LE OASI DEL SAHARA EGIZIANO

Un bellissimo articolo che descrive le meravigliose oasi del deserto egiziano. Pubblicato da Michele su: http://viaggievita.blogspot.com/2011/01/egitto-le-leggende-del-deserto-bianco.html

Eserciti scomparsi tra le tempeste, cimiteri di cetacei immersi nelle sabbie, oasi fortificate, città intitolate al dio coccodrillo. Da Siwa a Kharga, alla scoperta del Sahara egiziano. Tra sculture di gesso e antiche pietre color giada

Candido. Come nessuno immagina il Sahara. Il suo fascino sta tutto qui. Nell’apparire all’improvviso, dopo infiniti banchi di sabbia color ocra e nere rocce vulcaniche. Un miracolo geologico fatto di pilastri calcarei e monoliti gessosi che, grazie al lavorìo del vento, prende forme di uomini, animali, funghi, fiori.

Una spettacolare immagine del Deserto Bianco

Difficile descrivere il Deserto Bianco, immensa fetta di Sahara egiziano che si estende tra le oasi di Bahariya e Farafra, fino a lambire Siwa a nord e il territorio libico a ovest, collegando le brulle lande del Deserto Occidentale con il Grande Mare di Sabbia. Le sue dune sono interrotte da placche bianchissime formatesi dopo il ritiro di laghi e di paludi che, fino a 5mila anni fa, bagnavano questa regione. Sì perché qui c’era la savana, si cacciavano le gazzelle e vivevano i leoni. Oggi la sabbia copre una civiltà primordiale scivolata nell’oblio attraverso i secoli. E nelle valli, in passato letto di enormi fiumi, il terreno è disseminato ora da miliardi di pietre scavate dal vento e da conchiglie fossili.

Il Monte dei Morti all'oasi di Siwa

Ma il Deserto Bianco nasconde molte altre storie. Come non ricordare l’epopea delle spedizioni del passato: le fatiche di esploratori come Gerhard Rohlfs, salvato nel 1874 da due giorni di pioggia mentre cercava di raggiungere Siwa, e del conte ungherese László Ede Almásy, il Paziente inglese cinematografico che, dal 1929 al 1941, scorrazzò tra queste dune. Entrambi alla ricerca, sempre vana, dell’oasi scomparsa di Zarzora. Da qui ha preso le mosse la civiltà egizia, fiorita poi lungo le rive del Nilo. E da qui è passato Alessandro il Grande, dopo aver conquistato l’Egitto (331 a.C.) e fondato Alessandria. La sua meta era Siwa, dove consultò l’oracolo di Amon, il Dio della Vita: gli disse che egli era figlio di Zeus e che avrebbe dominato il mondo. Dopo di lui arrivò la regina Cleopatra. Forse veniva da Tebe, e chissà se il suo Antonio la aspettava proprio a Siwa, quando l’oasi era ricca e potente. Già inclusa nel regno di Ramesse III (1184-1153 a.C.) fu per secoli capoluogo del deserto, un’ultima frontiera faraonica.

SIWA Piscina di Cleopatra

Oggi, assediata dal Grande Mare di Sabbia, mostra l’ombra dei fasti del passato. Costruita in una depressione 12 metri sotto il livello del mare, si allunga per 80 chilometri e conta 300 sorgenti sotterranee. L’acqua, linfa vitale dell’oasi, scorre lungo una rete di canali che irrigano più di 300 mila palme da dattero e 70 mila ulivi. Da vedere nell’oasi, il qasr del XIII secolo, ancora abitato, ma ormai un cumulo di macerie rosse, il Monte dei Morti, con numerose tombe faraoniche della XXVI dinastia, i resti del Tempio di Amon, edificato tra il 663 e il 525 a.C., e la Piscina di Cleopatra, sorgente citata da Erodoto, dove nuotò la regina egiziana. Osate pure un bagno: l’acqua è limpidissima e il fondo è verde smeraldo.

