SUI DELFINI NON MOLLIAMO!!!

Fonte: Il Mattino.it

HURGHADA, Egitto (24 settembre) – A vedere il filmato si stenta a crederci. Quattro delfini adulti sono attualmente detenuti in una piccola piscina casalinga di Hurghada, sulla costa egiziana del mar Rosso. L’acqua è fetida e gli animali devono patire non solo le sofferenza della cattività concentrata quasi in un bicchier d’acqua, ma finanche i 47 gradi all’ombra che in questi giorni si sono registrati sul posto.

Tutto quello che le autorità egiziane hanno saputo dire è che i delfini provengono dal Giappone e che sarebbero forse destinati ad un delfinario in costruzione nella regione. Si sconosce se i delfini siano nati già prigionieri o catturati in mare, cosa probabile soprattutto se il paese di provenienza è il Giappone.

Nel paese del sol levante, infatti, i delfini vengono catturati per essere destinati all’industria della carne così come ai delfinari. Recentemente Richard O’Barry, ex addestratore di delfini che ha dedicato ora la sua vita alla salvaguardia dei cetacei, ha documentato il tristissimo destino dei delfini dei mari giapponesi. Se non uccisi per essere macellati, vengono destinati ai delfinari di mezzo mondo. Il problema principale dell’industria della cattività acquatica, infatti, è l’elevata mortalità in vasca e dei cuccioli in particolare.

Il film The Cove ha avuto un successo di pubblico mondiale. Uniche eccezioni delle quali si è avuta notizia, i pareri di talune autorità giapponesi e del delfinario italiano di Oltremare (RN) i cui responsabili durante la visione del film avvenuta nel corso del premio Ilaria Alpi (vedi articolo GeaPress) hanno bollato come “mucchio di falsità” il documento shock di O’Barry.

VERGOGNA MASSIMA PER IL DELFINARIO DI RIMINI!
VOGLIAMO VEDERE CHIUDERE I DELFINARI!!!
NON ANDATE A VEDERE QUESTI SPETTACOLI,
NE A SHARM NE A RIMINI NE IN ALTRI POSTI!

Pare che la situazione si stia risolvendo,
ma fino a che non ho notizia certa su questo argomento non mollo!!!

E COME SOPRAMMOBILE UN DELFINO VIVO!!!

I casi della vita!

Subito dopo aver postato l’articolo sui delfini, mi metto a guardare i commenti ai post di ieri e trovo un link postato da Roberto che mi segnala un filmato in cui si parla di 4 delfini tenuti in una villa di Hurgada!

Grazie Roberto, pubblico il tuo link e con l’occasione invito tutti quelli che trovano notizie che ritengono possano interessare la comunità che segue il nostro blog a scrivermi nei commenti oppure direttamente alla mia mail: menevadoasharm@libero.it

30 SECONDI PER SOGNARE CON I DELFINI

Un brevissimo filmato di soli 30 secondi che mostra uno o due snorkelisti letteralmente circondati da delfini a Hurgada!

Che invidia!!!!!!

Si ringrazia Andrea Cossu che postando questo filmato su youtube ha permesso a tutti noi di goderne!

BREVE STORIA DEGLI HARD ROCK CAFE’

Sono tantissimi, cool, famosi, colorati, rock, sempre affollati e pieni di vestiti, accessori e reliquie musicali: sono gli Hard Rock Cafè, la famosa catena di locali diffusa in tutto il mondo. Tappa immancabile nei vostri viaggi!

Come nascono gli Hard Rock Cafè

Nel 1971 due americani Isaac Tigrett e Peter Morton fondano a Londra un ristorante, il primo ad essere allestito con souvenir made in USA, un posto dove gli inglesi avrebbero imparato la cultura e il modo di vivere e di mangiare degli statunitensi. Fin da subito si danno da fare per renderlo caratteristico e originale, recuperano vecchie pubblicità di sigarette, oggetti dei college e targhe automobilistiche da appendere alle pareti. La denominazione del  locale deriva probabilmente dal nome del ristorante sulla copertina di un disco dei Doors o da una variazione di “Bedrock”, la città in cui vivono i Flinstone, loro cartone animato preferito. Tigrett e Morton fanno inoltre disegnare un logo, praticamente uguale a quello odierno, e creano uno slogan diventato poi celebre: ‘Love All, Serve All’, in netta contrapposizione al motto classico nei ristoranti ‘ci riserviamo il diritto di rifiutare il servizio a chiunque’. Già segnale di innovazione e rivoluzione che li porta a un gran risultato. Ben presto, difatti, il locale diventa uno dei più trendy della capitale britannica e più frequentato dalle star musicali che passavano da lì, come Paul McCartney o Eric Clapton che regala anche la sua chitarra a uno dei fondatori, il quale decide di appenderla facendola diventare il primo pezzo della più grande collezione di oggetti del rock and roll esistente. Poco dopo anche altri artisti mandano loro oggetti personali che diventano subito parte dell’arredamento. Negli anni successivi Tigrett e Morton iniziano a creare nuovi hard rock che riscuotono un successo esorbitante, sempre più innovativi, ricchi di particolari e frequentati assiduamente da star della musica del cinema e della mondanità: i primi a Londra, Los Angeles, Chicago, Dallas  e NY. Nel 1988 gli Hard Rock Cafè sono 16 in quattro continenti e diventano leggenda a tutti gli effetti. Fino ad oggi il numero di Cafè è salito in modo esponenziale e ora possiamo trovare più di 140 Cafè in 36 paesi del mondo, ognuno con le sue reliquie del mondo della musica.

