IN EGITTO LA GUERRA DEL WEB! GOVERNO CONTRO RIVOLTOSI

Fonte: ilsole24ore.com

Internet è un pericoloso avversario politico, commerciale, militare. I regimi totalitari lo guardano con terrore, immaginano ambiziosi progetti di regolamentazione, inseguono il sogno di un controllo efficace e capillare. Despoti e prepotenti temono la libertà di espressione e di comunicazione ancor più di un assalto armato o di un’imboscata mortale. Non esiste scorta o blindatura che possa salvare qualsivoglia rais dalla detronizzazione multimediale, operata con messaggi, documenti, foto e filmati che si moltiplicano all’infinito e sovvertono ogni equilibrio.

Quel che è accaduto nella regione nordafricana – e l’Egitto ne è l’esempio eclatante – dimostra che bit e byte sono l’ossigeno della rivolta, che i gangli telematici sono le vie su cui si snodano i cortei virtuali, che blog e social network possono trafiggere anche governi ritenuti impermeabili e inamovibili.
Internet è come un terremoto: a poco servono infrastrutture “antisismiche” per fronteggiare la forza della natura della rete, ma ciò nonostante si è assistito e purtroppo si continuerà ad assistere a sforzi tecnici e legislativi per bloccare l’informazione e il suo irrefrenabile moto sussultorio. Si sono visti numerosi tentativi per filtrare, rallentare o bloccare l’accesso e la fruizione dei contenuti disponibili online o le opportunità di contatto uno-a-uno, uno-a-molti e molti-a-molti. Ciascuno di questi conati ha un percorso ben definito e qualche itinerario alternativo, ognuno dei quali ha tempi e risultati variabili.

La stretta di vite comincia con la messa al bando delle realtà ritenute maggiormente pericolose. La censura mirata prevede l’individuazione delle coordinate del l’obiettivo – nome del sito principale, dei suoi sottodomini e dei “mirror”, nonché relativi numeri Ip e corrispondenti traslazioni degli stessi in formato esadecimale e successivamente decimale – e l’immediato inserimento in una black-list permanente oppure predisposta per la specifica occasione. I provider, che in molti Paesi sono controllati o sono molto vicini al regime, attuano procedure di esclusione di chi è compreso nell’elenco: i web in questione diventano irraggiungibili e il cybernauta che prova a collegarsi riceve un messaggio di errore come il classico «http 404» oppure si ritrova sullo schermo una pagina informativa che spiega per quale motivo non si può accedere al sito richiesto (come accade anche in Italia per le iniziative a contrasto della pedopornografia e del gioco d’azzardo illegale).

In termini pratici la manovra consiste in un reindirizzamento di chi naviga in rete verso una destinazione prestabilita, così come avviene nella circolazione stradale con certe brusche svolte obbligatorie. L’operazione è compiuta sui Domain Name Server (Dns), ossia quei computer che su internet traducono i nomi degli indirizzi web in numeri Ip e instradano chi naviga: gli Url “vietati” vengono abbinati a un Ip senza sbocco o corrispondente alla pagina di avviso che si è finiti su una rotta non consentita.
Questo sistema è spesso bypassabile da chi conosce l’Ip del web di interesse o dagli utenti che impostano il proprio browser (Internet Explorer, Firefox, Chrome, Safari…) a servirsi di un Dns magari straniero che sia differente da quello fornito in automatico dal provider. Il dribbling è rapido e non richiede competenze tecniche ma soltanto una buona informazione in proposito.

La censura può prevedere anche il tracciamento metodico di chi raggiunge siti off-limits, chi pubblica sui social network contenuti “sgraditi” o esegue ricerche con parole chiave classificate come pericolose: le azioni ritenute in contrasto con una determinata linea politica o anche solo simpatizzanti con opposizioni di sorta vengono abbinate al numero Ip del computer utilizzato per porle in essere. La schedatura è facilissima e spesso viene integrata con l’aggregazione di soggetti in reciproco contatto fino alla definizione di dettagliate mappe relazionali.
In Egitto si è andati oltre. Constatata l’inefficacia delle iniziative di blocco dei social network e delle altre limitazioni alla libera navigazione, si è passati a un intervento che ha mutilato le comunicazioni. L’intervento è stato simile alla progressiva chiusura di un rubinetto: la riduzione della larghezza della banda di connessione ha rapidamente lasciato a secco chi cercava di inviare o ricevere dati, così come confermano le statistiche dei volumi di traffico online per la specifica area geografica negli ultimi giorni di gennaio.
Ma non è bastato strangolare i collegamenti con interventi mirati sui gestori di servizi telematici e azzoppare le comunicazioni cellulari e anche il semplice invio di sms: la resistenza è riuscita nella propria missione grazie all’ingegno di chi sulle barricate digitali ha predisposto di volta in volta le migliori contromosse.