TRA LE OASI DEL DESERTO OCCIDENTALE

Una delle mummie della valle delle mummie d'oro

L’intero Deserto Occidentale è caratterizzato da enormi depressioni, fondi di antichi mari che, intercettando vene superficiali d’acqua, hanno reso possibile, in uno dei deserti più inospitali del mondo, sia la presenza umana sia la coltivazione e l’allevamento, dando vita a una serie di oasi: oltre a Siwa, El Fayoum, Bahariya, Farafra, Dakhla e Kharga, snodi fondamentali del commercio transahariano. Immerse in panorami mozzafiato e ricche di monumenti storici, sono facilmente raggiungibili e ben collegate tra di loro. Come Bahariya, dove, nel 1996, un distratto custode sprofondò nel terreno di un cantiere alla periferia dell’oasi. Certo, non pensava di aver scoperto una delle più grandi necropoli egizie mai ritrovate, ribattezzata poi Valle delle Mummie d’Oro: all’inizio si parlò di 105 mummie, poi di 250. Oggi si contano 10mila sepolture, ricche di ornamenti di nobili e dignitari vissuti tra il IV e il I secolo a.C. Qui si visitano il museo, con alcune mummie dorate del periodo greco-romano, mentre nella necropoli di Ayn Al Muftillah si vedono tombe di notevoli proporzioni, con sale a pilastri o a colonne e con decorazioni raffiguranti scene religiose, divinità e il re Amasis.

Oasi di Farafra

L’oasi di Farafra racconta invece una storia fatta di scambi e incontri. Nelle vene dei suoi abitanti scorre infatti sangue libico, o meglio, dei Senussi della Cirenaica. Qui, le donne non portano il velo e guardano in faccia lo straniero. Qui, non c’è archeologia, ma solo semplici abitazioni i cui muri sono abbelliti da variopinti disegni che ricordano l’hajj, il pellegrinaggio a La Mecca: rappresentazioni naïf di navi e aerei, e poi ancora falchi, uccelli, gazzelle, cavalli.

Il tempio Deir al-Hagar (clicca x ingrandire)

Dakhla, ricchissima d’acqua (vanta ben 520 sorgenti), si allunga per decine di chilometri a ridosso di una montagna rosa-ocra che chiude l’orizzonte come una quinta teatrale. I verdi campi coltivati a riso sembrano uno sberleffo alle sabbie gialle che li assediano. E, proprio su una collina lungo questo confine, si erge il Deir al-Hagar, tempio romano del I secolo d.C., che conserva preziosi altorilievi raffiguranti le principali divinità egizie. A due passi, il qasr, antico abitato aggrappato alle pendici di una montagna, che appare come una cartolina uscita intatta dalla storia. Le case, a quattro o cinque piani, sono in mattoni di fango scuro, hanno facciate ornate da disegni geometrici e stipiti realizzati con travi finemente intagliate.

Mausoleo di Pasha Hindi (clicca)

Puntando verso oriente si arriva a Bashindi, antico villaggio che la tradizione vuole simile a quelli di epoca faraonica. Qui si trovano invece solo muri intonacati e levigati, linee curve, scale sinuose, porte e finestre che preferiscono il concetto di ovale e rotondo. Dominano i colori pastello, che sembrano stemperarsi nel deserto e nella grande duna che avanza minacciosa alle porte settentrionali del villaggio. Non lontano, si erge il mausoleo del Pasha Hindi. La cupola è islamica, ma l’impianto sottostante è di epoca romana. Tutt’intorno, mezzo ricoperte dalla sabbia, resistono altre otto tombe romane. I sarcofagi sono stati profanati nel corso dei secoli e rimangono spalancati, come occhi vuoti che guardano il cielo. Da un vicolo si accede alla tomba litica di Kitines, riccamente decorata con motivi risalenti al II secolo. E proprio lì, dove ora si distinguono le sagome delle divinità egizie, c’erano i giacigli dei soldati senussi: combattevano contro l’esercito fascista di Rodolfo Graziani, che aveva invaso la loro terra e giustiziato il loro re, Omar al-Mukhtar. Erano fuggiti dai fucili italiani nella libica Kufra attraversando per 680 chilometri il Grande Mare di Sabbia e solo in 300, grazie all’aiuto inglese, arrivarono vivi a Dakhla. Morirono a centinaia. E anche le loro ossa sono ormai sotto la sabbia come quelle dei fanti di Cambise, scomparsi 2500 anni fa, anelli della storia di questo deserto.