Hard Rock Style

La vera chiave di successo degli Hard Rock Cafè va trovata, infatti, nel suo stile, nel suo arredamento ricercato, nella voglia di mettere sotto gli occhi di tutti un’immensa collezione di oggetti appartenenti a grandi personalità e, sebbene il valore commerciale della catena Hard Rock sia estremamente più elevato, per i suoi fan il tesoro più grande è proprio questo. Se andate quindi a Londra, Parigi, Sharm El Sheikh o a Boston vi capiterà di ammirare la chitarra originale di John Lennon, i pantaloni di Jim Morrison e Freddie Mercury o gli abiti di scena di Madonna e Prince; o ancora innumerevoli poster, manifesti, batterie, dischi di platino e spartiti scritti a mano. Troverete magari qualche oggetto del vostro musicista favorito! Inoltre molte stelle della musica hanno avuto il piacere di suonare in questi locali: Elton John, Aerosmith e Sting sono solo pochi nomi. Principalmente gli artisti a cui gli Hard Rock Cafè sono più legati, fin dalle origini, sono senza dubbio i Beatles, Elvis Presley e Jimi Hendrix.Nel corso degli anni dello sviluppo di questi locali, il nome Hard Rock Cafè è diventato sempre più conosciuto e la società ha deciso di creare una serie di gadget e souvenir personalizzati: avrete una vastissima scelta tra le celebri spillette, cappellini, giubbotti in pelle, mutandine e moltissimi accessori di tutti i tipi. Ma l’elemento che in assoluto contraddistingue lo style Hard Rock Cafè e anche quello più alla portata di tutti, da poter acquistare e mostrare in giro,  è la maglietta con il famoso logo e il nome della città in cui è stata comprata. Tigrett già durante il primo decennio della diffusione targata Hard Rock intuisce che l’dea di fare la collezione delle magliette in base ai locali visitati avrebbe funzionato a meraviglia, e così realmente accade. La maglietta diventa così un must da non farsi scappare quando si entra in un Hard Rock Cafè, vendutissima allora e commerciate ogni anno! Ovviamente con il passare degli anni l’offerta si è estesa a livelli esponenziali e oggi potete trovare centinaia di modelli di t-shirt, canottiere e felpe di ogni colore e con moltissime stampe fashion.

Che state aspettando? Che ne dite di collezionare più magliette possibili? Il mito Hard Rock sta aspettando solo voi.

LINK

HARD ROCK CAFE’ SHARM

HARD ROCK CAFE’ IL CAIRO

HARD ROCK CAFE’ HURGADA

MAREA NERA DI HURGADA: PRIMI BILANCI

Un mese fa l’incidente di una piattaforma petrolifera ha riversato una chiazza di petrolio su 50 chilometri di costa egiziana, vicino Hurghada.  Ma la vicenda è stata insabbiata. Inchiesta di Oggi Scienza

AMBIENTE – Un’altra marea nera. Ancora petrolio che finisce in mare e fugge da tutte le parti, facendo danni all’ecosistema e mettendo in crisi l’economia locale. È successo un mese fa in Mar Rosso, dove una chiazza di greggio ha stretto con il suo abbraccio viscido 50 km di costa da El-Gouna, a nord di Hurghada, giù fino a Sahl Hasheesh. In questo caso, a differenza di quello che sta accadendo nel golfo del Messico che è sotto l’occhio vigile di tutto l’Occidente, è difficile stabilire con precisione cosa sia successo e quando.

Non c’è stata da parte di nessuna istituzione una comunicazione ufficiale. È probabile che l’incidente sia avvenuto il 16 giugno, ma a chi appartiene la piattaforma offshore (se di piattaforma si tratta) da cui il petrolio è fuoriuscito e quali danni ambientali abbia provocato (ma si temono ripercussioni a lungo termine) non è ancora possibile saperlo, almeno ufficialmente.

Gli indizi portano tutti alla compagnia Petro Gulf controllata dal governo che però, tramite il suo portavoce Khaled Boraie, smentisce seccamente ogni implicazione nella vicenda. Fonti non ufficiali hanno però lasciato trapelare l’esistenza di fotografie e di un video che non lascerebbero dubbi. La segnalazione dell’incidente è arrivata da Hamdy Shahat, un pescatore locale che durante una battuta di pesca si è ritrovato con la sua barca nel bel mezzo della chiazza oleosa.

“Siamo preoccupati per il danno ambientale che ancora non conosciamo, abbiamo però avuto rassicurazioni che i responsabili pagheranno”, afferma Amr Ali, direttore esecutivo di Hepca (www.hepca.com)  l’agenzia per la conservazione e la protezione del Mar Rosso che in questa zona ha avviato un progetto di monitoraggio e di ricerca in mare che coinvolge anche tre biologhe italiane.

Le indagini per stabilire cosa è successo sono ancora in corso ma l’emittente araba Al Jazeera (vedi filmato qui sotto) ha parlato di insabbiamento della vicenda da parte delle autorità. Sameh Fahmi, ministro del Petrolio, ha assicurato la massima collaborazione mentre il Ministero dell’ambiente ha deciso di istituire una commissione per valutare il danno economico, ammesso che sia quantificabile in termini monetari la distruzione provocata dal petrolio giunto sulle barriere coralline delle Northern Island: Alphenadir, Alsgup e Abu-Helix che dal 2004 sono parco nazionale protetto.

I biologi ritengono che il danno sia limitato a queste isole, grazie alle forti correnti e al vento che hanno spinto il petrolio verso la costa di Hurghada piuttosto che lasciarlo lentamente affondare sulla barriera corallina e sui fondali sabbiosi. Questo ha certamente facilitato le operazioni di recupero del materiale che ha visto al lavoro circa 2000 persone, compresi i lavoratori delle strutture turistiche della zona.

