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6 aprile 2010 3 commenti
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6 aprile 2010 3 commenti
27 giugno 2010 1 commento
Che tempo fa questa settimana in Egitto?
Ecco i link ad un sito che fornisce previsioni del tempo, temperature minime e massime in varie località egiziane
Previsioni del tempo a Hurgada
24 marzo 2011 Lascia un commento
1943, tunisia meridionale. gli eserciti dell’asse arretrano giorno dopo giorno sotto la pressione delle forze alleate. un giorno la giovane Anne Frendo, che vive a Bessariani insieme al padre, trova sulla spiaggia deserta il corpo di un aviatore francese. Con l’aiuto della zia archeologa, Anne intraprende un viaggio nel tempo per tentare di salvare il giovane soldato. Ritorna cosi’ a tre giorni prima, in un palazzo egiziano sulle rive del Nilo, dove gli ufficiali alleati stanno preparando l’offensiva in Tunisia. Tra loro riconosce l’uomo della spiaggia. Per cambiare il suo destino e salvarlo Anne ha una sola arma a disposizione: la seduzione.Attori: EMMA DE CAUNES, BERNADETTE LAFONT, ERIC CARAVACA, JAQUES NOLOT
Registi: ERIC HEUMANN
24 marzo 2011 Lascia un commento
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24 marzo 2011 Lascia un commento
Metro di Magdy El Shafee è una graphic novel che tratta l’essere disadattati in un mondo che non si riesce ad accettare. Ciò che salta agli occhi è soprattutto il tratto; ben distante da un un modello accademico, è a tratti brusco e/o addirittura violento. Pensate che sia stata una precisa scelta stilistica, oppure è intrinseco al modo di fare novel dell’autore?
Il tratto di Magdy è tagliente, deciso quasi ad incidere nella Cairo dei suoi giorni (2008) delle figure che vogliono con forza entrare nella vita della gente comune, svegliarle da quel torpore, da quell’essere “come anestetizzati” in un mondo che li schiaccia, non li fa sentire liberi eppure ci vivono ugualmente, (giustamente) sempre in cerca di portare a casa il pane giorno per giorno e non in cerca di una rivolta.
Lo stile di Magdy è entrambe le cose. Intrinseco al suo modo di disegnare e anche scelta stilistica: sentiva di imprimere un messaggio forte ai suoi concittadini.
Pur essendo un capace programmatore informatico di un certo successo, il personaggio principale Mustafà rimarrà consapevolmente o meno in Egitto. L’ultima carrozza della metropolitana non vede a bordo Shiab e Dina; rimasti sul marciapiede a guardarsi negli occhi.
Tragica fatalità del destino a cui non ci si può sottrarre o eventi necessari affinché venga a maturarsi una consapevolezza nei propri mezzi?
Non dimentichiamo che Metro è anche una storia d’amore, Shiab e Dina rimangono sul marciapiedi a guardarsi negli occhi finalmente consapevoli del loro amore e con un bagaglio di storie ed emozioni forti appena vissute tra le loro mani, troppo concentrati a scorgere nello sguardo dell’altro il loro amore per prendere quella metro.
Metro sembra essere un’opera in cui si cerca di dare una struttura organica di ciò che sarà, senza dimenticare ciò che è stato, tentando di dimenticare ciò che si è. Quale parte di questa affermazione pensate sia corretta e quale invece pensate non corrisponda alla verità?
Penso che la prima parte dell’affermazione non sia vera. Non si cerca di dare una struttura organica per il futuro, bensì si lanciano molti messaggi e stimoli. Le restanti due sono vere. Senza dimenticare ciò che è stato, tentando di dimenticare ciò che si è, oppure lo stato in cui si è.
Senza una lira (ci sono le lire anche in Egitto) e con un governo che costringe il miglior amico a fuggire con la refurtiva e in cui non si può andare al commissariato a denunciare l’assasinio del manager e il coinvolgimento nella corruzione di una importante figura di Stato, perché tanto non verrebbe niente, piuttosto incastrerebbe il povero Shiab.
Il caso Metro – intendendo il ritiro dalle edicole e la condanna del tribunale egiziano – risale al 2008. Possibile fomentare la rivolta, attraverso una graphic nobel?
Fomentare la rivolta forse no, ma invogliare i cittadini a rendersi conto delle ingiustizie, questo si. Ben rappresentativo è il personaggio di Wannas (il personaggio preferito di Magdy), un lustrascarpe che vive la sua vita elemosinando e arrangiandosi in mille piccoli lavoretti. Questo personaggio all’interno della graphic ha una escalation e alla fine morirà in una manifestazione.
L’invito di Magdy è alla dissidenza, vuole portare un esempio di come chiunque può reagire ad uno Stato malato.
Se la produzione artistica dell’Egitto stava producendo le avvisaglie del moto di rinnovamento, perchè noi occidentali abbiamo continuato ad inscatolare l’Egitto – e il nord Africa in generale – nel ritrito stereotipo nord Africano; sinonimo di miseria, bazar e deserto?
(domanda difficile) In Egitto lo spirito di rivolta non è nato nei primi mesi del 2011, non è stato un avvenimento inaspettato come il caso della Tunisia.
In Egitto le manifestazioni e il malcontento sono inziati nel 2006 dove già si vedevano manifestazioni e movimenti di piazza, sicuramente di carattere quasi privato; un centinaio di manifestanti accerchiati da 300 uomini della sicurezza.
Il movimento Kifayya (“Basta!”) è nato in quel periodo ma ne facevano parte solo persone dell’elite egiziana (intellettuali, letterati..ecc). Il 6 aprile 2008, anno della pubblicazione di Metro c’è stato il clamoroso sciopero del pane, dove chi era al Cairo in quel momento ha assistito ad una città deserta come neanche nei giorni di ramadan (mese santo del digiuno), uno sciopero bianco.
Perché noi occidentali non vogliamo mai accorgerci di quello che succede nel emisfero sud del mondo. Credo che sia un fatto di pigrizia, perché siamo anestezzati dai confort e dalle facilità della vita occidentali. Quello che penso è che la primavera araba che è scoppiata nei paesi arabi in questo periodo non può passare inosservata e forse farà capire e scoprire che il nord Africa non è solo bazar e deserto.
La collana “Altriarabi” della Editrice il Sirente nasce con l’intento di riuscire a scovare quel qualcosa d’altro che è sfuggito del mondo mediorientale. Allo stato attuale quanti encomi e quanti invece moniti avete ricevuto da parte del mondo editoriale e/o artistico istituzionale?
