TANTI AUGURI RAGAZZI, DI CUORE!!!

Anche in mezzo al dramma e alla preoccupazione, succede qualcosa che ti strappa un sorriso!
Tanti auguri sconosciuti sposi, tanti auguri di cuore!!!

Una coppia di giovani sposi ha deciso di sposarsi nonostante i disordini de Il Cairo

PRESTO UN MUSEO DELLA TORTURA A IL CAIRO??

Il ricercatore egiziano Mohammad Abdul Wahab è intenzionato ad aprire, in un prossimo futuro, il primo e più completo ‘Museo della tortura‘ in Egitto. La sua speranza è quella di dissuadere altri potenziali oppressori dall’uso di questo metodo crudele esponendo esempi del passato dei quali è tristemente ricca la storia dell’umanità. Per più di dieci anni, ha raccolto mille attrezzi ampiamente utilizzati in epoche e Paesi diversi quale strumento di tortura intimidatorio, in particolare contro dissidenti intellettuali e politici di entrambi i sessi. I pezzi sono per ora conservati nella galleria del ricercatore ad Al Maryutia, vicino alle Piramidi di Giza, e sono mostrati soltanto a giornalisti e difensori dei diritti umani. Sono corredati da note informative raccolte visitando musei specializzati all’estero e su testi di storia.

Il collezionista spera di inaugurare al Cairo un’esposizione permanente della tortura che dovrà essere un’esperienza intensa e indimenticabile per i visitatori: entreranno in una struttura da casa dell’orrore divisa in sezioni dove sarà ricreata l’ambientazione dell’epoca d’utilizzo degli arnesi e lungo tutto il percorso riecheggeranno simulazioni di gemiti e grida di dolore delle vittime.

Alcuni pezzi della collezione – mostrati e descritti a Ramadan Al Sherbini, corrispondente di ‘Golf News’ – risalgono al Medio Evo. A proposito di uno di questi, Mohammad Abdul Wahab ha anche specificato che “alcuni dei servizi segreti ancora utilizzano questo strumento”.

VIAGGIO NEL MUSEO EGIZIO DE IL CAIRO

da wikipedia

Il Museo di antichità egiziane comunemente conosciuto come Museo egizio del Cairo ospita la più completa collezione di reperti archeologici dell’antico Egitto del mondo. Gli oggetti in mostra sono 136.000 e molte altre centinaia di migliaia sono conservate nei magazzini.

Il museo è un’emanazione del servizio egiziano delle antichità costituito dal governo nel 1835 nel tentativo di fermare l’esportazione selvaggia di reperti e manufatti.

Il museo aprì nel 1858 con le collezioni raccolte da Auguste Mariette, archeologo francese al servizio di Isma’il Pasha. Nel 1880 venne spostato all’interno del palazzo di Isma’il Pasha a Giza. Nel 1900 il museo raggiunse l’attuale sede, un edificio in stile neoclassico, appositamente costruito in Piazza Tahrir, nel centro del Cairo. Al contrario della sua grande fama, il museo egizio del Cairo non è molto esteso come superficie. Consta di due piani, entrambi di forme rettangolare, con una serie di stanze disposte a attorno ad un atrio centrale e collegate da un corridoio. Gli oggetti esposti al piano terreno sono raggruppati per ordine cronologico. Appena entrati, a sinistra sono disposte le sale dell’Antico Regno. Continuando in senso orario si trovano le sale del Medio e Nuovo Regno ed infine quelle dell’età Greco-Romana. Salendo lo scalone si arriva al primo piano, organizzato in aree tematiche.

I pezzi di maggior pregio sono rappresentati dalla collezione dei reperti trovati nella tomba di Tutankhamon, rinvenuta intatta nella Valle dei Re, dall’archeologo inglese Howard Carter nel 1923.

La “sala delle mummie” che contiene 27 mummie reali di epoca antica, fu chiusa al pubblico, nel 1981, per ordine del presidente egiziano Anwar Sadat. Nel 1985 è stata riaperta al pubblico una selezione di mummie di re e regine del Nuovo Regno di cui è visibile solamente il volto.

Una veloce visita di dieci minuti
per ammirare opere d’arte realizzate 3000 anni fa!

IN GITA A IL CAIRO

Una semplice ma piacevole raccolta di fotografie scattate a Il Cairo

IL CAIRO COPTO

Dopo il declino dell’antico culto faraonico e prima dell’introduzione della religione musulmana, l’Egitto fu un paese prevalentemente cristiano. La capitale in questo periodo era Alessandria, Cairo doveva ancora nascere. Nell’area dell’attuale Cairo, nel VI secolo d.C. l’insediamento urbano consisteva soltanto in una fortezza romana ubicata sul Nilo, a guardia di un crocevia lungo la strada tra le antiche città egiziane di Eliopoli e Menfi.

Quando il generale arabo Amr Ibn al-Aas si accampò nei pressi della fortezza, furono poste le basi per la futura fondazione del Cairo. Conosciuta oggi come Il Cairo antico (Misr al-Qadima), questa vecchia zona della città regge un baluardo della cristianità egiziana, cioè Il Cairo copto, con le sue storiche chiese.

L’area del Cairo antico include anche l’estremità meridionale dell’isola di Roda, dove si trova il Nilometro, usato fin dai tempi dei faraoni per misurare il livello del fiume e prevedere le inondazioni delle sue sponde.

Per visitare il Cairo antico è comodo prendere la metropolitana; la stazione di Mar Girgis si trova quattro fermate a sud di Midan Tahrir, la piazza centrale (stazione Sadat Metro). Se volete fare un viaggio meno monotono, potete optare anche per i vaporetti, che per questa zona partono da sotto la Comiche, di fronte al palazzo della TV araba. Dopo pochi minuti di cammino dal molo si arriva la Cairo copto, la parte più vecchia dell’attuale Cairo.

Il termine “copto” è il nome moderno con cui si indica la parte più antica della città. L’area di questa zona è racchiusa all’interno delle mura della fortezza romana di Babilonia, del terzo secolo d.C., ed è un’area di tranquilli vicoli e di antichi luoghi sacri.

Tra gli edifici più interessanti di questa zona sono da visitare la Chiesa greco ortodossa di San Giorgio, a pianta circolare. Al Cairo la devozione al santo è molto più antica e nel quartiere copto gli fu consacrata una chiesa nel X secolo; l’attuale basilica circolare data invece all’inizio del XX secolo.

Attraversando un giardino ombreggiato da chioschi si accede al Museo Copto, Fondato nel 1908, il Museo ospita un’importante raccolta di reperti che illustrano un periodo di grande modifica nella storia culturale mondiale, quando nell’intero bacino mediterraneo le antiche divinità pagane – greche, romane ed egizie furono soppiantate dal credo e dalle immagini sacre del cristianesimo. L’ala vecchia del museo fu danneggiato dal terremoto del 1992, ed è stata chiusa per oltre un decennio per restauri. Vista la sua recente agibilità cogliete l’opportunità di visitare l’area sottostante chiusa dalla Porta sull’Acqua, altro portale a due torri della fortezza romana, cui dà accesso la scala situata sul lato meridionale del giardino.