Oggi, a distanza di un mese, a Hurghada del petrolio non c’è traccia; le spiagge sono pulite, il turismo che qui rappresenta una risorsa fondamentale, dopo una drastica riduzione iniziale, è ripreso: un terzo dei 12 milioni di turisti che arriva in Egitto, sceglie le spiagge di Hurghada. “Abbiamo recuperato tutto il petrolio, ma non è una soluzione” – afferma Sameh Hwaidak, a capo della Red Sea Hotel Association – la soluzione è di fermare queste piattaforme così vicine alla spiaggia e ai centri turistici. (ndr: parole sante!)

Questo avamposto di hotel e villaggi lussuosi, sorto in pochi anni da un piccolo villaggio di pescatori, rappresenta una risorsa formidabile per il governo egiziano, che non vorrà di nuovo metterne in discussione l’integrità e la bellezza, altrimenti il rischio è di veder scomparire i turisti per sempre e questo l’Egitto non può permetterselo. Così come non potrà nuovamente permettersi una mancanza di trasparenza così evidente nel caso si ripeta un altro incidente. Stonano difatti le dichiarazioni del governo secondo cui la falla è stata già chiusa quando al tempo stesso si dichiara che non è ancora stata individuata la società responsabile di quanto accaduto.

L’Egitto produce 685.000 barili di petrolio al giorno, e almeno il 70% arriva dal Mar Rosso che è un ecosistema tanto straordinario quanto fragile. La sfida, per questo paese, sarà in futuro far convivere l’industria petrolifera con l’equilibrio biologico di questo mare.

LINK ALLA PAGINA ORIGINALE DI OGGISCIENZA

VAI IN MAR ROSSO CON MERIDIANA? POSSIBILI DISAGI!

Sciopero strisciante dei controllori di volo minaccia i collegamenti della Meridiana Fly
Fra ritardi e mancati decolli circa 8 mila clienti di Meridiana Fly, in partenza per le vacanze oppure al rientro, risultavano coinvolti ieri sera in una serie di problemi tecnici al controllo del traffico aereo greco, che potrebbero nascondere una specie di sciopero informale del personale greco; questioni che, secondo la denuncia la compagnia aerea italiana, stavano provocando «pesanti danni». Disagi minori hanno coinvolto altri vettori come Alitalia e Easyjet – anche qui qualche cancellazione c’è stata.

Meridiana Fly è particolarmente forte nei voli dall’Italia verso le isole greche e il Mar Rosso. Dal suo punto di vista lo spazio aereo ellenico e le sue strutture di controllo sono strategici anche le rotte fra l’Italia e l’Egitto. I problemi in Grecia sono costantemente monitorati dall’organo di controllo europeo Eurocontrol e «parrebbero celare un non dichiarato sciopero selvaggio dei controllori di volo».

In serata erano 44 i voli Meridiana fly interessati direttamente o indirettamente da questa situazione, «che – sottolinea la compagnia – colpisce più gravemente di altri vettori Meridiana Fly, che con 90 voli settimanali operati sull’Egitto e 70 sulla Grecia ha una quota di mercato di oltre il 40 per cento in Italia su queste destinazioni». Meridiana Fly conteggiava circa 8 mila clienti coinvolti, «ai quali – spiegava la compagnia aerea – vengono costantemente fornite assistenza e informazioni».

I quarantaquattro voli di Meridiana interessati ieri sera dalle difficoltà del traffico aereo sulla Grecia riguardavano soprattutto gli scali del Nord Italia, come Malpensa, Bergamo e Verona, e comprendevano voli sia in partenza che in arrivo. In particolare, le destinazione colpite risultavano le isole di Mykonos e Kos e nel Mar Rosso Marsa Alam e Sharm El-Sheikh.

I controllori di volo greci nei giorni scorsi avevano proclamato uno sciopero di 24 ore a partire da ieri, accusando il governo di Atene di «continuare a ignorare la necessità di cambiamenti organici, secondo le regole europee»; gli uomini radar ellenici chiedono più posti di lavoro e salari più alti, cose difficili da ottenere mentre la Grecia vive sotto la tenda a ossigeno degli aiuti europei, che hanno evitato al Paese di essere travolto dalla crisi finanziaria.

La protesta dei controllori di volo, accolta molto negativamente dagli operatori turistici preoccupati per le ripercussioni sul turismo, era stata ufficialmente revocata dagli stessi uomini radar, dopo che un tribunale greco l’aveva giudicata illegale. Ma secondo la compagnia aerea ieri lo sciopero sarebbe stato avviato lo stesso, senza dichiararlo formalmente, penalizzando in forte misura il trasporto aereo.

FONTE: LA STAMPA.IT

HO SCOPERTO IL PARADISO DEI SUBACQUEI!!

Quando un blogger ha un blog come quello che amministro io, ha la speranza di trovare notizie come quella che sto per darvi almeno una volta a settimana!
Invece bisogna accontentarsi di quello che si trova man mano in giro! Ma il sito che ho trovato questa notte è veramente da segnare!!!

Ho trovato il paradiso dei sub! Un gruppo di diving situati a sud e a nord di Marsa Alam, senza animazione, senza locali notturni! Le strutture sono formate da gruppetti di tende e di bungalow inserite tra il mare e il deserto dove godersi il silenzio e le voci della natura. Immersioni organizzate con gommoni veloci fuori dalle tradizionali rotte turistiche alla ricerca di una natura incontaminata.

Ma procediamo con calma: Eco Diving Adventure è il termine coniato vent’anni fa dai fondatori di questo tipo di turismo, altamente sostenibile e di minimo se non nullo impatto ambientale. Tutto, dalle sistemazioni alle toilette, è studiato per non danneggiare la natura e permettere agli ospiti di godere di quei fantastici posti senza creare danno.
I Red Sea Diving Safari sono dei villaggi situati attorno alla cittadina di Marsa Alam da dove quotidianamente due volte al giorno partono gommoni veloci che portano i sub sui siti di immersione più belli del Mar Rosso. Squali martello e tartarughe, tartarughe e mante, pinna bianca e squalo grigio, dogongo e a volte squalo balena, nulla sfugge alle guide di questo diving che conoscono alla perfezione le immersioni e le caratteristiche di questa parte di Mar Rosso.

