LE OASI DEL SAHARA EGIZIANO

Un bellissimo articolo che descrive le meravigliose oasi del deserto egiziano. Pubblicato da Michele su: http://viaggievita.blogspot.com/2011/01/egitto-le-leggende-del-deserto-bianco.html

Eserciti scomparsi tra le tempeste, cimiteri di cetacei immersi nelle sabbie, oasi fortificate, città intitolate al dio coccodrillo. Da Siwa a Kharga, alla scoperta del Sahara egiziano. Tra sculture di gesso e antiche pietre color giada

Candido. Come nessuno immagina il Sahara. Il suo fascino sta tutto qui. Nell’apparire all’improvviso, dopo infiniti banchi di sabbia color ocra e nere rocce vulcaniche. Un miracolo geologico fatto di pilastri calcarei e monoliti gessosi che, grazie al lavorìo del vento, prende forme di uomini, animali, funghi, fiori.

Una spettacolare immagine del Deserto Bianco

Difficile descrivere il Deserto Bianco, immensa fetta di Sahara egiziano che si estende tra le oasi di Bahariya e Farafra, fino a lambire Siwa a nord e il territorio libico a ovest, collegando le brulle lande del Deserto Occidentale con il Grande Mare di Sabbia. Le sue dune sono interrotte da placche bianchissime formatesi dopo il ritiro di laghi e di paludi che, fino a 5mila anni fa, bagnavano questa regione. Sì perché qui c’era la savana, si cacciavano le gazzelle e vivevano i leoni. Oggi la sabbia copre una civiltà primordiale scivolata nell’oblio attraverso i secoli. E nelle valli, in passato letto di enormi fiumi, il terreno è disseminato ora da miliardi di pietre scavate dal vento e da conchiglie fossili.

Il Monte dei Morti all'oasi di Siwa

Ma il Deserto Bianco nasconde molte altre storie. Come non ricordare l’epopea delle spedizioni del passato: le fatiche di esploratori come Gerhard Rohlfs, salvato nel 1874 da due giorni di pioggia mentre cercava di raggiungere Siwa, e del conte ungherese László Ede Almásy, il Paziente inglese cinematografico che, dal 1929 al 1941, scorrazzò tra queste dune. Entrambi alla ricerca, sempre vana, dell’oasi scomparsa di Zarzora. Da qui ha preso le mosse la civiltà egizia, fiorita poi lungo le rive del Nilo. E da qui è passato Alessandro il Grande, dopo aver conquistato l’Egitto (331 a.C.) e fondato Alessandria. La sua meta era Siwa, dove consultò l’oracolo di Amon, il Dio della Vita: gli disse che egli era figlio di Zeus e che avrebbe dominato il mondo. Dopo di lui arrivò la regina Cleopatra. Forse veniva da Tebe, e chissà se il suo Antonio la aspettava proprio a Siwa, quando l’oasi era ricca e potente. Già inclusa nel regno di Ramesse III (1184-1153 a.C.) fu per secoli capoluogo del deserto, un’ultima frontiera faraonica.

SIWA Piscina di Cleopatra

Oggi, assediata dal Grande Mare di Sabbia, mostra l’ombra dei fasti del passato. Costruita in una depressione 12 metri sotto il livello del mare, si allunga per 80 chilometri e conta 300 sorgenti sotterranee. L’acqua, linfa vitale dell’oasi, scorre lungo una rete di canali che irrigano più di 300 mila palme da dattero e 70 mila ulivi. Da vedere nell’oasi, il qasr del XIII secolo, ancora abitato, ma ormai un cumulo di macerie rosse, il Monte dei Morti, con numerose tombe faraoniche della XXVI dinastia, i resti del Tempio di Amon, edificato tra il 663 e il 525 a.C., e la Piscina di Cleopatra, sorgente citata da Erodoto, dove nuotò la regina egiziana. Osate pure un bagno: l’acqua è limpidissima e il fondo è verde smeraldo.