La collana Altriarabi sul panorama letterario italiano, ha un forte valore inedito: cerca di dare a chi già conosce il mondo arabo e ai curiosi un ventaglio di voci nuove, simili a noi più di quanto noi pensiamo, sebbene ricche di tutta la loro particolarità.
Ha ricevuto per il momento tanti encomi e apprezzamenti e nessun monito, ma purtroppo non bastano gli encomi a far funzionare le cose, il problema di tutti i piccoli editori è l’ultima parte della catena: la distribuzione ed essendo fuori dalla grande distribuzione i nostri libri non si trovano in tutte le librerie e sopratutto in quelle più grandi come Mondadori, Mel book e questo molte volte scoraggia gli acquirenti che dopo due tentativi desistono e non comprano il libro, i più tenaci alla fine ci chiamano disperati.
24 marzo 2011 Lascia un commento
Secondo la sentenza, non impugnabile, ogni caso deve essere considerato singolarmente prima di “prendere le misure necessarie per togliere loro la nazionalità”.
“Il matrimonio è amore e l’amore ha le sue regole, non conosce confini, nazionalità o politica. E’ un diritto umano che nessuna legge può negare”, spiega Fareed con amarezza. L’uomo racconta la storia del suo matrimonio con Nadia, una donna palestinese con passaporto israeliano. Vive in una piccola casa nel quartiere di Giza, al Cairo, con la moglie e i tre figli, Osama, 17, Noha, 14, e Noor, 8.

“Tutto ebbe inizio 20 anni fa. Mi sono laureato in tempi difficili, quando l’Egitto stava cominciando a ricostruire da zero la sua economia dopo la guerra. Trovare lavoro nella mia città natale, Tanta, non era facile in simili condizioni economiche e scarse opportunità.
La maggior parte dei miei colleghi hanno intravisto un futuro promettente a 610 km di distanza, in quella che è l’attuale penisola del Sinai – o ‘Terra di Fayrouz’, come piace chiamarla agli egiziani – nella città di Taba, l’ultimo territorio che l’Israele doveva restituire.” Nel 1988, una lunga controversia si concluse con la sentenza del collegio arbitrale internazionale a favore dell’Egitto. Fareed trovò un buon lavoro nel settore del turismo emergente nel Sinai, dove erano stati costruiti molti resort, hotel e villaggi di prima classe. Il governo egiziano ha istituito infrastrutture con ingenti investimenti e incoraggiato i giovani a lavorarci.
“Per me è stato un colpo di fortuna”, ha detto Fareed, “ho incontrato Nadia mentre lavorava per un’azienda internazionale di tour turistici. Indossava il velo e parlava il dialetto arabo-palestinese, sembrava una qualsiasi brava ragazza palestinese musulmana. Dopo averla conosciuta meglio, sono rimasto impressionato dalla sua natura laboriosa e ho deciso di sposarla e creare con lei una famiglia”.
Fareed non è stato l’unico a sorprendersi quando Nadia gli ha detto di essere cittadina arabo-palestinese di Israele, con passaporto israeliano. Anche i suoi genitori erano riluttanti ad approvare la sua decisione di sposarla. Nonostante considerassero Nadia e tutti gli arabi-israeliani come dei veri eroi, la futura sposa possedeva comunque il passaporto “nemico”.
“Il problema principale è che molti nel mondo arabo o non sanno nulla degli ‘arabi del 1948′ oppure hanno frainteso la situazione”, insiste Fareed. “Questi arabi si identificano come palestinesi, e Nadia proviene da una famiglia di commercianti di Abu Ghosh. Come la maggior parte degli arabi, si sono rifiutati di lasciare le loro terre dopo la guerra arabo-israeliana del 1948 e hanno preferito rimanere lì, resistendo alla tattica di Israele di trasferire le loro case in terre di proprietà statale. Hanno così ricevuto la cittadinanza israeliana,” ha raccontato.
Nel 2003 e dopo decenni di forzato spostamento che ha portato oltre l’80 per cento delle famiglie palestinesi ad andarsene, l’Ufficio centrale di statistica israeliano ha constatato che gli arabi residenti costituivano circa il 20% della popolazione di Israele.
Fareed ha dovuto affrontare enormi problemi e enorme stress psicologico prima e dopo il matrimonio con Nadia. “Avevamo deciso di vivere in Egitto, vicino a dove lavoro, visto che il trattato di pace firmato tra Egitto e Israele nel 1979, permetteva ai civili israeliani di attraversare il confine con l’Egitto come normali visitatori stranieri. Al contempo, gli egiziani potevano entrare e lavorare in Israele. Fino ad ora non ci sono dati ufficiali sui matrimoni tra uomini egiziani e donne israeliane. E visto che le autorità egiziane si rifiutano di fornire il numero esatto di simili, la speculazione dilaga.
I dati diffusi recentemente da un gruppo locale per i diritti umani stimano che ci sono almeno 17.000 uomini egiziani sposati con donne israeliane, in gran parte discendenti dagli “arabi del 1948″. Chi è contro la normalizzazione alza il numero a oltre 30.000, mentre l’Assemblea del Popolo riduce la cifra a 10.000. Il verdetto è basato su un articolo riguardante la cittadinanza, secondo il quale il governo deve revocare la cittadinanza a coloro che sono sposati con israeliane, o hanno effettuato il servizio militare, oppure abbracciato il sionismo.
La coppia ha cercato di scoprire la ragione di questo sfratto improvviso, ma la polizia ha rifiutato di fornire loro alcun dettaglio. Così Fareed ha contattato uno zio, ufficiale militare in pensione, e dai suoi contatti nella polizia si è scoperto che la presenza di Nadia era considerata una minaccia alla sicurezza nazionale.

“Finora a mia moglie è stato negato il visto per entrare in Egitto. Non capisco perché 37.000 turisti israeliani, che rappresentano circa il 2 per cento del totale del turismo in Egitto, sono stati autorizzati senza problemi a passare le loro vacanze sulle rive del Mar Rosso, mentre un migliaio di donne arabe israeliane sposate con uomini egiziani vengono espulse per motivi di sicurezza”, mi ha spiegato Fareed.
La maggior parte di queste coppie non ha molta scelta. Sono costrette o a rimanere in Egitto, a costo di destabilizzare la famiglia per l’assenza della madre, oppure a spostarsi in Paesi come Stati Uniti, Australia, Canada, o addirittura in Israele. La maggior parte delle coppie miste ha scelto proprio quest’ultimo come nuova residenza.
