IMMERSIONE A RAS MOHAMMED

Ras MohammedUn’immersione al Parco Marino di Ras Mohammed vale da sola la fatica del viaggio! Ras Mohammed è situato all’estremità meridionale della penisola del Sinai dove si incontrano le correnti provenienti dal golfo di Suez e dal golfo di Aqaba. Si deve a questa circostanza l’abbondanza di vita che vi si può ammirare. Qui ogni tipo di incontro è possibile, grandi pelagici come Squali Pinna Bianca, Pinna Nera, Grigi, Mante. Enormi branchi di Barracuda, Platax, Carangidi e Azzannatori che stazionano in acqua libera. Non mi stancherò mai di immergermi in questo paradiso! Ma immergersi a Ras Mohammed vuol dire anche enormi ventagli di gorgonie, Pesci Napoleone, Cernie giganti, Murene tropicali, Pesci coccodrillo, Trigoni maculati ed altro ancora. Non mancano gli episodi curiosi, l’ultima volta che ci siamo immersi abbiamo potuto osservare in pochi metri di acqua una Murena tropicale ed un giovane Napoleone che “flirtavano” sotto gli occhi di tre Cernie giganti che li attorniavano, il tutto nella più totale indifferenza per la presenza di noi subacquei.

Provenendo in barca da Sharm El Sheikh si incontra per primo Shark Reef e subito dopo Jolanda Reef, due pinnacoli distanti poche decine di metri dalla costa che si innalzano dalle profondità abissali (-200 mt il primo scalino) fino a pochi centimetri dal pelo dell’acqua. Normalmente le barche dei diving fanno scendere i subacquei leggermente sotto costa, in prossimità di Shark reef, da dove comincia la nostra immersione. Appena scendiamo veniamo colpiti dallo spettacolo di una parete mozzafiato sulla nostra destra che sprofonda nel blu cupo dell’abisso. Non ci soffermiamo ad ammirare gli alcionari e le formazioni madreporiche che la formano, non siamo qui per questo.

Scendiamo ancora un pochino e guardiamo nel blu, qui quasi sempre stazionano enormi branchi di pesce, ma non scordiamo di buttare un’occhiata anche un po’ più in basso, non è raro avvistare qualche squalo nuotare tranquillo e noncurante della nostra presenza, ma non esageriamo con la profondità, la limpidezza dell’acqua non deve farci dimenticare che siamo subacquei ricreativi, e comunque sia in tutta la zona sono severamente proibite immersioni più profonde di 30 metri.
Risaliamo un poco, sempre procedendo verso ovest, tenendo la parete alla nostra destra, dovremmo trovarci ora sulla “sella” che separa i due pinnacoli, qui possiamo ammirare diverse murene tropicali nelle loro tane tra gli alcionari gonfi dalla corrente, Pesci pagliaccio, Cernie tropicali, Balestra (occhio a questi, i loro dentini sono fin troppo robusti). Giunti a Jolanda reef, restiamo ancora un poco in acqua libera, leggermente distanti dal reef, anche qui normalmente stazionano grossi branchi di pesce, godiamoci lo spettacolo e dirigiamoci verso il reef.

Ras MohammedJolanda nella sua parte più ad ovest, a differenza del vicino Shark Reef presenta un fondale degradante, con profondità che varia dai -7 ai -15 metri, prima di sprofondare nell’abisso, e sul quale si trovano i resti del carico di un relitto trasportante containers carichi di sanitari destinati al mercato locale.
E’ proprio a questo relitto che Jolanda deve il suo nome. Terminiamo la nostra immersione e l’aria della nostra bombola, “passeggiando” tra lo scheletro di un container e i resti del suo contenuto, qui si incontrano sempre cernie tropicali multicolori, grossi Balestra Titano, Pesci Palla e, adagiati sul fondale splendidi esemplari di trigoni maculati, in compagnia di buffi Pesci Coccodrillo e grossi scorpenidi.
Terminiamo qui la nostra immersione risaliamo tristi, con ancora in mente lo spettacolo appena visto, e l’unica parola che riusciamo a pronunciare è… ancora!

IMMERSIONE SUL RELITTO: SALEM EXPRESS

Varato con il nome di Fred Scamaroni nel 1976, la nave traghetto è stata costruita nei cantieri Navales et Industrielles de la Mediterranee a La Seyne in Francia. Successivamente gli venne cambiato nome in Nuits San Gorge. Soltanto nel 1988 le venne affibbiato il nome definitivo di Salem Express. Lunga 100 metri per 18 metri di larghezza con una stazza lorda di 4.771 tonnellate, disponeva di 4 motori a 8 cilindri costruiti dalla  L’Atlantique di La Seyne erogavano una potenza di 14.880 cavalli ed operavano sulle due eliche principali e sulle eliche direzionali.

La notte del 16 dicembre 1991, il traghetto del Salem Express salpato dal porto di Jeddah in Arabia Saudita e diretto a Port Safaga, concludeva la sua navigazione a poco meno di 10 miglia dal porto di destinazione a causa di un imperdonabile errore da parte del suo capitano, andando ad urtare contro una piccola torre madreporica situata a poca distanza dalla barriera corallina di Hyndeman reef. Di base a Safaga, il Salem Express ha da sempre fornito un servizio di traghettaggio fra l’Egitto e l’Arabia Saudita per i pellegrini diretti alla Mecca.

