4][5].

UN LIBRO SOTTO L’OMBRELLONE: CHE IL VELO SIA DA SPOSA

La Bridget Jones del mondo arabo ha 30 anni, viso dolce e occhi scuri. Porta un grande anello – non di fidanzamento, naturalmente – e non ama essere chiamata Bridjet Jones. “All’inizio – dice – non sapevo neanche chi fosse. Tantomeno conoscevo Sex and the City. Da noi questi film non sono trasmessi”. Eppure sfuggire all’etichetta è difficile: Ghada Abdel Aal è la giovane donna che per prima in Egitto ha osato infrangere il tabù del silenzio, raccontando pubblicamente la corsa disperata di migliaia di sue coetanee e delle loro famiglie per accaparrarsi un buon marito. Lo ha fatto in un blog (http://wanna-b-a-bride.blogspot.com) che racconta le avventure sue e delle sue amiche – tutte inglobate nel personaggio di Bride, sposa in inglese – e che è un susseguirsi di personaggi assurdi e situazioni imbarazzanti: dalla zia Ficcanaso al potenziale fidanzato che interrompe l’incontro con la famiglia per guardare una partita di calcio, fino al “bello e possibile” che si scopre essere un ladro. Ma che, fra un sorriso e l’altro, dipinge una società in cui – per usare le sue stesse parole – “le ragazze esistono solo perché qualcuno le sposi. Ma non devono essere loro a cercare qualcuno. Né tantomeno parlarne”.

E’ così che, a differenza dell’eroina di Helen Fielding o delle quattro newyorkesi uscite dalla penna di Candace Bushnell – divertenti e provocatorie ma certo non rivoluzionarie – Ghada ha davvero sfondato il muro delle convenzioni sociali. Diventando molto più che un fenomeno di costume. In tre anni il blog ha avuto più di 500 mila contatti, i post sono diventati un libro e presto saranno anche dei fumetti e una serie televisiva. I diritti sono stati acquistati in Germania e in Gran Bretagna, oltre che in Italia, dove la casa editrice Epoché è stata la prima a dare a Ghada una voce fuori dai confini del suo Paese.

Il successo ha colto questa farmacista tramutata in scrittrice impreparata: “Avevo bisogno di sfogarmi – racconta – avevo perso le mie migliori amiche, che si sono sposate. Non avevo più nessuno a cui raccontare le mie disavventure alla ricerca di un marito e così ho iniziato a scriverle su internet. Mi aspettavo pochi lettori e molti insulti, perché ho usato un linguaggio molto schietto, ho rivelato molti dei “trucchi” di noi ragazze e ho detto cose che gli uomini non vorrebbero sentire. Invece sono arrivati i ringraziamenti: dei ragazzi, che dicevano di aver finalmente capito molte cose. E delle coetanee, che si sentivano meno sole”.

Post dopo post Ghada ha puntato i riflettori su una questione sociale sempre più evidente in Egitto: paralizzati dalla crisi economica e da un tasso di disoccupazione superiore al 9% (quello ufficiale: ma esperti indipendenti parlano del 20%) e con un 20% della popolazione che vive sotto la soglia della povertà, i giovani sulle rive del Nilo si sposano sempre più tardi. E se per un ragazzo restare a casa è noioso ma onorevole, una ragazza che superi la soglia dei 27 senza anello al dito entra automaticamente nella categoria delle zitelle. Quelle che “hanno per forza qualcosa di sbagliato, altrimenti perché non se le piglia nessuno?”, come scrive Ghada. Ai tre milioni di donne egiziane oltre i 35 anni che non sono sposate e a quelle che si avvicinano a questa soglia, Abdel Aal ha dato una voce. Che ora rimbomba come un’eco: dopo il suo successo sono nati gruppi su Facebook dedicati alle “zitelle”, un blog e una radio intitolati “Voglio divorziare” e un magazine dedicato a chi ha un matrimonio fallito alle spalle.

