CHIUDE LA TOMBA DI TUTHANKAMON

Zadi Hawass nella tomba di Tuthankamon

Il segretario generale del consiglio supremo delle antichità egiziane Zahi Hawass ha annunciato che la tomba di Tutankhamon, nella Valle dei Templi di Luxor, sarà presto chiusa ai visitatori per evitare che questi la distruggano. La misura sarà applicata anche ad altre due celebri tombe di Luxor, quelle di Seti I di Nefertari, padre e moglie di Ramses II, che regnò dal 1314 al 1304 a.C.

Hawass ha spiegato che altrimenti «queste tombe sarebbero totalmente distrutte nel giro di 200 anni». Secondo l’egittologo Basaam el Shamaa «l’umidità causata dalla respirazione e dal sudore dei turisti» – in agosto le temperature superano i 50 gradi – «danneggiano le tombe».

Gli egiziani prevedono di realizzare a breve una «valle delle riproduzioni». Esperti sono già al lavoro con i laser per preparare immagini e copie esatte di interni, decorazioni e dipinti, delle tre tombe, che saranno ricostituite nei dintorni per i turisti. Le tombe originali potranno essere ancora visitate da pochissimi privilegiati, specialisti di egittologia, che però, avverte Hawass, pagheranno «biglietti d’ingresso carissimi». Scoperta nel 1922 dall’archeologo britannico Howard Carter, la tomba di Tutankhamon è ritenuta quella meglio conservata. È una delle principali attrazioni turistiche del paese. Ma, spiega Hawass, ora «è più importante proteggere la storia che il turismo».

LE ULTIME SCOPERTE SUL FARAONE TUT

Un bellissimo e lucidissimo articolo di Zahi Hawass per il National Geografic. La storia del leggendario faraone Tutankhamon attraverso le testimonianze della scienza, i resoconti delle TAC e delle analisi del DNA svela, una volta per tutte, la vera storia di uno dei faraoni meno amati in vita e probabilmente per questo motivo arrivato intatto fino a noi. Tut ha veramente raggiunto l’immortalità diventando il faraone più conosciuto e studiato dell’intera storia

di Zahi Hawass

Le mummie ci turbano e ci affascinano. Ricche di segreti e magia, un tempo erano persone che vivevano e amavano, proprio come noi. Credo che dovremmo rendere onore a questi antichi defunti e lasciarli riposare in pace.

Tuttavia, alcuni segreti riguardanti i faraoni  possono essere svelati solo studiandone le mummie. Nel 2005, grazie a una serie di TAC della mummia di Tutankhamon siamo riusciti a dimostrare che il sovrano egizio non morì per un colpo alla testa come credevano in molti. Dai nostri esami è emerso che la parte posteriore del suo cranio era stata forata durante il processo di mummificazione; lo studio dimostra inoltre che Tutankhamon morì ad appena 19 anni, forse poco dopo aver subito la frattura della gamba sinistra.
Il personaggio è circondato da misteri che neppure una TAC può risolvere. Ma ora siamo in grado di fare straordinarie rivelazioni sulla sua vita, la sua nascita e la sua morte.

Per me la storia di Tutankhamon (oggi chiamato anche “Tut”) è come un dramma di cui si sta ancora scrivendo il finale. Il primo atto ha inizio intorno al 1390 a.C., varie decine d’anni prima della sua nascita, quando sale al trono d’Egitto il grande faraone Amenhotep III. Questo sovrano della XVIII dinastia, il cui impero si estende per 1.900 chilometri, dall’Eufrate, a nord, alla Quarta Cataratta del Nilo, a sud, vanta ricchezze inimmaginabili. Al fianco della potente regina Tiye, Amenhotep III regna per 37 anni onorando le divinità dei suoi avi, primo fra tutti Amon, mentre il popolo prospera e le casse del regno si riempiono grazie ai possedimenti oltreconfine.

I resti mummificati del sovrano erano custoditi in questo sarcofago d’oro massiccio di circa 110 chili. (Clicca per ingrandire)

Se il primo atto parla di tradizione e stabilità, nel secondo si racconta una rivoluzione. Alla morte di Amenhotep III gli succede il suo secondogenito, Amenhotep IV, personaggio singolare e sognatore, che abbandona il culto di Amon e delle altre divinità del pantheon ufficiale per abbracciare quello di un dio unico: l’Aton, ovvero il disco solare. Nel quinto anno del suo regno il sovrano ha già cambiato nome ed è diventato Akhenaton, “colui che è utile all’Aton”. Si erge a dio vivente e lascia Tebe, la capitale religiosa della tradizione, per andare a costruire una grande città di culto 290 chilometri più a nord, in una località oggi chiamata Amarna. Qui vive con la sposa, la grande e bellissima Nefertiti, e con lei assolve il ruolo di sommo sacerdote dell’Aton, assistito dalle sei figlie dilette. La classe sacerdotale devota ad Amon viene privata di ogni potere e ricchezza e l’Aton regna supremo. L’arte di questo periodo è pervasa da un naturalismo nuovo e rivoluzionario: il faraone non si fa ritrarre con un volto idealizzato e un fisico giovane e muscoloso come i suoi predecessori, ma ha un aspetto stranamente effeminato, la pancetta e un viso lungo dalle labbra carnose.