Il grafico mostra quello che è accaduto alle connessioni online in Egitto veicolate sulla rete di Akamai da mercoledì 26 gennaio a mercoledì 2 febbraio. Si vede chiaramente come il traffico sia crollato quasi del tutto attorno alle 11.30 (ora italiana) di giovedì 27 gennaio. Il traffico Internet sulla rete di Akamai in Egitto è tornato a livelli normali ieri, mercoledì 2 febbraio. Gli orari indicati si riferiscono al fuso orario Eastern Time (ET), sei ore in meno rispetto all’ora italiana.

 

Revolution Day
Nella seconda decade di gennaio, su Facebook, nella pagina del “Revolution Day” più di 85mila persone dicono che parteciperanno alla protesta antigovernativa distribuita sull’intero territorio egiziano che è stata pianificata in Egitto per il 25 gennaio 2011.

Accesso bloccato
Il 26 gennaio viene bloccato l’accesso a Facebook e Twitter, ritenuti il crocevia dei movimenti di rivolta. Il giorno successivo il traffico da e verso l’Egitto subisce un crollo mai registrato prima. Le autorità governative hanno chiuso i rubinetti alweb e alle comunicazioni via cellulare.

Il superamento dei filtri
La sera del 27 gennaio i cybernauti più esperti bypassano il blocco utilizzando Dns stranieri per superare i filtri che impediscono di raggiungere i siti. Nella notte le connessioni degli egiziani via Tor si impennano perché sembra l’unico sistema per comunicare in rete.

È successa la stessa cosa per la telefonia mobile. Dal Cairo è partita la richiesta ai gestori di bloccare ponti e ripetitori. Vodafone UK ha fatto sapere che il governo egiziano ha chiesto all’azienda di sospendere la copertura in alcune aree del Paese.

Stop alle comunicazioni
Il venerdì 28 gennaio i quattro maggiori provider del paese – Link Egypt, Vodafone/Raya, Telecom Egypt e Etisalat Misr – interrompono le loro funzioni in base agli ordini del governo. In serata risulta impossibile chiamare con telefoni cellulari o inviare sms.

Ricorso ai provider stranieri
Nella giornata del 29 gennaio il traffico internet da e per l’Egitto si sposta in modalità dial-up su provider stranieri con chiamata da rete fissa. Alcuni navigatori ricorrono anche a connessioni satellitari pur di mantenere vive le comunicazioni via web.

Il disturbo su rete fissa
Il 29, su input governativo, il traffico dati viene “disturbato” per ostacolare chi si collega da rete fissa, sfruttando la possibilità dei router di analizzare i pacchetti e distinguere le chiamate in fonia e quelle riconducibili a possibili connessioni a internet mediante operatori esteri.

Tweet via voce
Tra il 31 gennaio e il 1˚febbraio Google e Twitter mettono a disposizione un sistema che consente a chi si trova in Egitto di inviare tweets bypassando internet: basta telefonare a un numero e seguire le istruzioni in arabo. I messaggi lasciati vengono trasformati in tweet e veicolati in Rete.

NAAMA BAY VISTA DA GOOGLE

 

