DOMENICA SCORSA GRANDE MANIFESTAZIONE A NAAMA BAY!!!

WE LOVE EGYPT

Questo è il nome che gli organizzatori hanno dato alla manifestazione che si è svolta ieri nella main street di Naama Bay!
Un forte segnale al turismo, per far capire una volta per tutte che il turismo a Sharm è più forte di prima, che nulla è cambiato nelle strutture anche se tutto è cambiato nello spirito e nell’animo degli egiziani!

Appuntamento all’inizio della strada pedonale alle 14:00 e poi una lenta marcia fino al market Panorama di fronte al quale era stato montato un palco!

Sono arrivati a Naama con tutti i mezzi possibili e immaginabili!! Cammelli e quad, go kart e moto, Hammer e biciclette, l’importante era esserci.

Atmosfera festosissima, clacson a manetta e sbandierate con la bandiera dell’Egitto.

Questa folla festante ha proceduto lentamente fino al palco dove si sono alternati cantanti e gruppi folcloristici.

Alle 18:00 tutti al lavoro, ad aspettare i turisti che rientravano dalle spiagge (quei pochi che ci sono!)

Una festa fatta dagli egiziani per gli egiziani, per la quale va fatto un grande plauso agli organizzatori anche se una critica la devo muovere! Mi ha dato molto fastidio essere trattato da privilegiato in quanto straniero! E mi spiego. Le magliette venivano regalate e per averle c’era da fare una bella coda. Ma in coda c’erano solo gli egiziani, i turisti e gli stranieri saltavano la coda! Questo non mi è sembrato giusto! Era la loro festa, perchè anche in questa occasione devono essere messi in secondo piano? Perchè noi europei non siamo stati messi in fila con gli altri?? Mi ha dato fastidio anche se ho beneficiato della cosa!
Ma anche se a me dava fastidio, per loro era normale! Nessuno diceva nulla vedendo che noi europei andavamo in cima alla fila e avevamo subito la maglietta! Ci sono ancora tantissime cose che devono cambiare in Egitto, anche la considerazione che questo popolo ha di se stesso! Lo meritano!!!

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IN EGITTO I PIU’ DEBOLI NON VENGONO ABBANDONATI!

Roma (Agenzia Fides) – La situazione di crisi che ha colpito vari stati del Nord Africa non si è ripercossa sulle strutture e sul personale del Progetto di Riabilitazione su Base Comunitaria (RBC) dell’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO) ad Alessandria d’Egitto. E’ quanto comunica l’Associazione all’Agenzia Fides. Il progetto è rimasto sospeso 10 giorni, per poi riprendere progressivamente le attività, che oggi sono regolarmente in corso. L’AIFO ad Alessandria sostiene l’opera dell’ong locale Caritas Egitto che gestisce il Centro SETI (Sostegno, Educazione, Formazione & Integrazione), frequentato da circa 1700 bambini con problemi intellettivi e disabilità mentali.
Dai dati forniti dalle autorità locali, la popolazione dell’Egitto si aggira intorno ai 75 milioni di persone. Circa 10 milioni vivono nel governatorato di Alessandria. Si stima che le persone con disabilità siano il 4% del totale, circa 500.000 solo nella capitale. Questo numero consistente di persone soffre della mancanza di servizi e vive in uno stato di forte povertà. La crisi socio-economica che ha recentemente colpito il Medio Oriente contribuisce a peggiorare il quadro generale. L’AIFO è presente in Egitto dal 1997 con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità attraverso la promozione delle strategie della Riabilitazione su Base Comunitaria. (AP) (25/2/2011 Agenzia Fides)

IMMERSIONE A RAS MOHAMED

Sicuramente se vivi in Italia, soprattutto al nord, non vedi l’ora di scappare dal freddo, dalla pioggia!
Se sei in ufficio non vedi l’ora di alzarti da quella sedia e andartene, almeno una settimana in un posto caldo, sentire il sole sulla pelle, sentire la sabbia tra le dita dei piedi, sentire il rumore e il profumo del mare.
E allora stacca 5 minuti, immergiti con noi nel più bel mare del mondo, immergiti a Ras Mohamed dove l’acqua è calda tutto l’anno, dove soprattutto al mattino il mare blu e azzurro si tinge dei mille colori dei pesci di barriera.

Dai, stacca 5 minuti, vivi una piccola emozione!

ALLARME DEL WWF SULLA SITUAZIONE DEL MEDITERRANEO!

Courtesy of spassolandia.netLe scoperte di giacimenti colossali di gas sui fondali profondi del Mediterraneo hanno scatenato una caccia al tesoro che rischia di danneggiare inevitabilmente ambienti unici per la biodiversità marina, protetti in base a convenzioni internazionali.

La più recente, quella del giacimento “Leviatano” (il più grande del mondo) a 135 km al largo della costa di Israele, è avvenuta in acque cosiddette profonde e su fondali dalle caratteristiche uniche. Lo stesso si puo’ dire dei giacimenti di gas trovati nelle acque antistanti il Delta del Nilo, a 80 km a nord-ovest di Alessandria.
In queste due aree vivono comunità di spugne di acque profonde, vermi, molluschi e coralli di acqua fredda. Per questo motivo,  nel Mare di Levante dove è situato il primo giacimento, vige una limitazione della pesca a strascico sotto i 1000 metri di profondità proprio per proteggere le specie di acque profonde. Esistono anche due aree dove la pesca e vietata per gli stessi motivi.
Nella zona antistante il Delta del Nilo prospera  una comunità biologica la cui sopravvivenza dipende proprio dalle strutture che si sono nel tempo formate in funzione delle esalazioni dei gas dal fondo del mare e per questo motivo definite “aree del mediterraneo specialmente protette dalla Convenzione di Barcellona” (ASPIM).

Il WWF, anche alla luce delle richieste della Strategia Marina promossa dalla Comunità Europea (MSFD), chiede agli Stati del Mediterraneo orientale – in particolare a Cipro, Egitto, Israele e Libano – di garantire i più alti standard ambientali negli sviluppi attuali e futuri nella perforazione dei fondali marini per gas e petrolio in Mediterraneo orientale. Si chiede che vengano effettuate con urgenza Valutazioni di impatto ambientale (VIA) e si agisca  coerentemente ai risultati delle medesime anche perché le comunità che proliferano sui fondali di acque profonde impiegherebbero alcuni millenni per ricostituirsi.

Diversi accordi obbligano i paesi a passare attraverso il sistema VIA prima di esplorare e trivellare alla ricerca di gas e petrolio in acque “offshore”:  il più recente protocollo è quello per la protezione del Mar Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo ‘, entrato in vigore nel dicembre 2010.  Questo stabilisce che qualsiasi potenziale attività di sfruttamento di acque profonde, tra cui anche le prospezioni – debbano essere soggette ad autorizzazione sulla base di una approfondita VIA.

“I fondali marini in Mediterraneo brulicano di vita, specie uniche, endemiche del nostro mare. Non possiamo permettere che prospezioni ‘alla cieca’ provochino danni irreversibili alla biodiversità delle acque profonde”, dichiara Marco Costantini, responsabile del Programma Mare del WWF Italia. “Questi ecosistemi marini esistono solo nel nostro mare, sono fragili e vulnerabili ad ogni interferenza con le attività umane, si sono evoluti in una condizione stabile dove la scarsa disponibilità energetica ha condotto alla nascita di ecosistemi particolarmente rari”

CHI E’ HOSNI MUBARAK

In questo blog ho stabilito di non occuparmi ne di politica ne di religione.
Tuttavia, visto che la cronaca di ogni giorno ci parla del presidente Mubarak, ritengo utile riportare questo breve articolo della Rai che spiega chi è e da dove viene il presidente egiziano

Mubarak, ascesa e caduta dell'ultimo faraone

IL CAIRO – Il presidente egiziano Hosni Mubarak, nato a Kafr el-Musilha nel 1928, è in carica da circa trent’anni: a partire dal 14 ottobre 1981. È il quarto presidente della Repubblica d’Egitto, incarico a cui è arrivato da vicepresidente dopo una brillante carriera militare nell’aeronautica egiziana, nella quale si distinse come generale durante la guerra del Kippur nel 1973. Assunse la presidenza succedendo a Anwar al-Sādāt, a seguito dell’assassinio di questi il 6 ottobre 1981. In quanto presidente dell’Egitto è considerato uno dei più potenti leader della regione vicino-orientale. Grazie alla Costituzione del 1971, Mubārak ha esercitato un forte controllo sul Paese.

LA CARRIERA MILITARE. Mubārak è nato nel governatorato egiziano di al-Manūfiyya. Dopo aver completato le scuole superiori, entrò nell’Accademia Militare Egiziana, dove ricevette il diploma in Scienze Militari nel 1949. Nel 1950 entrò nell’Accademia Aeronautica e alla fine conseguì un Diploma in Scienze Aeronautiche e fu assegnato agli Squadroni Bombardieri. Parte del suo addestramento da pilota che egli completò fu da lui ricevuto nella Scuola sovietica di Addestramento Piloti di Frunze (dal 1991 Bishkek), nella Repubblica Sovietica del Kyrgyzstan. Nella sua progressione militare di comando fu dapprima pilota, quindi istruttore, comandante di Squadrone Aereo e comandante di Base Aeronautica. Nel 1964 fu nominato capo della Delegazione Militare Egiziana in URSS. Negli anni 1967-1972, durante la Guerra d’Attrito fra Egitto e Israele, voluta da Jamāl Abd al-Nāṣir, Mubārak fu nominato Direttore dell’Accademia Aeronautica e Capo di Stato Maggiore delle Forze Aeree Egiziane. Nel 1972 divenne Comandante delle Forze Aeree Egiziane e vice-Ministro della Guerra. Nell’ottobre 1973, in seguito alla “Guerra d’Ottobre”, conosciuta anche come guerra del Kippur o guerra del Ramadan, Mubārak fu promosso al rango di Maresciallo dell’Aria.

LA NOMINA A VICEPRESIDENTE DOPO LA GUERRA DEL KIPPUR. Nell’aprile 1975 fu nominato vice-presidente dell’Egitto e, nel 1978, fu scelto come vice-presidente del Partito Nazionale Democratico (NDP). A seguito dell’assassinio del Presidente Anwar al-Sādāt da parte di fondamentalisti nel 1981, Mubārak diventò Presidente della Repubblica Araba d’Egitto e Presidente del Partito Democratico Nazionale (NDP). Mubārak è sfuggito a non meno di sei tentativi di omicidio.

IL RIENTRO DELL’EGITTO NELLA LEGA ARABA. L’Egitto è stato l’unico paese nella storia della Lega Araba a essere sospeso a causa della politica del Presidente al-Sādāt, che firmò un Trattato di pace con Israele, e che però fu riammesso nella Lega – otto anni dopo l’assassinio di Sādāt (6 ottobre 1981) – nel 1989, sotto la Presidenza Mubārak. La sede principale della Lega è stata ricollocata nel medesimo complesso di edifici al Cairo. Tuttavia Mubārak cominciò a perdere sostegni a metà degli anni ’90. La crisi economica dei primi anni ’90 fu imponente. Secondo l’indice che valuta l’attenzione garantita ai diritti umani, l’Egitto occupa il 119esimo posto su 177 nazioni e viene valutato con un indice di 0,659 su 1.

LE INCHIESTE SULLA CORRUZIONE CONTRO I FIGLI. Un duro colpo alla credibilità di Mubārak intervenne allorquando circolarono notizie sul fatto che suo figlio ‘Alā’ era stato favorito dal governo nei processi di privatizzazione avviati dal padre. L’organizzazione Transparency International (TI), che si occupa di valutare tra l’altro l’indice di corruzione politica di un Paese, colloca l’Egitto al 70esimo posto su 159 nazioni. Timori di una dittatura familiare. Oltre alle voci sul favoritismo che avrebbe avvantaggiato suo figlio Alā prima del suo defilarsi intorno all’anno 2000, un elemento di forte inquietudine è quello che deriva dall’ambizione politica dell’altro figlio di Mubārak, Jamāl, la cui ascesa all’interno del Partito Nazional Democratico si è accompagnata all’ingresso di una generazione di neo-liberisti, passo preliminare per il successivo ingresso nel governo. Voci sempre più insistenti parlano di una successione in pectore di Jamāl alla presidenza della Repubblica, secondo una tradizione nepotistica che spesso in Egitto ha avuto modo di manifestarsi pesantemente. Tale sospetto è stato smentito più volte ma questo non ha fatto diminuire i timori e le ansie di chi vorrebbe uno sviluppo in senso democratico del regime egiziano, finora caratterizzato dal forte peso dell’apparato militare.

IL RIMPASTO E LE NOMINE PER LA CRISI ECONOMICA. Nel luglio 2004, Mubārak accolse le dimissioni del Primo Ministro Atef Ebeyd e di tutto il suo Gabinetto. Mubārak nominò quindi Ahmed Nazif nuovo Primo Ministro. La nuova compagine ministeriale è stata accolta con un moderato ottimismo, anche per un miglioramento della declinante situazione economica dell’Egitto. Il mercato egiziano è diventato percentualmente il primo paese fra quelli emergenti nell’anno fiscale 2004/2005. Persiste però una forte disoccupazione e Mubārak è stato criticato per aver favorito il grande capitale e le privatizzazioni dell’imponente comparto pubblico dell’economia, avvilendo i diritti dei lavoratori.

L’EGITTO CONTRO LE GUERRA IN IRAQ. Il presidente Mubārak si è espresso contro la guerra in Iraq del 2003 voluta dagli USA e dalla Gran Bretagna, affermando che la situazione israelo-palestinese avrebbe dovuto essere affrontata per prima. L’Egitto era un membro della coalizione alleata nella I guerra del Golfo del 1991 (se non si considera il lungo conflitto fra Iraq e Iran che l’aveva preceduta) e i fanti egiziani erano stati tra i primi militari a sbarcare in Kuwait per impegnare le forze armate irachene, godendo per questo di grandi, ma non precisati, vantaggi economici elargitigli dagli USA. In questa sua partecipazione convinta si dice che l’Egitto abbia sofferto pesanti perdite in vite umane, anche se mancano conferme o smentite ufficiali in merito. Secondo Reporter Senza Frontiere i media egiziani sono collocati per libertà d’espressione al 143esimo posto su 167 nazioni considerate.

MUBARAK E LA CHIESA COPTA. Prima che Mubārak assumesse la presidenza, il predecessore Sādāt aveva ordinato a Papa Shenuda III, il capo della chiesa ortodossa copta, di ritirarsi in esilio nel monastero di San Bishoi. In aggiunta, otto vescovi, 24 sacerdoti e molti altri eminenti personalità copte furono posti agli arresti. Sādāt rimpiazzò la gerarchia ecclesiastica con un comitato di 5 vescovi e si riferì a Papa Shenūda come “all’ex-papa”. Più di tre anni dopo l’assassinio di Sādāt nel 1981 e la salita al potere di Mubārak, il presidente richiamò dall’esilio Papa Shenūda III d’Alessandria, il 2 gennaio 1985. Questi tornò al Cairo per celebrare la festività natalizia del 7 gennaio (secondo il calendario copto), e la folla che lo accolse fu valutata in più di 10mila persone. I cristiani hanno goduto di diritti umani e religiosi relativamente migliori sotto Mubārak, con la loro festività del 7 gennaio riconosciuta come festività nazionale nel 2002.

Fonte: http://www.tg1.rai.it

LA CRISI EGIZIANA VISTA DAI MERCATI MONDIALI

Fonte: IL FOGLIO.IT

Dopo una settimana di proteste inizia la “diaspora” economica. Ieri almeno sei multinazionali estere presenti in Egitto hanno fermato gli impianti e avviato il rimpatrio dei dipendenti contando di ritornare non appena la situazione si calmerà. Anche l’italiana Italcementi e la concorrente francese Lafarge hanno chiuso i cementifici. Le maggiori case automobilistiche tedesche, Bmw e Daimler, e la giapponse Nissan hanno cessato le attività mentre Volkswagen ha bloccato l’esportazione dei prodotti. I businessman locali però resistono. La democrazia è una buona cosa, ci stiamo muovendo verso il meglio. Gli uomini d’affari sono rimasti qui e questo è un segno di stabilità”, ha commentato Naguib Sawiris, il patron di Wind.

Le preoccupazioni degli investitori si riflettono in una goccia di petrolio. Sempre più caro da venerdì scorso, quando è diventato palese che il cambiamento in atto non poteva essere fermato facilmente, lasciando un’incognita sul futuro politico del Paese, dove sono presenti colossi degli idrocarburi come British Petroleum, Eni, British Gas e Apache. Ieri il Brent, considerato il benchmark di riferimento, ha toccato il record di 100 dollari, come non succedeva da due anni. Siccome l’Egitto non è un grande produttore di oro nero, l’attenzione degli analisti è concentrata sulle infrastrutture che garantiscono le forniture all’Occidente come l’oleodotto Sumed e il Canale di Suez, dove ogni giorno transita su navi cargo l’equivalente di un milione di barili di petrolio – il 2 per cento della produzione globale – e il 10 per cento delle merci scambiate nel mondo. Il rischio è che si arrivi a una chiusura del passaggio marittimo che collega l’Asia all’Europa, ipotesi contemplata da diversi analisti ma smentita ieri dai gestori dell’impianto: “Sta lavorando a piena capacità”, riportavano i media egiziani.

Ashraf Laidi, Chief markets strategist di Cmc Markets
, spiega al Foglio che l’esercito per ora non sembra schiacciato su posizioni filo governative e ciò potrebbe implicare che i militari riescano comunque vada a proteggere i civili, le risorse, il Canale di Suez, le banche e le aziende riducendo il rischio contagio: “L’esercito è consapevole dell’importanza di garantire il normale funzionamento del Canale, che non soltanto è una risorsa vitale per le entrate di valuta estera in Egitto ma garantisce anche la fornitura di greggio”. L’Opec, il cartello dei paesi produttori, rimane allerta. Per il Segretario generale, il libico Abdallah Salem El-Badri, “c’è un rischio reale di penuria” che potrebbe costringere l’Organizzazione, di cui l’Egitto non fa parte, ad aumentare la produzione se la crisi dovesse peggiorare. Oppure, come ha avvertito il Commissario europeo all’Energia, Guenther Oettinger, se dovesse estendersi ad altri paesi produttori nella convinzione che i fatti del Cairo “non condizioneranno il mercato”, ha aggiunto Oettinger. Eppure gli investitori sono stati colti di sorpresa. E la tempesta non è passata. Infatti i Cds, titoli d’assicurazione contro il fallimento dell’emittente, sul debito egiziano hanno raggiunto i 475 punti base dai 472 di venerdì non appena l’agenzia di rating Moody’s ha ridotto il merito di credito del Cairo di un gradino (da Ba1 a Ba2) nel timore che la crisi politica allarghi il deficit di stato se il governo dovesse concedere una riduzione delle tasse per arginare il malcontento.

