DALL’ITALIA UNA PROPOSTA PER LO SVILUPPO DELL’OASI DI SIWA

Arriva dall’Italia una proposta per lo sviluppo sostenibile dell’oasi millenaria di Siwa, in Egitto. Il sito, nel nord del paese africano e punta estrema verso oriente della diffusione della civiltà berbera, rischia di perdere per sempre il suo cuore urbano originario: il millenario quartiere di Shali, costruito con un materiale salino chiamato “kershef”. La pioggia, seppur rara, e l’acqua che affiora quotidianamente dal sottosuolo ne stanno infatti causando lo scioglimento. Inoltre, progetti passati di restauro con materiali moderni non naturali, incoraggiati anche dal costo eccessivo del ‘kershef’, rappresentano una seria minaccia per un luogo che è stato candidato ad essere incluso nella lista dei siti Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Da qui l’Italia è entrata in campo con il progetto “Diarcheo, proposta per uno sviluppo sostenibile dell’Oasi di Siwa”, presentato recentemente al Cairo. L’iniziativa fa parte del complesso programma di sostegno alla cooperazione regionale finanziato dalla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina e dal ministero dello Sviluppo economico.

Il progetto, coordinato dalla Regione Puglia in partenariato con la Regione Molise, ha visto la realizzazione di uno studio condotto dal Politecnico di Bari, che propone il recupero dell’utilizzo del kershef per la ricostruzione del centro storico. Introducendo però, alcuni elementi strutturali innovativi che ne migliorerebbero la resistenza. “È l’unico modo, a nostro avviso, di mantenere il valore economico di un bene culturale che rischia altrimenti di andare perduto per sempre”, ha affermato durante la presentazione l’architetto italiano Attilio Petruccioli. Sul valore economico dell’oasi, invece, si è soffermato l’economista Valerio Tuccini dell’Unimed di Roma, il quale ha evidenziato come la salvaguardia dell’identità culturale del luogo può trasformarsi in una importante risorsa per lo sviluppo locale.


Al seminario sono intervenuti – tra gli altri – anche il sindaco di Siwa, Samir Belal, il quale ha accolto con favore la proposta italiana, sottolineando la difficile situazione dell’oasi soprattutto per quel che riguarda l’agricoltura ostacolata dall’acqua salina, e la dottoressa Maria Grazia Rando del Coordinamento della Cooperazione decentrata della Dgcs. Il centro urbano di Shali risale presumibilmente al primo periodo di stanzialità dei berberi. Siwa si trovava al punto di svolta della via della seta, della via del tè e delle vie carovaniere che provenivano dal centro Africa, dirette verso il Mediterraneo e la penisola iberica. Si tratta, dunque, di un punto unico di riferimento geografico e antropologico che ha resistito per millenni e che rischia di scomparire entro una ventina d’anni se dovessero prevalere le esigenze dell’immediato sfruttamento economico.

UNA FOTO AL GIORNO

L'isola di Tiran, di fronte a Sharm el Sheikh

MIRO IL PRINCIPE DELLA DANZA DEL VENTRE PRESTO IN ITALIA

Miro con l’italianissima Sasha

Il principe della danza del ventre è cosi’ che viene considerato in Egitto. E’ il numero uno. provate questa tradizionale arte , ma con un tocco di fantastico! Miro e’ Professionalmente preparato e proveniente dal Cairo.Primo ballerino dell’ Alf leila wa leila in Sharm el Sheik, il suo talento unico lo ha visto esibirsi in tutto il Medio Oriente, apparire in televisione e addirittura fornire lezioni di regalità femminile. Miro sara’ a maggio ospite d’onore al Congresso Nazionale di Danza del Ventre che si terra’ a Milano marittima .La tradizione della danza del ventre maschile risale al periodo ottomano, quando i ballerini principali sono stati i ragazzi conosciuti come “köçeks”. Miro ricrea questa tradizione del passato in uno spettacolo che lo vede compiere da solo o accompagnato dai suoi ballerini, e comprende la sua famosa danza del tamburo! Da alcuni mesi a questa parte si esibisce con una danzatrice italiana sua allieva Maria in arte Shasa di Sorrento. Shasa e Miro hanno appena concluso un tour che li ha visti protagonisti di spettacoli in Sharm el Sheik nel periodo delle festivita’ nei migliori hotel, acclamati da turisti ed egiziani. Questo spettacolo è una boccata d’aria fresca, offrendo qualcosa di unico, nuovo e poco visto prima!

 

27-28-29 maggio Meeting Events & Congress Srl
Viale Jelenia Gora, 12     48015 Cervia Ravenna

L’EGITTO CONTRO I MATRIMONI TURISTICI

Sazanne Mubarak

Anno nuovo, vita nuova: in Egitto parte proprio a gennaio il piano nazionale della durata di due anni per mettere un freno ai matrimoni delle minorenni e stoppare il fenomeno delle nozze “turistiche” o “stagionali”. Infatti sempre più frequentemente accade che ricchi sceicchi arabi del Golfo vadano in Egitto di proposito per legalizzare le loro unioni matrimoniali con ragazze povere e giovanissime.
Tanti sono i Paesi in cui è diffusa questa pratica, ma in Egitto è in continuo aumento: pensate che soltanto nel 2010 ci sono stati 242 matrimoni turistici.
Nel caso dell’Egitto accade che possidenti uomini arabi prendano in sposa una giovanissima donna egiziana con scarse possibilità economiche, a cui viene affidata una dote. Solo una volta giunta nel Paese del marito la donna viene a conoscenza dell’esistenza di altre mogli.