Costruita proprio a cavallo della Porta sull’Acqua, la meravigliosa Chiesa della Vergine Maria, comunemente chiamata chiesa “La Sospesa” (EI-Moallaqa, in arabo) poiché sembra letteralmente poggiare sulle due torri romane.

Probabilmente fu eretta nel IX secolo, quindi non è la più antica del gruppo di chiese che accoglie il Cairo copto, ma è senza dubbio la più bella.

Uscendo dalla chiesa, riprendendo la via principale verso nord, lungo la linea della metropolitana, fino a una scalinata che consente di scendere, attraverso una breve galleria, e tornare nel quartiere copto. Oltre il portale, sulla sinistra, si apre un vicolo tra alte mura che conduce al Convento di San Giorgio, chiuso al pubblico eccetto la sala principale e la cappella. Scendendo oltre diversi ampi empori di “oggetti antichi’: sull’angolo sorge la Chiesa di San Sergio, in arabo Abu Serga. Dovete scendere un’ altra gradinata, che indica l’età degli edifici circostanti: più il livello è basso, più antichi sono i monumenti. Gli storici dibattono circa la fondazione di questa chiesa, ma nel consenso generale essa risale al V secolo. La tradizione vuole che sia stata innalzata sopra una cripta nella quale la Sacra Famiglia avrebbe trovato rifugio durante la Fuga in Egitto.

All’ estremità dello stesso vicolo, troverete a sinistra la Chiesa di Santa Barbara dell’XI secolo e a destra, oltrepassato un piccolo cancello, la Sinagoga di Ben Ezra. Venerata come la più antica sinagoga del Cairo, è per tradizione associata al profeta Geremia, il cui tempio si ritiene sorgesse sull’ area.

Non lontano, verso nord delle mura del quartiere copto, si trova la Moschea di Amr, che prende nome dal suo costruttore, il generale arabo Amr ibn el-As il quale conquistò il Cairo nel 640 e diffuse l’Islam in Egitto. Sebbene il suo aspetto attuale sia il risultato di tante modifiche e restauri, la moschea occupa tuttora un posto di rilievo nella storia del Cairo in quanto primo luogo di insegnamento dell’Islam nel Paese. Dal quartiere copto, una brevissima camminata vi porterà al Nilometro: attraversate, grazie alla passerella, la linea della metropolitana e raggiungete il fiume, dove un piccolo ponte vi condurrà all’isola di er- Roda.

SCOPERTO UN MURO EDIFICATO PER PROTEGGERE LA SFINGE

Ancora una scoperta nelle secolari sabbie del deserto Egiziano! Sulla Piana di Giza al Cairo, gli archeologi egiziani hanno trovato parte di un antico muro costruito dal faraone Thutmose IV a tutela della Sfinge dal vento e dalla sabbia. Come capo del Consiglio Supremo delle Antichità Zahi Hawass, durante uno scavo ha trovato un muro alto diversi metri. Un muro di mattoni composto da due parti. La prima parte – 75 pollici di altezza e 86 metri di lunghezza – si estende da nord a sud lungo il lato est del tempio del faraone Chefren. La seconda parte del muro – 90 pollici di altezza e 46 metri di lunghezza – corre da est a ovest lungo il perimetro del tempio. Le parti della costruzione convergono in un punto nell’angolo sud-est. Secondo gli studiosi, questo muro è solo una parte di una struttura più grande, situato a nord della Sfinge e mira a proteggere il monumento dalle tempeste di sabbia.

Secondo la leggenda, Thutmosi IV, che in seguito divenne faraone della XVIII dinastia dal 1397 al 1388 AC., dopo essere tornato dalla caccia nella valle adiacente alle piramidi, fece un sogno. La Sfinge di Thutmose IV, chiese al nuovo faraone di proteggerla dalle tempeste di sabbia, promettendo al faraone che lei avrebbe protetto lui. Per cui il faraone decise di costruire i muraglioni di protezione.

VIVERE A IL CAIRO

La MEGALOPOLI CHE NON DORME MAI RACCONTATA DA CHI L’HA SCELTA COME DIMORA
di VINCENZO  MATTEI sul blog clubamicimondoarabo

Una cosa bisogna mettere in chiaro per chi viene a visitare Il Cairo: questa non è una città per rilassarsi e né tanto meno per passare un fine settimana romantico.

Mettiamo da parte tutti i luoghi comuni, la maggior parte dei turisti che capita da queste parti sono gli stessi che optano per il pacchetto completo Sharm el Sheik, Hurghada o Luxor, per poi venire nella capitale egiziana un paio di giorni, ricalcare le orme della guida turistica e rientrare in albergo per prepararsi al massacro del giorno successivo.

Inoltre mettiamo in conto che questi eroi del turismo devono sobbarcarsi un viaggio di 600 km da Sharm per vedere le piramidi e rimanere inesorabilmente delusi. Già, perché l’ultima Meraviglia del mondo antico, sopravvissuta alla storia dell’uomo e dei vari cataclismi naturali, risulta inesorabilmente sminuita dai continui venditori di bibite, cartoline e kefia, dai propinatori di cammelli e cavalli, e dalle false guide turistiche che sono sul chi va là per puntare il primo turista sprovveduto pronto a crederlo. Così l’incanto di trovarsi davanti a un’opera grandiosa d’ingegneria antica, che ancora cela i suoi segreti, perde colore e magia.

Per ritrovare quell’idea di misticismo bisogna recarsi a Dashur o a Menfi, che si trovano a circa 50 km dalla capitale. Lì veramente può capitare di trovarsi all’interno della piramide Rossa completamente soli; però in questo caso occorre affittare un’auto o un tassista, è sconsigliato appoggiarsi ai vari alberghi perché si rientrerebbe nuovamente nella spirale del turismo di massa.

Gli stessi turisti si trovano spiazzati davanti al perenne traffico congestionato del Cairo. La maggior parte di loro pensa di andare in una città dalle Mille e una Notte, come incastrata in un tempo sospeso nell’incanto e nel fascino di dieci o più secoli fa. Il Cairo è tutto e il contrario di tutto, ma niente a che vedere con l’immaginario – forse un po’ infantile – di molti europei che vengono a visitarla.

Il Nilo è costellato da grattacieli e ville in stile liberty dell’inizio del secolo scorso, che molti egiziani odiano perché simbolo di un periodo di occupazione straniera (Naghib Mahfuz, scrittore egiziano premio Nobel per la letteratura nel 1988, ci ricorda che negli anni ’30 era vietato l’ingresso agli egiziani all’opera di Alessandria), e da abitazioni fatiscenti e palazzi alti venti piani che sembrano uscire da un’architettura di stampo sovietico anni ’60. Quartieri poveri costruiti alla periferia della città con strade senza asfalto, palazzi di mattoni crudi, rivenditori di qualsiasi merce sui marciapiedi, un un’anarchia di esseri umani che si muovono in un via vai sincronizzato dai doveri giornalieri, bambini che puliscono le scarpe per uno o due lire egiziane, o cimentandosi come apprendisti meccanici, capre che ruminano nella spazzatura che ricopre le strade principali del rione. Quartiere Fatimita (o Islamico) dietro il bazar di Khan Al Khalili, un luccichio di moschee ristrutturate recentemente con la cooperazione dell’UNESCO, strade asfaltate con lastre di pietre ben levigate, pulite, i negozi offrono la loro mercanzia in piccole botteghe ben ordinate, vassoi e teiere d’antiquariato che sembrano uscire da un’altra epoca. I bambini in questo quartiere sfoggiano quei sorrisi che spezzano il cuore, le donne velate portano orgogliosamente le cesta sopra il capo. Qui, in via Al Mu’ezz il Din, forse è l’unico angolo in cui Il Cairo ricorda uno di quei luoghi narrati da Sharazad. Due quartieri agli antipodi, accomunati da quello strato di smog e polvere del deserto.

