PANE AL PANE E VINO AL VINO!

Una grande! Ecco il post di un blog scritto da una donna italiana naturalizzata  israeliana, Deborah Fait, che senza mandarla a dire da nessuno, ci da la sua visione della faccenda Mubarak vista da Israele. E personalmente credo abbia ragione da vendere!!!

Scusatemi se rido sull’Egitto, in realtà non rido proprio su quello che è accaduto, non mi permetterei mai,  ma su uno dei corrispondenti della RAI dal Cairo, Mark Innaro.
Rido perché quando appare il suo viso sullo schermo della televisione, lui è là biondo, sorridente, felice e sereno come se raccontasse la fiaba di Cenerentola invece della tragedia che si è svolta sotto gli occhi di tutti.

C’è pericolo? gli chiedono dalla sede RAI e lui “Nooo, nessun pericolo” e sorride.

Possono esserci altri morti? “Nooo” e sorride

Cosa sta succedendo adesso? “Ci sono persino squadre di volontari che scopano le strade” e sorride… mentre dietro a lui vediamo egiziani incerottati e urlanti.

I Fratelli Musulmani possono prendere il potere? “nooo” e sorride.

Non sorrideva tanto quando era all’interno della Basilica di Betlemme e ci raccontava quanto fossero buoni i palestinesi che al suo interno distruggevano la Chiesa dissacrandola. Non sorrideva perché doveva far capire di essere tanto preoccupato non per i buoni che facevano i loro bisogni corporali nelle acquasantiere ma per i cattivi israeliani che fuori dalla Basilica aspettavano pazientemente che finisse lo scempio.

Torniamo  alla rivolta egiziana,  rivolta che ha fatto un centinaio di morti e che,  alla fine, sta facendo morire anche Mubarak che le ultime notizie dicono sia in coma.

Intendiamoci non mi è simpatico Mubarak, mai stato una persona simpatica ma, da israeliana, non posso non pensare che se il mio paese non è più stato aggredito da guerre di tutti i paesi arabi lo devo a lui. Se Mubarak non avesse mantenuto le promesse di pace  di Sadat e ci avesse attaccati, lo avrebbero fatto anche Giordania e Siria, come sempre.

E’ stato lui a tenerli fermi e buoni e la sua autorità era indiscussa.

Adesso è caduto il Faraone e Israele è sul chivalà perché nessuno può sapere cosa accadrà domani o dopodomani dal momento che  nessuna rivolta, soprattutto senza un leader come è stata questa, inizia e finisce così, come per miracolo, priva di strascichi molesti e pericolosi.

Un’altra cosa mi infastidisce, oltre alla rubiconda felicità di Innaro, e sono i commenti dei leader europei e delle piazze di quella povera vecchia Europa. Tutti addosso a Mubarak… era un dittatore… ha affamato il popolo… non ha dato spazio alla democrazia…

Ma se ne sono accorti adesso che è caduto nella polvere?

Prima? Cosa facevano prima questi coraggiosissimi? Non andavano a parlare con lui? non lo omaggiavano? non gli rendevano onori?

A parte Israele che doveva parlare con lui praticamente ogni giorno per evidenti motivi, a me risulta di aver visto al suo fianco, sorridenti, i vari Hussein Obama, Angela Merkel, Sarkozi, i premier inglesi di questi ultimi 30 anni, i capi europei di questi ultimi 30 anni, e le piazze europee di questi ultimi 30 anni  non hanno mai obiettato, anzi, appena potevano andavano a vedere le Piramidi seduti  ballonzolanti sui cammelli e a prendere il sole a Sharm.

Che Mubarak fosse un dittatore non fregava niente a nessuno, che gli egiziani non avessero la democrazia non fregava niente a nessuno e che patissero la fame meno ancora. Adesso invece sono tutti addosso a quest’uomo finito, come jene sui cadaveri, che urlano “giustizia per gli egiziani!”

Sarò una sciocca ingenua ma tutto questo mi sa di macabro e trovo che sia anche molto ipocrita quello che scrivono i media stranieri contro Berlusconi “E’ l’unico leader che non si felicita per la caduta del raiss”. Può darsi e può darsi che sia proprio il meno ipocrita.

Ragazzi, non sono mica passati tanti mesi da quando Obama è andato ad abbracciare Mubarak facendo giurin giurello sulla sua amicizia per lui e tutto il mondo arabo!