E tra una corsa in gommone  e l’altra, la facoltà di effettuare immersioni locali senza limite, all inclusive come è di moda dire! Pensate, il sogno di ogni sub e di ogni appassionato di fotografia subacquea: la possibilità di effettuare un numero illimitato di immersioni con il solo obbligo di segnare su una lavagna dove e quando si svolge la propria immersione e l’obbligo di essere sempre almeno in due! Il paradiso dei subacquei!!

Per i più esperti o solo per i più temerari, il diving organizza corsi di immersione con gli squali, i famosi e temutissimi pinna bianca. Vi porteranno a immergervi con questi meravigliosi animali, permettendovi di ammirarli liberi nel loro ambiente, filmarli, fotografarli, e tornare a casa con un’emozione reale, che difficilmente dimenticherete!!


A proposito di filmare e fotografare!!! In questo diving fuori dal mondo e dal tempo organizzano anche corsi di ripresa subacquea e di foto editing! Insomma, come dicevo prima, il paradiso dei sub!!!

E per i non subacquei la noia farà sicuramente fatica ad entrare nella vostra giornata: innanzi tutto i villaggi sono situate in baie dove effettuare del semplice snorkeling vi riempirà la vista con emozioni multicolori. Ma poi è possibile effettuare attività che nulla hanno a che fare con attività di immersione come ad esempio effettuare kite surfing o seguire un corso che vi permetta di apprendere i fondamentali di questa affascinante disciplina sportiva. Saltare tra le onde in equilibrio su di una tavola trainata da un aquilone!!!

Escursioni alternative per i non sub a scoprire la natura del deserto, a fare birdwathing per ammirare l’aquila di mare o il falco grigio, godere la pace del deserto o ammirare le mangrovie con le innumerevoli specie animali che vivono tra le loro radici nel deserto e il falco delle praterie.

E ancora escursioni notturne e serali per ammirare nel silenzio e nel buio più assoluto le stelle o un tramonto!

Tutto all’insegna del naturale, del biologico, del compatibile, a bassissimo se non nullo impatto ambientale.

[]

Insomma, un’esperienza assolutamente da vivere! Per chi parte dall’Italia per trascorrere qui un’intera settimana, ma anche per chi in vacanza a Marsa, a Hurgada o a El Gouna vuole passare in questa realtà solo due o tre giorni. In base alla disponibilità infatti è possibile occupare una tenda o un bungalow anche per una sola notte! I prezzi infatti non sono espressi a settimana, ma al giorno e a persona. E i prezzi, tenuto conto che avete pensione completa, due immersioni con guida al giorno e immersioni beach dive illimitate, sono veramente alla portata di tutti!!!
Si parte dai 30 euro a testa al giorno in bassa stagione per la soluzione più economica per arrivare ai 65 euro a testa al giorno per la sistemazione più cara in alta stagione! Da trasferirsi li a vita!!!!
Per quanto riguarda l’attrezzatura, potete portare la vostra oppure noleggiare sul posto tutto quello che occorre, prenotando prima in modo da essere sicuri di trovare la vostra taglia!!

Ma per tutti i dettagli vi consiglio di visitare direttamente il loro sito dove troverete decine di informazioni e i link per mettervi direttamente in contatto con loro!

VISITA IL SITO ITALIANO DEL RED SEA DIVING

LA MAREA NERA DEL MAR ROSSO: INCHIESTA DI OGGI SCIENZA

Un mese fa l’incidente di una piattaforma petrolifera ha riversato una chiazza di petrolio su 50 chilometri di costa egiziana, vicino Hurghada.  Ma la vicenda è stata insabbiata. Inchiesta di Oggi Scienza

AMBIENTE – Un’altra marea nera. Ancora petrolio che finisce in mare e fugge da tutte le parti, facendo danni all’ecosistema e mettendo in crisi l’economia locale. È successo un mese fa in Mar Rosso, dove una chiazza di greggio ha stretto con il suo abbraccio viscido 50 km di costa da El-Gouna, a nord di Hurghada, giù fino a Sahl Hasheesh. In questo caso, a differenza di quello che sta accadendo nel golfo del Messico che è sotto l’occhio vigile di tutto l’Occidente, è difficile stabilire con precisione cosa sia successo e quando.

Non c’è stata da parte di nessuna istituzione una comunicazione ufficiale. È probabile che l’incidente sia avvenuto il 16 giugno, ma a chi appartiene la piattaforma offshore (se di piattaforma si tratta) da cui il petrolio è fuoriuscito e quali danni ambientali abbia provocato (ma si temono ripercussioni a lungo termine) non è ancora possibile saperlo, almeno ufficialmente.

Gli indizi portano tutti alla compagnia Petro Gulf controllata dal governo che però, tramite il suo portavoce Khaled Boraie, smentisce seccamente ogni implicazione nella vicenda. Fonti non ufficiali hanno però lasciato trapelare l’esistenza di fotografie e di un video che non lascerebbero dubbi. La segnalazione dell’incidente è arrivata da Hamdy Shahat, un pescatore locale che durante una battuta di pesca si è ritrovato con la sua barca nel bel mezzo della chiazza oleosa.

“Siamo preoccupati per il danno ambientale che ancora non conosciamo, abbiamo però avuto rassicurazioni che i responsabili pagheranno”, afferma Amr Ali, direttore esecutivo di Hepca (www.hepca.com)  l’agenzia per la conservazione e la protezione del Mar Rosso che in questa zona ha avviato un progetto di monitoraggio e di ricerca in mare che coinvolge anche tre biologhe italiane.