Avvicinandosi al Nilo si arriva all’oasi di Kharga. Luxor è a due ore di strada. Capoluogo della regione chiamata El Wadi El Jedid, la città è al centro di un articolato piano di sviluppo economico che punta a decongestionare la sovrappopolata valle del Nilo. Anche se l’antica seduzione è andata persa, rimangono alcuni siti archeologici significativi: il tempio di Hibis del VI secolo a.C., la necropoli cristiano-copta di El Bagawat, un complesso di tombe eretto tra il IV e il VI secolo d.C., con i resti di circa 260 cappelle funerarie dalle cupole affrescate. E se ancora non siete sazi, dirigetevi verso sud in direzione di El Deir, uno dei forti romani meglio conservati della zona. La fortezza quadrata, con un lato di 73 metri, mostra mura altre quattro metri semisepolte dalla sabbia, possenti torri erose dal vento, il pozzo che serviva per l’approvvigionamento dell’acqua, i ricoveri costruiti dai soldati inglesi durante la Grande Guerra. E, forse, tutt’intorno, scorgerete cocci di anfore e di vasi, ombre di quelle carovane di cammelli che passavano di qui fin dai tempi di Diocleziano: è come sfogliare un album di foto dimenticate, che la sabbia ripropone dopo averle inghiottite per chissà quanto tempo.

LE BALENE FOSSILI DI WADI HEITAN
Ancora poco conosciuta, e frequentata, è la zona della depressione di El Fayoum, dove un braccio del Nilo alimenta il lago Birket Qarun, che, visto da lontano, sembra un mare in mezzo al deserto. Gli strati di roccia dal colori psichedelici e dalle forme curiose hanno restituito importanti fossili marini e terresti risalenti a 30-40 milioni di anni fa: siamo nel Jebel Qatrani, considerato oggi il maggiore giacimento di fossili al mondo. Qui si trovano montagne di conchiglie, una riserva che protegge una foresta pietrificata con alberi alti fino a 20 metri, una strada romana lastricata con frammenti di tronchi fossili. Per il suo clima mite, l’oasi di El Fayoum fu utilizzata come territorio di caccia reale già nell’Antico Regno, poi i faraoni della XII dinastia vi trasferirono la loro capitale, Krokodilopolis. Innumerevoli i resti di epoca egizia: da non perdere il tempio-fortezza di Qasr es-Sagha, dell’Antico Regno, dedicato al dio coccodrillo Sobek, e la città fortificata tolemaica di Dimeh, racchiusa entro mura alte 9 metri. Ma il vero pezzo forte si chiama Wadi Heitan, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. In pieno deserto, è il più ricco e importante giacimento al mondo di balene e cetacei fossili, vecchio di 40 milioni di anni, epoca in cui le balene passarono da mammiferi terrestri a marini. Costeggiando poi per un tratto Ghurd Abu Muharrik, una catena di dune lunga 500 chilometri, si raggiunge Djara Cave, una delle rarissime grotte carsiche sahariane, adorna di enormi concrezioni alabastrine e di incisioni preistoriche.

Particolare della grotta dei nuotatori

Particolare della grotta Foggini

LA CAPPELLA SISTINA DEL SAHARA
Infine, il deserto importante, quello riservato a quanti amano il Sahara più lontano. Un luogo perduto nel Sud egiziano, talmente poco esplorato che, fino a pochi anni fa, non era nemmeno segnato sulle carte e che, oggi, si raggiunge solo con una spedizione perfettamente organizzata di almeno due settimane. Si va dai rilievi del Gilf Kebir, con le ripide pareti di roccia nera a fare da grandioso sbarramento alle dune, alla montagna del Jebel Uwainat, dal Baz Krater, depressione scavata dalla caduta di un meteorite, dove si trovano molti manufatti preistorici– amigdale, punteruoli, coltelli, seghetti, freccette, asce, pestelli –, fino alle grotte: quella dei Nuotatori e la Foggini, vera Cappella Sistina del deserto, in cui l’arte rupestre si mostra in tutte le sue ere, dove si muovono danzatori, suonatori, cacciatori, tuffatori, gazzelle, giraffe, misteriosi animali acefali e un’insolita quantità d’impronte di mani e di piedi. Per finire, un altro miraggio, verde questa volta: la Silica Glass, una valle tempestata di pietre color giada, dall’origine misteriosa.