TRA LE OASI DEL DESERTO OCCIDENTALE

Una delle mummie della valle delle mummie d'oro

L’intero Deserto Occidentale è caratterizzato da enormi depressioni, fondi di antichi mari che, intercettando vene superficiali d’acqua, hanno reso possibile, in uno dei deserti più inospitali del mondo, sia la presenza umana sia la coltivazione e l’allevamento, dando vita a una serie di oasi: oltre a Siwa, El Fayoum, Bahariya, Farafra, Dakhla e Kharga, snodi fondamentali del commercio transahariano. Immerse in panorami mozzafiato e ricche di monumenti storici, sono facilmente raggiungibili e ben collegate tra di loro. Come Bahariya, dove, nel 1996, un distratto custode sprofondò nel terreno di un cantiere alla periferia dell’oasi. Certo, non pensava di aver scoperto una delle più grandi necropoli egizie mai ritrovate, ribattezzata poi Valle delle Mummie d’Oro: all’inizio si parlò di 105 mummie, poi di 250. Oggi si contano 10mila sepolture, ricche di ornamenti di nobili e dignitari vissuti tra il IV e il I secolo a.C. Qui si visitano il museo, con alcune mummie dorate del periodo greco-romano, mentre nella necropoli di Ayn Al Muftillah si vedono tombe di notevoli proporzioni, con sale a pilastri o a colonne e con decorazioni raffiguranti scene religiose, divinità e il re Amasis.

Oasi di Farafra

L’oasi di Farafra racconta invece una storia fatta di scambi e incontri. Nelle vene dei suoi abitanti scorre infatti sangue libico, o meglio, dei Senussi della Cirenaica. Qui, le donne non portano il velo e guardano in faccia lo straniero. Qui, non c’è archeologia, ma solo semplici abitazioni i cui muri sono abbelliti da variopinti disegni che ricordano l’hajj, il pellegrinaggio a La Mecca: rappresentazioni naïf di navi e aerei, e poi ancora falchi, uccelli, gazzelle, cavalli.

Il tempio Deir al-Hagar (clicca x ingrandire)

Dakhla, ricchissima d’acqua (vanta ben 520 sorgenti), si allunga per decine di chilometri a ridosso di una montagna rosa-ocra che chiude l’orizzonte come una quinta teatrale. I verdi campi coltivati a riso sembrano uno sberleffo alle sabbie gialle che li assediano. E, proprio su una collina lungo questo confine, si erge il Deir al-Hagar, tempio romano del I secolo d.C., che conserva preziosi altorilievi raffiguranti le principali divinità egizie. A due passi, il qasr, antico abitato aggrappato alle pendici di una montagna, che appare come una cartolina uscita intatta dalla storia. Le case, a quattro o cinque piani, sono in mattoni di fango scuro, hanno facciate ornate da disegni geometrici e stipiti realizzati con travi finemente intagliate.

Mausoleo di Pasha Hindi (clicca)

Puntando verso oriente si arriva a Bashindi, antico villaggio che la tradizione vuole simile a quelli di epoca faraonica. Qui si trovano invece solo muri intonacati e levigati, linee curve, scale sinuose, porte e finestre che preferiscono il concetto di ovale e rotondo. Dominano i colori pastello, che sembrano stemperarsi nel deserto e nella grande duna che avanza minacciosa alle porte settentrionali del villaggio. Non lontano, si erge il mausoleo del Pasha Hindi. La cupola è islamica, ma l’impianto sottostante è di epoca romana. Tutt’intorno, mezzo ricoperte dalla sabbia, resistono altre otto tombe romane. I sarcofagi sono stati profanati nel corso dei secoli e rimangono spalancati, come occhi vuoti che guardano il cielo. Da un vicolo si accede alla tomba litica di Kitines, riccamente decorata con motivi risalenti al II secolo. E proprio lì, dove ora si distinguono le sagome delle divinità egizie, c’erano i giacigli dei soldati senussi: combattevano contro l’esercito fascista di Rodolfo Graziani, che aveva invaso la loro terra e giustiziato il loro re, Omar al-Mukhtar. Erano fuggiti dai fucili italiani nella libica Kufra attraversando per 680 chilometri il Grande Mare di Sabbia e solo in 300, grazie all’aiuto inglese, arrivarono vivi a Dakhla. Morirono a centinaia. E anche le loro ossa sono ormai sotto la sabbia come quelle dei fanti di Cambise, scomparsi 2500 anni fa, anelli della storia di questo deserto.

