IMMENSI DANNI AL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO EGIZIANO

Fonte: La stampa.it di Vittorio Sabadin

Quando tutto sarà finito, e il ministro per i Beni archeologici dell’Egitto Zahi Awass potrà finalmente andare a controllare di persona, quasi certamente scoprirà che il suo ostentato ottimismo era esagerato. Dal Cairo a Luxor, da Aswan al Sinai, decine di musei e di siti archeologici sono stati depredati da saccheggiatori. Centinaia di reperti millenari sono stati danneggiati e forse migliaia di oggetti sono stati rubati.

Anche se Hawass continua con l’abituale veemenza a ripetere nelle interviste che tutto è sotto controllo, la realtà descritta su Facebook e negli altri social networks dagli archeologi che scavano nelle località attaccate è purtroppo molto diversa. In queste ore, egittologi e direttori dei musei di tutto il mondo si scambiano e-mail venate di tristezza. Sono sgomenti per il danno finora causato al patrimonio archeologico dell’Egitto e ancora più preoccupati per quello che potrebbe accadere, se il Paese non tornerà presto alla normalità e non riprenderà il totale controllo del proprio patrimonio archeologico.

Uno dei reperti rubati al Museo de Il Cairo

Le voci dai blog
Questa la situazione nei musei e nei siti archeologici più importanti del Paese, così come viene descritta nei blog e nelle comunicazioni fra archeologi. I saccheggiatori che nella notte fra il 28 e il 29 gennaio sono penetrati nel Museo archeologico del Cairo hanno danneggiato circa 100 reperti. Nella breve visita organizzata da Hawass per tranquillizzare tutti, i danni sono stati volutamente minimizzati. Almeno 13 teche dell’Antico Regno sono state aperte e il contenuto asportato o gettato a terra. La splendida barca della tomba di Meseti ad Assyut è rotta in più pezzi.

Due mummie sono state decapitate e devastate e non se ne conosce ancora l’identità. Si teme che sia stata danneggiata anche la mummia di Tuya, la moglie di Seti I, che era ricoperta da un prezioso e davvero unico pettorale. I reperti della tomba di Tutankhamon non sono stati risparmiati. La statua che raffigura il faraone in piedi su una pantera è stata spezzata in due. Le immagini messe in rete da Margaret Maitland, che gestisce il blog Eloquent Peasant, mostrano solo la pantera, gravemente danneggiata. Di un’altra statuta di Tut sono rimasti solo i piedi.

Decine di piccole statue di legno sono state strappate dai loro supporti. In una foto si vede una teca completamente vuota, salvo i resti di un ventaglio d’oro e due scettri del faraone. Secondo Hawass, anche a Memphis, l’antica capitale del regno, la situazione è sotto controllo. Ma in base alle testimonianze il museo, che contiene numerose statue in un giardino all’aperto, è stato saccheggiato.

Uno dei reperti rubati al Museo de Il Cairo

Caccia all’oro
A El Qantara, sul Canale di Suez, il museo che conteneva 3000 reperti del periodo romano e bizantino è stato completamente depredato. Hawass ha detto che circa 300 sono stati recuperati, ma si ignora la sorte degli altri. Un operaio che lavorava al museo ha raccontato che i saccheggiatori sono entrati dicendo che cercavano l’oro. «Ho risposto che di oro non ce n’era, e allora hanno cominciato a distruggere tutto e a portare via quello che potevano».

A Luxor e nella Valle dei Re il 30 gennaio si è veriricato un tentativo di irruzione al Tempio di Karnak, ma è stato respinto. Nelle moschee è stato detto ai fedeli di proteggere i siti archeologici e ora la situazione sembra tranquilla. Nessun tentativo di intrusione, finora, nelle tombe della Valle dei Re. La piana di Giza con le sue piramidi è sorvegliata dall’esercito e non si segnalano danni. Le cose vanno però molto peggio nelle zone più lontane dal Cairo. Ad Abusir, dove si trovano le piramidi di Sahure, Neferirkare e Nyuserre Ini, tutte le tombe sigillate sono state aperte alla ricerca di tesori.

