LA CRISI EGIZIANA E IL TRASPORTO DEL GREGGIO

Tratto da http://www.terranews.it

Non sono solo le preoccupazioni per i legittimi diritti del popolo egiziano che hanno spinto Europa e Stati Uniti a invocare per l’Egitto una transizione immediata verso un governo che goda di un ampio consenso popolare. Accanto a queste, infatti, ne esistono altre di natura decisamente più pratica e strategica, che guardano alla posizione occupata dal Paese delle piramidi sulle rotte mondiali del greggio e del gas.

Sono oltre due milioni i barili di petrolio che ogni giorno transitano attraverso il Canale di Suez, diretti verso l’Europa, l’Asia e l’America. Una percentuale più o meno pari al 5 per cento dell’intero traffico mondiale, e che raggiunge il 14 nel caso del gas naturale liquefatto (indicato con l’acronimo Lng in inglese). Se per una qualche ragione Suez venisse bloccato, anche solo per pochi giorni, i danni sarebbero considerevoli e il prezzo di queste materie prime subirebbe un immediato aumento, che i governi interessati all’acquisto dovrebbero pagare di tasca propria.

Naturalmente il governo egiziano ha già provveduto ad aumentare la sicurezza e la presenza dei militari nella zona del canale, vicino alla quale passano anche delle importanti pipeline, la principale delle quali è la Sumed, che collega il Mar Rosso con il Mediterraneo. Ma il rischio che il controllo della situazione sfugga di mano alle autorità è stato comunque sufficiente a spingere numerose compagnie navali a ordinare ai propri bastimenti di evitare lo scalo nel Paese, mentre le interruzioni nei servizi portuali dovute alle proteste scoppiate nella città di Suez hanno già rallentato le operazioni di scarico del greggio nel porto di Ain Sukhna, presso l’ingresso meridionale del canale.

Per il momento secondo le fonti egiziane il traffico navale non ha subito alcun rallentamento anche se sono in molti a temere che l’imposizione del coprifuoco, obbligando gli addetti ai servizi portuali ad abbandonare le proprie postazioni, finirà inevitabilmente per allungare i tempi di transito dei cargo. Intanto già la scorsa settimana alcuni parametri di riferimento del prezzo del petrolio hanno subito un impennata di quasi il 10 per cento, portando il costo di un barile oltre la soglia psicologica dei 100 dollari.

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