“La società ebraica ha elementi razzisti che non tollerano nè arabi nè musulmani. Hanno anche incoraggiato l’emigrazione dei cittadini arabi verso altri paesi. La discriminazione risulta risulta evidente dal fatto che arabi ed ebrei studiano in scuole separate, vengono curati in ospedali diversi, e i cittadini arabi ricevono meno risorse”.
Un sondaggio effettuato dal Centro israeliano contro il razzismo nel 2008, ha rivelato che il 75% degli israeliani non sarebbero d’accordo a vivere in un edificio dove alloggiano anche residenti arabi. Il 60% non accetterebbe visitatori arabi nelle proprie case e circa il 40% sostiene che agli arabi andrebbe tolto il diritto di voto. “Si tratta di una esecuzione morale per me”, ha affermato Fareed: “Non ho commesso alcun crimine che meriti una tale brutale punizione, persino alle spie non viene strappata la nazionalità.”
Sebbene la maggior parte degli egiziani pensi che sposare donne israeliane sia un fenomeno nuovo comparso con la fase finale del trattato di pace di Camp David del 1979 tra Egitto e Israele, gli ebrei egiziani erano considerati una parte essenziale della società e non dei nemici. La popolazione egiziana ebrea contava 88.000 individui nel 1952, in occasione dell’ultimo censimento poco prima della rivoluzione egiziana.
Prima del conflitto arabo-israeliano in Palestina, i matrimoni tra egiziani musulmani ed ebrei egiziani erano comuni, soprattutto nelle aree urbane, dove c’era un’alta concentrazione di ebrei. Dopo lo scoppio del conflitto arabo-israeliano, essendo stati accusati di spionaggio, gli ebrei sono fuggiti per li pressioni della società egiziana.
Nel 1995, dopo cinque anni di matrimonio, il governo egiziano aveva rifiutato di concedere il rinnovo del soggiorno a Nadia, imponendole di lasciare il Paese entro poche settimane.
23 marzo 2011 Lascia un commento
Sul lussuoso battello da crociera Karnak, in navigazione sul Nilo il destino ha riunito un eterogeneo gruppo di viaggaitori. Tra di essi la personalità dominante è senz’altro l’affascinante Linnet Ridgeway, la ragazza più ricca d’Inghilterra, abituata a essere sempre al centro dell’attenzione. attorno a lei gravitano un fidanzato respinto e diversi accaniti ammiratori che se ne contendono i favori. Ciascuno dei personaggi ha però una sua storia e un suo segreto da custodire, accuratamente nascosto sotto una inappuntabile facciata di rispettabilità e di perbenismo da mostrare in società. In mezzo ai turisti c’è Poirot, una volta tanto in vacanza, ma anche questa volta il suo ozio è destinato a durare poco. A bordo del Karnak infatti, nel giro di poche ore si consumano ben due delitti e la tranquilla crociera di trasforma in una disperata caccia ad un assassino diabolicamente astuto.Autore: Agata Christie
Formato: Tascabile
Pagine: 252
Lingua: Italiano
Titolo originale: Death on the Nile
Lingua originale: Inglese
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione 2002
Codice EAN: 9788804510093
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23 marzo 2011 Lascia un commento
Leggo su “Asia News” un notizia sorprendente (15 marzo). In Francia un’organizzazione islamica ha chiesto alla Chiesa francese di poter pregare nelle chiese non utilizzate. In Francia i musulmani sono circa quattro milioni (alcuni dicono cinque) e ormai da molti anni per la preghiera del venerdì occupano le strade di varie città bloccando il traffico. Occupazione illegale che il governo finora tollera, ma che suscita nei francesi un forte sentimento anti-islamico. La Chiesa francese non ha ancora risposto, ma Asia News ha chiesto il parere al padre Samir Khalil Samir, che è assolutamente negativo.
Padre Samir conclude dicendo che in Europa deve stabilirsi fra cristiani e musulmani un rapporto basato sulla cooperazione, l’amicizia e la stima reciproca.
Le due comunità religiose debbono fare dei passi in questa direzione. L’islam però, pone un problema all’Europa: non è vissuto semplicemente come una religione, ma anche come una cultura e una politica che penetrano in tutti i settori della vita quotidiana. Di conseguenza, ci può essere un conflitto di culture. L’Europa ha lavorato, per secoli, a separare religione e società, e tutto è segnato da una cultura cristiana secolarizzata. La comunità musulmana deve fare uno sforzo serio per accettare che il fenomeno religioso resti, per quanto è possibile, un affare privato. Più l’islam andrà in questa direzione, meno opposizioni troverà. Il che non significa affatto essere meno musulmani, ma esserlo in maniera diversa, più interiore. E poi aggiunge che il grosso sforzo da fare è nella formazione di imam francesi, che siano integrati nella cultura e nella mentalità francese, (o più largamente europea). Fino a che l’islam sarà culturalmente “arabo”, finché i musulmani pensano che per essere un vero musulmano bisogna riavvicinarsi alla cultura araba originaria, ci sarà malessere. Questa è la vocazione dei musulmani europei: creare un’interpretazione occidentale (francese, europea…) dell’islam, che armonizzi la fede e la spiritualità musulmane con la modernità occidentale, e cioè con la laicità e i diritti dell’uomo.23 marzo 2011 Lascia un commento
Roma, 21 mar. (TMNews) – ‘Etiopia ha annunciato che è prossimo l’avvio di un progetto per la costruzione di un grande impianto idroelettrico sul Nilo Azzurro nella regione occidentale del Benishangul, a circa 40 chilometri dal confine sudanese. Lo ha dichiarato il primo ministro, Meles Zenawi, specificando che l’impianto idroelettrico avrà una capacità di 6.000 MW, un valore tre volte superiore all’intera potenza elettrica in servizio nel Paese a fine 2010. L’Etiopia, infatti, con 76 milioni di abitanti, è dal punto di vista energetico tra i Paesi più poveri al mondo. La potenza elettrica installata a fine 2010 (quasi interamente idroelettrica) ammonta a 1.850 MW, e va considerato che la situazione ha subito un miglioramento, per quanto relativo, solo dall’inizio del 2010, quando sono entrate in servizio tre centrali idroelettriche per con potenza complessiva di 1.180 MW. L’annuncio del nuovo progetto di Benishangul ha provocato violente polemiche ed allarme in Egitto, che paventa il rischio di un impoverimento della risorsa idrica del Nilo, con grave danno per l’economia egiziana. Sulla base di trattati firmati negli anni Cinquanta, l’Egitto che, insieme al Sudan, controlla circa il 90% del corso del fiume, mantiene un potere di veto sulle decisioni prese in materia di acqua prelevata dal Nilo. Un accordo di cooperazione firmato nel maggio 2010 da Etiopia, Uganda, Ruwanda, Tanzania, Kenya e Burundi (e fortemente osteggiato da Sudan ed Egitto) mira però a superare questa situazione e a dar vita ad accordi regionali per consentire progetti da avviare anche senza il parere preventivo dell’Egitto. Secondo quanto è stato dichiarato dal primo ministro etiope, i timori espressi dai funzionari egiziani sono in ogni caso “privi di fondamento” perché “si tratta di un progetto energetico, dove l’acqua viene usata e poi ri-immessa nel fiume” e che quindi “non pregiudicherà la portata a valle del fiume”. I lavori della nuova diga sul Nilo dovrebbero essere avviati a metà di quest’anno e concludersi per la fine del 2016.23 marzo 2011 Lascia un commento
