INVESTIRE IN UN IMMOBILE ADESSO IN EGITTO??

Il mercato delle case vacanza sul Mar Rosso sta attraversando una fase di pesante incertezza, legata alle manifestazioni contro il governo egiziano e alle incognite della transizione verso una leadership post-Mubarack che si è dimesso. Cantieri chiusi, mercato fermo, a partire da quello degli affitti, danno il polso di una situazione precipitata in pochi giorni e ancora molto fluida.
Scontri e proteste hanno come epicentro il Cairo, con ricadute su Alessandria, Suez e Luxor, mentre le notizie che arrivano da Sharm El Sheikh parlano di una situazione complessivamente sotto controllo, anche se non vanno dimenticati il coprifuoco, i militari dell’esercito egiziano con carri armati dislocati lungo le strade e, soprattutto nei primi giorni di scontri, collegamenti telefonici a singhiozzo e rete internet semi-bloccata. Qualche episodio di disordine registrato a Hurghada e la situazione sotto controllo, ma surreale, a Marsa Alam completano il quadro delle altre due mete di grande richiamo sulla costa Sud del Mar Rosso, ora completamente svuotate di turisti.
La Farnesina, già dai primi giorni di scontri, ha sconsigliato, così come hanno fatto molti altri Paesi, la partenza di turisti verso tutte le mete egiziane, coordinando il rientro in patria dei connazionali. Ovvia la preoccupazione di Roberto Corbella, presidente dell’Astoi, l’associazione che raccoglie i tour operator italiani: «Il braccio di ferro in essere nel Paese sta costando ai nostri operatori turistici alcuni milioni di euro di perdite di spese aggiuntive per i voli di rientro, a cui vanno aggiunte le mancate vendite di nuove prenotazioni di pacchetti vacanza». Solo dall’Italia ogni anno partono per l’Egitto un milione di turisti, di cui circa 800mila scelgono come destinazione il Mar Rosso, con soggiorni di uno-due settimane per lo più in strutture alberghiere e resort all inclusive. Ma anche in appartamenti e ville in affitto, andando così ad alimentare il mercato delle locazioni e il business di chi ha comprato qui un immobile da mettere a reddito, con l’allettante prospettiva di rendimenti netti tra il 6 e il 7% l’anno.

È questa la prima conseguenza certa della crisi politica sull’immobiliare del Mar Rosso: al mancato guadagno dei tour operator bisogna aggiungere quello dei proprietari che hanno comprato residenze di varie pezzature (dai 40 ad oltre 200 mq) sia per passarci un paio di settimane all’anno in vacanza, sia da affittare ai turisti, affidando la gestione e la manutenzione degli immobili a società locali. A scegliere un soggiorno in affitto, più autonomo ed economico rispetto alla classica settimana in villaggio, sono soprattutto tedeschi, australiani e francesi. Per una settimana di soggiorno sono disposti a pagare dai 200 ai 450 euro per un bilocale e salire a 300-550 euro per un trilocale. Le tariffe da alta stagione si pagano nei mesi estivi (da giugno ad agosto) e durante il periodo delle feste natalizie, lasciando i prezzi più bassi per il resto dell’anno. Le ville e i blocchi di appartamenti hanno spesso e volentieri un’impronta araba, ma non mancano i comfort richiesti da una clientela internazionale, come il giardino, la piscina privata, l’affaccio sulla spiaggia o su un campo di golf, la vicinanza con una marina turistica dotata di negozietti, bar, ristoranti, spa, casinò e altri divertimenti. Alle spalle il deserto e di fronte la costa con una barriera corallina considerata, soprattutto nella parte più a sud verso Berenice, tra le meglio conservate a livello internazionale e per questo meta preferita degli appassionati di immersioni. Se il danno sul fronte degli affitti è già evidente, più difficile capire in che acque navigheranno le compravendite nelle prossime settimane. Racconta Roberto Melchiorri, responsabile per Immoworld della vendita di svariati complessi residenziali tra Marsa Alam e Hurghada: «A Natale abbiamo portato sul Mar Rosso una cinquantina di clienti interessati ad acquistare, ora sono alla finestra in attesa di vedere cosa accadrà, mentre chi negli scorsi anni ha già comprato chiama per sapere cosa sta succedendo. Rispondo che il mercato resterà fermo per un mese, il tempo per un passaggio di consegne da Mubarak al suo successore e poi tutto tornerà come prima». Tutto bloccato dunque, sperando che la questione politica si risolva in fretta. Ma come si muoveva la piazza dell’immobiliare turistico prima dell’inizio della crisi? A fare il punto è Gianluca Santacatterina, Chief executive officer di Luxury & tourism, specializzata in vendita di immobili all’estero (Mar Rosso, Santo Domingo, Miami): «Negli ultimi 3-4 anni le quotazioni delle case sono aumentate, senza picchi importanti, ma comunque sempre salite. Difficile trovare altrove un prodotto così valido come quello egiziano: sole tutto l’anno, buon rapporto qualità/prezzo delle abitazioni che difficilmente superano i 2mila dollari al mq. Sono in contatto con i maggiori costruttori locali che operano in zona, che dicono di aver sottovalutato la protesta, che si sta rivelando più seria di quanto si aspettassero: per ora hanno fermato i canteri aspettando di tornare al lavoro».

Il mio modestissimo parere è che sarebbe il momento di comperare!
Nessuno ha la palla di cristallo, ma comperare in questi giorni o tra qualche settimana, potrebbe consentire di avere prezzi che fino ad un mese fa non erano neppure presi in considerazione dai costruttori che avevano dei buoni se non ottimi margini!
Certo, c’è il rischio di perdere l’investimento, ma a mio parere il gioco vale la candela! Io ad esempio sto personalmente trattando l’acquisto di un locale che mi è stato proposto a un terzo di quello che mi era stato proposto un mese e mezzo fa!!!

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