Il centro della città è un melting pot di popoli dell’Africa orientale e settentrionale, come di molti paesi del Medio Oriente ed i molti europei e americani. Gli italiani si trovano un po’ in tutte le zone della città, ma molti vivono a Zamalek, l’isola che nel secolo passato ospitava dignitari britannici, ma l’architettura ricorda più alcuni quartieri di Roma piuttosto che Londra. Ma questa è una peculiarità di tutto il Cairo, forse perché ad ogni modo rimane pur sempre un paese mediterraneo e forse anche perché agli inizi del ‘900 la comunità italiana era la seconda più grande dopo quella greca. Purtroppo il concetto di manutenzione della proprietà privata è molto debole, così alcune di queste antiche ville si salvano solo perché sono state trasformate in ambasciate, consolati, o scuole private. Gli egiziani non hanno un forte senso della comunità, l’interesse peculiare è sempre al di sopra di tutto. Così non esistono condomini con un amministratore, si entra in alcuni palazzi e non c’è la luce ai piani. Questo si traduce anche a livello statale dove per esempio non esiste una raccolta dei rifiuti se non da parte dei zibelin che sono clan di famiglie che organizzano la raccolta, differenziandola e rivendendola alle varie industrie di cartone, plastica, vetro … un sistema ingegnoso che garantisce il riciclaggio di materie prime e offre lavoro, l’unico risvolto negativo è che spesso ci sono bambini al di sotto dei dieci anni che ci lavorano. Per contro, una caratteristica degli egiziani è la loro innata simpatia e l’aiuto che sanno darsi reciprocamente e che danno volentieri anche agli stranieri, tuttavia, alcuni lo fanno solo per ottenere una lauta mancia. Questo atteggiamento di voler a tutti i costi aiutare, a volte può essere molto insistente, e spesso le donne bionde, ma non solo, del nord Europa non lo apprezzano particolarmente.

Le italiane forse sono più abituate, ciò è dovuto al comportamento tipicamente italico dei maschi che per certi versi ci accomuna ai cugini egiziani, sebbene in Italia quella d’importunare le straniere fosse più un atteggiamento tipico degli anni ’50 e ’60, dove la rivoluzione sessuale doveva ancora avere il suo corso. Il risvolto di quanto detto sopra ed altri aspetti della vita sociale egiziana, crea per lo straniero che vive al Cairo, il bisogno di evadere e di frequentare spazi e luoghi di aggregazione più familiari. Così si tende a riunirsi tra stranieri, cercando un proprio spazio isolato dentro la realtà cairota.

Ad ogni modo bisogna anche mettere in conto che ci sono molti europei, principalmente quelli che hanno fatto studi di lingua araba o sul Medio Oriente, che riescono a integrarsi maggiormente con il tessuto locale. Ciò è dovuto alla conoscenza della lingua, e della storia del paese che li ospita, che diventa un tramite e una facilitazione per conoscere i substrati del territorio e della cultura, delle abitudini e costumi locali. Spesso, questi studenti, riescono a trovare un lavoro che li aiuta a sostenere le spese per il soggiorno nel paese. Capita che diversi di loro rimangono a vivere al Cairo a tempo indeterminato.

Oggigiorno, vista l’attuale crisi economica in Europa, potrebbe essere una soluzione quella di ritornare all’emigrazione tipica dei nostri avi del XIX e XX secolo: emigrare all’estero per cercare un lavoro e altre possibilità di vita. Una differenza fondamentale rispetto alle emigrazioni di un secolo fa, è il know-how dei giovani europei: allora era soprattutto manodopera di bassa qualità che emigrava, mentre oggi sono professori, ingegneri, architetti, informatici… che possono competere maggiormente a livello internazionale. Gli europei, appena arrivano nella città, hanno bisogno di tempo per abituarsi a lavorare dalla domenica al giovedì e ad essere imbottigliati nel traffico come tutti i cairoti, sebbene chi lavora per grandi compagnie preferisce avere un autista, in modo tale da evitare di arrivare in ufficio già stressato, rimanendo comodamente seduto sul sedile posteriore con il suo palmare o portatile, rigorosamente connesso alla rete con una chiavetta internet.

All’inizio si approfitta dei fine settimana per visitare i monumenti della città. Poi a poco a poco si allarga il raggio di perlustrazione. Prima si visita il deserto (si rimane sempre affascinati da quello Nero e da quello Bianco che si trova a metà strada tra le due oasi di Bahariyya e Farafra), poi il mar Rosso e lo spettacolo di tuffarsi dentro un acquario.
Le mete diventano sempre più allettanti perché in un certo senso tutto sembra a portata di mano. Si possono pianificare viaggi verso nord-est: in Giordania, Siria, Turchia, Golfo Persico, Yemen; e verso il sud: Sudan, Eritrea e altri paesi cercando di evitare quelli più a rischio.

Inoltre calcolando che la vita in Egitto può costare fino a 6/7 volte meno che in Europa, i viaggi sono sicuramente alla portata di ogni europeo; chi non vuole rinunciare ai comfort e a un certo lusso, deve per forza di cose mettere mani al portafogli. Personalmente sono un fautore dello “slow-trip”, ma forse perché ho il tempo di permettermelo, penso che sia il modo migliore per assaporare il viaggio in tutti i suoi aspetti passando da una regione all’altra: cambiano le persone, le abitudini, i comportamenti, la lingua assume intonazioni diverse, il paesaggio è un contrasto tra terre brulle, steppose, montagnose, pianeggianti … Sinai, Giordania, Siria, fino ad arrivare alle porte di Damasco.
Qui si entra nella città antica, allora si respira quel sapore millenario di una città ininterrottamente vissuta da cinque millenni. Normalmente chi mette mano al portafogli compra direttamente il biglietto dell’aereo, perdendo l’occasione di assaporare il fascino del lungo viaggio.

Sono fautori del cosiddetto turismo “mordi e fuggi”, allo scopo di poter dire di aver visitato i posti importanti o conosciuti della regione. La causa principale di questo tipo di viaggi la si può ritrovare nell’ottica di molti residenti stranieri al Cairo di trascorrere la vera vacanza nella propria patria per un periodo di almeno tre settimane (la maggior parte delle mogli degli impiegati nelle multinazionali normalmente passano tutto il periodo estivo con la famiglia, da fine maggio a inizio settembre, in Italia). Spesso questo tipo di approccio crea a sua volta un malinteso, o forse un’ovvia verità, con gli operatori turistici egiziani, giordani o siriani: si vede il turista come un oggetto a cui spolpare più soldi possibili perché al turista interessa solo scattare fotografie e seguire la guida, e non conoscere la tradizione e la realtà del luogo che sta visitando.

