SOCIAL JET-LAG O SINDROME DA RIENTRO!

Un'incredile scatto a Sharm!! Sullo sfondo Tiran

Se vi sentite particolar-mente nervosi e affaticati quando tornate dalle vacanze, non preoccupatevi.

Stanchezza, irritabilità, disturbi del sonno, tachicardia, sudorazione eccessiva: sono i sintomi della ‘sindrome da rientro’, l’epidemia che nei primi giorni di lavoro dopo le vacanze colpisce un italiano su due.
Un disagio entro certi limiti ‘fisiologico’, dato che il periodo di ripresa delle abitudini di vita rappresenta un momento di transizione, di riadattamento al nuovo. Ogni situazione nuova comporta uno sforzo da parte del nostro cervello, la cui caratteristica principale è senza dubbio la plasticità, che però varia da persona a persona. Anche la vacanza comporta uno stress, temperato dal desiderio di raggiungere determinati obiettivi: riposo, divertimento, incontri, esperienze.

Uno studio condotto da ricercatori britannici dell’Università del Surrey ha riscontrato, studiando un gruppo di persone prima e dopo i party natalizi, sintomi tipici del jet-lag, che si trascinano anche per due o più settimane dal rientro. Cenoni, brindisi, feste fino a notte inoltrata e grandi dormite al mattino, a fine vacanza mandano in tilt il nostro orologio biologico, “come se attraversassimo due fusi orari”- ha spiegato Victoria Revell, cronobiologa inglese. Ecco perché si parla, quindi, di “social jet lag”.

In genere la gente carica le ferie di aspettative superiori a quanto dovrebbe. Ma non sempre tali aspettative vengono soddisfatte e spesso la fine delle vacanze è caratterizzata da senso di frustrazione, delusione, aggressività, depressione. Questi stati d’animo accrescono lo stress connesso al rientro alle normali attività lavorative. Cui si devono aggiungere il disagio legato alle lunghe code, il rischio di incidenti stradali, il rumore, l’inquinamento ambientale legato al traffico e altre condizioni ‘stressogene’ legate al rientro in massa.

Cosa fare per affrontare questo jet-lag sociale?
Ecco sette consigli per superare il problema.
1) Ricordare che i sintomi ansiosi che proviamo sono probabilmente sindrome da rientro e accettarli, ma senza assecondarli alimentandoli con pensieri negativi
2) Darsi tempo per recuperare la forma e l’efficienza psico-fisica e non sovraccaricarsi di lavoro nei primi giorni di lavoro. Quindi: gradualità e non trascurare le necessarie ore di riposo notturno
3) Prendere l’abitudine di affidare idee e progetti a un diario, a un computer portatile o a un registratore per non perdere la progettualita
4) Concentrarsi su pensieri positivi relativi alle opportunità che i mesi davanti a noi ci offriranno
5) Evitare di proiettare sul collega di lavoro o su un proprio familiare le sensazioni di disagio e inadeguatezza tipiche di questo periodo
6) Per chi ha ancora qualche giorno di vacanza prima di tornare a lavoro sarebbe meglio iniziare fin da subito a riprendere i ritmi di vita. “Non alzarsi troppo tardi dal letto, non proprio come se si dovesse andare al lavoro, ma quasi” spiega l’esperta.
7) Attenzione alla dieta, dopo le grandi abbuffate, evitate il consumo di caffè, insaccati, fritti, latte e cibi troppo piccanti, per non irritare l’intestino
Piccoli pasti, alimenti non troppo elaborati, molta acqua, probiotici, frutta lontano dai pasti. In particolare sarebbero da preferire mela, prugne e agrumi.

Mamma quante cazzate per dire che uno
al rientro dalle vacanze ha le palle che fumano!!! eheheheh

DONNAVVENTURA: DALLE ALPI ALLE PIRAMIDI

Sintonizzate i vostri televisori su Rete4!

Domenica 9 gennaio, alle 13:50 su Rete4 verrà trasmessa la prima puntata di DONNAVVENTURA 2011.
Quest’anno le ragazze della fortunata trasmissione hanno coperto un percorso che ha idealemnte unito Italia ed Egitto: sono infatti partite dalle pendici delle Alpi e sono arrivate alle piramidi della piana di Giza. Un percorso come sempre avventuroso, effettuato in fuoristrada che regalerà a noi appassionati di Egitto, immagini sicuramente affascinanti!!!

DONNAVVENTURA 2011

RETE4 DOMENICA 9 GENNAIO ORE 13:50

NOI ITALIANI SIAMO I PIU’ FESSI!!!

Dopo aver scoperto che dalla svizzera si vola andata e ritorno da Ginevra a Hurgada con meno di 100 euro (!!!!!) oggi scopro che da Stoccarda (Germania) andata e ritorno si trovano con meno di 200 euro!