Particolare della Grotta Foggini

La pietra denominata Silica Glass

NAGHIB MANFUZ: L’UNICO NOBEL ALLA LETTERATURA DEL MONDO ARABO

LA TRILOGIA DEL CAIRO
(Tra i due palazzi- Il palazzo del desiderio- La via dello zucchero)

di Naghib Mahfuz
Vol I: tradotto da Clelia Sarnelli Cerqua (pagg 653; prezzo: euro 16,50)
Vol II: tradotto da Bartolomeo Pirone (pagg 598 ; prezzo: euro 14,00)
Vol III: tradotto da Clelia Sarnelli Cerqua (pagg 456; prezzo : eruo 14,00 )
Casa editrice: Tullio Pironti editore


E’ molto difficile recensire l’opera dell’unico premio Nobel per la letteratura di tutto il mondo arabo.I libri sono imponenti (in totale più di 1500 pagine), ma, come tutte le saghe, non vi accorgerete neanche di essere arrivati all’ultima pagina e aver vissuto mezzo secolo in compagnia di una famiglia egiziana e aver assistito al riscatto di un paese dall’occupazione inglese.

LUCA CAMPIGOTTO: LE PIETRE DE IL CAIRO

Il Cairo, città misteriosa che racchiude in sé l’enigma delle Piramidi, un grande scenario della storia di grande forza evocativa. Fotografie affascinati e suggestive, realizzate da Luca Campigotto nel 1995 e 1996 che catturano una città molto forte e di straordinaria stratificazione architettonica: dalla piana delle Grandi Piramidi di Giza fino al dedalo del Bazar di Khan El-Khalili nel cuore della Cairo Islamica passando per la Città dei Morti e le monumentali tombe dei Mammelucchi, scorrono scenari intrappolati nel tempo, fotografati spesso di notte quando l’irregolarità dell’illuminazione notturna trasforma la città in una gigantesca scenografia. Il Cairo, luogo caotico, ricco di mille suggestioni dove si avverte il senso e il profumo della storia. Una città millenaria, uno degli snodi cruciali del mondo, la punta d’oriente in Africa da sempre crocevia di viaggiatori, mercanti e soldati d’occidente, una megalopoli moderna che nel proprio cuore vecchio conserva un teatro del tempo. Questo libro dà l’opportunità di viaggiare con la fotografia indietro nei secoli celebrando per immagini luoghi di fascino inesauribile.

Il Cairo che Luca Campigotto ricostruisce con le sue fotografie in bianconero di grandi dimensioni è una sorta di percorso nei labirinti della Storia.
Dalle piramidi di Gizah e Saqquara al “cuore islamico” della città: la Cittadella, La Città dei Morti, le tombe dei Mamelucchi, il bazar di Khan el-Khalili, la moschea di Ibn Toloumn… In queste immagini notturne e diurne viene svelandosi una megalopoli dai tratti antichi, e spesso quasi surreali.
Le grandi piramidi a volte sembrano uscire da una stampa d’epoca, altre volte appaiono come astronavi primordiali atterrate nel deserto; mentre le architetture della Città Islamica si affastellano, sovrapponendosi in un caos scenico straordinario.Le immagini sono dense di materia e di dettagli; lo sguardo indugia sulle cose con insistenza, quasi cercando l’odore dei secoli.

Dopo essersi fatto genius loci della sua Venezia, Campigotto si muove anche al Cairo come all’interno di una macchina del tempo fitta di visioni. Un’altra tappa di quel viaggio a ritroso nel tempo – tra monumenti mitici e inediti scorci visivi spesso illuminati da luci teatrali – che lo ha già portato in luoghi d’immenso fascino come Sana’a nello Yemen, Angkor in Cambogia e l’Isola di Pasqua.