La fine del regno di Akhenaton è avvolta nell’incertezza; è una scena recitata a sipario calato. Per un breve periodo il potere è in mano a uno o forse a due sovrani, che regnano insieme ad Akhenaton oppure dopo la sua morte, o entrambe le cose. Come molti altri egittologi, anch’io sono convinto che il primo di questi “re” sia Nefertiti. Il secondo è invece un personaggio misterioso chiamato Smenkhkara, di cui non si sa quasi nulla. Quel che si sa per certo invece è che quando si riapre il sipario al terzo atto, sul trono c’è un bambino di nove anni: Tutankhaton (“l’immagine vivente dell’Aton”). Nei primi due anni di regno, il sovrano e la sua sposa Ankhesenpaaton (figlia di Akhenaton e Nefertiti) lasciano Amarna e tornano a Tebe, dove riaprono i templi, ai quali restituiscono gloria e ricchezza. I reali consorti cambiano nome e diventano Tutankhamon e Ankhesenamon, ripudiano l’eresia di Akhenaton e rinnovano la propria fedeltà al culto di Amon.

SOPRA: L’archeologo egiziano Zahi Hawass (a destra), discute con due esperti di DNA dopo il prelievo di tessuto osseo da una delle mummie scoperte nella tomba KV35 della Valle dei Re.

E qui cala il sipario. Dieci anni dopo l’ascesa al trono, Tutankhamon è già defunto e non lascia eredi. Viene sepolto frettolosamente in una piccola tomba progettata in origine non per un sovrano, ma per un privato. E per reazione all’eresia di Akhenaton, i suoi successori riescono a cancellare dalla storia quasi ogni traccia dei sovrani di Amarna, Tutankhamon compreso.

Per ironia della sorte, questo tentativo di cancellare la sua memoria ha fatto sì che Tutankhamon arrivasse fino a noi. Meno di un secolo dopo la sua morte nessuno ricordava più dove fosse la sua tomba. Nascosta ai saccheggiatori dalle strutture costruite sopra, la tomba è rimasta praticamente intatta fino alla sua scoperta, nel 1922. All’interno sono stati ritrovati più di 5.000 manufatti. Ma finora i reperti archeologici non erano riusciti a fare luce sui rapporti familiari più intimi del giovane monarca. Chi erano i suoi genitori? Che fine fece la vedova Ankhesenamon? I due feti mummificati che sono stati rinvenuti nella tomba sono figli mai nati del re oppure simboli di purezza che dovevano accompagnarlo nell’aldilà?

Per rispondere a questi interrogativi abbiamo deciso di analizzare il DNA di Tutankhamon insieme a quello di altre dieci mummie sospettate di far parte della cerchia più ristretta dei suoi familiari. In passato sono stato contrario a condurre studi genetici sulle mummie reali; ritenevo che le probabilità di ottenere campioni utili evitando di contaminare i reperti con Dna moderno fossero troppo ridotte per giustificare la manipolazione di quei sacri resti. Ma nel 2008 vari genetisti mi hanno convinto che nel settore erano stati fatti progressi tali da lasciar sperare in risultati fruttuosi. Perciò abbiamo allestito due laboratori all’avanguardia per il sequenziamento del Dna, uno nei sotterranei del Museo Egizio del Cairo, l’altro presso la Facoltà di Medicina dell’Università del Cairo. Le ricerche sono state dirette da due studiosi egiziani: Yehia Gad e Somaia Ismail del Centro Nazionale di Ricerca egiziano. Abbiamo anche deciso di sottoporre tutte le mummie a tomografia computerizzata sotto la guida di Ashraf Selim e Sahar Saleem della suddetta Facoltà di Medicina. L’équipe si è avvalsa della consulenza di tre esperti internazionali: Carsten Pusch dell’Università Eberhard Karls di Tubinga, Albert Zink dell’Istituto per le Mummie e l’Iceman dell’Eurac di Bolzano, e Paul Gostner, dell’Ospedale Centrale di Bolzano.

SOPRA: Il corpo di Amenhotep III venne ritrovato nel 1898 nella tomba KV35, dov’era sepolto il nonno Amenhotep II, nascosto insieme a una decina e più di altri membri della famiglia reale.