Bruxelles, 21 mar. – (Adnkronos) – Via libera alle sanzioni Ue contro l’ex presidente egiziano Hosny Mubarak. I ministri degli Esteri dell’Unione Europea riuniti a Bruxelles hanno deciso il congelamento di “tutti i fondi e delle risorse economiche di proprieta’ o controllate da persone identificate come responsabili dell’appropriazione indebita dei fondi pubblici egiziani”. La decisione, si legge in una nota del Consiglio affari esteri, riguarda “una lista di 19 persone, incluso l’ex presidente Hosny Mubarak”.23 marzo 2011 Lascia un commento
Non sarà stato solo Twitter ad alimentare le rivoluzioni nordafricane ma di sicuro il sito di microblogging ha saputo raccontarle in presa diretta con un’immediatezza che i media tradizionali non sono in grado di eguagliare. Tanto che ora qualcuno ha deciso di fissare sulla carta quei cinguettii di rivolta e libertà, quanto meno per quel che riguarda l’Egitto. Uscirà infatti il 21 aprile, edito dalla OR Books, Tweets From Tahrir, il racconto delle manifestazioni che, dopo aver invaso la piazza centrale del Cairo, hanno portato alla cacciata del presidente Hosni Mubarak. Tutto rigorosamente a blocchi di 140 caratteri.
Il volume infatti comprende esclusivamente i messaggi dei manifestanti postati tra gennaio e febbraio, ovvero nel pieno delle dimostrazioni. A curare la raccolta due attivisti, Nadia Idle e Alex Nunns, che hanno proposto l’idea del libro alla casa editrice. “All’inizio ero piuttosto scettico – commenta al New York Times Colin Robinson, responsabile della OR Books – perché pensavo che il materiale sarebbe stato molto frammentario. Invece alla fine dà una rappresentazione molto coerente di quello che stava accadendo”.
Un mosaico fatto dai tanti giornalisti-cittadini (o cittadini-gionalisti) che riferivano online quanto vedevano o provavano in tempo reale. Con frasi anche molto drammatiche. “Siamo a un momento critico. La controrivoluzione sta reagendo con tutta la sua potenza. Se non vinciamo raccoglierete i nostri corpi dalle pattumiere”, scriveva ad esempio @3arabawy, riferendosi alle forze governative mobilitate in piazza il 2 febbraio. O ancora, come pubblica il 25 gennaio TravellerWMohamed: “La polizia ci tira addosso le pietre mentre noi alziamo le braccia. Noi siamo indifesi, loro armati dalla testa ai piedi. Noi siamo forti, loro deboli”.
L’idea di fissare in un “instant book” il magma ancora rovente prodotto dalle rivoluzioni nordafricane sui social media l’aveva già avuta anche una piccola casa editrice italiana, Quintadicopertina, che insieme a Voci Globali recentemente ha pubblicato un libro elettronico sulla rivolta del Gelsomino in Tunisia. “Settanta chilometri dall’Italia” ripercorre gli eventi che hanno portato alla caduta di Ben Ali attraverso le testimonianze online dei tunisini.
Il libro uscirà al momento negli Stati Uniti, ma probabilmente verrà distribuito e tradotto anche in Europa
23 marzo 2011 Lascia un commento
La Chiesa copta ortodossa d’Egitto accoglie favorevolmente l’iniziativa della guida suprema dei Fratelli musulmani, Mohamed Badie, per l’avvio di un dialogo diretto con i giovani cristiani. Ne ha dato l’annuncio il vescovo di al-Maasara e Helwan, Anba Basanti.
La comunicazione del vescovo arriva in contemporanea con quella dei responsabili del partito in costruzione dell’Unione del Partito della Gioventù Cristiana, per la convocazione di un nuovo sit in davanti al palazzo della televisione (noto anche come Palazzo Maspero), per venerdì 25 febbraio.
La manifestazione proseguirà fino a quando non saranno soddisfatte tutte le richieste del nascente partito riguardanti l’arresto e la condanna dei responsabili dell’attacco che portò all’incendio della chiesa della Vergine, di Atfih, nel villaggio di Soul, nel comune di Helwan, a sud del Cairo,il 5 febbraio. “Diamo il benvenuto a tutti gli sforzi per la pace e l’amore nel mondo – ha dichiarato all’agenzia MENA il vescovo Basanti – e soprattutto nella nostra amata nazione, l’Egitto.”
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22 marzo 2011 2 commenti
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A Giza davanti alle Piramidi siamo in quindici persone in tutto. Il piazzale antistante la biglietteria, normalmente strapieno e vociante di turisti come descritto nei romanzi di Nagib Mahfuz, è deserto. L’agenzia turistica locale che doveva organizzare il tour con partenza dal centro del Cairo ha rinunciato all’ultimo momento perché ero il solo richiedente. Tutti, come Sabri che vende riproduzioni di papiri e maschere funerarie, aspettano il ritorno dei turisti come si attende la pioggia dopo un periodo di siccità.Fonte Il Sole 24 Ore
21 marzo 2011 2 commenti
La compagnia low cost Wind Jet ha annunciato che dal prossimo 17 Aprile saranno operativi dall’aeroporto di Catania voli low cost per Sharm El Sheikh.21 marzo 2011 Lascia un commento
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Tiffani Boutique è un marchio esclusivamente italiano che crea e produce una vastissima gamma di articoli in ceramica, porcellana e maiolica per la tavola e la cucina, interno casa, per il giardino, il terrazzo e per ogni spazio aperto. La produzione Tiffani è classificabile in quattro macro categorie: servizi tavola, arredamento casa terrazza giardino, articoli regalo e liste nozze, profumi fragranze ed essenze. Il mondo Tiffani è adatto a persone che amano la propria casa, il proprio ambiente di vita, sensibili al gusto tipicamente italiano e amanti dell’artigianato italiano originale. I piatti in porcellana e maiolica, le pentole in acciaio porcellanato, gli accessori come posate e bicchieri della Tiffani, così i tavoli in ferro
battuto e pietra vulcanica, i piani in porcellana decorata e smaltata, i vasi in ceramica, le colonne ornamentali, sono tutti oggetti d’arte che danno valore al luogo che vanno ad arredare: casa, giardino, terrazza, portico. La raffinatezza, l’eleganza, il buon gusto, il piacere dello stare insieme a tavola o in giardino, diventano motivo di fierezza e prestigio se l’ambiente è firmato Tiffani, il modo unico per imprimere allo spazio uno stile veramente mediterraneo e italico.