Il piano fa parte di una più ampia risoluzione sancita in seno al Forum internazionale sul traffico di esseri umani svoltosi nelle scorse settimane a Luxor con l’alto patrocinio di Suzanne Mubarak, moglie del presidente.
Tra le altre cose, in tempi recenti l’Assemblea del Popolo ha approvato un progetto di legge che penalizza il traffico di esseri umani e prevede pene da 7 anni di carcere in su per chi se ne rendesse responsabile.
La legge attualmente in vigore impone di fatto che una ragazza non possa sposarsi prima dei 18 anni e un ragazzo prima dei 21. Nonostante ciò l’Egitto è in testa fra i Paesi arabi dove è più diffuso il costume del matrimonio turistico, presente anche nel Golfo.

ZADI HAWASS E L’OBELISCO DI NEW YORK

L'obelisco all'epoca del suo insediamento

Al Central Park di New York si trova un obelisco di granito rosso ,alto 21 metri e realizzato durante la 18esima dinastia per commemorare il re Tuthmose III, nonno di Tutankhamon. Questo obelisco è uno di coppia di obelischi gemelli originariamente eretti in Heliopolis, ma poi spostati ad Alessandria, di fronte al tempio dedicato al Divino Giulio Cesare.
Nel corso del 19 ° secolo, il Khedive d’Egitto, che ha governato come viceré del sultano di Turchia tra il 1879 e il 1914, ha donato due obelischi alle nazioni industrializzate occidentali in cambio di aiuti esteri per modernizzare l’Egitto ( canale di Suez). L’obelisco di Londra è stata innalzato nel 1879, il suo gemello invece fu eretto a Central Park nel 1881. Da allora è comunemente conosciuto come “Cleopatra Needle”.
Durante la sua ultima visita a New York, Zahi Hawass, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità (SCA), ha potuto appurare che l’obelisco ha severamente resistito alle intemperie del secolo scorso ma non è stato adeguatamente conservato nè sono stati compiuti sforzi per conservarlo . Questo fatto ha portato Hawass a scrivere una lettera al presidente del Central Park Conservancy e al sindaco di New York City per chiedere il loro aiuto nella cura dell’obelisco, avvisando che , nel caso non fossero state prese tutte le misure necessarie per migliorarne la conservazione, avrebbe provveduto a fare in modo di riportarlo a casa.
Questo avvertimento ha creato trambusto nella stampa americana.

Le gravi lesioni ai geroglifici

“Io sono responsabile di tutti i monumenti egiziani e uno dei miei compiti è quello di monitorare il patrimonio Egitto, sia nel paese o all’estero”, ha detto Hawass ad Ahram Online . Ha continuato: “Perché uno dei principali obiettivi del mio mandato di segretario generale di SCA è stata la conservazione e protezione delle antichità egizie, ritengo necessario che io lotti per il restauro di questo obelisco”.
Hawass ha aggiunto che le foto recenti mostrano che l’obelisco ha subito gravi danni, soprattutto al testo geroglifico inciso su di esso.

Secondo il New York Post , il Dipartimento Parchi ha detto che il monumento è in gran forma per la sua età e non è in alcun bisogno di un lifting.
“Abbiamo grande rispetto per questo artefatto egiziano” Jonathan Kuhn, direttore di oggetti d’arte del New York City Parks and Recreation Department ha detto al New York Post . Ha continuato sostenendo che una relazione datata 1980 rivela che il monumento aveva già qualche danno alle iscrizioni sui fianchi, ma che il danno è stato fatto prima del 20 ° secolo.

MEMORIE DI UN GATTO NERO NEL MEZZO DEL MAR ROSSO

Un libro simpatico e divertente, scritto da Mao Casella, scaricabile gratuitamente da Internet al seguente indirizzo:

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Buona lettura!!

Mi ricordo ancora quella tiepida sera di novembre, quando mi rapirono dal giardino del diving center del Coral Bay a Sharm el Sheikh, in Egitto.
Intendo dire, non che poi mi trovassi troppo bene, in quel posto… ero stato abbandonato poche settimane prima dalla mamma, quella vera, e per nove lunghi giorni avevo dovuto pietire cibo dai sub che lavoravano lì, con dei giardinieri che mi prendevano a calci, delle segretarie che urlavano, ma soprattutto il capo del diving che minacciava di uccidermi ogni volta che miagolavo e purtroppo, io sono sempre stato molto loquace.
Ah, dimenticavo, mi chiamo Mac, sono un gatto nero di razza caucasica e quel giorno ho vinto al totocalcio.
Dicevo: fui rapito da due o tre persone, tra cui c’era anche la mia futura mamma adottiva, e chiuso in una cesta di vimini.
– Chiudilo dentro… veloce!
– Col cazzo, graffia come una pantera…
– Dai! Dai!
– Mieaeooouwww.
Era un grosso omone biondo di nome Mircazzi, accanto ad una più piccolina, scura, che dava gli ordini: Cristina. Poco dietro una lunga ragazza attonita che di lì a poco avrei amato con tutto il mio cuore. Diventò mia madre: Anna.
– Non fategli male – disse la mamma, quasi piangendo.
– E’ lui che mi fa male, xxxx!!!
– E’ nero, se scappa non lo becchiamo più…
Devo dire che in quei giorni avevo paura anche della mia ombra e che tutto quel casino, poco prima del tramonto, mi mise in seria difficoltà. Poi, soprattutto, perché volevano mettermi in quel cesto?
Lottai con tutte le mie forze e graffiai a destra e a manca, ma alla fine fui sopraffatto. Nel cesto, il buio.