PER CAPIRE QUALCOSA DEI DISORDINI IN EGITTO

Arabi invisibili

Catalogo ragionato degli arabi che non conosciamo. Quelli che non fanno i terroristi
Autore: Paola Caridi

Contributi: ‘Ala  Al-Aswani
Collana: Serie Bianca
Pagine: 176
Prezzo: Euro 14,00

Premio Capalbio 2008

È probabile che George W. Bush non abbia mai bevuto una limonata alla menta. È probabile, dunque, che Bush così come la maggior parte di chi decide delle sorti del Medio Oriente e del Nord Africa non sia mai entrato attraverso la grande porta della cultura araba. Eppure quella che è una delle bevande tradizionali del mondo arabo è il sunto di una civiltà – a noi legata da intrecci invisibili lanciati lungo il Mediterraneo – che ha nel suo Dna raffinatezze e profondità dimenticate dall’Occidente.
Il mondo arabo continua anche oggi a vivere, oltre il velo dei nostri pregiudizi. In una fascia cangiante che va da Casablanca a Ryiadh si muovono milioni di arabi invisibili, schiacciati dal peso di uno stereotipo ormai imperante in Occidente, per il quale tutti coloro che hanno un passaporto mediorientale o nordafricano sono potenziali terroristi, kamikaze, seguaci di Osama bin Laden.
Il catalogo odierno degli arabi invisibili, invece, è lungo, variegato, sorprendente. Ne fanno parte ragazzi che usano Internet, professionisti educati nelle nostre università, cineasti e fior di scrittori. Se la lista degli arabi che non conosciamo fosse solo questa, però, saremmo al semplice elenco di quelli bravi, buoni e simpatici. Bisogna, invece, superare il muro, e osservare quella lunga teoria di uomini e donne a cui l’Occidente non riconosce volto e fattezze: quelli che si fanno in quattro per mandare i figli a scuola, che inondano la regione delle rimesse del loro lavoro, che fanno cultura tra le maglie della censura e opposizione tra le costrizioni dei regimi.
L’homo arabicus del Terzo Millennio compare, così, in tutta la sua complessità. I seguaci dell’islam politico – ormai la maggioranza degli elettori – chiedono democrazia e diritti civili, appoggiati dai settori laici e liberali. Le femministe più preparate indossano il velo, mentre la cultura pop dei videoclip e dei film incide sui cambiamenti sociali. I nuovi imprenditori non sono più gli sceicchi del petrolio, ma governano telefonini e tv. Finita, dunque, l’era delle odalische, dei beduini, quello che si apre a un occhio attento è un mondo ricco, alla ricerca di un nuovo rinascimento considerato imperativo. Che rifiuta con stizza lezioni di democrazia e civiltà dall’Occidente.

NON CI SONO PIU’ LE MEZZE STAGIONI!!!!

Tra il weekend e l’inizio di questa settimana fenomeni estremi hanno interessato alcune aree del nostro pianeta, tra cui California ed Egitto, ove si sono verificate piogge intense accompagnate da raffiche di vento, alluvioni lampo e purtroppo anche qualche vittima. L’origine di queste fenomeni è da ricercarsi nell’influenza di alcuni dei principali “attori” che influenzano il nostro clima, e in particolare del “bambinello cattivo” (El nino) per quanto riguarda le tempeste sulle zone occidentali degli States, e dell’Orso delle steppe russe (ovvero l’anticiclone russo-siberiano) per le alluvioni egiziane.
Durante lo scorso fine settima un’intensa perturbazione ha raggiunto latitudini insolitamente meridionali, recando una severa fase di maltempo tra Egitto ed Israele, zone solitamente aride e desertiche anche nei mesi invernali. Qui i danni provocati dalle forte precipitazioni sono risultati ingenti poiché queste regioni sono caratterizzate da suoli aridi e impermeabili e quindi poco capaci di assorbire l’acqua piovana. Sono oltre 200 i millimetri caduti nel giro di 24 ore a Nekhel, nel Sinai; le piogge hanno interessato anche la nota località turistica di Sharm-el-Sheik dove avrebbero danneggiato l’aeroporto e provocato una vittima, e si sono spinte fin in pieno deserto (3 mm a Hurgada e 2 a Luxor). Anche in Israele piogge abbondanti, fino a 60-80 mm, si sono abbattute sul deserto del Negev. La Giordania è stata coinvolta da allagamenti, in particolare nel sud del paese con 202 mm cumulati ad Al-Aqabah. Questa situazione è figlia di depressioni mediterranee che sono obbligate a transitare a latitudini molto basse in seguito alla forza e all’estensione dell’anticiclone Russo, seguendo una “Storm track” che va dalla Sicilia/Mar Libico, attraverso l’Egeo, fino al bacino orientale del Mediterraneo. In questo caso la fenomenologia è stata anche esaltata da una goccia fredda di -25°C a 500 hPa, che si è posizionata davanti alle coste egiziane, favorendo una situazione di spiccata instabilità atmosferica, dato l’intenso gradiente termico alle varie quote. Fenomeni alluvionali hanno interessato e stanno coinvolgendo tuttora California, Nevada e Messico settentrionale, in seguito a un vortice collegato al ciclone delle Aleutine che si è spinto fino a latitudini molto basse. Questa situazione non è inusuale durante gli eventi intensi de “Il Nino”, cioè l’anomalo riscaldamento delle acque superficiali delle coste sudamericane del pacifico, come quello che è in corso durante quest’Inverno. Durante tali eventi le precipitazioni cumulate sulle coste sudoccidentali degli U.S.A. superano di oltre il 100% la media. In questo frangente piogge alluvionali hanno interessato Los Angeles, San Diego e San Francisco con oltre 50 mm in poche ore e raffiche di vento fino a 80/100 Km/h, senza contare gli oltre 50 cm di neve caduti sulle montagne. La “città degli angeli” è stata interessata anche da un tornado che ha provocato una vittima, danni ingenti e oltre 800 abitazioni evacuate. Qui l’allerta rimane sempre elevata poiché un’ulteriore intensa perturbazione è attesa dalla mattinata di giovedì su zone già provate da quattro giorni di forte maltempo.