Il sito egyptopaedia.com riferisce di danni molto gravi. Il «Sun» ha pubblicato il 1˚ febbraio la foto di una banda di ladri intenta a scavare. Miroslav Bàrta, capo di una spedizione della Repubblica Ceca, ha raccontato che il sito è stato attaccato e molti dei reperti riportati alla luce sono stati danneggiati.

Uno dei reperti rubati al Museo de Il Cairo

Lucchetti inutili
I danni più gravi sono a Saqqara, dove si trovano la piramide a gradoni del faraone Djoser e numerose mastabe ornate da meravigliosi bassorilievi. Tutti i lucchetti delle tombe sono stati forzati, ha confermato Hawass, aggiungendo che all’interno non sono stati rilevati danni. Secondo altre fonti, la piramide di Pepi I a Sud di Saqqara è stata aperta, così come la stessa piramide di Djoser, che non è visitabile dal pubblico perché pericolante.

I saccheggiatori avrebbero svaligiato i magazzini di Saqqara, asportando gran parte del contenuto. Tra le tombe violate anche quella del tesoriere di Tutankhamon, Maya, e della moglie Merit, raffigurati insieme in una delle più belle statue ritrovate in Egitto. Per fortuna è al sicuro dal 1823 nel museo olandese di Leida.

Gli oggetti ufficialmente depredati al Museo Egizio de Il Cairo sono i seguenti:

1. Statua di Tutankhamon portato da una dea in legno dorato

2. Statua in legno dorato di Tutankhamun durante arpionamento. Solo il tronco e gli arti superiori del re sono mancanti

3. Statua in calcare di Akhenaton in possesso di un tavolo di offerta

4. Statua di Nefertiti in atto di fare offerte

5. Testa in arenaria di una principessa di Amarna

6. Statuetta in pietra di uno scriba di Amarna

7. Statuette di legno sciabita da Yuya (11 pezzi)

8. Scarabeo del Cuore di Yuya

Per chi sa bene l’inglese, link al blog di Sadi Hawass


NESSUN PROBLEMA PER I TURISTI

Fonte EURONEWS

Turisti italiani rimasti in Egitto nonostante i disordini manifestano solidarietà alle guida turistiche egiziane che rivendicano un aumento dei loro stipendi. Succede nei pressi delle piramidi di Giza dove il deserto sembra essersi riappropriato del territorio lasciato libero dai turisti in fuga.

“Siamo al corrente dei problemi e della situazione politica qui al Cairo – dice una turista italiana -. Ma io mi sento al sicuro, non ho visto niente di negativo, va bene così”.

L’Egitto aveva registrato l’anno scorso un numero record di visitatori, 15 milioni. Dieci miliardi di euro è il fatturato del turismo, principale voce del terziario. Ora anche le famose località del Mar Rosso debbono fare i conti con la crisi improvvisa.

“Eravamo preoccupati prima di metterci in viaggio – dice un turista britannico -, ma ora che siamo qui siamo contenti e tranquilli”.

L’incertezza sul futuro dell’economia continua a pesare sugli egiziani: anche il presidente della principale banca nazionale si è dimesso e dappertutto si registrano file di cittadini che ritirano contanti dai loro conti correnti. Non si sa ancora quando sarà riaperta la borsa del Cairo, chiusa dal 27 gennaio.

PS ma coma cacchio è che quando devono fare un cartello in italiano 90 volte su 100 sbagliano a scriverlo??? ehehehe

PAROLA DEL DIRETTORE DELL’ENTE DEL TURISMO EGIZIANO

“IN EGITTO TUTTE LE DESTINAZIONI TURISTICHE SONO SICURE”

La conferma arriva dal direttore dell’ Ente Turismo Egiziano che prova a rassicurare l’opinione pubblica estera dopo il recente terremoto politico e le manifestazioni de il Cairo. “Siti archeologici aperti, tranne i musei, nei quali è in corso la verifica dello status di tutti i reperti”