Le banche europee, nell’ordine francesi, inglesi e italiane, sono le più esposte nei confronti di un default egiziano
ma con cifre relativamente modeste se comparate con i prestiti erogati ai paesi deboli dell’Eurozona. Diversi sono i dubbi su un futuro indebolimento dell’euro, spiegati ieri dal Wall Street Journal, a fronte della rimonta di valute rifugio come il franco svizzero e lo yen che, nonostante il declassamento del debito giapponese, ha registrato un apprezzamento nei confronti delle principali monete. “Il rischio di uno scenario caotico rimane elevato”, afferma in una nota Said Hirsh, analista per il Medio Oriente di Capital Economics. E’ infatti l’appettito per il rischio, l’ingrediente base per gli investitori, ad essere evaporato nelle rivolte d’Egitto.

FACEBOOK HA FATTO TROPPO POCO PER L’EGITTO!!! QUASI NULLA!!

Sul cartello la scritta dice GRAZIE FACEBOOK. Ma secondo Adrian Chen c'è poco da ringraziare

A lanciare il sasso contro Facebook è ValleyWag: secondo il celebre sito, che parla attraverso la penna di Adrian Chen, il celebre social network ha fatto poco, pochissimo per le vicende dell’Egitto. Al punto da non meritarsi affatto il “grazie”, scritto in arabo, che il sito mostra nell’immagine qui riprodotta in testa.

Secondo Chen, non c’è il benché minimo paragone tra l’impegno profuso nel sostegno del popolo egiziano da entità come Twitter o lo stesso Google, che si sono realmente impegnati con mezzi e tecnologie per favorire la comunicazione nel paese.

Facebook, invece, mantiene una posizione la cui “neutralità” per Chen equivale quasi a “indifferenza”. A non aiutare la posizione del social network ci sono molteplici episodi trascorsi, come quelli nei quali alcuni account sono stati chiusi solo per via di un filtraggio automatico, il cui meccanismo è scattato isolando dal proprio account alcuni utenti il cui attivismo non avrebbe giustificato cotanta interdizione.

Chen infatti evidenzia che molti parlano del positivo riscontro derivato dai gruppi su Facebook, che hanno senz’altro aiutato a far sapere al mondo cosa diavolo stava e sta accadendo nel paese. Ma pochi, secondo Chen, parlano invece dei grattacapi nei quali sono incorsi alcuni utenti, i cui account sono stati disattivati sempre per via dello stesso meccanismo di filtraggio di sorveglianza: un esempio è la disattivazione del gruppo We Are All Khaled Said, un gruppo da 300mila membri, disattivato e poi reinstaurato dopo vivacissime e cospicue proteste.

Secondo Jillian C. York, esperto di libertà in Rete, il comportamento di Facebook è inqualificabile, racconta Chen, specie a proposito della propria politica sulle identità degli utenti. Una politica che York definisce quasi surreale, assolutamente priva di senso.

A peggiorare l’opinione di Chen, il “tiepido” comunicato stampa rilasciato dal social network quando il presidente Mubarak ha isolato il paese dalle telecomunicazioni: “Benché le vicende in Egitto siano un fatto tra il popolo egiziano e il suo governo da risolvere localmente, limitare l’accesso a Internet per milioni di persone è motivo di preoccupazione per la comunità globale”. Come dire: se ci tagli l’accesso, perdiamo milioni di ore di frequentazione, con tutto ciò che ne consegue, anzi, che ne con$egue.

In definitiva, Adrian Chen “reclama” il dovere, da parte di Facebook, di guadagnarsi davvero il ringraziamento degli egiziani, cercando di supportare e aiutare a diffondere la loro protesta e le loro motivazioni, altro che filtraggi. E non è, secondo Chen, solo una questione di diritti umani, ma di “buon business”.

“Immaginate – scrive Chen – se Facebook avesse lavorato per migliorare le proprie politiche di privacy e sicurezza al punto che un qualsiasi dissidente iraniano potesse sentirsi sicuro di usare il sito per organizzare atti contro il governo (naturalmente sotto pseudonimo). Non ci sarebbe stato nulla di cui lamentarsi, ricordando che ha fatto qualcosa del genere in risposta a un’azione di cracking, posta in essere dal governo tunisino, innalzando la sicurezza per tutti gli utenti, compresi i tunisini che protestavano”.

Presa con le dovute cautele, certo l’esternazione di Adrian Chen non è priva di basi, né di senso. In fondo, quel che sta accadendo in Egitto non è cosa di tutti i giorni e in un paese dove gli operatori di telecomunicazioni sono costretti dalla Legge delle Emergenze e da un complesso normativo alquanto costrittivo a inviare SMS a raffica con contenuti pro-governo, un minimo di collaborazione e di apertura in più, forse, non guasterebbe.

PER CAPIRE QUALCOSA DEI DISORDINI IN EGITTO

Arabi invisibili

Catalogo ragionato degli arabi che non conosciamo. Quelli che non fanno i terroristi
Autore: Paola Caridi

Contributi: ‘Ala  Al-Aswani
Collana: Serie Bianca
Pagine: 176
Prezzo: Euro 14,00

Premio Capalbio 2008

È probabile che George W. Bush non abbia mai bevuto una limonata alla menta. È probabile, dunque, che Bush così come la maggior parte di chi decide delle sorti del Medio Oriente e del Nord Africa non sia mai entrato attraverso la grande porta della cultura araba. Eppure quella che è una delle bevande tradizionali del mondo arabo è il sunto di una civiltà – a noi legata da intrecci invisibili lanciati lungo il Mediterraneo – che ha nel suo Dna raffinatezze e profondità dimenticate dall’Occidente.
Il mondo arabo continua anche oggi a vivere, oltre il velo dei nostri pregiudizi. In una fascia cangiante che va da Casablanca a Ryiadh si muovono milioni di arabi invisibili, schiacciati dal peso di uno stereotipo ormai imperante in Occidente, per il quale tutti coloro che hanno un passaporto mediorientale o nordafricano sono potenziali terroristi, kamikaze, seguaci di Osama bin Laden.
Il catalogo odierno degli arabi invisibili, invece, è lungo, variegato, sorprendente. Ne fanno parte ragazzi che usano Internet, professionisti educati nelle nostre università, cineasti e fior di scrittori. Se la lista degli arabi che non conosciamo fosse solo questa, però, saremmo al semplice elenco di quelli bravi, buoni e simpatici. Bisogna, invece, superare il muro, e osservare quella lunga teoria di uomini e donne a cui l’Occidente non riconosce volto e fattezze: quelli che si fanno in quattro per mandare i figli a scuola, che inondano la regione delle rimesse del loro lavoro, che fanno cultura tra le maglie della censura e opposizione tra le costrizioni dei regimi.
L’homo arabicus del Terzo Millennio compare, così, in tutta la sua complessità. I seguaci dell’islam politico – ormai la maggioranza degli elettori – chiedono democrazia e diritti civili, appoggiati dai settori laici e liberali. Le femministe più preparate indossano il velo, mentre la cultura pop dei videoclip e dei film incide sui cambiamenti sociali. I nuovi imprenditori non sono più gli sceicchi del petrolio, ma governano telefonini e tv. Finita, dunque, l’era delle odalische, dei beduini, quello che si apre a un occhio attento è un mondo ricco, alla ricerca di un nuovo rinascimento considerato imperativo. Che rifiuta con stizza lezioni di democrazia e civiltà dall’Occidente.

VACANZA A TABA?? PROVA CON CLUB MED

Il Mar Rosso si fa più grande. Non solo le località di Sharm el Sheik, Marsa Alam e Hurghada, adesso è Taba, nel nord della penisola del Sinai, la nuova meta per chi cerca il Red Sea elegante ed esclusivo di 20 anni fa. Situata tra Egitto, Israele, Giordania e Arabia Saudita, Taba offre un’acqua cristallina incastonata in una cornice di montagne di roccia rossa e d’oro e di sabbia del deserto. Qui hanno aperto alcuni resort internazionali, ancora pochi, si contano sulle dita di una mano, e in una baia protetta sul Golfo di Aqaba, Club Med ha inaugurato il Sinai Bay, un nuovo quattro tridenti di 27 ettari e 550 metri di spiaggia privata, con lo spazio L’Oasis a cinque tridenti. In una corte interna infatti si affacciano 14 suite per chi cerca più privacy, con una piscina riservata, accesso diretto alla spiaggia e servizi personalizzati. Oltre alle suite la struttura, dal design minimal e ricercato, integrato nella natura, ha 371 camere tra Club e Deluxe per tutte le esigenze, quattro piscine, un campo pratica da golf, due ristoranti e tre bar. La formula soggiorno è la All Inclusive di Club Med. Il Sinai Bay ha una spa firmata Cinq Mondes, 1500 mq di trattamenti e massaggi che usano prodotti naturali, magari da abbinare a un rilassante hammam. Chi ama la vacanza attiva può approfittare delle attività sportive in acqua e fuori proposte dal Club Med. Design studiatissimo anche per il punto di forza del gruppo francese, il Miniclub per i più piccoli, dai 4 mesi fino ai 17 anni: dalle docce a pioggia ad altezza bambino ai tavolini per mangiare e alle aree gioco. Taba è la località ideale anche per chi non vuole solo rilassarsi dentro il resort. Data la sua posizione, in giornata si possono fare escursioni nelle classiche mete del Sinai come il monastero di Santa Caterina ma anche arrivare fino alla splendida antica città di Petra, in Giordania, attraversando in barca il Mar Rosso. Oltre al deserto egiziano si può esplorare in un giorno il Wadi Rum, area naturale di roccia e dune nel sud del territorio giordano. Per gli appassionati sub c’è una barca per immergersi ogni giorno. Con un supplemento è anche possibile abbinare 7 giorni al resort e 4 giorni da Luxor al Cairo. Una settimana soggiorno e volo con partenza il lunedì da Milano Orio al Serio da 1.180 euro a persona a febbraio in doppia, a marzo da 1.310 euro, ad aprile da 1.370 euro. Gratis per i piccoli di meno di due anni. Info: tel. 848800826, http://www.clubmed.it

LA BELLEZZA NELL’ANTICO EGITTO

Non è difficile studiare la cosmesi egizia: le numerose testimonianze pittoriche pervenuteci infatti, “parlano” in modo più che eloquente, mostrandoci chiaramente il look, il trucco e le pettinature in voga migliaia di anni fa presso quella popolazione così sensibile e attenta alla bellezza e alla cura del corpo.

Sia uomini che donne facevano largo impiego di cosmetici per truccare il viso; anche se determinati aspetti, ovviamente, sono mutati nel corso dei secoli, il make-up degli egiziani mantenne sempre intatte alcune peculiari caratteristiche, come l’uso di colori accesi, il contorno definito degli occhi, la pelle perfetta.

Nella storia più remota, per il trucco si usava soprattutto la malachite, ovvero un carbonato di rame dal colore verde intenso, e la galena, cioè un solfuro di piombo che produceva un colore scuro e intenso; questi elenti di base venivano mescolati ad acqua, resine e grassi e poi applicati sugli occhi con l’aiuto di bastoncini di legno (se ne possono vedere di bellissimi nel Museo Egizio di Torino oltre che, è ovvio, in quello de Il Cairo).

Il trucco consisteva nel tratteggiare in modo piuttosto marcato il contorno della palpebra, prolungandola agli angoli esterni.

In epoca più recente, intorno all’inizio del Medio Regno, diventò di moda il trucco con bistro nero, eseguito anch’esso con l’uso di galena (tossica, esattamente come la malachite).

L’ocra rossa completava il raffinato make-up: spalmata in polvere sulle guance conferiva loro una bella e salutare coloritura rossastra, mescolata a oli, grassi e resine, diveniva un rossetto per le labbra.

BERENICE E’ ANCORA VERGINE!!!

L’ultima consacrazione delle vacanza usa e getta nel Mar Rosso arriva dal cinepanettone Sharm el Sheikh, applaudito dai milioni di italiani che ogni anno sbarcano nel Tropico a quattro ore da casa. Ma sono in molti a cercare un altro Egitto , senza venditori di tappeti e boutique di paccottiglia, discoteche e casinò, alberghi mastodontici.

A 90 chilometri dal confine con il Sudan, tra la solitudine infinita del deserto orientale e il Mar Rosso più selvaggio, c’è Berenice. Un’Africa accarezzata dal vento, a due ore di strada da Marsa Alam, l’aeroporto internazionale più vicino, fino a qualche anno fa in mano ai militari e vietata ai turisti.

Finiva qui la via carovaniera che dall’antica Coptos, oggi Qena (poco più a nord di Luxor), attraversava in 12 giorni il deserto per portare coi cammelli le merci destinate ad Alessandria, alla costa araba e alle antiche Indie. La costa è una sfilata di baie incontaminate, con incastonata la riserva naturale di Wadi Gimal, una distesa di rocce multicolore e canyon. Alle spalle le montagne e le dune del Gebel Elma, davanti si aprono il mare e la barriera immersa in acque trasparenti e calde, coralli variopinti (e quindi vivi), tartarughe, delfini, pesci pagliaccio, napoleone, palla e barracuda.

Questo è l’ultimo Mar Rosso vergine, anch’esso riaperto al turismo dopo un lungo periodo di divieto. Un paradiso per appassionati di snorkeling e diving, ma anche una meta ideale per fare surf e kitesurf, grazie ai venti costanti tutto l’anno. Lungo la strada accampamenti di cammellieri, garitte di militari, unica presenza umana. Poi, il nulla, fino al Sudan. Per poco ancora. I tycoon del cemento non hanno perso tempo. E si sono accaparrati i 90 chilometri fino alla frontiera, dove è probabile che in qualche anno sorgano nuove Hurghada e Sharm.

Per ora si è immersi in un’atmosfera da ultima frontiera marina soggiornando nei due resort sulla baia di Lahami, il TClub Berenice, aperto l’anno scorso, e il Lahami Bay Beach Resort, oasi tra le dune, l’unico modo per godersi una vacanza qui. Anche se la prima impressione è deludente perché la sabbia è grigia e la bassa marea costringe a camminare con l’acqua alle caviglie per un centinaio di metri prima di riuscire a immergersi in una piscina naturale o nuotare lungo il reef. Ma basta infilarsi una maschera e un boccaglio per entrare in un paradiso naturale.

Le due strutture sono l’avamposto per andare alla scoperta di un territorio selvaggio. Il vero spettacolo è al largo, smarriti in una sinfonia di azzurro e blu. In mezza giornata, o un giorno intero, a bordo delle comode barche del Barakuda Diving Center si raggiungono gli spot più entusiasmanti, circa una trentina, labirinto di grotte e pinnacoli. Un caleidoscopio di colori, bassifondi turchese, smeraldo che non hanno nulla da invidiare alla Polinesia.

Come Sataya, più noto come Dolphin Reef, poche miglia a nord del grande promontorio di Ras Banas, lungo 3 chilometri e largo 200 metri, dove si passano ore nuotando in una laguna sabbiosa circondati da una colonia di un centinaio di delfini che si esibiscono in tortuose acrobazie. Ma si può anche prendere il largo per Sha’ab Maksur, un reef di forma allungata con la parete più ripida sulla costa sud, costellata di spaccature, alcionari viola e rossi, candelabri ocra dei coralli di fuoco tra cui nuotano le tartarughe. Mentre Sha’ab Claudio, a un’ora e un quarto di navigazione, è quasi un parco giochi per subacquei, con labirinti di corallo, canyon, spaccature e grotte illuminate da giochi di luce.

Sempre scegliendo tra le escursioni organizzate dai due resort di Berenice, si va con la jeep nel cuore del deserto orientale e si avanza tra sfilate di dune, wadi, accampamenti beduini dove si assaggia un profumato tè allo zenzero. Quando scende la notte, soprattutto se non c’è la luna, seduti in cerchio sui cuscini, circondati dalle montagne, si sorseggia il tè offerto dai beduini e si alzano gli occhi per guardare il Carro, si fruga il firmamento inseguendo una nebulosa, si vede sorgere Venere. Il tutto nel buio assoluto, senza l’inquinamento luminoso delle case. Succede affidandosi a Thomas Krakhofer, un astronomo austriaco che per conto dei due resort organizza l’Astrotour e punta una pistola laser verso il cielo per illustrare le costellazioni (www.astronomy-egypt.com).
Tratto da DOVE

NOI ITALIANI SIAMO I PIU’ FESSI!!!

Dopo aver scoperto che dalla svizzera si vola andata e ritorno da Ginevra a Hurgada con meno di 100 euro (!!!!!) oggi scopro che da Stoccarda (Germania) andata e ritorno si trovano con meno di 200 euro!

Noi italiani siamo sempre i più fessi! E’ evidente un accordo tra le varie compagnie per mantenere alti i prezzi per l’Egitto, l’unico paese che si affaccia sul mediterraneo a non avere voli low cost dall’Italia. L’evidenza dei fatti fa chiaramente capire che non è credibile la leggenda popolare che fosse il governo egiziano ad impedire i voli low cost, ma si tratta di un evidente accordo tra gli operatori, cosa che andrebbe seriamente investigata in quanto in palese violazione con le leggi antitrust vigenti in Italia!

Ecco il link al sito che vende voli con partenza dalla Germania!

SULLA STRAGE DI CAPODANNO AD ALESSANDRIA

Un interessante e lucido articolo a firma Giacomo Galeazzi è apparso ieri su Lastampa.it


Al Qaeda ha rivendicato l’attentato di Capodanno ad Alessandria d’Egitto e l’Italia chiederà l’intervento dell’Unione europea. «Questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l’umanità intera, che proprio ieri ha pregato per la pace e ha iniziato con speranza un nuovo anno – ha evidenziato ieri il Pontefice -. Davanti a questa strategia di violenze che ha di mira i cristiani, e ha conseguenze su tutta la popolazione, prego per le vittime e i familiari, e incoraggio le comunità ecclesiali a perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo. Penso anche ai numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010. Rimaniamo uniti in Cristo». Ai funerali delle vittime e nella provincia meridionale di Assiut, ieri i copti hanno manifestato la loro rabbia accusando il governo di abbandonarli alla furia distruttrice dei fondamentalisti. Migliaia di copti, provenienti dal quartiere popolare a maggioranza cristiana di Shubra e da altre zone, sono scesi in piazza al centro del Cairo e hanno occupato il lungo Nilo per un chilometro tra l’edificio della tv statale e il ministero degli esteri. Durante le proteste sono stati scanditi slogan contro «la carenza di polizia», appelli alla «vendetta» e all’« uguaglianza con i musulmani». La polizia è intervenuta e negli scontri dieci copti sono rimasti lievemente feriti.Le tensioni tra le comunità confessionali in Egitto sono aumentate negli ultimi mesi. I copti, che rappresentano il 10% della popolazione, stimata in 80 milioni, si sentono marginalizzati e minacciati. La Santa Sede mette in guardia dalla «cristianofobia». Missioni, nunziature, Comunità di Sant’Egidio, parrocchie, in terra d’Islam la Chiesa in prima linea racconta di sangue innocente, discriminazioni, intolleranze ma anche tentativi di convivenza e pacificazione.La mappa delle persecuzioni anticristiane è al tempo stesso un martirologio globalizzato e un «patchwork» di situazioni locali. «La grande differenza di territori e circostanze della persecuzione è dovuta al fatto che non esiste un solo Islam, anche negli stessi Paesi islamici – spiega il teologo Gianni Gennari -. In Iraq, per esempio, le tensioni tra sunniti e sciiti sono forti e anche violente. Non c’è, anche nelle diverse versioni dell’Islam, un’autorità riconosciuta unica, ma spesso sono diverse e in conflitto tra loro».Ciò fa sì che ovunque, anche approfittando di situazioni sociali e politiche diverse (povertà, tirannie più o meno fondamentaliste o più o meno laiche) «il malcontento popolare possa facilmente essere indirizzato verso le fasce di popolazione religiosamente “diverse”, il che da sempre comporta anche delle diversità sociali», evidenzia Gennari.Ad accomunare i fronti della violenza, è l’escalation di tensioni attorno alle minoritarie «cittadelle» cristiane, il generale clima di ostilità verso i discepoli di Gesù, spesso costretti a fuggire dal terrore degli attentati e da condizioni di vita insostenibili. Nell’Egitto di fine regime Mubarak migliaia di emigranti tornano dall’Arabia Saudita con la mentalità wahabita di voler islamizzare la società. E per le famiglie copte la vita si è fatta dura soprattutto al Sud, come dimostrano gli attentati a Luxor. Ad Alessandria i cristiani non si erano mai nascosti, invece adesso è diventato pericoloso mangiare o bere in pubblico durante il digiuno del Ramadan ed è considerato «atto insolente» indossare abiti non abbastanza larghi.