Difficile immaginare che la valanga sia stata innescata da questa giovane donna con i capelli coperti da un velo nocciola. A prima vista, infatti, l’aria timida non corrisponde allo stile pungente del blog e del libro: “Quando scrivo sono molto più spigliata”, ammette lei. Questa dicotomia le ha creato non pochi problemi: “Ora – sorride – è ancora più difficile trovare un fidanzato. Uno dei pochi che si è fatto avanti cercava Bride, non me: mi ha chiesto perché ero così diversa dalle cose che raccontavo. Ho capito che neanche lui è quello giusto.” Nonostante tutto Ghada non smetterà di cercare: “Voglio avere dei figli e in Egitto non c’è altra via oltre al matrimonio. E chissà, magari un giorno un uomo ni stupirà”. Di certo, promette, le nozze non saranno la fine del blog: “Se mai succederà magari mi metterò a scrivere della vita da sposata. Sono certa che di cose da raccontare ce ne sarebbero”. Per non parlare del fatto che in tv i sequel sono di gran moda.

Ghada tra le 100 donne dell’anno di Io Donna

Io Donna (Corriere della sera) stila la classifica delle 100 donne dell’anno: e Ghada guadagna il 62° posto.
“Farmacista egiziana, trentenne, single, affida a un blog la sua rocambolesca ricerca di un uomo da sposare e pubblica un bestseller, Che il velo sia da sposa (Epoché). Per tutti, ormai, è la Bridget Jones del mondo arabo.”

L’ALBA SUL SINAI

By Giona

La sveglia suona presto per andare sul Monte Sinai: alle 23:00. E’ appena sceso il freddo sulla spiaggia di Dahab e già il pulmino passa a prenderci per attraversare la penisola verso l’interno. Dopo un paio d’ore arriviamo ai piedi del monte, poco fuori dal Monastero di Santa Caterina. Lì ci uniamo ad un gruppetto di quattro russi e due etiopi e incontriamo una ragazzetto con una quefia in testa: sarà lui la nostra guida. Silenzioso, timido, giovanissimo, quasi un bimbo. Ogni notte sale e scende dal monte accompagnando i turisti che vogliono provare un’esperienza unica. Iniziamo la scalata. Fa molto freddo, siamo a oltre duemila metri sopra il livello del mare. Indosso due maglioni, un cappello di lana e una sciarpa che mi avvolge completamente. Le mani si raffreddano, così come il naso. Il buio avvolge tutto. La luna è solo uno spicchio, e non illumina. Solo qualche bagliore che si riflette sulle rocce erose dal vento. Camminiamo senza poter vedere dove mettiamo i piedi, lungo la strada dei cammelli, una lunghissima strada che sale lentamente circondando il monte. Un passo, l’altro passo. Scivolo, mi fermo. A volt manca il fiato. La cima non si vede. Ogni tanto una luce: vendono caffè e tè caldo. L’ultimo pezzo è il più faticoso. Con tre ore di scalata nelle gambe affrontiamo gli ultimi settecento gradini che separano dalla vetta. Arriviamo in cima che siamo ancora pochissimi, ma se mi affaccio vedo nella valle tante piccole luci: sono le torce degli altri turisti che salgono sul monte. Io e Mariachiara ci sistemiamo su una roccia riparandoci dal vento. Ci arrotoliamo nei sacchi a pelo coprendoci con coperte di lana di cammello che puzzano di mille utilizzi. Il cielo è ancora nero, e così, scaldandoci l’un l’altro, chiudiamo gli occhi per un po’. Li riapriamo che in lontananza inizia a salire la luce, preannunciando il sole. Attorno a noi il monte si è popolato di gente infreddolita proveniente da tutto il mondo. Come una novella babilonia la cima si muove lenta e in attesa, raccolta attorno alla moschea e alla chiesa che da centinaia di anni imperano sul monte dove, secondo la Bibbia, Mosè ricevette le tavole della legge (Mosè, come Gesù del resto, è considerato un profeta dell’Islam). Poi sempre più luce. Tanti colori, mille sfumature. Tutti in attesa. Poi ecco. Accolto da un grido soffocato. Il sole. Scattano le macchine fotografiche, ci si stringe con chi si ama. Un momento molto emozionante. Velocemente il sole sale e illumina tutto, di una luce calda che immediatamente fa sciogliere sciarpe e levare cappelli. Per la prima volta vediamo il paesaggio che avevamo attraversato nero e buio. Spettacolare. Scendiamo dall’altra strada: un ripidissimo sentiero che percorre uno wadi (un fiume secco) dritto fino al Monastero di Santa Caterina. Arriviamo al Monastero che sono quasi le nove. Visitiamo il monastero guardando le facce degli altri: tutti stanchi ma tutti felici. La chiesa copta è piena di fascino, ma gli occhi di tutti sono per il roveto ardente, quello che discende direttamente dalla pianta attraverso la quale si manifestò Dio a Mosè. Ritorniamo a Dahab addormentandoci sul pulmino, dopo una scalata nella notte che ricorderemo per sempre.

