EGITTO CONTRO GERMANIA PER IL BUSTO DI NEFERTITI

(ANSA) – ROMA, 24 GEN – L’Egitto torna a chiedere formalmente a Berlino la restituzione del busto della regina Nefertiti, star del neo restaurato Neues Museum. Il busto e’ in Germania dal 1913 e da tempo l’Egitto conduce una battaglia per riportarlo in patria, giudicando poco chiare le circostanze che portarono l’opera d’arte in Germania, dopo il suo ritrovamento da parte dell’archeologo tedesco Ludwig Borchardt nel 1912.

Berlino, 24 gen. – (Adnkronos/Dpa) – La Germania ha respinto la richiesta egiziana di restituzione del busto di Nefertiti, affermando che la domanda non e’ firmata da nessun ministro e non ha quindi carattere governativo. Un portavoce del ministero della Cultura tedesco, Hagen Philipp Wolf, ha dichiarato che la richiesta e’ firmata da Zahi Hawas, capo del Supremo Consiglio delle Antichita’, che e’ solo vice ministro della Cultura. Il ministero tedesco ribadisce inoltre che la scultura e’ legalmente di proprieta’ della Germania.

NEFERTITI, CHI ERA COSTEI??

Nefertiti (1370 a.C. – 1330 a.C.) è stata una regina egizia.

Cambiò, come il marito, il suo nome in Nefer-neferu-Aton per onorare Aton.

Regnò a fianco del marito Akhenaton durante la XVIII dinastia, nel cosiddetto periodo Amarniano (da Tell el-Amarna, dove Akhenaton aveva portato la capitale). Poco si sa della vita di questa donna, anche se sembra improbabile che fosse di sangue reale. Alcuni studiosi ritengono che il padre fosse un ufficiale di nome Ay, al servizio di Amenofi III. Nefertiti diede ad Akhenaton sei figlie. Non ci sono tracce di eredi maschi, e la successione dopo di lei rimane incerta. I successori di Akhenaton, Smenkhkhara e Tutankhaton (che più tardi modificò il suo nome in Tutankhamon), sono figli di un’altra moglie, Kiya, che divenne regina principale per un breve periodo dopo l’anno 12 del suo regno.

Cosa sia successo in questo periodo non è noto. Sono state avanzate varie ipotesi sul perché la moglie principale sia cambiata. Si suppone che Nefertiti possa essere morta in questo periodo, o che sia caduta in disgrazia. L’ipotesi della caduta in disgrazia appare oggi meno probabile. Si ritiene che in realtà sia Kiya ad essere stata marginalizzata, e che alcuni documenti siano stati mal interpretati, portando a credere che ad essere allontanata fosse Nefertiti. Una terza ipotesi sulla sua scomparsa è legata all’improvvisa apparizione di un co-reggente al fianco di Akhenaton. Alcuni studiosi sostengono che questa persona altri non sarebbe che Nefertiti. Questa interpretazione appare dubbia, benché affascinante. In ogni caso, alcuni studiosi, tra cui Jacobus Van Dijk (responsabile della sezione amarniana del museo egizio di Oxford) si dicono certi di questo fatto. Sostengono che Nefertiti sarebbe anche salita al trono per un breve periodo dopo la morte del marito.

Dall’iconografia ufficiale amarniana, appare, in ogni caso, che Nefertiti aveva assunto una importanza senza precedenti. Spesso appare intenta ad effettuare offerte al Sole, e sembra pressoché equivalente al faraone in termini di status. La regina ha senz’altro giocato un ruolo cruciale nei cambiamenti religiosi e culturali attuati dal marito, al punto che, secondo alcuni, sarebbe stata lei l’iniziatrice di tale rivoluzione. È stata certamente legata ad Akhenaton da un rapporto di profondo affetto, che ha portato a numerose raffigurazioni della coppia reale in atteggiamenti intimi e affettuosi. Akhenaton volle persino che agli angoli del sarcofago nel quale avrebbe dovuto essere sepolto ci fosse il ritratto di lei, al posto delle quattro dee tradizionalmente deputate a proteggere la mummia (Iside, Nephthys, Selkis e Neith).