Avvicinandosi al Nilo si arriva all’oasi di Kharga. Luxor è a due ore di strada. Capoluogo della regione chiamata El Wadi El Jedid, la città è al centro di un articolato piano di sviluppo economico che punta a decongestionare la sovrappopolata valle del Nilo. Anche se l’antica seduzione è andata persa, rimangono alcuni siti archeologici significativi: il tempio di Hibis del VI secolo a.C., la necropoli cristiano-copta di El Bagawat, un complesso di tombe eretto tra il IV e il VI secolo d.C., con i resti di circa 260 cappelle funerarie dalle cupole affrescate. E se ancora non siete sazi, dirigetevi verso sud in direzione di El Deir, uno dei forti romani meglio conservati della zona. La fortezza quadrata, con un lato di 73 metri, mostra mura altre quattro metri semisepolte dalla sabbia, possenti torri erose dal vento, il pozzo che serviva per l’approvvigionamento dell’acqua, i ricoveri costruiti dai soldati inglesi durante la Grande Guerra. E, forse, tutt’intorno, scorgerete cocci di anfore e di vasi, ombre di quelle carovane di cammelli che passavano di qui fin dai tempi di Diocleziano: è come sfogliare un album di foto dimenticate, che la sabbia ripropone dopo averle inghiottite per chissà quanto tempo.

LE BALENE FOSSILI DI WADI HEITAN
Ancora poco conosciuta, e frequentata, è la zona della depressione di El Fayoum, dove un braccio del Nilo alimenta il lago Birket Qarun, che, visto da lontano, sembra un mare in mezzo al deserto. Gli strati di roccia dal colori psichedelici e dalle forme curiose hanno restituito importanti fossili marini e terresti risalenti a 30-40 milioni di anni fa: siamo nel Jebel Qatrani, considerato oggi il maggiore giacimento di fossili al mondo. Qui si trovano montagne di conchiglie, una riserva che protegge una foresta pietrificata con alberi alti fino a 20 metri, una strada romana lastricata con frammenti di tronchi fossili. Per il suo clima mite, l’oasi di El Fayoum fu utilizzata come territorio di caccia reale già nell’Antico Regno, poi i faraoni della XII dinastia vi trasferirono la loro capitale, Krokodilopolis. Innumerevoli i resti di epoca egizia: da non perdere il tempio-fortezza di Qasr es-Sagha, dell’Antico Regno, dedicato al dio coccodrillo Sobek, e la città fortificata tolemaica di Dimeh, racchiusa entro mura alte 9 metri. Ma il vero pezzo forte si chiama Wadi Heitan, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. In pieno deserto, è il più ricco e importante giacimento al mondo di balene e cetacei fossili, vecchio di 40 milioni di anni, epoca in cui le balene passarono da mammiferi terrestri a marini. Costeggiando poi per un tratto Ghurd Abu Muharrik, una catena di dune lunga 500 chilometri, si raggiunge Djara Cave, una delle rarissime grotte carsiche sahariane, adorna di enormi concrezioni alabastrine e di incisioni preistoriche.