Ritornando alla città del Cairo, per quanto confusionaria e caotica, ha le sue regole e i suoi codici non scritti. Lo Stato cerca di fare il possibile per fornire i giusti servizi e infrastrutture, ma deve districarsi con una popolazione di oltre 80 milioni di abitanti (statistiche ufficiose parlano di 100) e una forte corruzione nell’amministrazione statale, fatta di tangenti e conoscenze per ottenere favori o agevolazioni. Dove non arriva lo Stato, ci pensa il mutuo aiutarsi degli egiziani e spesso le moschee, le quali fungono da aiuto esterno che indubbiamente aumenta i proseliti. È simile alla funzione che esercita la chiesa cattolica in Italia: svolge sia un ruolo di aggregazione dei fedeli, ma anche di supporto alle famiglie meno agiate.

L’elevato numero di abitanti dell’Egitto non deve trarre in inganno. Infatti, per quanto si possa rimanere spaesati nella capitale egiziana dovuta alla sua estesa grandezza, il Cairo è una delle città più sicure al mondo, certo, spiacevoli inconvenienti possono capitare, ma ciò dipende anche dal proprio senso di responsabilità. Gli europei residenti, durante la settimana si dedicano al lavoro o alla studio, la vita notturna cairota può trascinare in un vortice dell’uscita quotidiana.

D’estate i cairoti rimangono svegli fino alle 3 del mattino per cercare un po’ di refrigerio sui ponti del Nilo, dove la brezza è piacevole ed è come se trasportasse i sogni delle coppiette e delle famiglie egiziane che vi passeggiano. Normalmente i primi mesi al Cairo si cerca di sperimentare il più possibile, anche perché la città offre divertimenti di tutti i tipi: dalle discoteche sui battelli ancorati sul Nilo, a quelle di altri quartieri più altolocati come Mohandeseen o Maadi; dai tipici caffè egiziani del centro, dove i giovani, gli artisti locali (o pseudo tali) e gli stranieri s’incontrano e conversano tra un tè e un narghilè, ai locali per andare a vedere la danza del ventre sulla strada di Giza; dai ristoranti più raffinati di Zamalek e Maadi, dove si può ordinare del cibo tipico mediorientale e internazionale, a pasteggiare nei caffè egiziani con gli amici con un take away dei cibi locali più popolari; dai party in casa a quelli organizzati nei club stranieri o nelle barche ormeggiate sulle sponde del fiume.

Gli stranieri più integrati nella società spesso s’incontrano con amici egiziani nei Nadi, club sportivi di diversi ettari quadrati. Ci si ritrova la sera o i fine settimana con tutta la famiglia o con quelle dei propri amici. Qui spesso i bambini instaurano rapporti d’amicizia che dureranno tutta la vita. Normalmente è obbligo di ogni capofamiglia egiziano iscrivere i membri del proprio nucleo familiare a un Nadi, dal tipo di club che si frequenta spesso si può risalire all’origine sociale della famiglia. Normalmente non ci sono differenze tra club cristiani e musulmani, sono sempre misti, con ovvia preponderanza dei secondi. Infatti, un aspetto che caratterizza la società egiziana, ma non è l’unica nel Medio Oriente, è la convivenza pacifica tra le due grandi religioni che dura da secoli. Non è inusuale, se non la regola, trovare moschee e chiese una a fianco dell’altra. Certo, a volte si assiste a episodi di intolleranza che capitano maggiormente nell’Alto Egitto (normalmente non coinvolgono gli stranieri).

Questi atti non turbano il quieto vivere dei cittadini. Al Cairo esistono molte chiese per le diverse ramificazioni della religione cristiana: cattoliche, anglicane, protestanti, armene …che permettono agli stranieri di poter esercitare il loro culto. A questo proposito è interessante notare come ognuno porti con sé parte del paese di provenienza, cercando di riprodurlo in quello ospitante, cercando di creare le stesse situazioni che avrebbe in patria: amici, escursioni, vacanze, interessi culturali, passioni, hobby e tempo libero. Perché l’allontanamento da casa, è solo un inganno del tempo e dello spazio, mentre il cordone ombelicale che ci riporta alla nostra nazione di nascita non può essere reciso. Un americano rimarrà sempre un americano, come l’egiziano e l’italiano, come quel contadino che da qualche angolo remoto dell’Egitto va al Cairo in cerca di lavoro e fortuna. Già, Il Cairo, megacity fatta di mille piccoli villaggi al suo interno che sembrano un qualsiasi comune sperduto nell’entroterra.

Cairo, una Spaccanapoli mediorientale che non si addormenta mai, punto d’incontro di genti e razze, crocevia della Via della Seta che di quell’epoca sono rimaste solo le moschee mammalucche e le leggende narrate.

ALLA SCOPERTA DE IL CAIRO

Una galleria di immagini per uscire dai percorsi prestabiliti. E imparare a scoprire una città culla della storia e al tempo stesso megalopoli di 20 milioni di abitanti. E’ questo il consiglio che vorremmo dare a un viaggiatore più o meno esperto che si accingesse ad andare in Egitto.

Ogni anno migliaia di italiani si recano sulle sue coste per vedere la meravigliosa Barriera Corallina, ma non si fermano nella capitale: “E’ pericoloso. Al massimo potremmo visitare il Museo Egizio, ma non crediamo offri di più”, è il pensiero comune di questi turisti. I ripetuti attacchi terroristici degli ultimi anni hanno frenato le visite straniere, ma solo al Cairo, perché nelle località sul Mar Rosso, colpite più volte e tragicamente, si continua a registrare un boom di arrivi.

Ciò prova perché in Occidente si sappia molto poco del Cairo. I suoi abitanti la chiamano “Umm ad-Dunya”, Madre del mondo. C’è ancora qualcosa di originario in questa metropoli che si sta espandendo voracemente nel deserto, con i suoi ingorghi di auto e lo smog che brucia la gola. Come tutte le grandi città del Sud del mondo sopravvive ai contrasti. Basta un viaggio in taxi per passare dagli agglomerati incompiuti di cemento ad alcune delle moschee più belle del pianeta; dagli hotel lussuosi con le loro palme secolari, ai mercati del Cairo Islamico, rimasti quasi intatti nei millenni. Qui gli anziani, seduti nei vicoli, regalano sguardi senza tempo. Le vedove vendono ai banchi della verdura, stesi sui carri con cui sono arrivate dalla campagna. Una ragazzina, con le unghie dipinte, compra frutta inviando sms. Ragazzi robusti e intraprendenti svelano i segreti delle loro spezie: coriandolo, cumino, sesamo.