Decorare significa abbellire: pitture murali, bassorilievi e altorilievi, trompe d’oeil, carta decorata, legno decorato, seta decorata: un decoro trasforma un materiale o un oggetto, li rende vestiti, artisticamente decorosi, li sublima, dà loro un senso artistico compiuto, li fa vivere, li anima. La ceramica artistica decorata artigianale italiana di Tiffani è tutto questo: i vasellami in ceramica e porcellana vengono decorati a mano dagli artigiani decoratori e, dipinti a mano, questi anonimi oggetti prendono vita: i colori, le foglie autunnali, la lucentezza, il design delle forme, tutto rende l’oggetto unico, non copiabile, una delizia per gli occhi e per il cuore. Tiffani offre un’infinita possibilità di abbinare forme e decori dei suoi articoli in ceramica e porcellana e creare collezioni fantastiche, corredi da sogno, dare sfogo alla fantasia ricercando gli abbinamenti preferiti tra le numerose famiglie di decori
Si chiama Coral bay, e probabilmente il nome è stato dato a questo servizio traendo ispirazione dal famoso hotel di Sharm el Sheikh. Questo è il servizio che intendiamo proporvi oggi: piatti e sottopiatti, alzatine e vassoi. Ma non solo, orologi e lampadari, barattoli da cucina e cassettina per il pane! Tutti i pezzi sono decorati con una fascia azzurra sulla quale si alternano splendidi coralli rossi e una delicata trama che riproduce una rete da pesca. Il decoro di una corda corre tutto attorno al piatto e divide la parte bianca dalla parte decorata. Insomma, c’è da sbizzarrirsi per arredare con piatti e accessori una cucina o una tavola veramente elegante e intonata ad un’abitazione di Sharm!!
CIVITA PIU’ SRLCentralino 0761/5931
Fax 0761/593238
21 marzo 2011 Lascia un commento
Fonte: Corriere della Sera
21 marzo 2011 1 commento
Da questa settimana, il mercoledì cerco e offro lavoro e il giovedì cerco e offro casa, due rubriche fisse nell’ambito del blog
Riepilogo: scusate, ma per esperienza so benissimo che la gente non legge e poi mi ritrovo nei casini!!!
1) mail da inviare a menevadoasharm@libero.it
2) nel campo OGGETTO scrivere SOLAMENTE: CERCO LAVORO o OFFRO LAVORO oppure CERCO CASA o OFFRO CASA. In tal modo le mail non verranno cestinate per errore e ci agevolerai nell’impaginare il post!!!
3) Scrivi quello che ti pare, ma rivolgiti direttamente al tuo interlocutore! Noi non faremo altro che fare copia/incolla del testo della mail!!!! Non correggiamo, non suggeriamo, non modifichiamo. Se l’inserzione è idonea la pubblichiamo, altrimenti la cestiniamo. Molto semplice no??
20 marzo 2011 Lascia un commento
Ayah, 20 anni, studentessa musulmana di arte all’Università del Cairo, ma senza il velo, invece voterà sì perché è stanca di stare a casa e di non poter lavorare. «Ci vuole un po’ di stabilità e sicurezza in questo paese. I miei genitori hanno dovuto mettere le inferriate alle finestre, prima non c’era delinquenza. Io dico che è meglio qualcosa subito che niente domani».
Rafat, 27 anni, cristiano copto, lavora l’oro ma dal vestito usurato che indossa sembra proprio che non ci navighi nell’oro. Come tutti i suoi correligionari, voterà no per contrapposizione ai Fratelli musulmani che invece indicano di votare per il sì. Anche Mhamedd Nassrr, regista che sta pensando a un film sui moti di piazza Tahrir, voterà “no”. «E’ la prima volta che vengo al seggio perché le precedenti volte era solo tempo perso», per via dei brogli, fa capire. «Al Cairo i “no” sono la maggioranza ma fuori, nelle campagne i fratelli musulmani sono molti forti, condizionano la volontà delle persone e le forzano a votare sì». Anche Mohamud, 22 anni, che fa il pittore nella vita voterà “no” per il gusto di poter finalmente opporsi a qualcosa mentre Hussein, che fa il panettiere, voterà sì perché così tra sei mesi si va al voto legislativo o presidenziale dove vinceranno i Fratelli musulmani. Magdailene, invece, cattolica latina, («non siamo mosche bianche in Egitto, siamo molti anche se nessuno parla di noi») voterà “no” ma non nasconde la sua preoccupazione per il futuro dell’Egitto e dei suoi correligionari.
La fila per entrare al seggio è lunga duecento metri, cosa mai vista. Due poliziotti controllano l’ingresso, altri quattro con un militare sono di guardia all’interno del cortile della scuola elementare che ha dei murales che inneggiano all’amicizia dipinti alle pareti esterne. Si entra in un unico seggio che è un aula con la lavagna nera sullo sfondo di una parete. Tre banchi agli altri tre lati, ricevono a turno l’elettore che dopo aver mostrato il documento di riconoscimento dice il suo nome che viene scritto su un libro con accanto il numero della sua carta d’identità. Davanti a tutti (non ci sono cabine elettorali) prende una maxi scheda con un simbolo nero stampato sopra che vuol dire “non accetto”, e uno verde che vuol dire “accetto”. Così anche gli analfabeti, il 40% della popolazione, possono votare, applicando con una biro portata da casa un v di visto, non una x.
La scheda viene piegata e messa in urne di legno chiuse con il lucchetto e con una parete in vetro. Un dito della mano viene dipinto con l’inchiostro viola fosforescente per evitare il voto multiplo. In una confusione da stadio si esce. Questa sera i primi risultati per il primo storico referendum libero del nuovo Egitto.