Sul problema dei copti in Egitto pubblico anche il link ad un articolo sicuramente ben scritto, ma da cui prendo le distanze in quanto non sono a sufficientemente a conoscenza dei fatti e credo che le versioni su questa storia siano talmente tante e talmente diverse che difficilmente si potrà mai arrivare alla verità! Pubblico il link solo affinchè ci si possa almeno in parte rendere conto del livello di esasperazione che raggiungono i temi religiosi in Egitto! In Italia certe cose non si potrebbero forse neppure pensare!!

LA VERITA’ SULLA GUERRA TRA CRISTIANI E MUSULMANI IN EGITTO….


GIACOMO GALEAZZI
Al Qaeda ha rivendicato l’attentato di Capodanno ad Alessandria d’Egitto e l’Italia chiederà l’intervento dell’Unione europea. «Questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l’umanità intera, che proprio ieri ha pregato per la pace e ha iniziato con speranza un nuovo anno – ha evidenziato ieri il Pontefice -. Davanti a questa strategia di violenze che ha di mira i cristiani, e ha conseguenze su tutta la popolazione, prego per le vittime e i familiari, e incoraggio le comunità ecclesiali a perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo. Penso anche ai numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010. Rimaniamo uniti in Cristo». Ai funerali delle vittime e nella provincia meridionale di Assiut, ieri i copti hanno manifestato la loro rabbia accusando il governo di abbandonarli alla furia distruttrice dei fondamentalisti. Migliaia di copti, provenienti dal quartiere popolare a maggioranza cristiana di Shubra e da altre zone, sono scesi in piazza al centro del Cairo e hanno occupato il lungo Nilo per un chilometro tra l’edificio della tv statale e il ministero degli esteri. Durante le proteste sono stati scanditi slogan contro «la carenza di polizia», appelli alla «vendetta» e all’« uguaglianza con i musulmani». La polizia è intervenuta e negli scontri dieci copti sono rimasti lievemente feriti.Le tensioni tra le comunità confessionali in Egitto sono aumentate negli ultimi mesi. I copti, che rappresentano il 10% della popolazione, stimata in 80 milioni, si sentono marginalizzati e minacciati. La Santa Sede mette in guardia dalla «cristianofobia». Missioni, nunziature, Comunità di Sant’Egidio, parrocchie, in terra d’Islam la Chiesa in prima linea racconta di sangue innocente, discriminazioni, intolleranze ma anche tentativi di convivenza e pacificazione.La mappa delle persecuzioni anticristiane è al tempo stesso un martirologio globalizzato e un «patchwork» di situazioni locali. «La grande differenza di territori e circostanze della persecuzione è dovuta al fatto che non esiste un solo Islam, anche negli stessi Paesi islamici – spiega il teologo Gianni Gennari -. In Iraq, per esempio, le tensioni tra sunniti e sciiti sono forti e anche violente. Non c’è, anche nelle diverse versioni dell’Islam, un’autorità riconosciuta unica, ma spesso sono diverse e in conflitto tra loro».Ciò fa sì che ovunque, anche approfittando di situazioni sociali e politiche diverse (povertà, tirannie più o meno fondamentaliste o più o meno laiche) «il malcontento popolare possa facilmente essere indirizzato verso le fasce di popolazione religiosamente “diverse”, il che da sempre comporta anche delle diversità sociali», evidenzia Gennari.Ad accomunare i fronti della violenza, è l’escalation di tensioni attorno alle minoritarie «cittadelle» cristiane, il generale clima di ostilità verso i discepoli di Gesù, spesso costretti a fuggire dal terrore degli attentati e da condizioni di vita insostenibili. Nell’Egitto di fine regime Mubarak migliaia di emigranti tornano dall’Arabia Saudita con la mentalità wahabita di voler islamizzare la società. E per le famiglie copte la vita si è fatta dura soprattutto al Sud, come dimostrano gli attentati a Luxor. Ad Alessandria i cristiani non si erano mai nascosti, invece adesso è diventato pericoloso mangiare o bere in pubblico durante il digiuno del Ramadan ed è considerato «atto insolente» indossare abiti non abbastanza larghi.

IN GITA A IL CAIRO

Una semplice ma piacevole raccolta di fotografie scattate a Il Cairo

IN EGITTO PRESTO ARRIVERA’ L’EOLICO

Il progetto, ufficializzato dal ministro per l’energia Hassan Younes, prevede di assegnare i lavori per 1.000MW in due fasi distinte: la prima, appunto a gennaio e l’altra a luglio. Con importanti ambizioni per il 2020

L’Egitto punta sull’energia da fonte eolica. Partirà a gennaio la gara per la scelta delle imprese a cui verrà affidata la costruzione, lungo la costa del Mar Rosso, di centrali eoliche per circa 1.000MW. L’annuncio è stato fatto oggi dal ministro egiziano per l’Energia, Hassan Younes, che ha illustrato le due fasi distinte sui cui si fonderà la gara: prima, a gennaio, appunto, verranno assegnati i lavori per i primi 500 MW, dopo di che, nel mese di luglio, verranno assegnati gli incarichi per  i rimanenti 500 MW.

Secondo le indicazioni fornite dal ministro, la compagnia elettrica nazionale acquisterà per 20 anni, come da contratto, l’energia prodotta dalle nuove centrali e la distribuirà ai consumatori sulla base di prezzi stabiliti dal governo. Attualmente l’Egitto è in grado di generare dalle fonti rinnovabili 25.000 MW e l’intenzione del governo è quella di raggiungere e sfondare quota 58.000 MW entro il 2027, mobilitando investimenti per 110 miliardi di dollari. Nello specifico, entro il 2020, il Governo egiziano prevede di ricavare dalle fonti rinnovabili, e in particolare dall’eolico e dal solare, il 20% dell’energia necessaria a coprire il fabbisogno del Paese.

A VERONA UN LIBRO REGALATO A OBAMA, MUBARAK E BERLUSCONI

Volumi preziosi prodotti con sete di Como, stampati su carta italiana di Fedrigoni o delle Cartiere del Garda, realizzati con la più innovativa tecnologia (una stampa digitale che garantisce la precisione più assoluta) e naturalmente rilegati a mano. Sono queste le «chicche» che il presidente della società editrice EBS Fabio Bortolazzi ha donato alla Biblioteca Civica: un omaggio alla città, costituito per ora da 10 volumi, ma che intende essere solo un primo atto in vista di altre, future donazioni.
«Un grande regalo che arricchisce il patrimonio della nostra Biblioteca civica e di tutta la città, con volumi di grande valore conosciuti in tutto il mondo», ha commentato l’assessore alla Cultura Erminia Perbellini, intervenuta ieri alla presentazione dei volumi nella Sala Nervi della Civica, insieme al presidente Bortolazzi e al responsabile della biblioteca Agostino Contò. I dieci volumi resteranno esposti negli spazi della biblioteca durante le festività, per rimanere poi a disposizione degli utenti.
«Si tratta di riproduzioni di libri illustrati d’arte e di architettura, realizzati con carta di pregio e con tecniche ad alta definizione», ha spiegato Bortolazzi. «La nostra società, le edizioni EBS, nate nel 1953 come piccola tipografia artigiana, è conosciuta a livello internazionale come uno tra i più prestigiosi produttori di libri fotografici di alto pregio, in grandi formati e di elevata qualità tecnica. Il piacere che il frutto del nostro lavoro possa essere conosciuto anche dai veronesi mi ha spinto a donare alcuni esemplari alla Civica».
Tra i libri che fanno parte della donazione, «The Trevelyon Miscellany of 1608. A facsimiled Folger Shakespeare Library», edito in occasione della celebrazione del 75° anniversario della Folger Shakespeare Library in Washington D.C.: riproduzione in facsimile di un manoscritto che contiene materiali relativi a vita, costume, cultura al tempo di Shakespeare; «Histoire naturelle des oiseau illustré par 1008 gravures de François Nicolas Martinet», un’ edizione tratta dai 10 volumi dedicati agli uccelli della «Histoire Naturelle générale et particulière avec la description du cabinet du Roy» di George Louis Leclerc, conte di Buffon, uno dei monumenti scientifico-letterari del XVIII secolo, edita a partire dal 1749. E anche «Zahs Harvass, A secret voyage. Love, magic and mysteries in the realm of the pharaohs», photograph Sandro Vannini, Slough – Berkshire, 2009, uno straordinario percorso nel mondo dell’antico Egitto, illustrato da immagini di altissima qualità. «Proprio questo libro è stato consegnato come omaggio al presidente Obama e al presidente Mubarak», ha spiegato Bortlazzi. «E il nostro presidente Berlusconi me ne ha fatto richiesta dopo averlo visto: naturalmente l’abbiamo inviato anche a lui»

Il volume ha un prezzo di copertina di soli 2.900 €uro, ed è editato in sole 750 copie numerate e autografate da Zahs Harvass. Chi avesse ancora qualche spicciolo per i regalini dell’ultimo minuto, può contattare l’editore sul sito

IL RAGAZZO CHE SFIDO’ RAMSES IL GRANDE – di CHRISTIAN JACQ

Nell’anno 1250 a.C., il Faraone Ramses Il regnava su un Egitto prospero. Esercitava il suo potere con un’autorità che nessuno osava mettere in dubbio… Ma quando la casa e le terre di Kamosè e dei suoi genitori, conquistate poco alla volta, rese fertili dal loro lavoro, vengono consegnate a Setek, uomo rude e crudele, che vuole ridurre gli antichi proprietari in suoi schiavi, il giovane decide di ribellarsi. Non può tollerare una tale ingiustizia. Ma solo un uomo può cambiare le cose: l’uomo più potente e venerato di tutto l’Egitto, Ramses. Lì diventa uno tra i migliori artigiani del tempo. Ma non è abbastanza. L’unica speranza di riuscire ad avvicinare il Faraone è quella di intraprendere la strada che lo porterà a essere scriba.

Autore:  Jacq Christian
Editore:  Piemme
Genere:  letteratura per ragazzi
Collana:  Piemme pocket
Traduttore: Finassi Parolo M.
Pagine: 245
ISBN: 883848340X
ISBN-13: 9788838483400
Data pubbl.: 2005
Prezzo: 10,50 €
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IL NATALE COPTO

Il Natale è una festa particolarmente sentita in Egitto, nonostante la maggior parte della popolazione egiziana sia si fede musulmana. In particolare, il 10% degli egiziani sono cristiani copti, ossia seguaci della Chiesa Copta, che riconosce un Papa proprio, distinto da quello dei cattolici, e che considera San Marco come il proprio primo Papa, avendo introdotto il Cristianesimo in Egitto. La cattedrale dedicata a San Marco si trova oggi al Cairo, e durante il periodo natalizio diventa la meta prediletta dei cristiani d’Egitto. Il Natale è particolarmente importante in questa terra in predominanza musulmana perché fu proprio in Egitto che Gesù trascorse parte della sua infanzia. La ricorrenza viene festeggiata con molto entusiasmo, soprattutto dopo che il Presidente Hosni Mubarak, nel 2002, proclamò il Natale festa nazionale, e quindi non propria solo di una piccola minoranza.

Il Natale copto, pur avendo dei tratti in comune con il Natale festeggiato in Occidente, presenta delle peculiarità proprie. Innanzitutto, la data in cui viene festeggiato: non si tratta infatti del 25 dicembre, ma del 7 gennaio (che è considerato il giorno in cui nacque Gesù anche dai cristiani ortodossi), che corrisponde al 29° giorno del mese di “kiahk” e che segna la fine di un periodo di digiuno lungo più di 40 giorni, durante il quale i fedeli evitano di magiare carne e prodotti di provenienza animale come uova e formaggi. Con questo periodo di digiuno si vogliono ricordare i quaranta giorni passati da Mosè sul Monte Sinai per ricevere le tavole dei Dieci Comandamenti.

Anche se il Natale in Egitto viene festeggiato il 7 gennaio, le celebrazioni e i festeggiamenti durano da dicembre a gennaio, e sono caratterizzati da vari riti e usanze che rendono l’Egitto, e Il Cairo in particolare, una meta particolarmente attraente durante questo periodo dell’anno. In questo periodo non è difficile imbattersi in concerti di canti natalizi e di musica copta. Anche se in Egitto il Natale non è ancora diventato una festa commerciale come accade in Occidente, sarà comunque possibile acquistare doni nei moltissimi bazar natalizi. Se volete poi assaggiare un cibo tipico di questo periodo,assaggiate  dei “lib”, ossia dei semi secchi che sono diventati quasi un simbolo di questo periodo di festa.

Il Natale in Egitto rimane però essenzialmente una festa religiosa, che si passa in famiglia e nelle guest house del Cairo ed ha il suo fulcro nella messa di mezzanotte, che sancisce la fine del periodo di digiuno. La celebrazione vede la partecipazione, nella cattedrale di San Marco, di personaggi eminenti, ed è seguita dai tradizionali incontri familiari durante i quali i bambini ricevono doni, qualche soldo e vestiti nuovi, e tutta la famiglia consuma insieme il pasto di Natale, chiamato “fatta”, un piatto a base di pane, riso, aglio e carne bollita. Al mattino poi si è soliti fare visita ad amici e parenti portando in dono il “kaik”, ossia un particolare tipo di biscotto, per continuare a festeggiate questo giorno in compagnia.

Il Cairo, e l’Egitto in generale, è un posto magico e affascinante, che stupisce ogni visitatore. Se vuoi vivere un’esperienza particolare, e festeggiare un Natale diverso da quello cui sei abituato, prenota subito uno dei tantissimi alberghi al Cairo!

Una delle attrazioni turistiche del quartiere copto è la chiesa ortodossa costruita in cima ad una torre che, anticamente, faceva parte delle mura che circondavano la città. E’ una struttura molto curiosa: passeggiando all’interno della chiesa forse non ci si rende conto, ma, se si osservano alcuni dettagli, si può notare come effettivamente stia sospesa su di una torre di difesa.
Non è una delle visite obbligate del Cairo, ma se vi trovate nel quartiere copto, non potete non fermarvici.

ALESSANDRIA D’EGITTO

Alessandria è spesso proposta dai tour operator come meta ideale per un weekend sotto il sole, in ogni stagione dell’anno, oppure come visita giornaliera per chi si reca per un soggiorno balneare nella sempre più famosa località di El Alamein. In entrambi i casi vale davvero la pena di visitare questa città-mito nell’antichità che, dopo alterne fortune, oggi sta tornando a splendere.

Fondata da Alessandro Magno – che infatti le diede il suo nome, intorno al 330 a.C. – Alessandria vide il trionfo e la caduta della regina Cleopatra, ospitò un porto il cui faro era annoverato tra le Sette meraviglie del mondo antico, e fu sede della più importante biblioteca del mondo per ben 600 anni. Poi tutto il suo glorioso passato cadde per secoli nell’oblio.

Quando Napoleone vi sbarcò nell’800, Alessandria era solo un villaggio di pescatori, con tante palme e qualche rudere antico. Ma Bonaparte decise di riportarla all’antico splendore e ne fece uno dei principali porti commerciali del Mediterraneo, dove si stabilirono mercanti ricchissimi (costruendovi sontuose ville e palazzi) e la città iniziò di nuovo ad attirare viaggiatori e intellettuali da tutto il mondo.

Negli anni ’60, per via delle scelte politiche dell’Egitto, Alessandria si richiuse nuovamente al mondo. Ma negli ultimi decenni, la città è rinata, anche un po’ per caso: quando si decise di radere al suolo gli edifici più disastrati del centro della città, si ebbe la sorpresa di trovare nel sottosuolo molti resti archeologici, tra cui anche dei frammenti dell’antico faro. Tutto ciò contribuì a fare rinascere l’orgoglio degli alessandrini e la ricostruzione. Così oggi si può veramente dire che Alessandria è diventata un polo culturale e turistico di grande importanza.

Ecco dunque le principali attrattive della città:
* Il Museo Nazionale (situato nel Al-Saad Bassili Pasha Palace): contiene una collezione di 1800 pezzi risalenti all’Egitto dei Faraoni e a quello dei Cesari, con splendide statue e mosaici.
* La nuova Biblioteca Alessandrina, un modernissimo edificio di pietra e vetro a forma di cilindro inclinato, inaugurato nel 2003 e vero simbolo della rinascita di Alessandria; contiene anche un piccolo museo di arte antica.
* Il Forte Qaitbay, costruito nel Trecento sulle rovine dell’antico faro: in questa zona si trovano variopinti mercatini alimentari e, nei suoi pressi, la Moschea di Abu Abbas Al-Mursi (di costruzione relativamente recente), nonché le tombe della necropoli di Anfushi, risalenti al II secolo a.C.
* La piazza della Liberazione (Midan Tahrir), da cui si entra in un enorme suk dove odori e profumi di pane e di spezie riempiono l’aria e le narici.
* Dal suk si raggiungono poi le grandiose catacombe di Shouqafa, anche queste ritrovate per caso nei primi anni del Novecento. il visitatore può accedere alle sontuose camere mortuarie colme di statue fregi del periodo egizio.
* Vicino al sito delle catacombe svetta la Colonna di Pompeo, in granito rosso, risalente al terzo secolo.
* Infine, l’Anfiteatro romano, il cui sito include le rovine delle terme e molti reperti recuperati in mare, tra cui alcuni frammenti del famoso faro dell’antichità.

GLI EGIZIANI ERANO DEI PARRUCCONI!

Gli Egiziani, nel corso della loro storia millenaria, riservarono sempre grandi attenzioni e cure all’aspetto fisico, con particolare riguardo ai capelli e alle acconciature

L’uso delle parrucche fu sempre molto diffuso; spesso i capelli naturali venivano rasati e sostituiti da quelli posticci, lavorati in modo abbastanza ricco e articolato.