Le prime fondamenta urbane furono gettate nel 969 d.C. da una dinastia islamica, anche se non lontano i romani avevano già costruito una fortezza. La prima moschea di Amr ibn al-As dall’architettura allungata e razionale, risale al 642 d.C. Verso l’anno mille, invece, sorse l’imponente Al-Azhar, l’università più antica del mondo islamico dopo quella di Fez, in Marocco. E basta solo risalire la Cittadella per godere di un capolavoro ispirato ai canoni dell’architettura turca, la Moschea di Alabastro, incantevole quanto  la più nota Moschea Blu di Istanbul.

La vita pulsante del Cairo, però, è anche alle sue pendici, quelle stradine lungo i canali del Nilo, che portano a Giza, con la sua esplosione di visitatori, ma anche alle necropoli di Saqqara e Menfi, dove gli archeologi sono all’opera da secoli. Intorno a questi siti, e quindi al turismo d’arte, lavorano moltissimi egiziani: guide, interpreti, tassisti, ristoratori, addestratori di cammelli e guardiani. Proprio da qui, dalla periferia rurale e desertica, dove i campi di cavoli escono dalla terra arsa, si può risalire fino al cuore del Cairo. Laddove scorre il Nilo, stupefacente coi suoi grattacieli riflessi come in una Manhattan africana, e le sue barche a vela che ogni notte partono per mete più tropicali, dove comincia il Sudan, ovvero l’Africa Sub Sahariana.

Testo e foto di Francesca Lancini e Gaetano Scippa

GITA AL CAIRO CON I BAMBINI

Ormai è la stagione perfetta per organizzare una visita a Il Cairo dato che le temperature sono decisamente abbordabili.
Sia che tu decida di visitare Il Cairo partendo dall’Italia, sia che tu parta da una delle località del Mar Rosso, se hai bambini al seguito, forse è meglio che prenda in considerazione l’ipotesi che per dei bambini la visita alle piramidi di Giza potrebbe essere estremamente interessante ma stancante. Probabilmente dopo poco tempo le sontuose piramidi potrebbero perdere di fascino agli occhi di un bambino.

E allora potrebbe essere il momento di dedicarsi tutti insieme a qualcosa che difficilmente lo stancherebbe:  un parco giochi in terra d’Africa non è una cattiva idea per passare una giornata in maniera insolita; in quel del Cairo si trova infatti il Dream Park, uno dei parchi più grandi del paese adatto ad ogni età. Suddiviso in sei aree che vanno dalla Kids area, all’Ancient Myths land, fino alla Mountain area e la Techno area, non mancano insomma le occasioni per spassarsela. Che dire poi degli spazi dedicati al ristoro dove, quando la fame chiama, ci sono a disposizione ben 22 ristoranti che offrono una cucina variegata ed internazionale.

4 GIORNI AL CAIRO DA CATANIA, PALERMO E ROMA

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NON GARANTISCO, NON RISPONDO DI NULLA!

Voli di linea da Catania ogni venerdì.

Voli di linea da Palermo o Catania via Roma.

Quota per persona in hotel 4**** da euro 585

Quota per persona in hotel 5***** da euro 605

La quota comprende:
– Passaggi aerei con voli di linea da Catania e Roma al Cairo in classe economica;
– 3 notti al Cario nell’hotel prescelto o similare;
– Trattamento di pensione completa dalla prima colazione del secondo giorno alla prima colazione del quarto giorno;
– Visita guidata al Museo Egizio;
– Visita guidata delle Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino;
– Visita guidata della Sfinge;
– Visita guidata al museo all’aperto di Menphis;
– Visita dalla piramide a gradoni di Sakkara;
– Visita della cittadella, della moschea di alabasto di Muhammed Ali e al Bazar di Khan El Khalili;
– 1 cena su un bellissimo battello dove di assisterà ad uno spettacolo orientale e di danza del ventre;
– Trasferimenti;
– Assistenza da un corrispondente parlante italiano;
– Assicurazione medico/bagaglio.
OFFERTA VALIDA FINO AL 30/11.

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PER VIAGGIATORI PIU’ CHE PER TURISTI

Per chi dalla propria vacanza vuole qualcosa di più della spiaggia e dell’ombrellone, ecco una proposta di viaggio che prevede una full immersione nella realtà egiziana.
Lussi e comodità vengono abbandonate per preferire il contatto con le popolazioni locali, per capire le difficoltà di chi veramente fatica a campare, per conoscere dal vivo i progetti di un’organizzazione che fa della solidarietà la sua bandiera.
Da questo genere di viaggi si torna generalmente con poca abbronzatura e con molto arricchimento. I ricordi saranno i sorrisi delle persone incontrate più che i pesci della barriera. Un modo diverso di trascorrere le proprie vacanze

La cultura e la storia dell’Egitto non hanno certo bisogno di presentazione, il paese che conosceremo nel nostro itinerario di turismo responsabile è però anche quello di oggi: incontreremo i protagonisti dei progetti della cooperazione internazionale, quelli della rete del commercio equo e solidale e tanti altri, portandoci a casa un Egitto ancora più intenso.
Il benvenuto dal paese lo avremo a Il Cairo, quella islamica è la zona più densamente popolata dell’intero Egitto. Nell’intrico di vicoli, aleggia il sentore della curcuma e del cumino. Seguendo il profilo dei minareti arriveremo alla Moschea di Al-Azhar, una delle più antiche della città. Visiteremo il complesso di Al-Ghouri, di rara bellezza, che riunisce la moschea madrasa, il mausoleo ed il suggestivo minareto a scacchi rossi, nonché la cittadella, una grandiosa fortezza che fu sede del potere egiziano per 700 anni.
Trovarci all’improvviso davanti alle grandiose piramidi di Giza, sarà veramente uno spettacolo emozionante: custodi dei segreti della vita ultraterrena degli antichi Egizi e sopravvissute alla nascita e alla caduta di potenti dinastie e di grandi conquistatori, le piramidi condividono il deserto che le circonda con l’enigmatica Sfinge e con una quantità di templi di dimensioni inferiori, riuscendo a creare un paesaggio dall’atmosfera irreale, nonostante le migliaia di turisti che ne affollano il sito.

Con un lungo trasferimento in 4X4 faremo rotta verso l’interno e ci inoltreremo nel Deserto Occidentale libico-egiziano, per raggiungere la grande oasi berbera di Siwa. Lungo la strada, una breve sosta ad El Alamein ci consentirà di visitare i monumenti ed i sacrari della Seconda Guerra Mondiale.
I laghi salati che la circondano, l’incredibile ricchezza d’acqua dolce delle oltre trecento sorgenti in cui è possibile bagnarsi, la rigogliosità dei giardini e la dolcezza dei suoi famosi datteri ci faranno da subito innamorare perdutamente di Siwa. Rallenteremo il passo ed il respiro, per metterci al suo fianco e cogliere lo spirito più autentico della vita delle oasi del deserto. Visiteremo la cittadella antica, Shali, dall’architettura irreale costruita quasi tutta con i materiali salini del luogo, e l’antico villaggio di Aghurmi con il tempio dell’oracolo di Ammone, la piscina in cui si bagnava Cleopatra, e le tombe della necropoli romana di Gebel Matwa, la “montagna dei morti”.