Conoscevamo l’identità di quattro mummie: quella di Tutankhamon, ancora nella Valle dei Re, e quella delle tre mummie esposte al Museo Egizio: Amenhotep III, Yuya e Tuyu, genitori della regina Tiye consorte di Amenhotep III. Tra le mummie non identificate c’era quella di un maschio scoperto in una misteriosa tomba della Valle dei Re denominata KV55; a giudicare dalle testimonianze archeologiche e testuali sembrava molto probabile che fosse la mummia di Akhenaton o di Smenkhkara.

La ricerca della madre e della sposa di Tutankhamon si è concentrata su quattro mummie femminili non identificate. Due di queste, soprannominate “la Vecchia Signora” e “la Giovane Signora”, erano state scoperte nel 1898 in una camera laterale della tomba di Amenhotep II (KV35), sbendate e abbandonate sul pavimento; forse alcuni sacerdoti le avevano nascoste lì dopo la fine del Nuovo Regno, intorno al 1000 a.C. Le altre due mummie provenivano da una piccola tomba della Valle dei Re (KV21) che sembra risalire alla XVIII dinastia; tenevano entrambe il pugno sinistro sul petto, in una posa generalmente considerata caratteristica di una sovrana.

Infine, volevamo tentare di prelevare un campione di DNA dai feti rinvenuti nella tomba di Tutankhamon, impresa non facile date le cattive condizioni delle mummie. Ma se ci fossimo riusciti, forse avremmo trovato i pezzi mancanti di un puzzle che comprendeva cinque generazioni.

Per disporre di materiale analizzabile i genetisti hanno prelevato dei campioni di tessuto da vari punti di ogni mummia e sempre dalla parte più interna dell’osso, dov’era impossibile che il campione fosse stato contaminato dal Dna degli archeologi precedenti o dei sacerdoti egizi che si erano occupati della mummificazione. L’équipe è stata anche particolarmente attenta a evitare qualsiasi rischio di contaminazione da parte dei ricercatori. Una volta prelevati i campioni occorreva separare il DNA da sostanze come gli unguenti e le resine usati dai sacerdoti per conservare le salme. Dal momento che le sostanze impiegate per l’imbalsamazione erano diverse per ogni mummia, si è dovuto variare il procedimento necessario a purificarne il Dna. E in ogni caso c’era sempre il pericolo di danneggiare il delicatissimo materiale.

Lo studio si è incentrato proprio sulla mummia di Tutankhamon. Nel momento in cui fossimo riusciti a prelevare e isolare il suo DNA, l’avremmo immerso in una soluzione liquida trasparente per analizzarlo. Purtroppo siamo rimasti costernati vedendo che le prime soluzioni diventavano scure e torbide.

SOPRA: Fra i resti custoditi nella tomba KV35 c’era una mummia non identificata, nota fino a ieri come la Vecchia Signora. L’analisi del DNA ha accertato che questa mummia, che ancora conserva segni di una antica bellezza, era Tiye, sposa di Amenhotep III e figlia di Yuya e Tuyu, una coppia di coniugi non appartenenti alla famiglia reale, scoperti nel 1905 nella loro tomba intatta, la KV46.

Ci sono voluti sei mesi di lavoro intenso per capire come eliminare il contaminante (un prodotto per la mummificazione ancora ignoto) e ottenere un campione che si potesse amplificare e sequenziare. Una volta prelevato anche il DNA delle altre tre mummie maschili analizzate – Yuya, Amenhotep III e il misterioso KV55 – ci siamo messi all’opera per far luce sull’identità del padre di Tutankhamon. Le testimonianze archeologiche riguardanti questa questione cruciale erano ambigue. In varie iscrizioni risalenti all’epoca del suo regno, Tutankhamon parla di Amenhotep III definendolo suo padre; ma ciò non basta a sciogliere il dubbio, perché il termine usato ha anche il significato di “nonno” o “avo”. Inoltre, stando alla cronologia comunemente accettata, Amenhotep III morì circa dieci anni prima della nascita di Tutankhamon.

Molti studiosi ritengono invece che il padre fosse Akhenaton. Questa tesi è confortata dalle iscrizioni di un blocco spaccato di calcare rinvenuto vicino ad Amarna in cui sia Tutankhaton che Ankhesenpaaton vengono definiti figli amati del sovrano. Poiché sappiamo per certo che Ankhesenpaaton era figlia di Akhenaton, ne consegue che anche Tutankhaton (divenuto poi Tutankhamon) era suo figlio. Ma non tutti gli studiosi giudicano convincente questa testimonianza e alcuni hanno affermato che il padre di Tutankhamon fosse invece il misterioso Smenkhkara. Per parte mia avevo sempre sostenuto la teoria di Akhenaton; ma si trattava appunto di una semplice teoria.