Per aiutare i capelli a tenere la piega, si faceva un grande uso di oli e cere, che aiutavano a tenerli a posto a lungo come fa una moderna lacca o un gel.

Di solito, le parrucche venivano realizzate con capelli umani misti a fibre vegetali o lana, capace di garantire maggiore volume e migliore consistenza al prodotto.

Particolarmente elaborate erano le acconciature femminili, quasi sempre abbellite e rese più scenografiche dall’aggiunta di treccine sottili, ciocche posticce e altre decorazioni (nastri, pietre, fili, gioielli,) (nella foto Elizabeth Taylor sfoggia nel film “Cleopatra” una tipica pettinatura dell’epoca).

Spesso, nell’antico Egitto, l’uso di una determinata parrucca piuttosto che un’altra, era connesso a particolari rituali religiosi.

LA CONDIZIONE DELLA DONNA IN EGITTO

(Cairo) Hoda Gameel, 22 anni, è una delle tante donne egiziane spinte nel mondo del lavoro dal bisogno e dalle circostanze. Se in passato lasciare le mura domestiche può aver reso alcune donne libere, oggi le donne egiziane non ricevono la giusta considerazione e, al contrario, tornano a rifugiarsi nella tradizione.

“Ero ambiziosa e avevo sogni. Ora voglio solo sposarmi e stare in casa”, ha dichiarato Gameel. “La mia sola speranza è quella di potermi riposare, quando mi sposerò”.

Gameel si sveglia alle 7, prepara la colazione ai due fratelli minori, li accompagna a scuola, torna a casa a stirare e poi va al lavoro – vende foulard copricapo nello stand di uno sfarzoso centro commerciale. La sera, dopo aver affrontato 90 minuti di traversata nel traffico del Cairo su un autobus malridotto, cena, studia e finalmente riposa.

È una sfacchinata che frutta a malapena 100 dollari il mese, con tutti gli straordinari. Una storia tristemente ordinaria nei paesi dove la tradizione ancora priva la maggior parte delle donne di opportunità e l’unica possibilità sono lavori mal pagati e poco soddisfacenti.

Gameel ha il peso ma non i vantaggi dei suoi coetanei. “Mi sento un uomo. Gli uomini sono quelli che in teoria dovrebbero lottare e sostenere il peso della famiglia. Una donna dovrebbe invece offrire amore, affetto ed essere protetta. Non dovrebbe essere impegnata fuori casa tutto il tempo”.

La maggiore di quattro figli, al quarto anno di studi di ragioneria, Gameel ha dovuto rimboccarsi le maniche, quando il padre, operaio analfabeta, si è ritirato dal lavoro a 51 anni a causa di una grave forma di asma. Contemporaneamente, sua madre ha dovuto lasciare il posto nella fabbrica dove cuciva vestiti per meno di 50 dollari il mese perché troppo soprappeso.

Quando aveva 19 anni, Gameel lavorava come segretaria in una piccola compagnia che vende condizionatori d’aria. Il lavoro d’ufficio le piaceva e il suo salario era il doppio di quello attuale. Ma il suo capo era un po’ troppo premuroso, “continuava a far cadere cose di proposito perché mi chinassi per raccoglierle”. Quando Gameel si lamentò con i colleghi, la voce arrivò al capo che la licenziò.

Da una recente ricerca condotta dal Pew Research Center di Washington in collaborazione con l’International Herald Tribune è emerso che l’Egitto è uno dei paesi in cui le donne che lavorano sono maggiormente svantaggiate e i pari diritti sono un obiettivo più che una realtà. Il 61% degli intervistati ha detto che le donne dovrebbero poter lavorare fuori casa. Ma il 75% ha aggiunto che in tempi di scarsità di lavoro, gli uomini dovrebbero avere la precedenza.

L’Egitto è al 120° posto su 128 paesi in quanto a uguaglianza di genere secondo il Global Gender Gap Report del World Economic Forum, che mette l’accento sulla scarsa performance del paese in quanto a empowerment politico e opportunità economiche concrete per le donne. E le cose potrebbero peggiorare ulteriormente per le donne. Mentre il settore pubblico è stato tradizionalmente più ospitale nei confronti delle donne, l’apertura dell’economia al settore privato le sta penalizzando. Secondo il rapporto 2010 del Population Council, il tasso di disoccupazione tra le giovani tra i 15 e i 29 è al 32% circa, più del doppio del 12% tra i giovani della stessa fascia di età.

Le donne in Egitto occupano solo 8 dei 454 seggi del Parlamento e 5 parlamentari sono state nominate direttamente dal presidente. Ci sono solo 3 ministre e nessuna donna tra i 29 governatori.

Quando le donne hanno chiesto di diventare giudici del Consiglio di Stato, il tribunale amministrativo più alto, l’assemblea generale del Consiglio ha votato contro, argomentando che l’emotività e i doveri genitoriali delle donne non le renderebbero adatte a tale compito. La decisione è stata ribaltata a marzo in seguito al ricorso presentato alla corte costituzionale dal Primo Ministro Ahmed Nazif ma, di fatto, nessuna donna è entrata a far parte del Consiglio.

Analogamente, il Parlamento ha approvato lo scorso anno un testo di legge che riserva alle donne una quota di 64 seggi alla camera dei deputati nei prossimi due mandati quinquennali, a partire dalle prossime elezioni che si terranno in autunno.

Solo le donne influenti “possono permettersi delle ambizioni,” mentre la maggior parte delle donne appartiene alla classe medio-bassa. Inoltre, l’analfabetismo femminile rimane alto: il 47% delle donne rurali e il 23% di quelle urbane non sono in grado di leggere o scrivere.

La ragazza prosegue caparbiamente i suoi studi e frequenta corsi d’Inglese l’estate. Vuole un lavoro in banca, per l’orario (il lavoro finisce alle 2), un tipo di lavoro che vede come l’unica possibilità di avere una carriera dignitosa e un matrimonio felice.

“Lavoro come una macchina,” ha detto. “Non ci sono promozioni, lo stipendio non ha aumenti e non c’è pietà. Dov’è il senso di realizzazione in tutto ciò?”

Sono le 11:00, Gameel fa i conti della giornata, chiama il proprietario e chiude lo stand. Porta a casa okra surgelati che la madre cucinerà per cena. Si trascina sull’autobus. Guarda fuori del finestrino. E solo a metà del tragitto, finalmente dice: “Anche solo questo viaggio accidentato finirà con l’uccidermi”. (fonte: New York Times) (Tratto da http://www.deltanews.net)

I LIBRI DEI MORTI – BRITISH MUSEUM 4 novembre – 6 marzo


Nakht e sua moglie adorano il dio Osiride- Dettaglio del libro dei morti

Londra – British Museum – 4 novembre 2010 -> 6 marzo 2011

Il viaggio nell’aldilà secondo gli antichi Egizi. Si annuncia come una delle mostre più affascinanti dell’anno ed è pronta a svelare i segreti del misterioso mondo ultraterreno di una delle civiltà più importanti dell’antichità. Ieri al British Museum di Londra è stata inaugurata l’esposizione Viaggio nell’aldilà: il Libro dei morti nell’antico Egitto: gli appassionati di egittologia oltre a contemplare splendidi sarcofagi, antiche statue e inimitabili gioielli, possono ammirare per la prima volta decine di inediti papiri che raccontano il percorso che secondo la religione egiziana ogni defunto doveva compiere per guadagnarsi l’immortalità. Non è una «copia unica». Un analogo libro dei morti, infatti, è esposto al Museo Egizio di Torino ed è una delle attrattive più importanti del museo italiano. E’ tuttavia la prima volta che il «libro» in possesso del British Museum viene messo a disposizione del pubblico.

La grande cupola del British Museum é stata trasformata in un luogo magico, un percorso concentrico dalla morte alla vita eterna, la porta di ingresso verso l’aldilá. Gli Egizi davano grande importanza alla vita dopo la morte e una grande mostra su «I Libri dei morti dell’antico Egitto» rivela i brillanti colori e le forti emozioni del viaggio, irto di pericoli e di avventure, ma anche ricco di gioia, dell’uomo dalla morte terrena verso la vita eterna.

I Libri dei Morti, per anni erroneamente considerati una sorta di Bibbia egizia, sono in realtà una raccolta di testi funerari, formule magiche, inni e preghiere con lo scopo di proteggere il morto nel suo viaggio verso l’aldilá. I primi erano scritti sulle bende utilizzate per avvolgere il corpo del defunto o incisi direttamente sul legno del sarcofago o sulle maschere posate sul volto. La maggior parte peró sono papiri ricoperti di geroglifici e immagini, che venivano arrotolati e messi nella tomba o nel sarcofago del morto per accompagnarlo nel suo viaggio, assieme a gioielli, maschere, tesori, amuleti e suppellettili utili nel percorso dopo la vita terrena.

«Gli Egizi non erano ossessionati dalla morte, come dicono alcuni, – spiega John Taylor, direttore della mostra, – erano ossessionati dalla vita e volevano che continuasse anche dopo la morte.» Ogni libro dei morti è unico, creato ad hoc per la persona di alto rango che lo richiedeva, con suoi ritratti e una scelta personalizzata di immagini e di formule. Le immagini che illustrano i papiri sono spesso di uomini con teste di animale, perché i morti potevano proseguire il viaggio sotto qualsiasi forma, trasformandosi in uccello, serpente o anche fiore di loto.

L’alto rango di Anhai, una sacerdotessa morta nel 1100 AC, è dimostrato dal fatto che è stata seppellita con una statua di Osiride e un prezioso papiro di grandi dimensioni e decorato in oro che la ritrae mentre, presa per il polso dal dio falco Horus, si avvia verso l’aldilá. Il piú spettacolare dei papiri è il Libro di Nesitanebisheru (Greenfield Papyrus), il piú lungo mai esistito, che ha una lunghezza di 37 metri e viene mostrato al pubblico per la prima volta. Nesitanebisheru era la figlia del sommo sacerdote di Amon a Tebe, morta nel 930AC, e il suo papiro contiene formule e incantesimi che non si trovano in alcuno degli altri 200 Libri dei morti e che quindi con ogni probabilità erano state richieste dalla stessa committente.

Il percorso inizia con la mummificazione del corpo, che serviva a purificare il morto rendendolo piú simile a Osiride, dio dell’aldilá, e finisce con la Sala del giudizio. Qui il cuore del defunto – considerato centro della vita e sede della mente – viene pesato da Anubi, signore degli inferi, sotto lo sguardo di Osiride. Un cuore pesante è segnale di peccato e viene dato in pasto al «divoratore», una creatura con testa di coccodrillo, corpo di leone e zampe posteriori di ippopotamo. Questa è la vera morte.

Chi ha il cuore leggero invece puó entrare nel «campo di canne», il nostro Paradiso, che altro non è che una versione idealizzata dell’Egitto, terra fertile e ricca di acqua, dove la vita scorre uguale ma senza problemi, senza malattie e dolori e naturalmente senza lo spettro della morte. Tracciando passo passo il cammino del defunto dopo la morte, i Libri hanno lo scopo di perpetuare la vita rendendola eterna. Per questo la ricchissima mostra del British Museum dedicata ai morti si rivela essere una trionfale celebrazione della vita.

Immagine 1) Il sarcofago di Hunefer e la preghiera a Osiride

Il Libro dei morti non era un testo unico, ma una raccolta di opere diverse su papiro e lino che avevano lo scopo di guidare il defunto nell’oltretomba. Alcune di queste illustrazioni furono usate per oltre mille anni e le più antiche risalgono a oltre 3.500 anni fa. Attraverso suggerimenti e ammonimenti, le illustrazioni e i geroglifici presenti sui rotoli raccontano i pericoli del mondo dei morti. Molti papiri furono acquistati dal British Museum alla fine del XIX secolo, ma sono stati per molti anni custoditi in diversi caveau perché ritenuti troppo fragili. Tuttavia grazie alle nuove scoperte scientifiche e alle più moderne tecniche di conservazione adesso gli esperti del British Museum assicurano che i preziosi documenti non rischiano più di essere danneggiati e finalmente hanno deciso di presentarli al grande pubblico. Tra i documenti più famosi in mostra c’è anche Il Libro di Hunefer, un papiro del XIII secolo a. C. che racconta il viaggio nell’oltretomba del potente scriba Hunefer vissuto a Tebe durante la diciannovesima dinastia. Lo scriba sarebbe stato al servizio del faraone Seti I e avrebbe goduto di grande rispetto e stima.

Immagine 2) La pesata del cuore: sull’altro piatto della bilancia una piuma

IL VIAGGIO DELLO SCRIBA – Il papiro di Hunefer, celebre per i suoi incredibili colori e per la sua chiarezza, misura 5,50 metri. In una delle prime illustrazioni si può ammirare, accanto al sarcofago che conserva il corpo dello scriba, una stele funeraria su cui è impresso il nome del defunto e una preghiera a Osiride, dio della morte e dell’oltretomba (immagine 1).
Nella preghiera si chiede che l’anima dello scriba possa raggiungere l’aldilà. Dopo aver illustrato i tanti sacrifici offerti agli dei per ottenere l’immortalità, arriva la prova della psicostasia: la cerimonia della pesatura del cuore nella «stanza delle due verità» alla quale ogni defunto doveva sottoporsi per poter accedere all’aldilà. Secondo gli egiziani essa serviva a stabilire la purezza d’animo del defunto: il cuore di Hunefer è posto su un piatto di una bilancia da Anubi, il dio dell’imbalsamazione. Sull’altro piatto vi è una piuma che rappresenta Maat, simbolo dell’ordine cosmico e della giustizia. Se il cuore del defunto risulta più pesante della piuma, sarà dato in pasto ad Ammit, il mostro che si trova ai piedi della bilancia e che racchiude in sé gli animali più pericolosi dell’Egitto: il coccodrillo, il leone e l’ippopotamo. (Immagine 2)
Ma come mostrano le successive illustrazioni, il cuore dello scriba è più leggero della piuma e supera la prova. L’ultima scena del papiro mostra un trionfante Hunefer pronto ad accedere all’Aaru, il Paradiso degli antichi egizi. (Immagine 3)

Immagine 3) Superate le prove Hunefer accede all’Aaru, il paradiso degli antichi egizi

Collegamento al sito del British Museum

UNA NUOVA PROPOSTA DI PAOLA PER I LETTORI DI EGITTIAMO

Chi è Paola: Paola Cimarosti da lettrice del blog, dopo avermi conosciuto di persona, ha deciso di collaborare col blog proponendo iniziative rivolte principalmente ai nostri lettori anche se ovviamente aperte a tutti. Ecco come si presenta:

Istruttore: Paola Cimarosti specializzata nell’utilizzo del Pranic Healing in Psicoterapia, studia medicina olistica e si occupa di ricerca spirituale da oltre 20 anni. Da 12 lavora come terapeuta e consulente spirituale e tiene seminari e corsi di auto guarigione volti a indirizzare i partecipanti verso la riscoperta della loro bellezza e indipendenza interiori. Attualmente residente in Egitto, ha studiato con selezionati Maestri di varie parti del mondo sia in Italia che all’estero. Collabora con siti di spiritualità ed è disponibile per canalizzazioni e consulenza privata anche via mail.

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DAL 22 AL 29 NOVEMBRE

I Viaggi dell’Anima sono una serie di Corsi di Autoguarigione e Realizzazione Personale pensati per chi desidera prendersi cura di se dal punto di vista spirituale e, allo stesso tempo, visitare L’Egitto in modo alternativo ed ecologico. I corsi sono volti all’apprendimento di alcune tecniche orientali di auto guarigione che si basano principalmente sull’utilizzo dell’energia, del respiro e della visualizzazione. Con il loro impiego si può migliorare la propria salute, ritrovare un buon equilibrio interiore e liberarsi dai vecchi meccanismi affinché la vita sbocci in tutta la sua bellezza e potenzialità.

Sotto l’attenta guida di Paola Cimarosti*, istruttore e guaritore esperto, imparerete sin dalle prime ore ad intervenire sulla vostra salute, a gestire e bilanciare le emozioni e a utilizzare il pensiero come fonte creatrice di positività.

Durante questo emozionante percorso verso il meglio di voi stessi, farete anche un’indimenticabile esperienza di viaggio nell’Egitto fluviale, quello degli antichi Templi, delle isolette e dei villaggi di pescatori. Navigando lungo il Nilo in felucca, la tipica barca a vela realizzata in legno e tutt’ora usata dai pescatori nubiani, avrete modo di visitare alcuni tra i principali Templi dell’Egitto dei Faroni, meditare su spiagge deserte e vedere antichi villaggi rurali con le case tutt’ora fatte di fango e paglia.

Le lezioni, per un totale di 10 ore distribuite in 3 giorni, si terranno per 2 ore al mattino e 1 ora verso il tramonto. In base alle condizioni del vento, il nostro unico motore, le lezioni avverranno sia in navigazione che in location scelte di volta in volta tra bellissime spiagge e deliziose isolette in mezzo al fiume. Scivolando lentamente sulle acque del fiume non mancheranno momenti dedicati alla meditazione e al relax.

Questo viaggio è l’ideale per chi desidera ritrovarsi e dare un’impronta più luminosa e solare alla propria vita e allo stesso tempo godere del contatto con la natura e i suoi ritmi salutari navigando lentamente sulle acque del Fiume Sacro tra paesaggi meravigliosi e la bellezza della gente del luogo, semplice e ospitale.

Attività correlate: oltre alle sedute di meditazione che sono facoltative e gratuite è possibile richiedere trattamenti olistici personalizzati e sedute private di consulenza spirituale sia per i partecipanti che per i loro accompagnatori. Preferibile la prenotazione anticipata.

IL PERNOTTAMENTO:

Il soggiorno sul Nilo e’ in felucca, tipica barca di legno a vela nubiana. L’imbarcazione e’ molto grande e può ospitare fino 10 persone escluso l’equipaggio. In inverno durante la notte la felucca viene coperta con tende al fine di riparare gli ospiti dal freddo e da insetti di fiume. Il pernottamento avviene in sacchi a pelo (che gli ospiti porteranno con se) o sui materassi e coperte di cui e’fornito l’equipaggio. Per la pulizia giornaliera e le docce, ogni viaggiatore avrà a disposizione circa 20 litri di acqua naturale, e per i bisogni si avranno a disposizione le dune e gli alberi.. e’ richiesto quindi un buon spirito di adattamento.

I PASTI:

I pasti sono cucinati al momento dall’equipaggio e cotti sulla brace. Solitamente si consumano in spiagge o ai piedi dei Templi.Si spazia da carne o pollo, riso, verdure, formaggi, uova, insalate, salse tipiche e l’immancabile pane arabo.

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PROGRAMMA di VIAGGIO dal 22 al 29 NOVEMBRE

Giorno 1: Cairo
Arrivo al El Cairo. Accoglienza e trasferimento alla stazione ferroviaria dalla quale si partirà per Edfu. Si viaggia in I classe, vagoni letto. Cena e pernottamento in treno.