Non paghi di tanta bellezza, ci saranno ancora il Deserto Bianco ed il Deserto Nero a stupirci, sulla strada per l’oasi di Baharya. Ci perderemo in paesaggi lunari punteggiati da formazioni calcaree erose dal vento che formano bizzarre figure e che, al variare della luce, esplodono in una gamma stupefacente di colori, passando dall’arancio e dal viola del tramonto alla luminosità lattea della notte, quando la luce della luna e delle stelle le investono creando un’atmosfera magica di cui certo ci riempiremo gli occhi ed il cuore.

Un viaggio di turismo responsabile incredibilmente ricco di opportunità per entrare in contatto con le persone che abitano i suggestivi luoghi in cui ci fermeremo e per fare un pezzo di strada insieme.
Al Cairo incontreremo i volontari del COSPE – Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti, ed un gruppo di artigiani che hanno aderito al programma  “Marketing Link“, nato con l’obiettivo di sostenere e rafforzare gli artigiani egiziani nello sviluppo della loro produzione e delle loro capacità imprenditoriali. Visiteremo l‘Egypt Crafts Center/Fair Trade Egypt, creato per fornire ai produttori anche un canale di marketing e di vendita, regolato secondo i principi del commercio equo e solidale. Con il progetto si è cercato di preservare la ricchezza culturale egiziana, i modi di produzione e di favorire l’uso di materie prime naturali nella produzione.
Sempre al Cairo, conosceremo anche APE – Association for the Protection of the Environment, che si occupa di educazione e assistenza nel quartiere di Moquattam, abitato dagli Zabaleen, i “raccoglitori di rifiuti”.
Durante il nostro incantevole soggiorno all’oasi di Siwa, saremo spesso accompagnati dai volontari dell’associazione  Native Siwan Association for Tourist Services and Environment Protection (NSA), fondata per aiutare i Siwani ad avviare piccoli progetti ed attività nel settore del turismo sostenibile che contribuiscano a preservare le tradizioni culturali e la bellezza dell’ambiente del deserto e a migliorare le condizioni di vita.
Ancora a Siwa, SCDEC – Siwa Community Development and Environmental Conservation, un’ONG locale che rappresenta al suo interno tutte le tribù della società siwana e lavora a beneficio della comunità su diversi fronti: sviluppo e marketing di prodotti agricoli, micro-credito, supporto alle donne in attività generatrici di reddito,  formazione ed educazione sanitaria.

PROSSIMA PARTENZE PREVISTE:
30/10/2010
28/11/2010
3/12/2010
Durata 10 giorni – Prezzo 1260 volo escluso – Disponibilità attuale 10 posti

VIAGGI SOLIDALI
C.so Regina Margherita, 205/a Torino

info@viaggisolidali.it  tel 0114379468

LINK AL SITO VIAGGI SOLIDALI

IL CAIRO: RIAPRE IL MUSEO DI ARTE ISLAMICA

Dopo ben sette anni di lavori di restauro, nelle prossime settimane riaprirà il Museo di arte islamica de Il Cairo. La struttura era stata chiusa nel 2003 dal momento che le sue mura cominciavano a mostrare crepe a causa dei terremoti.

Nel Museo di arte islamica è possibile ammirare pezzi risalenti all’arte decorativa medievale recuperati dalle case, dalle moschee e dai palazzi del Cairo islamico su iniziativa del kedivè Tawfiq. Quello che è il nuovo museo racconta la storia degli imperi islamici passati attraverso l’Egitto per 1.400 anni e della loro influenza artistica nel Mediterraneo.

L’edificio, in stile neo-islamico, si trova ad appena 20 minuti a piedi a est di Midan et-Tahrir. Tra i meraviglisi oggetti che si possono ammirare all’interno di questo museo, non sempre affollato di visitatori, ci sono le grandi mashrabiyya, ossia particolari tende realizzate con migliaia di singoli pezzetti di legno. Le mashrabiyya, che si trovano ancora oggi in molti vecchi palazzi, servivano per riparare le stanze dal sole e far entrare una leggera brezza. Non solo, le mashrabiyya permettevano alle donne di casa di osservare cosa accadeva fuori senza essere viste. Tanti poi gli oggetti in legno, vetro, metallo, pietra, tessuto, ceramica, osso e carta arricchiti con raffinate decorazioni floreali, geometriche ed epigrafiche.

BREVE STORIA DEGLI HARD ROCK CAFE’

Sono tantissimi, cool, famosi, colorati, rock, sempre affollati e pieni di vestiti, accessori e reliquie musicali: sono gli Hard Rock Cafè, la famosa catena di locali diffusa in tutto il mondo. Tappa immancabile nei vostri viaggi!

Come nascono gli Hard Rock Cafè

Nel 1971 due americani Isaac Tigrett e Peter Morton fondano a Londra un ristorante, il primo ad essere allestito con souvenir made in USA, un posto dove gli inglesi avrebbero imparato la cultura e il modo di vivere e di mangiare degli statunitensi. Fin da subito si danno da fare per renderlo caratteristico e originale, recuperano vecchie pubblicità di sigarette, oggetti dei college e targhe automobilistiche da appendere alle pareti. La denominazione del  locale deriva probabilmente dal nome del ristorante sulla copertina di un disco dei Doors o da una variazione di “Bedrock”, la città in cui vivono i Flinstone, loro cartone animato preferito. Tigrett e Morton fanno inoltre disegnare un logo, praticamente uguale a quello odierno, e creano uno slogan diventato poi celebre: ‘Love All, Serve All’, in netta contrapposizione al motto classico nei ristoranti ‘ci riserviamo il diritto di rifiutare il servizio a chiunque’. Già segnale di innovazione e rivoluzione che li porta a un gran risultato. Ben presto, difatti, il locale diventa uno dei più trendy della capitale britannica e più frequentato dalle star musicali che passavano da lì, come Paul McCartney o Eric Clapton che regala anche la sua chitarra a uno dei fondatori, il quale decide di appenderla facendola diventare il primo pezzo della più grande collezione di oggetti del rock and roll esistente. Poco dopo anche altri artisti mandano loro oggetti personali che diventano subito parte dell’arredamento. Negli anni successivi Tigrett e Morton iniziano a creare nuovi hard rock che riscuotono un successo esorbitante, sempre più innovativi, ricchi di particolari e frequentati assiduamente da star della musica del cinema e della mondanità: i primi a Londra, Los Angeles, Chicago, Dallas  e NY. Nel 1988 gli Hard Rock Cafè sono 16 in quattro continenti e diventano leggenda a tutti gli effetti. Fino ad oggi il numero di Cafè è salito in modo esponenziale e ora possiamo trovare più di 140 Cafè in 36 paesi del mondo, ognuno con le sue reliquie del mondo della musica.