Con le violente proteste del Cairo, le dimissioni del presidente Mubarak e il potere passato nelle mani dell’esercito (Costituzione sospesa per sei mesi, fino al momento di nuove elezioni), l’Egitto sta attraversando un momento delicato della sua storia. Il rischio è che per lungo tempo mete turistiche come le piramidi di Giza o Sharm El Sheik vengano depennate dalla lista dei viaggiatori che non vogliono incorrere in vacanze ‘troppo agitate’. Il direttore dell’Ente Turismo Egiziano, Mohamed Abdel Gabbar, prova a chiarire la situazione: “Tutte le destinazioni turistiche egiziane non presentano problemi e sono pertanto da ritenere sicure e tutti i siti archeologici sono regolarmente aperti, tranne i musei, nei quale è in corso la verifica dello status di tutti i reperti”. Abdel Gabbar spiega come anche in passato l’Egitto ha dovuto affrontare situazioni problematiche negative per il settore turistico alle quali ha sempre saputo reagire, uscendone fortificato. Gli operatori hanno sempre dimostrato di credere in questa destinazione e continueranno a dare il loro supporto, affinché l’Egitto possa tornare al proprio ruolo di grande destinazione turistica, dal patrimonio unico e dal fascino incomparabile. “Esorto tutti – continua – a unire le nostre mani e i nostri cuori e a procedere fiduciosi verso un nuovo futuro di pace e prosperità”.

Fonte: Businesspeople.it

UN ALTRO DIVERTENTISSIMO POST DAL BLOG DI STEFANIA

Stefania ha scritto un altro post. E ancora una volta non posso fare altro che complimentarmi con lei per la sua ironia e per il suo modo di scrivere divertente e allegro pur parlando di cose concrete e reali! Grande Stefi!

Oggi parliamo dei turisti, i veri protagonisti della vita sharmese, coloro senza i quali oggi non saremmo qua a parlare di Sharm El Sheikh come una delle mete turistiche per eccellenza.

Non potendo menzionare tutte le nazionalita’ che vengono a visitare la nostra ridente cittadina, scrivero’ di 4 macro-categorie, quelle piu’ rilevanti.

GLI ITALIANI:

gli Italiani sono sempre i piu’ facili da riconoscere, i loro atteggiamenti stereotipati li accompagnano dalla notte dei tempi.

Ben vestiti e curati, si distinguono quasi sempre per il loro buon gusto, chiassosi a dismisura si fanno riconoscere ovunque, per strada, ai ristoranti, in discoteca. Il gesticolare li accompagna sempre soprattutto quando non parlano l’Inglese, quella lingua tanto sconosciuta quanto incomprensibile, rimasti uno dei pochi popoli insieme forse agli Spagnoli e ai Francesi a non volersi anglofonizzare.

Arrivati a Sharm, inizialmente si spostano in gruppo, infatti sono molto sensibili alle “finte informazioni” che vengono loro propinate in merito a Sharm, e all’Egitto in generale, dai tour operator che pur di non lasciarli muovere liberamente sarebbero in grado di inventarsi storie fantasmagoriche. Quando pero’ capiscono che era tutta una burla, che fuori dal Resort non ci sono gli uomini neri pronti a rapirli derubarli o a farli saltare in aria ecco che trovano il loro habitat naturale e si inseriscono perfettamente nell’atmosfera sharmese. Girano, comprano, contrattano, si sentono come a casa, anzi forse piu’ che a casa. Per questo molti di loro finiscono poi per investire in immobili, si trasferiscono per periodi brevi o lunghi, insomma entrano appieno nel ritmo della vita sharmese. Nonostante la pignoleria e la lamentela ad oltranza che caratterizzano la maggior parte di loro, i locali li amano, diciamo li amano abbastanza, li vedono come i cugini lontani simpatici e affabili, con cui scherzare e fare battute, per quanto pero’ con loro la contrattazione sia veramente dura. Infatti gli Italiani sono bravi, eccome se sono bravi, nel buttare giu’ i prezzi pur di risparmiare quei 20 pounds (neanche 3 Euro)  che in Italia non farebbero alcuna differenza ma qua la fanno. Infatti si sentono talmente a casa che non accettano di essere trattati come dei polli da spennare, anzi sono talmente bravi ad entrare nella parte che una volta Egizianizzati finiscono per essere loro quelli che spennano gli altri.