Una volta isolato il DNA delle mummie è stato abbastanza facile confrontare i cromosomi Y di Amenhotep III, KV55 e Tutankhamon per vedere se fossero effettivamente legati da parentela (i cromosomi Y dei maschi imparentati fra di loro presentano lo stesso schema di Dna perché quella parte del genoma maschile si eredita direttamente dal padre). Per precisare i termini del rapporto, tuttavia, era necessaria un’analisi genetica più sofisticata. Sui cromosomi presenti nei nostri genomi vi sono alcune regioni specifiche in cui lo schema delle lettere del Dna (le A, le T, le G e le C che compongono il nostro codice genetico) varia moltissimo da una persona all’altra. Queste variazioni corrispondono a numeri diversi di sequenze delle stesse lettere ripetute. Per esempio, mentre una persona può avere una sequenza di lettere ripetuta dieci volte, un’altra persona, non imparentata con la prima, potrebbe avere la stessa sequenza ripetuta 15 volte, una terza persona 20 volte e così via. Per l’FBI la coincidenza di dieci di queste regioni assai variabili basta per concludere che il DNA rimasto sulla scena di un delitto può essere quello di un indiziato sottoposto al test.

Riunire i membri di una famiglia di 3.300 anni  fa richiede una procedura un po’ meno rigorosa rispetto ai parametri necessari per far luce su un delitto. Confrontando fra loro otto di queste regioni variabili la nostra équipe è riuscita a stabilire con una percentuale di probabilità superiore al 99,99 per cento che Amenhotep III era il padre dell’individuo sepolto nella tomba KV55, e che questo era a sua volta il padre di Tutankhamon.

SOPRA: Dalle analisi del DNA risulta che questa mummia, nota come la Giovane Signora, è sia sorella germana della mummia KV55 (probabilmente Akhenaton) sia la madre di suo figlio Tutankhamon (fra i reali d’Egitto i rapporti incestuosi non erano insoliti). La storia testimonia che Akhenaton sposò sia la famosa Nefertiti sia una donna di nome Kiya, ma di nessuna delle due era mai stato detto che fosse sorella del faraone. La Giovane Signora è probabilmente una delle cinque figlie note di Amenhotep III e Tiye.

A questo punto sapevamo dunque di avere il corpo del padre di Tutankhamon, ma non sapevamo ancora per certo chi fosse. I nostri sospetti si concentravano soprattutto su Akhenaton e Smenkhkara. La tomba KV55 ospitava infatti un deposito di materiale che si riteneva fosse stato preso da Tutankhamon ad Amarna, dove era stato sepolto Akhenaton (e forse Smenkhkara), e da lì portato a Tebe. Benché i cartigli (ovali contenenti i nomi del faraone) fossero stati cancellati dal sarcofago, questo recava alcuni epiteti associati esclusivamente ad Akhenaton. Ma non tutte le prove raccolte rimandavano a lui. La maggior parte delle analisi aveva stabilito che il corpo contenuto al suo interno era quello di un uomo di non più di 25 anni, cioè troppo giovane per poter essere Akhenaton, che sembra abbia procreato due figlie prima di inaugurare i suoi 17 anni di regno. Molti studiosi ipotizzavano che la mummia fosse piuttosto quella del misterioso faraone Smenkhkara.

Ora, però, si poteva chiamare un nuovo testimone per risolvere il mistero. La mummia della cosiddetta Vecchia Signora (KV35EL), con la sua chioma lunga e rossiccia che le cade sulle spalle, è bella anche nella morte. In passato era stata accertata la coincidenza morfologica fra un capello di questa chioma e una ciocca di capelli sepolta all’interno di un insieme di sarcofagi in miniatura scoperti nella tomba di Tutankhamon, sul quale era inciso il nome della regina Tiye, consorte di Amenhotep III e madre di Akhenaton.

Confrontando il Dna della Vecchia Signora con quello delle mummie di Yuya e Tuyu, i genitori noti di Tiye, abbiamo potuto confermare che la Vecchia Signora era proprio Tiye. Adesso Tiye poteva dimostrare se la mummia KV55 era o meno quella di suo figlio. Con nostra grande gioia, il confronto del Dna dei due ha attestato la loro parentela. Da nuove tomografie computerizzate della mummia KV55 è emersa anche una degenerazione della colonna vertebrale dovuta all’età e una osteoartrite alle ginocchia e alle gambe. A differenza di quanto si pensava in precedenza, l’uomo alla sua morte era più vicino ai 40 anni che ai 25. Risolta dunque la discrepanza sull’età abbiamo potuto concludere che KV55, mummia del figlio di Amenhotep III e di Tiye nonché padre di Tutankhamon, è quasi certamente Akhenaton (anche se sapendo così poco di lui non possiamo escludere del tutto che non si tratti invece di Smenkhkara).

Le nuove TAC delle mummie hanno anche smentito l’idea che la famiglia soffrisse di una malattia congenita come la sindrome di Marfan, che avrebbe potuto spiegare la lunghezza dei visi e l’aspetto femmineo delle raffigurazioni del periodo di Amarna. Non si sono riscontrate patologie del genere. I tratti di Akhenaton sembrerebbero piuttosto un riflesso stilistico della sua identificazione con l’Aton, che era una divinità sia maschile che femminile e dunque fonte di tutta la vita.

