IL PAESELLO DI MUBARAK

Fonte: corrieredellasera.it di Davide Frattini

KAFR EL-MESELHA (Egitto) – L’ orgoglio del villaggio sta in fondo a una viuzza impolverata, la piccola moschea rosata dov’ è sepolto Abdel Aziz Basha Fahmy, tra i capi della rivolta contro i britannici nel 1919. A cinquanta metri, stessa strada al numero 3, c’ è una villetta circondata dagli alberi di arancio, con le persiane in legno sbucciate e la padella satellitare aggrappata sul tetto piatto.

Nessuno pensa di farne un mausoleo, anche perché nessuno sa dire con certezza se questa è la casa giusta. Lo ignora la donna che apre la porta e risponde «no, Hosni Mubarak non è nato qui». Eppure i vicini indicano il cortile spelato dove il presidente deposto avrebbe giocato da bambino. È nato nel 1928 e ha lasciato Kafr El-Meselha dopo il liceo per entrare nell’ accademia militare. «La famiglia ha venduto tutto, anche i terreni», dice Gaber Ibrahim Rizaq, agronomo come tanti da queste parti, dove il Nilo srotola la sua acqua nel delta. «Non sono più tornati».

In realtà qualche visita del raìs – i concittadini non riescono a chiamarlo ex – c’ è stata, molto rara. Ancora comandante dell’ aviazione, è atterrato in un campo da calcio in elicottero, ha partecipato al funerale di uno zio ed è ripartito. Sono passati decenni senza un’ apparizione. Nella campagna elettorale del 2005, ha scelto di andare dall’ altra parte del ponte che porta il suo nome, nella cittadina di Shibin el-Kom. Durante il comizio, ha promesso quelle modifiche alla Costituzione che avrebbero permesso altre candidature alle presidenziali e che i manifestanti chiedevano ancora in questi giorni. «Non so dire se ci abbia dimenticato, di sicuro non ci ha fatto regali», commenta Sayyad Abdel Sator, che pure lo rimpiange. «È stato costretto a lasciare la carica, lo ha deciso per il bene del Paese. Vedere un uomo anziano, che ha dato tanto all’ Egitto, umiliarsi così in televisione mi ha spezzato il cuore».

Novanta chilometri a nord del Cairo, lontano dalla capitale, la gente ha paura del caos. Sayyad accusa i Fratelli musulmani di aver causato i disordini nel villaggio, assicura «qua in strada c’ erano solo loro». Gli agenti non pattugliano, le camionette blindate stanno ferme davanti alla caserma, qualcuno rimpiange «i tempi in cui potevamo andare a dormire e lasciare le porte aperte». «Il capo della polizia è scappato, non sappiamo chi sia al comando», si lamenta Atef Fowzi, usciere al dipartimento provinciale dell’ agricoltura. Alla moschea Shenaway, i Mubarak hanno pregato per cent’ anni. Un cugino di secondo grado taglia i tessuti nella bottega di sarto poco lontano.

Attraversato il fiume, la scuola militare educa ancora i cadetti, come già settant’ anni fa con il piccolo Hosni. Il viale principale di Kafr El-Meselha è però dedicato a un altro presidente, che è nato a una ventina di chilometri. Anwar Sadat non ha mai cancellato la provincia di Menoufia dalla sua biografia. Da capo di Stato, invitava i dignitari stranieri nella fattoria contornata dalle piantagioni di canna da zucchero e li accoglieva vestito da contadino. Mubarak ha edificato il suo profilo attorno al valore di pilota nella guerra del 1973 contro Israele e ha preferito costruire la villa a Sharm el-Sheikh. È lì che adesso si sarebbe rifugiato ed è lì che aveva scelto di ospitare i leader internazionali.

La costa del Mar Rosso potrebbe essere solo una tappa verso Dubai o la Germania, dove ritornerebbe per i controlli medici. L’ esilio nella «città della pace», chiamata così per i vertici mediorientali organizzati tra i villaggi turistici e i campi da golf, non garantisce l’ armistizio all’ ex presidente. La Svizzera ha già congelato i conti bancari che potrebbero risalire alla famiglia, parte del patrimonio stimato in 50 miliardi di euro. Gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti discutono una possibile destinazione per il raìs, con l’ incognita dell’ immunità, che gli eviterebbe il rischio di un mandato d’ arresto per i 300 morti nei diciotto giorni di rivolta e gli abusi nel trentennio di regime.

Negli ultimi anni, Mubarak ha passato sempre più tempo nella residenza di Sharm el-Sheikh, l’ isolamento blindato e fastoso del leader dal suo popolo. La strada dall’ aeroporto alla magione veniva piantonata dalle guardie speciali per tutto la durata del soggiorno. In settembre, ha ricevuto Hillary Clinton, segretario di Stato americano, che cercava di far dialogare Benjamin Netanyahu, premier israeliano, con Abu Mazen, il presidente palestinese. Nei discorsi da presidente, ha spesso sfoggiato il ritorno del Sinai come trofeo per giustificare il trattato di Camp David e glorificare ancora una volta la sua partecipazione alla guerra di ottobre.

Lo spuntone desertico dove atterrano i charter carichi di turisti considerato dal generale israeliano Moshe Dayan strategico per sorvegliare gli stretti di Tiran, tra il golfo di Aqaba e il Mar Rosso. Gli egiziani cominciano a non chiedersi più dove si sia occultato il Faraone. Creano barzellette, che ne fanno un emigrante del dispotismo. Come questa: «Mubarak annuncia la volontà di diventare presidente della Tunisia. Il popolo tunisino risponde “ridateci Ben Ali”»

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5 Responses to IL PAESELLO DI MUBARAK

  1. nico says:

    Se non avete di che scrivere…meglio il…silenzio!

  2. marco63 says:

    @ Nico: ti segnalo che sul web trovi una marea di blog! Se non ti piace questo ne troverai senza dubbio di altri più adatti alle tue facoltà mentali!

  3. nico says:

    ………ma è proposto come articolo!Che voi avete trovato interessante.Il mio scopo era positivo e tendente al migloraramento delle notizie(gia’buono,anche se talvolta autocelebrativo) Comunqye lo “schizzetto di veleno” non mi fara’desistere dal leggervi.
    Saalham!
    Nico

  4. marco63 says:

    @Nico. gestisco il blog da solo. ci perdo dalle 3 alle 4 ore al giorno. Non mi illudo che tutti trovino TUTTI i post interessanti. Siccome oltre al blog ho anche un bar ristorante e faccio pure altre cose, mi pare che non sia carino criticare il fatto che un articolo non ti sia piaciuto. Se tutti criticassero gli articoli non graditi avrei chiuso il blog da tempo. Per farti un esempio, oggi il post sulla ricetta delle cremine a me non interessa neppure un po’! Eppure a qualcuno è interessato.
    Sinceramente trovo più interessante sapere da dove viene Mubarak che come fare una cremetta!
    Sono contento che ti decida di continuare a leggere questo blog, solo, per cortesia, quando trovi qualche post che non gradisci passa oltre
    E ricordati che non si paga una lira per leggere il blog, non hai pubblicità, non hai banner o pop up che si aprono all’improvviso! E non è poco!

  5. Pingback: IL PAESELLO DI MUBARAK « Egittiamo "Blog sull'Egitto e località … : Vacanze Mar Rosso

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