QUALCUNO STA PROVANDO A CAMBIARE LE COSE – 2

Mai sentito parlare del Sahara Forest Project? Se la risposta è no, sarà bene raccogliere qualche informazione, poiché Norvegia e Giordania hanno recentemente firmato un accordo per trasformare lo spazio arido del deserto sahariano in un’oasi verde. 

Il progetto, sviluppato grazie alla collaborazione di alcune società londinesi (Max Fordham Consulting Engineers, Seawater Greenhouse, Exploration Architecture) e della norvegese Belona Foundation, mira infatti alla costruzione di una serra pilota ad Aqaba, in Giordania, poco distante dal Mar Rosso. Duecentomila metri quadrati di verde a partire dal 2012: ma come?

Sfruttando tutto quello che c’è per natura: le inesauribili fonti del sole, l’acqua di mare, l’aria e le biomasse. In cambio, cibo, acqua e nuova energia, pulita.

Sole e acqua. Il progetto prevede l’utilizzo di tecnologie CSP (Concentrated solar power), un innovativo sistema di lenti e specchi che, disposti su un’ampia superficie come quella in questione, sono in grado di canalizzare le grandi quantità di energia termica prodotta dalla luce solare verso un’area precisa e mirata. In questo caso, l’area è ‘occupata’ da una serie di tubi d’acqua; grazie al calore l’acqua si trasforma in una massiva quantità di vapore e quel vapore è poi spinto verso una turbina, a sua volta connessa ad un tradizionale generatore elettrico.

Acqua e aria. Anche l’aria calda del deserto, che notoriamente si presta poco al ‘giardinaggio’, viene aspirata attraverso i filtri insieme all’acqua di mare. E all’interno dei tubi il tutto, depurato da polveri, insetti e impurità, subisce una serie di sbalzi di temperatura (parliamo degli stessi tubi che ricevono il calore solare) che ne garantiscono la condensazione e la desalinizzazione fino alla definitiva trasformazione in acqua dolce e utilizzabile per le colture.

Biomasse. Sembra che le alghe siano il composto ideale per produrre energia con le biomasse: ben trenta volte superiori alle risorse tradizionalmente usate come legno, spazzatura o combutibili a base di alcol. Il Sahara Forest Project conta perciò di coltivarne in quantità all’interno di specifiche vasche di acqua marina (fotobioreattori): con l’aumentare del fabbisogno energetico, quelle alghe saranno un combustibile prezioso per ovviare alla dipendenza da carbone, petrolio o metano.

Il risultato. L’entusiasmo degli sviluppatori del progetto è giustificato: se tutto procedesse come sperato, il Sahara avrebbe presto una serra di immense proporzioni, totalmente autosufficiente e in perfetta armonia con l’ambiente. E ‘scusate se è poco’, in un arido angolo del deserto più grande del mondo.

LEGGI L’ARTICOLO: QUALCUNO STA PROVANDO A CAMBIARE LE COSE 1

LUCI E MONGOLFIERE A LUXOR

Questo slideshow richiede JavaScript.



Un pallone aerostatico sorvola il tempio di Ramses II
Luxor tra luci e mongolfiere. Egizi in salsa tecno.
Un effetto ancor più drammaticamente bello, grazie un nuovo sistema di illuminazione con ben 922 “unità luminose” a mettere in mostra il tempio di Luxor, forse la massima espressione di sé che i faraoni, e nello specifico il Faraone, Ramses II, del Regno di Mezzo, ha lasciato ai posteri. Le luci sono progettate per sopportare temperature elevate, siccità e per non nuocere ai gioielli che ora potranno essere visitati per 13 ore al giorno, dalle 7 alle 20 (magari dopo un sorvolo in mongolfiera. L’impianto è una delle tappe che porteranno a trasformare l’intera Luxor in un parco all’aperto. Tra l’altro, arriveranno un nuovo sistema di illuminazione nella Valle dei Re, un nuovo visitor center a Deir Al-Bahari, il restauro della moschea Youssef Abul-Haggag e della casa di Howard Carter, l’archeologo che tanto ha dato alla valle.