E che dire della madre di Tutankhamon? Con nostra sorpresa, il DNA della cosiddetta Giovane Signora (KV35YL), scoperta accanto a Tiye nella camera laterale di KV35, era correlato a quello del giovanissimo sovrano. Ancora più stupefacente è il fatto che grazie al suo DNA si è dimostrato che anche la Giovane Signora era figlia di Amenhotep III e di Tiye come Akhenaton. Quest’ultimo aveva dunque concepito un figlio con sua sorella. Il bambino sarebbe stato chiamato Tutankhamon.

SOPRA: Nella tomba del faraone sono stati scoperti anche un feto mummificato giunto almeno al settimo mese di gestazione (nella foto) e un altro feto più piccolo e gracile. Forse, in un caso o in entrambi, si trattava di una figlia del faraone.

Grazie a questa scoperta oggi sappiamo che è improbabile che Tutankhamon fosse figlio di una delle mogli conosciute di Akhenaton, cioè Nefertiti o una seconda consorte di nome Kiya: nulla prova che una delle due fosse sua sorella. Conosciamo i nomi di cinque figlie di Amenhotep III e Tiye, ma forse non sapremo mai quale delle sue sorelle diede un erede ad Akhenaton. Per me, tuttavia, più del nome è importante conoscere il rapporto che ebbe col fratello. Fra i reali dell’antico Egitto l’incesto non era una pratica insolita. Ma in questo caso ritengo che proprio l’incesto determinò la morte prematura di loro figlio.

I risultati dell’analisi del DNA da noi condotta, pubblicati a febbraio dal Journal of the American Medical Association, mi hanno convinto che la genetica può fornire uno strumento validissimo per migliorare la nostra comprensione della storia egizia, specie se accompagnata dagli studi radiologici delle mummie e dalle deduzioni a cui ci portano le testimonianze archeologiche.

Ciò risulta particolarmente evidente dal nostro tentativo di capire le cause della morte di Tutankhamon. Quando abbiamo avviato questo nuovo studio, Ashraf Selim e i suoi colleghi hanno scoperto nelle immagini tomografiche della mummia un dettaglio che era passato inosservato: Tutankhamon era affetto da equinismo del piede sinistro, a un dito del piede mancava un osso e le ossa di una parte del piede erano andate distrutte per necrosi. Tanto il piede equino quanto la malattia ossea gli impedirono senz’altro di camminare agevolmente. Alcuni studiosi avevano già rilevato che nella sua tomba erano stati rinvenuti 130 bastoni da passeggio integri o parziali, alcuni dei quali mostrano chiare tracce di usura.

C’è chi sostiene che questi bastoni fossero un comune simbolo di potere e che il danno al piede di Tutankhamon possa essersi prodotto durante la mummificazione. Ma l’analisi ha mostrato una ricrescita ossea per reazione alla necrosi, provando che la malattia si era manifestata mentre il faraone era in vita. E di tutti i faraoni solo Tutankhamon viene raffigurato seduto mentre esegue attività come scoccare una freccia con l’arco o scagliare un bastone da lancio. Questo non è un sovrano che tiene in mano un bastone solo in quanto simbolo di potere: è un giovane che aveva bisogno di un bastone per camminare.

Tutankhamon era afflitto da una malattia ossea invalidante, ma non fatale di per sé. Per indagare ulteriormente sulle possibili cause della sua morte abbiamo analizzato la mummia cercando tracce genetiche di varie malattie infettive. A giudicare dalla presenza di DNA proveniente da vari ceppi di un parassita denominato Plasmodium falciparum è risultato evidente che Tutankhamon era affetto da malaria, anzi, che aveva contratto più volte la forma più grave di questa malattia.

SOPRA: Su un cofanetto d’avorio trovato nella probabile tomba di Ankhesenamon, figlia di Akhenaton e unica moglie nota di Tutankhamon, il faraone è raffigurato con l’amata regina e con in mano un bastone; oggi sappiamo che  probabilmente gli serviva da stampella.

Che sia stata la malaria a ucciderlo? Forse. Questa malattia può scatenare nel corpo una risposta immunitaria micidiale, causare uno choc circolatorio e provocare emorragie, convulsioni, coma e il decesso. Come hanno sottolineato altri studiosi, però, è probabile che all’epoca in quella regione la malaria fosse diffusa e che Tutankhamon fosse diventato parzialmente immune alla malattia.
A mio parere, però, la salute di Tutankhamon era già compromessa fin da quando fu concepito. I suoi genitori erano fratelli. Quella dell’Egitto faraonico non è stata a l’unica società della storia a istituzionalizzare l’incesto tra componenti della famiglia reale, che dal punto di vista politico può avere dei vantaggi. Ma le conseguenze possono essere pericolose. Il matrimonio tra fratelli aumenta le probabilità di tramandare ai figli coppie gemelle di geni nocivi, che li rendono soggetti a un assortimento di difetti genetici. Può darsi che il piede deforme di Tutankhamon fosse un difetto di questo genere. Sospettiamo anche che il faraone soffrisse di un altro difetto congenito, una parziale malformazione del palato. Forse lottò contro altre anomalie finché un attacco di malaria o la gamba fratturata in un incidente non sottoposero a uno sforzo eccessivo il suo fisico già compromesso.