Particolare della grotta dei nuotatori

Particolare della grotta Foggini

LA CAPPELLA SISTINA DEL SAHARA
Infine, il deserto importante, quello riservato a quanti amano il Sahara più lontano. Un luogo perduto nel Sud egiziano, talmente poco esplorato che, fino a pochi anni fa, non era nemmeno segnato sulle carte e che, oggi, si raggiunge solo con una spedizione perfettamente organizzata di almeno due settimane. Si va dai rilievi del Gilf Kebir, con le ripide pareti di roccia nera a fare da grandioso sbarramento alle dune, alla montagna del Jebel Uwainat, dal Baz Krater, depressione scavata dalla caduta di un meteorite, dove si trovano molti manufatti preistorici– amigdale, punteruoli, coltelli, seghetti, freccette, asce, pestelli –, fino alle grotte: quella dei Nuotatori e la Foggini, vera Cappella Sistina del deserto, in cui l’arte rupestre si mostra in tutte le sue ere, dove si muovono danzatori, suonatori, cacciatori, tuffatori, gazzelle, giraffe, misteriosi animali acefali e un’insolita quantità d’impronte di mani e di piedi. Per finire, un altro miraggio, verde questa volta: la Silica Glass, una valle tempestata di pietre color giada, dall’origine misteriosa.

Particolare della Grotta Foggini

La pietra denominata Silica Glass

VIAGGIO NELLE OASI DELL’EGITTO CON ARCHEOLOGIA VIVA

La rivista ARCHEOLOGIA VIVA organizza dal 28 gennaio al 6 febbraio
un bellissimo tour nelle principali oasi egiziane

dal sito di ARCHEOLOGIA VIVA: I viaggi di Archeologia Viva sono riservati a un pubblico appassionato e deciso a vivere intense giornate di scoperta…

Itinerari selezionati
La programmazione dei Viaggi di Archeologia Viva è particolarmente curata sul piano della completezza e dell’approfondimento dei luoghi archeologici
Assistenza scientifica
A ogni viaggio di Archeologia Viva partecipa uno studioso italiano che tiene un ciclo di lezioni sulle tematiche storico-archeologiche del tour

Gli assistenti culturali dei Viaggi di Archeologia Viva sono:

Emanuela Borgia dottore di ricerca in Archeologia orientale, ricercatore presso l’Università di Roma “La Sapienza”
Veronica Iacomi dottore di ricerca in Archeologia orientale all’Università di Roma “La Sapienza”
Barbara Maurina archeologa del Museo Civico di Rovereto dottore di ricerca in Culture delle province romane
Massimiliano Nuzzolo dottore di ricerca in Archeologia del vicino oriente antico all’Università di Napoli “L’Orientale”


EGITTO – Le Oasi     Dal 28 gennaio al 6 febbraio 2011


../files/viaggi/egitto_oasi.jpg

programma di viaggio


1° giorno
ROMA – IL CAIRO
Partenza con volo di linea per il Cairo. Sistemazione in albergo.


2° giorno
VERSO IL FAYUM

In fuoristrada partenza per l’oasi del Fayum e visita a Medinet Fayum, l’antica Crocodrilopolis dove era venerato il dio Sobek.
Proseguimento per la visita del sito di Karanis, fondato da Tolomeo II.
Pernottamento al Fayum.


3° giorno
WADI HEITAN – BAHARIYA

Partenza verso l’oasi di Bahariya lungo il Wadi Heitan, la “valle delle balene”, dove sono stati ritrovati quasi 400 scheletri di Basilosauro.
Prima di Bahariyah visita di Gebel Dist: cimitero dei dinosauri.
All’arrivo breve passeggiata alla scoperta dell’oasi, che si trova in una depressione di circa 2000 km quadrati.
Pernottamento in hotel.