BERENICE??? TUTTA DA SCOPRIRE

Berenice è una località dell’Egitto meridionale, che si affaccia sul Mar Rosso più incontaminato e sulla spettacolare Lahami Bay.
E’ molto vicina al confine con il Sudan, da cui dista una novantina di chilometri, e si differenzia molto dalle altre mete perché è selvaggia e poco conosciuta dal turismo di massa.
Stimata come “il paradiso terrestre” degli amanti delle immersioni per i suoi ben quarantasette punti che riservano sorprendenti incontri con delfini e tartarughe a chi pratica snorkeling, questa località possiede, anche, un organizzatissimo diving center con staff internazionale.
Si possono raggiungere i più bei siti di immersione del Mar Rosso del Sud, come Saint John’s Reef (dove si trova il corallo nero), Blumen, e Abu Galawa.
Inoltre, altro motivo per scegliere questa meta, é che a sole quaranta miglia dalla costa si trova il solitario Dedalus Reef, l’esteso sistema corallino di Fury Shoal con decine di reef di ogni grandezza e l’area di Ras Banas. Il reef si trova proprio davanti ai resort in modo tale da non svantaggiare anche chi non pratica immersioni o snorkeling.
E se poi doveste aver voglia di fare lunghe passeggiate a piedi nudi, la baia di Lahami con i suoi innumerevoli chilometri di spiaggia sabbiosa interrotta, a tratti, da dune naturali, certamente non potrà deludervi.
I turisti piu’ dinamici potranno fare varie escursioni nell’entroterra selvaggio, battute di birdwatching per ammirare gli uccelli, o indimenticabili tour nel deserto.
A quanto pare, i meriti per il titolo di destinazione di vacanza più esclusiva del Mar Rosso ci sono tutti.

CONDANNA A MORTE

(ANSA) – IL CAIRO, 16 GEN – Il tribunale di Qena nell’Alto Egitto ha condannato a morte per Hammam El Kammouni mentre la sentenza per gli altri due imputati della strage del Natale 2010 sara’ emessa il 20 febbraio. Nella sparatoria, avvenuta nella notte del 7 gennaio 2010, all’uscita dalla messa del Natale copto a Naga Hammadi, nell’Alto Egitto, vennero uccisi sei copti e un agente di polizia musulmano. Per quella sparatoria sono stati arrestati tre uomini musulmani, dei quali uno condannato oggi alla pena capitale.

UNA FOTO AL GIORNO: IL PESCE PICASSO

I bellissimi colori e le incredibili geometrie del pesce Picasso.
Un pesce particolarmente difficile da fotografare a causa della sua diffidenza e velocità.
Uno scatto come questo è abbastanza raro, in quanto il pesce è ripreso di fronte e sullo stesso piano verticale della camera.
Solitamente questo pesce si riesce a fotografare solo dall’alto e da dietro!!

