SE AMATE IL MAR ROSSO, NON DATE DA MANGIARE AI PESCI!!!

Molto interessante questo articolo (che risale addirittura al 2003!!!) in cui viene condannata la pratica del fish-feeding (alimentare i pesci)

Le immersioni dedicate a nutrire i pesci, specialmente gli squali, sono diventate un mega-trend del turismo sub degli ultimi anni, ma dietro alle spettacolari “esperienze con gli squali” ed alle imprese che li organizzano sorgono serie preoccupazioni sia per le persone che per gli animali marini coinvolti.

Dopo tutto, abbiamo smesso di nutrire gli orsi, ed a buona ragione.

Nutrire gli animali selvaggi ha inevitabilmente condotto, in tutti i contesti e gli ambienti, a:

  • seri problemi di salute degli animali e aumento del rischio di attacco alle persone da parte degli animali, inclusi i mammiferi marini e specialmente i delfini.

Nutrire gli animali selvatici altera i comportamenti nutritivi dell’animale e può condurre ad una diminuita abilità nel cacciare o procurarsi il cibo autonomamente.

Può anche generare una durevole dipendenza dalle persone
.
Gli animali vengono sovente nutriti con cibi che non sono in grado di digerire o metabolizzare.
Inoltre, gli animali nutriti dall’uomo tendono a perdere la naturale attenzione sospettosa verso l’uomo ed i suoi congegni.
Questo pone l’animale a maggior rischio di investimento da automobili, barche, eliche, di intrappolamento in reti o strumenti da pesca e li rende più facili prede del bracconaggio e della caccia.


Il nutrimento costante di animali selvatici in una determinata area ha ramificazioni ambientali che si estendono ben oltre la diretta minaccia all’animale nutrito: cambiamenti delle abitudini alimentari e della distribuzione locale dei pesci di reef nelle zone dove il nutrimento artificiale è praticato con regolarità sono stati documentati scientificamente nelle Hawaii, così come sono state documentate alterazioni comportamentali e degli schemi di movimento degli squali nutriti a mano dall’uomo. 

Questo implica che, cambiando il tipo di cibo, il tempo ed il luogo della normale alimentazione in una particolare zona, si alterano le vie naturali di nutrimento ed il flusso di energia nella comunità ittica che la abita.

Inoltre è stato stabilito che il nutrimento di animali selvatici comporta frequentemente un maggior rischio di attacco contro le persone coinvolte.

Centinaia di persone sono ferite ogni anno in questo modo, ed alcuni vengono uccisi.

Nell’ambiente marino, sono state riportate dozzine di morsi da delfini nutriti, da quando, alcuni anni fa, nel Golfo del Messico sono iniziate le “Dolphin Feeding Cruises”.
Le lesioni più comuni includono lacerazioni del volto, delle mani, braccia e torso e la perdita di dita.

Fra i pesci, quelli coinvolti più frequentemente sono gli squali, le murene, le cernie ed i barracuda.

Particolarmente preoccupanti sono, oggi, i casi in cui sub principianti hanno perso parti della mano od hanno subiti altre gravi lesioni, cercando di emulare le prestazioni di divemasters ben più esperti e “stagionati”.

Le operazioni di nutrimento a mano degli squali sono particolarmente preoccupanti, non solo per i sub circostanti, ma virtualmente per chiunque si trovi in acqua nelle vicinanze del luogo di “nutrimento”, inclusi i bagnanti di spiagge vicine.
Questo accade perché, contrariamente alla maggioranza dei pesci di reef, gli squali hanno un “territorio personale” molto vasto e coprono grandi distanze nella loro quotidiana ricerca di cibo.


Nel corso di una recente udienza a Fort Lauderdale, Florida, molti sub hanno riferito di essere stati frequentemente molestati da squali dal comportamento molto aggressivo, in zone dove, da anni, erano abituati ad immergersi senza alcun problema, prima che iniziasse la pratica di nutrimento artificiale degli squali da parte di altri sub. 

Il solo caso conosciuto di morte di un sub, attribuita al nutrimento artificiale di pesci in libertà, è avvenuto in Australia.
Un apneista è annegato dopo l’attacco di un grosso “Sea Bass” (specie simile al branzino) in una località dove veniva praticato il “Fish Feeding”.
Dai reperti autoptici il medico legale concluse che l’apneista era stato colpito e poi afferrato dal pesce ( con la bocca), fino a farlo annegare.

Una delle maggiori obiezioni al “fish feeding” è che questa pratica, se continuata per un certo tempo in una zona, compromette la qualità dell’immersione di altri sub, non interessati a nutrire i pesci.
Si osservano cambiamenti distinti nel comportamento di molti pesci di reef, con pesci normalmente timidi che si precipitano fuori dalle tane quando i sub entrano in acqua e si avvicinano aggressivamente a loro in cerca di cibo.
Simili sciami di Snapper dalla coda gialla e di Sergenti Maggiori, in cerca di cibo artificiale, sono diventati assai comuni nelle Florida Keys e sono, frequentemente, causa di morsi dolorosi ed, in alcuni casi, di piccole lesioni ai lobi delle orecchie dei sub.