Le indagini per stabilire cosa è successo sono ancora in corso ma l’emittente araba Al Jazeera (http://www.youtube.com/watch?v=n49AjUlI8Lo) ha parlato di insabbiamento della vicenda da parte delle autorità. Sameh Fahmi, ministro del Petrolio, ha assicurato la massima collaborazione mentre il Ministero dell’ambiente ha deciso di istituire una commissione per valutare il danno economico, ammesso che sia quantificabile in termini monetari la distruzione provocata dal petrolio giunto sulle barriere coralline delle Northern Island: Alphenadir, Alsgup e Abu-Helix che dal 2004 sono parco nazionale protetto.

I biologi ritengono che il danno sia limitato a queste isole, grazie alle forti correnti e al vento che hanno spinto il petrolio verso la costa di Hurghada piuttosto che lasciarlo lentamente affondare sulla barriera corallina e sui fondali sabbiosi. Questo ha certamente facilitato le operazioni di recupero del materiale che ha visto al lavoro circa 2000 persone, compresi i lavoratori delle strutture turistiche della zona.

Oggi, a distanza di un mese, a Hurghada del petrolio non c’è traccia; le spiagge sono pulite, il turismo che qui rappresenta una risorsa fondamentale, dopo una drastica riduzione iniziale, è ripreso: un terzo dei 12 milioni di turisti che arriva in Egitto, sceglie le spiagge di Hurghada. “Abbiamo recuperato tutto il petrolio, ma non è una soluzione” – afferma Sameh Hwaidak, a capo della Red Sea Hotel Association – la soluzione è di fermare queste piattaforme così vicine alla spiaggia e ai centri turistici.

Questo avamposto di hotel e villaggi lussuosi, sorto in pochi anni da un piccolo villaggio di pescatori, rappresenta una risorsa formidabile per il governo egiziano, che non vorrà di nuovo metterne in discussione l’integrità e la bellezza, altrimenti il rischio è di veder scomparire i turisti per sempre e questo l’Egitto non può permetterselo. Così come non potrà nuovamente permettersi una mancanza di trasparenza così evidente nel caso si ripeta un altro incidente. Stonano difatti le dichiarazioni del governo secondo cui la falla è stata già chiusa quando al tempo stesso si dichiara che non è ancora stata individuata la società responsabile di quanto accaduto.

L’Egitto produce 685.000 barili di petrolio al giorno, e almeno il 70% arriva dal Mar Rosso che è un ecosistema tanto straordinario quanto fragile. La sfida, per questo paese, sarà in futuro far convivere l’industria petrolifera con l’equilibrio biologico di questo mare.

FONTE: http://oggiscienza.wordpress.com/

LA MAREA NERA DEL MAR ROSSO. NOVITA’ PREOCCUPANTI?

La vicenda della marea nera del Mar Rosso è veramente sconcertante!
Chi mi segue da tempo sa che difficilmente mi sfuggono notizie sul Mar Rosso e sul Sinai.

A parte le notizie politiche sui conflitti israelo-palestinesi nei quali l’Egitto ha una parte determinante e le numerose notizie di politica interna egiziana, sul mio piccolo blog avete sempre trovato quasi tutto quello che si può trovare in giro sull’Egitto. (escluse le migliaia di offerte più o meno last minute!) La scelta di non parlare di notizie politiche è una scelta ben precisa, non dovuta a mancanza di informazione!!! Credo di saperne più sulla politica egiziana che su quella italiana!

Tutto questo cappello solo per dire che mi sembra di essere super aggiornato!
Eppure, sulla marea nera di Hurghada tutti tacciono! Tutte le notizie apparse sul web le ho riportate, prendendomi anche critiche da gente che a Hurgada ci lavora e ha paura di perdere turismo. Li capisco e posso mettermi nei loro panni, anche se non credo che tacere sia giusto. Forse se la stagione turistica venisse danneggiata, il governo egiziano arriverebbe a capire che il turismo negli anni conterà più del petrolio!

Polemiche a parte, ho deciso di informarvi su tutto quello che trovo sulla marea nera egiziana e lo faccio anche questa volta

Ma siccome devo ammettere che la situazione non è per nulla chiara, mi limito a postarvi un link di un articolo apparso ieri nel web che parla dell’argomento

A voi le considerazioni in merito e a chi ha scritto l’articolo eventuali problemi!

ECCO IL LINK

Mi spiace di dover tenere un atteggiamento tipo Ponzio Pilato, ma di fronte a minacce di denunce per notizie false (fortunatamente ho sempre citato le fonti!) preferisco tenere un profilo basso almeno fino a che la faccenda non sarà chiarita e i media non incominceranno ad occuparsi della cosa! D’altra parte, il mio obbiettivo è di tenervi informati e postando i link voi vi aggiornate e io non rischio problemi che sinceramente non ho voglia di avere!

PETROLIO NEL MAR ROSSO

ANCORA SULLA MAREA NERA: E’ ARRIVATA A EL GOUNA

Continua la mia ricerca di notizie sulla marea nera di Hurgada. Man mano che passano i giorni mi meraviglio sempre di più della mancanza quasi assoluta di notizie pubblicate sui principali mass media.

fonte:DAZEBAO

di Maria Melania Barone

ROMA – Aveva affermato il portavoce del Governo egiziano, Magdy Rady , che il governo aveva preso immediatamente seri provvedimenti appena avvistata la macchia nera nel cuore del Mar Rosso, a Nord di Hurgada, ma secondo alcune indiscrezioni l’allarme è scattato troppo tardi. E’ difficile mettere ordine tra le varie voci che indicano una notizia nascosta alle agenzie di stampa. Silenzio assoluto sulla vicenda, ma internet fa da megafono.