4° giorno
BAHARIYA
Giornata dedicata alla visita dei siti archeologici dell’oasi, tra i quali la collina di Qarat Qasr Selim con le tombe di Bannentiu e di Djed-Amon-ef-ankh (26ma dinastia), Ain El Muftella dove si trova la grande cappella del re Amasis (XXVI dinastia; 569-526 a.C.), il tempio di Qasr el-Migysbah, dedicato ad Alessandro Magno, l’unico in tutte le oasi, ed al Museo dove si trovano alcune delle “mummie dorate”, una delle più recenti e importanti scoperte archeologiche in Egitto. Trovate casualmente da un asino inciampato in una buca, sono esposte nel museo locale solo alcune delle moltissime mummie rinvenute. Ricoperte di bende e cartonnage dorato e dipinto rappresentano una straordinaria fusione di elementi artistici egizi e dettagli stilistici romani.
Pernottamento in hotel.


5° giorno
DESERTO BIANCO
Partenza per il Deserto Bianco, un paesaggio unico e surreale di formazioni rocciose, che si sono formate con l’erosione del vento e la scomparsa delle acque interne, e che assume diverse colorazioni a seconda dell’inclinazione dei raggi solari. Questi calcari, formati da resti di microrganismi e alghe unicellulari, si depositarono quando il mare ricopriva questa zona nel Cretaceo, osservando le rocce si possono trovare facilmente fossili di conchiglie e di ricci di mare.


6° giorno
FARAFRA – DAKHLA
Partenza attraverso questa spettacolare zona di deserto fino a giungere all’oasi di Farafra. Conosciuta ai tempi dei Faraoni come la Terra della Mucca, l’oasi è la più isolata fra quelle egiziane. La parte più vecchia del villaggio, adagiato sui resti dell’antico sito di Qasr Farafra, è vicina ad un palmeto.
Breve visita e proseguimento per Dakhla. Pernottamento in albergo.


7° giorno
DAKHLA – KHARGA
Visita dell’oasi di Dakhla: sito di Deir el Hagar con il tempio di Amon e Amonet, El Qasr per visitare l’antico centro, Qila el Dabba con le “tombe dei governatori”, la tomba litica di Kitines.
Proseguimento per l’oasi di Kharga.
Pernottamento in albergo.


8° giorno
KHARGA
L’oasi di Kharga è la più importante del deserto occidentale per le sue notevoli dimensioni, abitata da oltre 60.000 persone. In questa oasi sono visibili numerosi resti storici, come il Tempio di Hibis, uno dei rari esempi di epoca persiana, con immagini di Dario I che rende omaggio alle divinità egizie. Presso il tempio si trova la necropoli di Bagawat con le sue 263 cappelle in stile copto, di cui alcune decorate.
Visita anche a Qasr el Gueita.


9° giorno
KHARGA – LUXOR
Partenza verso Luxor, con sosta alla piccola oasi di Baris, un tempo importante centro carovaniero sulla “pista dei 40 giorni”, e al sito di Dush, insediamento tolemaico-romano di Kysis, dove si trovano una fortezza romana, due templi e una necropoli del IV sec. d.C.
Arrivo a Luxor.


10° giorno
LUXOR – IL CAIRO – ROMA
Trasferimento in aeroporto e partenza per il Cairo. Transito e proseguimento per Roma.


QUOTE INDIVIDUALI DI PARTECIPAZIONE

da Roma in camera doppia: € 1.980

  • Supplemento partenza da altri aeroporti:
    centro-nord Italia € 60; sud Italia € 90
  • Supplemento singola: € 300
  • Spese apertura pratica: € 40
  • Mance (da versare all’accompagnatore): € 50

LA QUOTA COMPRENDE

  • Passaggio aereo con voli di linea in cl. turistica
  • sistemazione in camera doppia in hotel di categoria 5 stelle a Cairo, Kharga e Luxor, migliori esistenti al Fayoum, Bahariya e Dakhla e 1 notte in campo tendato (tende con servizi privati) nel Deserto Bianco
  • trattamento di pensione completa dalla prima colazione del secondo giorno alla prima colazione del decimo giorno (alcuni pranzi possono essere al sacco)
  • trasferimenti in veicolo privato, pullman o land cruiser 4×4
  • presenza di un archeologo
  • visite ed escursioni
  • assistenza di accompagnatore-guida egittologo in loco
  • lezioni e incontri con l’archeologo durante il viaggio
  • entrate ai musei e luoghi archeologici come da programma
  • visto d’ingresso in Egitto e permessi per il deserto
  • assicurazione medico-bagaglio-annullamento
  • set da viaggio