Luca Campigotto (Venezia 1962) ha esposto tra gli altri al Mois de la Photo, Parigi; 47ma Biennale di Venezia; MAXXI, Roma; MEP, Parigi; IVAM, Valencia; Galleria Gottardo, Lugano; The Art Museum, Florida; C.C.A., Montreal. A FotoGrafia Festival Internazionale di Roma era presente lo scorso anno con ‘Teatri di Guerra’. Le sue opere fan parte di collezioni private e pubbliche. Ha pubblicato: Venicexposed (Contrasto/Thames&Hudson 2006); Sguardi gardesani, Nicolodi 2004; L’Arsenale di Venezia, Marsilio 2000; Fuori di casa, 1998; Molino Stucky, Marsilio 1998; Venetia Obscura, Peliti 1995. Coltiva da sempre l’interesse per la scrittura. Nel 2005 la rivista Nuovi Argomenti ha pubblicato una selezione di sue immagini e poesie. Il Museo di Roma ha ospitato, nell’ambito del Festival – FotoGrafia 2007, “Le pietre del Cairo” di Luca Campigotto.

Autore:  Campigotto Luca

Editore:  Peliti Associati

Genere:  fotografia

Argomento:  cairo (il)

ISBN: 8889412143

ISBN-13: 9788889412145

Data pubbl.: 2007

EL ESRAA ALLA RICERCA DI COLLABORAZIONI IN EUROPA

El Esraa è un’azienda egiziana fondata nel 1997. Inizialmente distribuiva erbe mediche, spezie e semi nel mercato locale. 

Dal 2000 al 2009, in seguito all’enorme successo riscosso, ha cominciato ad ampliare il proprio business, incrementando la varietà dei prodotti e rifornendo il mercato dell’export egiziano con diversi tipi di spezie e semi. Dalla fine del 2009, El Esraa ha avviato il commercio internazionale nel sud-est Asiatico e nei paesi arabi.

Ahmed Hossny, rappresentante in Europa dell’azienda egiziana, racconta: “Passo dopo passo, abbiamo conquistato la fiducia dei nostri clienti, grazie ai prezzi competitivi, l’alta qualità dei prodotti e i ristretti tempi di consegna. Abbiamo inoltre aggiunto al nostro assortimento frutta fresca e verdura. Il nostro obiettivo è la piena soddisfazione dei nostri clienti”.

“Recentemente – prosegue Ahmed – abbiamo preso contatti con alcune aziende italiane, con le quali cominceremo a collaborare prestissimo. Per quanto riguarda il mercato europeo, abbiamo la possibilità di esportare verso qualsiasi paese”.

Contatti:
Ahmed Hossny – EU Rapresentative
El Esraa
Cell.: +39 331 8362716
E-mail: ahmedhossny@elesrafarms.com
Web: http://www.elesrafarms.com

EGITTO CONTRO GERMANIA PER IL BUSTO DI NEFERTITI

(ANSA) – ROMA, 24 GEN – L’Egitto torna a chiedere formalmente a Berlino la restituzione del busto della regina Nefertiti, star del neo restaurato Neues Museum. Il busto e’ in Germania dal 1913 e da tempo l’Egitto conduce una battaglia per riportarlo in patria, giudicando poco chiare le circostanze che portarono l’opera d’arte in Germania, dopo il suo ritrovamento da parte dell’archeologo tedesco Ludwig Borchardt nel 1912.

Berlino, 24 gen. – (Adnkronos/Dpa) – La Germania ha respinto la richiesta egiziana di restituzione del busto di Nefertiti, affermando che la domanda non e’ firmata da nessun ministro e non ha quindi carattere governativo. Un portavoce del ministero della Cultura tedesco, Hagen Philipp Wolf, ha dichiarato che la richiesta e’ firmata da Zahi Hawas, capo del Supremo Consiglio delle Antichita’, che e’ solo vice ministro della Cultura. Il ministero tedesco ribadisce inoltre che la scultura e’ legalmente di proprieta’ della Germania.