L’ALLARME. Il portavoce del governo Magdy Rady, aveva detto che il governo è intervenuto subito per limitare i danni e il Ministro per il petrolio Sameh Fahmi aveva detto che 2000 operai erano attivi per contenere la marea che nel frattempo rischiava di essere estesa estesa a molte altre località turistiche dati i venti che in periodo estivo agitano il Mar Rosso. Bisognava fare presto, tuttavia secondo indiscrezioni la marea sarebbe stata avvistata il 19 Giugno, seppure in quantità limitata e l’allarme sarebbe scattato troppo tardi, cioè quando le coste a nord di Hungada sarebbero state suasi toccate dal petrolio.

LA FONTE secondo molti sarebbe stata individuata nella piattaforma situata presso Geisum a 35 km dalla costa e gestita dalla Geisum Oil Compani, una compagnia gemellata alla statale Egyptian General Petoelium Corporation. Secondo molti il motivo del silenzio del Governo egiziano è dovuto, oltre al fatto che l’economia di questi posti dipende quasi esclusivamente al settore turistico, soprattutto al fatto che la responsabilità è dello stesso Governo egiziano. non a caso il primo ministro Ahmed Nazif che ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione.

I DANNI. Non si conosce ancora l’entità dei danni e le fonti parlano di diversi chilometri di costa compromessa, presumibilmente dai 35 ai 160 km. Le voci sono discordanti, ma sulle coste arrivano in fin di vita, tartarughe, pesci, delfini morti ed altri animali di varia specie tutti agonizzanti. Attualmente il contenimento si è esteso ad EL GOUNA, una località turistica situata a 50 km più a Sud.

I PRECEDENTI. L’Egitto ha uno straordinario primato per quanto concerne i disastri ambientali riconducibili ad imprese di stato: navi cariche di petrolio che riversano in mare il loro pericoloso contenuto, disastri sempre nascosti alla stampa per evitare di perdere quella grande fonte di ricchezza che è il turismo. Ma soprattutto la perdita del Maggio del 1996 proprio ad Hurgada in corrispondenza dell’oleodotto sottomarino della compagnia statale  GAPCO. Si trattava di una perdita di proporzioni decisamente minori che non superavano il km di costa, ma  che aveva fatto comunque molti danni e che aveva messo a rischio molte specie di animali e molluschi che proliferano in quella zona. Nel 2004 il governo britannico aveva messo in allarme i governi di tutto il mondo affermando che le piattaforme di petrolio e le navi che trasportano greggio sarebbero stato il bersaglio prediletto dei gruppi terroristici come Al Qaeda.
Forse il governo londinese non si sbagliava se l’8 Agosto del 2009 una nave cisterna battente bandiera panamense improvvisamente si spezzò in due riversando proprio nel Mar Rosso vicino al porto di Suez 59 mila tonnellate di nafta. Il capitano all’epoca affermò: “la nave si è spezzata in due per una ragione sconosciuta”.

Tuttavia il Governo egiziano – così come quello americano – sembra essere stato colto impreparato da una situazione del genere come dimostrano i mezzi assolutamente inadeguati che vengono adoperati per contenere la macchia nera. 2000 operai che lavorano instancabilmente con reti, spugne affidandosi alla forza delle proprie braccia, navi usate per innescare incendi al largo.

UNA PESSIMA NOTIZIA: PETROLIO NEL MAR ROSSO

A quanto pare il tentativo di insabbiamento della notizia non ha avuto successo!
O forse addirittura al momento gli egiziani non sono riusciti a bloccare la fuoriuscita di petrolio che sta lentamente ma inesorabilmente invadendo le coste del Mar Rosso da Hurgada fino a El Gouna
Le primi avvisaglie della notizia della fuoriuscita di greggio da una non meglio identificata pattaforma petrolifera del Mar Rosso sono apparse il 19 giugno e ve ne ho dato puntualmente notizia.
Qualcuno si è pure preso la briga di cazziarmi sostenendo di fare allarmismo fuori luogo, mentre io fortunatamente avevo solo riportato notizie tratte da siti che definirei quanto meno autorevoli (corriere.it!!)
Purtroppo, e non avete idea di quanto ho sperato di avere torto, pare che la situazione sia più grave di quanto appariva in un primo momento.
Il brutto vizio degli egiziani di scopare la polvere sotto al tappeto anche questa volta non ha avuto i risultati sperati. Probabilmente per evitare di compromettere la stagione turistica hanno pensato bene di tacere, perdendo in questo modo giorni preziosi. Pare che da ormai 10-15 giorni il petrolio stia uscendo e nessuno sia ancora riuscito a fermarlo. In piccolo la faccenda ricalca molto quella della Florida.
La mia immensa paura è che se gli americani non sono ancora riusciti a fare nulla, immagino in che situazione siano gli egiziani!!! Senza contare che da mesi ormai gli esperti, le holding, e gli sforzi di chi può realmente fare qualcosa sono impegnati in Florida!
Queste sono le mie riflessioni. L’egitto pare stia andando verso le fonti alternative. Nei giorni scorsi ho postato articoli nei quali vi informavo che è in costruzione una della più grandi centrali eoliche del mondo, e anche una della più grandi centrali termoelettriche è in fase di progettazione in Egitto. Ma non sarà troppo tardi??

Fatte le mie considerazioni (tristissime!) vi posto gli articoli usciti in questi giorni sull’incidente, riportando link originali e testate da cui provengono.
Sperando con tutto il cuore di sbagliarmi!!!

