UN LIBRO SOTTO L’OMBRELLONE: CHE IL VELO SIA DA SPOSA

La Bridget Jones del mondo arabo ha 30 anni, viso dolce e occhi scuri. Porta un grande anello – non di fidanzamento, naturalmente – e non ama essere chiamata Bridjet Jones. “All’inizio – dice – non sapevo neanche chi fosse. Tantomeno conoscevo Sex and the City. Da noi questi film non sono trasmessi”. Eppure sfuggire all’etichetta è difficile: Ghada Abdel Aal è la giovane donna che per prima in Egitto ha osato infrangere il tabù del silenzio, raccontando pubblicamente la corsa disperata di migliaia di sue coetanee e delle loro famiglie per accaparrarsi un buon marito. Lo ha fatto in un blog (http://wanna-b-a-bride.blogspot.com) che racconta le avventure sue e delle sue amiche – tutte inglobate nel personaggio di Bride, sposa in inglese – e che è un susseguirsi di personaggi assurdi e situazioni imbarazzanti: dalla zia Ficcanaso al potenziale fidanzato che interrompe l’incontro con la famiglia per guardare una partita di calcio, fino al “bello e possibile” che si scopre essere un ladro. Ma che, fra un sorriso e l’altro, dipinge una società in cui – per usare le sue stesse parole – “le ragazze esistono solo perché qualcuno le sposi. Ma non devono essere loro a cercare qualcuno. Né tantomeno parlarne”.

E’ così che, a differenza dell’eroina di Helen Fielding o delle quattro newyorkesi uscite dalla penna di Candace Bushnell – divertenti e provocatorie ma certo non rivoluzionarie – Ghada ha davvero sfondato il muro delle convenzioni sociali. Diventando molto più che un fenomeno di costume. In tre anni il blog ha avuto più di 500 mila contatti, i post sono diventati un libro e presto saranno anche dei fumetti e una serie televisiva. I diritti sono stati acquistati in Germania e in Gran Bretagna, oltre che in Italia, dove la casa editrice Epoché è stata la prima a dare a Ghada una voce fuori dai confini del suo Paese.

Il successo ha colto questa farmacista tramutata in scrittrice impreparata: “Avevo bisogno di sfogarmi – racconta – avevo perso le mie migliori amiche, che si sono sposate. Non avevo più nessuno a cui raccontare le mie disavventure alla ricerca di un marito e così ho iniziato a scriverle su internet. Mi aspettavo pochi lettori e molti insulti, perché ho usato un linguaggio molto schietto, ho rivelato molti dei “trucchi” di noi ragazze e ho detto cose che gli uomini non vorrebbero sentire. Invece sono arrivati i ringraziamenti: dei ragazzi, che dicevano di aver finalmente capito molte cose. E delle coetanee, che si sentivano meno sole”.

Post dopo post Ghada ha puntato i riflettori su una questione sociale sempre più evidente in Egitto: paralizzati dalla crisi economica e da un tasso di disoccupazione superiore al 9% (quello ufficiale: ma esperti indipendenti parlano del 20%) e con un 20% della popolazione che vive sotto la soglia della povertà, i giovani sulle rive del Nilo si sposano sempre più tardi. E se per un ragazzo restare a casa è noioso ma onorevole, una ragazza che superi la soglia dei 27 senza anello al dito entra automaticamente nella categoria delle zitelle. Quelle che “hanno per forza qualcosa di sbagliato, altrimenti perché non se le piglia nessuno?”, come scrive Ghada. Ai tre milioni di donne egiziane oltre i 35 anni che non sono sposate e a quelle che si avvicinano a questa soglia, Abdel Aal ha dato una voce. Che ora rimbomba come un’eco: dopo il suo successo sono nati gruppi su Facebook dedicati alle “zitelle”, un blog e una radio intitolati “Voglio divorziare” e un magazine dedicato a chi ha un matrimonio fallito alle spalle.

Difficile immaginare che la valanga sia stata innescata da questa giovane donna con i capelli coperti da un velo nocciola. A prima vista, infatti, l’aria timida non corrisponde allo stile pungente del blog e del libro: “Quando scrivo sono molto più spigliata”, ammette lei. Questa dicotomia le ha creato non pochi problemi: “Ora – sorride – è ancora più difficile trovare un fidanzato. Uno dei pochi che si è fatto avanti cercava Bride, non me: mi ha chiesto perché ero così diversa dalle cose che raccontavo. Ho capito che neanche lui è quello giusto.” Nonostante tutto Ghada non smetterà di cercare: “Voglio avere dei figli e in Egitto non c’è altra via oltre al matrimonio. E chissà, magari un giorno un uomo ni stupirà”. Di certo, promette, le nozze non saranno la fine del blog: “Se mai succederà magari mi metterò a scrivere della vita da sposata. Sono certa che di cose da raccontare ce ne sarebbero”. Per non parlare del fatto che in tv i sequel sono di gran moda.

Ghada tra le 100 donne dell’anno di Io Donna

Io Donna (Corriere della sera) stila la classifica delle 100 donne dell’anno: e Ghada guadagna il 62° posto.
“Farmacista egiziana, trentenne, single, affida a un blog la sua rocambolesca ricerca di un uomo da sposare e pubblica un bestseller, Che il velo sia da sposa (Epoché). Per tutti, ormai, è la Bridget Jones del mondo arabo.”

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