18 marzo 2011 1 commento
Accelera la corsa a mettere in salvo tutti i semi del pianeta, custoditi nelle casseforti della biodiversità che sembrano essere in pericolo in diverse aree del mondo. Durante il recente sollevamento popolare contro il regime egiziano del dittatore Mubarak tuttavia c’è stato l’assalto alla Banca Genetica del Deserto Egiziano nel Sinai del nord, dove è conservata un’importante collezione di piante e frutta medicinale. I vandali hanno rubato equipaggiamento tecnico e danneggiato l’impianto di raffreddamento, distruggendo anche una gran mole di dati raccolti in più di dieci anni d’attività.
Le attrezzature sono sparite e il sistema di raffreddamento è stato distrutto. In Russia, la stazione sperimentale di Pavlovsk che conserva una delle collezioni più importanti d’Europa di frutti e bacche è a rischio chiusura per la lottizzazione del terreno. Per i depositi di semi del mondo, il cui compito è salvare l’agricoltura in caso di calamità naturale, ora c’è la necessità di “fare cassa” in luoghi sicuri, prima che episodi simili si ripetano. E la rete dei centri si è attivata.
In quella che è destinata a diventare la banca mondiale dei semi, lo Svalbard Global Seed Vault, situato nell’arcipelago norvegese è arrivato un carico di 50mila semi, trasferiti nelle tre camere di conservazione poste al termine di un tunnel lungo 100 metri, scavato in una montagna di roccia e ghiaccio. Il deposito sotterraneo delle Svalbard, inaugurato tre anni fa, custodisce già 600mila semi, ad una temperatura costante di -18 gradi.
Il nuovo carico ha integrato il suo patrimonio con alcuni rari fagioli di Lima e un cantalupo resistente alla ruggine, entrambi provenienti dall’International Center for Tropical Agriculture colombiano che finora ha inviato 3.600 varietà di semi. Dal Livestock Research Institute di Addis Abeba, in Etiopia sono arrivati semi per colture da foraggio e dall’Arizona sono stati spediti i semi di rare piante leguminose che una tribù di Navajo ha preventivamente sottoposto a benedizione in una cerimonia.
Il Dipartimento per l’agricoltura americano ha inviato semi di soia raccolti in Cina oltre un secolo fa e semi di Solanum chilense e Solanum galapagense, parenti selvatici del pomodoro, il cui materiale genetico è stato usato dal dipartimento e dall’università della California per creare pomodori ricchi di licopene e di beta-carotene. Il deposito sotterraneo delle Svalbard si avvia così a diventare “la rete di sicurezza per l’agricoltura mondiale”, come ha affermato Roland von Bothmer, genetista e responsabile della gestione dello Svalbard Global Seed Vault.
18 marzo 2011 1 commento
Rizzoli propone un romanzo dello scrittore belga Willy Deweert dal titolo Il manoscritto di Santa Caterina (Le manuscrit de Sainte-Catherine, 2010), un thriller esoterico con forti venature di fantascienza. La storia si svolge in un futuro relativamente vicino e narra anche del rapporto uomo — Dio, un Dio che però può rivelarsi collerico e vendicativo.Successivamente l’azione si sposta nel tempo e nello spazio. Siamo nel 2018 a Cefalù, dove letteralmente vegeta il dottor Salvo D’Ambrosi. Un anno prima ha avuto un incidente d’auto nel quale è morta l’adorata figlia Flora. Quando però sul suo computer riceve un misterioso messaggio inviato proprio da Flora, si risveglia e, aiutato da una collega della figlia, decide di investigare sulle sue attività di giornalista. Poco prima di morire Flora doveva incontrarsi con un monaco. L’indagine si rivelerà molto pericolosa. I due dovranno affrontare un lungo viaggio alla ricerca della verità, un viaggio pieno di pericoli e di morte. Nel contempo l’umanità sarà terrorizzata da una serie di segni apocalittici, inviati da un Dio collerico e vendicatore…
Un brano dal testo. Dopo quattro giorni di cammino estenuante, nel cuore di un paesaggio frastagliato, la sera di lunedì 26 dicembre decise di passare la notte in una delle tante grotte scavate nella roccia. In tutto il giorno non aveva incontrato anima viva. Si sistemò il più confortevolmente possibile, aprì lo zaino e si rifocillò con un po’ di pane e formaggio. La riserva d’acqua cominciava a scarseggiare; l’indomani avrebbe raggiunto un pozzo dove avrebbe riempito l’otre. Stava per avvolgersi nella coperta quando percepì una presenza. Una sagoma si stagliò all’ingresso della grotta. La illuminò con la torcia: Maximos! Come aveva fatto a seguirlo? Non gli aveva mai visto un viso così astioso. «Allora ce la siamo squagliata!» La familiarità di quell’approccio non augurava nulla di buono. Hieronymos non provò nessuna inquietudine. Fissò il suo collaboratore.
«Cosa vuoi, Maximos?»
«Il tuo zaino.»
«E se rifiutassi?»
«In tal caso, peggio per te. Ne ho già viste abbastanza, provvederò da solo. Quello che hai nascosto sotto la tonaca quando cercavi il Panegirico di Efrem deve essere tanto prezioso, altrimenti non avresti rischiato la vita per portarlo Dio sa dove. Dammelo. Non costringermi a ucciderti.» Stupefatto, Maximos vide i tratti di Hieronymos trasformarsi, irradiare una luce sovrannaturale. Il vecchio bibliotecario sorrise e mormorò: «Sia fatta la tua volontà». Maximos raccolse da terra una pietra pesante e gli fracassò il cranio. Si impossessò del «Libro», afferrò il copricapo di Hieronymos, se lo calcò in testa e fuggì nella notte senza degnare di uno sguardo la sua vittima.
L’autore. Willy Deweert ha insegnato retorica nel collegio gesuita Saint-Michel di Bruxelles e vive in Belgio. Questo è il suo primo romanzo tradotto in italiano. Tra gli altri bestseller in Francia e in Belgio, ricordiamo Les allumettes de la sacristie, Mystalogia e Le prix Atlantis.