Naama Bay vista dai satelliti di Google Maps

UNA FOTO AL GIORNO: PESCE LEOPARDO

Due pesci leopardo nascosti tra i coralli!
Il loro mimetismo è perfetto

PIRAMIDI COSTRUITE DAGLI SCHIAVI?? UNA BUFALA

Contrariamente a quanto riferito da Erodoto e dalla Bibbia le grandi piramidi di Giza non furono costruite da schiavi ma da uomini liberi. La sorprendente scoperta è dovuta all’individuazione di un’altra necropoli nelle immediate vicinanze delle tombe dei faraoni destinata ad ospitare coloro che avevano lavorato all’edificazione delle piramidi. Il fatto che “queste tombe costruite accanto alle piramidi dei re (tra quella di Cheope e quella di Chefren) indica che queste persone non potevano essere in alcun modo degli schiavi”, ha spiegato Zahi Hawass, il sovrintendente capo delle Antichita’ egiziane. Le prime sepolture di operai vennero scoperte negli anni ’90. Nel sito portato alla luce ora sono state ritrovate delle iscrizioni in cui gli operai si definiscono “amici di Cheope“, un ulteriore elemento per Hawass per avvalolare l’ipotesi che non si trattasse di schiavi. L’altra grande novita’ e’ che gli operai erano 10.000, un decimo di quelli indicati da Erodoto. Alla stima si e’ giunti grazie al ritrovamento del resoconto della fornitura giornaliera di cibo per i lavoratori: i contadini del delta del Nilo, in cambio dell’esenzione dalle tasse, inviavano ogni giorno 21 bufali e 23 pecore al campo.

VENERDI’ SERA C’E’ UN BUFFET DIVINO

Chi si trovasse a Sharm venerdì sera dovrebbe passare da Marika, la titolare di Roma Antica a Delta Sharm.
Da questo venerdì riprendono i buffet interrotti nel periodo dei disordini de Il Cairo.
Sharm riparte e Marika si adegua

E siccome Marika si diverte a giocare con le parole, ha giocato anche col nome da dare al suo buffet!

Come il suo locale si chiama Roma Antica che letto tutto attaccato si legge Romantica, il buffet lo ha chiamato Di Vino!

Questo venerdì buffet a base di vini italiani. La formula è la consueta: si paga il bere e si mangia gratis a buffet!
Insalate di pasta, frittatone, tranci di pizza, focacce ripiene, verdure eccetera.

Un appuntamento tradizionale per la comunità italiana di Sharm che riprende da questo venerdì!

Buon appetito!! anzi, cin cin!!

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Con l’occasione vi ricordo del buffet di giovedi sera al Napoli Caffè
Questa settimana viene riproposto il menù della scorsa settimana dato che per un inconveniente l’appuntamento era saltato. Leggi qui

Massimo Giovedì, Marika Venerdì, Seba quando??? Eh si, perchè non possiamo dimenticarci di dare la news: Seba, ha aperto un locale proprio al Delta, talmente attaccato al locale di Marika che hanno un muro in comune! Forza ragazzi, continuate così che il Delta diventerà presto un posto dove la sera si mangia gratis!!
Ma di Seba e del suo nuovo localino parleremo prossimamente!

CITTADINANZA EGIZIANA: MENO FACILE DI QUEL CHE SI CREDA!!

Avere la cittadinanza egiziana è complicatissimo. Ecco il quadro normativo varato solo 4 anni fa dall’Alta Corte. A queste regole deve essere aggiunta anche la revoca della cittadinanza nel caso in cui un egiziano abbia sposato una donna di nazionalità israeliana.

Matrimonio con un cittadino egiziano non dà alcun diritto alla cittadinanza egiziana, che rimane a discrezione del Ministero degli Interni; quanto alla revoca della cittadinanza, era finora prevista solo in casi particolari, anche alla luce del fatto che la doppia cittadinanza in genere non è permessa.

Rinuncia volontaria alla cittadinanza
Un egiziano può rinunciare alla cittadinanza se ne abbia assunta un’altra

Revoca della cittadinanza
– se ottenuta utilizzando documenti o dichiarazioni mendaci (entro 10 anni dalla concessione)
– nel caso di acquisizione per matrimonio o naturalizzazione, è revocabile (entro 5 anni) in caso di condanne penali o di mancata residenza per due anni consecutivi, oltre che di reati contro la sicurezza dello Stato, anche se commessi all’estero.

Revoca della cittadinanza per casi particolari
Il governo egiziano ha il diritto di revocare la cittadinanza anche in altri casi:
– aver svolto servizio militare all’estero
– mantenere una carica in seno ad un governo estero o un’organizzazione internazionale anche dopo espresso parere contrario delle autorità egiziane, o il lavoro alle dipendenze di uno Stato in guerra o con il quale siano state interrotte le relazioni diplomatiche

Doppia nazionalità
Autorizzata solo per quegli egiziani che ne facciano richiesta entro un anno dall’assunzione della nuova nazionalità (e se l’altro Paese lo permette), mentre i naturalizzati egiziani possono mantenere anche la nazionalità originale (sempre che il loro Paese di origine lo permetta); chiunque abbia una doppia nazionalità non potrà tuttavia svolgere servizio militare o di polizia ed essere eletto in Parlamento.