Hard Rock Style

La vera chiave di successo degli Hard Rock Cafè va trovata, infatti, nel suo stile, nel suo arredamento ricercato, nella voglia di mettere sotto gli occhi di tutti un’immensa collezione di oggetti appartenenti a grandi personalità e, sebbene il valore commerciale della catena Hard Rock sia estremamente più elevato, per i suoi fan il tesoro più grande è proprio questo. Se andate quindi a Londra, Parigi, Sharm El Sheikh o a Boston vi capiterà di ammirare la chitarra originale di John Lennon, i pantaloni di Jim Morrison e Freddie Mercury o gli abiti di scena di Madonna e Prince; o ancora innumerevoli poster, manifesti, batterie, dischi di platino e spartiti scritti a mano. Troverete magari qualche oggetto del vostro musicista favorito! Inoltre molte stelle della musica hanno avuto il piacere di suonare in questi locali: Elton John, Aerosmith e Sting sono solo pochi nomi. Principalmente gli artisti a cui gli Hard Rock Cafè sono più legati, fin dalle origini, sono senza dubbio i Beatles, Elvis Presley e Jimi Hendrix.Nel corso degli anni dello sviluppo di questi locali, il nome Hard Rock Cafè è diventato sempre più conosciuto e la società ha deciso di creare una serie di gadget e souvenir personalizzati: avrete una vastissima scelta tra le celebri spillette, cappellini, giubbotti in pelle, mutandine e moltissimi accessori di tutti i tipi. Ma l’elemento che in assoluto contraddistingue lo style Hard Rock Cafè e anche quello più alla portata di tutti, da poter acquistare e mostrare in giro,  è la maglietta con il famoso logo e il nome della città in cui è stata comprata. Tigrett già durante il primo decennio della diffusione targata Hard Rock intuisce che l’dea di fare la collezione delle magliette in base ai locali visitati avrebbe funzionato a meraviglia, e così realmente accade. La maglietta diventa così un must da non farsi scappare quando si entra in un Hard Rock Cafè, vendutissima allora e commerciate ogni anno! Ovviamente con il passare degli anni l’offerta si è estesa a livelli esponenziali e oggi potete trovare centinaia di modelli di t-shirt, canottiere e felpe di ogni colore e con moltissime stampe fashion.

Che state aspettando? Che ne dite di collezionare più magliette possibili? Il mito Hard Rock sta aspettando solo voi.

LINK

HARD ROCK CAFE’ SHARM

HARD ROCK CAFE’ IL CAIRO

HARD ROCK CAFE’ HURGADA

NOVEMBRE 2010: IMPRENDITORI ITALIANI IN EGITTO

Dal 22 al 25 novembre, incontri d’affari al Cairo e visita al distretto industriale di Alessandria d’Egitto per le imprese dei settori edilizia e costruzioni, agroalimentare, ittico e blue economy (gestione responsabile e sostenibile delle risorse marine). La missione è organizzata da Promos, in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana in Egitto, Regione Lombardia e con il patrocinio di Unioncamere.

PER INFO

GIOVANI TENNISTI ITALIANI CRESCONO!!!

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E’ terminato il torneo giovanile internazionale ITF Under 18 Egypt 1 Junior Tournament maschile e femminile, nel quale erano impegnati gli atleti sassolesi dello Sporting Giulio Mazzoli, Lorenza Stefanelli, Marta Bellucco e Nicolo’ Baracchi.

Ecco i risultati delle finali disputate:

LORENZA STEFANELLI è salita sul gradino più alto del podio vincendo la finale del tabellone femminile di singolare sconfiggendo l’egiziana Mai El Kamash testa di serie numero uno in due set per 6/2 7/6.

Nelle gare di doppio, la coppia formata da GIULIO MAZZOLI e LUCA PANCALDI ha vinto la finale dopo una partita sofferta conclusasi col punteggio di 6/4 6/7 10/4 al tie break del terzo set.

Nel tabellone femminile invece, MARTA BELLUCCO e LORENZA STEFANELLI hanno dovuto cedere il gradino più alto del podio alla coppia egiziana Ebada/El Kamash che si è aggiudicata la finale con il punteggio di 6/4 6/3.

TORNEO DI TENNIS DEL CAIRO: UNDER 18 ITALIANI OGGI IN FINALE

Prosegue in Egitto, al Cairo, il torneo giovanile Internazionale maschile e femminile, categoria Under 18, del circuito IFT Egypt 1 Junior Tournament nel quale gli atleti sassolesi dello Sporting disputeranno le finali.

Risultati

GIULIO MAZZOLI, dopo essere stato ammesso al tabellone principale ed aver disputato due turni positivi, che lo hanno visto approdare ai quarti di finale, ha dovuto cedere le armi al connazionale Cacace, testa di serie numero tre del tabellone.

MARTA BELLUCCO (foto), anch’essa ammessa al tabellone principale, e vincitrice dell’incontro del primo turno contro l’egiziana Ragie, testa di serie numero sei, ha dovuto capitolare contro la marocchina Benkirane, anch’essa proveniente dalle qualificazioni.

LORENZA STEFANELLI, prossimo acquisto del sodalizio sassolese presso il quale già si allena, procede invece a ritmo sostenuto il suo cammino. Nel tabellone principale, nel quale era già inserita di diritto come testa di serie numero sette in virtù della sua classifica internazionale, ha già ottenuto quattro vittorie, le ultime due sofferte fino al terzo e decisivo set, che le hanno aperto le porte della finalissima da disputarsi nella giornata di Venerdì 16 luglio contro la giocatrice egiziana El Kamash Mai.

Nelle gare di doppio ottimi i risultati fino a qui ottenuti. La coppia GIULIO MAZZOLI / LUCA PANCALDI ha messo le mani sulla finale che si disputerà Venerdì 16 luglio e che li vedrà opposti, in un derby tutto italico, alla coppia Cacace/Pepe. Sempre Venerdì si terrà anche la finale del tabellone femminile che vedrà impegnate MARTA BELLUCCO e LORENZA STEFANELLI contro la coppia egiziana Ebada/El Kamash.

QUESTA SERA UN DOCUMENTARIO SU IL CAIRO

23:45 – 00:45: Nonsolomoda – 25 e oltre

In questa puntata “Nonsolomoda” festeggia i 20 anni di carriera di Dolce & Gabbana, proponendo le immagini della festa evento che si è svolta a Milano a palazzo Marino e mostrando immagini di Domenico Dolce e Stefano Gabbana agli esordi della loro carriera. E ancora, Nonsolomoda è volata al Cairo in Egitto nuova meta del design internazionale. Infine, viaggio nella Capri di ieri e di oggi raccontata da un testimonial d’eccezione, Peppino di Capri.

VACANZA IN MAR ROSSO CON GIORNATA AL CAIRO??

Volete passare una o due settimane in Mar Rosso e volete infilarci anche una giornata a Il Cairo? Vi piacerebbe ma avete il terrore della giornata di pullman che dovete farvi per andare avanti e indietro partendo da Sharm?

Ecco una soluzione assolutamente da testare.
Un nuovissimo resort eretto a 90 minuti da Il Cairo!