GLI INGLESI:

gli Inglesi sono tutta un’altra pasta, una pasta a volte appena uscita dal freezer. Con loro lo scherzo ci sta ma fino ad un certo punto, girano vestiti in modo non proprio fashion, impavidi, senza alcun timore dal primo momento che mettono piede a Sharm: loro sono i veri conquistatori e la storia lo dimostra. Credo che i tour operator Inglesi non tentino neanche di inculcare loro strane idee su Sharm e l’Egitto in generale, perche’ nulla puo’ fermare un Inglese. Anzi se sentira’ voci strane sara’ il primo a muoversi per verificare di persona.

A chiasso anche loro non scherzano, soprattutto dopo un paio di pinte di birra a cui non rinunciano quasi mai.

In occasione di feste o party, le ragazze Inglesi si vestono come a Londra ed e’ veramente facile riconoscerle, sono inconfondibili, vestiti vistosi, colori sgargianti, pettinature particolari, scarpe super alte che vengono automaticamente tolte a fine serata per una camminata a piedi scalzi nelle “pulitissime” strade di Naama Bay.

Che dire? Contente loro!

I RUSSI:

nella categoria Russi mi verrebbe da includere tutte quelle nazioni della ex Unione Sovietica ma non sarebbe corretto perche’ in fondo i Polacchi, i Cecoslovacchi e altre nazionalita’ dell’est che ho conosciuto si distinguevano leggermente da certa gente di Mosca o della steppa Russa, quindi diciamo che nella categoria Russi includero’ Russia, Ucraina e qualche altro Paese limitrofo.

I Russi sono speciali, se non ci fossero bisognerebbe inventarli.

Girano, anzi meglio dire vagano e nella maggior parte dei casi non sanno manco dove stanno andando. Il piu’ delle volte quando cammino per strada e mi scontro con qualcuno e’ Russo / Russa: guardano per aria, a destra a sinistra ma mai davanti, ammirano la citta’ come Alice nel Paese delle meraviglie. Vestiti alla bene e meglio talvolta ricordano un film degli anni ’70, per poi pero’ accompagnarsi con ragazze che ricordano modelle dei giorni nostri. Io personalmente non parlo Russo ma amo il loro accento e l’intonazione della voce, una via di mezzo tra un cavernicolo e Hitler. A volte c’e’ da avere paura..ma quando si tratta di donne qui non si sta molto a badare allo spelling o al tono di voce, diciamo che meno parlano meglio e’.

Il tono aggressivo si accompagna con un atteggiamento altrettanto aggressivo, loro si’ che si sentono i veri padroni di Sharm e dintorni. Peccato che la maggior parte dei Russi che frequenta Sharm arrivi dalle campagne Russe / Ucraine e quindi mi verrebbe da dire: ieri con la zappa nella steppa desolata e oggi al Coral per 200 dollari? ‘nnnnnaaaaaaa

Accanto ai campagnoli abbiamo anche le Russe “arrivate”, le signorine che hanno fatto ricchezza a Mosca e dintorni, chissa’ come?! in questo caso l’aggressivita’ fa parte del loro status per cui piu’ e’ elevato piu’ trattano gli altri da essere inferiori, un po’ come succedeva negli anni ’80 con i nuovi ricchi, dopo di che il mondo si e’ evoluto senza passare per la Russia.

Come sempre, pero’, ad ogni azione segue una reazione per cui il risultato e’ che non sono molto amati, o meglio molte di loro vengono amate solo nei letti, ma l’opinione dei locali e’ molto dura nei confronti dei Ruzzi (o rozzi). Si potrebbe definire un odio a prima vista.

GLI ARABI:

il turista Arabo, soprattutto quello ricco, e’ una vera gatta da pelare: pretende perche’ paga e paga per pretendere, possibilmente la luna.

Tratta i locali come essere inferiori, soprattutto se Egiziani, considerandoli persone completamente al suo servizio, e se vuole qualcosa, qualunque cosa, la deve avere. Dato che parla anche la stessa lingua a volte si abbassa a dare ordini personalmente, inconsapevole del fatto che qua e’ una vera mission impossible, potra’ ottenere forse qualcosina ma ottenere cio’ che desidera richiedera’ una dura dose di pazienza. Il perche’ e’ molto semplice: l’Arabo urla, l’Egiziano si impunta. Ma visto che anche a Sharm vige la legge che il cliente ha sempre ragione, alla fine anche l’Egiziano si assoggetta, soprattutto se e’ costretto a farlo davanti ad una bella banconota da 100 dollari. E’ questo il giochetto, l’Arabo lo sa e lo sa anche l’Egiziano, quindi l’ostilita’ iniziale fa parte della farsa. Chiamali stupidi!