ARTICOLO DAN EUROPE, Bill Alevizon, Ph. D.

per gentile concessione DAN Europe

Sulla scorta di questo articolo, la tesi de Il Corriere Ticino, seconda la quale gli attacchi dello squalo di Sharm possono derivare da questa assurda e ridicola prassi!!

L’avevamo anticipato all’indomani del secondo attacco degli squali a Sharm el Sheik (vd suggeriti): dietro alla morte della turista tedesca assalita e uccisa il 5 dicembre, poteva esserci un abuso consistente della pratica del “feeding” – letteralmente: che alimenta – nelle spiagge antistanti la località balneare egiziana. Adesso, dopo lo smacco di un’alta stagione (quella delle feste di Natale e Capodanno) che ha visto pressoché dimezzati presenze e introiti, quella che pareva un’ipotesi si sta rivelando una certezza. Delle questioni legate ai mancati guadagni e alla pessima gestione del caso da parte delle autorità locali e del Ministero del Turismo si è fatto interprete un parlamentare che con un’interrogazione ha portato in aula il dibattito (vd link). Del “feeding” si stanno invece occupando, additandolo come causa prima, gli esperti della Florida convocati in tutta urgenza a Sharm el Sheik dalla CDWS, l’associazione degli operatori locali di subacquea e sport acquatici.

Insomma, dicono in sostanza gli esperti, dietro gli attacchi degli squali a Sharm el Sheik ci sono un “fish-feeding” e uno “shark-feeding” spinti spinti all’accesso in nome di un beneficio turistico mal interpretato. Non c’entrano dunque nè il depauperamento della fauna ittica nè il riscaldamento delle acque del Mar Rosso nè, tanto meno, il lancio in mare di carcasse di ovini da parte di un cargo diretto in Giordania. Il dito è puntato sul “feeding”, una  pratica che inizia alle Bahamas alla fine degli anni ’80 (patrocinata dalla UNEXSO, Underwater Explorer Society) con lo scopo di attirare gli squali in una determinata zona per poterli osservare da vicino e che si trasforma velocemente in un business molto redditizio. Le conseguenze, ora, sono mondialmente note.

Fonte CdT web del 20.1.2011

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One Response to SE AMATE IL MAR ROSSO, NON DATE DA MANGIARE AI PESCI!!!

  1. gianfranco says:

    Non posso non concordare, se pur in linea di massima e con i necessari distinguo, con quanto affermato nell’articolo del DAN e relativo al fish-feeding, soprattutto per quanto riguarda l’alterazione ambientale ed il danno reale che si arreca ai pesci alimentandoli con cibi a loro non congeniali.
    Diverso é il discorso del CdT. Infatti l’affermazione per la quale “gli attacchi dello squalo di Sharm possono derivare da questa assurda e ridicola prassi” riferendosi al “fish-feeding” ed allo “shark-feeding” dimostra che il cronista non é documentato a sufficienza. Trascuro di soffermarmi sul primo dei feeding per far presente allo stesso che a Sharm non mi risulta che negli ultimi 10 anni di mia presenza continua in questa acque, nessuno si sia mai interessato allo “shark-feeding” e che tale attività, peraltro limitatissima a poche aree al mondo, non faccia assolutamente parte delle offerte subacquee dei locali Centri di immersione.
    Se qualcuno fosse più informato di me in questo senso é pregato di contattarmi.
    Il dito, qui a Sharm, non deve essere puntato altro che sulla negligenza criminale di alcuni che hanno ritenuto di sbarazzarsi di carcasse di animali morti (naturalmente o macellati !!) sul reef o nel tratto di MarRosso antistante le nostre spiagge. Qui da noi gli squali ci sono sempre stati, anche se in quantità sempre minori, dagli anni 90 in poi; sono stati allontanati dal progressivo degrado ambientale dovuto alla gestione turistica che ha reso questo mare amato e frequentato da numeri sempre maggiori (fino ad un certo punto) di “rumorosi” subacquei, che é stato sempre più disturbato dal frastuono di centinaia di eliche di barche, le stesse che hanno oramai quasi coperto la superfice dell’acqua con un velo di idrocarburi incombusti “sparati” dalle loro marmitte, che ne limitano l’evaporazione e l’ossigenazione.
    I nostri squali non hanno mai attaccato né subacquei né snorkelisti e sono sempre stati la segreta speranza di incontro di tutti coloro che sono venuti ad immergersi in queste splendide acque.
    Lo “shark-feeding”, operato da specialisti, studiosi di questo splendido animale, viene attuato, dove ciò avviene, prendendo tutte le precauzioni necessarie e non ha creato problemi a chi opera tale attività, se non eccezionalmente; ovviamente va esercitato nei luoghi e nei modi giusti perché non é, potenzialmente, privo di rischi.
    Lo sciocco che provasse a farlo senza averne la necessaria conoscenza sarebbe come chi attraversasse la strada bendato: si cerca la disgrazia ! Ma non incolpate lo squalo se fa lo squalo.
    Incolpiamo gli stupidi che si comportano da tali …… Le conseguenze delle azioni degli ignoranti sono, ora, mondialmente note ( per usare le stesse parole del cronista del CdT)

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