EBBENE SI, E’ TUTTO A POSTO, MANCANO SOLO I TURISTI! MA STANNO ARRIVANDO!!

Fonte: Lastampa.it

Primo viaggio dopo la rivolta:
prezzi bassi, ma è tutto chiuso

PIERANGELO SAPEGNO

Reportage da SHARM EL SHEIKH

Lungomare di Dahab

Quando scende dalla scaletta, Salvatore Vendemini si tira su la cerniera della maglia. Non fa così caldo, dice ma oggi è un giorno strano. E’ atterrato a Sharm il primo volo di turisti dall’Italia, appena la Farnesina ha tolto il bollino rosso e ha levato lo «Sconsiglio». Non è che ci sono tanti turisti, però. E non c’è un taxi, fuori. C’è la faccia di Enrico Brignano che sorride da un cartellone, sotto la scritta grossa di Sharm el Sheikh: il film non è nuovo, ma è il simbolo di un’epoca che qui tutti vorrebbero fermare. Sul volo che ha atterrato ci sono operatori, ci sono agenti, c’è qualche giornalista. Pochi turisti. Dice Marika Porta, di Domina Vacanze, che da domenica cominceranno a crescere, che aspettano un volo con 50,60 persone: «Noi siamo solo l’avanguardia».

E’ un giorno strano. Perché è come se qui volessero uscire dal mondo. Ti sorridono tutti da lontano, appena ti vedono. Il pavimento sembra uno specchio, oggi, all’aeroporto. Non ci sono soldati, non c’è uno straccione sotto le palme e fra i marciapiedi ripuliti, e anche se il vento alza la polvere, le strade sono linde come se fossimo in Svizzera. Non c’è una televisione accesa. In un bar, o in qualsiasi posto, niente, nemmeno una tv, o una radio qualunque che scarichi brutte notizie. Meglio stare spenti sul mondo.

Anche Salvatore sembra colpito. Fino a ieri ci veniva 9 o 10 volte all’anno, e ora racconta che doveva scendere «proprio nei giorni brutti della sommossa. Solo che ci rimandavano indietro la gente, e non c’è stato niente da fare». Veniva giù con la famiglia, ricorda. «Anche in 10. Se invece c’era tutta la compagnia, con gli amici, eravamo addirittura in 50». Oggi è da solo: «Eh eh eh, mia moglie non poteva lasciare il lavoro, adesso. Fa l’insegnante. E anche i miei figli non potevano venire. Ma non c’entra la paura. E’ andata così». E, almeno oggi non faremo le code per il passaporto, perché in un periodo normale, dice, perdi anche mezza giornata. Salvator guarda attorno: c’è appena un militare, senza mitra e senza armi in braccio. Lascia persino che un signore scatti le foto in aeroporto. Il Nord Africa è in fiamme, ma da qui si fa di tutto perché non si veda. Il primo volo dall’Italia ha portato gli innamorati di Sharm, come Massimo Mazzolini, istruttore sub, 48 anni, da Milano, che qui ha messo su casa, o come Ernesto Preatoni, che questo posto l’ha quasi inventato, fondando il Coral Bay, che è in pratica una città dentro la città, con parchi e alberghi per tutte le tasche, e che racconta di come abbia dovuto lottare a lungo per convincere la Farnesina a togliere lo Sconsiglio. Alla fine, ce l’ha fatta.

Gli spettacolari fondali di Ras Mohamed

Salvatore dice che ne vale la pena. Seicento euro per una settimana, in un posto di lusso come questo, sono quasi un regalo. Salam ha accompagnato due signori di Brescia, ma dice che secondo lui gliel’hanno pure regalata la vacanza. Suo cugino Dariwsh, invece, l’hanno mandato a casa «perché l’Harem ha chiuso». E il direttore alberghiero Paolo Russo spiega come siano tantissimi i locali chiusi: «Negozi, ristorante, business individuali. Sono passati solo 15 giorni, ma la realtà è che pochi hanno avuto la forza di sopportare una crisi che si annuncia lunga due o tre mesi». Dice: «A Sharm si contano sulla mano gli alberghi aperti e Valtour ha chiuso. E Vera Club ha chiuso». Sono rimasti aperti solo quelli che avevano gli inglesi, e Philip John Jenkins spiega che ne valeva la pena, «perché i prezzi erano bassissimi, ti trattano come un Dio, e il posto è più bello del solito». Da domenica si aggiungeranno i Russi. Può darsi che abbia ragione Philip: «è una occasione da non perdere».

Però, sul far della sera, c’è questa strana sensazione, di un mondo staccato dal resto del mondo, con i giardini curati di fresco, le aiuole tutte pettinate, come le avessero messe a posto per una sfilata, e le palme e i fichi e i melograni che si scuotono appena nel respiro del mare, davanti alle luci dei negozi aperti, con i commessi affacciati sulla soglia a guardare quest’imbrunire, tra le vetrate del supermercato twenty four illuminate a giorno, senza neanche un cliente che si fermi tra gli scaffali pieni di roba.

I negozi sono vuoti, come quasi tutti i ristoranti rimasti aperti, o come l’Hard Rock Caffè, dove si trovavano a mucchi i giornalisti quando venivano qui per lo squalo, o per cercare Mubarak, che ha la sua villa di fronte al Coral Bay, o per qualsiasi altra notizia.

Ci sono le luci, e c’è un ordine perfetto, quasi irreale, anche nella città vecchia, dove c’è il mercato, e tra le strade di Naama Bay, che tagliano il deserto riempite di boutique e di alberghi chiusi. Senza la confusione dei turisti, questo posto non ha nemmeno la melanconia della Rimini d’inverno. Però Salvatore tira un gran sospiro e stasera si fa una partita di poker: «Non fa nemmeno caldo, è tutto perfetto. Non mi devo neanche sentire in colpa che non faccio il bagno…».

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