Noi italiani siamo sempre i più fessi! E’ evidente un accordo tra le varie compagnie per mantenere alti i prezzi per l’Egitto, l’unico paese che si affaccia sul mediterraneo a non avere voli low cost dall’Italia. L’evidenza dei fatti fa chiaramente capire che non è credibile la leggenda popolare che fosse il governo egiziano ad impedire i voli low cost, ma si tratta di un evidente accordo tra gli operatori, cosa che andrebbe seriamente investigata in quanto in palese violazione con le leggi antitrust vigenti in Italia!

Ecco il link al sito che vende voli con partenza dalla Germania!

SULLA STRAGE DI CAPODANNO AD ALESSANDRIA

Un interessante e lucido articolo a firma Giacomo Galeazzi è apparso ieri su Lastampa.it


Al Qaeda ha rivendicato l’attentato di Capodanno ad Alessandria d’Egitto e l’Italia chiederà l’intervento dell’Unione europea. «Questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l’umanità intera, che proprio ieri ha pregato per la pace e ha iniziato con speranza un nuovo anno – ha evidenziato ieri il Pontefice -. Davanti a questa strategia di violenze che ha di mira i cristiani, e ha conseguenze su tutta la popolazione, prego per le vittime e i familiari, e incoraggio le comunità ecclesiali a perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo. Penso anche ai numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010. Rimaniamo uniti in Cristo». Ai funerali delle vittime e nella provincia meridionale di Assiut, ieri i copti hanno manifestato la loro rabbia accusando il governo di abbandonarli alla furia distruttrice dei fondamentalisti. Migliaia di copti, provenienti dal quartiere popolare a maggioranza cristiana di Shubra e da altre zone, sono scesi in piazza al centro del Cairo e hanno occupato il lungo Nilo per un chilometro tra l’edificio della tv statale e il ministero degli esteri. Durante le proteste sono stati scanditi slogan contro «la carenza di polizia», appelli alla «vendetta» e all’« uguaglianza con i musulmani». La polizia è intervenuta e negli scontri dieci copti sono rimasti lievemente feriti.Le tensioni tra le comunità confessionali in Egitto sono aumentate negli ultimi mesi. I copti, che rappresentano il 10% della popolazione, stimata in 80 milioni, si sentono marginalizzati e minacciati. La Santa Sede mette in guardia dalla «cristianofobia». Missioni, nunziature, Comunità di Sant’Egidio, parrocchie, in terra d’Islam la Chiesa in prima linea racconta di sangue innocente, discriminazioni, intolleranze ma anche tentativi di convivenza e pacificazione.La mappa delle persecuzioni anticristiane è al tempo stesso un martirologio globalizzato e un «patchwork» di situazioni locali. «La grande differenza di territori e circostanze della persecuzione è dovuta al fatto che non esiste un solo Islam, anche negli stessi Paesi islamici – spiega il teologo Gianni Gennari -. In Iraq, per esempio, le tensioni tra sunniti e sciiti sono forti e anche violente. Non c’è, anche nelle diverse versioni dell’Islam, un’autorità riconosciuta unica, ma spesso sono diverse e in conflitto tra loro».Ciò fa sì che ovunque, anche approfittando di situazioni sociali e politiche diverse (povertà, tirannie più o meno fondamentaliste o più o meno laiche) «il malcontento popolare possa facilmente essere indirizzato verso le fasce di popolazione religiosamente “diverse”, il che da sempre comporta anche delle diversità sociali», evidenzia Gennari.Ad accomunare i fronti della violenza, è l’escalation di tensioni attorno alle minoritarie «cittadelle» cristiane, il generale clima di ostilità verso i discepoli di Gesù, spesso costretti a fuggire dal terrore degli attentati e da condizioni di vita insostenibili. Nell’Egitto di fine regime Mubarak migliaia di emigranti tornano dall’Arabia Saudita con la mentalità wahabita di voler islamizzare la società. E per le famiglie copte la vita si è fatta dura soprattutto al Sud, come dimostrano gli attentati a Luxor. Ad Alessandria i cristiani non si erano mai nascosti, invece adesso è diventato pericoloso mangiare o bere in pubblico durante il digiuno del Ramadan ed è considerato «atto insolente» indossare abiti non abbastanza larghi.

Sul problema dei copti in Egitto pubblico anche il link ad un articolo sicuramente ben scritto, ma da cui prendo le distanze in quanto non sono a sufficientemente a conoscenza dei fatti e credo che le versioni su questa storia siano talmente tante e talmente diverse che difficilmente si potrà mai arrivare alla verità! Pubblico il link solo affinchè ci si possa almeno in parte rendere conto del livello di esasperazione che raggiungono i temi religiosi in Egitto! In Italia certe cose non si potrebbero forse neppure pensare!!

LA VERITA’ SULLA GUERRA TRA CRISTIANI E MUSULMANI IN EGITTO….