Giorno 2: Edfu – Tempio di Horus / Isola di Fawaza
Colazione in treno. Arrivo alla stazione ferroviaria di Edfu. Visita del Tempio di Horus ad Edfu ed imbarco in felucca. Pranzo e inizio della navigazione verso Fawaza. Cena di benvenuto sull’Isola di Fawaza con briefing introduttivo al Corso, danze e musica tradizionale suonata con strumenti tipici dall’equipaggio. Barbecue in spiaggia e pernottamento.

Giorno 3: Villaggio El Ramadi – 1° giorno di corso
Meditazione e lezione. Colazione. Lezione.
Navigazione verso il Villaggio di El Ramadi,
antico villaggio per lo più abitato da pescatori. Passeggiata tra le case costruite con fango e paglia. Sosta per il tè in una casa ospitatrice e rientro in felucca. Pranzo e navigazione verso Gebel al Selsela. Lezione e Meditazione.
Cena e pernottamento.

Giorno 4: Gebel el Selsela e Isola di Maniha – 2° giorno di corso
Meditazione e lezione.
Colazione. Lezione.
Arrivo a
Gebel el Selsela. Proprio in questo punto il Nilo si ristringe attraversando scogliere rocciose. Durante il nuovo impero il periodo Greco-Romano, migliaia di uomini lavoravano nelle miniere di Selsela per estrarre l’arenaria con cui si costruiva il Tempio. Visita del santuario scavato nella roccia dedicato a Horemheb deificato, e delle sette cappelle dedicate al Nilo. Dopo pranzo navigazione verso l’Isola di Maniha a circa 2 ore a nord di Kom ombo. Splendida isoletta in mezzo al Nilo con una spiaggia ideale per bagni e relax.
Lezione e Meditazione.
Cena barbecue e pernottamento.

Giorno 5: Kom ombo, Isola di Herdiat e Aswan – 3° giorno di corso
Meditazione e lezione.
Colazione. Lezione.
Navigazione verso Kom ombo. Arrivo e visita del
Tempio tolemaico di Kom Ombo dedicato al Dio solare Haroeris e al Dio coccodrillo Sobek. Attualmente sono sempre visibili delle mummie di coccodrilli vicino al tempio dove sono stati allevati. Navigazione verso Aswan. Durante la navigazione sosta sull’Isola di Herdiat per relax e bagni. Si prosegue la navigazione fino a giungere in serata ad Aswan.
Lezione, Meditazione
e consegna attestati. Cena e pernottamento.

Giorno 6: Aswan – Diga, Tempio di Philae, Obelisco, Isola di Isis
Colazione e sbarco dalla felucca. Visita di
Aswan e dell’Alta Diga. Costruita tra il 1960 e il 1964 rappresenta un colossale sbarramento contro la dispersione della preziosa acqua del Nilo. Visita all’Obelisco Incompiuto e il Tempio di Philae, una piccola isola nel Nilo dedicata a alla Dea Isis che si trova a 7 km a sud di Aswan. Pranzo durante le escursioni. Dopo le visite sistemazione in albergo. Pomeriggio libero, possibilità di ricevere trattamenti e consulenza spirituale. Cena libera e pernottamento.

Giorno 7: Abu Simbel e Rientro al Cairo
Colazione in hotel.
Partenza in auto privata per il Tempio di Abu Simbel dedicato al Faraone Ramsete. Il grande tempio di Ramsete è affiancato da un altro più piccolo, detto “della dea Hator” e dedicato alla sposa del faraone, Nefertari. Entrambe le costruzioni, scavate nella roccia, furono realizzate da Ramsete II. Rientro a pranzo. Pomeriggio libero, possibilità di ricevere trattamenti e consulenza spirituale. In serata trasferimento alla stazione ferroviaria. Partenza per il Cairo in vagoni letto I classe. Cena e pernottamento a bordo.

GIORNO 8: Cairo e rientro in Italia
Colazione in treno. Arrivo al Cairo e trasferimento all’aeroporto. Assistenza e partenza finale.

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QUOTA A PERSONA: 1.355 euro

La quota include:

  • Biglietti aerei ITALIA/CAIRO/ITALIA con partenze da Roma e Milano. Voli di Linea Egyptair o Alitalia classe economica.
  • Biglietti del treno I classe Vagoni letto per le tratte CAIRO/EDFU ~ ASWAN/CAIRO con sistemazione di cabina doppia
  • 04 notti in felucca sul Nilo
  • 01 notte in hotel 3* ad Aswan con sistemazione di camera doppia
  • Trattamento di pensione completa per tutto il tour (dalla cena del giorno 1 alla colazione del giorno 8 è esclusa la cena giorno 6)
  • Bevande (tè, Nescafè, acqua e soft drinks) in felucca
  • Tutti i trasferimenti in auto privata climatizzata
  • Guida egittologo parlante italiano per tutto il tour
  • Biglietti di entrata per tutte le escursioni citate nel programma
  • Assistenza
  • Corso di Autoguarigione e Realizzazione Personale
  • Attestato di partecipazione

La quota esclude:

  • Visto di entrata in Egitto (acquistabile all’aeroporto al costo di euro 13 circa a persona)
  • Mance
  • Extra personali
  • Bevande dove non citato
  • Trattamenti olistici e consulenza spirituale
  • Tutto ciò che non e’ espressamente citato nella voce “La quota include”

QUOTA ACCOMPAGNATORI, escluso il corso: 1.110 euro

Numero minimo partecipanti al corso: 2

Numero minimo partecipanti al viaggio: 4

 

Buona Vita!

 

www.paolasole.cominfo@paolasole.com

skype: paolasole4 – Cell. +2 010 3972581

IN JEEP NEL DESERTO! DA PROVARE!!

Grazie alla mia personale PR Paola, oggi vi segnalo un’escursione con partenza da Sharm diversa dalle solite.

In sostanza ti metti alla guida di una jeep e ti spari 40 chilometri di deserto, fermandoti ad ammirare panorami e a scattare foto.

Si parte alle 14,30 e si rientra alle 20,30. Per concludere una bella grigliata di carne in spiaggia!
La faccenda costa 100 euro a testa, non pochissimo, io proverei a trattare un pochino!

Attendo commenti e foto dal primo che proverà di persona questa escursione

Ecco il link per prenotare e chiedere info! ESCURSIONE IN JEEP

ANCORA SUL PROGETTO PORTATO AVANTI DAL MINISTRO CARFAGNA

Molti penseranno che io sia un fan del Ministro Carfagna! Beh, credo che ne avrei motivi più che giustificati!
Tuttavia l’interesse per l’operato del Ministro è dovuto al fatto che in questi giorni è in Egitto, sta promuovendo un progetto socialmente molto utile se non indispensabile e le rassegne stampa di tutte le agenzie ne parlano con dovizia di particolari!

Promettendo di non parlare più dell’argomento, riitengo opportuno pubblicare un articolo pescato sul web che spiega nel dettaglio cosa si sta facendo per migliorare la condizione della donna in Egitto, proprio grazie al programma sponsorizzato dal nostro Ministero delle Pari Opportunità di Mara Carfagna

SERVIZIO DI YASMINE PERNI

Con la conferenza tenuta martedì scorso al Cairo si è conclusa la prima parte del progetto «Poverty Alleviation Project», finanziato dalla Cooperazione Italiana con un milione e mezzo di euro. L’iniziativa ha coinvolto sette governatorati egiziani: Giza, Helwan, 6th October, Qena, Beni Buef, Minia e Sohag con l’obiettivo della registrazione e dell’assegnazione di documenti di identità a decine di migliaia di egiziani – in modo particolare a donne e bambini – che ne erano sprovvisti. Persone di fatto non esistenti fino a quel momento, prive di tutti i diritti e senza assistenza statale.

Dall’inizio del progetto nel giugno 2007 ad oggi sono state rilasciate oltre 66.500 carte d’identità, più di 45.600 certificati di nascita e circa 16.500 documenti a persone che non erano mai state registrate all’anagrafe.

Il 70% delle registrazioni ha riguardato le donne. Per ragioni sociali, povertà, burocrazia e scarsa consapevolezza del diritto all’ identità, molte egiziane non richiedono mai una carta d’identità e spesso le bambine non vengono neanche registrate alla nascita. Il padre di famiglia, responsabile per la registrazione, preferisce risparmiare quei pochi soldi per il cibo e l’educazione dei maschi. Registrare le femmine ancora oggi non è una priorità in molte famiglie egiziane, specie nelle aree più povere del paese. Grazie al progetto invece sono stati emessi 128.000 documenti consentendo ai beneficiari, in prevalenza donne e bambine, di aver accesso a servizi pubblici di base come la sanità e la scuola, ma anche una carta che da’ diritto a sussidi alimentari e accesso a istituti di credito.

Grazie a questo progetto infatti circa 10.000 donne hanno ricevuto un microcredito, 16.000 accesso a servizi sanitari e 8.000 si sono potute iscrivere a scuola o a corsi di alfabetizzazione. In definitiva, finanziando l’emissione dei certificati di nascita e delle carte d’identità, il progetto ha permesso ai beneficiari il pieno inserimento nel sistema economico e sociale del paese.

Si è ottenuto anche un altro risultato in sede parlamentare. E’ stato approvato un emendamento alla Legge sull’Infanzia che include come diritto del bambino l’obbligo per i genitori della registrazione della nascita. Ma la legge ora permette anche alle madri non sposate di poter registrare i propri figli, cosa che prima non era possibile. In passato, peraltro, se il padre era sconosciuto i figli non avevano diritto a documenti e quindi rimanevano persone senza identità, senza diritto alla scuola, senza diritto ai servizi sanitari e senza i sussidi alimentari assegnati dal governo ai poveri.

Alla conferenza hanno partecipato il direttore della Cooperazione Italiana con l’Egitto Elisabetta Belloni, l’Ambasciatore d’Italia Claudio Pacifico, il ministro della famiglia egiziano Muchira Khattab e vari funzionari del Governo egiziano. Presente anche il ministro italiano per le pari opportunità Mara Carfagna. Al timone dell’iniziativa è stato soprattutto il ministro Khattab che si è battuta con determinazione per ottenere il diritto all’identità e l’obbligo della registrazione delle nascite. E’ stato inoltre approvato un nuovo accordo tra il Cairo e Roma che prevede l’estensione del progetto al governatorato di Fayoum, grazie ad un’ulteriore finanziamento di un milione e mezzo di euro che renderà disponibile la Cooperazione Italiana. Nena News

IN EGITTO ATTENTI AL PANDA

Un’azienda egiziana che produce formaggi è riuscita a trasformare uno degli animali più mansueti del mondo, il panda, in un personaggio diabolico per la TV.

Da mesi in Egitto circola infatti una serie di spot dal titolo “Don’t say no to the panda” (“Non dire no al Panda”) in cui le persone che si rifiutano di acquistare o mangiare il prodotto pubblicizzato vengono “punite” da un perfido panda gigante che rovesca carrelli della spesa, distrugge computer negli uffici e stacca la flebo al malato!

Insomma un vero incubo!
Ma se fossi un pubblicitario un pensierino
sull’opportunità di trasferirmi in Egitto ce lo farei!!
Il livello degli spot non è certo il massimo!

A FORLI’ UNA MOSTRA SULL’EGITTO: DAL 11 SETTEMBRE

Le dimore eterne di Assiut e Gebelein

Egitto mai visto, mostra allestita nel complesso dei Musei San Domenico, presenta circa 400 reperti, tutti provenienti dai depositi del Museo Egizio di Torino e da poco esposti al pubblico. Il percorso espositivo ruota intorno ad uno straordinario nucleo di sarcofagi a cassa in legno stuccato e dipinto con iscrizioni che tramandano formule d’offerta e rituali funerari magico-religiosi.

I sarcofagi, alcuni dei quali contengono ancora la mummia, sono arricchiti da tutti gli elementi del corredo funerario che accompagnavano il defunto e attraverso i quali oggi possiamo ricostruire le loro storie e quelle delle loro famiglie: vasi, poggiatesta, specchi, sandali, bastoni, archi e frecce, cassette in legno, modellini di animali, barche con equipaggi, modelli di attività agricole e artigianali.

Dopo un accurato lavoro di studio e di restauro, è finalmente possibile per tutti rivivere l’esperienza e le emozioni delle straordinarie scoperte fatte, tra il 1908 e il 1920, dal grande egittologo Ernesto Schiaparelli in una grande mostra già allestita nel Castello del Buonconsiglio a Trento e nella Villa Genoese Zerbi di Reggio Calabria e che ora arriva a Forlì.

Ernesto SchiapparelliNei primi anni del ‘900 Ernesto Schiaparelli (1856 – 1928) era il direttore del Museo Egizio di Torino e della Missione Archeologica Italiana, impegnata nelle campagne di scavo nella valle del Nilo. L’esplorazione scientifica era ormai subentrata alla ricerca dei collezionisti e stava portando alla luce nuovi contesti come quelli delle comunità neolitiche che avevano preceduto l’età delle piramidi. Erano impegnate in Egitto le maggiori potenze europee e gli Stati Uniti, ma uno straordinario apporto alle nuove scoperte scientifiche è dovuto proprio alla missione italiana, nonostante la scarsa dotazione di mezzi di cui disponeva nel contesto politico e sociale postunitario.

Nelle necropoli di Assiut e Gebelein la Missione aveva portato alla luce straordinarie sepolture, ricche di testimonianze della vita sociale e del contesto culturale di una provincia del Medio Egitto fra il 2100-1900 a.C.

Oggi a distanza di quasi 100 anni, dopo un accurato lavoro di studio e di restauro, è finalmente possibile per tutti rivivere l’esperienza e le emozioni di quelle straordinarie scoperte, effettuate fra il 1908 e il 1920 dalla Missione Archeologica Italiana.
Nella mostra sono finalmente esposti al pubblico quei materiali archeologici rimasti per molti anni nei depositi del Museo Egizio. Anche con l’ausilio di fotografie originali, possiamo tornare virtualmente nei due capoluoghi di provincia nell’Antico Egitto dove il deserto ha custodito per 4.000 anni i segreti della vita quotidiana e della vita nell’aldilà.

Mummia scoperta da Schiapparelli.L’esposizione ruota intorno ad uno straordinario nucleo di dodici sarcofagi a cassa in legno stuccato e dipinto con iscrizioni che tramandano formule d’offerta e rituali funerari magico-religiosi. In molti casi grazie alla lettura dei geroglifici è possibile svelare i nomi di questi uomini e donne appartenuti alla classe media, amministratori e piccoli proprietari terrieri, vissuti nel Medio Egitto intorno al 2000 a.C.

I sarcofagi, alcuni dei quali contengono ancora la mummia, sono arricchiti da tutti gli elementi del corredo funerario che accompagnavano il defunto e attraverso i quali oggi possiamo ricostruire le loro storie e quelle delle loro famiglie: vasi, poggiatesta, specchi, sandali, bastoni, archi e frecce, cassette in legno, modellini di animali, barche con equipaggi, modelli di attività agricole e artigianali. Dall’osservazione di tutti questi materiali emerge la sorprendente capacità degli artigiani egiziani nella lavorazione del legno, che fece di Assiut uno dei centri dove fu raggiunto il massimo livello di espressione artistica alla fine del Primo Periodo Intermedio.

Sono esposte circa 40 pareti di sarcofago con geroglifici incisi e dipinti e 10 stele recentemente restaurate, che svelano i segreti della scrittura geroglifica e permettono di conoscere le credenze funerarie e le principali divinità del pantheon egiziano.

Il progetto scientifico e la cura della mostra è dovuta ad Elvira D’Amicone e Massimiliana Pozzi Battaglia, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie e della Società Cooperativa Archeologica. Il suggestivo allestimento è progettato da Costantin Charalabopoulos.

La visita in mostra può avvalersi di un articolato progetto didattico, curato da Giovanna Gotti e Federica Scatena, che comprende un ampio apparato di testi in mostra, la possibilità di visite guidate e laboratori progettati per le scuole e un servizio di audioguide per singoli visitatori.

IN CROCIERA SUL NILO CON LA DAHABEYA

Nei giorni scorsi in un paio di post ti ho parlato delle crociere sul Nilo fatte con la Felucca. Clicca qui se te lo sei perso! O anche qui!
Una vacanza molto spartana, riservata a chi ha un forte spirito di adattamento, in poche parole riservata a chi ama il campeggio in tenda.
Oggi propongo la crociera sul Nilo riservata a chi non ama la tenda ma preferisce un bel camper attrezzato. Nei prossimi giorni vi presenterò la crociera sul Nilo riservata a chi non ha grossi problemi di budget e se si sposta vuole il massimo. Resterete a bocca aperta! Vi lascerò in attesa un paio di giorni, promesso che lunedì ve ne parlerò! Una vera chicca! Scovata dal vostro blogger preferito ovviamente!!! Intanto godetevi con la fantasia la crociera in Dahabeya

«Dahabeya» in arabo significa «barca dorata» e proprio in questo modo venivano chiamate le imbarcazioni dei sultani e dei pasha del diciottesimo secolo che per imitare lo splendore e le ricchezze dell’antico Egitto erano state dipinte d’oro. Tipiche barche a vela con due alberi, le Dahabeyat ospitarono anche i 167 studiosi che accompagnarono Napoleone alla scoperta dell’arte, della cultura e della scienza dell’antico Egitto. E su queste regine del Nilo navigarono avventurieri e scrittori durante tutto il secolo scorso.

Appositamente creata per ricostruire un’atmosfera di altri tempi, la nostra Dahabeya saprà accompagnarvi in un viaggio nel tempo, nella cultura e nella natura. Dai confortevoli ponti potrete ammirare gli affascinanti contrasti di un paese accogliente e generoso: il verde rigoglioso delle piante lungo le sponde con il deserto che si affaccia a poche centinaia di metri, il silenzio tenebroso della città dei morti che scruta sulla sponda opposta il brulichio del souk, nel suo cocktail di colori, profumi e voci. Vi sentirete dei veri esploratori dell’ottocento, senza rinunciare però a tutti i comfort della vita moderna; in linea con lo stile coloniale a cui si ispirano, la Dahabeya si lascia trasportare dalla dolce brezza che rinfresca le calde giornate egiziane, ma, in caso di necessità è dotata di motore. Un modo di viaggiare discreto e personalizzato, lontano dal caos e dalla frenesia che caratterizza il turismo di massa: un’occasione unica per assaporare ogni momento di un viaggio indimenticabile.

Lunga 37 metri dispone di 6 cabine. Dalla prua due scalinate conducono al ponte superiore: parzialmente ombreggiato per riparare dal caldo sole africano, è arredato con comode sdraio, mentre gli amanti della tintarella possono approfittare degli ampi cuscini in stile orientale dell’area scoperta. Le aree comuni sono tutte dotate di aria condizionata regolabile e gli ospiti vi si possono intrattenere approfittando dell’ampia selezione di libri in italiano, carte, scacchi e giochi di società messi a disposizione. Un salone dotato di uno schermo piatto al plasma offre la possibilità di guardare i canali italiani o la scelta di dvd di cui è provvista la Dahabeya.