La quota non comprende
Tasse aeroportuali italiane e egiziane da quantificare all’emissione del biglietto, mance, bevande, extra di carattere personale, quanto non specificato in programma.

Partecipanti: minimo 15 persone

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI
in esclusiva presso le agenzie MIP

programma di viaggio


1° giorno
ROMA – IL CAIRO
Partenza con volo di linea per il Cairo. Sistemazione in albergo.


2° giorno
VERSO IL FAYUM

In fuoristrada partenza per l’oasi del Fayum e visita a Medinet Fayum, l’antica Crocodrilopolis dove era venerato il dio Sobek.
Proseguimento per la visita del sito di Karanis, fondato da Tolomeo II.
Pernottamento al Fayum.


3° giorno
WADI HEITAN – BAHARIYA

Partenza verso l’oasi di Bahariya lungo il Wadi Heitan, la “valle delle balene”, dove sono stati ritrovati quasi 400 scheletri di Basilosauro.
Prima di Bahariyah visita di Gebel Dist: cimitero dei dinosauri.
All’arrivo breve passeggiata alla scoperta dell’oasi, che si trova in una depressione di circa 2000 km quadrati.
Pernottamento in hotel.


4° giorno
BAHARIYA
Giornata dedicata alla visita dei siti archeologici dell’oasi, tra i quali la collina di Qarat Qasr Selim con le tombe di Bannentiu e di Djed-Amon-ef-ankh (26ma dinastia), Ain El Muftella dove si trova la grande cappella del re Amasis (XXVI dinastia; 569-526 a.C.), il tempio di Qasr el-Migysbah, dedicato ad Alessandro Magno, l’unico in tutte le oasi, ed al Museo dove si trovano alcune delle “mummie dorate”, una delle più recenti e importanti scoperte archeologiche in Egitto. Trovate casualmente da un asino inciampato in una buca, sono esposte nel museo locale solo alcune delle moltissime mummie rinvenute. Ricoperte di bende e cartonnage dorato e dipinto rappresentano una straordinaria fusione di elementi artistici egizi e dettagli stilistici romani.
Pernottamento in hotel.


5° giorno
DESERTO BIANCO
Partenza per il Deserto Bianco, un paesaggio unico e surreale di formazioni rocciose, che si sono formate con l’erosione del vento e la scomparsa delle acque interne, e che assume diverse colorazioni a seconda dell’inclinazione dei raggi solari. Questi calcari, formati da resti di microrganismi e alghe unicellulari, si depositarono quando il mare ricopriva questa zona nel Cretaceo, osservando le rocce si possono trovare facilmente fossili di conchiglie e di ricci di mare.


6° giorno
FARAFRA – DAKHLA
Partenza attraverso questa spettacolare zona di deserto fino a giungere all’oasi di Farafra. Conosciuta ai tempi dei Faraoni come la Terra della Mucca, l’oasi è la più isolata fra quelle egiziane. La parte più vecchia del villaggio, adagiato sui resti dell’antico sito di Qasr Farafra, è vicina ad un palmeto.
Breve visita e proseguimento per Dakhla. Pernottamento in albergo.


7° giorno
DAKHLA – KHARGA
Visita dell’oasi di Dakhla: sito di Deir el Hagar con il tempio di Amon e Amonet, El Qasr per visitare l’antico centro, Qila el Dabba con le “tombe dei governatori”, la tomba litica di Kitines.
Proseguimento per l’oasi di Kharga.
Pernottamento in albergo.