Vestiti super firmati, a volte riescono in accostamenti impensabili che farebbero inorridire Gucci e compagnia bella, ma diciamo che spesso la sostanza, in questo caso la firma, per loro vale molto piu’ dell’apparenza, per cui l’importante siano marcati Gucci, Armani e Dolce Gabbana, per imparare gli abbinamenti c’e’ sempre tempo.

Spesso e volentieri arrivano con mogli incappucciate, ma accade anche che gruppi di ragazze si mostrino in tutta la loro bellezza finalmente lontane dalle forti imposizioni che i loro Paesi dettano loro ogni giorno. Ma Arabe sono e Arabe rimangono, pronte a coprire i vistosi vestiti firmati appena varcano l’entrata dell’aeroporto.

Tutto sommato sono i piu’ inoffensivi, quando vengono in visita portano molto denaro e ben poco danno, per questo gli Egiziani li sopportano pazientemente e arrivano a farseli anche amici, speranzosi di ottenerne un qualche vantaggio economico.

Link al blog TUTTIPAZZIPERSHARM

UNA FOTO AL GIORNO

LA MERAVIGLIA DELLA NATURA

PROBLEMI GRAVI? NO, SOLO DISAGI IN FONDO!!

(ANSA) – IL CAIRO, 15 FEB – La Banca Centrale d’Egitto ha deciso che domani e dopodomani le banche egiziane, diversamente da quanto annunciato in precedenza, rimarranno chiuse. Riapriranno domenica prossima. Ne da’ notizia l’agenzia di stato Mena. Ma la chiusura sarebbe stata decisa in conseguenza dello sciopero annunciato dei dipendenti delle banche, per evitare che in assenza degli impiegati possano verificarsi situazioni di tensione davanti agli istituti.

PANE AL PANE E VINO AL VINO!

Una grande! Ecco il post di un blog scritto da una donna italiana naturalizzata  israeliana, Deborah Fait, che senza mandarla a dire da nessuno, ci da la sua visione della faccenda Mubarak vista da Israele. E personalmente credo abbia ragione da vendere!!!

Scusatemi se rido sull’Egitto, in realtà non rido proprio su quello che è accaduto, non mi permetterei mai,  ma su uno dei corrispondenti della RAI dal Cairo, Mark Innaro.
Rido perché quando appare il suo viso sullo schermo della televisione, lui è là biondo, sorridente, felice e sereno come se raccontasse la fiaba di Cenerentola invece della tragedia che si è svolta sotto gli occhi di tutti.

C’è pericolo? gli chiedono dalla sede RAI e lui “Nooo, nessun pericolo” e sorride.

Possono esserci altri morti? “Nooo” e sorride

Cosa sta succedendo adesso? “Ci sono persino squadre di volontari che scopano le strade” e sorride… mentre dietro a lui vediamo egiziani incerottati e urlanti.

I Fratelli Musulmani possono prendere il potere? “nooo” e sorride.

Non sorrideva tanto quando era all’interno della Basilica di Betlemme e ci raccontava quanto fossero buoni i palestinesi che al suo interno distruggevano la Chiesa dissacrandola. Non sorrideva perché doveva far capire di essere tanto preoccupato non per i buoni che facevano i loro bisogni corporali nelle acquasantiere ma per i cattivi israeliani che fuori dalla Basilica aspettavano pazientemente che finisse lo scempio.

Torniamo  alla rivolta egiziana,  rivolta che ha fatto un centinaio di morti e che,  alla fine, sta facendo morire anche Mubarak che le ultime notizie dicono sia in coma.

Intendiamoci non mi è simpatico Mubarak, mai stato una persona simpatica ma, da israeliana, non posso non pensare che se il mio paese non è più stato aggredito da guerre di tutti i paesi arabi lo devo a lui. Se Mubarak non avesse mantenuto le promesse di pace  di Sadat e ci avesse attaccati, lo avrebbero fatto anche Giordania e Siria, come sempre.