Naturalizzazione
Occorrono almeno 10 anni consecutivi di permanenza in Egitto e il rispetto di alcuni criteri, quali
– l’assenza di condanne penali
– la conoscenza della lingua araba
– mezzi autonomi e legali di sussistenza
Per poter esercitare i propri diritti politici occorrerà attendere 5 anni dall’ottenimento della cittadinanza e per l’eleggibilità in Parlamento almeno 10 anni.

ANCORA AMENHOTEP III

I frammenti di una statua che rappresenta un dio antico e un faraone sono stati scoperti tra le rovine di quello che fu il più grande tempio funerario egiziano, sulla riva occidentale di Luxor. Lo ha annunciato il servizio dei beni culturali precisando di aver rinvenuto un busto del dio Hapi, rappresentato sotto forma di un babbuino, e le gambe della statua del faraone Amenhotep III. “Si tratta della prima statua di questo tipo e mostra il re seduto, con il dio Hapi, uno dei quattro figli di Horus al suo fianco”, ha aggiunto Zahi Hawass, responsabile del servizio. Un gruppo di archeologi sta lavorando per riportare alla luce il tempio, uno dei più grandi tra quelli funerari fino al suo crollo avvenuto 2000 anni fa. Secondo Hawass la zona potrebbe essere stata utilizzata durante l’antichità per seppellire statue danneggiate. “Le statue, avendo un significato religioso, non potevano essere distrutte”, ha aggiunto.
(da Apcom dicenmbre 2010)

DOMENICA SCORSA GRANDE MANIFESTAZIONE A NAAMA BAY!!!

WE LOVE EGYPT

Questo è il nome che gli organizzatori hanno dato alla manifestazione che si è svolta ieri nella main street di Naama Bay!
Un forte segnale al turismo, per far capire una volta per tutte che il turismo a Sharm è più forte di prima, che nulla è cambiato nelle strutture anche se tutto è cambiato nello spirito e nell’animo degli egiziani!

Appuntamento all’inizio della strada pedonale alle 14:00 e poi una lenta marcia fino al market Panorama di fronte al quale era stato montato un palco!

Sono arrivati a Naama con tutti i mezzi possibili e immaginabili!! Cammelli e quad, go kart e moto, Hammer e biciclette, l’importante era esserci.

Atmosfera festosissima, clacson a manetta e sbandierate con la bandiera dell’Egitto.

Questa folla festante ha proceduto lentamente fino al palco dove si sono alternati cantanti e gruppi folcloristici.

Alle 18:00 tutti al lavoro, ad aspettare i turisti che rientravano dalle spiagge (quei pochi che ci sono!)

Una festa fatta dagli egiziani per gli egiziani, per la quale va fatto un grande plauso agli organizzatori anche se una critica la devo muovere! Mi ha dato molto fastidio essere trattato da privilegiato in quanto straniero! E mi spiego. Le magliette venivano regalate e per averle c’era da fare una bella coda. Ma in coda c’erano solo gli egiziani, i turisti e gli stranieri saltavano la coda! Questo non mi è sembrato giusto! Era la loro festa, perchè anche in questa occasione devono essere messi in secondo piano? Perchè noi europei non siamo stati messi in fila con gli altri?? Mi ha dato fastidio anche se ho beneficiato della cosa!
Ma anche se a me dava fastidio, per loro era normale! Nessuno diceva nulla vedendo che noi europei andavamo in cima alla fila e avevamo subito la maglietta! Ci sono ancora tantissime cose che devono cambiare in Egitto, anche la considerazione che questo popolo ha di se stesso! Lo meritano!!!

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STABILITE LE DATE DELLE ELEZIONI IN EGITTO

22:24 28 FEB 2011

(AGI) Il Cairo – La giunta militare al potere di fatto in Egitto ha fissato per il 19 marzo il referendum sulle modifiche costituzionali studiate dalla commissione di riforma; a giugno si terranno le elezioni legislative e dopo 6 settimane le presidenziali. Lo riferiscono Zyad El-Elaily ed altri 16 membri della Coalizione dei Giovani Rivoluzionari, alla guida delle proteste a piazza Tahrir che hanno portato alla caduta di Hosni Mubarak .

Fonte AGI

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