Come per Akhenaton, non si aveva traccia della sua mummia. Ma oggi, recenti studi su base genetica propongono l’identificazione della Regina nella mummia 61070 e del consorte nella mummia 61072. Queste mummie “anonime”, insieme ad una terza, furono trovate nella tomba di Amenhotep II KV35 nel 1898.

Alcuni gioielli col suo cartiglio sono stati trovati presso la sepoltura reale ad Akhetaton, ma non ci sono altri indizi che sia stata veramente sepolta lì.

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Il busto di Nefertiti, che la rappresenta di una bellezza straordinaria, è esposto dal 2006 al Neues Museum di Berlino dove è stata spostata la mostra Aegyptisches Museum und Papyrussammlung.

È in corso un contenzioso tra la Germania e l’Egitto che vorrebbe indietro il busto della regina per un’esposizone di qualche mese al Cairo. Il busto si trova da quasi cent’anni nella nazione tedesca, quando il responsabile dello scavo di Amarna, l’archeologo tedesco Ludwig Borchardt ve lo portò nel 1912.

Nel 2009 uno studioso svizzero, Henri Stierlin, ha sostenuto l’ipotesi che la celebre raffigurazione della regina sia un falso realizzato nel 1912 da Gerardt Marks, un artista chiamato da Ludwid Borchardt per realizzare una riproduzione di Nefertiti utilizzando anche pigmenti ritrovati nella tomba. Per giustificare tale tesi Stierlin parla di “resoconti assai lacunosi attorno a quella scoperta e a circostanze quantomeno controverse”, “descrizioni imprecise dove l’unica cosa sicura è il perfetto stato di conservazione del busto” e fa notare anche come le spalle siano tagliate in verticale mentre nell’antico Egitto sarebbero state più orizzontali e quanto il profilo del busto sia troppo moderno.

Nileen Namita, una casalinga inglese che ritiene di essere stata Nefertiti in una vita passata, si è sottoposta a oltre 50 operazioni di chirurgia plastica per somigliare quanto più possibile alla sovrana egizia, utilizzando come modello il busto in calcare esposto all’Altes Museum di Berlino

NEFERTITI ERA VERAMENTE COSI’ BELLA??

LONDRA  – Il suo nome significa “la bella” e da millenni è sinonimo di bellezza femminile. Ma adesso nuovi studi sembrano indicare che i lineamenti della vera Nefertiti, la famosa regina d’Egitto, considerata la madre di Tutankhamen, erano meno perfetti di quanto si è creduto fino ad ora. Qualcuno, a un certo punto, decise di cambiarli, in meglio, per scolpire la statua che è l’unica effige lasciataci di lei dall’antichità. L’artista sottopose il monumento originale all’equivalente di un lifting e di un trattamento col Botox, rendendo il viso più snello, il naso più dritto e facendo scomparire rughe e imperfezioni dalla pelle. Se ciò fosse dovuto al semplice desiderio di farla apparire più bella di come era nella realtà, o a qualche intervento di chirurgia plastica avanti Cristo, è un mistero che solo gli archeologi potranno forse svelare.

La nuova scoperta è stata annunciata nei giorni scorsi dalla storica britannica Bettany Hughes al festival letterario di Woodstock. La studiosa ha reso noto di avere partecipato recentemente alle ricerche di una squadra di specialisti che hanno sottoposto il busto di Nefertiti, l’unico memento rimasto delle regina egiziana, a un esame con lo scanner. Il busto è uno degli oggetti più noti dell’antichità, paragonato per valore e importanza soltanto alla maschera di Tutankhamen. Dentro alla statuta della regina, che morì nel 1330 avanti Cristo a un’età frai 29 e i 38 anni, i ricercatori hanno trovato così un secondo volto di pietra.