YOGA IN SINAI

Una proposta interessante che chi ama lo yoga.

Tratto dal sito che trovi al seguente link, un programma per metà febbraio. Per info, costi e modalità varie avete tutti i riferimenti necessari!!!!

 

Yoga in Sinai – Il respiro di fronte al mare

Data: 17 Febbraio 2011 – 24 Febbraio 2011
Autore: Silvia Clara Mori
Organizzato da: Silvia Clara Mori
Indirizzo: Basata Camp – – Nuweiba Egitto, Egitto
Tel.: 348 3137671
E-mail: shantivanam@gmail.com
Pratica di yoga in un luogo speciale, in una baia sulla costa del mar Rosso, una struttura ecofriendly e rispettosa non solo dell’ambiente ma delle tradizioni e genti locali.
Le lezioni si svolgono al mattino e alla sera, includono automassaggio, Qi Gong, posizioni e respirazione yoga, meditazione camminata sulla spiaggia.
Alloggio in capanne o in chalets, assistenza nel viaggio.
per iscrizioni e info 3483137671
shantivanam@gmail.com

LA ZONA PIU’ BELLA DEL MONDO? SECONDO LONELY PLANET E’ IL SINAI

L’inizio e la fine dell’anno sono i periodi in cui sul web spopolano le varie classifiche ed anche la Lonely Planet non si sottrae a questa tendenza generale di stilare elenchi. Luoghi ancora non contaminati dall’urbanizzazione e non eccessivamente frequentati dal turismo di massa. Con grande stupore il Sinai è al primo posto!!!!

  1. trekking nel deserto del Sinai in Egitto: con l’ascesa al monte e la discesa verso il Monastero di Santa Caterina

  2. la costa e l’interno dell’Istria: dai paesini meno conosciuti Motovun e Groznjan a quelli già noti ai turisti, Porec (Parenzo) e Rovinj (Rovigno)

  3. le isole Marchesi in Polinesia: delle verdi montagne a ridosso del mare cristallino si innamorò anche il pittore Gauguin

  4. la Cappadocia, Turchia: un paesaggio da fiaba, dalle chiese rupestri di Mustafapasa ai villaggi suggestivi costruiti sulla roccia di Kaymakli, Goreme, Cavusin e Avanos

  5. i Westfjords dell’Islanda: dove la natura è ancora selvaggia! I grandi fiordi della regione occidentale tra vulcani, ghiacciai e sorgenti termali

  6. le isole Shetlands in Scozia: gli scenari spettacolari dei tre parchi nazionali

  7. la barriera corallina dell’Australia

  8. la West Coast degli Stati Uniti: i 70 km dell’Orange Coast punteggiata da piccole città, riserve naturali e le piccole spiagge su cui si infrangono le grandi onde dell’oceano

  9. la Patagonia: spazi immensi e mozzafiato tra l’Argentina ed il Cile con la meraviglia del ghiacciaio Perito Moreno

  10. le Gili Islands in Indonesia: tra Lombok e Bali, tre isole dal mare trasparente, la spiaggia bianca e la barriera corallina dove fare snorkelling tra i pesci colorati

Il Monastero di Santa Caterina

Dall’Egitto all’Islanda, dalla Cappadocia alla Scozia, le destinazioni migliori del pianeta secondo Lonely Planet. Il fondatore Tony Wheeler: “L’incontaminato esiste ancora, fortunatamente”
Vince il Sinai. Poi Istria, Polinesia e…Tony Wheeler, fondatore, editore e presidente della Lonely Planet, come avete fatto a mettere insieme una graduatoria delle dieci regioni più belle del pianeta?
“È una combinazione di rapporti fatti dai nostri giornalisti e ricercatori, di informazioni che riceviamo dai lettori delle nostre guide, e di analisi che riceviamo da istituti specializzati, agenzie di viaggi, associazioni”.