FONTE:CNR.com

Le famose spiagge egiziane di Hurghada, che attirano migliaia di turisti ogni anno, sono minacciate dalla fuoriuscita di greggio da una piattaforma della Gesuim Oil Company. La notizia è stata occultata per giorni dal governo. Già morti di centinaia di tartarughe, pesci, delfini.
La prima macchia nera era stata avvistata il 19 giugno ma la notizia è stata divulgata solo quando ormai aveva raggiunto la costa. Nel Mar Rosso si annuncia una nuova catastrofe ambientale con centinaia di tartarughe, delfini, pesci e specie morte o in agonia. Le immagini, arrivate da poco, rimandano al recente guasto nell’impianto della BP nel Golfo del Messico. Certamente quello della Deep Water ha effetti molto più devastanti ma le implicazioni per la British Hurghada, così si chiama il paradiso ecologico e turistico colpito dalla fuoriuscita del greggio, potrebbero essere preoccupanti.

Le prime voci parlano di una fuoriuscita da una piattaforma di gestita dalle Geisum Oil Company, sussidiaria della Egyptian General Petroleum Corporation, situata su uno spuntone roccioso a 35 chilometri dalla costa. Il ministro del petrolio egiziano, Sameh Fahmy, ha comunicato poco fa che l’origine della falla non è ancora stata individuata con certezza. Il primo ministro Ahmed Nazif invece ha preferito non commentare la notizia. C’è da dire che l’Egitto non è nuovo a episodi di copertura di disastri ambientali causati da aziende statali. Un’altro motivo per cui la notizia potrebbe essere stata coperta finora è il danno che potrebbe provocare nel flusso di turisti che ogni anno affollano le spiagge di quella regione che ha come principale attività di sussistenza proprio il turismo.

FONTE PEACE REPORTER

Una fuoriuscita di petrolio sta devastando un paradiso ecologico e turistico della costa egiziana, noto come British Hurghada, sul Mar Rosso. Il bilancio è di centinaia di tartarughe, pesci e delfini morti o in agonia. Le immagini drammatiche rimandano a quelle viste recentemente nel Golfo del Messico. Le prime voci parlano di una perdita da una piattaforma petrolifera situata presso Geisum, uno spuntone roccioso a 35 chilometri dalla costa, gestita dalla Geisum Oil Company, una sussidiaria della Egyptian General Petroelum Corporation, la compagnia statale. Ed il governo, infatti, ha tenuto la notizia nascosta finché ha potuto. Una prima macchia in mare era stata avvistata già il 19 giugno ma l’allarme è scattato solo quando si è allargata fino ad arrivare sotto costa. Il ministro del Petrolio, Sameh Fahmy, ha detto che la fonte della perdita non è stata individuata ma le prime analisi eseguite da organizzazioni ambientaliste sostengono che i campioni prelevati in mare e quelli raccolti sulla spiaggia sono identici e che quindi non si tratterebbe di due incidenti diversi. La stessa reticenza l’ha dimostrata il Primo ministro Ahmed Nazif, che non ha rilasciato nessun commento. D’altronde l’Egitto ha già dei precedenti per quanto riguarda la copertura di disastri ambientali riconducibili ad imprese di stato. In questo caso, poi, pesa la paura che un eventuale allarme su larga scala potrebbe portare a cancellazioni di massa delle prenotazioni e al naufragio della stagione turistica, sulla quale si regge l’economia dell’area. Intanto le operazioni di contenimento e assorbimento sono partite e si sono estese fino ad El Gouna, 50 chilometri più a sud.

Per chi conosce l’inglese suggerisco di digitare in google news le paole oil spill red sea e si renderà immediataemnte conto di come in Italia la notizia venga messa in decimo piano. Forse perchè anche in Italia gli interessi economici che gravitano nella zona di Hurgada e di El Gouna sono molto alti, soprattutto se confrontati a quelli inglesi o americani!
Il problema è: cosa diranno i tour operator ai turisti incazzati di ritorno da Hurgada?
Emetteranno rimborsi per vacanze rovinate?? Ahahahah, mi viene da ridere (per non piangere!)

Non voglio fare il terrorista, consiglio solo, soprattutto a chi è in partenza per Hurgada, di informarsi bene. Se trovate notizie mandatemi il link e cercherò di pubblicare tutto il pubblicabile!

DA HURGADA A EL GOUNA: DOCUMENTARIO RAI

Un eccezionale filmato della Rai pescato su You Tube

Il filmato è diviso in due parti per un totale di 17 minuti! Poco più di una pausa caffè!!!!

BUONA VISIONE!!!!!

MASTER DI VELA IN MAR ROSSO

Una proposta inedita dedicata a chi di vela se ne intende e vuole cimentarsi con venti importanti e manovre ardite.
Skipper, naviganti “scafati”, lupi di mare che si sentono pronti al grande salto: ecco per voi un master di vela nel Mar Rosso a settembre, quando il vento è a 30 nodi effettivi, a bordo di DeciBel, una barca tecnica, scattante e “opportunamente” spartana.
Il Mar Rosso, per condizioni meteo e morfologia, è l’ideale per perfezionare le varie manovre di bordo e prendere dimestichezza con la navigazione d’altura. A quattro ore di aereo c’è una realtà tropicale fatta di vento, sabbia dorata e un reef ricchissimo che vi attende.