“Anche questo raffigura una bella donna”, ha affermato la professoressa Hughes, “ma non così bella come quella del primo strato. Il naso è leggermente storto, il viso più rotondo e appesantito, ci sono rughe attorno agli occhi. E’ il ritratto di una vera donna, non del suo mito”. Ora un team di archeologi si recherà nella Valle dei Re in Egitto, nella tomba in cui è sepolta la sorella di Nefertiti, per vedere se la dinastia aveva le stesse caratteristiche facciali.

La tomba di Nefertiti non è mai stata trovata. Ma la nuova scoperta sul suo vero aspetto potrebbe permettere di identificarla riesaminando un certo numero di mummie di donne sconosciute che risalgono al suo stesso periodo.

UN LIBRO IN VALIGIA. NEFERTITI

Nefertiti: l’amore di una regina eretica nell’antico Egitto
di Jasmina Tesanovic
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Si tratta di un romanzo storico “sui generis”, concepito e scritto con approccio e ottica moderni. La vita della protagonista, la regina egiziana Nefertiti, è infatti narrata in chiave femminista – esistenzialista. Nefertiti, figura storica di grande fascino, è personaggio di cui in realtà si conosce ben poco. Circostanza, questa, che fatalmente ha rafforzato l’alone di mistero che lo circonda, e che ne fatto molto parlare, più però come figura mitica che come personaggio, e soprattutto donna, reale.
Nefertiti è in un certo senso una proto-femminista, poiché incarna il mito della bellezza femminile al potere, un mito che però subisce il destino di invisibilità che la storia ha quasi sempre riservato alle donne, sia famose che anonime: quello che l’autrice, Jasmina Tesanovic, definisce “l’immortale anonimato”. In tal senso, “Noi donne siamo tutte Nefertiti.”
Ma il romanzo è anche una storia d’amore, una riflessione sulla dannazione del potere, sul fascino e l’oscurità dell’antico Egitto.
L’autrice ha deciso di dare una voce credibile a questa donna di un’altra epoca, tentando di immaginare la sua vita dal vero, indagando anche nella sfera interiore della protagonista. In ciò consistono la modernità del personaggio di Nefertiti e la novità dell’opera di Jasmina Tesanovic.
L’antico Egitto non è poi così remoto.

L’EGITTO RICHIEDE LA STELE DI ROSETTA E IL BUSTO DI NEFERTITI

L’Egitto va all’offensiva e, al termine di una conferenza sui beni culturali tenutasi al Cairo, richiede a vari paesi del mondo la restituzione di alcune delle sue più preziose opere d’arte. Particolarmente sotto pressione il British Museum di Londra, a cui l’Egitto ha chiesto la celebre stele di Rosetta, e il Neues Museum di Berlino dove è esposto il busto di Nefertiti. Il potentissimo presidente del Consiglio supremo egiziano per i beni archeologici, Zahi Hawass, ha concluso ieri la due giorni di convegno presentando una lista di richieste a vari paesi, dal Messico alla Cina, dalla Gran Bretagna alla Germania. Nel suo discorso Hawass ha riconosciuto che in base al diritto internazionale non vi sono le basi per ottenere le restituzioni ma ha sottolineato che la “questione strettamente legale” è secondaria. La cosa essenziale, ha invece affermato, è che “simboli e icone di tale importanza dovrebbero essere ospitate nella loro madre patria”. Dal canto suo, scrive oggi il Telegraph, il British Museum al momento non ha ricevuto alcuna richiesta ufficiale dal governo egiziano. Una portavoce ha sottolineato che il consiglio di amministrazione “prenderà in considerazione la cosa se questa verrà formalizzata”. La convenzione internazionale sui beni culturali e il patrimonio artistico, che prevede anche il divieto del saccheggio delle opere d’arte del 1954, non ha valore retroattivo.