UNA VISITA ALLA NUBIA: TRA EGITTO E SUDAN

La Nubia è la regione che si estende dall’Egitto Meridionale (“Bassa Nubia”) e la parte nord del Sudan (“Alta Nubia”). La Nubia si estende  approssimativamente tra quelle che furono la prima cataratta e la sesta cataratta del Nilo. Il clima è tipico del deserto e quindi risente di ampie escursioni termiche tra il giorno e la notte.

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Un bel post pubblicato da Roberta su travelblog

In genere i viaggiatori ‘normali’ che vanno in Egitto, per lo più coppiette in viaggio di nozze, si fermano ad Assuan, punto d’arrivo (o partenza, a seconda del pacchetto acquistato) delle romantiche crociere sul Nilo. Al massimo si fa una puntatina ad Abu Simbel, e poi, indossati pinne, fucile ed occhiali, si vola via verso il Mar Rosso.

Ma a un viaggiatore accorto basterà un’occhiata per capire che ad Assuan il deserto sembra volersi rinserrare sul Nilo: cambiano i colori, le suggestioni, la vegetazione… al di là della grande diga l’atmosfera si fa più africana, perché si è oltrepassata la cosiddetta ‘porta della Nubia’.

La diga di Assuan, o, come la chiamano gli egiziani, Diga Alta, iniziò a essere costruita nel 1952 con ghiaia, terra e roccia. Larga 1.5 km alla base e lunga 4, si erge per 114 metri sopra il livello dell’acqua.

Sbirciando al di là, niente più verde pianura fertile, ma il giallo della terra arsa dal sole, spaccato dallo straripante Lago Nasser, che si estende oltre 500 km a sud del confine tra Egitto a Sudan, là nel deserto dove le frontiere non hanno più molto senso.

Molti templi sarebbero stati inondati dall’acqua dopo i lavori, così si organizzarono diverse task force, per definirle con un termine d’attualità, che sotto l’egida dell’Unesco iniziarono un’imponente opera di smontaggio, catalogazione pietra per pietra di ogni tempio e rimontaggio in un sito sicuro.

È quanto accaduto ad Abu Simbel, che raggiungiamo da Assuan a bordo di un piccolo aereo sgangherato. È l’esempio davvero più ‘faraonico’ di spostamento: nel 1968 l’enorme complesso rupestre dedicato a Ramesse II e Nefertari, è stato ricostruito su uno sperone a picco sulla vallata dove si trovava in origine, e che ora è sommersa dall’acqua.

Il colpo d’occhio aereo è notevole: l’azzurro del lago, l’oro-rossiccio della sabbia dove, man mano che si scende di quota, si disegnano i profili colossali delle statue a guardia dell’ingresso del tempio. Se visitate questo luogo il 20 febbraio o il 20 ottobre, rispettivamente il genetliaco e l’anniversario dell’incoronazione del faraone, potrete assistere al ‘miracolo’: la luce del sole che all’alba penetra nel santuario e illumina la statua di Ramesse II.

Da Abu Simbel ci si imbarca su una nave molto più piccola e meno lussuosa di quelle specie di grand hotel galleggianti cui il Nilo vi ha abituato, ma certamente più affascinante, come affascinanti sono i luoghi che vi porterà a visitare, popolati da guardiani imperturbabili, coccodrilli e scorpioni.

In questi luoghi dimenticati dal tempo, dove tutto sembra identico a millenni fa, non ci sono imbarchi turistici: scenderete in gommone fino a riva e dovrete togliere le scarpe per non bagnarle, tutto questo sempre con la ‘dolce’ e rassicurante compagnia della scorta armata, vostra unica difesa contro i predoni del deserto.

Kalabsa si trova vicino alla Diga Vecchia e ospita le vestigia di Tolomeo IX. Il tempio è consacrato a dio Mandulis, il corrispettivo nubiano di Horus associato a Iside. Nonostante anche lui sia stato spostato e di parecchi km, sembra perfettamente inserito nell’ambiente che lo circonda e sembra essere lì da sempre. Strano destino, il suo: ha evitato di essere sommerso dall’acqua, accettando di essere sommerso dalla sabbia.

Il tempio di Wadi es-Sebu, o “valle dei leoni” sorge parallelo al fiume, con il suo asse portante orientato verso nord. Oltre alla costruzione originale, nel sito c’è anche un tempio greco-romano (pensate dove erano arrivati i nostri antenati!).

Nell’area di Amada, invece, ci sono alcuni templi dedicati al culto del sole Amon-Ra e la tomba del governatore Pennut, molto ben conservata e scampata all’acqua del lago grazie a un complicato trasporto su rotaie in mezzo al deserto di un monoblocco da 900 tonnellate. Non so cosa avrei dato per averlo visto!

Ma la Nubia non è fatta solo di rovine di templi, ma anche di poveri villaggi in cui la gente guarda con curiosità le frotte di turisti che vi sbarcano e che, di rimando, guardano le persone del posto come scimmie in gabbia. Il fatto più tragico è che questa dovrebbe essere la Nubia moderna, una realtà che appare assolutamente contemporanea alle costruzioni che risalgono a millenni prima di Cristo.

ABU SIMBEL: UN TRASLOCO FARAONICO

Abu Simbel è una località situata sulle sponde del Nilo, nell’Egitto meridionale, a sud dell’odierna Assuan. Intorno al 1250 a.C. il faraone Ramesse II fece costruire diversi templi, tra cui due particolarmente importanti, scavati nella roccia. L’interno del tempio maggiore, dedicato alle divinità di Eliopoli, Menfi e Tebe (Ra, Ptah e Ammone), è profondo oltre 55 m ed è formato da una serie di ambienti e di camere che conducono al santuario.

Grazie all’orientamento del tempio, due volte all’anno i raggi del sole nascente penetrano a illuminare le statue degli dei Ra-Harakhty, Ramesse e Amon-Ra, lasciando in ombra quella di Ptah. Sulla facciata si ergono quattro statue colossali (di oltre 20 metri di altezza) che rappresentano Ramesse deificato. Tra i numerosi rilievi, una serie raffigura la battaglia tra egizi e ittiti a Kadesh; frequenti pure le iscrizioni, di notevole interesse storico, come quelle che mercenari greci incisero sulla base di due statue di Ramesse nel VI secolo a.C., annoverate tra i più antichi esempi di scrittura greca. Il tempio minore, dedicato alla regina Nefertari e alla dea Athor, presenta sulla facciata statue del faraone e della sua famiglia.

I templi, che si annoverano come i più importanti monumenti dell’antica Nubia, rimasero sconosciuti al mondo occidentale fino al 1812, quando furono scoperti dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt. Nel 1964 fu intrapreso un progetto internazionale per salvarli dall’inondazione del lago Nasser, il bacino che si sarebbe creato dalla diga di Assuan: con una colossale operazione archeologica e ingegneristica promossa dall’UNESCO, cui presero parte anche tecnici italiani.
I templi furono tagliati in blocchi e ricostruiti nel 1968 su un’altura a 64 metri sul livello del mare salvandoli in questo modo dall’inondazione