NON SOTTOVALUTIAMO I PROBLEMI CHE VERRANNO DAL NILO!

Il Burundi ha firmato l’accordo che cambierà l’assetto della spartizione delle acque del Nilo, ponendo un nuovo problema per il governo militare ad interim in Egitto. L’accordo, riporta l’agenzia Reuters, è stato rifiutato dal Cairo. Il ministro delle Risorse idriche, Hussein el Atfi, ha dichiarato che “il patto siglato non assolve gli stati firmatari dai loro impegni precedenti”. La spartizione delle acque de Nilo è stata oggetto di diatribe diplomatiche fin dal 1929, quando un accordo sponsorizzato dal governo inglese garantì all’Egitto il diritto annuale a 55,5 miliardi metri cubi sugli 85 miliardi che scorrono attraverso nel fiume più lungo del mondo.

Egitto e Sudan fanno la parte dei leoni nell’utilizzo delle acque del Nilo a discapito dei paesi limitrofi, dove però ci sono le sorgenti del fiume. Un incontro dei ministri delle Risorse idriche di Etiopia, Kenya, Uganda, Burundi, Tanzania, Repubblica democratica del Congo ed Eritrea nel maggio del 2010 si è concluso con la firma da parte di cinque ministri di un accordo sulla re-distribuzione delle acque del Nilo senza la firma di Egitto e Sudan. Per rendere operativo il patto, c’era bisogno di una sesta firma, giunta ieri dal ministro dell’Ambiente del Burundi, Jean-Marie Nibirantije, che in una conferenza stampa ha dichiarato che “ci sono molteplici progetti per aumentare la capacità idrica del Burundi e dei suoi vicini che saranno adesso implementati grazie alla firma dell’accordo”.

L’Egitto è quasi interamente dipendente dalle acque del Nilo. Il settore agricolo resta un asset fondamentale dell’economia del paese – vale il 13,5 per cento del pil. L’accordo dei paesi alla sorgente del Nilo aumenterebbe in modo rilevante i costi di approvvigionamento dell’acqua, innalzando i prezzi della produzione agricola e danneggiando la competitività dei prodotti egiziani sui mercati mondiali, un’ipotesi che nello scenario attuale fa tremare le autorità egiziane. In seguito alle rivolte la crescita per il 2011 è stata rivista al ribasso da 5.6 a 4 per cento.
La perdita di ulteriori posti di lavoro nel settore agricolo – che oggi occupa il 32 per cento della popolazione può indebolire ulteriormente il già fragile Egitto. Si aggrava anche il problema della disponibilità  pro capite di acqua: nel 2017 potrebbe non essere più sufficiente al fabbisogno egiziano, esponendo il paese a facili ricatti geopolitici.

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