L’ULTIMO ATTO DEL PRESIDENTE

di LORENZO BIANCHI per Quotidiano.net

Lo storico momento in cui Mubarak annuncia le sue dimissioni

Un aereo e un elicottero atterrano a Sharm el-Sheik cinque minuti dopo le tre del pomeriggio. Una motovedetta sorveglia dal mare la spiaggia della villa di Mubarak. Il presidente si ritira nell’amata Sharm el-Sheik, da anni il suo rifugio preferito. Tre auto caricano una montagna di valigie. Con il presidente che si è appena dimesso c’è, per il momento, solo l’alto ufficiale dell’esercito che lo aveva accompagnato all’aeroporto militare di Madha, a pochi chilometri dalla capitale. La famiglia dovrebbe raggiungerlo. La Svizzera si è affrettata a congelare i suoi beni. Secondo Localnews, un sito degli Emirati Arabi Uniti, il presidente egiziano è atteso ad Abu Dhabi. L’autore dell’articolo sostiene che la previsione sarebbe avvalorata da manovre navali congiunte delle rispettive marine che sono cominciate martedì.
Sono gli ultimi fotogrammi di 30 anni al potere, fra virate improvvise e un solido attaccamento al bastone del comando. Hosni Mubarak è originario dell’Egitto profondo. Il presidente dell’Egitto viene alla luce il 4 maggio 1928 nel villaggio di Kafr el-Musilha, nel Delta del Nilo. Il padre è un funzionario di basso rango del ministero della giustizia. Hosni ha quattro fratelli. Nel 1950 viene ammesso all’Accademia Aeronautica che lo assegna allo “squadrone bombardieri”. Nasser gli dà l’incarico di ricostruire l’aviazione militare distrutta dagli israeliani nel conflitto dei sei giorni (1967). Nella guerra dello Yom Kippur del 1973 l’Egitto coglie di sorpresa gli israeliani e occupa addirittura la sponda orientale del Canale di Suez. Mubarak diventa maresciallo dell’aria e vicepresidente dell’Egitto nel 1978. Quando Anwar el-Sadat viene ucciso da un ufficiale integralista che non gli perdonava la pace con Israele, il 6 ottobre del 1981, è l’uomo forte del Paese e diventa presidente. Da allora è in vigore una legge di emergenza che permette al capo dello stato un controllo ferreo sui mass media e processi segreti ai dissidenti politici. Mubarak viene rieletto nel 1987, nel 1993, nel 1999 e nel 2005 con percentuali bulgare. Nell’ultima consultazione sfiora l’88 per cento dei suffragi. Nel 1991 invia 45 mila soldati a sostenere l’operazione Desert Storm, la grande alleanza guidata dagli americani che scaccia gli iracheni dal Kuwait. Fonti diplomatiche attribuiscono alla sua influenza il progressivo ammorbidimento del leader palestinese Yasser Arafat che portò agli accordi di Oslo del 1993. Il presidente egiziano è da anni il bastione occidentale in Medio Oriente, anche se nel 2003 ha criticato apertamente l’invasione dell’Iraq. Sotto la sua guida l’Egitto diventa, di fatto, uno dei mediatori cruciali del processo di pace fra israeliani e palestinesi (e anche fra gli integralisti di Hamas al potere a Gaza e i moderati laici di Al Fatah che governano la Cisgiordania). Dal 2009 affiorano i segni più gravi di flessione del suo consenso politico e di crisi economica. Il 9 marzo 2010 ritorna in patria Mohammed el-Baradei, ex direttore dell’agenzia atomica dell ’Onu. Migliaia di connazionali in tripudio lo accolgono all’aeroporto come un eroe .
Il 27 marzo il Rais viene operato alla cistifellea in Germania. Nelle elezioni parlamentari di novembre i partiti di opposizione si fermano al 3 per cento. L’ennesima, eccessiva, esibizione di forza. Si rincorrono accuse di brogli e di violenze preventive. Nella notte di Capodanno un commando di Al Qaeda fa strage di copti ad Alessandria d’Egitto. Le turbolente manifestazioni di protesta dei cristiani sono un inascoltato campanello di allarme. Le mani del Rais sul timone del Paese di colpo si rivelano meno ferree di quello che si credesse.

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