8° giorno
KHARGA
L’oasi di Kharga è la più importante del deserto occidentale per le sue notevoli dimensioni, abitata da oltre 60.000 persone. In questa oasi sono visibili numerosi resti storici, come il Tempio di Hibis, uno dei rari esempi di epoca persiana, con immagini di Dario I che rende omaggio alle divinità egizie. Presso il tempio si trova la necropoli di Bagawat con le sue 263 cappelle in stile copto, di cui alcune decorate.
Visita anche a Qasr el Gueita.


9° giorno
KHARGA – LUXOR
Partenza verso Luxor, con sosta alla piccola oasi di Baris, un tempo importante centro carovaniero sulla “pista dei 40 giorni”, e al sito di Dush, insediamento tolemaico-romano di Kysis, dove si trovano una fortezza romana, due templi e una necropoli del IV sec. d.C.
Arrivo a Luxor.


10° giorno
LUXOR – IL CAIRO – ROMA
Trasferimento in aeroporto e partenza per il Cairo. Transito e proseguimento per Roma.


QUOTE INDIVIDUALI DI PARTECIPAZIONE

da Roma in camera doppia: € 1.980

  • Supplemento partenza da altri aeroporti:
    centro-nord Italia € 60; sud Italia € 90
  • Supplemento singola: € 300
  • Spese apertura pratica: € 40
  • Mance (da versare all’accompagnatore): € 50

LA QUOTA COMPRENDE

  • Passaggio aereo con voli di linea in cl. turistica
  • sistemazione in camera doppia in hotel di categoria 5 stelle a Cairo, Kharga e Luxor, migliori esistenti al Fayoum, Bahariya e Dakhla e 1 notte in campo tendato (tende con servizi privati) nel Deserto Bianco
  • trattamento di pensione completa dalla prima colazione del secondo giorno alla prima colazione del decimo giorno (alcuni pranzi possono essere al sacco)
  • trasferimenti in veicolo privato, pullman o land cruiser 4×4
  • presenza di un archeologo
  • visite ed escursioni
  • assistenza di accompagnatore-guida egittologo in loco
  • lezioni e incontri con l’archeologo durante il viaggio
  • entrate ai musei e luoghi archeologici come da programma
  • visto d’ingresso in Egitto e permessi per il deserto
  • assicurazione medico-bagaglio-annullamento
  • set da viaggio

La quota non comprende
Tasse aeroportuali italiane e egiziane da quantificare all’emissione del biglietto, mance, bevande, extra di carattere personale, quanto non specificato in programma.

Partecipanti: minimo 15 persone

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI
in esclusiva presso le agenzie MIP

RAS SITAN E ABU GALLUM: PER ESPLORATORI E NOSTALGICI!

Sinai, terra sacra di storie e legende. Negli ultimi decenni si è sempre più elevata a meta di un turismo irresponsabile: luoghi paradisiaci com’erano Sharm El Sheikh e Dahab, si sono trasformate in succursali del mondo occidentale.

Questa colonizzazione, però, non ha ancora raggiunto posti come Ras Shitan e Abu Gallum, situati tra Taba e Noweba sulla costa orientale del Sinai, di fronte alla Giordania. Avevo sentito molto parlare del Sinai in passato, ma nessun racconto ha mai fatto giustizia a questi posti sul Mar Rosso, ancora incontaminati dall’uomo e dalla sua sete di profitto, che offrono paesaggi mozzafiato di sublime bellezza, la cui quiete è difficile da immaginare.

Ras Shitan, in arabo significa “testa del diavolo”. E’ abitato principalmente da popolazioni beduine originariamente nomadi, ma ormai stanziate. Per raggiungere Ras Shitan e poi Abu Gallum occorrono circa sei ore in auto: partendo dal Cairo, passando per il canale di Suez fino a Taba, per poi discendere sulla costa. Il viaggio in pullman richiede invece circa otto ore.