DeciBel è partita nel 2002 per un giro del mondo che non si è ancora concluso e ora si trova in Egitto. Horace Costa, lo skipper/istruttore, è sempre entusiasta di trasmettere la sua esperienza di navigante giramondo e illustrare i vari aspetti della navigazione a lungo raggio a chi sale a bordo.
Per partecipare, è’ necessaria comprovata esperienza velica; gli equipaggi, di massimo 4 persone, saranno formati in base al grado di preparazione velica.
Per la peculiarità del corso non è consentito avere accompagnatori a bordo.
Base imbarco e sbarco: Hurgada.
Itinerario: arcipelago di Gubal (area marina protetta) e, in due settimane, Safaga .
Partenze master: 12 e 18 settembre 2010
Prezzi: a partire da € 850,00 a settimana per persona escluso volo, cambusa, assicurazioni.
Possibilità di noleggio della barca con skipper per corsi privati a partire da € 3.200,00

Se sei interessato compila la richiesta informazioni che trovi in fondo alla pagina di questo link

FUGA DI PETROLIO NEL MAR ROSSO ZONA HURGADA

FONTE VIRGILIO

Egitto/ Cairo conferma fuga di petrolio nel Mar rosso

Potrebbe avere inquinato circa 160 chilometri di coste

Il Cairo, 21 giu. (Ap) – Il governo egiziano ha confermato la fuga di petrolio da una delle piattaforme situate al largo della località balneare di Hurgada, sul Mar rosso. Il portavoce del governo, Magdy Rady, ha tuttavia assicurato che la fuoriuscita è “limitata”, ma non ha fornito precisazioni. Rady ha aggiunto che la fuga, individuata la settimana scorsa, è stata in gran parte contenuta, secondo l’agenzia di stampa ufficiale Mena. Secondo responsabili di compagnie petrolifere a Suez, la fuoriuscita proviene da una piattaforma situata a nord di Hurgada e ha inquinato circa 160 chilometri di coste, fra cui quelle di alcune stazioni turistiche.

FONTE CORRIERE.IT

Inquinamento: fuoriuscita di petrolio nel Mar Rosso

21 Giugno 2010 22:01

IL CAIRO – Perdita di petrolio su una delle piattaforme al largo di Hurgada, nel Mar Rosso. Lo rende noto il governo egiziano. Il portavoce ha assicurato che la fuoriuscita e’ limitata, ma non ha fornito precisazioni. Secondo responsabili di compagnie petrolifere a Suez, la fuoriuscita proviene da una piattaforma situata a nord di Hurgada e ha inquinato circa 160 chilometri di coste. (RCD)

FONTE GREENREPORT.IT

Anche il Mar Rosso diventa nero

Il governo egiziano ha assicurato che sta facendo ogni sforzo per scoprire la fonte dell’inquinamento petrolifero che ha interessato le coste del Mar Rosso. Secondo Magdi Radi, il portavoce del governo egiziano, la fuoriuscita di petrolio potrebbe provenire da una delle piattaforme offshore nel Mar Rosso a nord di  Hurghada o anche da una petroliera. Il ministro del petrolio egiziano, Sameh Fahmi, ha sottolineato che «Sono stati prelevati dei campioni nelle zone petrolifere vicino a delle piattaforme per identificare la provenienza».

Secondo i media egiziani la fuga di petrolio si sarebbe prodotta sabato interessando da subito  20 km delle coste di Hurghada. Intanto l’Egitto ha mobilitato 2.000 operai (con mezzi decisamente poco adatti, come sembrerebbe dalle  foto che arrivano dalla costa di Hurgada) per cercare di arginare la piccola marea nera e ripulire le coste. Magdi Gubisy, il responsabile del governatorato del Mar Rosso, assicura che l’inquinamento è contenuto. Il rischio di sporcare l’immagine dell’area e la gallina  dalle uova d’oro del turismo è altissima e il governo si è subito precipitato ad assicurare che «Esperti  di istituti di ricerca si sono uniti ai lavori di pulizia» che però potrebbero essere disturbati dai forti venti e dal mare mosso, come ha messo in guardia il ministro dell’ambiente egiziano, che ha ordinato di velocizzare i lavori di contenimento e pulizia e di valutare al più presto i danni ambientali.

LE MIGLIORI GUIDE SUBACQUEE

Mi è stato chiesto di consigliare una buona guida subacquea acquistabile in Italia per studiarsi le immersioni prima di partire per Sharm.

Le migliori guide per le immersioni in Mar Rosso sono… italiane!

Geodia edizioni che ha pubblicato tre differenti guide: Sinai, Sharm el Sheikh e Hurgada

Che siano le migliori in commercio non c’è assolutamente dubbio dato che questa guida è utilizzata da TUTTI gli istruttori e da tutte le guide. Ogni volta che dovrete fare un breafing la guida vi mostrerà uno di questi volumi.

Girellando nel web alla ricerca della foto e dell’editore di questa guida che conosco benissimo avendola acquistata, ho scoperto una vera chicca!

Sfogliando le guide si aprono paginone nelle quali con dovizia di dettagli, con una eccezionale chiarezza e una chiarissima prospettiva, vengono descrtte le immersioni nel dettaglio.
I più curiosi si saranno chiesti con che programma di computer grafica siano state realizzate queste straordinarie immagini.
Ebbene, il programma si chiama Stefania Cossu, una ragazza che si è letteralmente inventata un mestiere con un successo veramente meritato! In prima persona ha visitato i siti di immersione descritti nella guida (alla faccia del lavoro!!ehehe) e accompagnata dal fotografo Manfred Bortoli hanno realizzato queste bellissime guide.
Praticamente tutto quello che si può trovare di stampato come guida per le immersioni in Mar Rosso è passato dalle sue mani!

Se siete curiosi potete leggere il loro curriculum e le loro pubblicazioni cliccando qui

Formato 17×24 cm
144 pagine (di cui 36 a finestra)
Carta patinata lucida da 170 g/mq

Lingue disponibili:
italiano, inglese, te
desco.

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IL MIO CONSIGLIO

Formato 17.2×25 cm
352 pagine
Carta patinata lucida da 115 g/mq
Copertina con serigrafia UV, traccia oro e rilievo.
Lingue disponibili:
italiano, inglese, tedesco.

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Formato 17.2×25 cm
224 pagine
Carta patinata lucida da 115 g/mq
Copertina con serigrafia UV, traccia oro e rilievo.
Lingue disponibili:
italiano, inglese, tedesco.

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