Le cabine
Dallo stile coloniale, sapientemente rifinita con tratti orientali ed egiziani, le 6 confortevoli cabine, sono dotate di tre ampie finestre da cui si può ammirare la rigogliosa vegetazione delle sponde del Nilo. Divise dal corridoio centrale possono ospitare un massimo di due adulti e sono tutte dotate di aria condizionata regolabile individualmente. In linea con la dimensione estremamente personalizzata di questo viaggio, ogni camera viene identificata da un nome proprio. Cassaforte, armadio e bagno privato con doccia completano i comfort di queste camere curate anche nei minimi particolari. Proprio per garantire calma e tranquillità i motori, qualora fossero azionati, sono collocati in posizione isolata, sotto la cucina.

Il ristorante
Gli ospiti resteranno deliziati dall’ampia scelta di piatti preparati dalla maestria del nostro chef di bordo; per farvi immergere maggiormente nella cultura del paese, oltre ad alcune pietanze italiane vi verranno offerti tipici piatti della cucina egiziana. Colazione, pranzo e cena verranno serviti a buffet o con servizio al tavolo direttamente nella lounge o sul ponte superiore; per permettervi di godere maggiormente di questa terra ricca di fascino e di mistero verranno organizzati anche barbecue e pic nic sulle rive e sulle isolette del Nilo. Il servizio offerto è All Inclusive, pertanto bibite, acqua minerale, bevande analcoliche e caffè espresso sono sempre a disposizione dei clienti. Come vuole la tradizione dei viaggiatori inglesi, alle 17 è servito il tè, accompagnato da biscotti e pasticcini: l’occasione ideale per rilassarsi nella calda atmosfera del pomeriggio egiziano. Il trattamento All Inclusive comprende: colazione, pranzo e cena – bevande incluse ai pasti – rinfreschi dopo le visite – tè, caffè dopo i pasti e nel pomeriggio – open bar con soft drinks e cocktail analcolici (non vengono servite bevande alcoliche a bordo).

Prezzi: da 1.830 a 2.320 viaggio aereo incluso a seconda della tratta, del periodo e dell’aeroporto di partenza

TESTI IMMAGINI E DESCIZIONI TRATTE DAL SITO TCLUB.COM

BERENICE: SHARM COME ERA 20 ANNI FA, SI TROVA A SUD DI MARSA ALAM

Oggi nota come Medinet-el Harassi, si trova a sud del parco nazionale di Wadi el Gemal ed è senza dubbio uno dei luoghi più belli del Mar Rosso. E´ l´ultima zona turistica del profondo sud ed è paragonabile alla Sharm el Sheikh di 15/20 anni fa. La sua remota posizione rende questa località l´ultimo paradiso non cementificato di tutto il Mar Rosso. Una perla rara che probabilmente resterà tale ancora per poco tempo.

Conosciuta come una remota ed intatta destinazione subacquea, la zona di Berenice è l´ultima destinazione di vacanze del Mar Rosso. Lo sviluppo turistico è molto limitato, con un solo hotel 5 stelle che offre una vasta gamma di servizi nella tranquilla e bellissima zona di Lahami Bay.
Nelle vicinanze sorgono le altre due uniche sistemazioni della zona, principalmente indirizzate agli amanti della subacquea: un hotel tre stelle e un eco-lodge. Questa destinazione è l´ideale per coloro che sognano una vacanza lontano da tutto e da tutti e a pieno contatto con la natura Gli hotel di Berenice ospitano centri subacquei ben attrezzati.

Berenice si trova a 130 km dal nuovo aeroporto di Marsa Alam (circa 200 km a sud di Hurgada), aperto a febbraio 2002. Per raggiungere questa località ci vogliono circa 2 ora e 30 minuti di pullman.
Berenice è dotata anche di un piccolo aeroporto che attualmente accoglie solamente pochissimi voli interni. Non è sicuramente escluso che in un prossimo futuro lo scalo potrà accogliere anche voli internazionali.

Wadi Hammamat: A circa metà strada fra Quseir e Qena, si trova Wadi Hammamat. Attraverso la sua valle corre un´antica strada, la più breve dal Mar Rosso al Nilo. Centinaia di iscrizioni rupestri ornano le pareti della secca. Alcuni disegni, come quelli delle antiche barche egizie di canne, risalgono al 4000 a.C. Ciò che rese veramente famoso Wadi Hammamat nell´antichità, fu la pietra di Bekheny, una roccia ornamentale di colore verde, ritenuta sacra. La pietra fu attivamente estratta dai tempi faraonici fino a quelli romani, per la produzione di coppe, statue e sarcofagi. Numerosi oggetti realizzati con pietra di Bekheny sono stati rinvenuti nelle piramidi, nelle tombe e nei templi di questi periodi. Ci sarà modo di ammirare i resti di cave, miniere, fortezze, torri di guardia e pozzi, che giacciono sparsi lungo la strada principale.

Il tempio di Seti I: A Kanais, a est di Edfu, lungo la strada del deserto per Marsa Alam, si trova un piccolo tempio tagliato nella roccia, costruito da Seti I (1305-1290 a.C.) Purtroppo è possibile visitare soltanto l´ingresso del tempio. La camera posta dentro la rupe, con i magnifici disegni di Seti I che colpisce i nemici ed offre un dono al dio Amun, è chiusa al pubblico per ragioni di conservazione. Non lontano dal tempio, si trova un antico pozzo. Superba arte rupestre di epoca pre-dinastica, risalente a 6000 anni fa, decora le ripide pareti del wadi, con barche a remi, divinità danzanti, gazzelle dalle lunghe corna, grassi ippopotami e scene di caccia.

Bir Umm Fawakhir: Un pò più a nord di Wadi Hammamat, nella porzione centrale del deserto orientale, si trova un insediamento minerario (per l´estrazione dell´oro), del quinto e sesto secolo, noto con il nome di Bir Umm Fawakhir. Un grande comunità di cristiani copti vivevano in questa città di circa duecento edifici. L´oro estratto dalle montagne circostanti era lavato e trasportato verso la Valle del Nilo per la raffinazione. La miniera più grande di Bir Umm Fawakhir si estende orizzontalmente per un centinaio di metri nella montagna ed è alta circa due metri. Oggi si può visitare il sito ed osservarne gli edifici di accurata progettazione, e le antiche iscrizioni incise sui massi di granito presso le postazioni di guardia della città.

Le antiche miniere di smeraldi: a sud-ovest di Marsa Alam, identificate più tardi come Miniere di Cleopatra o Mons Smaragdus (Montagne di smeraldo), l´area divenne il più famoso complesso minerario del mondo antico. Le miniere di Wadi Gimil, Wadi Sikeit, Wadi Nuqrus e Gebel Zabara furono intensamente sfruttate durante i periodi romano e tolemaico. Lo sfruttamento delle miniere continuò anche nei secoli seguenti, finchè furono abbandonate dopo che gli Spagnoli scoprirono gli smeraldi in Colombia nel 1545. Oggi le rovine degli insediamenti minerari di Zabara e Sikeit sono ancora evidenti così come i resti delle strutture di un tempio e delle miniere crollate

UNA VISITA ALLA NUBIA: TRA EGITTO E SUDAN

La Nubia è la regione che si estende dall’Egitto Meridionale (“Bassa Nubia”) e la parte nord del Sudan (“Alta Nubia”). La Nubia si estende  approssimativamente tra quelle che furono la prima cataratta e la sesta cataratta del Nilo. Il clima è tipico del deserto e quindi risente di ampie escursioni termiche tra il giorno e la notte.

(Clicca sulla cartina per ingrandire l’immagine)

Un bel post pubblicato da Roberta su travelblog

In genere i viaggiatori ‘normali’ che vanno in Egitto, per lo più coppiette in viaggio di nozze, si fermano ad Assuan, punto d’arrivo (o partenza, a seconda del pacchetto acquistato) delle romantiche crociere sul Nilo. Al massimo si fa una puntatina ad Abu Simbel, e poi, indossati pinne, fucile ed occhiali, si vola via verso il Mar Rosso.

Ma a un viaggiatore accorto basterà un’occhiata per capire che ad Assuan il deserto sembra volersi rinserrare sul Nilo: cambiano i colori, le suggestioni, la vegetazione… al di là della grande diga l’atmosfera si fa più africana, perché si è oltrepassata la cosiddetta ‘porta della Nubia’.

La diga di Assuan, o, come la chiamano gli egiziani, Diga Alta, iniziò a essere costruita nel 1952 con ghiaia, terra e roccia. Larga 1.5 km alla base e lunga 4, si erge per 114 metri sopra il livello dell’acqua.

Sbirciando al di là, niente più verde pianura fertile, ma il giallo della terra arsa dal sole, spaccato dallo straripante Lago Nasser, che si estende oltre 500 km a sud del confine tra Egitto a Sudan, là nel deserto dove le frontiere non hanno più molto senso.

Molti templi sarebbero stati inondati dall’acqua dopo i lavori, così si organizzarono diverse task force, per definirle con un termine d’attualità, che sotto l’egida dell’Unesco iniziarono un’imponente opera di smontaggio, catalogazione pietra per pietra di ogni tempio e rimontaggio in un sito sicuro.

È quanto accaduto ad Abu Simbel, che raggiungiamo da Assuan a bordo di un piccolo aereo sgangherato. È l’esempio davvero più ‘faraonico’ di spostamento: nel 1968 l’enorme complesso rupestre dedicato a Ramesse II e Nefertari, è stato ricostruito su uno sperone a picco sulla vallata dove si trovava in origine, e che ora è sommersa dall’acqua.

Il colpo d’occhio aereo è notevole: l’azzurro del lago, l’oro-rossiccio della sabbia dove, man mano che si scende di quota, si disegnano i profili colossali delle statue a guardia dell’ingresso del tempio. Se visitate questo luogo il 20 febbraio o il 20 ottobre, rispettivamente il genetliaco e l’anniversario dell’incoronazione del faraone, potrete assistere al ‘miracolo’: la luce del sole che all’alba penetra nel santuario e illumina la statua di Ramesse II.

Da Abu Simbel ci si imbarca su una nave molto più piccola e meno lussuosa di quelle specie di grand hotel galleggianti cui il Nilo vi ha abituato, ma certamente più affascinante, come affascinanti sono i luoghi che vi porterà a visitare, popolati da guardiani imperturbabili, coccodrilli e scorpioni.

In questi luoghi dimenticati dal tempo, dove tutto sembra identico a millenni fa, non ci sono imbarchi turistici: scenderete in gommone fino a riva e dovrete togliere le scarpe per non bagnarle, tutto questo sempre con la ‘dolce’ e rassicurante compagnia della scorta armata, vostra unica difesa contro i predoni del deserto.

Kalabsa si trova vicino alla Diga Vecchia e ospita le vestigia di Tolomeo IX. Il tempio è consacrato a dio Mandulis, il corrispettivo nubiano di Horus associato a Iside. Nonostante anche lui sia stato spostato e di parecchi km, sembra perfettamente inserito nell’ambiente che lo circonda e sembra essere lì da sempre. Strano destino, il suo: ha evitato di essere sommerso dall’acqua, accettando di essere sommerso dalla sabbia.

Il tempio di Wadi es-Sebu, o “valle dei leoni” sorge parallelo al fiume, con il suo asse portante orientato verso nord. Oltre alla costruzione originale, nel sito c’è anche un tempio greco-romano (pensate dove erano arrivati i nostri antenati!).

Nell’area di Amada, invece, ci sono alcuni templi dedicati al culto del sole Amon-Ra e la tomba del governatore Pennut, molto ben conservata e scampata all’acqua del lago grazie a un complicato trasporto su rotaie in mezzo al deserto di un monoblocco da 900 tonnellate. Non so cosa avrei dato per averlo visto!

Ma la Nubia non è fatta solo di rovine di templi, ma anche di poveri villaggi in cui la gente guarda con curiosità le frotte di turisti che vi sbarcano e che, di rimando, guardano le persone del posto come scimmie in gabbia. Il fatto più tragico è che questa dovrebbe essere la Nubia moderna, una realtà che appare assolutamente contemporanea alle costruzioni che risalgono a millenni prima di Cristo.

PER VIAGGIATORI PIU’ CHE PER TURISTI

Per chi dalla propria vacanza vuole qualcosa di più della spiaggia e dell’ombrellone, ecco una proposta di viaggio che prevede una full immersione nella realtà egiziana.
Lussi e comodità vengono abbandonate per preferire il contatto con le popolazioni locali, per capire le difficoltà di chi veramente fatica a campare, per conoscere dal vivo i progetti di un’organizzazione che fa della solidarietà la sua bandiera.
Da questo genere di viaggi si torna generalmente con poca abbronzatura e con molto arricchimento. I ricordi saranno i sorrisi delle persone incontrate più che i pesci della barriera. Un modo diverso di trascorrere le proprie vacanze

La cultura e la storia dell’Egitto non hanno certo bisogno di presentazione, il paese che conosceremo nel nostro itinerario di turismo responsabile è però anche quello di oggi: incontreremo i protagonisti dei progetti della cooperazione internazionale, quelli della rete del commercio equo e solidale e tanti altri, portandoci a casa un Egitto ancora più intenso.
Il benvenuto dal paese lo avremo a Il Cairo, quella islamica è la zona più densamente popolata dell’intero Egitto. Nell’intrico di vicoli, aleggia il sentore della curcuma e del cumino. Seguendo il profilo dei minareti arriveremo alla Moschea di Al-Azhar, una delle più antiche della città. Visiteremo il complesso di Al-Ghouri, di rara bellezza, che riunisce la moschea madrasa, il mausoleo ed il suggestivo minareto a scacchi rossi, nonché la cittadella, una grandiosa fortezza che fu sede del potere egiziano per 700 anni.
Trovarci all’improvviso davanti alle grandiose piramidi di Giza, sarà veramente uno spettacolo emozionante: custodi dei segreti della vita ultraterrena degli antichi Egizi e sopravvissute alla nascita e alla caduta di potenti dinastie e di grandi conquistatori, le piramidi condividono il deserto che le circonda con l’enigmatica Sfinge e con una quantità di templi di dimensioni inferiori, riuscendo a creare un paesaggio dall’atmosfera irreale, nonostante le migliaia di turisti che ne affollano il sito.

Con un lungo trasferimento in 4X4 faremo rotta verso l’interno e ci inoltreremo nel Deserto Occidentale libico-egiziano, per raggiungere la grande oasi berbera di Siwa. Lungo la strada, una breve sosta ad El Alamein ci consentirà di visitare i monumenti ed i sacrari della Seconda Guerra Mondiale.
I laghi salati che la circondano, l’incredibile ricchezza d’acqua dolce delle oltre trecento sorgenti in cui è possibile bagnarsi, la rigogliosità dei giardini e la dolcezza dei suoi famosi datteri ci faranno da subito innamorare perdutamente di Siwa. Rallenteremo il passo ed il respiro, per metterci al suo fianco e cogliere lo spirito più autentico della vita delle oasi del deserto. Visiteremo la cittadella antica, Shali, dall’architettura irreale costruita quasi tutta con i materiali salini del luogo, e l’antico villaggio di Aghurmi con il tempio dell’oracolo di Ammone, la piscina in cui si bagnava Cleopatra, e le tombe della necropoli romana di Gebel Matwa, la “montagna dei morti”.

Non paghi di tanta bellezza, ci saranno ancora il Deserto Bianco ed il Deserto Nero a stupirci, sulla strada per l’oasi di Baharya. Ci perderemo in paesaggi lunari punteggiati da formazioni calcaree erose dal vento che formano bizzarre figure e che, al variare della luce, esplodono in una gamma stupefacente di colori, passando dall’arancio e dal viola del tramonto alla luminosità lattea della notte, quando la luce della luna e delle stelle le investono creando un’atmosfera magica di cui certo ci riempiremo gli occhi ed il cuore.

Un viaggio di turismo responsabile incredibilmente ricco di opportunità per entrare in contatto con le persone che abitano i suggestivi luoghi in cui ci fermeremo e per fare un pezzo di strada insieme.
Al Cairo incontreremo i volontari del COSPE – Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti, ed un gruppo di artigiani che hanno aderito al programma  “Marketing Link“, nato con l’obiettivo di sostenere e rafforzare gli artigiani egiziani nello sviluppo della loro produzione e delle loro capacità imprenditoriali. Visiteremo l‘Egypt Crafts Center/Fair Trade Egypt, creato per fornire ai produttori anche un canale di marketing e di vendita, regolato secondo i principi del commercio equo e solidale. Con il progetto si è cercato di preservare la ricchezza culturale egiziana, i modi di produzione e di favorire l’uso di materie prime naturali nella produzione.
Sempre al Cairo, conosceremo anche APE – Association for the Protection of the Environment, che si occupa di educazione e assistenza nel quartiere di Moquattam, abitato dagli Zabaleen, i “raccoglitori di rifiuti”.
Durante il nostro incantevole soggiorno all’oasi di Siwa, saremo spesso accompagnati dai volontari dell’associazione  Native Siwan Association for Tourist Services and Environment Protection (NSA), fondata per aiutare i Siwani ad avviare piccoli progetti ed attività nel settore del turismo sostenibile che contribuiscano a preservare le tradizioni culturali e la bellezza dell’ambiente del deserto e a migliorare le condizioni di vita.
Ancora a Siwa, SCDEC – Siwa Community Development and Environmental Conservation, un’ONG locale che rappresenta al suo interno tutte le tribù della società siwana e lavora a beneficio della comunità su diversi fronti: sviluppo e marketing di prodotti agricoli, micro-credito, supporto alle donne in attività generatrici di reddito,  formazione ed educazione sanitaria.

PROSSIMA PARTENZE PREVISTE:
30/10/2010
28/11/2010
3/12/2010
Durata 10 giorni – Prezzo 1260 volo escluso – Disponibilità attuale 10 posti

VIAGGI SOLIDALI
C.so Regina Margherita, 205/a Torino

info@viaggisolidali.it  tel 0114379468

LINK AL SITO VIAGGI SOLIDALI

ABU SIMBEL: UN TRASLOCO FARAONICO

Abu Simbel è una località situata sulle sponde del Nilo, nell’Egitto meridionale, a sud dell’odierna Assuan. Intorno al 1250 a.C. il faraone Ramesse II fece costruire diversi templi, tra cui due particolarmente importanti, scavati nella roccia. L’interno del tempio maggiore, dedicato alle divinità di Eliopoli, Menfi e Tebe (Ra, Ptah e Ammone), è profondo oltre 55 m ed è formato da una serie di ambienti e di camere che conducono al santuario.

Grazie all’orientamento del tempio, due volte all’anno i raggi del sole nascente penetrano a illuminare le statue degli dei Ra-Harakhty, Ramesse e Amon-Ra, lasciando in ombra quella di Ptah. Sulla facciata si ergono quattro statue colossali (di oltre 20 metri di altezza) che rappresentano Ramesse deificato. Tra i numerosi rilievi, una serie raffigura la battaglia tra egizi e ittiti a Kadesh; frequenti pure le iscrizioni, di notevole interesse storico, come quelle che mercenari greci incisero sulla base di due statue di Ramesse nel VI secolo a.C., annoverate tra i più antichi esempi di scrittura greca. Il tempio minore, dedicato alla regina Nefertari e alla dea Athor, presenta sulla facciata statue del faraone e della sua famiglia.