E’ stato lui a tenerli fermi e buoni e la sua autorità era indiscussa.

Adesso è caduto il Faraone e Israele è sul chivalà perché nessuno può sapere cosa accadrà domani o dopodomani dal momento che  nessuna rivolta, soprattutto senza un leader come è stata questa, inizia e finisce così, come per miracolo, priva di strascichi molesti e pericolosi.

Un’altra cosa mi infastidisce, oltre alla rubiconda felicità di Innaro, e sono i commenti dei leader europei e delle piazze di quella povera vecchia Europa. Tutti addosso a Mubarak… era un dittatore… ha affamato il popolo… non ha dato spazio alla democrazia…

Ma se ne sono accorti adesso che è caduto nella polvere?

Prima? Cosa facevano prima questi coraggiosissimi? Non andavano a parlare con lui? non lo omaggiavano? non gli rendevano onori?

A parte Israele che doveva parlare con lui praticamente ogni giorno per evidenti motivi, a me risulta di aver visto al suo fianco, sorridenti, i vari Hussein Obama, Angela Merkel, Sarkozi, i premier inglesi di questi ultimi 30 anni, i capi europei di questi ultimi 30 anni, e le piazze europee di questi ultimi 30 anni  non hanno mai obiettato, anzi, appena potevano andavano a vedere le Piramidi seduti  ballonzolanti sui cammelli e a prendere il sole a Sharm.

Che Mubarak fosse un dittatore non fregava niente a nessuno, che gli egiziani non avessero la democrazia non fregava niente a nessuno e che patissero la fame meno ancora. Adesso invece sono tutti addosso a quest’uomo finito, come jene sui cadaveri, che urlano “giustizia per gli egiziani!”

Sarò una sciocca ingenua ma tutto questo mi sa di macabro e trovo che sia anche molto ipocrita quello che scrivono i media stranieri contro Berlusconi “E’ l’unico leader che non si felicita per la caduta del raiss”. Può darsi e può darsi che sia proprio il meno ipocrita.

Ragazzi, non sono mica passati tanti mesi da quando Obama è andato ad abbracciare Mubarak facendo giurin giurello sulla sua amicizia per lui e tutto il mondo arabo!

E caspita! Siamo giusti!

Eppure, non appena l’esercito ha incominciato il golpe ecco che lo stesso Obama si mette a urlare

“Fuori Mubarak, in esilio immediatamente”

a niente sono valse le raccomandazioni più prudenti della Clinton:

“Presidente, forse è meglio fare le cose con calma, è più sicuro”

Niente!

Lui, pulendosi la bocca dalle briciole delle ultime tartine mangiate insieme al presidente egiziano, continua a intimare:

“Nooo, fuori Mubarak, in esilio, subitooo”.

Si, è vero che in politica non esistono amici ma un voltafaccia così veloce e un tantinello cattivo non fa una buona impressione.

Quello che accadrà in Egitto nessuno lo sa. L’esercito al potere non fa sperar bene e mi sembra anche difficile che la Fratellanza Musulmana non approfitti di questa confusione, che Mark Innaro racconta con tanta serenità, per non aprirsi un varco verso le poltrone che contano.

Ho incominciato ridendo e finisco tristemente citando un pezzo di una articolo di Vittorio Arrigoni, non quello della marmellata, quello che vive in pianta stabile a Gaza, innamorato di hamas e che finisce tutti i suoi scritti demenziali con la frase “restiamo umani”.

Bene costui scrive:

«Sotto l’effetto dell’ipnosi collettiva dell’intifada egiziana che al-Jazeera instancabilmente proietta da giorni in tutti i caffè della Striscia assediata, ho sognato ad occhi aperti sei milioni di arabi nella Palestina storica, marciare all’unisono compatti e pacifici verso una Gerusalemme liberata, per riprendersi i diritti umani violati da un Mubarak che parla ebraico.»