Stilare una classifica di dieci regioni dove la natura ha mantenuto la sua bellezza significa che il mondo non è stato ancora completamente invaso da urbanizzazione, sviluppo e turismo?
“Fortunatamente sì. Basta allontanarsi un po’ dagli aeroporti e dalle rotte più frequentate per poter vedere che le folle scompaiono ed esistono luoghi ancora relativamente incontaminati. È vero che ci sono sempre più posti invasi da sempre più gente. Ma è ancora possibile perdersi nel vuoto di un panorama selvaggio”.

Selvaggio va bene, ma qualcuno potrebbe trovare stravagante la scelta di un deserto, il Sinai, come regione più bella della terra. A Lawrence d’Arabia piaceva il deserto perché “è pulito”, ma quali altre buone ragioni per apprezzarlo?
“Sono stato molte volte nel Sinai, ho scalato il suo monte più alto, visitato il monastero di Santa Caterina, fatto il sub a Sharm el-Sheikh, e lo trovo veramente magico. Ma tutti i deserti sono luoghi speciali, ho visitato il Sahara, quello della Mongolia, i deserti australiani, e mi hanno sempre entusiasmato. Del resto, se uno vuole fare un viaggio lontano dalla pazza folla, cosa c’è di meglio di un deserto?”.

Un suggestivo scorcio del Sinai

A parte il Sinai, in quali delle dieci regioni della classifica è stato e quale è la sua preferita?
“Sono andato in otto su dieci. Mi mancano solo le isole Marchesi e le Shetland. Ma un favorito solo non riesco a citarlo: diciamo il Sinai, la West Coast degli Usa e la Grande Barriera Corallina”.

E non avete considerato neanche un angolino della nostra affollata Italia per la vostra graduatoria?
“Non è necessario essere una località inaccessibile per entrare in classifica. La Toscana, ad esempio, è molto visitata dai turisti, ma conserva panorami di una bellezza mozzafiato: è una grande camera con vista. E le Dolomiti, dove sono stato molte volte, sono fra le catene montuose più belle del mondo. Avevamo candidato qualche regione italiana, alla fine non ne è entrata nessuna nella top ten, magari ci entrerà l’anno prossimo. Ma l’Italia, tutta intera, è comunque fra i dieci paesi più belli di un’altra nostra classifica. Per ora consolatevi così”.

CRISI ECONOMICA??? COMINCIAMO A CAPIRCI QUALCOSA!!