I templi, che si annoverano come i più importanti monumenti dell’antica Nubia, rimasero sconosciuti al mondo occidentale fino al 1812, quando furono scoperti dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt. Nel 1964 fu intrapreso un progetto internazionale per salvarli dall’inondazione del lago Nasser, il bacino che si sarebbe creato dalla diga di Assuan: con una colossale operazione archeologica e ingegneristica promossa dall’UNESCO, cui presero parte anche tecnici italiani.
I templi furono tagliati in blocchi e ricostruiti nel 1968 su un’altura a 64 metri sul livello del mare salvandoli in questo modo dall’inondazione

PRIMO GIORNO DI RAMADAN – PARTE 3

Come forma di rispetto per tutti gli amici musulmani comincerò i post odierni con alcuni articoli inerenti il Ramadan, sperando in questo modo di contribuire a far avvicinare di più le nostre culture.
Scoprire altri modi di vivere e di pensare è una maniera per conoscere meglio se stessi

Pochi giorni prima dall’inizio del Ramadan, il mese dedicato dai musulmani alla purificazione e al perdono, l’Egitto ha deciso di venire incontro ai fedeli del Paese sospendendo l’ora legale per rendere meno difficile il rispetto del digiuno fino al tramonto, in quello che sembra essere l’anno più caldo degli ultimi 25 anni.

In realtà l’annullamento dell’ora legale in Egitto porta le lancette degli orologi sulla stessa posizione di quelle italiane con l’ora legale. E’ pur vero che a Roma il sole tramonta un’ora e mezzo più tardi che al Cairo, ma nella capitale italiana l’alba (e quindi l’inizio del digiuno) arriva dopo: mercoledì è alle 6.13 contro le 5.22 di quella egiziana. Piccoli problemi dei musulmani che vivono in Italia.

Martedì sera in Egitto tutti gli sguardi erano puntati al cielo, per scorgere la luna nuova del mese di Ramadan, e dare così il via ufficiale al digiuno sacro. Perché proprio con la “ruya”, la visione a occhio nudo della prima falce di luna calante, che ha inizio il mese del Ramadan. A questo scopo la Dar al-Ifta egiziana – l’influente istituto che vigila sull’ortodossia islamica e guida i fedeli sulla «retta via» – ha dispiegato le sue commissioni legali in sei centri di osservazione su tutto il territorio nazionale.

Secondo gli esperti di climatologia, quello del 2010 sarà il Ramadan più caldo degli ultimi 25 anni, una previsione che ha spinto molti medici a chiedere ai fedeli che digiuneranno di prestare la massima attenzione alle proprie condizioni di salute, per evitare i rischi di disidratazione o anche danni più consistenti.


STORIE DI ORDINARIA FOLLIA VACANZIERA!

FONTE DIEGO NERI PER IL GIORNALE DI VICENZA

Cosa fareste se vi trovaste a qualche migliaio di chilometri da casa, in un altro continente, dove parlano una lingua che non conoscete e dove non avete un letto per dormire? È quanto si sono chiesti otto vicentini, fortunatamente tutti adulti, che per qualche giorno sono rimasti dispersi nel mar Rosso.
La vicenda che vede per protagonisti tre coppie di Vicenza, con la figlia di uno di loro con il suo fidanzato, rientra a pieno titolo nella categoria delle vacanze rovinate che purtroppo annovera anche quest’anno numerosissime vittime in provincia.
Il gruppo aveva prenotato il viaggio aereo in agenzia, mentre la sistemazione in un albergo di Hurghada l’aveva acquistata su internet. Quando sono scesi dall’aereo, gli otto hanno comprato i biglietti di un autobus con destinazione la splendida località marina. Giunti in paese, hanno iniziato a cercare l’albergo ma in base a quanto hanno poi riferito un hotel con quel nome all’indirizzo che avevano non esisteva. Non solo: al numero di telefono che si erano annotati non ha mai risposto nessuno. Preoccupati, si sono rivolti ad un comando di polizia ma non sono riusciti a venire a capo del mistero, e a quel punto hanno iniziato a cercare una sistemazione per la notte. Le uniche che hanno trovato erano in alberghi molto lussuosi e altrettanto costosi, che hanno inizialmente rifiutato salvo accettare, almeno per la prima notte, di pagare una sorbola pur di non dormire all’addiaccio.
La mattina dopo hanno ripreso le ricerche, senza esito, dell’hotel fantasma (avevano già versato una cospicua caparra). Alla fine hanno deciso di trascorrere il resto delle vacanze in un albergo lontano dal mare a prezzi accessibili, ma alla fine hanno pagato comunque una cifra extra rispetto al budget fissato. Sono rientrati regolarmente ieri in Italia.

IMPRESSIONI SU DAHAB

Come sapete passo molto tempo a leggere, a spulciare in internet per trovare informazioni e notizie ghiotte da dare in pasto a voi, miei affamati lettori (sempre in aumento, grazie!!)

A volte leggo resoconti penosi, roba non pubblicabile! (a meno di non rinunciare in breve a molti di voi!)
A volte invece leggo resoconti carini, ben fatti, senza particolari pretese, ma capaci di trasmettere qualcosa! Non sempre si può parlare di massimi sistemi, a volte credo che anche leggere delle semplicissime riflessioni di chi commenta solo un’esperienza, possa essere utile!

Eccovi quindi delle belle (a mio parere) riflessioni su Dahab

Torno a dahab dopo vent’anni, per molti aspetti irriconoscibile.
La baia, che era tutta una spiaggia, è ora ricoperta da ristorantini e baretti.
I camp sono stati quasi completamente soppiantati da hotel.
C’è una “strada” pedonale, da una parte i ristoranti, dall’altra shop e alberghetti.
Spesso sei importunato dai locali per inviti ad entrare in questo o quell’esercizio o per prenotare un’escursione nel deserto.
Pullulano i centri diving, con una ventina di siti di immersioni, raggiungibili direttamente dalla riva.
Detto questo, la barriera corallina è sostanzialmente intatta, con coralli di tutti i colori ed ancora tanti pesci.
La “clientela” si è globalizzata, inglesi, tedeschi, giapponesi, molti russi, pochi gli italiani (sarà a causa della nostra abitudine di acquistare i pacchetti delle agenzie, piuttosto che scegliere davvero la vacanza?)
Siamo stati invitati a bere il tè in casa da ragazze beduine (ma chi lo ha detto che sono arretrate?), nei negozi si contratta duramente, poi si conclude tutto con una stretta di mano, dappertutto stanno costruendo resort fuori dal villaggio.
Dal punto di vista pratico, siamo riusciti ad organizzare con un’agenzia locale il tranfert dall’aeropoto di sharm ( 90 chilometri) con un limousine taxi elegantissimo, che ci ha atteso per due ore causa ritardo del volo (erano le tre di notte) e ci ha condotto a destinazione per la spesa complessiva di 35 euro (per il ritorno abbiamo trovato persino di meglio).
La spesa per una cena media è di circa 10-15 euro in due; attenti a non ordinare troppe cose, perchè molti piatti vengono serviti già accompagnati da contorni, salsine e persino zuppe.
Una stanza decente, con aria condizionata per due persone e colazione, costa 30 euro.
Per gli squattrinati, è possibile spendere molto meno; così’ come si può arrivare a spendere fino a 60 euro per la sistemazione top.
Ci sono poi dei resort fuori dal paese, alcuni dei quali davvero di lusso.
Il costo non è eccessivo (intorno ai 100 euro), però per recarsi in paese è necessario un taxi ( 4 euro); anche i prezzi delle consumazioni risentono del livello dell’hotel, per cui bevande e pasti costano quasi come in Italia; per le immersioni sei quasi costretto a servirti del diving dell’albergo che approfitta della situazione di monopolio.

Cosa mi piace di dahab?
Il fatto che è ancora un paese vero, con molta animazione e frequentato da gente di tutto il mondo.
La barriera corallina, ideale per snorkeling e sub, la possibilità di passare le giornate sdraiato nei bar, chiacchierando e – per chi vuole- fumando il narghilè (qui chiamato shisha), la dimensione davvero internazionale (abbiamo incontrato europei che lavorano in Thailandia, ragazzi francesi giunti in autostop dopo aver traversato Turchia, Siria e Giordania), una coppia di israeliani che -contro le indicazioni del proprio governo- sono venuti in vacanza nel Sinai.
Mi sarebbe piaciuto fare escursioni nel deserto, dove ci sono dei canyon con iscrizioni antichissime ed oasi magnifiche, raggiungibili in jeep o con i cammelli, ma essendo in agosto il caldo era eccessivo.
A proposito di cammelli, abbiamo incrociato un accampamento con un centinaio di cammelli, mentre in molti siti di immersione ( Blue hole, Canyon) vedi in continuazione ragazzini beduini “a cavallo” che ti invitano.
Volendo, si può salire fino al Monte Sinai (quello dei 10 comandamenti); ci sono stato anni fa, in genere si sale la sera e si aspetta in vetta per vedere l’alba.
L’esperienza è irripetibile.
In conclusione, per chi vuole andare sul mar rosso ed è stanco di sharm e dei villaggi turistici, andate a DAHAB (ancora per poco).

LINK

COME VIVONO IL RAMADAN I VERI BEDUINI DEL SINAI? VISTO CHE ANDIAMO IN VACANZA NELLA LORO TERRA, IMPARIAMO QUALCOSA DELLA LORO CULTURA

Nella foto un tappeto da preghiera

Per capire come vivono il Ramadan i beduini del Sinai, mi sono rivolto a Paola.
Vi ho già parlato di lei nei giorni scorsi a proposito delle discipline olistiche, il suo lavoro. Ma Paola è una persona assolutamente al di fuori dagli schemi. Si è trasferita a Sharm attratta dal deserto, dalla cultura delle popolazioni che vivono nel deserto del Sinai e col tempo ne ha ottenuto fiducia e reciproca simpatia. Attraverso Paola si effettua un vero e proprio scambio culturale. Ogni tanto lei si stacca dalla realtà di Sharm per trascorre qualche giorno con i suoi amici beduini, condividendone tempi e ritmi, apprendendone la cultura e assimilandone le tradizioni.
Nessuno meglio di lei quindi potrebbe descriverci come vivono il Ramadan queste popolazioni che pur vivendo a pochi chilometri dai resort per turisti, sono ai più assolutamente sconosciuti. Vivono nella calma e nel silenzio la loro semplice esistenza, fieri delle loro tradizioni, lontani dal consumismo e ancora capaci di gioire delle piccole cose. Siamo sicuri di essere più civili di loro?
Eccovi  quindi la testimonianza di Paola

Il vero significato della parola Ramadan spesso sfugge agli occidentali e agli appartenenti a religioni diverse da quella musulmana.
Ramadan è il decimo mese del calendario arabo ed è il mese dedicato alla Purificazione. Il mese in cui viene seguita una disciplina di preghiera e di vita più sentita, più spirituale e anche un pochino più ligia.

Secondo l’Isam i fedeli dovrebbero dedicarsi alla purificazione del corpo e dell’anima. Ed è per questo, che per un’intera fase lunare, dal sorgere al tramonto, il musulmano si astiene dal bere, mangiare, fumare, fare pensieri e azioni impure.Un voto a Dio, un dono alla sua benevolenza e perdono.

Il mese del Ramadan rappresenta anche un’occasione per le famiglie di sanare piccoli e grandi dissapori, per gli amici ritrovarsi nel cuore e tendere una mano verso l’altro.La beneficenza è prevista dal Corano, che invita tutti ad aiutare i poveri e i bisognosi.

Naturalmente, con questi precetti di digiuno e astinenza dall’alba al tramonto, la vita slitta in quasi la sua totalità.Questo avviene in modo particolare presso le tribù Beduine che vivono ancora in stretto contatto con la natura.

Il Ramadan inizia quando la prima falce della luna nuova appare in cielo (e che cielo!). Sin da quel primo momento, la vita per un mese assumerà un sapore diverso. Ci si corica all’alba, dopo una cena leggera e la preghiera, e si dorme il più a lungo possibile, cercando di ignorare i sempre più caldi raggi del sole. Chi è impegnato in un’attività lavorativa è un po’ meno fortunato, ma può godere di una lunga pausa nelle ore più calde.

Nelle tende e nelle casette in muratura si svolgono le normali attività di pulizia e accudimento di bambini e animali.

Prima del tramonto le donne iniziano a preparare la colazione, che si chiama Iftar, prevalentemente costituita da una deliziosa bevanda a base di latte e datteri che si chiama “tamr el laban”. Segue la preghiera e la cena a base di carne di capra o pollo, accompagnata da riso e verdure.

Gli ingredienti della cucina del deserto sono piuttosto limitati rispetto a quella mediterranea, ma i metodi di cottura tradizionali e la varietà delle ricette li valorizzano al massimo.

Dopo aver mangiato ci si riunisce accanto al fuoco e la vita sociale ha inizio, chi chiacchiera, chi suona, chi danza, chi, in disparte, prega.

Le famiglie si incontrano e si fanno reciprocamente visita donandosi dolcetti che verranno gustati insieme al buonissimo the beduino sapientemente aromatizzato con le erbe del deserto.

Durante il Ramadan, interi gruppi familiari si spostano anche per molti chilometri, per fare visita ai parenti più lontani e a quelli che vedono meno frequentemente.  E’ una festa per tutti, un ritrovo e un’occasione, come dicevamo, per stringersi la mano.

Un’ora prima della preghiera dell’alba, il muezzin, con quello che a noi sembra un canto, informa che il sole sta compiendo il suo tragitto e che presto sorgerà. Iniziano i preparativi del pasto fatto per affrontare la giornata che verrà consumato prima della preghiera. Dopo è di nuovo tempo di sistemare i tappeti, stendere le coperte al suolo, e coricarsi cullati dal tepore della terra.

Per un intera fase lunare si vive con lentezza, coltivando interiormente la sensazione di pace, praticando il digiuno e la fratellanza durante le lunghe giornate scandite dalle preghiere e dal sole.

Così come è iniziato, il Ramadan termina al sorgere del primo spicchio di luna lasciando “la scena” ad una grande festa, Eid el Fetr, che per tre giorni celebrerà la ritrovata purezza del cuore.


ORA LEGALE CHE VA, ORA LEGALE CHE VIENE!

L’ORA LEGALE SARA’ SOSPESA
DURANTE IL RAMADAN

Alla mezzanotte del 10 agosto ricordatevi di riportare indietro di un’ora gli orologi – l’ora legale sarà sospesa fino alla fine del Ramadan. A mezzanotte del 9 settembre l’ora legale tornerà e proseguirà fino al 30 settembre . (ovviamente parlo dell’Egitto!)

A NOVEMBRE IN EGITTO CON GLI EGITTOLOGI

Dal 15 al 23  novembre hai la possibilità di visitare l’Egitto accompagnando degli egittologi.
Organizzatore del viaggio è Diego Baratono, studioso di egittologia, e autore del trattato “Le abbazie e i segreti delle Piramidi”. Da una decina di anni ha avanzato l’ipotesi che esista una seconda Sfinge rivolta al tramonto del sole (quella esistente è rivolta a guardare il suo sorgere)

A supporto di questa sua teoria la stele di Tutmosi IV che vede due sfingi rivolte in opposte direzioni Immagine a lato)

Interessanti anche le sue teorie secondo le quali le piramidi furono costruite grazie a dei terrapieni.

EGITTO

L’Egitto dei Faraoni e di Alessandro Magno
Un affascinante viaggio lungo il Nilo della civiltà faraonica

( Luxor, Karnak, Abu Simbel, la Valle dei Re …) sino al Cairo e alla piana di Giza

Con le imponenti Piramidi e la Sfinge misteriosa… terminando con Alessandria, Faro della cultura del mondo ellenistico-romano. Con la partecipazione straordinaria del Dott Diego Baratono studioso e ricercatore appassionato dei misteri del mondo egizio

Con la partecipazione della Prof.ssa Gabriella Malaguti

Per informazioni dettagliate e per prenotazioni, il link di seguito riportato ti connette direttamente al blog di Diego Baratono e in particolare alla pagina descrittiva del viaggio. Avrai così la possibilità di leggere gli articoli da lui redatti, avvicinarti a comprendere le sue teorie e lo stile del personaggio

Se decidi di vivere questa avventura non dimenticarti di regalare la tua testimonianza a questo piccolo blog al tuo ritorno

ECCO IL LINK

GAMSHA BAY: UN PROGETTO FARAONICO STILE DUBAI

resort egitto

Se vi dicessi che nel giro di 10 anni tra Hurgada e Il Cairo verranno create dal nulla 5 nuove isole sulle quali sorgeranno 5 cittadine capaci di ospitare 150mila persone, non vi viene in mente le famose palme di Dubai? Il Mar Rosso reggerà questo ciclopico complesso? Probabilmente si se verranno prese adeguate misure protezionistiche. Certo, un deterioramento sarà inevitabile, ma business is business e l’Egitto deve puntare sempre più sul turismo. D’altra parte in Sinai già oggi la ricettività alberghiera è sicuramente più elevata e nessun piano regolatore ne protezionistico è mai esistito. Ma partiamo dall’inizio, da come ho scoperto di questo impressionante progetto di cui ancora non ha parlato nessuno (credo di aver fatto uno scoop!!! eheheh)

Jumeirah Group, nota società alberghiera con sede a Dubai, ha firmato un accordo per la gestione di un nuovo complesso da sogno in Egitto. L’intesa è stata sottoscritta con PHD) uno dei migliori sviluppatori immobiliari della terra dei Faraoni, per il Gamsha Bay Resort, un 5 stelle lusso ospitato nel Palm Gamsha, sul Mar Rosso, circa 40 chilometri a nord di Hurgada e facilmente raggiungibile da Il Cairo.

L’impianto ricettivo si compone di 250 camere, in una comunità integrata fatta di 5 isole artificiali a forma di cavalluccio marino, più altre 15 isolette più piccole, destinate a resort privati, non molto lontane dall’aeroporto di Hurghada. Gli ospiti potranno usufruire delle attrazioni turistiche della regione e di molte attività per lo svago: dal trekking al golf, passando per i safari nel deserto e le visite dei siti archeologici.

Palm Gamsha??? Mai sentito. Piccola ricerca e ecco la notizia bomba!

Sono previsti oltre 55 mila nuovi alloggi tra ville e appartamenti. Si parla di un investimento di 15 miliardi di dollari!!!! Il progetto prevede lo sviluppo di ben 5 città a tema mediterraneo, che si fondono con naturalezza nello splendido paesaggio egiziano. Uno dei più grandi progetti mai concepiti che  vuole creare un paradiso del lusso, destinato, però, a tutti. Non solo quindi una semplice casa vacanza, o una nuova meta turistica, ma la volontà di diventare il punto di riferimento dell’Egitto stesso con tutte le attrazioni sportive, ricreative, turistiche che si possono offrire. Un progetto di sicuro fascino per gli italiani che hanno sentito sempre come una seconda casa l’Egitto e il suo mare, i suoi fondali e i suoi paesaggi naturali. Un nuova concezione di casa vacanza e di investimento all’estero: Gamsha Bay. Lo splendore dell’Egitto che ritorna. Tempi di realizzazione previsti: 10 anni

UN POST CARINO SU MARSA ALAM

Non avendo mai visto personalmente Marsa Alam, mi devo basare sulle considerazioni di chi ci è stato! E che posta sui vari blog impressioni e considerazioni! Tra la marea di vaccate che leggo, ogni tanto leggo qualcosa di intelligente e ben fatto e condivido con voi!