Il suo capitano Hassan Moro che disponeva di una notevole esperienza di navigazione in Mar Rosso, cominciò ad operare sulla rotta di Safaga per conto della Samatour Shipping Company prima come capitano in seconda e poi, dal 1988 come primo capitano del natante. Il 16 dicembre 1991, l’espresso del Salem Express cominciava il suo viaggio finale, un viaggio di quasi 450 miglia dal porto di partenza. Dopo il tramonto, il tempo si era notevolmente deteriorato con venti da nord che soffiavano fortissimo: era circa mezzanotte quando la nave si avvicinava ai reefs di Hyndeman ma in tali circostanze atmosferiche era praticamente impossibile distinguere il reef dal mare e quella maledetta notte Hassan Moro per rientrare al porto di Safaga aveva deciso di seguire una rotta diversa navigando ad est del suo itinerario normale, costeggiando l’Hyndeman reef. Questo gli avrebbe permesso di guadagnare oltre un’ora di navigazione sulla normale rotta ma invece gli fu fatale. Lo scafo andò a sbattere a tutta velocità sul lato di dritta contro il reef. L’impatto fu talmente violento da determinare anche la contemporanea apertura del portellone di prua nel quale erano parcheggiate tutte le automobili con il conseguente accesso di una impressionante massa d’acqua che ne ha decretato l’immediato affondamento. Con la tempesta che non accennava a diminuire e la nave che cominciava ad inabissarsi, fra i passeggeri si era generato il panico totale. Trascorsero solo venti minuti prima che il Salem Express venisse inghiottito dal mare andando ad adagiarsi in profondità. Nonostante la nave avesse una stazza superiore alle 1.000 tonnellate, s’inabissò troppo velocemente, lasciando pochissimo tempo ai numerosi passeggeri di salvarsi. Dei quasi mille pellegrini imbarcati, oltre seicento perirono in questa tragica sciagura. Troppe vite erano state perse nel corso dell’affondamento ma per alcuni, tuttavia, la prova più ardua doveva ancora venire; nuotare disperatamente per salvarsi. La rapidità con la quale avvenne l’incidente e la poca dimestichezza dell’equipaggio, non diedero modo di calare in acqua tutte le scialuppe di salvataggio. I sopravissuti si trovarono da soli ad affrontare un mare in burrasca. 180 di loro riuscirono a salvarsi grazie alla intensa corrente che per loro fortuna spingeva in direzione del reef di Hyndeman sul quale andarono a cercare riparo. Ufficialmente alla partenza la nave registrava 650 persone di cui 578 passeggeri e 72 marinai ma purtroppo come spesso accade in questi casi, il numero di persone presenti a bordo era notevolmente superiore. Il capitano Hassan Moro seguì tragicamente la sorte della sua nave.

Il relitto giace adagiato sul lato di tribordo, ai piedi della parete del reef. Il punto piu’ profondo si trova a circa 30 metri e il lato di babordo arriva a 10 metri dalla superficie. Le sue dimensioni sono grandi, ma essendo adagiato su un fondale poco profondo ed essendo chiuso alle penetrazioni, e’ visitabile esternamente in una unica immersione. L’immersione sul relitto richiede un profondo rispetto per la memoria delle tante persone morte nel naufragio. L’immersione inizia dalla parte piu’ profonda,  la murata di tribordo, ed essendo il relitto molto grande, gia’ dalla discesa si rende visibile nella sua interezza. Sotto la murata, la parte piu’ in penombra, si possono vedere tanti alcionari multicolore, proseguiamo verso poppa, dove, adagiati sulla sabbia troviamo i resti della copertura in lamiera e alcuni bagagli dei passeggeri. proseguendo verso la poppa, possiamo vedere una delle due eliche, molto grande, mentre la seconda elica si trova in parte insabbiata. L’immersione lungo lo scafo non rivela particolari interessanti, tranne la possibilita’ di guardare attraverso gli oblo nelle cabine, dove gli arredi e le suppellettili (letti, bagagli, etc.) si muovono in corrente. L’interno lascia l’osservatore attonito sia dalla confusione che dagli oggetti di uso comune osservabili, e sara’ portato a rivisitare mentalmente i momenti tragici dell’affondamento. Le condizioni di luce migliori si trovano al mattino, continuando lungo il traghetto si incontrano i due comignoli uniti da una passerella, con ancora visibile il logo della nave con una grande “S” raccolta in una corona d’alloro. Lungo il ponte superiore sono ancora ben visibili le bitte con i cavi, le condutture di ventilazione ed un argano. Lungo il tragitto osserviamo le sovrastrutture in lamiera e due gru a braccio. Le scialuppe sono oramai adagiate sul fondo sabbioso, ma ancora assicurate dalla funi alla nave, testimonianza del mancato utilizzo fattone durante il naufragio. A questo punto dell’immersione ci troviamo all’altezza del castello di prua, dove il portellone ormai chiuso, sbatte mosso dalla corrente, dando al tutto una atmosfera veramente spettrale; una grossa ancora è ancora ferma nella sua sede, la guardiamo da vicino, e’ molto grande, ma purtroppo il tempo a nostra disposizione e’ ormai finito.



Scheda Tecnica:

Tipo Relitto: Traghetto passeggeri;

Nazionalita’: Egiziana

Varo: 1966

Stazza Lorda: 1.105 Tonnellate

Data Naufragio: 16/12/1991;

Causa Affondamento: Collisione contro il reef;

Localizzazione: Sud di Hyndman Reef, di fronte a Safaga;

Latitudine: 26°30’025” Nord

Longitudine: 34°03’041” Est di G.

Posizione: Ridossato al reef;

Profondita’ Min: 10 m.

Profondita’ Max: 30 m.