Zucchero: più 87,7 per cento. Mais: più 61,7 per cento. Grano: più 54,5 per cento. Riso: più 41,8 per cento. I tunisini, gli algerini e gli egiziani non consultano quotidianamente l’indice del Boston Stock Exchange, ma hanno capito sulla propria pelle quanto il mercato delle derrate alimentari si sia impennato verso l’alto negli ultimi sei mesi. Per effetto della crescente domanda cinese, indiana, brasiliana, ma non solo. Alla base di questo fenomeno ci sono anche fattori legati alla produzione, drasticamente calata nel 2010. Talvolta i raccolti sono diminuiti per via della siccità, che ha colpito, ad esempio, il grano russo e la soia argentina.
In altri casi, invece, sono state le scelte di politica economica a contrarre la produzione, creando da una parte disoccupazione e dall’altra un aumento considerevole dei prezzi. L’Africa è un caso da manuale: qui battaglie per l’acqua, inflazione e crisi sociale si saldano inesorabilmente, in una spirale di guerra tra poveri da cui è difficile uscire. L’ex ministro degli esteri egiziano Boutros Ghali era stato profetico: la prossima battaglia in Africa Orientale sarà quella per l’acqua. Il Cairo, per via di un trattato firmato nel 1929 con la Gran Bretagna, allora potenza coloniale, possiede, assieme al Sudan, il controllo pressoché totale del bacino del Nilo. L’ottantasette per cento delle risorse idriche scaturite dal fiume più lungo del continente è in mano a Mubarak e al Bashir, ma adesso gli altri paesi del bacino reclamano una ripartizione più equa dei diritti. Nel maggio 2010 Etiopia, Uganda, Tanzania, Kenya e Ruanda hanno firmato un accordo che permette loro di costruire dighe senza attendere l’autorizzazione del Cairo e di Khartoum.
Su pressione dell’Africa nera, l’Egitto ha deciso quindi di limitare la produzione di riso, una coltura ad alta intensità idrica: ben il venti per cento del bacino del Nilo alimenta questo settore, che fornisce occupazione e sostentamento a una quota considerevole della popolazione. Adesso, a sud del Cairo, non si coltiva più riso e i contadini si concentrano tutti nella zona del Delta. Le conseguenze sono facili da immaginare: la produzione, 3,8 milioni di tonnellate nel 2009, è crollata, l’export, per privilegiare l’approvvigionamento interno, è stato prima ridotto e poi bloccato, molti coltivatori hanno perso il loro lavoro, i prezzi dell’alimento più diffuso tra le classi popolari sono saliti a dismisura. L’inflazione, come in Tunisia e Algeria, ha eroso il potere d’acquisto dei più deboli, con l’inevitabile corollario di crisi economiche e tensioni sociali. Alcuni contadini hanno diversificato la loro produzione, ma il blocco dell’export di riso ha comunque privato l’Egitto di una preziosa riserva in valuta straniera.
Così il diritto all’acqua degli ugandesi ha portato con sé la maggiore povertà degli egiziani. L’Africa nera, forte dell’appoggio arabo e di quello cinese, desiderosa di portare avanti i suoi progetti agricoli e idroelettrici, non intende arretrare in riva al Nilo. Il Trattato del 1929, confermato nel 1959, è destinato a divenire carta straccia. Il Cairo dovrà forzatamente modificare una struttura agricola basata sullo sfruttamento intensivo dell’acqua, sull’export di prodotti come il riso e le fragole. L’Egitto è una potenza economica in ascesa, ma è pur sempre il primo importatore mondiale di grano e la dipendenza dalle fluttuazioni del mercato in settori chiave per il mantenimento dell’ordine sociale resta un fattore di debolezza. Un elemento di cui Mubarak deve tenere conto, per evitare che la rivolta del cous cous arrivi anche all’ombra delle piramidi.

VUOI ANDARE A DAHAB??

Ti segnalo un sito ben strutturato su Dahab

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www.dahab-info.com

SCOPERTA ARCHEOLOGICA

Il Ministro della Cultura egiziana, Farouk Hosny ha annunciato oggi che sei pezzi mancanti della doppia statua colossale della 18a dinastia, rappresentante il re Amenhotep III e la regina Tiye, sua moglie, sono stati scoperti nel tempio funerario del re, sulla riva occidentale del Nilo a Luxor. La statua è attualmente uno dei pezzi forti della sala principale del Museo Egizio del Cairo.

I pezzi mancanti sono stati scoperti 130 anni dopo che Mariette scoprì la doppia statua nel 1889 a Medinet Habu. I frammenti sono stati trovati durante lavori di scavo da parte di un gruppo di egiziani sotto la direzione del Dr. Zahi Hawass, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità (SCA).

UNA FOTO AL GIORNO

Nonno e nipote verso il mercato

ANTICO EGITTO A PARMA

Ha inizio oggi (ieri ndr) la tre giorni dedicata all’antico Egitto e i suoi affascinanti reperti realizzata grazie all’impegno del cavalier Luca Trombi nella prestigiosa rocca di Sala Baganza. L’iniziativa, titolata “La rocca illuminata”, prevede una serie di conferenze, incontri dedicati alle scuole, una mostra fotografica di Sandro Vannini, che si protrarrà fino al 30 gennaio, e un concerto finale con buffet. A patrocinare l’evento il Museo Archeologico di Parma, il comune di Sala Baganza, la provincia di Parma e la fondazione Cariparma. Oggi alle 17.30 si terrà l’inaugurazione della mostra fotografica, mentre alle 18.00 la professoressa Paola Davoli dell’università di Lecce terrà il primo incontro, dal titolo “La città del dio coccodrillo”, incentrato sulle nuove scoperte archeologiche egiziane. Martedì 11 sempre alle 18.00 il professor Mario Capasso, sempre dell’ateneo di Lecce parlerà de “La biblioteca carbonizzata: i rotoli di Ercolano”. Sempre alle ore 18.00 del 12 invece la dottoressa Roberta Conversi, responsabile del servizio educativo del museo Archeologico di Parma, illustrerà ai presenti la collezione di reperti conservati presso il museo e dedicati a questa antica civiltà.