Con la testa ancora tra le nuvole, sono da poco rientrato dall’Egitto dove ho trascorso una settimana sulla costa del Mar Rosso. Sono stato a Marsa Alam, quindi niente Sfinge e Piramidi, niente Valle dei Re, niente Il Cairo, né Luxor. Non avevo il tempo per tutto questo, sarà una buona ragione per rimettere piede in Egitto in futuro.
Marsa Alam (tradotto significa porto della montagna e/o porto della bandiera), in origine, era un piccolo villaggio di pescatori divenuto poi un’importante meta turistica grazie alla presenza della barriera corallina. Al momento, tuttavia, scordatevi un turismo in stile Sharm el-Sheikh (non ci sono mai stato in verità, parlo per sentito dire). A Marsa Alam ci sono il mare e il deserto. In alternativa il deserto e il mare. È tutto in costruzione, divertimenti notturni pari a zero. Bisogna spostarsi verso l’aeroporto per quelli, a Port Ghalib. Non a caso le guide del posto esaltano la bellezza di questo tratto di mare rispetto a Sharm poiché il territorio risulta ancora selvaggio e incontaminato ma, con ogni probabilità, nel giro di cinque-dieci anni anche Marsa Alam avrà il suo bel via vai di notte.
Di Port Ghalib, dicevamo. Questa è una cittadina nuovissima, è stata fondata recentemente ed è tuttora in via di sviluppo. Si tratta di un progetto, insieme a quello dell’aeroporto internazionale, voluto da un Emiro (forse del Kuwait o almeno così vogliono le cronache locali) che sta investendo parecchio sul Mar Rosso. Rappresenta l’orgoglio degli abitanti della zona perché offre notorietà al luogo e soprattutto lavoro. L’anno scorso Beyoncé ha tenuto un concerto a Port Ghalib.
Più a nord si trova El Quesir, porto fondato circa cinquemila anni fa dagli egiziani, ma preso d’assalto agli inizi del ‘900 dagli italiani che vi trovarono il fosfato. A El Quesir, ma probabilmente in gran parte dell’Egitto, non si comprano le case bensì pezzi di terra su cui poi edificare le abitazioni. Se i soldi a disposizione non sono sufficienti ci si ferma al primo piano. Si fa quel che si può, insomma. Volendo gli appartamenti si possono affittare, non arredati costano 70 euro al mese. Da quando è cresciuto il turismo, specie quello italiano, qualcuno ha pensato bene di abbattere i muri delle proprie abitazioni e riadattare lo spazio ricavato a mo’ di negozi e botteghe in cui è possibile acquistare un po’ di tutto. Contrattando, ovvio. Chi opera nel commercio è assai probabile che non se la passi così male da quelle parti, anche se l’apparenza può spesso ingannare. L’italiano (escluso l’inglese) è la seconda lingua per quanti gestiscono i negozi. Pure i bambini per strada conoscono qualche parola. Poche, ma efficaci: “Ciao amico, dammi un euro”.
Nel tardo pomeriggio, udire la preghiera proveniente dagli altoparlanti posti sul minareto della moschea fa un certo effetto. In Egitto ho appreso che gli egiziani non amano essere definiti arabi come spesso per ignoranza gli occidentali tendono a nominare tutti coloro di religione islamica. Anzi, precisano sempre: i beduini, seminomadi in costante ricerca dell’acqua, sono arabi e non egiziani. Da non confondere, perciò. Ma pur rivendicando ognuno le proprie origini, egiziani ed arabi non si sono fatti troppi scrupoli a collaborare una volta compreso che dal turismo avrebbero potuto guadagnare entrambi.
Il mare, grazie alla barriera corallina, è ricco di pesci di tutti i tipi e colori. Sono presenti tartarughe e delfini, mentre il famoso dugongo, animale in via di estinzione, è piuttosto improbabile che si riesca ad ammirare.
Siamo rientrati in Italia con non pochi dubbi sulle reali condizioni climatiche della zona. Per intenderci: secondo una guida nel deserto orientale (a est del Nilo) piove ogni 14-15 anni, ma quando c’è la pioggia viene giù che Dio la manda, cinque giorni ininterrottamente. L’ultima risalirebbe a febbraio di quest’anno. A detta di una seconda guida sono già tredici anni che non piove. Allora, per completezza di informazione, abbiamo chiesto a un negoziante il quale ci ha spiegato che nel deserto piove ogni anno, in inverno, due o tre ore al mese. Troppo poco per il fabbisogno del territorio. L’ultima grande pioggia risalirebbe a circa due anni fa, se non ricordo male. Chissà come stanno davvero le cose. In compenso ho scoperto che sahara significa deserto, perciò dire deserto del Sahara è un errore perché è come dire “deserto del deserto”, che non ha senso.

UN TURISMO MENO COMMERCIALE A TABA

Se amate le atmosfere medio-orientali e volete una vacanza sul mare ma cercate qualcosa di più intimo e selvaggio di Sharm el Sheik e Mars Alam, allora la vostra meta ideale è Taba sul Mar Rosso.  La città di Taba sorge all’estremità del Golfo di Aqaba, di fronte alla penisola arabica, al confine tra  Israele e l’Egitto, nel punto di incontro tra tre contienti, Europa, Africa e Asia. Un posto incantato dove il deserto e antiche catene montuose color granito (tra le quali spicca il monte Sinai) si gettano in un mare turchese che custodisce una delle barriere coralline meglio conservate della costa egiziana.

Cosa vedere a Taba

Taba, per la sua posizione strategica, nei secoli è stato un crocevia delle carovane di pellegrini ancora oggi conserva importanti tracce delle varie popolazioni che da qui sono passate.  Intorno al centro abitato, nel deserto del Sinai, sorgono ancora oggi diversi accampamenti di beduini.

L’Isola del Faraone: si tratta di un’isola di granito che si trova a pochi chilometri di distanza da Taba, circondata da una splendida barriera corallina.  Qui nel XII secolo venne costruita la fortezza di Salah al Din. Era qui infatti che il califfo Saladino aveva posto la sua base per il controllo dei commerci e dei pellegrini diretti alla Mecca.

Il canyon colorato: a circa 70 chilometri da Taba gli appassionati di trekking e natura potranno concedersi una passeggiata nel Canyon CoLorato: un labirinto di sentieri scavato nella roccia arenaria fatto di sfumature che vanno dal viola al rosa al giallo al blu che riportano affascinanti fossili marini.

SE IN VACANZA VUOI DEDICARTI AL RELAX E AL BENESSERE PERSONALE E FISICO

L’appuntamento con le vacanze per molti è sinonimo di trasgressione,discoteca, alcool, stravolgimento degli orari. Prerogativa soprattutto degli under 30! Poi, nella maggior parte dei casi, ci si calma un po’ e la vacanza assume significati diversi, per moltissimi è un periodo nel quale dedicarsi un pochino a se stessi. Dalla semplice e rilassata lettura di un libro che non si riesce a leggere durante l’inverno, a settimane dedicate alla cura del proprio corpo e della propria mente.

Chi fosse interessato a questo tipo di vacanza, a Sharm trova quello che fa per lei/lui.
Basta sapere dove cercare, e ancora una volta sono contento di fornirvi informazioni e contatti per trasformare la vostra vacanza in un percorso assolutamente coinvolgente e fuori dagli schemi. Complici il deserto, il silenzio, la sensazione del sole caldo sulla pelle, il mare, le stelle….. in una parola, la magica natura del Sinai.

Questo post è frutto di un fitto scambio di telefonate e di mail tra me e Paola, persona che ho veramente apprezzato per la sua schietta semplicità e per la sua naturalezza.

Con piacere quindi riporto a voi il frutto di questa nuova conoscenza.
Non essendo un tuttologo ma solo un povero blogger, ho dovuto farmi condurre da Paola alla scoperta delle discipline olistiche che non conoscevo assolutamente. Credo che molti di voi ne sappiano molto ma molto più di me e sicuramente sapere che in Sinai, a Sharm, c’è una persona come Paola sia un’informazione di cui faranno tesoro. Per chi si è già avvicinato a queste discipline, il poter vivere questa esperienza nel deserto, condotti da un’italiana che ha fatto di queste tematiche una precisa scelta di vita, potrebbe essere un’esperienza indimenticabile.
Per chi invece ancora non ha avuto l’opportunità di conoscere di persona queste tecniche, e dalla vacanza cerca soprattutto un momento di relax e di benessere corporeo e mentale, questa potrebbe essere un’occasione impareggiabile per avvicinarsi.

Ecco quindi la presentazione di Paola:

Il Sinai è da sempre una terra ad alto contenuto di spiritualità, dai templi sotterranei risalenti all’epoca dei Faraoni al più “moderno” Mosè, dagli albori della Cristianità fino ad oggi questa terra attrae persone spirituali, legate cioè a qualcosa di superiore che tocca e guida le loro anime.

Oggi l’uomo sembra avere in parte dimenticato questo aspetto del Sinai ponendo maggiore attenzione all’industria turistica e del divertimento. Tuttavia c’è ancora chi viaggia in questa Terra per ragioni più intime, come ritrovare un vero contatto con la natura ed una più forte unione con il proprio spirito, la propria anima.

Da anni mi occupo professionalmente di meditazione e medicina olistica e con molta passione, organizzo nel Sinai corsi e seminari di Realizzazione Personale e Autoguarigione, con l’intento di offrire un punto di riferimento alle persone interessate a queste discipline

Amo questa terra così come amo contribuire e supportare la crescita e la guarigione spirituale di chi si rivolge a me.

Ricevo individui e piccoli gruppi in bellissime spiagge sul mare, nelle oasi o tra le più magnetiche montagne rocciose dove si svolgono trattamenti olistici, lezioni di auto guarigione e veri e propri corsi intensivi di realizzazione personale.

I seminari sono anche itineranti: soluzione molto affascinante che associa l’esperienza spirituale alla visita degli angoli più magici e affascinanti di questa penisola.

Chiunque sia interessato ad avere maggiori informazioni, partecipare ad un seminario, prenotare rigeneranti sedute di Reiky o rilassanti massaggi Ayurvedici può contattarmi ai seguenti recapiti:
paolasole@msn.com  oppure +20103972581

Paola, che gode della fiducia di siti e di agenzie di viaggio, sarà felice di rispondere alle vostre domande e, su richiesta, aiutarvi ad organizzare voli e prenotazioni alberghiere.

DAHAB, IL PARADISO DEI SURFISTI E NON SOLO

Si, è vero, oggi è un grande centro turistico, uno dei più attrezzati della costa sud orientale della penisola del Sinai, ma non ha per questo perso il suo carattere interessante che riesce a mixare mare, bellezze naturalistiche e testimonianze a livello storico di notevole importanza. Dahab, che in arabo ha il significato di oro, non si vive quindi soltanto in pareo o in costume, in uno scandire di ore in pieno relax, ma colui che ama invece conoscerne i dintorni di certo non resterà deluso. In ogni caso, chi ha deciso di rimanere a poltrire tra sdraio e sabbia, lasciandosi abbronzare dai raggi solari, non può non scegliere la spiaggia del villaggio beduino di Assalah, dove non mancano anche ristoranti, negozi e bar in cui provare a fumare il famoso narghilè, ascoltare musica a palla o gustare il più delicato sapore del tè alla menta. La città è frequentatissima, poi, dagli amanti del windsurf e, negli ultimi tempi, infatti, si sono moltiplicati i centri che propongono corsi, uscite organizzate o noleggiano l’attrezzatura adatta a questo tipo di disciplina. I più temerari possono provare anche il cosiddetto Kamikaze, con il vento che alza le onde anche di tre metri.

Pure gli appassionati delle più tranquille immersioni, però, potranno eleggere questo luogo come meta ideale per le proprie vacanze, grazie soprattutto al Blue Hole, una depressione sottomarina di circa cento metri di profondità. Nel frattempo molti centri diving dell’area, si sono anche preparati a proporre ai clienti un’esperienza davvero unica, che porta il nome di safari subacqueo. Una carovana di dromedari, infatti, parte proprio dal Blue Hole spostandosi lungo la spiaggia deserta, per arrivare al parco nazionale di Ras Abu Gallum. Dentro questa zona, quindi, viene allestito un campo tendato che costituisce la base per molte immersioni.

Posted by Francesca on Goolliver

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LA COSMESI NELL’ANTICO EGITTO

La cura del corpo era molto importante per gli antichi egizi.
Essi utilizzavano creme, unguenti e profumi per ammorbidire e profumare la pelle.
Le donne si schiarivano la pelle con un composto cremoso ricavato dalla biacca, disponibile in colori diversi, dalla più pallida alla più ambrata generalmente destinata alle labbra.
Evidenziavano il contorno degli occhi con il kohl nero o verde, rispettivamente estratti dalla golena e dalla malachite.
Le unghie venivano tinte così come le palme delle mani e dei piedi e a volte anche i capelli con una pasta a base di hennè.
Utilizzavano specchi, pinzette per la depilazione e attrezzi per la manicure.
I profumi (utilizzati da uomini e donne come le creme), venivano estratti da fiori, fatti macerare e pigiati. Tutte le essenze odorose avevano nel dio Shesmu il loro protettore. Venivano prodotti in laboratori associati ai templi e conservati in vasetti di pasta vetrosa, la faience.

Un portacosmetici a forma di anatra

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UNA FOTO AL GIORNO: IL MONASTERO DI SANTA CATERINA

FOTO BY SIGUR

UN LIBRO SOTTO L’OMBRELLONE: IL MISTERO DI ORIONE DI R. BAUVAL

Le piramidi d’Egitto, una delle sette meraviglie del mondo antico, uno dei più grandi enigmi della nostra storia.
Perché gli Egizi le costruirono?
Perché così imponenti e con tale precisione tecnica?
Perché sparse nel deserto?
Dopo dieci anni trascorsi a studiare i Testi delle piramidi, Robert Bauval ha individuato la chiave d’interpretazione del progetto che è alla base della costruzione delle piramidi, svelando così un mistero rimasto sepolto per migliaia di anni. Se non conosci ancora le teorie di Bauval nel post di seguito puoi seguire un bel documentario trasmesso su Voyager

LE PIRAMIDI E LE STELLE DELLA CINTURA DI ORIONE: LA TEORIA DI BAUVAL

Un bellissimo documentario di Voyager, straordinaria trasmissione della Rai condotta da Roberto Giacobbo.

Vengono presentate con dovizia di particolari le affascinanti teorie proposte da Robert Bauval, il quale sostiene che le piramidi e la sfinge siano state costruite in base a particolari allineamenti con le stelle, in special modo le stelle della cintura di Orione. La sua teoria è stata presentata nel 1994 nel best seller “Il Mistero di Orione”.
Molto interessante e convincente, anche se le sue teorie non vengono per ora accettate dall’egittologia ufficiale. Nasce la professione di Archeoastronomo, ossia lo studioso che studia la posizione che le stelle avevano nel passato.

Il filmato completo è composto di 6 parti. Al termine di ogni sezione appare direttamente la finestra che ti permette di vedere la parte successiva.

Come sempre, buona visione!

NOVEMBRE 2010: IMPRENDITORI ITALIANI IN EGITTO

Dal 22 al 25 novembre, incontri d’affari al Cairo e visita al distretto industriale di Alessandria d’Egitto per le imprese dei settori edilizia e costruzioni, agroalimentare, ittico e blue economy (gestione responsabile e sostenibile delle risorse marine). La missione è organizzata da Promos, in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana in Egitto, Regione Lombardia e con il patrocinio di Unioncamere.

PER INFO

LE IMMERSIONI A SHARM PRENOTALE DALL’ITALIA!

Se le prenoti dall’Italia avrai una cosa in meno da fare quando arrivi a Sharm!

Ecco perchè vi consiglio di prendere contatto prima di partire dall’Italia con uno dei diving più conosciuti di Sharm e certamente uno di quelli gestiti con simpatia e divertimento ma senza mai dimenticare professionalità e serietà soprattutto quando si parla di sicurezza.

E credo sia impossibile trovare un’offerta più conveniente di quella che fanno loro!

Tenetevi forte, questa è la loro offerta:
5 giorni in barca full day
2 immersioni complete al giorno
pasti a bordo
alla cifra di 220 euro!!!!!!

Solo 44 euro per un’intera giornata in barca
con due immersioni e cibo compreso!

E in più non dovrete andare al porto di Sharm per imbarcarvi dato che il Sharm Diving utilizza il pontile privato di un famoso resort di Sharm! Non è cosa da poco credetemi! Quando sarete al porto in attesa che si smaltisca la coda di centinaia di sub che attendono il loro turno di salire in barca capirete a cosa mi sto riferendo!

Il loro motto è: arrivi da cliente e riparti da amico!

E in effetti la loro strategia punto tutto sulla disponibilità e sulla simpatia, sempre presenti e mai a discapito della sicurezza. Contattate PierPaolo su Facebook o direttamente alla sua casella di posta elettronica per prenotare le vostre immersioni e non rischiare l’over booking. I loro posti non sono illimitati e soprattutto in questa stagione è bene prenotarsi con una mail!
Potete anche dare un’occhiata al sito del Sharm Coast Diving in modo da immergervi virtualmente prima di tuffarvi nelle acque del meraviglioso Mar Rosso

Tra l’altro proprio in questi giorni PierPaolo ha incrociato ripetutamente lo squalo balena, confermando una volta di più che la sua fortuna quando si immerge non ha confini! Sta poco alla volta diventando una leggenda e noi abituè di Sharm lo prendiamo in giro ma sotto sotto lo invidiamo perchè veramente ha un culo (scusate il termine!) veramente impressionante!

Per carattere sono molto restio a parlare in questo blog di amici, ma quando sono poporio gli amici ad avere il miglior rapporto qualità prezzo, offrendo la migliore qualità al prezzo più basso, parlarne è inevitabile! E sarebbe sciocco oltre che ingiusto penalizzare il più bravo solo perchè è anche un amico!!!

Guardate il loro sito, confrontate, pensate all’imbarco senza andare in porto, pensate alle tariffe e  alle attrezzature di cui dispongono.
Pensate al fatto che le barche che utilizzano per portarvi sui siti di immersione sono di loro proprietà e non di piccole realtà locali con problemi di vario genere, pensate al fatto che avrete guide che parlano italiano, e poi decidete! Io non ho dubbi!

Per ora mi limito a darvi un consiglio, nei prossimi giorni con un po’ di calma parlerò meglio e più diffusamente di questo diving, perchè veramente lo meritano!
E nell’attesa vedremo se la fortuna di PierPaolo si conferma anche in questa stagione!