Non esistono alberghi, bar o ristoranti se non un paio: le strutture che ospitano i turisti sono capanne costruite con palme e legno, arredate e adornate con tappeti e cuscini in stile orientale. E’ uno dei pochi luoghi che permette l’alloggio condiviso tra uomini e donne anche non sposati. Nei paesi arabi, infatti, dove la legge vigente è quella islamica, spesso non è possibile occupare la stessa stanza senza contratto di matrimonio. Alcune eccezioni sono possibili se entrambi i viaggiatori sono stranieri.

La gestione di questi luoghi è quasi totalmente nelle mani dei beduini, i quali costruiscono i camping, cucinano cibo tipico della zona, squisito e a poco prezzo e provvedono a qualunque servizio il visitatore richiede: dalle passeggiate con cammelli, o cavalli, alla fornitura di droghe leggere.

Aspetto molto interessante di quest’area, che colpisce particolarmente, è la presenza di individui di etnia araba e israeliana: sebbene sia sancito un accordo di pace tra Israele ed Egitto, né gli israeliani hanno vita facile durante i loro soggiorni nel paese delle piramidi, né gli egiziani hanno valide ragioni per andare nel paese di David.

In forza della “Legge di Emergenza” potrebbero essere prelevati dalla polizia per indagini in qualunque momento, causa “sospetti di complotto contro il governo”. A Ras Shitan, invece, i giovani provenienti dai due paesi convivono pacificamente negli stessi camping senza alcun tipo di problema.

Il clima è caldo e secco durante tutto dell’anno. Per questo è meglio scoprire la regione nelle mezze stagioni: d’estate la temperatura arriva facilmente a 50 gradi, e questo rende il soggiorno pericoloso per chi non fosse abituato a climi così caldi. In inverno c’è una grande escursione termica: di giorno, nonostante la mite temperatura, l’acqua del mare rimane molto fredda.

Se Ras Shitan è raggiungibile in auto o in pullman, più difficile è invece arrivare ad Abu Gallum, situato poco sotto in direzione Noweba. Per entrare ad Abou Gallum occorre una jeep. Il viaggio si snoda per due ore nella sabbia: sconsigliato a chi non sia esperto a orientarsi tra dune identiche.

Altra opzione è arrivare alla Laguna Blu, vicino Noweba e da lì noleggiare un cammello col quale, dopo circa un’ora, si arriva a destinazione. Quest’ultima scelta, meno agevole, si rivela mezzo un po’ più doloroso di un’autovettura ma è una modalità più sicura, in quanto i cammelli sono condotti da beduini che conoscono il deserto come i palmi delle loro mani. Sebbene arrivare in questi posti sembri oltremodo faticoso, chiunque ci sia stato può confermare che ne vale assolutamente la pena.

Ad Abu Gallum l’energia elettrica è disponibile solo per il minimo indispensabile: la notte si fa luce solamente con candele fornite dai gestori beduini del camping. Anche se ogni capanna è costruita di materiali naturali come palme e legna. Una notte ad Abu Gallum è un’esperienza unica e suggestiva, ma per chi è abituato ai confort del terzo millennio potrebbe trasformarsi in un’avventura difficile ed emotivamente frustrante.

E’ sensazione recente e diffusa che anche questi posti stiano purtroppo per essere “scoperti dall’uomo”: ed esiste quindi il rischio che vengano trasformati in altre oasi di solo divertimento. Purtroppo l’espansione industriale e la globalizzazione di questi paradisi terrestri sono pressocché inarrestabili.

Pertanto, se hai voglia di vedere l’Egitto non turisticizzato, se sei un nostalgico della Sharm di vent’anni fa, se passi le tue giornate a dire che era meglio quando si stava peggio….. alzati e cammina! Ras Sitan e Abu Gallum ti aspettano!

Testo modificato e riadattato e foto di Laura Zunica