GIACOMO GALEAZZI
Al Qaeda ha rivendicato l’attentato di Capodanno ad Alessandria d’Egitto e l’Italia chiederà l’intervento dell’Unione europea. «Questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l’umanità intera, che proprio ieri ha pregato per la pace e ha iniziato con speranza un nuovo anno – ha evidenziato ieri il Pontefice -. Davanti a questa strategia di violenze che ha di mira i cristiani, e ha conseguenze su tutta la popolazione, prego per le vittime e i familiari, e incoraggio le comunità ecclesiali a perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo. Penso anche ai numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010. Rimaniamo uniti in Cristo». Ai funerali delle vittime e nella provincia meridionale di Assiut, ieri i copti hanno manifestato la loro rabbia accusando il governo di abbandonarli alla furia distruttrice dei fondamentalisti. Migliaia di copti, provenienti dal quartiere popolare a maggioranza cristiana di Shubra e da altre zone, sono scesi in piazza al centro del Cairo e hanno occupato il lungo Nilo per un chilometro tra l’edificio della tv statale e il ministero degli esteri. Durante le proteste sono stati scanditi slogan contro «la carenza di polizia», appelli alla «vendetta» e all’« uguaglianza con i musulmani». La polizia è intervenuta e negli scontri dieci copti sono rimasti lievemente feriti.Le tensioni tra le comunità confessionali in Egitto sono aumentate negli ultimi mesi. I copti, che rappresentano il 10% della popolazione, stimata in 80 milioni, si sentono marginalizzati e minacciati. La Santa Sede mette in guardia dalla «cristianofobia». Missioni, nunziature, Comunità di Sant’Egidio, parrocchie, in terra d’Islam la Chiesa in prima linea racconta di sangue innocente, discriminazioni, intolleranze ma anche tentativi di convivenza e pacificazione.La mappa delle persecuzioni anticristiane è al tempo stesso un martirologio globalizzato e un «patchwork» di situazioni locali. «La grande differenza di territori e circostanze della persecuzione è dovuta al fatto che non esiste un solo Islam, anche negli stessi Paesi islamici – spiega il teologo Gianni Gennari -. In Iraq, per esempio, le tensioni tra sunniti e sciiti sono forti e anche violente. Non c’è, anche nelle diverse versioni dell’Islam, un’autorità riconosciuta unica, ma spesso sono diverse e in conflitto tra loro».Ciò fa sì che ovunque, anche approfittando di situazioni sociali e politiche diverse (povertà, tirannie più o meno fondamentaliste o più o meno laiche) «il malcontento popolare possa facilmente essere indirizzato verso le fasce di popolazione religiosamente “diverse”, il che da sempre comporta anche delle diversità sociali», evidenzia Gennari.Ad accomunare i fronti della violenza, è l’escalation di tensioni attorno alle minoritarie «cittadelle» cristiane, il generale clima di ostilità verso i discepoli di Gesù, spesso costretti a fuggire dal terrore degli attentati e da condizioni di vita insostenibili. Nell’Egitto di fine regime Mubarak migliaia di emigranti tornano dall’Arabia Saudita con la mentalità wahabita di voler islamizzare la società. E per le famiglie copte la vita si è fatta dura soprattutto al Sud, come dimostrano gli attentati a Luxor. Ad Alessandria i cristiani non si erano mai nascosti, invece adesso è diventato pericoloso mangiare o bere in pubblico durante il digiuno del Ramadan ed è considerato «atto insolente» indossare abiti non abbastanza larghi.

IN GITA A IL CAIRO

Una semplice ma piacevole raccolta di fotografie scattate a Il Cairo

UNA FOTO AL GIORNO: LA STRAGE DI ALESSANDRIA

La foto che voglio proporvi oggi è un’immagine molto significativa, scattata all’interno della chiesa di Alessandria nella notte di capodanno, dove in nome di Dio e della religione, 21 persone hanno perso la vita a seguito di un attentato rivendicato da Al queida!

Leggendo i libri di storia mi sono sempre meravigliato di quanto sangue e quanto dolore possano causare le religioni. La religione non dovrebbe causare vittime, il rapporto che un uomo ha con il suo Dio, qualunque esso sia, dovrebbe riguardare la coscienza del singolo!

Sembra di leggere le cronache del Medio Evo e forse per noi occidentali questo estremismo e questo odio non sono neppure concepibili. In Europa i musulmani professano il loro credo senza problemi, talvolta addirittura con arroganza e prepotenza!

Il fanatismo religioso è sempre e comunque condannabile, come sono condannabili tutti gli eccessi, di qualsiasi genere essi siano.
Stiamo svegli, non permettiamo che questi esasperati dis-valori irrompano nelle nostre città, nelle nostre piazze, nelle nostre chiese!

Un'immagine molto significativa sulla strage di Alessandria