Nel giugno 2008 è stata inaugurata l’ apertura di un nuovo Mövenpick Resort a El Sokhna. Dopo nuove lussuose crociere sul Nilo e il Lago Nasser, Mövenpick Hotels & Resorts ha gestisce ora un resort a 5 stelle a El Sokhna, sulle rive del Mar Rosso.
Il Mövenpick Resort El Sokhna è parte integrante del complesso “El Ein Resort Village” di 62 acri, dotato di una spiaggia privata di sabbia finissima e acqua cristallina. Questo nuovo hotel, situato 55 km a sud del Canale di Suez, e a 90 minuti d’ auto dal Cairo, è progettato per attrarre non solo ospiti da tutto il mondo, ma anche clienti del mercato locale egiziano.

Le 162 stanze e suite dell’ albergo hanno un design contemporaneo e sono tutte con vista mare. Spaziose piscine, un’ intera gamma di attività sportive, un centro benessere e una molteplicità di negozi (compreso un Gourmet Shop) creano un’ esauriente offerta di strutture per l’ intrattenimento e lo svago. I vari ristoranti (il più originale dei quali è situato su una piccola isola nel mare ed offre frutti di mare freschi e prelibatezze alla griglia) assicureranno agli ospiti la migliore scelta culinaria ventiquattr’ ore su ventiquattro. Sale che possono ospitare fino a 160 persone sono a disposizione per conferenze e banchetti. Ogni altro evento per un massimo di 1.000 ospiti può essere celebrato all’ aperto.

Movenpick è una garanzia, le immagini dell’hotel ozzano il fiato. I prezzi non saranno proprio per tutti, ma per chi se lo può permettere credo che ne valga la pena!

Ma udite udite! Smanettando alla ricerca di prezzi e tariffe ho trovato dei prezzi stratosferici!!! 100-150 euro a persona per due notti e tre giorni in mezza pensione! INCREDIBILE! Come la pensione Fiorina di Riccione!

Quindi quasi quasi vale la pena di farci un weekend partendo dall’Italia! Una giornata al Cairo, un paio di giorni su una spiaggia che toglie il fiato…….
Forza, datevi da fare, io posso solo postarvi i link, vi trovate un aereo per il Cairo e la zuppa è pronta! Buona vacanza!!!!!!

Questo è il link per prenotare l’hotel

Per Il Cairo dall’Italia trovate voli low cost con Expedia, Opodo, Edreams ecc

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LE PIRAMIDI DI GIZA E LA CINTURA DI ORIONE

In un breve filmato la sorprendente descrizione della corrispondenza tra l’allineamento delle piramidi della Piana di Giza e le stelle della cintura di Orione. Uno dei più grandi misteri dell’Egitto e probabilmente del mondo!

RE BULL X-FIGHTERS 2010. CHE SPETTACOLO IN EGITTO!!!

Guardate questi filmati della seconda tappa del Red Bull X-Fighters 2010. A soli 6 Km dalla capitale dell´Egitto, sulle rive del Nilo, con lo sfondo delle piramidi e delle sfingi, in uno dei luoghi più suggestivi del pianeta, il 14 Maggio i migliori Freestylers del pianeta si sono affrontati per la seconda prova dei Red Bull X-Fighter 2010…

Il favorito per la seconda tappa del Red Bull X-Fighters 2010 in Egitto era sicuramente lui Robbie Maddisson, quello che ha saltato sul ponte di Londra al Tower Bridge nel 2009, che ha saltato in Grecia il canale di Corinto.

Di fronte all’affascinante Sfinge di Giza in Egitto, il rider americano Adam Jones ha distrutto i sogni di vittoria dei suoi sfidanti. Nella finale del secondo round del Red Bull X-Fighters Jones ha tirato fuori dalla manica i suoi assi vincenti ed  è riuscito a superare il norvegese Andrè Villa, vincitore della prima tappa del tour a Città del Messico. Dopo la tappa Egiziana il Red Bull X-Fighters 2010 si sposterà a Mosca, Madrid, Londra ed infine a Roma.

Gli appassionati sicuramente seguiranno le prossime tappe, ma lasciate a noi neofiti il gusto di ammirare queste incredibili evoluzioni fatte con le moto, avendo come irripetibile sfondo la sfinge e le piramidi illuminate nella notte egiziana. Mentre gli appassionati si concentreranno sulla precisione delle figure acrobatiche, noi inesperti ci soffermeremo su cartoline che vedono una moto e il suo pilota sfrecciare in volo ammirato persino dalla sfinge!

Due filmati simili ma differenti per ammirare questo irripetibile spettacolo!
Un immenso grazie agli organizzatori che ci regalano immagini uniche!

FESTIVAL DELLA DANZA DEL VENTRE

Dal 24 al 30 giugno, presso l’hotel Mena House Oberoi de Il Cairo, si svolgerà l’undicesima edizione del AHLAN WA SAHLAN tra i più importanti festival al mondo di danza del ventre

Oltre ad ammirare ballerine provenienti da tutto il mondo, è anche possibile effettuare delle lezioni di danza del ventre con i più famosi insegnanti del mondo! Serata di Gala conclusiva il 30 giugno!

Per informazioni potete consultare il sito kulone.com
(eheheh no, non è uno scherzo, è proprio kulone.com!!! :-)))
http://www.kulone.com/EG/Event/202673-11-%C2%B0-Festival-Ahlan-Wa-Sahlan-2010

SCOPERTA UNA MUMMIA DI 2300 ANNI FA

Il Cairo, 12 apr. (Apcom) – Una squadra di archeologi egiziani ha rinvenuto in un antico sito a sud ovest del Cairo un sarcofago contenente la mummia di una donna risalente all’epoca greco-romana. Lo ha annunciato in un comunicato il Consiglio Supremo delle Antichità egiziane. Della lunghezza di un metro e in gesso, il sarcofago rappresenta una figura femminile con indosso abiti romani e contiene la mummia di una donna o di una giovane la cui morte risale a 2300 anni fa. Gli archeologi hanno riportato alla luce anche una placca in oro che rappresenta i quattro figli di Horus, il dio con la testa di falco oltre che dei recipienti in argilla e in vetro, sul sito dell’oasi di Bahariya, circa 300 chilometri a sud ovest del Cairo. Il sito, contenente 14 tombe, è stato scoperto nel corso di alcuni lavori per la costruzione di un centro per la gioventù. Sarà posto sotto il controllo del Consiglio Supremo delle Antichità. Nel 1996 gli archeologi avevano scoperto nello stesso sito una vasta zona di sepolture contenente centinaia di mummie. (con fonte Afp)

MODELLE CON ABITI DI CIOCCOLATO IN EGITTO

Per rimanere in tema con cioccolata e ovetti, ecco una sfilata davvero particolare.

Pochi giorni fa, infatti, in Egitto si è tenuto il primo Salon du Chocolate.

Per questa dolce occasione sono stati presentati modelli di abbigliamento originali e, è il caso di dirlo, tutti da mangiare con gli occhi.

Perchè?
A Il Cairo ieri  hanno sfilato infatti abiti tutti di cioccolato dalle forme più bizzarre e al contempo anche molto tradizionali.Eleganza, costumi da cow girl, cappellini, ombrelli, gonne a balze e soluzioni da Antico Egitto che non farebbero sfigurare nemmeno di fronte a Cleopatra.