E caspita! Siamo giusti!

Eppure, non appena l’esercito ha incominciato il golpe ecco che lo stesso Obama si mette a urlare

“Fuori Mubarak, in esilio immediatamente”

a niente sono valse le raccomandazioni più prudenti della Clinton:

“Presidente, forse è meglio fare le cose con calma, è più sicuro”

Niente!

Lui, pulendosi la bocca dalle briciole delle ultime tartine mangiate insieme al presidente egiziano, continua a intimare:

“Nooo, fuori Mubarak, in esilio, subitooo”.

Si, è vero che in politica non esistono amici ma un voltafaccia così veloce e un tantinello cattivo non fa una buona impressione.

Quello che accadrà in Egitto nessuno lo sa. L’esercito al potere non fa sperar bene e mi sembra anche difficile che la Fratellanza Musulmana non approfitti di questa confusione, che Mark Innaro racconta con tanta serenità, per non aprirsi un varco verso le poltrone che contano.

Ho incominciato ridendo e finisco tristemente citando un pezzo di una articolo di Vittorio Arrigoni, non quello della marmellata, quello che vive in pianta stabile a Gaza, innamorato di hamas e che finisce tutti i suoi scritti demenziali con la frase “restiamo umani”.

Bene costui scrive:

«Sotto l’effetto dell’ipnosi collettiva dell’intifada egiziana che al-Jazeera instancabilmente proietta da giorni in tutti i caffè della Striscia assediata, ho sognato ad occhi aperti sei milioni di arabi nella Palestina storica, marciare all’unisono compatti e pacifici verso una Gerusalemme liberata, per riprendersi i diritti umani violati da un Mubarak che parla ebraico.»

Non volevo citarlo perché non mi piace fare pubblicità a simili personaggi ma, innanzitutto, egoisticamente, non voglio essere la sola ad avere mal di fegato e poi  è giusto che tutti sappiano fino a che punto di odio e ignoranza arrivi certa gente. Sappiate che Arrigoni non è unico, ha un bel numero di discepoli che pendono dalle sue labbra e che si asciugano, come fa lui, le bave dell’odio che provano per Israele.

Per questi personaggi squallidi “restare umani” significa proteggere le belve di hamas, amarle e se la popolazione di Gaza viene derubata di ogni ben di Dio da quelle belve immonde dei loro capi, ai “restiamo umani” non gliene importa niente.

L’unico loro desiderio è che possano un giorno distruggere l’odiato stato sionista.

Ma credo proprio che resteranno delusi e si soffocheranno col loro stesso odio. L’esistenza della democrazia israeliana è la dimostrazione che l’unica stabilità sicura in un Medio Oriente stracolmo di dittature è proprio il tanto odiato, disprezzato e criticato Israele.

Ricordate amici che le solite piazze della povera Eurabia, coi loro media infamanti, gridavano che Israele è l’unico pericolo per la “pace nel mondo”.

Lo vediamo no? Rivolte, sangue, morti, dall’Algeria allo Yemen, passando per Giordania e Siria, e Israele nel mezzo, isola di libertà circondata da mostri sanguinari, che vive la sua democrazia lavorando, vivendo e sperando di potere un giorno avere anche la pace.

Chi è Deborah Fait, l’autrice di questo pezzo

Il blog sionista di Deborah Fait: leggilo, è interessante!

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One Response to PANE AL PANE E VINO AL VINO!

  1. Marina says:

    Non sono filo israeliana, comunque ritengo che quanto scritto da Debora sia la sacrosanta verita’. Mubarak era un mediatore di pace, e la sua caduta non deve preoccupare solo Israele ma tutto il Medio Oriente e tutto il mondo. Per non parlare di Obama, veramente ridicolo nel suo comportamento…. credo che alle prossime elezioni non vincera’ tanto facilmente, visto che la maggior parte dei votanti negli Stati Uniti sono Ebrei…… Amo l’Egitto e lo ritengo il mio paese, ma innegabilmente come attraversi il confine Egitto/Israele si vede la differenza. La caduta di Mubarak deve preoccupare non poco anche la stabilita’ della penisola del SInai, sempre tanto contesa tra i due paesi. Brava Debora, grazie per il tuo commento.

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