La tomba di Tutankhamon potrebbe celare un’altra testimonianza del regale incesto. Benché i dati siano ancora incompleti, il nostro studio suggerisce che uno dei feti mummificati scoperti nella tomba sia quello di una figlia mai nata del faraone e che l’altro feto sia anch’esso figlio suo. Finora siamo riusciti a ricavare solo alcuni dati parziali riguardanti le due mummie femminili di KV21. Una delle due, KV21A, potrebbe essere benissimo la madre dei due piccoli, cioè Ankhesenamon, consorte di Tutankhamon. La storia ci insegna che era figlia di Akhenaton e Nefertiti, quindi è probabile che fosse sorellastra del marito. Altra conseguenza dell’accoppiamento fra consanguinei è la procreazione di figli con difetti genetici che impediscono di portare a termine la gravidanza.

Forse è qui che, almeno per ora, finisce il dramma: davanti a un giovane re e alla sua regina che tentano invano di mettere al mondo un erede al trono d’Egitto. Fra i tanti splendidi oggetti sepolti con Tutankhamon c’è un cofanetto rivestito d’avorio intarsiato che raffigura il faraone con la regale consorte: Tutankhamon si appoggia al bastone mentre la sua sposa gli porge un mazzo di fiori; in questa come in altre raffigurazioni la coppia appare serena e innamorata. Il fatto che quell’amore non riuscì a dare frutti pose fine non solo a una famiglia, ma anche a una dinastia. Sappiamo che dopo la morte di Tutankhamon una regina egizia, probabilmente Ankhesenamon, si appella al re degli Ittiti, i più grandi nemici dell’Egitto, chiedendo di mandarle un principe che la sposi perché “mio marito è morto e non ho figli maschi”. Alla fine il re ittita invia uno dei suoi figli, che però muore prima di arrivare in Egitto. Ritengo che quest’ultimo sia stato ucciso da Horemheb, comandante in capo dell’esercito di Tutankhamon, che in seguito conquistò il trono. Ma anche Horemheb morì senza eredi, lasciando il trono a un altro comandante dell’esercito.

Il nuovo faraone si chiamava Ramses I. Con lui ha inizio un’altra dinastia, una dinastia che sotto la guida di suo nipote Ramses il Grande portò a nuove vette l’Egitto e il potere imperiale. Questo grande sovrano si impegnò più di chiunque altro per cancellare dalla storia ogni traccia di Akhenaton, di Tutankhamon e degli altri “eretici” di Amarna. Con le nostre indagini cerchiamo di rendere omaggio a tutti loro e di mantenerne vivo il ricordo.

SOPRA: Quali che fossero i difetti congeniti di Tut in vita, di certo ha lasciato ai posteri un’immagine di sé di luminosa perfezione rappresentata nella sfarzosa maschera funebre in oro, che per gli antichi Egizi era la sostanza di cui erano fatti gli dei.

19 REPERTI DELLA TOMBA DI TUTANKHAMON DAL NEW YORK A IL CAIRO

Gli egittologi al Metropolitan Museum of Art di New York hanno identificato 19 piccoli gioielli e statuette che erano stati presi illegalmente dalla tomba di Tutankhamon ed erano finiti nella collezione del museo agli inizi del secolo scorso.

I manufatti sono 15 “pezzi e campioni (bit and samples)” e quattro reperti di interesse storico-artistico significativo. Tra questi vi sono una statuetta di bronzo di un cane e una sfinge di lapislazzuli – una pietra preziosa – oltre alla parte di un manico (handle) e a un collare.

Dopo un’approfondita indagine sulla storia dei reperti, gli esperti del museo hanno concluso che “senza dubbio provengono dalla tomba di Tutankhamon”: erano stati documentati durante gli scavi ma non apparivano in alcuna fotografia.

“A causa della precisa legislazione riguardo quello scavo, questi oggetti non avrebbero mai dovuto lasciare l’Egitto, e perciò dovrebbero spettare di diritto al governo egiziano”, ha detto il direttore del Metropolitan Museum Thomas P. Campbell.

Prima di rimpatriare, però, gli oggetti verranno esposti fino a gennaio nella mostra su Tutankhamon a Times Square, e successivamente al Metropolitan Museum of Art per altri sei mesi. Al ritorno in Egitto verrà dato loro un posto speciale nel Museo Egizio del Cairo e infine verranno spostati, insieme al resto della collezione di Tutankhamon, nel nuovo Museo Egizio a Giza.