Nei giorni del 10 e dell’11 il professor Giuseppa Alvar Minaya terrà degli incontri in mattinata rivolti agli studenti di scuole elementari e medie. Mercoledì 12 alle 19.30 gran finale con concerto all’interno dell’oratorio dell’Assunta: al pianoforte il maestro Marco Baccelli e in chiusura buffet per tutti i partecipanti.

Secondo comunicato stampa:

Lunedì 10 gennaio alle ore 17.30 presso la Rocca Sanvitale di Sala Baganza verrà inaugurata la mostra fotografica sull’Antico Egitto “Elaborazioni d’Egitto”, sintesi della ricerca, e permanenza, decennale in Egitto dell’illustre fotografo Sandro Vannini, che sarà presente in Rocca.

La mostra è stata ospitata anche dalla prestigiosa “Tethys Gallery” di Firenze, ed è frutto di una selezione di scatti utilizzati dal fotografo viterbese per realizzare, insieme al Segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità Egizie, Zahi Hawass, il libro-tributo alle antichità egiziane “A Secret Voyage”.

La mostra resterà poi aperta al pubblico fino al 30 gennaio. La mostra si inserisce nell’ambito della manifestazione “La Rocca Illuminata” ospitata nelle sale della Rocca dal 10 al 12 gennaio, tre giorni di studio e di full immersion nell’antico Egitto, per approfondirne la storia e conoscere, grazie alla presenza di esperti, le più recenti novità sugli scavi e le scoperte archeologiche.

La Rocca Illuminata
pensiero, storia, scienza nelle sale della Rocca Sanvitale

Tre giorni di iniziative ad ingresso libero, per conoscere i segreti dei faraoni, le novità delle ultime campagne di scavo, il mestiere del papirologo e altro ancora. In mostra, fino al 30 gennaio le foto di Sandro Vannini.

Come si diventa papirologo, chi erano e come vivevano i faraoni, le nuove campagne di scavo e le scoperte archeologiche più recenti. Dal 10 al 12 gennaio 2011, Sala Baganza ospita nelle sale della Rocca Sanvitale l’iniziativa “La Rocca illuminata”, tre giorni di studio e di full immersion nell’antico Egitto, per approfondirne la storia e conoscerne i segreti. L’iniziativa, realizzata dal Comune di Sala Baganza insieme alla Provincia di Parma, la Fondazione Cariparma ed il Museo Archeologico di Parma, nasce grazie all’impegno e alla passione per l’Egitto del Cavalier Luca Trombi.

Nel calendario dei tre giorni, incontri per le scuole di Sala Baganza, conferenze, una mostra ed un concerto, tutto ad ingresso libero.

Tre conferenze, dall’Egitto a Parma.

Sono tre le conferenze in programma nell’ambito dell’iniziativa La Rocca Illuminata. Grazie alla partecipazione di esperti relatori protagonisti di importanti campagne di scavo, che riveleranno alcune delle ultime scoperte emerse, le conferenze, tutte previste alle ore 18.00, saranno di grande interesse divulgativo.

Lunedì 10 gennaio, Paola Davoli, professore associato della cattedra di Egittologia dell’Università di Lecce illustrerà al pubblico le “Nuove scoperte in Egitto: Soknopaiou Nesos, la città del dio coccodrillo”.