Non volevo citarlo perché non mi piace fare pubblicità a simili personaggi ma, innanzitutto, egoisticamente, non voglio essere la sola ad avere mal di fegato e poi  è giusto che tutti sappiano fino a che punto di odio e ignoranza arrivi certa gente. Sappiate che Arrigoni non è unico, ha un bel numero di discepoli che pendono dalle sue labbra e che si asciugano, come fa lui, le bave dell’odio che provano per Israele.

Per questi personaggi squallidi “restare umani” significa proteggere le belve di hamas, amarle e se la popolazione di Gaza viene derubata di ogni ben di Dio da quelle belve immonde dei loro capi, ai “restiamo umani” non gliene importa niente.

L’unico loro desiderio è che possano un giorno distruggere l’odiato stato sionista.

Ma credo proprio che resteranno delusi e si soffocheranno col loro stesso odio. L’esistenza della democrazia israeliana è la dimostrazione che l’unica stabilità sicura in un Medio Oriente stracolmo di dittature è proprio il tanto odiato, disprezzato e criticato Israele.

Ricordate amici che le solite piazze della povera Eurabia, coi loro media infamanti, gridavano che Israele è l’unico pericolo per la “pace nel mondo”.

Lo vediamo no? Rivolte, sangue, morti, dall’Algeria allo Yemen, passando per Giordania e Siria, e Israele nel mezzo, isola di libertà circondata da mostri sanguinari, che vive la sua democrazia lavorando, vivendo e sperando di potere un giorno avere anche la pace.

Chi è Deborah Fait, l’autrice di questo pezzo

Il blog sionista di Deborah Fait: leggilo, è interessante!

MA IN EGITTO E’ VERAMENTE CAMBIATO QUALCOSA???

In questi giorni sto leggendo decine e decine di articoli sulla situazione politica egiziana.

Sebbene questo blog si prefigga di non parlare di politica, oggi come oggi parlare di Egitto senza parlare di politica sarebbe un pochino come parlare di dolci pretendendo di non nominare lo zucchero.

La mia decisione quindi è quella di segnalarvi gli articoli che ritengo più interessanti, più equilibrati e meno di parte!

Oggi ho trovato un bellissimo articolo sulla rivista Eurasia, che assieme a Limes reputo rivista seria ed equilibrata, scritta da persone che sanno analizzare la storia e la politica senza farsi trascinare in faziosità.

Ecco quindi il sunto dell’articolo (molto lungo e impegnativo!) Lascio a voi la decisione se leggervelo con calma tutto o lasciare perdere. Personalmente l’ho trovato molto chiaro e dettagliato e la teoria della Turchia….. beh, non mi pare poi tanto campata in aria.

In Egitto non si è, almeno per ora, assistito ad una rivoluzione, bensì ad un colpo di Stato militare. La deposizione di Mubarak non ha indebolito, bensì rafforzato il regime. Gli USA non sono usciti sconfitti, perché hanno giocato su più tavoli, sostenendo tutte le forze in campo in Egitto. O quasi. L’incognita dei Fratelli Musulmani e lo “scenario turco”.


Leggi l’intero articolo su Eurasia

 

PER TUTTO FEBBRAIO TORNEI DI TEXAS AL CORAL BAY

Per tutte le sere di febbraio, alle 21:00 (22:00 Coral Time) si svolgerà un torneo di Texas Holdem!!

Aperto anche ai principianti. Buy in comprensivo di cocktail 60 euro

Per chi a Sharm ci vive, per chi ci viene in vacanza, per tutti quelli che amano questo affascinante gioco!

POCO ALLA VOLTA L’EGITTO TORNA ALLA NORMALITA’

La casa automobilistica giapponese Nissan Motor Co. ha riavviato la produzione nel suo stabilimento in Egitto, chiuso per due settimane in seguito alle rivolte popolari culminate venerdì con le dimissioni di Hosni Mubarak. Lo riferisce oggi un portavoce della compagnia, precisando che da ieri è stato riattivato il piccolo impianto vicino a Giza, chiuso il 30 gennaio scorso.

”L’impianto era stato chiuso per i timori circa la sicurezza dei nostri lavoratori – ha spiegato Mitsuru Yonekawa -. Non abbiamo ricevuto proteste o subito danni”. L’impianto produce 10mila veicoli l’anno.