Già nel 1978 l’allora direttore del Metropolitan Museum, Thomas Hoving, scriveva nel suo libro “Tutankhamun: The Untold Story” che Howard Carter, lo scopritore della tomba, rubò degli oggetti dal sito e li rivendette in segreto al suo museo.

Carter riferì che il 26 novembre del 1922 lui e altri tre colleghi (tra i quali Lord Carnarvon, l’uomo che finanziò lo scavo) guardarono nella tomba di Tutankhamon attraverso un buco, videro “cose meravigliose” e poi richiusero il buco in attesa dell’arrivo delle autorità egiziane, come richiesto dalla legge.

Secondo Hoving le cose andarono però diversamente. Carter e Carnavon non aspettarono le autorità, ma cercarono segretamente le camere interne della tomba, si misero in tasca diversi oggetti e richiusero il buco. È “uno dei segreti meglio tenuti nella storia dell’egittologia”, scrisse.

All’epoca il governo egiziano permetteva agli scavatori di tenersi una parte sostanziale dei ritrovamenti dagli scavi intrapresi e finanziati da loro. Invece, durante il decennio che ci mise il team di Carter a recuperare le migliaia di oggetti dalla tomba di Tutankhamon, divenne sempre più chiaro che non ci sarebbe stata alcuna spartizione.

Presto cominciarono a circolare varie teorie di importanti manufatti, dell’epoca di Tutankhamon e facenti parte di collezioni al di fuori dell’Egitto, che in realtà provengono dalla tomba del faraone.

Tali ipotesi si sono intensificate dopo la morte di Carter nel 1939, quando un certo numero di manufatti antichi fu ritrovato proprio nella sua tenuta. Tra questi figurano la maggior parte dei 19 oggetti in questione, che finirono in eredità al Metropolitan Museum poiché lo stesso Carter gleli volle lasciare in eredità la sua casa di Luxor.

Al momento dell’acquisizione, tuttavia, tutti i reperti vennero esaminati approfonditamente da esperti e rappresentanti del governo egiziano; nella maggioranza dei casi anche successive ricerche non avevano evidenziato una provenienza dalla tomba di Tutankhamon.

UNA SCOPERTA VERAMENTE AFFASCINANTE

Nei giorni scorsi, attorno a Luxor, è stata scoperta una splendida statua di Amenhotep III, praticamente il nonno del famoso Thutankhamon!

Sono rimasto realmente affascinato dalla bellezza di questa statua che ha circa 3400 anni!

Provate a pensare, risalite al Medio Evo, poi andate a ritroso fino al periodo di Cristo! Siamo a  2000 anni fa! Ecco, ora andate indietro di altri 1400 anni! Inimmaginabile! Per quanto sia incredibile, questa è l’epoca in cui degli uomini, con i mezzi che potevano avere all’epoca, hanno scolpito questa meravigliosa statua! Per quanto sia possibile osservarne i dettagli, fallo! E’ assolutamente meravigliosa!

La porzione di statua è alta poco più di un metro e prevede uno sviluppo totale di circa 4 metri. Risale a 3.400 anni fa, e raffigura il faraone Amennhotep III, che indossa la doppia corona d’Egitto, che è decorata con un ureo (decorazione a forma di serpente)  e seduto su un trono vicino al dio Amon di Tebe.  Amenhotep III e’ stato il nono re d’Egitto, appartenente alla diciottessima dinastia, era figlio di Thutmose IV e di Mutemuia, che probabilmente doveva essere una concubina o una sposa secondaria che pero’ riusci’ a ottenere il titolo di Grande Sposa Reale, solo quando il figlio sali’ al potere. Nacque a Tebe e sali’ al trono quando era ancora un bambino. Sposo’ Tyi, che non era di sangue reale, ma figlia di Yuya, un nobile che ricopriva un’alta carica nell’esercito. Amenhotep III era il nonno del giovane re Tutankhamon, e governò l’Egitto nel XIV secolo, al culmine del medio  regno. Era padre di Amenhotep IV, meglio conosciuto come Akhenaton. «La statua è stata trovata vicino all’ingresso settentrionale del tempio di Amenhotep III e raffigura il re seduto su un trono con Amon, la principale divinità,» ha dichiarato Zahi Hawass. La statua è stata dissotterrata a Kom El-Hittan, nella West Bank di Luxor. Qui sorgeva il tempio di Amenhotep III, il più grande tempio sulla riva occidentale di Luxor.

Ho passato parecchio tempo cercando sul web una foto più dettagliata, con la statua in primo piano. Finalmente l’ho trovata e sono rimasto qualche minuto ad ammirarla quasi in estasi! Con questo spirito la pubblico sul blog, sperando che possa anche in te provocare la stessa emozione. Pensa, è rimasta sepolta per secoli e ora è riemersa raccontandoci muta la sua storia!