La quarta di copertina. Sinai, 2016: padre Hieronymos, il saggio bibliotecario del monastero di Santa Caterina, scopre per caso un antichissimo manoscritto di una trentina di pagine. Non corrisponde a nessuna opera conosciuta, e di lettura in lettura Hieronymos si convince della sua eccezionalità. Intende farlo esaminare a un santo monaco del monastero copto di Sant’Antonio, sull’altra sponda del golfo di Suez, ma non arriverà mai a destinazione. A Cefalù, Salvo D’Ambrosi, celebre chirurgo, vegeta in casa della sorella dopo aver perso la memoria nell’incidente d’auto in cui, un anno prima, è rimasta uccisa la figlia Flora, giornalista investigativa. Quando sul suo computer appare un messaggio lasciato da Flora, Salvo torna improvvisamente alla vita, e si interroga proprio sulla morte della figlia. Si è trattato di un attentato, legato alle inchieste di Flora? Tiziana, una collega giornalista, gli racconta che Flora avrebbe dovuto incontrare un sacerdote riguardo a un misterioso manoscritto. Per una strana coincidenza, anche quel sacerdote è morto. Salvo e Tiziana cominciano così un viaggio insanguinato alla ricerca della verità, tra l’Egitto e Washington, tra Panama e Heidelberg. Intanto, l’umanità è terrorizzata da una serie di segni apocalittici, inviati da un Dio collerico e vendicatore.
Willy Deweert, Il manoscritto di Santa Caterina (Le manuscrit de Sainte-Catherine, 2010)
Traduzione Stefania Ricciardi, Rizzoli, collana Rizzoli best, pagg. 363, euro 18,00
18 marzo 2011 2 commenti
Il Burundi ha firmato l’accordo che cambierà l’assetto della spartizione delle acque del Nilo, ponendo un nuovo problema per il governo militare ad interim in Egitto. L’accordo, riporta l’agenzia Reuters, è stato rifiutato dal Cairo. Il ministro delle Risorse idriche, Hussein el Atfi, ha dichiarato che “il patto siglato non assolve gli stati firmatari dai loro impegni precedenti”. La spartizione delle acque de Nilo è stata oggetto di diatribe diplomatiche fin dal 1929, quando un accordo sponsorizzato dal governo inglese garantì all’Egitto il diritto annuale a 55,5 miliardi metri cubi sugli 85 miliardi che scorrono attraverso nel fiume più lungo del mondo.
Egitto e Sudan fanno la parte dei leoni nell’utilizzo delle acque del Nilo a discapito dei paesi limitrofi, dove però ci sono le sorgenti del fiume. Un incontro dei ministri delle Risorse idriche di Etiopia, Kenya, Uganda, Burundi, Tanzania, Repubblica democratica del Congo ed Eritrea nel maggio del 2010 si è concluso con la firma da parte di cinque ministri di un accordo sulla re-distribuzione delle acque del Nilo senza la firma di Egitto e Sudan. Per rendere operativo il patto, c’era bisogno di una sesta firma, giunta ieri dal ministro dell’Ambiente del Burundi, Jean-Marie Nibirantije, che in una conferenza stampa ha dichiarato che “ci sono molteplici progetti per aumentare la capacità idrica del Burundi e dei suoi vicini che saranno adesso implementati grazie alla firma dell’accordo”.
L’Egitto è quasi interamente dipendente dalle acque del Nilo. Il settore agricolo resta un asset fondamentale dell’economia del paese – vale il 13,5 per cento del pil. L’accordo dei paesi alla sorgente del Nilo aumenterebbe in modo rilevante i costi di approvvigionamento dell’acqua, innalzando i prezzi della produzione agricola e danneggiando la competitività dei prodotti egiziani sui mercati mondiali, un’ipotesi che nello scenario attuale fa tremare le autorità egiziane. In seguito alle rivolte la crescita per il 2011 è stata rivista al ribasso da 5.6 a 4 per cento.
La perdita di ulteriori posti di lavoro nel settore agricolo – che oggi occupa il 32 per cento della popolazione può indebolire ulteriormente il già fragile Egitto. Si aggrava anche il problema della disponibilità pro capite di acqua: nel 2017 potrebbe non essere più sufficiente al fabbisogno egiziano, esponendo il paese a facili ricatti geopolitici.
18 marzo 2011 Lascia un commento
Egittiamo Caffè, Naama Bay nella piazzetta dietro alla Carrefour
18 marzo 2011 1 commento
18 marzo 2011 1 commento
Con lo stabilizzarsi della situazione in Egitto e in Tunisia e sull’onda delle riaperture di entrambe le destinazioni da parte dei principali tour operator, anche Club Med si è rimesso in moto. Dopo aver riaperto il Villaggio a 3 Tridenti di Djerba La Douce, in Tunisia, e il Resort a 4 Tridenti di Sinai Bay, in Egitto, annuncia la prossima riapertura anche del Villaggio a 3 Tridenti di El Gouna, la seconda struttura egiziana dell’operatore.
Situato nel Golfo di Gabes, nel sud-est della Tunisia, il Villaggio La Douce, aveva chiuso i battenti lo scorso 16 gennaio e poco più di un mese dopo, il 26 febbraio, la sua riapertura è stata anche l’occasione per pubblicizzarne la recente ristrutturazione in versione più haut de gamme, ma sempre attenta alle esigenze di grandi e piccini con tutta una serie di servizi e attività di intrattenimento.
In Egitto, dopo la chiusura di entrambe le strutture Club Med il 1° febbraio, l’operatore ha disposto il 26 febbraio la riapertura del Villaggio a 4 Tridenti, con spazio a 5, di Sinai Bay, struttura da scegliere se, oltre alle acque del mar Rosso, si è interessati a più avventurose escursioni verso il deserto. La riapertura del Villaggio a 3 Tridenti di El Gouna, a nord di Hurghada, è prevista invece per il 19 marzo.
18 marzo 2011 Lascia un commento

18 marzo 2011 2 commenti
“Bisogna che la letteratura e la società civile ritrovino quel contatto a lungo dimenticato, impoverito da anni di pubblicazioni sottoposte al rigido controllo della censura. Ma è un processo che si sta già verificando. Penso ai numerosi editoriali che Ala al Aswany, un autore di grande successo ma finora tenuto ai margini dal regime, scrive in questi giorni sul quotidiano indipendente ‘Al masry al youm” osserva Fadi, ex-responsabile della casa editrice ‘Al Shorouk’ e oggi “completamente dedicato alla causa della rivoluzione” come precisa alla MISNA.
“Prima, in Egitto, era difficile trovare i suoi libri, come anche quelli di molti altri autori messi all’indice perché non piacevano o erano dichiaratamente contro il governo. Adesso, come per magia, sugli scaffali delle librerie si vedono spuntare titoli prima introvabili e le case editrici hanno già disposto la ristampa di vecchi saggi e pubblicazioni che prima circolavano solo di contrabbando” afferma l’attivista, secondo cui “la massiccia partecipazione di intellettuali e scrittori alla rivoluzione ha finalmente segnato il momento, dell’uscita uscita dalle ‘torri d’avorio’ della letteratura e della condivisione di valori e ideali con la gente del popolo.