Martedì 11 gennaio, “La biblioteca carbonizzata: i rotoli di Ercolano”, sarà il tema della conferenza condotta da Mario Capasso, fondatore e direttore del Centro di Studi Papirologici dell’Università di Lecce.

Mercoledì 12 gennaio, dall’Egitto a Parma per parlare della “Collezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Parma: dalla pianta di lino al bisso del Faraone”, condotta da Roberta Conversi, Responsabile del Servizio educativo del Museo Archelogico Nazionale di Parma.

Incontri con le scuole.

Si terranno poi alcuni incontri rivolti alle scuole del territorio, in particolare alle classi 4° elementare e 1° media, condotti da Giuseppe Alvar Minaya, egittologo dell’Università di Lecce. In particolare, lunedì 10 gennaio si terrà l’incontro dal titolo “Faraoni, uomini e dei dell’Antico Egitto” per le 1° media, mentre martedì 11 gennaio l’incontro “Il mestiere del papirologo”, per le 4° elementari. Gli incontri per le scuole proseguiranno per le 4° elementari nel mese di aprile con la visita guidata al “Museo Archeologico Nazionale di Parma”, condotta da Roberta Conversi, Responsabile del Servizio educativo del Museo Archelogico Nazionale di Parma.

Concerto conclusivo.

In occasione della giornata conclusiva dell’iniziativa, mercoledì 12 gennaio alle ore 19.30, si terrà, all’interno dell’Oratorio dell’Assunta, un concerto al pianoforte del Maestro Marco Baccelli, al termine del quale verrà offerto un buffet ai partecipanti.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

tel: 0521834382, 0521331342, 0521331344
iatsala@comune.sala-baganza.pr.it
www.comune.sala-baganza.pr.it

WINDSURF A DAHAB

Tratto dal sito barcoletta.com una testimonianza diretta su Dahab e le sue possibilità sportive
Clicca sul link per vedere alte splendide fotografie!!!

Windsurf a Dahab

Ed eccoci di ritorno nella nebbia dopo 2 settimane di mare sole e surf. Giudizio molto positivo sia per il posto che per il windsurf. Dahab è una città molto vivace ed animata con negozi e locali etnici dove trascorrere le serate in modo molto divertente. Posto tranquillissimo adatto anche e sopratutto a famiglie. Bella la laguna , direi una nursery naturale unica per imparare kite e windsurf in totale sicurezza. Ci sono 9 scuole di surf e kite più un centro dove far corsi di  wakeboard, surf e sci nautico.Oltre ai numerosi centri diving immancabili in mar rosso. Tutto organizzatissimo tipo Renè Egli a Fuerte. Centinaia di tavole e vele tutto nuovo ( 2011 !!!!  ) ed Harry Nass ha un organizzazione molto efficente. con gommoni , istruttori, rescue team e trasmittenti per chi esce al largo.I colori sonio meravigliosi ed il vento, pur molto altalenante , non manca.

Noi abbiamo surfato 12 giorni con medie dai 10-12 nodi agli ultimi giorni con 28-30 nodi. La baia esterna è molto chopposa ma ha dei fondali stupendi anche se pericolosi per le pinnette. E’ stata la vacanza ideale per Stefy che ha fatto veramente dei progressi notevoli. Io ho cambiato tutte le tavole disponibili ma non ho quasi mai azzaccatto la combinazione vincente. Colpa anche del vento che nell’arco di una giornata cambia parecchio direzione e intensità . Ideale per slalom e free style con tanti ” forti ” in acqua a sfrecciare come saette o far figure irripetibili. Spot affollato. Almeno 100 tavole in acqua sempre ma suddivise nei 4 spot presenti. Clima ideale con mar a 25° e aria più fresca sui 22° .Più da muta lunga per capirci. Molto veloce il volo da Ljiubliana . In meno di 4 ore si è a Sharm e poi un oretta di pulman e il golfo di Dahab appare per incanto in mezzo al Sinai. Da rifar magari coi muloni del club. Buon 2011  a tutti e che scaldi !!