IL TESORO DI TUTANKHAMON: USATO E DI SECONDA SCELTA!!!!

Perché il rito funebre e la sepoltura di Tutankhamon avvennero in modo frettoloso? E’ il quesito posto dal documentario di National Geographic in onda su Sky Canale 402.

La mummificazione di Tutankhamon è avvenuta in fretta perché la sua morte imprevista gettò l’Egitto in una grande crisi. Il  suo regno è senza eredi e reduce da una recente sconfitta con gli Ittiti che hanno mire di conquista sull’antico Egitto.

E’  lotta per la successione. Un gruppo di egittologi sostiene che alcuni personaggi importanti avevano fretta di prendere il suo posto.  La tradizione vuole che chiunque seppellisca il re ne diviene suo successore e tre sono i candidati che mirano al trono.

Sua moglie e sorellastra Ankhesenamon, ha poche probabilità, è una donna e nel passato recente ci sono già state due donne faraone, inoltre per accedere al trono ha bisogno urgente di un marito.

Il comandante militare Horemheb, insignito di titoli onorifici è il successore ufficiale ma al momento della morte del faraone è lontano,  in guerra,

Ay, ambizioso primo ministro e tutore del faraone, ingaggia una spregiudicata guerra per il potere nell’Antico Egitto, decidendo di seppellire Tutankhamon nella sua tomba e diventare il faraone legittimo.

I giochi si fanno intricati mentre Ay allestisce i preparativi per la mummificazione e il rito della sepoltura, Ankhesenamon, scrive al re degli Ittiti per chiedere uno dei suoi figli come marito. E’ una mossa azzardata e rischiosa, gli Ittiti sono gli attuali nemici del popolo egizio, ma il tempo stringe e Ay prosegue il suo piano.

La tradizione vuole che la tomba del re sia inserita in un altro sarcofago, il tempo è poco, la mummificazione richiede 40 giorni e poi altri 30 perché il re sia pronto per il viaggio finale. Tutto deve essere fatto in quel lasso di tempo.  Urge anche preparare il corredo funerario, i gioielli devono essere di ottima qualità, se si vuole assicurare il suo posto regale nell’aldilà.

La mummificazione viene completata, la salma viene deposta in un bara d’oro massiccio dentro ad altre tre bare poste in un sarcofago di pietra.  Nel 1450 a.c. i sarcofagi erano scolpiti da abili artigiani che preparavano le loro opere in anticipo. Questa è una situazione di emergenza che richiede soluzioni immediate.

Gli intagli frontali sono tutti minuziosamente  perfetti, scolpiti con rilievi di una bellezza straordinaria, ma sul lato posteriore abbiamo dettagli dipinti con la pittura, segno evidente di  un’esecuzione frettolosa. Si stima che per fare un sarcofago seguendo tutti i criteri della tradizione ci vogliano almeno 18 mesi di lavoro durissimo, qui il tempo a disposizione è di soli 70 giorni.

Quindi Tutankhamon viene messo in una tomba, diciamo di seconda mano e gli artigiani devono affrettare il lavoro decorativo e preparatorio al viaggio.

Un fatto imprevisto getta ulteriore scompiglio: il principe sposo in viaggio verso l’Egitto viene ucciso, il padre sospetta un tradimento e vuole vendetta. Senza volerlo Ankhesenamon invece di un matrimonio, scatena una  guerra.

Horemheb, viene immediatamente impiegato nel conflitto e Ay ha campo libero per guidare nell’aldilà il faraone e prenderne il posto.

Anche per il tesoro non c’è il tempo necessario e quindi si ricorre all’uso di gioielli di seconda mano, compresa la famosissima maschera funeraria che in realtà non è stata scolpita per Tutankhamamon. Mettendo insieme tutti gli indizi si arriva alla conclusione che l’80% del tesoro apparteneva ad altre persone, non solo, il lavoro di sepoltura, è stato fatto da operai e artigiani che hanno dovuto lavorare in condizioni decisamente difficili. Per Ay il trono diventa vicinissimo, il tesoro è stato rimediato, le cappelle ultimate, i tempi rispettati, mancano solo le decorazioni alle pareti che accompagnano il viaggio e descrivono la vita del re. Per questo le figure delineate in fretta sono mediocri, ma poco importa, Aj è riuscito ad aprire la bocca al faraone.

E’ una dichiarazione di legittimità, il faraone bambino viene inviato nell’aldilà e Ay può regnare per 4 anni sull’Egitto.

Possiamo concludere che Tutankhamon è diventato famosissimo proprio grazie al ritrovamento pressoché intatto della sua tomba e se tutto il tesoro in essa contenuto è stato racchiuso nelle tomba con molta fretta, possiamo solo immaginare il grandissimo e unico splendore  delle altre tombe se fossero giunte a noi intatte.

Tratto da italianotizie