Torri d’avorio che non hanno impedito a Nawal el Saadawi, ottantenne scrittrice e attivista per i diritti umani di accamparsi nella piazza Tahrir assieme ai ‘giovani della rivoluzione o ad autori come Magdy el Shafee o lo stesso Al Aswany di pubblicare libri come ‘Metro’, la prima graphic novel egiziana (edita in Italia da ‘Il Sirente’) o ‘Il palazzo Yacoubian’; entrambe opere in cui si descrive con realismo la difficile condizione di vita nell’Egitto dell’era Mubarak.
“C’è tutta una nuova generazione di scrittori e artisti egiziani che non aspetta altro che di far conoscere il suo punto di vista su quello che sta accadendo. La rivoluzione ha portato una ventata d’aria fresca nella realtà finora asfittica della produzione culturale” osserva ancora Fadi. È in questo clima di ottimismo e fermento che nasce la possibilità di tenere la prossima fiera del libro del Cairo proprio in piazza Tahrir, alla fine di marzo. Un evento, a cui partecipano ogni anno migliaia di case editrici e autori con incontri e seminari, nel luogo simbolo del ‘nuovo Egitto’.
17 marzo 2011 1 commento
Si terrà il 19 marzo in Egitto il referendum sulle modifiche alla Costituzione predisposte da un apposito comitato. Lo annuncia un comunicato del Consiglio supremo delle forze armate. Le proposte più significative messe a punto dal comitato di esperti guidati dal giudice Tareq el Bishri riguardano le modalità per la presentazione delle candidature alla carica di capo di stato e la durata del mandato. Secondo le indicazioni del Comitato, il mandato presidenziale si ridurrebbe a quattro anni rinnovabile una sola volta. Il Comitato di esperti ha anche proposto che il presidente designi uno o più vicepresidenti entro 60 giorni dall’assunzione del mandato. Per quanto riguarda lo stato di emergenza, una misura molto contestata dai manifestanti, il Comitato ha proposto che se a decretarlo è il presidente, la decisione debba poi essere esaminata dall’assemblea del popolo entro i successivi sette giorni. Comunque lo stato d’emergenza non può durare oltre sei mesi e un suo eventuale rinnovo richiederebbe un referendum popolare.17 marzo 2011 1 commento
PARIGI - «I siti archeologici dell’Egitto sono in pericolo, salviamoli»: è l’appello lanciato oggi a Parigi dall’Unesco, che ha chiesto «la mobilitazione internazionale» perché gli oggetti rubati sui siti non entrino nel mercato dell’arte.17 marzo 2011 2 commenti


16 marzo 2011 1 commento
16 marzo 2011 1 commento
LE 110………
SOLO SU PRENOTAZIONE allo +2 0107670462
Ripeto a scanso di equivoci, la grigliata non è al Delta Sharm, è a Old Market!!!
16 marzo 2011 4 commenti
Da qualche settimana Marika, la titolare di Roma Antica, insieme ad altri volontari, hanno deciso di cominciare a gestire un canile. I cani in Egitto non godono della considerazione di cui godono in Europa e in Occidente in generale. Innanzi tutto gli egiziani in generale hanno una paura maledetta dei cani sopra i 20 kili, in secondo luogo i musulmani considerano il cane un animale impuro da cui non essere neppure sfiorato. Credenze religiose a parte, il problema è che in Sinai la popolazione di cani randagi è in costante aumento e in qualche modo si deve pertanto intervenire per arginare il fenomeno.
Cosa puoi fare per aiutarci se vieni in vacanza a Sharm??
Porta oggetti (possibilmente nuovi) da mettere all’asta. Magliette, portafogli (pieni ehehhe) borse, articoli per cucina, regali di Natale non graditi, Libri, DVD, CD, o quanto ti suggerisce la fantasia. Piccoli oggetti che messi in valigia non ti creano problemi di ingombro e di peso. Mensilmente noi organizzeremo un’asta dove i residenti si ritrovano per acquistare quanto disponibile e in tal modo, con un piccolo gesto da parte di tutti si riesce a finanziare il canile. Puoi consegnare gli oggetti da Egittiamo Caffè a Naama Bay o da Roma Antica al Delta Sharm16 marzo 2011 2 commenti
Una grande mostra sull’Egitto sarà allestita dal 12 marzo al 2 ottobre a Orvieto. La organizzano e propongono congiuntamente la Fondazione per il Museo “Claudio Faina” e la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto nelle loro due sedi, una affacciata e l’altra in prossimità della piazza che accoglie il celebre Duomo della città umbra.
“Il fascino dell’Egitto”, richiamato dal titolo della mostra, attraversa almeno tremila anni di storia dell’umanità. Dalla terra d’Egitto vennero tratte idee culturali, culti, divinità, usi e costumi; poi, quasi a voler catturare il senso di mistero e di eternità di quella magica civiltà, vennero asportate le testimonianze materiali: fossero i grandi obelischi che raggiunsero Roma, o ciò che veniva trafugato dalle tombe. Un fascino che dall’antichità contagiò il Medio Evo e incantò il Rinascimento quando principi e intellettuali si contendevano reperti considerati molto più che semplici curiosità archeologiche.
16 marzo 2011 1 commento
16 marzo 2011 2 commenti
15 marzo 2011 2 commenti

Uno standard mantenuto più o meno fino al 1936, all’avvento di re Farouk. Sotto la monarchia l’Egitto mantenne un’amministrazione efficiente, ma l’aumento della popolazione contribuì a ridimensionare il tenore di vita degli egiziani, i quali alla morte del re, nel 1952, erano decisamente meno abbienti rispetto a quarant’anni prima.
La sfiducia degli investitori, dato l’alto rischio Paese, ha già portato ad una corsa alle vendite dei titoli: la Borsa del Cairo ne ha già pagato le conseguenze. Un Paese in cui la popolazione aumenta in misura incontrollata è instrinsecamente instabile, e perciò comporta un rischio per chi decide di investirvi. Ponendo un ulteriore freno alle possibilità di ripresa a breve termine.

Dal grafico si evince come mentre la produzione di petrolio sta calando, il consumo interno sta aumentando. A breve il petrolio non fornirà alcun introito all'Egitto
15 marzo 2011 1 commento
Il Cairo (AsiaNews) – L’esercito egiziano inizia la ricostruzione della chiesa copta di S. Mina e San Giorgio di Soul, incendiata dai musulmani lo scorso 5 marzo. E’ quanto affermano, fonti di AsiaNews, anonime per motivi di sicurezza. La fonte sottolinea che i lavori sono iniziati oggi e saranno a carico del governo.